È la prima volta che accade a Milano da quando è in vigore, e per questo va guardata da vicino.
La Digos ha notificato 43 sanzioni amministrative, fino a 2.400 euro ciascuna, alle persone identificate durante due cortei non autorizzati della scorsa primavera. La contestazione è l’articolo 654 del Codice Penale, “grida e manifestazioni sediziose”. Si viene puniti, cioè, per gli slogan e i cori scanditi in piazza.
La notizia è nel meccanismo, non solo nella cifra. La norma sulle “grida sediziose” nasce nel ventennio fascista e viene depenalizzata a fine anni Novanta, sopravvivendo come illecito amministrativo minore, con un’ammenda che andava da 103 a 619 euro. Lo scorso febbraio, il Decreto Sicurezza del governo Meloni ha quadruplicato quella forbice, portandola da 400 a 2.400 euro. Questa pioggia di multe è la prima applicazione in città della norma inasprita: un provvedimento residuale, quasi dimenticato, riesumato e reso concretamente utilizzabile contro chi manifesta.
I due cortei presi di mira
Il 13 maggio , a Città Studi, le persone erano scese in corteo in solidarietà con chi è stato colpito dall’inchiesta sul 22 settembre 2025 (l’ultima tranche: dieci misure, sette ai domiciliari e tre con obbligo




