martedì 11 agosto 2026

SI MUORE DAL CALDO? NO! UCCISI PER IL PROFITTO

La guerra sotterranea che i padroni, con l’appoggio di governo e istituzioni, conducono contro gli operai, per sfruttarli il più possibile, conta sempre più morti. Le misure del governo dimostrano di servire solo a mascherare la sostanziale passività dello Stato, che lascia mano libera ai padroni.

estratti

....non si muore dal caldo ma uccisi per il profitto. Non solo nelle campagne che prendono forza lavoro da centri/baraccopoli quali Borgo Mezzanone. Le morti operaie per il caldo sul lavoro sono ovunque, dai cantieri alle fabbriche e le campagne del Nord al Sud, dalle serre a tutti i lavori a forte esposizione e rischio in tutto il paese.
I dati complessivi (ovvero uccisi per sfruttamento, sommati agli uccisi per il caldo durante lo sfruttamento) forniti dall’Inail sono ridimensionati quasi del 36%. Come fa notare l’Osservatorio Indipendente di Bologna: “i dati ufficiali Inail relativi ai primi 6 mesi dell’anno, registrano 482 decessi, dei quali 126 avvenuti in itinere”. Mentre l’Osservatorio nello stesso periodo ne ha contati 750, dei quali 630 sui luoghi di lavoro. (fino al 30 giugno, poi saliti a 850 ai primi di agosto).


Ahmed Belkihal, 61 anni origine algerina, si accascia prima di mezzogiorno il 27 luglio e muore in una serra di pomodori vicino a Noto (Si). Iscritto alla Uila lavorava regolarmente in Italia da 30 anni. Sia le leggi dello Stato e della regione Sicilia, escludono le serre dal divieto di lavoro nelle ore più calde, perché i braccianti non sarebbero direttamente esposti ai raggi del sole. In compenso il sole trasforma le serre in veri e propri forni che amplificano il caldo fino a uccidere. Con la sua morte Ahmed Belkihal ha liberato un posto di lavoro. A sostituirlo si precipiterà un Vannacciano che lo voleva riemigrare? Riuscirà ad arrivare prima che un altro migrante gli rubi il lavoro?
Maurizio Trenta, carpentiere di 40 anni muore il 31 luglio a Trenzano (BS) mentre lavorava su un tetto alle 15,30 con oltre 30 gradi. Un orario che rientra nella fascia oraria in cui, un’ordinanza della regione Lombardia, e lo stesso decreto governativo, vieta il lavoro edile all’aperto. Come mai il suo “datore di lavoro” non è stato nominato da Meloni nella consueta sparata securitaria: “Chi sbaglia paga”? E Salvini se ne è stato zitto perché “prima gli italiani anche a morire sul lavoro?
Gheorghe Marian Burjan, 19 anni romeno residente nel piacentino, con regolare contratto di lavoro, muore il 2 agosto all’ospedale di Cremona, dopo essersi accasciato in un pomeriggio a 40 gradi, durante la raccolta dei pomodori, in un campo a Stagno Lombardo nel cremonese. La sua età conferma che lavorare in certe condizioni, non è dannoso solo per anziani e “fragili”, ma può risultare letale per chiunque. Anche qui Salvini, i melones e il presidente della regione Lombardia, Fontana, sono stati zitti. Come mai non sbavano contro il “datore di lavoro”, che faceva lavorare Gheorghe nonostante i 40 gradi, negli orari vietati sia dal decreto governativo che dall’ordinanza della regione Lombardia?
Nicu Terletchi, 35 anni, moldavo, muore sul lavoro il 4 agosto lavorando ad una calura impossibile. Era arrivato in Italia il giorno prima, trovando un padrone diverso da quello per il quale era venuto in Italia. Ha cominciato subito a lavorare in un cantiere gestito dalla ditta Roman V. titolare di 49 anni di origini romene. Sentita da “La Repubblica” la moglie Alina accusa: “Si è sentito male in cantiere, non hanno fatto nulla per salvarlo, quando sono arrivati i soccorsi non respirava da un’ora”. Con il padrone e i suoi familiari in tutto sono sei gli indagati. Appena giunto dalla Moldavia, Nicu ha iniziato a lavorare prima ancora di avere un contratto. Chissà come mai non hanno assunto qualche “scarto” o “feccia” o “figlio di nessuno”, come Vannacci definisce i suoi seguaci, di cui si dichiara il rappresentante. Verosimilmente molti di questi si presume siano disoccupati, e sarebbe strano non avessero rilasciato ai Centri per l’Impiego, la DID “Dichiarazione di Immediata Disponibiltà” a lavorare.
La gara tra i partiti di destra, su chi è più razzista per pescare voti in quell’area, si ripercuote anche sulla caccia agli immigrati. Costretti a non pretendere neanche quanto previsto dai contratti di lavoro e dalle norme di convivenza, per non rischiare il licenziamento o di non avere l’assunzione, sopravvivendo comunque sotto schiaffo. Con le condizioni di sfruttamento operaio, aggravate dal caldo, sono già 17 i morti sul lavoro nei primi 5 giorni di agosto. Una mattanza quotidiana che il governo Meloni, (si deduce dalle pochissime misure prese in merito) sembra abbia collocato in una scontata irreversibile strage quotidiana. Per combattere e non permettere questo scempio, dobbiamo aumentare ed estendere la sensibilità e la vigilanza operaia, rifiutando di lavorare nel caldo che uccide; lavori a rischio o non sicuri; non permettere forzature che possano pregiudicare l’incolumità nostra o dei nostri compagni sul lavoro.
Saluti Oxervator operai contro

Nessun commento:

Posta un commento