
È stata una confessione piena, dettagliata e senza possibilità d’equivoco. Al termine d’uno spietato contro-interrogatorio – ricordate i classici finali dei vecchi telefilm di Perry Mason? – il testimone ha senza ambiguità alcuna ammesso, di fronte alla giuria e al giudice (o, nel caso specifico, di fronte alla Storia) le proprie colpe. O, per meglio dire, ha riconosciuto, in uno storico “mea culpa”, tutti i peccati – mortali e veniali – connessi con la “Grande Colpa” che, da ben oltre un secolo, gli è stata in crescendo rinfacciata.
Ebbene sì, ha detto, sono stato io. Sono colpevole. Lo sono stato ieri, lo sono oggi e continuerò ad esserlo in futuro, perché questa è la mia natura, questo è quello che sono.
Il “testimone-diventato-imputato” in questione sono gli Stati Uniti d’America. E la colpa da lui ammessa è – già lo avrete capito – quella di “imperialismo”, la famosa “fase suprema del capitalismo”
che, analizzata in un ormai piuttosto datato libello leniniano, ancora è vigente nella più vetusta parte della sinistra globale. Solo che – lasciandoci alle spalle i suggestivi ricordi delle televisive imprese forensi di Perry Mason – non una brillantemente estorta confessione è stata la sua, bensì un’assolutamente spontanea ed ostentatamente orgogliosa rivendicazione.Perché questo è quel che è successo. Quella che fino a ieri era una prassi diffusa, ma messa in pratica sotto altri nomi – su tutti, la “difesa della democrazia” – ha infine fatto proprio, con affettata superbia, il lessico del “nemico”. Tutto vero, tutto giusto, ha rivelato il testimone: siamo, a tutti gli effetti, la “potenza imperiale” che ci accusate d‘essere.
’emisfero occidentale ci appartiene. E con noi dovrà ora – ai tempi di Donald Trump – fare i conti chiunque questa volontà si neghi ad accettare.
La “confessione-rivendicazione” di cui sopra è quella contenuta in un breve video (clicca qui per vederlo con sottotitoli in italiano) diffuso dal Dipartimento di Stato ed affidato a Kevin Marino Cabrera, fino a meno di due anni fa oscuro Miami-Dade County Commissioner, nominato ambasciatore a Panama – paese che dell’imperialismo Usa è, notoriamente, un’illustre creazione – in virtù della sua infrangibile fedeltà trumpiana (nel 2020 e nel 2024 fu tra i responsabili della campagna presidenziale repubblicana in Florida).
E siamo contentissimi d’esserlo perché questo è quel che noi, gli Stati Uniti d’America, abbiamo, per innata vocazione, deciso d’essere lungo una parabola storica che, partita dalla necessità proteggere le Americhe da un ritorno del colonialismo europeo, s’è poi ineluttabilmente trasformata in un’inarrestabile, più che legittima ed orgogliosa volontà di dominio continentale
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