mentre verso autistici/inventati hanno già operato per chiuderlo
711 collettivi italiani sono “schedati” già da Trump

mentre verso autistici/inventati hanno già operato per chiuderlo

Incidente durante un'esercitazione Nato in Lettonia, feriti 4 militari italiani
Sono rimasti feriti in un incidente durante un addestramento Nato in Lettonia. Durante un'esercitazione a fuoco a Ādaži nel tardo pomeriggio, un veicolo con quattro militari dell'Esercito italiano è stato colpito da un'arma da fuoco non automatizzata installata su un altro veicolo militare italiano. Lo rende noto il ministero della Difesa su X.
Nei prossimi giorni nostre considerazioni
Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad
Alla Mostra del Cinema di Venezia una sala si è alzata in piedi e ha applaudito per venticinque minuti. È l'ovazione più lunga nella storia del festival. L'anno prima il record era di ventitré minuti, e apparteneva anch'esso a un film su Gaza: La voce di Hind Rajab, costruito attorno all'ultima telefonata di una bambina palestinese intrappolata in un'auto sotto il fuoco. Le due ovazioni più lunghe mai tributate a Venezia riguardano entrambe Gaza. La più lunga, però, non è per la voce della bambina. È per NAZA, un documentario in cui ufficiali dell'intelligence e soldati israeliani, con il volto nascosto, raccontano come Gaza sia stata trasformata in un sistema di bersagli, di punteggi, di morti civili calcolate in anticipo. Il titolo stesso è un termine che l'esercito israeliano usava per indicare quanti civili una singola incursione avrebbe presumibilmente ucciso.
Vale la pena fermarsi qui, prima di parlare del film.
Da quasi tre anni i palestinesi di Gaza documentano in tempo reale la propria distruzione. Hanno filmato le bombe mentre cadevano, i bambini estratti dalle macerie, gli ospedali che crollavano attorno ai medici, i giornalisti uccisi mentre lavoravano. Padri e madri hanno puntato le telecamere sui corpi dei propri figli. Hanno filmato se stessi mentre morivano di fame, fuggivano, tornavano, scavavano, seppellivano. È difficile immaginare la distruzione di un popolo documentata più di questa, e non solo da ottobre 2023, ma da decenni. Eppure non bastava. Non basta mai. Solo quando a parlare è un israeliano, la sala si alza.
Perché la verità cambia statuto quando a pronunciarla è un israeliano? Perché ciò che un palestinese racconta dalla propria casa distrutta viene trattato come testimonianza di parte, mentre la stessa cosa detta da qualcuno dentro l'apparato che ha prodotto quella distruzione diventa una rivelazione?
BRACCIANTI
Caporalato, un bracciante agricolo in aula. prendevo quattro euro all'oraNel processo sono imputate 18 persone, tra cui alcuni imprenditori. Il viaggio sui furgoni e il lavoro in campagna: il racconto Antonio Bertizzolo18.09.2026 - 12:00
Ricatti sessuali alle braccianti indiane, la nuova schiavitù
«Prendevo quattro euro all’ora e non avevo vacanze e ferie». E’ un passaggio chiave, uno degli snodi della testimonianza di un bracciante agricolo straniero nel dibattimento dove viene contestato il reato di caporalato. Il processo si sta svolgendo in Tribunale a Latina. Sul banco degli imputati 18 persone tra cui alcuni imprenditori del territorio pontino, titolari di aziende agricole.
In aula hanno deposto con l’aiuto di un interprete i braccianti agricoli impegnati nelle campagne dell’Agro Pontino, originari del Bangladesh. Hanno ricostruito la giornata tipo: da quando venivano caricati sui furgoni e davano i soldi per il trasporto a Uttam per raggiungere il posto di lavoro, fino alla raccolta degli ortaggi.
«Sono arrivato in Italia nel 2010 - ha detto un bracciante - lavoravo sei giorni a settimana, la domenica non lavoravo, prendevo quattro euro all’ora, davo sei euro per il trasporto quando mi venivano a prendere per portarmi sul luogo di lavoro».
I testimoni hanno riferito inoltre che pagavano cento euro di affitto al mese e vivevano in nove ma anche in dieci nello stesso appartamento. I fatti contestati risalgono in un periodo che va dal 2018 e al 2019 e sono venuti alla luce a seguito di una complessa attività di indagine della Polizia. «Ogni mille carote prendevo 40 euro», ha aggiunto un altro testimone, confermando quello che era emerso nel
La situazione nella Palestina non è cambiata, vanno avanti il genocidio, le uccisioni mirate da parte dello Stato sionista d'Israele appoggiato dall'imperialismo americano e da tutte le potenze imperialiste occidentali, con la connivenza, espressa dall’astensione al Consiglio di sicurezza dell'ONU, da parte di Russia e Cina rispetto al piano genocida di occupazione e cancellazione della Palestina presentata da Trump nel “board della pace", e ribadito, peraltro, proprio in queste ore all'Assemblea dell'ONU. Tutte le potenze imperialiste, quindi, sono, direttamente o indirettamente, a sostegno del genocidio e le critiche che pure vengono fatte a Netanyahu, qua e là dai governi, l'ultima anche dalla tribuna dell'ONU da Macron, sono pure ipocrisia che non cambiano lo stato delle cose per il popolo palestinese e soprattutto sono pura ipocrisia perché intanto viene lasciata mano libera al regime sionista di Netanyahu di procedere non solo all'occupazione di Gaza e alle uccisioni ma anche alla progressiva annessione della Cisgiordania che, pezzo dopo pezzo, viene strappata al popolo palestinese dai coloni appoggiati dall'esercito. Di fronte a questo obbrobrio e scandalo generale, le potenze imperialiste non hanno fatto nulla, anzi, sostengono politicamente e militarmente - soprattutto militarmente - lo Stato sionista di Israele.
Quindi è naturale che debba essere ampia e forte la ripresa generale del movimento di solidarietà con la Palestina.
Il movimento di solidarietà non attraversa un periodo felice, sia perché con la caduta dell'attenzione dei mass media sopraggiunta alla cosiddetta “proposta di pace” lanciata da Trump e sostenuta a suo modo dallo stato sionista di Israele, è calata l'attenzione dell'opinione pubblica e delle masse popolari che aveva portato alla gigantesca mobilitazione dell'anno scorso con la grande manifestazione nazionale di Roma del 4 ottobre.
Ora, evidentemente, la situazione è diversa, ma in questa situazione diversa spetta alle forze proletarie, solidali, antimperialiste, di fare fino in fondo la propria parte.
E in forme molto lente questo sta avvenendo. Segnaliamo soprattutto delle proposte nazionali che

Niente deroghe, per pagare le armi serviranno tagli
L'Assemblea dell'ONU negli ultimi anni è diventata una “fiera delle chiacchiere” in cui diversi governi imperialisti e Paesi servi dell'imperialismo la fanno da padrone sotto la regia del Consiglio di Sicurezza e dell'alta carica dell'ONU che la dirige.
Anno dopo anno, le cose sono andate sempre peggio e la Presidenza Trump l'ha trasformata in un'occasione per propagandare la linea dell'imperialismo americano già attuata e per ricattare gli altri paesi imperialisti, i governi dei paesi oppressi dagli imperialisti e, sostanzialmente, per fare dell'ONU uno show, come giustamente si è detto. Naturalmente quanto più diventa uno show tanto meno esso conta. E che l'ONU conti sempre meno nel mondo è espresso in maniera evidente negli ultimi anni dalla drammatica situazione che vede in corso d'opera il genocidio del popolo palestinese. Israele non ha mai rispettato le risoluzioni dell'ONU - anche quelle più blande - e quindi da tempo dovrebbe essere, secondo le regole di un qualsiasi condominio, cacciato dall'ONU stesso e trasformato in uno Stato canaglia da eliminare, da superare, dato che esso come Stato canaglia è stato costruito e non certo come realtà che possa rappresentare il suo popolo. Nella sostanza quella che è stata fatta dall'ONU è l'infamia originaria che ha fatto passare, grazie agli uffici delle potenze imperialiste, l'insediamento sionista di Israele nella Palestina.
Ma proprio la Palestina ha dimostrato che l'ONU non serve a nulla e con buona pace di Francesca Albanese che, rispettata da tutti, sta da tempo facendo una battaglia quasi isolata nel campo di quelle
dai GPI
“La tortura collettiva inflitta da Israele ai danni dei palestinesi resterà il segno distintivo del genocidio”. Francesca Albanese, relatrice Speciale ONU sui territori palestinesi occupati, ha descritto e raccontato le storie di abusi e violenze subite dai palestinesi, da Gaza fino in Cisgiordania, nel corso della presentazione a Roma con mille persone, nell’area di SpazioTempo (ex Circolo degli artisti), dell’ultimo rapporto presentato a marzo 2026 a Ginevra al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.
In dialogo con Maddalena Oliva, condirettrice de il Fatto Quotidiano – tra letture di Laura Morante e musiche di Pasquale Filastò – la relatrice delle Nazioni Unite ha ricordato come nel rapporto, pubblicato per la prima volta in italiano da PaperFirst e in edicola in abbinata con il Fatto quotidiano, emerga con prove schiacchianti l’uso sistematico della tortura da parte di Israele contro i palestinesi.
“Sono decine di migliaia ad essere stati arrestati e detenuti, donne, uomini, bambini palestinesi nelle carceri israeliane dopo il 7 ottobre. Le prove dei maltrattamenti e degli abusi, dell’uso della tortura e anche dello stupro nei confronti di uomini e donne è stato documentato non soltanto da me, ma da organizzazioni non governative palestinesi, israeliane, dalla Commissione indipendente delle Nazioni Unite su Israele e Palestina, prima ancora dal Comitato sulla prevenzione della tortura. Dinanzi a questa
Scrivo con le mani sporche e la schiena che ogni giorno paga il prezzo di decisioni prese da chi non sa nemmeno cosa significa stare sulla catena. L’azienda ha deciso di aumentare la produzione: si passa da 140 auto a turno a 205 auto a turno su Tonale, mentre da 380 auto a 405 auto a turno su Panda. Una scelta che, come sempre, viene presentata come un grande passo avanti. Ma la verità è che mentre aumentano la cadenza, continuano a sfruttare gli ammortizzatori sociali, così si produce di più ma lavorando meno giorni. In linea di massima sarà difficile che lavoreremo 5 giorni su 5 così sfruttando la sempre pronta scusa della mancanza materiale, ci faremo i soliti 2 giorni a settimana di ammortizzatori sociali. D’altronde bisogna pur giustificare, sulla carta, la richiesta accettata di un altro anno di contratto di solidarietà (CDS). Nei fatti pratici questo significa una cosa sola per l’azienda: due giorni di paga risparmiati, tanto ci pensa l’INPS, con un ulteriore risparmio sulla gestione dovuta agli impianti fermi pur sempre ottenendo la produzione necessaria. Questo dal punto di vista collettivo, ma poi c’è quello individuale dove ognuno di noi sarà chiamato a fare giorni di CDS a rotazione. Questo stato delle cose, fa capire benissimo il grado di ricattabilità che subiamo: “O fai quello che dico io o a casa in CDS”.
Succede che per il solo turno A, quando lavora la Panda non lavora il Tonale e viceversa, per tanto ci
A Firenze il presidio inizierà alle 17.30 di fronte al consolato statunitense di lungarno Amerigo Vespucci

Partito Comunista dell’India
(Maoista)
Comitato di Coordinamento Nord (NCC)
15 settembre 2026
Celebrare
ovunque il 22o
anniversario della formazione del Partito
con zelo ed entusiasmo
rivoluzionario!
Sconfiggere i vili tentativi dei liquidazionisti traditori di fare del nostro
un partito aperto e legale, seguire strettamente una forte metodologia leninista!
Rafforziamo le tre armi magiche, Partito, Esercito Popolare e Fronte Unito
per sviluppare pianificate zone di guerriglia e basi guerrigliere!
Sconfiggere tutti gli attacchi alla linea del Partito stabilita dal Congresso di Unità- Nono Congresso e organizzare la largehe masse per la vittoria della Rivoluzione di Nuova Democrazia!
Cari compagni e popolo
In occasione del 22° anniversario della fondazione del nostro partito, il PCI(Maoista), rivolgiamo i nostri più sinceri auguri ai nostri compagni e a tutto il popolo. È importante che noi comprendiamo di essere un popolo che non conosce paura, che resta saldamente al fianco del partito e disprezza quanti lo hanno abbandonato. Abbiamo continuato ad avanzare combattendo gli attacchi fascisti nella forma della politica Surajkund.
In questa data storica dobbiamo prima rendere umile omaggio a tutti i martiri che hanno sacrificato la vita seguendo questa nuova linea e ai caduti durante il processo di costruzione del partito, in particolare tutti i compagni del Comitato Centrale e i coraggiosi compagni e combattenti del PLGA che hanno dato la vita per illuminare il cammino della Rivoluzione di Nuova Democrazia nel nostro Paese. I nostri fondatori, il compagno Charu Majumdar e il compagno Kanhai Chatterjee, insieme ai compagni Shyam, Murli, Mahesh, Shamser Singh, Basvarju, Kishan da, Raju da, Kosa da, Vivek da, Chalpati, Hidma e altri, continueranno per sempre a ispirarci a marciare avanti per realizzare “l'assalto il cielo” della Rivoluzione di Nuova Democrazia nel nostro Paese. Hanno dimostrato che la dedizione all'ideologia del MLM può portarci a realizzare prodigi per i popoli del mondo. Compagni, impegniamoci a restare saldi sulla linea politica del partito e a rimanere dei veri soldati del partito per tutta la vita. Inoltre, con lo stesso spirito e la stessa determinazione, dobbiamo manifestare il nostro profondo odio verso le forze opportuniste, liquidazioniste e revisioniste, verso i traditori della rivoluzione come Venugopal, Devji, Balraj (alias Bacha Prasad Singh), Darshan Pal, Arjun Prasad Singh, Harmanpreet, Gopal Mishra, Prashant Rahi, Raju (alias KP), Seema-Vishwavijay e altri. Giuriamo di lottare fino all'ultimo respiro contro queste deviazioni e linee del tradimento, per riuscire a proseguire nel nostro compito centrale dell'attuale fase storica: salvaguardare il partito, il PLGA e il Fronte Unito, riattivare le zone di guerriglia e basi guerrigliere che hanno subito battute d'arresto; costruire il partito, il PLGA e il Fronte Unito nelle diverse regioni del Paese per far avanzare e sviluppare la guerriglia, la partecipazione ai movimenti popolari spontanei per trasformarli in movimenti organizzati, avanzando ulteriormente nella costruzione del partito, del PLGA e del Fronte Unito. Ricordate: salvaguardare questo compito significa lottare contro i liquidazionisti, che vogliono rendere legale e pubblico il partito, che di fatto equivale a distruggere un partito degno di essere definito comunista, di forgia leninista.
Naxalbari ha rappresentato il momento di svolta nella storia del movimento comunista in India. Oltre a rappresentare la rabbia intrinseca dei nullatenenti e della classe operaia contro feudalesimo, capitalismo burocratico compradore e imperialismo, quell'evento ha segnato una svolta decisiva, tracciando una netta linea di demarcazione tra revisionismo moderno e i veri rivoluzionari comunisti. Il compagno Charu Mazumdar ha chiarito l'importanza di Naxalbari affermando: "Naxalbari ha anche strappato la maschera alla cricca neo-revisionista guidata da Ranadive, Namboodiripad, Sundarayya e soci, decretandone la fine. La perfidia di questi dirigenti neo-revisionisti, al pari di quella dei seguaci di Dange, non conosce limiti. Proprio mentre sta per scoppiare la rivoluzione sociale, a lungo attesa, agiscono come ultima riserva delle classi dominanti reazionarie, intrappolate nelle maglie di una crisi economica e politica sempre più profonda. Celando le loro reali intenzioni dietro una retorica di sinistra, hanno abbandonato il marxismo per difendere l’odioso vecchio regime; ma non c’è dubbio che le forze rivoluzionarie li getteranno nella pattumiera della storia e marceranno verso la Democrazia Popolare e il Socialismo". Il nostro partito, il PCI(Maoista) è nato proprio da questo processo di netta distinzione tra le forze revisioniste moderne e quelle comuniste.
Sin dalla sua fondazione, il 21 settembre 2004, in poi il nostro partito ha condotto una lotta ferma e intransigente contro le correnti opportuniste, liquidatrici e revisioniste, dal gruppo minoritario del Karnataka fino a Seema-Viswavijay. Come affermava il compagno Kanhai Chatterjee: "Solo smascherando gli opportunisti" è possibile costruire una vera unità fondata sulla prassi concreta. Ciò è stato chiaramente dimostrato dalla fusione delle due grandi correnti della rivoluzione indiana, rappresentate dal PCI(ML)PW e il MCCI; tale fusione lanciò un poderoso appello all'unità tra le autentiche forze comuniste, per smascherare e combattere le forze opportuniste e revisioniste di ogni sorta, sia all'interno che all'esterno del campo rivoluzionario.
La storica giornata del 21 settembre segna una distinzione fondamentale tra il marxismo-leninismo-maoismo e il revisionismo moderno. Poco dopo la dichiarazione di fusione, nel 2007 si tenne il Nono Congresso, Congresso di Unità. Tale Congresso ha segnato il consolidamento politico-ideologico dell'unità dichiarata nel 2004. Si può dire che la linea politica del Nono Congresso (Congresso di Unità) si fonda sulla solida unità organizzativa tra due correnti, portando alla formazione di un nuovo partito: il PCI (Maoista). Oggi, i liquidatori –rappresentati da figure come Venugopal, Devji, Seema-Vishwavijay e altri– si oppongono all'unità del partito, vogliono trascinare il popolo di questo Paese indietro nel tempo, a quando non esisteva un partito unificato e il futuro del proletariato era avvolto nell'oscurità. Non vogliono chiarezza sulla questione della via rivoluzionaria. Si oppongono alla chiarezza politica e alla fermezza che il proletariato ha conquistato attraverso la sua risoluta lotta contro i revisionisti moderni dell'epoca.
Dunque per i liquidazionisti dei nostri giorno, ciò che più detestano sono documenti approvati dal congresso del partito nel 2007. Tra questi il documento sul MLM, lo statuto del partito, il programma del partito, la risoluzione politica e la strategia e tattica del partito. Se un membro del partito esprime la propria opinione politica –al di fuori delle strutture del partito stesso, oppure tra le masse, i quadri o i simpatizzanti– in contrasto con la linea stabilita nei documenti approvati al Nono Congresso (Congresso di Unità), ciò costituisce una violazione del centralismo democratico. Gli opportunisti utilizzano questo metodo per portare avanti i loro piani antipartito.
Vediamo ora cosa c'è di specifico nella giornata del 21 settembre che suscita la più accesa opposizione da parte dei liquidatori:
1) Il documento di costituzione del partito, approvato dopo l'unificazione del 21 settembre 2004, stabilisce che fino al completamento della Rivoluzione di Nuova Democrazia (RND) il partito deve operare in clandestinità; ciò è in netto contrasto con la pretesa dei liquidatori che il partito dovrebbe operi apertamente. Tutti i liquidatori si oppongono a questa fondamentale linea leninista.
2) Il documento di costituzione del partito, approvato dopo l'unificazione del 21 settembre 2004, stabilisce che la lotta armata rimarrà la forma principale di lotta e l'esercito la forma principale di organizzazione di questa rivoluzione; di conseguenza, la lotta armata svolgerà un ruolo decisivo. Le organizzazioni di massa e le lotte di massa sono necessarie e indispensabili, ma il loro scopo è quello di servire alla guerra. Il compito immediato e più urgente del partito è costituire un vero Esercito di Liberazione Popolare (PLA) e creare basi d’appoggio, sviluppando e trasformando le zone di guerriglia e basi guerrigliere. La linea liquidazionista di Venugopal e Devji costituisce un attacco alla linea politica del partito: essi propongono infatti di fondere la linea della Guerra Popolare Prolungata (PPW) con quella dell'insurrezione generale.
3) Il documento di costituzione del partito, approvato dopo l'unificazione del 21 settembre 2004, stabilisce inoltre che ogni membro del partito deve far parte di una delle unità del partito stesso. Questa disposizione ha infastidito molti dei nostri liquidazionisti, i quali ritengono di avere una statura tale da non poter essere inquadrati nella struttura del partito. Seema e Vishwavijay ne sono esempi emblematici.
4) Il documento programmatico del partito, approvato in seguito all'unificazione del 21 settembre 2004, stabiliva che la contraddizione tra feudalesimo e le vaste masse popolari fosse la contraddizione principale, mentre le contraddizioni primarie erano individuate nel conflitto tra imperialismo e popolo indiano e in quello tra feudalesimo e le vaste masse popolari. Laddove per i liquidazionisti del congresso di unificazione (il nono congresso) la contraddizione principale è quella contro la borghesia compradora (CBB) – una linea, questa, propria del CPM contro cui si batterono i nostri compagni fondatori CM e KC – la linea adottata fu invece quella sancita dal documento approvato dopo la storica fusione del 21 settembre.
5) Molti esponenti della corrente liquidazionista, come Raju, Darshan Pal, Joginder Singh e Harmanpreet, ritengono che in alcune regioni dell'India, quali il Punjab e l'Haryana, il capitalismo sia ormai presente nei rapporti di produzione, perciò sostengono che in tali aree non si debba condurre la Guerra Popolare di lunga durata e che il partito debba operare pubblicamente e legalmente. Ciò è in netto contrasto con il documento su strategia e tattica approvato al nono congresso (tenutosi dopo la costituzione del partito il 21 settembre 2004), il quale riconosceva che, sebbene parte dei proprietari terrieri in Punjab e Haryana possieda moderni mezzi di produzione, impieghi braccianti agricoli, supervisioni la coltivazione, produca per il mercato e reinvesta nell'agricoltura una quota del plusvalore, tale categoria rappresenta una forma di capitalismo nell’agricoltura. Tuttavia, si tratta di un capitalismo distorto che contribuisce a perpetuare valori feudali, ostacola uno sviluppo economico libero e indipendente –aggravando così lo sfruttamento imperialista– e si oppone alla democrazia e agli interessi del Paese. Molti proprietari terrieri, come la maggior parte dei vecchi aristocratici, sono anche industriali compradori.
Appello ai compagni
In questa giornata storica, invitiamo tutti i membri del partito a celebrare il 21 settembre nelle rispettive aree con grande entusiasmo e nel rispetto della tradizione rivoluzionaria. Per salvare il partito e far avanzare il movimento rivoluzionario, tutti i membri devono elaborare immediatamente un piano d'azione futuro, concentrandosi sui seguenti punti:
I membri del partito che hanno perso il coordinamento con la direzione devono adoperarsi per ripristinarlo immediatamente. È necessario ristabilire il collegamento con l'organo dirigente superiore e portare avanti il proprio lavoro sotto la guida della direzione del Partito.
Intensificare la lotta contro opportunismo, liquidazionismo e revisionismo, conducendo un'attiva battaglia ideologica al fine di preparare il maggior numero possibile di quadri clandestini.
Va mantenuto il massimo rigore nell'applicazione dei metodi di lavoro clandestino. Qualsiasi negligenza nelle attività clandestine non solo attira la repressione statale ma porta anche alla distruzione del partito.
Trasformare i movimenti spontanei delle masse contro lo Stato indiano in movimenti organizzati; a tal fine, è necessario stringere legami profondi con le masse.
Appello al popolo
In questa data storica per il proletariato mondiale, rivolgiamo un appello al popolo a celebrare con grande entusiasmo la ricorrenza del 21 settembre e partecipare alla lotta politico-ideologica in corso contro gli opportunisti di destra. Invitiamo ognuno a verificare personalmente i fatti e le affermazioni del nostro partito e a impegnarsi a leggere con attenzione tutti i nostri articoli e comunicati stampa. Questo dibattito deciderà il corso della rivoluzione indiana e le sorti delle masse popolari del Paese. Solo rimanendo fedele alla sua natura di partito, l'organizzazione potrà difendere gli Adivasi dal saccheggio imperialista, proteggere i Dalit dalle atrocità del sistema delle caste e le donne dal patriarcato feudale di stile brahmanico; soprattutto, potrà sostenere la classe lavoratrice nella sua lotta militante contro latifondisti, i padroni delle fabbriche, appaltatori, mafie, burocrati corrotti e così via. Chiamiamo perciò il popolo a comprendere l'importanza di salvaguardare il partito. Facciamo inoltre appello a intellettuali, avvocati e democratici delle varie professioni a sostenerci nell'aiutare i prigionieri politici detenuti nelle carceri del Paese, supportandoli nelle loro battaglie legali e nella lotta per la sopravvivenza in carcere. Chiediamo infine a tutte le forze democratiche di unirsi contro le torture e le esecuzioni extragiudiziali ai danni dei rivoluzionari maoisti e di esigere l'immediata liberazione di rivoluzionari comunisti quali i compagni Pramod Mishra, Sagar Da, Sheila Di, Kishore Da, Deepak Rao e altri ancora.
Comitato di Coordinamento Nord (NCC) PCI(Maoista)
Il movimento operaio palestinese ribadisce la propria solidarietà ai lavoratori di tutto il mondo che resistono a ogni forma di oppressione, e chiede un’azione globale per porre fine alla complicità nel genocidio e nell’apartheid in corso perpetrati da Israele, a partire da venerdì 20 novembre fino alla Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese di domenica 29 novembre 2026.
Il prossimo novembre, noi, sindacati e federazioni palestinesi sottoscritti, rinnoviamo con urgenza il nostro appello ai sindacati di tutto il mondo:
Per sostenere e difendere i diritti inalienabili del popolo nativo della Palestina come sancito dal diritto internazionale, in particolare il diritto dei nostri rifugiati a tornare a casa e a ricevere risarcimenti, e
Per intensificare la pressione del movimento BDS per porre fine a ogni complicità statale, aziendale e istituzionale nell’occupazione illegale, nell’apartheid e nel genocidio perpetrati da Israele.
Mentre ci avviciniamo al terzo anniversario dall’inizio del genocidio israeliano in corso a Gaza e alla Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, e alla luce dell’accelerazione da parte di Israele in termini di pulizia etnica, di annessione territoriale, di violenza dei coloni e pogrom in Cisgiordania , e della depravata repressione violenta dei nostri prigionieri, ricordiamo a noi stessi che la ferita di uno è la ferita di tutti. Il genocidio israeliano trasmesso in diretta streaming, unito alle guerre e alle minacce di aggressione dei suoi partner imperialisti a Washington, sta portando al collasso del rispetto per il diritto internazionale, per i diritti umani e per i diritti dei lavoratori, minacciando l’umanità intera, non solo i palestinesi.
Oggi, la lotta palestinese per la giustizia è al centro della battaglia contro un ordine mondiale basato sul principio “la forza fa la legge”, imposto dall’asse genocida USA-Israele e reso possibile dalle potenze coloniali. Mentre le guerre di aggressione di Israele contro i popoli della regione si estendono dal Libano alla Siria e dallo Yemen all’Iran, e mentre gli Stati Uniti minacciano i popoli di Cuba, Groenlandia, Venezuela e Oman (tra gli altri), è chiaro che quasi nessuno è al sicuro da questa discesa nell’abisso.
L’asse Israele-USA sta conducendo la sua guerra per il Grande Israele senza alcuna considerazione per la recessione globale (forse persino una depressione) che sta potenzialmente creando e per i suoi impatti a livello mondiale. Ciò include l’aggravarsi della crisi del costo della vita, le misure di austerità, la crisi abitativa e l’insicurezza alimentare, tra gli altri problemi. I bilanci militari stanno crescendo a scapito della sanità, dell’edilizia abitativa e dell’istruzione. I primi a risentirne sono i lavoratori e le loro famiglie. Le richieste di prezzi accessibili, salari equi, servizi sociali migliori e più numerosi e costi della vita più bassi sono organicamente connesse alle richieste di porre fine alle astronomiche spese militari, alle spietate privatizzazioni e alla complicità globale nei crimini israeliani. Questo ci riguarda tutti e quindi dovrebbe unirci tutti. Laddove gli Stati non rispettano il diritto internazionale e non pongono fine alla propria complicità, i lavoratori e i loro sindacati devono assumere su di sé il ruolo di guida nell’azione finalizzata a mettere fine a tale complicità!
La nostra lotta per la giustizia in Palestina è inseparabile dalla lotta globale contro il razzismo sistemico, lo sfruttamento, la devastazione climatica e ogni forma di oppressione.
È dovere dei sindacati garantire che i lavoratori che rappresentano – siano essi impiegati nei porti, sulle navi, nelle aziende o negli uffici governativi – non siano coinvolti, spesso a loro insaputa e/o senza il loro consenso, in azioni di complicità rispetto a crimini atroci in ogni dove, compresi i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio perpetrati da Israele contro il nostro popolo.
Le decisioni del 2024 della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) – secondo cui Israele sta plausibilmente commettendo un genocidio, la sua occupazione è illegale e le sue politiche equivalgono ad apartheid – rendono la fine di ogni complicità nei crimini di Israele non solo un obbligo morale, ma anche legale. Stati, istituzioni (compresi i sindacati) e aziende devono imporre sanzioni mirate e legittime a Israele. Facciamo appello a tutti gli organismi sindacali e alle organizzazioni della società civile di tutto il mondo affinché si organizzino, promuovano e trasformino la solidarietà in azioni strategiche concrete nei dieci giorni che precedono la Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, dal 20 al 29 novembre 2026.
Noi, sindacati palestinesi sottoscritti, invitiamo i lavoratori e i sindacati di tutto il mondo ad intensificare il loro sostegno alla nostra lotta di liberazione attraverso le seguenti azioni:
Organizzare, partecipare e amplificare azioni pacifiche a livello globale per celebrare la Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, da venerdì 20 novembre a domenica 29 novembre.
Adottare politiche di approvvigionamento etico (EPP) e, ove applicabile, politiche di investimento etico (EIP) che escludano le società implicate in gravi violazioni dei diritti umani ovunque, inclusa la Palestina;
Esercitare pressioni sulle aziende e sulle istituzioni in cui lavorano affinché cessino qualsiasi complicità, interrompendo i contratti che supportano direttamente o indirettamente i crimini atroci di Israele e adottando l’EPP e/o l’EIP ;
Rifiutare qualsiasi accordo razzista con Israele che faciliti la sostituzione e l’ulteriore oppressione dei lavoratori palestinesi;
Intensificazione delle campagne BDS in ambito economico, accademico, culturale e sportivo ;
Interrompere e bloccare pacificamente il trasferimento di forniture militari, energetiche e di altro tipo a duplice uso verso Israele, mediante:
Partecipare ad azioni volte a identificare e fermare il trasferimento illegale via mare, terra o aria, anche esercitando pressioni sugli Stati affinché applichino gli obblighi internazionali relativi a tali spedizioni e facendo pressione sugli attori aziendali complici,
Rifiutarsi di gestire forniture militari israeliane o destinate a Israele, energia e altri carichi a duplice uso;
Esercitare pressioni sui governi affinché rispettino i loro obblighi legali a seguito delle sentenze della Corte Internazionale di Giustizia del 2024, come affermato dagli esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, imponendo, come minimo, “un embargo totale sulle armi contro Israele, bloccando tutti gli accordi, le importazioni, le esportazioni e i trasferimenti di armi, compresi quelli di articoli a duplice uso che potrebbero essere utilizzati contro la popolazione palestinese sotto occupazione”, nonché annullando o sospendendo “le relazioni economiche, gli accordi commerciali e le relazioni accademiche con Israele che potrebbero contribuire alla sua presenza illegale e al regime di apartheid nei territori palestinesi occupati”;
Tagliare tutti i legami con la federazione coloniale israeliana Histadrut ed espellerla, insieme a tutti i sindacati e le associazioni israeliane (accademiche, mediche, ecc.) similmente complici, da tutte le competizioni internazionali per un periodo di tempo limitato.
Dichiarare il proprio sindacato Zona Libera dall’Apartheid (ZAF) per porre fine alla complicità aziendale e istituzionale con i sistemi di oppressione, in particolare il regime di apartheid e il genocidio israeliano contro il popolo palestinese.
Firmatari:
Federazione Generale dei Sindacati Palestinesi (PGFTU), Gaza
Federazione Generale dei Sindacati Palestinesi (PGFTU), Gerico
Unione Generale dei Lavoratori Palestinesi (GUPW)
Unione Palestinese dei Lavoratori Postali, Informatici e delle Telecomunicazioni
Federazione dei sindacati indipendenti
La Nuova Federazione Palestinese dei Sindacati
Associazione dei dipendenti del settore finanziario – Palestina
Sindacato dei dipendenti dei servizi sanitari
Sindacato dei lavoratori degli asili nido e delle scuole private
Sindacato dei lavoratori degli enti locali
Unione degli elettricisti palestinesi
Sindacato dei dipendenti della Southern Electricity Company
Unione Palestinese dei Servizi Postali
Associazione Palestinese di Pittori e Intonacatori
Unione delle autorità locali del Sud
The Palestinian labour movement reiterates its solidarity with workers across the world resisting all forms of oppression and calls for global action to end complicity in Israel’s ongoing genocide and apartheid from Friday, November 20th, leading up to the International Day of Solidarity with the Palestinian People on Sunday, November 29th, 2026.
This coming November, we the undersigned Palestinian trade unions and federations urgently renew our call to unions around the world:
While approaching the third anniversary of the beginning of Israel’s ongoing genocide in Gaza and the International Day of Solidarity with the Palestinian People, and in light of Israel’s accelerating ethnic cleansing, annexation, settler violence and pogroms in the West Bank, and depraved violent repression of our prisoners, we remind ourselves that an injury to one is an injury to all. Israel’s livestreamed genocide, coupled with the wars and threats of aggression by its imperialist partners in Washington, is leading to the collapse of respect for international law, human rights, and workers’ rights, threatening humanity at large, not just Palestinians.
Today, the Palestinian struggle for justice is at the heart of the battle against a world order of “might makes right” that is being imposed by the US-Israel genocidal axis and enabled by colonial powers. As Israel’s wars of aggression against the peoples of the region expand from Lebanon to Syria and from Yemen to Iran, and as the US threatens the peoples of Cuba, Greenland, Venezuela, Oman, among others, it is clear that hardly anyone is safe from this descent into the abyss.
The Israel-US axis is waging its war for Greater Israel without any consideration for the global recession (maybe even depression) it is potentially creating and its impacts globally. This includes the exacerbation of the cost-of-living crisis, austerity measures, the housing crisis, and food insecurity, among others. Military budgets are swelling at the cost of health, housing, and education. The first to feel the brunt of all this are working people and their families. The demands for affordability, fair wages, more and better social services, and lower living costs are organically connected to the calls for an end to astronomical military spending, vicious privatisation, and global complicity in Israeli crimes. This affects us all and therefore should unite us all. Where states fail to uphold international law and end their own complicity, workers and their unions must take the lead in acting to end this complicity!
Our struggle for justice in Palestine is inseparable from the global struggle against systemic racism, exploitation, climate devastation, and all forms of oppression.
It is the duty of unions to ensure that the workers they represent – whether in ports, on ships, in businesses, or in government offices – are not involved, often without their knowledge and/or consent, in actions that involve complicity in atrocity crimes anywhere, including Israel’s war crimes, crimes against humanity, and genocide against our people.
The 2024 decisions of the International Court of Justice (ICJ) – that Israel is plausibly committing genocide, that its occupation is illegal, and its policies amount to apartheid – make ending all complicity in Israel’s crimes not only a moral but also a legal obligation. States, institutions (including unions), and corporations must impose targeted, lawful sanctions on Israel. We call on all union bodies and civil society organisations worldwide to organise, uplift, and turn solidarity into concrete strategic action across the ten days leading up to the November 29th international day of solidarity with the Palestinian people from November 20th to November 29th 2026.

We, the undersigned Palestinian trade unions, call on workers and unions around the world to escalate their support for our liberation struggle by:

Per smontare il merito, l'assurdità dei provvedimenti annunciati dalla Meloni alla festa di Fenix ci stanno già pensando, in modo il più delle volte efficace, vari interventi.
Noi invece vogliamo fare un appello a denunciare, a respingere il messaggio più importante, ideologico soprattutto, che è quella assatanata Meloni e Valditara vogliono imporre.
E' chiaro che l'uscita della Meloni: Tetto per gli alunni stranieri e divieto di burqa e niqab dentro e fuori le scuole, ma poi anche l’obbligo di studiare l’italiano per i genitori, annunciando per questo un prossimo decreto, è interna alla battaglia inter-destra, a chi è più fascista dei fascisti, alla competizione della lunga campagna elettorale in corso per contrastare l'avanzata di Vannacci.E altrettanto chiaro che se fa questo decreto, vi saranno contestazioni (già si è espresso contro il presidente dell'associazione nazionale presidi e anche vari docenti), vi potranno essere azioni legali - perchè questo decreto sarebbe platealmente illegale, anticostituzionale; tanto per cominciare sarebbe in netto contrasto con l'obbligo della frequenza scolastica nella scuola più vicina per i bambini, adolescenti fino alla scuola dell'obbligo; come è illegale anche rispetto al divieto del velo - in Francia quando Macron lo tentò vi fu una giusta sollevazione - non si può imporre una religione, una "cultura", diventa una doppia oppressione per le donne, .
Ma il problema è che al di là degli scopi propagandistici l'effetto grave - razzista, da apartheid - resta tra settori di masse, e non va sottovalutato.
E' una propaganda criminale, che punta a eccitare gli animi contro gli immigrati "attenzione, c'è una
L’abbiamo scritto nel dossier che abbiamo prodotto nel mese
di giugno scorso, in occasione della firma del Partneriato strategico siglato
dal duo Melodi, e cioè la fascista Meloni e il fascista indù Modi: “L’India
‘esporta’ forza lavoro in quantità industriale, per fare una battuta: 9 milioni
nel Golfo Persico…”, 9 mila infermieri arriveranno in Italia, ecc..
Ma per il quotidiano dei padroni italiani, Il Sole 24 Ore,
non è una battuta, perché in un articolo di ieri (Così la manodopera indiana
conquista la leadership globale) scrive proprio nei termini di “esportazione
di manodopera” a proposito dell’India: “C’è chi esporta petrolio. C’è chi
esporta tecnologia. E c’è chi esporta manodopera qualificata.”
L’articolo, che non fa un’analisi corretta dell’attuale posizione
economica dell’India nel mondo, si sofferma sul problema del calo demografico e
quanto l’India si stia “specializzando nel fornire capitale umano a Paesi
avviati su una traiettoria demografica opposta alla propria”. Insomma, secondo “le
previsioni dell’International Labour Organization (Ilo) e del Boston Consulting
Group (BCG), il fenomeno del pensionamento dei baby boomer e della loro
solo parziale sostituzione da parte delle coorti successive sta creando le condizioni
perché nei Paesi ad alto reddito [e cioè nei paesi imperialisti, ndr] si vada
creando un vuoto che potrà essere colmato solo in parte mediante i
processi di automazione e l’adozione dei sistemi di intelligenza artificiale.”
Addirittura “Il gap tra domanda e offerta potrebbe arrivare a 50 milioni di posizioni entro il 2030 per poi triplicare nel decennio successivo interessando non solo i cosiddetti ‘lavori che nessuno vuole più fare’, ma per quasi un terzo anche quelli svolti dai cosiddetti colletti bianchi … nei Paesi ricchi, specie
La maggior parte dei dirigenti del Congresso rimasti uccisi nell'imboscata di Jiramghati erano coinvolti, direttamente o indirettamente, in Salwa Judum; in particolare Mahendra Karma.
Salwa Judum fu una campagna brutale e sanguinaria scatenata col sostegno dello Stato indiano. I villaggi Adivasi vennero attaccati e incendiati, molti furono assassinati e le donne stuprate. Persino la Corte Suprema dovette intervenire per imporne la fine. I responsabili di tali atrocità sono rimasti impuniti.
Eppure, dieci tra coloro che hanno combattuto per vendicare quei crimini sono stati condannati a morte per aver mosso guerra allo Stato. I compagni Pramila Modiyam, Sumitra Punem, Kosa Kawasi, Mukka Mandavi, Markami Deva, Aita Markam, Banjami Sanna, Chaitu Lekam, Joga Markami e Mahadev Naga erano tutti quadri o simpatizzanti Adivasi del CPI (Maoista).
Vi avevano aderito proprio a causa dell'oppressione, sfruttamento e atrocità subite per mano di Mahendra Karma e dei suoi, che depredavano le terre e il popolo. Nel frattempo, coloro che nell'atto di accusa erano stati indicati come ideatori dell'imboscata sono stati graziati e ricompensati con premi e posti di lavoro per aver abbandonato quella politica, per essersi arresi e aver tradito il popolo.
È evidente che questa sentenza ha una natura prettamente politica. Non ha nulla a che fare con l'episodio in sé o con il diritto penale, sebbene venga presentata in tali termini. È una sentenza che va contestata. Anche chi non condivide la linea politica alla base dell'imboscata dovrà certamente convenire che questo verdetto rappresenta una doppia ingiustizia.
I 10 di Jeeramghatti combattevano per il popolo
Non dobbiamo permettere che lo Stato li assassini
Libertà per i 10 di JIRAMGHATI !
Facciamo arrivare questo appello in tutto il mondo