La situazione nella Palestina non è cambiata, vanno avanti il genocidio, le uccisioni mirate da parte dello Stato sionista d'Israele appoggiato dall'imperialismo americano e
da tutte le potenze imperialiste occidentali, con la connivenza espressa dall’ astensione al Consiglio di sicurezza dell'ONU da parte di Russia e Cina rispetto al piano genocida di occupazione e cancellazione della
Palestina presentata da Trump e realizzata, nelle intenzioni, attraverso il “board” della pace, ribadito, peraltro, proprio in queste ore all'Assemblea dell'ONU. Tutte le potenze imperialiste, quindi, sono,
direttamente o indirettamente, a sostegno del genocidio e le critiche che pure vengono fatte a Netanyahu, qua e là dai governi, l'ultima anche dalla tribuna dell'ONU, da Macron, sono pure ipocrisia che non cambiano
lo stato delle cose per il popolo palestinese e soprattutto sono pura ipocrisia perché intanto viene lasciata mano libera al regime sionista di Netanyahu di procedere non solo all'occupazione di Gaza e alle uccisioni
ma anche alla progressiva annessione della Cisgordania che, pezzo dopo pezzo, viene strappata dai coloni appoggiati dall'esercito al popolo palestinese. Di fronte a questo obbrobrio e scandalo generale, le potenze imperialiste
non hanno fatto nulla, anzi, sostengono politicamente e militarmente - soprattutto militarmente - lo Stato sionista di Israele.
Quindi è naturale che debba essere ampia e forte la ripresa generale del movimento di solidarietà con la Palestina.
Il movimento di solidarietà non attraversa un periodo felice, sia perché con la caduta dell'attenzione dei mass media sopraggiunta alla cosiddetta “proposta di pace” lanciata da Trump e sostenuta a suo modo dallo stato sionista di Israele, è calata l'attenzione dell'opinione pubblica e delle masse popolari che avevano portato alla gigantesca mobilitazione dell'anno scorso con la grande manifestazione nazionale di Roma del 4 ottobre.
Ora, evidentemente, la situazione è diversa, ma in questa situazione diversa spetta alle forze proletarie, solidali, antimperialiste, di fare fino in fondo la propria parte.
E in forme molto lente questo sta avvenendo. Segnaliamo soprattutto delle proposte nazionali che permettano al movimento nel suo insieme di esprimersi, al di là delle iniziative locali che non sono mai venute meno.
In particolare prendiamo in considerazione due appelli che ci sembrano significativi e che possono contribuire effettivamente alla ripresa in questo Paese della mobilitazione proletaria e popolare a fianco della resistenza palestinese e del popolo palestinese.
Uno è un appello per il 10 ottobre come giornata di mobilitazione nazionale per la Palestina. Questo appello è fatto dal Forum Palestina, che è un'organizzazione solidale e informativa dell'attività che viene fatta a sostegno della Palestina, soprattutto dei settori ampi delle professioni, avvocati, giuristi e delle strutture che sono già impegnate nella solidarietà. Questo appello per il 10 ottobre va raccolto. Non crediamo ci siano ancora le condizioni per una manifestazione nazionale che abbia le dimensioni, certo non quelle di ottobre, ma anche che sia estremamente significativa in termini di numeri, per cui siamo perché queste mobilitazioni si sviluppino nel maggior numero di luoghi e città, a volte concentrate regionalmente, a volte cittadine.
Questo appello sostiene che
“dopo tre anni di genocidio a Gaza il popolo palestinese continua ad affrontare massacri, assedi, carestia e pulizia etnica, mentre in Cisgiordania si intensificano i raid militari e le violenze dei coloni. La causa palestinese non può essere liquidata come mera emergenza umanitaria, è una lotta politica per la liberazione. Il 10 ottobre scendiamo in piazza in tutte le città italiane per la fine immediata del genocidio, lo sblocco degli aiuti e il ritiro dell'esercito di occupazione.
Questo appello dice che saremo in piazza a fianco di tutti i popoli della regione che resistono all'imperialismo e alle aggressioni sioniste: Yemen, Libano, Siria, Iraq, Iran e contro le politiche di guerra che devastano i territori e le popolazioni. Esprimiamo inoltre piena solidarietà a chi anche in Italia subisce la repressione dopo essersi mobilitato a fianco del popolo palestinese e contro il genocidio”.
Chiaramente a questo appello generale corrispondono delle battaglie particolari.
“Lo stop alla guerra con il blocco immediato del riarmo contro l'aumento delle spese militari, l'invio, la vendita e il transito di armi da e verso Israele, la rescissione di ogni accordo di cooperazione militare, economica e accademica; lo stop alla criminalizzazione del dissenso e il ritiro immediato del decreto antisemitismo che equipara l'antisionismo all'antisemitismo per silenziare la critica e la protesta politica contro Israele e i cosiddetti decreti di sicurezza e tutte le misure repressive contro il movimento di solidarietà.
Noi rivendichiamo il diritto del popolo palestinese alla resistenza in tutte le sue forme per l'ottenimento del proprio legittimo diritto all'autodeterminazione, alla liberazione e al ritorno, in tutta la Palestina, dal fiume al mare; contro la complicità diretta dello Stato italiano, terzo esportatore al mondo di armi verso Israele e corresponsabile del genocidio del popolo palestinese.
Per la liberazione immediata per Anan Yaeesh, Ahmed Salem, Mohammed Hannoun, Yaser Elasaly, Riyad Albustanji, Ra’ed Dawoud e Abdelnuti Abunada.
Questo è l'appello che naturalmente facciamo nostro e invitiamo tutte le realtà che fanno riferimento a noi, di proletari comunisti, dello SlaiCobas per il sindacato di classe, del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario, di Soccorso Rosso Proletario, perché già nelle mobilitazioni di questo fine settimana, da qui al 10 ottobre, sostengano l'organizzazione di manifestazioni secondo questo appello.
Segnaliamo in particolare che quest'appello sarà al centro della mobilitazione insieme al riarmo, contro la base Nato di Taranto che diventa comando Nato e aumenta la militarizzazione in questa città in una iniziativa di lancio di una campagna prolungata che avrà luogo oggi alle 16.30 davanti alla base navale in Margrante di Taranto e alle 18.30 in piazza.
Però in questa manifestazione occorrerà portare anche la solidarietà ai molti paesi del mondo che vedono la repressione massiva dei sostenitori della Palestina, questo avviene in Inghilterra verso l'associazione Palestine Action, questo avviene in Francia nei confronti di tante realtà e di tanti esponenti e sostenitori della causa palestinese che vengono perseguitati, questo avviene in Germania e un po' in tutti i paesi. Segnaliamo in particolare in queste ore la repressione che avviene nei confronti dei partecipanti alla Global Sumud Flottilla in Tunisia, c’è stata anche una manifestazione davanti all'ambasciata tunisina a Roma per chiedere la liberazione dei quattro tunisini in carcere da marzo che vanno considerati prigionieri politici e che sostanzialmente vengono perseguitati per il loro sostegno alla Palestina, sono prigionieri politici arrestati in quanto leader della delegazione tunisina e magrebina della Global Sumud Flottilla e sono in sciopero della fame in condizioni critiche, è in atto verso di loro una stretta globale contro l'attivismo della Palestina, si teme per la loro vita a fronte di questo sciopero della fame che non vede la loro liberazione.
Questa questione però ci offre la possibilità per aggiungere qualcosa. Non è vero che gli attivisti e le persone che si ritrovano nell'arco dei coordinamenti intestati alla Flottilla siano tutte da una stessa parte. Vi è in particolare a Taranto il coordinamento Flottilla che è diventato una compagnia di giro di esponenti della piccola borghesia che, in nome della solidarietà alla Palestina, conduce campagne o di tipo umanitario o rinchiuse in attività che hanno il solo scopo di promuovere sé stessi piuttosto che sensibilizzare sul popolo della Palestina. Quest'area si rifiuta e si separa e si isola rispetto a altre realtà a Taranto nella regione Puglia che sono invece attivamente impegnate in azioni di massa, nella solidarietà attiva, in campagne effettive di mobilitazione di informazione e controinformazione verso le popolazioni. Anzi, proprio in Puglia, oltre all'iniziativa che si tiene a Taranto, ci sarà a Bari una manifestazione di tipo regionale per la chiusura del consolato onorario israeliano di Bari che è una postazione affaristica - e non solo affaristica - che la regione Puglia sostiene e che si ostina a mantenere in piedi, nonostante che ampie fette non solo dei solidali con la Palestina, ma anche di associazioni di vari ordini e grado, ne chiedano la chiusura nel quadro sempre della campagna di boicottaggio economico, diplomatico, politico e militare.
Quindi le iniziative di massa che portano nelle piazze e nei luoghi del conflitto ci interessano, l'attività invece fatta da riunioni che si parlano addosso, chat che non rappresentano in nessuna maniera l'effettivo movimento della Palestina, anche quando prendono questa rappresentanza del tutto virtuale della Global Sumud Flottilla, queste forze spesso non si mobilizzano affatto quando attivisti della Global Sumud Flottilla vengono perseguitati e quindi vanno criticati e non sono certi i referenti della solidarietà della Palestina né a Taranto né in altre parti d'Italia.
Insieme invece a altre realtà chiaramente della Global Sumud Flottilla sono attivi in questo movimento, e devono ricevere tutto il nostro sostegno, come tutto il nostro sostegno devono ricevere personalità come Francesca Albanese che sta facendo una battaglia coraggiosa mettendoci la faccia e i suoi scritti, i suoi documenti, i suoi rapporti e sta contribuendo in misura notevole affinché questa campagna raggiunga ampi pezzi non solo della popolazione, ma dai settori democratici solidali e perfino delle istituzioni.
Massima solidarietà a Francesca Albanese, massimo sostegno alle sue pubblicazioni, comprese il suo ultimo libro/report, massimo disprezzo per coloro che inscenano una campagna mediatica volta a criminalizzarla, a isolarla e a impedire che il suo messaggio arrivi a settori anche presenti nell'arco diffuso delle istituzioni e del Parlamento.
Ma noi siamo innanzitutto una forza proletaria, sindacale e politica che lavora nelle file della classe operaia e delle masse popolari, per questo è evidente che di tutti gli appelli che sosteniamo e a cui diamo il nostro contributo un ruolo particolare va dato a quello che è necessario fare nel mondo del lavoro, nelle fabbriche e sui posti di lavoro, dove a dir la verità la solidarietà al popolo palestinese è molto meno sviluppata e incisiva, insieme ai sindacati di base che hanno dato vita a numerose iniziative sui posti di lavoro, spesso molto riuscite, scioperi, che hanno avuto un valore effettivo nel quadro della campagna di mobilitazione, insieme alla coraggiosa e continua attività dei collettivi portuali che da Genova ad altre città hanno espresso iniziative per boicottare materialmente l'arrivo delle navi italiane e la loro presenza, quello che sono mancati in generale sono i sindacati confederali, allineati anche su questo alle politiche del governo della pseudo opposizione parlamentare.
In questo senso ha un grande valore l'appello che viene dai sindacati palestinesi per un'azione globale dei lavoratori contro il genocidio, questo appello che è lungo e non leggeremo tutto in questa occasione, però è un fattore significativo e discriminante, noi riteniamo che questo appello che viene proprio dai lavoratori palestinesi, da coloro che subiscono la doppia pressione nazionale, ma anche lo sfruttamento che oggi è anche disoccupazione, mancanza di possibilità di lavorare e di vivere, che si fanno interpreti delle istanze di autodeterminazione e liberazione del loro popolo, entro cui sarà necessario la liberazione dei lavoratori e il ruolo dei lavoratori nella gestione dello Stato palestinese, “dal fiume al mare”.
In un documento molto significativo che commenteremo in altre occasioni, tutti i sindacati palestinesi con le loro firme e realtà, invitano i lavoratori e i sindacati di tutto il mondo a intensificare il loro sostegno alla lotta di liberazione, indicando alcune azioni che condividiamo, tra le quali la principale è la giornata internazionale di solidarietà del popolo palestinesi che loro collocano da venerdì 20 novembre a domenica 29 novembre. Lo Slai Cobas per il sindacato di classe/coordinamento nazionale raccoglie quest'appello dei sindacati palestinesi, si unisce a tutti coloro che già lo stanno raccogliendo e propone a tutte le organizzazioni sindacali italiane una fermata generale nella settimana indicata dai sindacati palestinesi.
Sulla data la settimana è dal 20 al 29 settembre, l'indicazione che daremmo è per il 27 novembre, però obiettivamente su questo saranno le riunioni dei sindacati, innanzitutto quelli di base, che sono sicuramente solidali con quest'appello, ma noi vorremmo arrivare anche a pezzi significativi del sindacalismo confederale, visto il loro peso in fabbrica e la necessità che questa giornata, questa fermata arrivi anche alle fabbriche. Quindi ci uniamo agli sforzi e chiaramente sin dalla giornata di venerdì da Taranto parte questa campagna di sostegno all'appello dei palestinesi e per la fermata generale nell'ultima settimana di novembre.

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