sabato 1 agosto 2026

"La guerra ai giovani" - Nei decreti del governo Meloni

Dall'intervento fatto dalla Avvocata Antonietta Ricci dello Slai cobas sc Taranto ad un'assemblea della Freedom Flotilla Italia il 27 luglio.

Gli altri interventi li puoi sentire in: https://tarantocontro.blogspot.com/2026/07/dissentire-e-democrazia-voci.html

"...Solo pochi giorni fa questa compagine governativa ha avuto l'idea di emanare l'ennesimo decreto sicurezza, un decreto che è stato chiamato “antimaranza”. Da questo punto di vista mi chiedo se stiamo parlando di diritto penale o sia un nome da rotocalco, perché non so di quanto giuridico ci sia in questo concetto di “maranza”, che cosa stiamo configurando, a chi si riferisce - non è altro che uno stereotipo? Uno stereotipo che conferma però una linea, una scelta giuridica che è partita dall'inizio, dal momento in cui si è insediato questo governo; cioè una linea che punta ai giovani,

Il primo atto che ha fatto il governo Meloni è stato il decreto “anti-rape”, che appunto riguarda soprattutto i giovani e il loro diritto di riunirsi e di festeggiare con musica tecnico - se questa musica non vi piaceva bastava non ascoltarla invece che fare un decreto che la vietava.

Dopo il decreto Rape siamo passati al decreto “Caivano” che ha voluto risolvere secondo loro la questione di un degrado sociale che si trova in questa zona della Campania ma che di fatto ha portato al

raggiungimento di un record negativo nella storia della Repubblica Italiana, perché grazie al decreto “Caivano” le carceri minorili si sono affollate, come mai era successo finora.

Perché risolvere i problemi sociali e trattandoli come questioni di ordine pubblico è un errore fondamentale, è un errore totale, tant'è vero che abbiamo visto quali sono le conseguenze: i problemi non sono stati risolti, perché i problemi sociali non si risolvono con il diritto penale, non si risolvono punendo, e rimangono sempre lì, anzi, si acuiscono, tant'è vero che ne abbiamo viste le conseguenze proprio da un punto di vista pratico.

Dopodiché è arrivato alla grande il primo decreto sicurezza, il primo decreto sicurezza che puntava agli “ecoterroristi”. È stato introdotto il reato di blocco stradale, sono state triplicate le condanne, perché siamo passati, per esempio, da una condanna di 10.000 euro a 60.000 euro, e non è una cosa da poco. Con una condanna penale che può arrivare fino a 7 anni. Dopodiché è arrivato l'ultimo decreto sicurezza che ha introdotto quella che per eccellenza è stata considerata la norma più anticostituzionale di tutte, ovvero il famoso fermo amministrativo.

Fino a questo momento negativamente si erano espressi nei confronti di questi decreti sicurezza, associazioni, avvocati, giuristi impegnati nella lotta per far valere i diritti costituzionali. Però a maggio si è espresso il massimario della Corte di Cassazione. Il massimario della Corte di Cassazione non è propriamente un collettivo universitario antagonista, non è neanche un gruppo di militanti incappucciati, ma è un organo importante di indirizzo giurisprudenziale.

Quindi anche loro, nelle 129 pagine, hanno detto che questi decreti non vanno bene, hanno qualcosa di pericoloso nella loro relazione. Quali sono i punti su cui si è focalizzato di più il massimario della Corte di Cassazione? Il fermo amministrativo, perché ricorda ed evoca in modo evidente e immediato i rastrellamenti di fascista memoria, e poi ha messo in evidenza come si sta spostando la linea del diritto penale.

Il diritto penale è il diritto del fatto, cioè devi commettere qualcosa per essere imputato. Invece i decreti di sicurezza hanno introdotto la profilazione, cioè tu non sei pericoloso perché fai un fatto, tu sei pericoloso perché magari manifesti per la Palestina o perché indossi una maglietta che può far pensare a qualcosa di oppositivo. L'abbiamo visto ai funerali dei due anarchici a Roma, dove sono state fermate ben 91 persone, e non è stato concesso loro di partecipare. Perché? Quelle persone non avevano fatto niente. Però per il loro profilo rappresentavano qualcosa di pericoloso e quindi il massimario ha detto: questo è un pericolo. Questa valutazione di pericolosità non è fatta da un giudice e che mi dà una garanzia di un potere dello Stato che interviene e che valuta. No, è un funzionario dello Stato che lo fa, cioè il questore. Il questore, e in base alla sua ideologia. Se lui pensa che indossare una maglietta o un simbolo sia pericoloso socialmente, allora lui ti dice no, sei pericoloso, io ti fermo, tu non puoi partecipare. Di fatto così sta limitando fortemente il diritto costituzionale di partecipare, di esprimere le proprie idee e quindi si entra pienamente nel cosiddetto “Stato di Polizia” perché è un funzionario di Stato che sta limitando le libertà dei ragazzi.

Un altro elemento, per cui il massimario si è espresso dicendo che è una cosa che dobbiamo tenere sotto controllo, è l'amministrativizzazione del diritto penale, cioè il diritto penale agisce sempre con le pene, si fa un processo e poi si ha una pena. Adesso invece no, si entra subito con le sanzioni amministrative che incidono fortemente su un manifestante e così è stato.

Che cosa è successo da quando i decreti sicurezza sono stati approvati ad oggi? Beh è successo che una serie di attivisti e di militanti si sono trovati pene pesanti dal punto di vista economico, parliamo di pene che vanno dai 2.500 ai 5.000 anche ai 10.000 euro. E per un manifestante che solitamente è un giovane sono somme che economicamente incidono fortemente.

Ho parlato di giovani non a caso, perché dal primo momento all’ultimo annunciato decreto, lo scopo è la guerra ai giovani. Hanno individuato un nemico, anzi tre sono i nemici dichiarati di questo governo: giovani, militanti e stranieri.

In nome del combattere questi nemici è giustificato fare di tutto, quindi anche introdurre norme penali che arrivano a pene esorbitanti. Ci sarebbe anche da ridere, perché statisticamente non c'è nessuna allarme di delinquenza minorile come ci vogliono far credere; ma mediaticamente un episodio viene ingigantito, mentre di fatto i reati minorili non sono affatto in aumento.

Si stanno colpendo anche minori che manifestano, perché a Torino abbiamo un esempio eclatante di giovani ai quali sono stati dati gli arresti domiciliari perché hanno semplicemente manifestato in favore del popolo palestinese.

In realtà il governo vuole limitare il diritto di manifestare. Vogliono una piazza silente.

Tra l'altro stanno studiando anche il cosiddetto “decreto di anti-senitismo”, cioè non solo dobbiamo essere silenti durante le manifestazioni, ma dobbiamo dire anche ciò che piace al potere. Vogliono una piazza che non metta in evidenza le ingiustizie del potere, vogliono una piazza che non rivendichi giustizia sociale, vogliono una piazza che deve essere muta di fronte all'orrore di ciò che sta accadendo. Ma come si può essere muti? Il potere è nudo di fronte a ciò che sta accadendo, di fronte all'orrore che sta accadendo in Palestina. Non possiamo rimanere silenti di fronte agli orrori che stanno avvenendo, di fronte ai disastri ambientali e tutto ciò per cui i famosi giovani si sono battuti in questi anni.

Per fortuna ci sono anche degli spiragli positivi di fronte a queste normative.

Il 22 giugno, per i ragazzi di “ultima generazione” che erano stati imputati di associazione sovversiva perché a Torino sulla torre di Leonardo avevano messo un grande striscione che diceva “Life not war” - una semplice frase ma considerata sovversiva e pericolosa, il GIP ha archiviato questa imputazione perché stavano semplicemente manifestando le loro idee, non hanno creato un pericolo reale. Speriamo che altri tribunali applichino questa causa di giustificazione, cioè, se non creo un vero pericolo io alla fine sto solo manifestando i miei diritti.

Oltre a questa sentenza positiva, soprattutto in Piemonte, c’è il giudice di pace di Alessandria, che sta annullando tutte le multe erogate, soprattutto quello per blocco stradale. E sempre da Torino è stata sollevata la questione di incostituzionalità nei confronti del blocco stradale.

Quindi. alcune cose si stanno muovendo rispetto a quei decreti, alle sanzioni, verso cui sta partendo anche una controffensiva legale.

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