da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 10.06.26
La guerra di aggressione imperialista americana e sionista nei confronti dell'Iran non è certo alla vigilia di un accordo ma di una nuova fase dell'aggressione. Gli interessi dell'imperialismo americano di rovesciare il legittimo regime in Iran e quelli dei sionisti israeliani - che oltre a questo continuano nella loro marcia per la Grande Israele che comporta l'aggressione continuata di tutti i paesi dell'area mentre prosegue lo stillicidio genocida nei confronti della Palestina e l'occupazione/annessione della Cisgiordania - spingono per una nuova fase dell’aggressione.
Sia la resistenza palestinese, che recentemente ha fatto un attacco all'interno di Israele, sia la resistenza delle forze nazionali libanesi rappresentate dal Hezbollah stanno mettendo in difficoltà il piano di Israele; così come la resistenza e la reazione dell'Iran rende assai difficile la vittoria più volta annunciata da Trump.
In questo contesto è importante, come sempre, mantenere la barra dritta: i proletari e i popoli del mondo sono contro l'aggressione imperialista americana, sono contro il regime sionista israeliano che oggi, come consenso generico internazionale è ai minimi storici, ma le forze che lo sostengono, innanzitutto l'imperialismo americano, poi a diverse sfumature i governi dei paesi imperialisti, quindi
l'India grande sponsor dello Stato sionista di Israele, tutti questi fanno sì che Israele si senta libero di poter agire, non avendo alcun timore che le risoluzioni dell'ONU, le condanne della Corte Penale Internazionale, le critiche che gli vengono anche dall'interno dei governi dei paesi imperialisti possano in qualche maniera fermare la sua mano genocida e guerrafondaia.Quindi su questo terreno, ai proletari, ai popoli e alle forze solidali, antimperialiste, internazionaliste, non resta che continuare nella mobilitazione a fianco della resistenza palestinese e libanese e contro l'aggressione imperialista all'Iran.
In ogni paese occorre che queste mobilitazioni possano raggiungere i proletari e le grandi masse. Questo in particolare nel nostro paese in questa fase appare molto difficile, sia per la gestione dell'opinione pubblica fatta attraverso la grande stampa, la TV, sia per il ruolo che svolgono partiti e associazioni - governative e non - nel nostro paese. Ma è importante costruire nuovi appuntamenti generali contro il genocidio palestinese, contro l'aggressione imperialista e sionista all'Iran, contro i piani di guerra dell'imperialismo.
Nel nostro paese occorre concentrarsi nella lotta contro il governo Meloni.
Questa lotta ha diversi fronti. Non è vero che più grande diventa la mobilitazione per la Palestina e contro la guerra, più facile è che cada il governo. Sicuramente il 4 ottobre ha dimostrato quanto grande e potente possa diventare la mobilitazione solidale verso la Palestina come fattore di lotta all'interno contro il governo complice del genocidio, ma questa può avvenire in circostanze particolari, come quelle che si sono determinate il 4 ottobre del 2025, non come normalità della mobilitazione. Come normalità della mobilitazione il fronte è oggi innanzitutto sociale. Innanzitutto occorre conquistare le nostre forze, le nostre "truppe" che devono poter contare sul proletariato, il proletariato delle fabbriche, il proletariato di tutti i settori lavorativi e il fronte riaperto dalla recente strage orrenda ad Amendolara dei proletari migranti nelle campagne e in tutti i luoghi dello sfruttamento schiavistico.
Quindi in questa fase, mentre deve continuare la denuncia e la partecipazione a tutte le manifestazioni che in qualche maniera solidarizzano con la Palestina perché nessuna piazza deve essere lasciata sola e sguarnita, è importante che come proletari, come comunisti, come solidali internazionalisti ci concentriamo nelle fila del proletariato, e per quanto ci riguarda nelle fila delle grandi fabbriche e sul fronte dell'organizzazione dei lavoratori migranti.
In ogni città in cui siamo presenti, in ogni luogo in cui arriviamo, concentriamo il nostro lavoro sulle fabbriche e sui migranti, a partire da quei territori in cui c'è un rapporto possibile tra la nostra azione e i fatti concreti che si possono realizzare, in questo caso a Taranto e nell’entourage di Taranto che comprende la Basilicata e ora la Calabria.
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