lunedì 29 giugno 2026

pc 29 giugno - Inchieste giudiziarie, lotte di liberazione dei nativi palestinesi e suprematismo occidentale

un contributo Di Angela Lano. 

delegazione di parlamentari latinoamericani incontra il governo Hamas a Gaza, 22 novembre 2011.

La persecuzione, da parte delle istituzioni italiane, nei confronti degli attivisti umanitari pro-Palestina e l’accusa di “terrorismo islamico” in relazione a Hamas, si inquadrano dentro una prospettiva di neocolonialismo, di colonialità di potere, di necropotere, di visione orientalista, di suprematismo e di islamofobia. Infatti, il movimento di resistenza islamica non è inquadrabile, dal punto di vista storico e geopolitico, come un gruppo terrorista internazionale – come, ad esempio al-Qa’ida, l’Isis/Da’ish, Boko Haram e altri brand -, perché non ne condivide la dottrina e non esegue operazioni fuori dal proprio territorio nativo sotto occupazione.

Persecuzioni e accuse, e tutto l’impianto delle indagini nell’ambito dell’Op. Domino del 27/12/2025, si snocciolano mentre Israele continua a massacrare civili a Gaza, nel resto della Palestina, e in Libano… Un rapporto recente della Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite denuncia le azioni israeliane

palesemente genocidarie nei confronti dei bambini gazawi (mi domando se i magistrati leggano questi rapporti mentre sentenziano contro i pro-Pal…). Una situazione paradossale, assurda, dunque, da film distopico. A processo dovrebbe andarci Israele, infatti, non gli attivisti…

Ma torniamo al terribile Hamas… Il suo scopo antropologico, diremo esistenziale, ontologico, è la resistenza per la liberazione nazionale dei Territori palestinesi colonizzati da Israele, e non il seminare il terrore in Occidente o in altre aree geografiche, come, appunto, fanno al-Qa’ida e l’Isis/Da’ish (creature delle intelligence statunitensi e israeliane, tra l’altro).

Se studiamo la Storia del cosiddetto terrorismo islamico, comprendiamo come Hamas non abbia nulla a che fare con questo, ma si collochi nella prospettiva della Resistenza anti-coloniale e anti-occupazione (come la nostra passata Resistenza contro il nazifascismo, o come i movimenti di liberazione dell’Algeria, del Sudafrica, ecc.). L’inserimento di Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche (in cui, tra l’altro, l’ONU ha da poco posto anche ISRAELE), è una decisione di USA e Israele, a cui governi e istituzioni europee servili si adeguano, mentre il resto del mondo, cioè il Sud globale maggioritario, lo considera un movimento di resistenza anti-coloniale legittimo. Imbastire un impianto giudiziario sull’assioma “attivismo umanitario=Striscia di Gaza controllata da Hamas= Hamas= terrorismo” è una manipolazione storica, geopolitica, giuridica, politica, umanitaria, antropologica e filosofica. E’ piegare il diritto, il codice penale, ma anche l’umanità e la decenza stessa al volere di un’entità coloniale perversa, sadica, genocidaria, femminicida, infanticida, stupratrice (Epstein Class), accusata di crimini contro l’umanità e massacro di bambini. La Cassazione ha sentenziato che la ricezione di file del Mossad come prove di accusa non è ammissibile, ma ha costruito una teoria che vuole incastrare l’attivismo umanitario per la Striscia di Gaza governata da Hamas come terrorismo. Cioè, vuole adattare alla legittima, e sancita dalla Nazioni Unite, Resistenza palestinese di matrice islamica, reati ascrivibili al terrorismo qaedista o dell’Isis, creando un corto circuito storico-politico e umanitario, ancor prima che neuronale, e rivelando a chiare lettere la totale e vergognosa sudditanza italiana verso governi che si macchiano di terrorismo di Stato e di genocidio.

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