martedì 30 giugno 2026

pc 30 luglio - Immunità totale, contractor e diritto al sequestro: il Board of Peace di Trump per Gaza è un mostro

La bozza del Board of Peace voluto da Trump per Gaza prevede un'immunità legale totale, eludendo qualsiasi controllo giudiziario esterno
Trump Boards of Peace

Le bozze di un documento riservato ottenuto dal Guardian rivelano che il cosiddetto Board of Peace voluto da Donald Trump per governare la Striscia di Gaza sta progettando di concedersi un’immunità legale talmente ampia da sollevare serie preoccupazioni tra gli esperti di diritto internazionale. La risoluzione, intitolata RESOLUTION NO 2026/3 e classificata come «sensibile ma non riservata», estenderebbe la protezione non solo ai membri del consiglio, ma anche a tutto il personale militare internazionale, ai contractor e ai tecnici palestinesi che opereranno sotto la sua egida.

Secondo quanto ricostruito dal Guardian, il testo definisce l’immunità come la facoltà di sottrarsi a «qualsiasi arresto, detenzione o procedimento legale presso i tribunali o altre entità a Gaza». Il presidente Trump, in qualità di presidente del Board, avrebbe il potere di revocare l’immunità a singoli individui, ma solo con il sostegno della maggioranza del consiglio esecutivo. Un meccanismo che, di fatto, mette

l’intera operazione al riparo da qualsiasi forma di controllo giudiziario esterno. A comporre il ristretto esecutivo di sette membri figurano nomi di primo piano dell’amministrazione Trump: il genero Jared Kushner, l’inviato speciale Steve Witkoff, la capo di gabinetto Susie Wiles e il consigliere per la sicurezza nazionale Marco Rubio. Un consiglio d’amministrazione che ha già sollevato polemiche per la sua composizione, definito anche sulle colonne di Piccole Note «stralunato e tragico».

Immunità e sequestro di beni: i due volti della risoluzione

La bozza non si limita a proteggere i membri del Board da azioni legali. Un passaggio decisamente controverso prevede che all’organizzazione vengano forniti «gratuitamente» locali e strutture pubbliche necessari per lo svolgimento della missione. Un’espressione che, secondo gli avvocati consultati dal Guardian, potrebbe aprire la strada alla confisca illegale di proprietà palestinesi.

«Stanno essenzialmente dicendo che non esiste alcun controllo esterno, incluso il diritto internazionale applicabile all’occupazione», ha dichiarato al Guardian Noura Erakat, professoressa di diritto internazionale alla Rutgers University. «Stanno creando un sistema legale a sé stante».

L’assenza di un status of forces agreement – un accordo che definisce lo status giuridico delle forze militari straniere – rende la situazione ancora più opaca. A differenza di Iraq e Afghanistan, dove simili intese erano in vigore, per Gaza non esiste un quadro di riferimento chiaro. Il risultato, temono gli esperti, è che il Board potrebbe agire in un vuoto normativo, ripetendo gli errori del passato: abusi, morti di civili e episodi di corruzione che hanno macchiato le ricostruzioni guidate da contractor americani come Blackwater e KBR.

Interpellato dal Guardian, il Board of Peace ha respinto le accuse, definendo «errata e fuorviante» qualsiasi ipotesi secondo cui il processo sarebbe finalizzato a creare illegalità o impunità. Un portavoce ha assicurato che «tutto il personale, i contractor e le entità partecipanti seguiranno le leggi applicabili e opereranno sotto chiari meccanismi di supervisione e responsabilità». Tuttavia, non ha fornito dettagli su quali sarebbero questi meccanismi.

Come hanno osservato Mimi Syed e Alexander Smith su Responsible Statecraft, il rischio che il “Board of Peace” dell’amministrazione Trump stia di fatto affidando la gestione di Gaza a contractor privati, replicando il fallimentare modello della Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), è assolutamente concreto. Questo approccio ha già dimostrato di essere devastante per Gaza: la privatizzazione e la militarizzazione degli aiuti, con società come che cercano di trarre profitto dalla ricostruzione, rende il tutto piuttosto opaco. Di conseguenza, il sistema di assistenza cessa di essere imparziale e basato sui bisogni, trasformandosi in uno strumento di controllo che ha portato a una distribuzione geograficamente iniqua degli aiuti e a un’aggravarsi della sofferenza della popolazione. Ma anziché fare tesoro degli errori del passato, l’amministrazione Usa sta ripetendo lo stesso schema, sostituendo gli attori umanitari indipendenti con sistemi militarizzati e orientati al profitto. Un affare per pochi.Dopotutto, cosa ci si può aspettare da un Executive Board nel quale figurano personaggi che il Medio Oriente lo hanno destabilizzato e gettato nel caos, provocando centinaia di migliaia di morti, come l’ex premier britannico Tony Blair? Un personaggio che oggi va in giro per il mondo a fare consulenze dopo aver provocato, insieme a George W. Bush, una guerra basata su delle menzogne come quella dell’Iraq del 2003 (le tristemente note armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, mai trovate, ndr). Non è preconcetto, è semplice realismo: il Boards of Peace è un mostro politico-giuridico senza Nomos

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