Lo Slai cobas per il sindacato di classe condivide la proposta di "arrivare in autunno al prossimo sciopero generale".
estratti del report

....L’assemblea (che si è tenuta alla biblioteca Dergano-Bovisa) è stata aperta da una brillante introduzione della compagna Alessandra del SI Cobas di Milano, che ha ricostruito la successione dei principali, e progressivi, attacchi al diritto di sciopero avvenuti a partire dagli anni ’80, complici le burocrazie sindacali di Cgil-Cisl-Uil con i loro codici di auto-regolamentazione degli scioperi.
In questa serie di attacchi ha avuto un posto speciale la legge 146/1990, che ora – 36 anni dopo il suo varo! – viene utilizzata dalla Commissione di garanzia per un affondo senza precedenti contro gli scioperi dei lavoratori della logistica, il settore di classe che in questi anni, in netta controtendenza rispetto al panorama complessivo, si è contraddistinto sia in termini di combattività e di organizzazione, sia di risultati materiali tangibili strappati ai padroni.
Perché proprio nel 2026?
Perché nell’autunno scorso, a seguito delle grandi mobilitazioni per la Palestina, è scattato nel padronato e
nell’esecutivo delle destre l’allarme sul ruolo strategico che il proletariato della logistica può svolgere nel contrastare la corsa al riarmo, alla guerra e al genocidio che continua a Gaza.Profittando anche della totale, complice inerzia dell’opposizione di centro-sinistra, il governo Meloni ha messo in atto negli anni una serie di pacchetti repressivi “per imbavagliare, ingabbiare e reprimere il conflitto” di classe. La delibera 26/88 della Commissione di garanzia anti-sciopero con cui quest’ ultima estende all’intero comparto della logistica l’applicazione della legge 146, è il coronamento di questa azione repressiva a cui è urgente dare una risposta ampia, forte, unitaria – che coinvolga anzitutto le forze sindacali, sociali e politiche disposte realmente a battersi anziché ad adeuarsi, svendendo il diritto di sciopero con l’accettazione di “clausole di raffreddamento”, o con la speranzella di qualche voto in più alle prossime elezioni.
Non ci si deve nascondere, perciò, le difficoltà a rilanciare la mobilitazione, Ma è tale la portata dell’attacco, è tale il peso dei sacrifici che l’asse tra padronato e governo sta chiedendo a masse crescenti di proletarie e di proletari (pensiamo alle perdite di salario per l’inflazione, alla pressione ad allungare gli orari e a pagare in nero gli straordinari, pensiamo ai 100.000 licenziamenti annunciati dalla Volkwagen…) che lo spazio per una “irruente, sana lotta di classe” non è affatto chiuso.
Di qui l’appello alla necessità di arrivare in autunno al prossimo sciopero generale convinti che è necessario e possibile rilanciare il conflitto di classe mettendo al centro delle mobilitazioni dei lavoratori e delle lavoratrici la lotta “contro le guerre, l’economia di guerra, lo sfruttamento e la repressione, contro prima di tutto l’attacco al diritto di sciopero per impedirci tutto ciò”.
All’assemblea.... hanno tutti illustrato l’impianto ferocemente antioperaio della 146/90. Preziose in questo senso le testimonianze di lavoratori del trasporto ferroviario, aereo e dei porti, che hanno mostrato come in questi settori le restrizioni e le procedure di raffreddamento imposte dalla Commissione di garanzia abbiano colpito, fiaccato o neutralizzato il protagonismo dei lavoratori, favorendo sfacciatamente il collaborazionismo delle sigle confederali e alimentando la passività dei lavoratori, il tutto a vantaggio dei profitti e dello sfruttamento...
...l’avvocato Venini ha fornito un efficace inquadramento giuridico della vicenda, e messo in evidenza che questa delibera va nella direzione esattamente contraria alla giurisprudenza del Consiglio sociale europeo, il quale negli scorsi mesi ha bacchettato l’Italia proprio per le “eccessive restrizioni” che la 146 ha posto con l’obiettivo di fermare gli scioperi e il conflitto sui luoghi di lavoro.
Nell’assemblea è emerso in maniera chiara da un lato il nesso tra questa delibera e l’offensiva repressiva dei decreti sicurezza e delle misure da stato di polizia varate in questi anni dal governo Meloni, dall’altro il contesto di guerra e di economia di guerra in cui queste misure si inseriscono. Prezioso, in quest’ ottica, è stato ancora una volta il contributo dei Giovani Palestinesi in Itala: una loro compagna ha messo in evidenza come questa delibera è un tassello di un puzzle repressivo ben più ampio, che in questi mesi ha visto tra i principali bersagli quel movimento internazionale contro il genocidio a Gaza, e gli stessi scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre, non a caso colpiti dalla tagliola della Commissione. Non meno significativi, e centrati sul pezzo, sono stati gli interventi della compagna della Global Sumud Flotilla.... che hanno parlato della maturazione avvenuta nelle loro fila a contatto con tanti lavoratori e lavoratrici,
Diversi interventi di lavoratori del SI Cobas hanno messo in evidenza come questo attacco di chiara marca governativa procede di pari passo con la controffensiva padronale nei magazzini, e come è sbagliato alimentare l’illusione di poter contrastare questi attacchi con la scorciatoia dei “premi di risultato”: ciò sia per la tendenza del padronato sempre più marcata a concedere tali premi soltanto in cambio di notevoli aumenti della produttività (cioè dello sfruttamento), sia per la pretesa padronale di scambiare qualche piccola concessione salariale con limitazioni sempre più stringenti al diritto di sciopero.
Gli interventi hanno tutti ricordato le lotte in cui le loro organizzazioni sono impegnate, la brutalità della repressione padronale e governativa in atto contro di esse, alla IN’s di Alessandria in particolare, ma anche altrove. In questa situazione è necessario fare ogni sforzo per parlare alla parte maggioritaria della classe lavoratrice che è ancora ferma, ma sperimenta giorno dopo giorno la durezza degli attacchi che riceve e il fatto che questi attacchi non si fermano.Mozione finale dell’Assemblea (proposta alle altre componenti del sindacalismo combattivo e alle assemblee dei lavoratori e delle lavoratrici)
L’assemblea del 27 giugno a Milano promossa dal SI Cobas di Milano e a cui hanno preso parte numerose realtà sindacali, sociali e politiche, assume come priorità la ripresa e il rilancio della mobilitazione contro l’uso abnorme, strumentale e politico della L. 146 per colpire nelle fondamenta il diritto di sciopero.
Da questo punto di vista, il salto di qualità compiuto dalla Commissione di garanzia con la delibera 26/88, tesa ad estendere il perimetro della 146 all’intero comparto della logistica, rappresenta l’atto finale di un attacco pluridecennale alle agibilità sindacali e al diritto dei lavoratori alla rappresentanza: un attacco che è stato facilitato dalla complicità dei sindacati confederali e che si serve dell’utilizzo strumentale del concetto di “servizio essenziale”.
Oggi, in tempi di guerra e di economia di guerra, il governo Meloni colpisce le lotte dei lavoratori con un’azione concentrica: da un lato la criminalizzazione in chiave penale degli scioperi attraverso i decreti-sicurezza, dall’altro le sanzioni amministrative al fine di svuotarne del tutto l’efficacia e trasformare il principale strumento di contrattazione in un rituale vuoto, inutile e soprattutto indolore per i padroni.
Ciò risponde alla necessità di irrigimentare l’intera società, e in primo luogo i lavoratori, in un disciplinamento totale, affinché l’economia di guerra e la corsa agli armamenti proceda senza alcun disturbo, con l’aumento dello sfruttamento, il peggioramento dei salari e della sicurezza sui posti di lavoro.
Tutto ciò avviene nel silenzio e con la sostanziale complicità delle sedicenti opposizioni parlamentari…
Di fronte a tutto ciò, riteniamo giunta l’ora di rompere gli indugi e superare gli steccati sindacali di categoria e/o di sigla sindacale, e a partire dal tema della 146 e della delibera 22/88, di aprire un confronto in tempi brevi con tutte le forze del sindacalismo di base e combattivo, che possa portare in tempi brevi ad iniziative di lotta comuni e a indire uno sciopero generale che si ponga in continuità con le straordinarie mobilitazioni dello scorso autunno contro il genocidio e a sostegno della resistenza del popolo palestinese.
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