sabato 20 giugno 2026

pc 20 giugno - la repressione antipalestinese in Palestina e in Italia - info solidale

.... in Italia continuano gli arresti di solidali con la causa palestinese (è di ieri l’ultimo a Latiano, Abdalmuti Abunada, per “terrorismo della parola”, a tutta prima un nuovo caso Ahmed Salam), arrestato proprio mentre arrivava la vile sentenza del tribunale del riesame di Genova contro Mohammad Hannoun, Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud, arrestati lo scorso 27 dicembre con l’accusa (in buona sostanza) di essere solidali con la resistenza del popolo palestinese…

Incendio delle moschee a nord di Ramallah

“Non si fermano provocazioni e violenze in Cisgiordania, dove alcuni coloni israeliani hanno dato fuoco all’ingresso di due moschee nei villaggi di Jaljulia e Mazra’a al-Nubani, a nord di Ramallah, e imbrattato i muri con slogan razzisti che incitano all’odio. Abitanti locali li hanno affrontati e i militari dell’esercito israeliano sono intervenuti sparando lacrimogeni e granate stordenti. Non ci sono stati feriti.

“L’attacco si inserisce nel contesto di una pericolosa escalation contro le proprietà palestinesi, e quest’ultimo episodio cade nel giorno in cui il G7, nella dichiarazione finale del vertice di Evian, ha chiesto esplicitamente la fine delle violenze dei coloni. Tre giorni fa in un raid analogo diversi coloni avevano tentato di incendiare un’altra moschea nel villaggio di Burqa, sempre nella zona di Ramallah, mentre i fedeli si trovavano all’interno: si è rischiata una strage.”

https://www.rainews.it/video/2026/06/cisgiordania-coloni-israeliani-incendiano-altre-due-moschee-8e1c7d08-249a-4eb9-82c2-72c8bb0356f8.html

Pulizia etnica in Cisgiordania

La scorsa settimana Amnesty International ha pubblicato un nuovo, ampio rapporto sulla e contro la campagna di pulizia etnica dei beduini palestinesi nella Cisgiordania occupata. Chi conduce questa campagna, però, non sono i coloni più fanatici, spesso presi – nella loro speciale ferocia e infamia – a facile bersaglio di certi critici (a parole) di Israele; è lo stesso stato sionista che procede sistematicamente al trasferimento forzato di intere “comunità beduine palestinesi e di pastori nell’Area C della Cisgiordania occupata”. L’Italia di Meloni-Mattarella e l’Unione europea, naturalmente, non vedono nulla e non sanno nulla.

Beituniarapimento di studentesse palestinesi

Scene di ordinario terrorismo dei coloni e delle loro bande: un gruppo di militanti sionisti rapisce delle studentesse palestinesi, che urlano, temendo di non essere mai liberate, vive e incolumi. (la scena è sul canale di Joseph Stern)

La Corte suprema israeliana

I giudici “supremi” sionisti hanno sepolto vivo il pediatra palestinese Hussam Abu Safiya dopo che i suoi carcerieri lo hanno tenuto in ostaggio e torturato per oltre due anni.

Dopo 536 giorni di carcere senza accuse, la Corte suprema israeliana nega il rilascio del medico Abu Safiya

Simone Bianchetta

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16 giugno 2026 • 16:31Aggiornato, 16 giugno 2026 • 16:44

«L’ultimo medico di Gaza» è detenuto senza accusa in Israele da dicembre 2024, in base alla Legge sui combattenti illegali del 2002, che permette di aggirare le Convenzioni di Ginevra e un regolare processo. Secondo il suo avvocato e diverse ong, durante i quasi due anni di prigionia ha subito pestaggi e torture. Sarebbero 446 i professionisti sanitari palestinesi incarcerati senza prove dal 7 ottobre 2023.

Nessuna accusa, nessun processo. Nella prigione di Nafha, la cella di isolamento del pediatra palestinese Hussam Abu Safiya resta chiusa a chiave. Lo ha deciso la Corte suprema israeliana, che ha respinto il ricorso per la sua scarcerazione, assecondando l’estensione della detenzione per altri sei mesi. Il 27 dicembre 2024, le truppe dell’Idf hanno prelevato nella Striscia di Gaza il dottore 52enne, direttore dell’ospedale di Kamal Adwan, insieme ad altre 350 persone – tra personale medico e pazienti – in nome della lotta ad Hamas.

Sono passati 536 giorni, tra fame, assenza di cure mediche e denunce di maltrattamenti e torture, ma Hussam Abu Safiya è ancora dietro le sbarre. Anzi, per aver fatto appello, 13 giorni fa è stato trasferito dalle autorità israeliane dal carcere del Naqab a quello di Nafha, in totale isolamento. Israele lo considera arbitrariamente un «combattente illegale» e, in base a una legge del 2002, può privare i detenuti dei diritti sanciti dalle Convenzioni di Ginevra e trattenerli senza accuse formali o regolare processo.

pungolo rosso 

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