Oggi,
16 giugno, Tarek Dridi torna finalmente in libertà dopo aver scontato
una pena tanto severa quanto ingiusta, inflittagli per i fatti
contestati in occasione della manifestazione del 5 ottobre 2024 a Roma.Accogliamo con gioia la
notizia della sua liberazione e attendiamo il momento di poterlo
riabbracciare di persona. Al tempo stesso, non possiamo dimenticare la
sproporzione della condanna che gli è stata comminata: un accanimento
che non può essere separato dalla condizione di chi, in una società
attraversata da dinamiche di esclusione e razzializzazione, viene troppo
spesso considerato colpevole prima ancora di essere giudicato. Un
sistema permeato da arabofobia e razzismo continua infatti a colpire con
particolare durezza tutte le soggettività ritenute non conformi
all’ordine dominante.
Quel 5 ottobre a Roma non si poteva non stare. Contro il
genocidio in corso, contro lo stato sionista dell’apartheid e contro la
complicità del Governo fascista italiano che quella manifestazione
volle vietare, in decine di migliaia scendemmo in piazza per la libertà
della palestina, con la resistenza palestinese, sfidando la repressione.
La liberazione di Tarek è
motivo di felicità, ma non cancella l’ingiustizia che ha dovuto subire
né le responsabilità politiche e sociali che l’hanno resa possibile.
Ciao Tarek!