Colpi di kalashnikov, incendi di locali e auto, colla nelle
saracinesche… e tutta un’altra serie di intimidazioni verso ristoranti,
tabaccherie ecc.; stiamo parlando di almeno 21 episodi seri, se si contano da
novembre scorso, con i quali i mafiosi vecchi e nuovi si ripresentano a spadroneggiare
sulla scena. E a fronte di tutto questo Piantedosi ha il coraggio di dire “…
bisogna stare tranquilli: noi mandiamo tutto ciò che serve. Palermo è al primo
posto, in cima alle nostre attenzioni”.
Questo reazionario fascista, che si fregia del soprannome di
questurino, ministro degli interni di questo governo è stato a Palermo un paio
di giorni fa chiamato, anzi ri-chiamato, per rimediare con una pezza “istituzionale”
ad un “errore” fatto qualche mese prima quando non ha risposto all’appello che
le autorità palermitane insieme a diversi imprenditori gli avevano inviato a
causa del “ritorno della mafia”.
Piantedosi a quella prima chiamata aveva risposto con superficialità
e arroganza: metteremo 60 telecamere in più, aveva detto, prendendosi naturalmente
gli sberleffi di chi questa situazione la vive direttamente, mentre in questo
caso probabilmente una tirata d’orecchie è arrivata dai piani alti o come scrive
un quotidiano altissimi (a Palermo, non dimentichiamolo, vive il presidente
della Repubblica, Mattarella!) che lo ha costretto a ripresentarsi con una
veste più istituzionale. Ed è per questo che il Ministro dell'Interno Matteo
Piantedosi ha partecipato a una riunione del Comitato Provinciale per l'Ordine
e la Sicurezza Pubblica presso la Prefettura di Palermo. All'incontro,
convocato dal prefetto Massimo Mariani, hanno partecipato diverse autorità
locali, tra cui: Roberto Lagalla, Sindaco di Palermo, Maurizio De Lucia,
Procuratore Capo, Vito Calvino, Questore.
Viste queste presenze, ci si aspettava una decisione importante, ma anche in questo caso però, si limita a balbettare qualche parola sul “nuovo” fenomeno mafioso, e se la cosa non fosse più che seria ci sarebbe da ridere “a Palermo ci sono movimenti interni alla mafia [bella scoperta? Sono anni che questi movimenti vanno avanti] … un probabile ricambio dentro Cosa Nostra, nuove generazioni che stanno cercando di affermarsi, di accreditarsi, probabilmente con qualche compito di direzione da parte di qualcuno che, invece, sta anche in carcere. Qualcuno immaginava che la mafia non esistesse più, che fosse cambiata o si fosse ritirata: non è così. La mafia tradizionale fa anche altre cose, ma si sta riproponendo con queste dinamiche molto visibili che dobbiamo tenere in grande considerazione.”
“Probabilmente”, “qualcuno che sta in carcere”, “qualcuno
che immaginava” bel modo di evitare di fare nomi e di analizzare i fatti! E i
fatti li riportano i quotidiani borghesi. Il boss della mafia palermitana
Galatolo, “il mafioso dell’Acquasanta che negli anni Ottanta strangolava i
nemici di Totò Riina nel vicolo Pipitone era riuscito a ottenere anche la semilibertà: ogni pomeriggio, usciva
dal carcere di Secondigliano e andava a lavorare in un’associazione di volontariato”.
Galatolo, che per l’amministrazione carceraria era diventato un “detenuto modello”
godeva dei permessi premio e “tornava spesso a Palermo, accendeva il telefonino
e dava ordini…”.
Ma Piantedosi assicura che con altre 60 telecamere e l’invio
di 90 poliziotti tutto si risolve! A parte il fatto che di telecamere a Palermo
ce ne sono già più di 1000 alle quali se ne aggiungeranno altre 500, come ha
assicurato un responsabile della “sicurezza locale”, questo è uno dei segnali
di come questo governo con a capo la fascista Meloni intende la “lotta alla mafia”.
È chiaro che si tratta delle solite chiacchiere per
ingannare i creduloni. La “lotta alla mafia” la borghesia non la può fare! Perché
di politica si tratta. E la cronaca di questi ultimi fatti riporta appunto il
legame che c’è tra i mafiosi e i politici con accordi per posti di lavoro, voti
alle elezioni ecc. Galatolo e compagnia si erano rivolti ad alcuni politici “tra
cui l’ex deputato regionale di FI e poi
di Grande Sud Franco Mineo, che però riuscì a svicolare, e Natale Puma – ora consigliere
comunale ex FdI e Dc, oggi in Forza Palermo – che rimandò al mittente il
messaggio consegnato da Biagio Favaloro, assistente parlamentare della Regione…”
e poi c’è il fascista Mimmo Russo “ex consigliere comunale di FdI sotto
inchiesta per concorso in associazione mafiosa.”
Ma quasi ogni giorno i giornali locali soprattutto riportano
questi fatti con nomi e cognomi di politici di Fratelli d’Italia e di tanti
altri partiti. La Meloni, però, che ogni due per tre ci tiene a sbandierare il
nome di Borsellino che la avrebbe addirittura ispirata ad entrare in politica! di
tutto questo non parla quasi mai. Invece degli italiani, politici e mafiosi,
veraci autori di questi delitti, ma che garantiscono controllo del territorio e
voti, preferisce parlare di immigrati. Invece di parlare della libertà data
agli ergastolani mafiosi pluriomicidi, preferisce accanirsi su chi si batte per
difendere i diritti di chi sta peggio e la libertà dei popoli in lotta.
Due pesi e due misure per continuare a mantenersi la
poltrona e garantire il potere dei padroni. Un governo da combattere e cacciare
prima possibile.

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