giovedì 18 giugno 2026

pc 18 giugno – Palermo: tra colpi di kalashnikov, incendi e intimidazioni varie la mafia torna a spadroneggiare e Piantedosi... mette le telecamere

 

Colpi di kalashnikov, incendi di locali e auto, colla nelle saracinesche… e tutta un’altra serie di intimidazioni verso ristoranti, tabaccherie ecc.; stiamo parlando di almeno 21 episodi seri, se si contano da novembre scorso, con i quali i mafiosi vecchi e nuovi si ripresentano a spadroneggiare sulla scena. E a fronte di tutto questo Piantedosi ha il coraggio di dire “… bisogna stare tranquilli: noi mandiamo tutto ciò che serve. Palermo è al primo posto, in cima alle nostre attenzioni”.

Questo reazionario fascista, che si fregia del soprannome di questurino, ministro degli interni di questo governo è stato a Palermo un paio di giorni fa chiamato, anzi ri-chiamato, per rimediare con una pezza “istituzionale” ad un “errore” fatto qualche mese prima quando non ha risposto all’appello che le autorità palermitane insieme a diversi imprenditori gli avevano inviato a causa del “ritorno della mafia”.

Piantedosi a quella prima chiamata aveva risposto con superficialità e arroganza: metteremo 60 telecamere in più, aveva detto, prendendosi naturalmente gli sberleffi di chi questa situazione la vive direttamente, mentre in questo caso probabilmente una tirata d’orecchie è arrivata dai piani alti o come scrive un quotidiano altissimi (a Palermo, non dimentichiamolo, vive il presidente della Repubblica, Mattarella!) che lo ha costretto a ripresentarsi con una veste più istituzionale. Ed è per questo che il Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha partecipato a una riunione del Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica presso la Prefettura di Palermo. All'incontro, convocato dal prefetto Massimo Mariani, hanno partecipato diverse autorità locali, tra cui: Roberto Lagalla, Sindaco di Palermo, Maurizio De Lucia, Procuratore Capo, Vito Calvino, Questore.

Viste queste presenze, ci si aspettava una decisione importante, ma anche in questo caso però, si limita a balbettare qualche parola sul “nuovo” fenomeno mafioso, e se la cosa non fosse più che seria ci sarebbe da ridere “a Palermo ci sono movimenti interni alla mafia [bella scoperta? Sono anni che questi movimenti vanno avanti] … un probabile ricambio dentro Cosa Nostra, nuove generazioni che stanno cercando di affermarsi, di accreditarsi, probabilmente con qualche compito di direzione da parte di qualcuno che, invece, sta anche in carcere. Qualcuno immaginava che la mafia non esistesse più, che fosse cambiata o si fosse ritirata: non è così. La mafia tradizionale fa anche altre cose, ma si sta riproponendo con queste dinamiche molto visibili che dobbiamo tenere in grande considerazione.”

“Probabilmente”, “qualcuno che sta in carcere”, “qualcuno che immaginava” bel modo di evitare di fare nomi e di analizzare i fatti! E i fatti li riportano i quotidiani borghesi. Il boss della mafia palermitana Galatolo, “il mafioso dell’Acquasanta che negli anni Ottanta strangolava i nemici di Totò Riina nel vicolo Pipitone era riuscito a ottenere  anche la semilibertà: ogni pomeriggio, usciva dal carcere di Secondigliano e andava a lavorare in un’associazione di volontariato”. Galatolo, che per l’amministrazione carceraria era diventato un “detenuto modello” godeva dei permessi premio e “tornava spesso a Palermo, accendeva il telefonino e dava ordini…”.

Ma Piantedosi assicura che con altre 60 telecamere e l’invio di 90 poliziotti tutto si risolve! A parte il fatto che di telecamere a Palermo ce ne sono già più di 1000 alle quali se ne aggiungeranno altre 500, come ha assicurato un responsabile della “sicurezza locale”, questo è uno dei segnali di come questo governo con a capo la fascista Meloni intende la “lotta alla mafia”.

È chiaro che si tratta delle solite chiacchiere per ingannare i creduloni. La “lotta alla mafia” la borghesia non la può fare! Perché di politica si tratta. E la cronaca di questi ultimi fatti riporta appunto il legame che c’è tra i mafiosi e i politici con accordi per posti di lavoro, voti alle elezioni ecc. Galatolo e compagnia si erano rivolti ad alcuni politici “tra cui l’ex deputato regionale di  FI e poi di Grande Sud Franco Mineo, che però riuscì a svicolare, e Natale Puma – ora consigliere comunale ex FdI e Dc, oggi in Forza Palermo – che rimandò al mittente il messaggio consegnato da Biagio Favaloro, assistente parlamentare della Regione…” e poi c’è il fascista Mimmo Russo “ex consigliere comunale di FdI sotto inchiesta per concorso in associazione mafiosa.”

Ma quasi ogni giorno i giornali locali soprattutto riportano questi fatti con nomi e cognomi di politici di Fratelli d’Italia e di tanti altri partiti. La Meloni, però, che ogni due per tre ci tiene a sbandierare il nome di Borsellino che la avrebbe addirittura ispirata ad entrare in politica! di tutto questo non parla quasi mai. Invece degli italiani, politici e mafiosi, veraci autori di questi delitti, ma che garantiscono controllo del territorio e voti, preferisce parlare di immigrati. Invece di parlare della libertà data agli ergastolani mafiosi pluriomicidi, preferisce accanirsi su chi si batte per difendere i diritti di chi sta peggio e la libertà dei popoli in lotta.

Due pesi e due misure per continuare a mantenersi la poltrona e garantire il potere dei padroni. Un governo da combattere e cacciare prima possibile.

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