venerdì 27 marzo 2026

pc 27 marzo - Formazione marxista - Da Palermo una sintesi delle lezioni su Il Capitale del Prof. Di Marco

Mao Tse-Tung: "Vorrei dare un consiglio ai compagni presenti: se già conoscete il materialismo e la dialettica è necessario che integriate le vostre conoscenze studiando qualcosa dei loro opposti, idealismo e metafisica. È necessario che leggiate un po' di materiali negativi, come i libri di Kant e di Hegel, di Confucio e Chiang Kai-shek. Se non sapete nulla di idealismo e di metafisica, se non avete mai lottato contro questi elementi negativi, il vostro materialismo e la vostra dialettica non sono solidi. 
Il difetto di alcuni membri e di alcuni intellettuali del nostro partito è proprio quello di conoscere troppo poco queste cose negative. Hanno letto qualche testo di Marx e ne ripetono i contenuti e i loro discorsi sono piuttosto monotoni. Quando parlano o scrivono articoli non sono persuasivi. 
Se non studiate le cose negative, non riuscirete a confutarle. Marx, Engels e Lenin non agivano in questo modo. Essi studiavano e approfondivano con impegno ogni cosa, sia del presente che del passato e insegnavano agli altri a fare lo stesso. Le tre parti integranti del marxismo sono nate nel corso del loro studio e della loro lotta contro cose borghesi come la filosofia classica tedesca, l'economia politica classica inglese e il socialismo utopistico francese..." - (Mao Tse-Tung, Primo discorso alla conferenza dei segretari dei comitati di partito delle province, delle municipalità e delle regioni autonome, parte II, 18 gennaio 1957).

Anche la nostra Formazione marxista deve riempirsi di questo spirito di lotta, critica teorica alle teorie, posizioni negative; così lo studio, ora, de il Capitale di Marx diventa "arma" rivoluzionaria viva e agente.
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Riprendiamo da una assemblea recente a Palermo del Circolo di proletari comunisti un riepilogo sintetico delle lezioni fatte dal Prof. Di Marco:

I intervento - Il Prof. Di Marco ha introdotto lo studio del Capitale partendo dal metodo usato da Marx insito nella concezione marxista in generale, il metodo dialettico. Come sappiamo, la dialettica è la filosofia usata da Marx ed Engels, è il nocciolo della loro comprensione dell'analisi della società capitalistica e in generale della società umana storicamente determinata, Darwin la stava applicando alla società animale in generale. Quindi la dialettica insieme al materialismo storico sono state le  principali scoperte di Marx ed  Engels che  hanno applicato in tutta la loro storia rivoluzionaria al servizio della classe proletaria e non solo nell'analisi economica ma anche nell'analisi politica. Il professore Di Marco si è soffermato molto a spiegare questo aspetto infatti le prime due lezioni sono state fondamentalmente sulla concezione della dialettica per trasmettere e dare l’opportunità alla presa di coscienza di com'è questa società odierna, come è fatto questo sistema in cui oggi viviamo, cioè la società capitalista, e nel suo sviluppo odierno, imperialista.

E naturalmente la necessità, che ci viene ricordata con forza ogni giorno, ogni ora, che bisogna cambiarla questa società. Perchè il problema da capire è che noi non facciamo queste lezioni sul Capitale solo per apprendere ciò che non sappiamo, che chiaramente è il primo necessario passo, ma è fondamentale comprendere l’obiettivo; non è solo un apprendimento, come si dice, nozionistico,

accademico, ma è uno strumento di lotta da afferrare e impugnare.

Questa società produce distruzione sociale, guerra, morte, miseria, genocidi, ogni giorno lo vediamo anche nei giornali, dove vi è da un lato l'analisi della guerra, dall'altro l'analisi della miseria che cresce. Marx ci fa capire che “dipingere il capitalista di nero” non significa entrare nel moralismo, è una persona cattiva o no, ma lo si spiega, lo si rappresenta nel suo ruolo sociale dentro la società capitalista, oggi imperialista, nella dimensione storica dello sviluppo sociale che è determinante, lo si rappresenta come personificazione di questa società..

Diciamola con una battuta: Trump è cattivo, sì certo lo è di suo ma soprattutto come personificazione del capitalismo e dell'imperialismo oggi sempre più in crisi, che in sé riassume tutta il marciume della società odierna. Trump non è né un pazzo, come si diceva all'inizio di Putin quando cominciò la guerra dell'Ucraina, ma, come appartenente alla borghesia dominante al potere, rappresentata oggi in buona parte dalle frazioni più reazionarie moderno naziste e fasciste, utilizza tutti gli strumenti che ha, anche per l'arricchimento personale (stanno  utilizzando quello che in economia si chiama insider trading, cioè: so come andranno le azioni di tale azienda al prossimo mese, quindi le compro, le vendo, eccetera eccetera), ma come personificazione del Capitale sta facendo anche lui l’insider trading politico, cioè è lui che determina certi fattori, per cui a un certo punto il petrolio sale, il petrolio scende, vedi anche l’attacco al Venezuela e ora all’Iran. Quindi Trump con tutto il suo entourage rappresenta la personificazione dell'imperialismo, di una società da spazzare via prima possibile. 

Vi ricordate cosa Trump ha detto  quando gli è stato chiesto quali sono i tuoi limiti globali? Ha risposto: l'unico limite è la mia morale. Ma la moralità di che? Della borghesia al potere, la moralità di questo sistema, quella a cui corrisponde che devi fare la guerra, devi fare più profitti possibili, opprimere in modo sempre più pesante i popoli, sostenere attivamente i genocidi dei popoli. Il fine ultimo del capitale dominante, nel senso di sistema sociale è il profitto, la sua morale è il profitto, ma il profitto porta appunto alla guerra, alla distruzione, alla morte, a un sistema sociale da abbattere.

Nella contraddizione capitale/lavoro vi sono due classi la borghesia, classe dominante in questa società che opprime la maggioranza, la classe del proletariato con al cuore la classe operaia sfruttata che è oggi "assente" in maniera cosciente, nel senso di prendere in mano il proprio destino e organizzarsi per prendere il potere e cambiare con la rivoluzione la società, come è successo già storicamente con i primi tentativi e d esperienze rivoluzionarie del proletariato a partire dalla Comune, e poi con la rivoluzione russa e cinese.  

Ma il proletariato ha bisogno dei suoi strumenti perché la borghesia, come ci diceva il professor Di Marco in una lezione, quando ci parlava di come è nato storicamente il capitale, è una pagina  di un processo immane che fu fatto con la violenza, e, dice Marx, la violenza è la levatrice di ogni forma di nuova società. Il professore ha sottolineato il concetto di levatrice, non genitrice. La violenza non è quella che genera la società nuova, essa nasce dal fatto che già sono mature tutte le condizioni sociali, oggettive e soggettive, affinché questa nuova società nasca. Marx da alcuni critici di allora veniva definito cinico, ma guardate che il cinico non sono io, diceva Marx, il cinismo sta nelle cose. E analizzando la storia si vede come la violenza diventa effettivamente la levatrice di ogni nuova società che si forma. La borghesia l'ha fatta propria e l'ha messa in pratica quando è nata la nuova società dalla società feudale. 

Il Professore ci ha fatto bene entrare in questo excursus storico, ricordiamo la questione dell’Inghilterra attorno al 1500 dove ad un certo punto i padroni delle grandi terre recintano le loro terre, mentre prima erano aperte, i contadini raccoglievano legname, vivevano di questo e di quello, avevano un pezzetto di terra, eccetera. Ad un certo punto si decide che bisognava trasformare questi terreni per esempio in pascolo perché le pecore, come dire, davano più profitto o in allevamento e quindi l'accesso alle terre viene negato ai contadini - questo si vede nel film "Il Giovane Marx" proprio all'inizio, con le immagini dei contadini che stanno raccogliendo legna e arrivano gli squadroni dell'imperatore che si avventano sui contadini poveri massacrandoli.  

La borghesia ha esercitato la violenza per tirare fuori  la nuova società, per affermare la propria società, che è quella borghese, che è quella capitalista basata sul profitto, dove il capitale domina e alla fine, diceva il professore, il profitto è prodotto da un processo collettivo. C'è un processo immane che fu fatto all'inizio con la violenza, dice Marx. Ma la violenza fu come la levatrice di ogni nuova forma di società dalla vecchia società gravida della nuova, cioè nella vecchia vi erano le condizioni sociali per passare alla nuova società. 

Quindi la violenza è la levatrice e non la genitrice, così dicevano gli anarco-sindacalisti quando erano in voga, diciamo fine 800, primi 900. Se non ci sono prima tutte le condizioni, la violenza diventa una cosa barbara, diventa terrore. Non si può, è inutile, usare la violenza individualmente, essa è un fatto collettivo, così come collettivo è stata quella borghese. Ecco perché Marx distingueva tra forza e violenza, dice Marx, la violenza stessa all'inizio era una forza economica, ma in questo modo furono create le condizioni della separazione tra i possessori dei mezzi di produzione e chi poi ne fu espropriato. È solo su questa base che poi il capitalismo comincia a funzionare.

La borghesia utilizza questa violenza, la mette in pratica e afferma il proprio sistema in maniera collettiva. La borghesia è stata un produttore di partito in maniera eccezionale. La borghesia ha creato il partito dei borghesi. I primi partiti sono partiti che si fanno la guerra fra di loro. I primi partiti ai tempi di Marx sono in Inghilterra erano i Torys e i Whigs, cioè i padroni delle campagne e i padroni delle nuove industrie, che si combattono addirittura con una battaglia sui dazi. Perché i padroni, come si sa, i padroni delle industrie volevano che si abbassasse il prezzo del grano, affinché gli operai avessero la possibilità di acquistarlo ad un prezzo più basso, e loro abbassare il salario, perché se tu hai la possibilità di comprare il pane a 50 invece che a 70, io ti posso pagare anche di meno. Ma i Torys che erano i latifondisti avevano invece tutto l'interesse a che il grano importato costasse di più, così vendevano il proprio. Ma il prezzo del grano alto significherebbe anche salari più alti per gli operai, la forza lavoro deve avere la possibilità di riprodursi per essere sfruttata. 

Questa battaglia sui dazi è storica, tant'è che  Marx ci ha scritto diversi articoli, l'ha utilizzata anche dentro il Capitale per spiegare l’agire politico dei primi partiti borghesi. Però quando l'interesse della classe borghese tutta diventa cruciale, cioè quando si sentono in pericolo, si uniscono cercando di comprimere le contraddizioni. Questo oggi è attualissimo, nella crisi la borghesia si deve disciplinare, quindi non possiamo più litigare, visto che c'è qualcuno che utilizza la nostra lite per stare in mezzo, per fare i propri interessi, cioè il proletariato organizzato.

Abbiamo quindi due questioni importanti e discriminanti: la questione della violenza come levatrice della nuova società e la necessità del partito. La risposta che il proletariato deve dare contro questa società fondata sullo sfruttamento e oppressione della minoranza, la borghesia, sulla maggioranza, il proletariato, storicamente determinato, è uguale e contraria, non può essere differente, è una ragione dialettica, così come due facce della stessa medaglia.

Il proletariato ha bisogno di esercitare in modo collettivo e organizzato con il partito del proletariato la violenza, ma la violenza rivoluzionaria perché si tratta di passare ad una società nuova per la stessa esistenza e salvaguardia di tutta l’umanità. Il proletariato quando ha avuto il suo partito è arrivato a un livello di coscienza tale da mettere insieme le migliori energie delle masse e delle avanguardie, ha messo in campo reali esperienze rivoluzionarie avanzando in coscienza e analisi e pratica rivoluzionaria come classe. Oggi si tratta di riprendere e avanzare in questa coscienza, analisi e pratica traendo insegnamento dalle esperienze storiche.

Per tutta questa comprensione stiamo facendo le lezioni sul Capitale come guida per l’azione, la conoscenza, che è certamente il primo passo ma poi si tratta di comprendere che la conoscenza, come ci insegna Marx, deve essere messa al servizio della classe per “aiutare” la classe a comprendere il suo ruolo rivoluzionario storicamente determinato.

II intervento - Siamo partiti dalla merce e di come si scopre in essa una duplicità di valore, valore d’uso e valore di scambio. La merce è la cellula base della società capitalistica, che si presenta come una immane raccolta di merci; è come la cellula di un organismo che dall’uno si divide in due.

La merce nella società capitalistica è una merce scambiabile, ha un valore per l'uso che ne faccio e ha un valore perché la posso scambiare, valore di scambio. Questo fenomeno nella società odierna è difficile da capire subito perché  lo scambio è mediato dal denaro, denaro che oramai è sostituito dalle carte di credito ecc.

Questa parte iniziale del Capitale dice Marx può essere la più difficile perché si tratta di scomporre un corpo, quello sociale, nelle sue singole parti, a partire dalla merce, per analizzare e poi ricomporlo per comprenderlo nella sua interezza; come quando uno scienziato per studiare un insetto parte dalle cellule, quindi vi è, come ci ha detto il Prof Di Marco, un processo di scomposizione e ricomposizione che Marx trasferisce nell’analisi della società capitalistica applicando il metodo dialettico fino in fondo.

Con Marx abbiamo sempre lo sviluppo storico del processo sociale, all'inizio abbiamo lo scambio semplice, l'uomo primitivo, per così dire, riesce a fare una ciotola e la scambia con un arco e viceversa, A=B, B=A. Poi Marx ci fa entrare nelle altre equivalenze e il Prof Di Marco ci ha spiegato come una merce si può scambiare con tante merci e viceversa, tante merci si possono scambiare con una sola merce. Che cosa è successo nello sviluppo storico? Nelle prime società l'oggetto per scambiare fu il bestiame, poi la pelle diventò il mezzo per scambiare le cose… L'umanità ha trovato un mezzo di scambio via via più agevole e semplice in un processo storico lento e lungo fino all’oro, una merce che per le sue qualità in generale era adatta allo scambio, in una piccola quantità di oro vi è molto valore perché vi è contenuto molto lavoro per estrarlo; questa piccola quantità si può parcellizzare, è facile da trasportare. Quindi l'umanità ha trovato una delle merci che ha reso possibile facilitare lo scambio e via via questa merce è stata estromessa dal mondo delle merci, considerata la merce equivalente per eccellenza, la merce denaro. Questa merce diventa denaro, cioè l'oro diventa denaro, che non è la moneta che è un'altra cosa, ma è la concezione di denaro, dice Marx. Il denaro come misura dei valori, mezzo di circolazione delle merci,  rappresentante generale della ricchezza.

Questa cosa sembra semplice, però l'umanità è avanzata storicamente in lunghi processi, ai tempi di Aristotele intorno al 300 A.C., che Marx  studiò definendolo nel Capitale “il grande indagatore della forma di valore”, Aristotele si chiedeva: 5 letti valgono una casa. Ma cosa c'è di uguale in 5 letti e in una casa? Ci doveva essere una sostanza uguale perché si scambino. Non ci arrivò Aristotele e a un certo punto ci rinunciò dicendo sono cose incommensurabili, non si possono misurare. Ma Marx spiega perché Aristotele non è arrivato a dare una risposta all’enigma. La società greca non era basata sull'uguaglianza degli esseri umani e quindi sull'uguaglianza del lavoro come lo intendiamo oggi, ma era una società basata sullo schiavismo cioè il lavoro lo facevano gli schiavi e l'uguaglianza era relativa solo ai greci. Aristotele non aveva oggettivamente gli strumenti nella realtà materiale che viveva per comprendere che ci potesse essere una sostanza che accomunasse  due cose completamente diverse. Com'è che possiamo scambiare una penna d'oro con più penne di plastica? Perché in entrambe è incluso il lavoro umano, lavoro umano astratto. Il Prof. Di Marco nelle successive lezioni ci ha introdotto in questo concetto del lavoro umano astratto, contenuto nelle merci: dispendio di muscoli, nervi e cervello.

Le ultime lezioni hanno iniziato a concentrarsi sul plusvalore e su quella merce  particolare che ha la proprietà di produrre più valore: la merce forza-lavoro. Quando parliamo di lavoratori essa non si vede nell’immediato, non vedi la forza-lavoro come merce, il valore di scambio non lo puoi vedere perché il valore di scambio è un rapporto sociale, cioè è un rapporto fra gli esseri umani che la borghesia nasconde. Il padrone quando assume un operaio lo fa in uno scambio diciamo uguale, si stipula un contratto, l’operaio lo legge, lo firma, in questo scambio vi è un’uguaglianza formale, ma non si vede cosa c’è realmente nella sostanza. L’operaio produce in mezza giornata ciò che gli è servito ad avere il salario necessario per comprarsi il pane, pagare la casa, comprare i vestiti, ecc., ma l’operaio  deve lavorare ancora un’altra mezza giornata con cui il padrone si arricchisce, producendo plusvalore. 

Marx ci aiuta a capire i meccanismi di fondo. Il padrone, come ha detto il Prof.  Di Marco, non è il datore di lavoro come usa dire la borghesia per ingannare ma è il prenditore di forza-lavoro; il padrone compra la forza lavoro e l’operaio “liberamente” vende la sua forza lavoro. Sembra un rapporto ugualitario ma in questo sistema capitalistico non lo è affatto Il Prof. Di Marco ci ha introdotto alla comprensione della costrizione della classe lavoratrice a vendere la propria forza lavoro al padrone, costrizione storicamente determinata.

Dalla scaletta che il Prof. Di Marco ci ha fornito riprendiamo i punti da comprendere e sviluppare.

Il denaro è:

1.         Misura dei valori

2.         Mezzo di circolazione

3.         Rappresentante generale della ricchezza.

Abbiamo due tipi di circolazione:

1.         Vendere per comprare: M – D – M. Il venditore vende una merce, ottiene denaro dal compratore e diventa a sua volta compratore di una merce da un altro venditore e consuma questa merce. Fine del processo.

2.         Comprare per vendere: D – M – D’. Un compratore, quindi possessore di denaro, compra una merce dal venditore, vende questa mere e ottiene più denaro che oltre a essere misura dei valori e mezzo di circolazione; viene qui cercato di per sé stesso come potere sociale universale con cui posso tramutare qualsiasi cose in un’altra

D’ non si può ottenere con la tesaurizzazione perché il tesaurizzatore sottrae denaro alla circolazione e lo immobilizza. Né si può ottenere attraverso una speculazione per cui io compro o vendo una merce al di sopra del suo valore perché lo scambio di ruoli tra venditore e compratore riporterebbe subito attraverso una compensazione le merci al loro valore.

Per trasformare D’ in D’ è necessario che il compratore della merce trovi una merce che abbia la specifica capacità di creare valore e questa merce è la forza lavoro pura e cioè il complesso di capacità fisiche, mentali, eccetera che un essere umano mette in movimento nel momento in cui produce valore d'uso di qualsiasi tipo.

Il valore di questa forza lavoro si misura attraverso il valore dei mezzi di sussistenza che servono per riprodurla, quindi alimenti, abitazione, istruzione, svago, eccetera. Quindi soltanto attraverso il lavoro vivente che dà questa forza lavoro e che quindi è la funzione della forza lavoro, il denaro speso per comprarla può diventare più denaro grazie alla quantità di lavoro non pagato che la forza lavoro può offrire proprio per le sue caratteristiche, per il suo valore d'uso peculiare. 

Quindi è importante sottolineare che ciò che ha valore è la forza lavoro non il lavoro giacchè il lavoro è soltanto la funzione, il valore d'uso che fornisce la forza lavoro. Poiché ciò che viene comprato non è il lavoro ma la forza-lavoro lo scambio tra possessore di denaro e possessore di forza lavoro avviene con uno scambio semplice M – D – M. Esattamente come il possessore di denaro compra mezzi di produzione sufficiente ad attivare la forza lavoro, oltre il tempo in cui essa riproduce i suoi mezzi di sussistenza, per un tempo di lavoro supplementare in cui produce più prodotti di quello che basterebbero a riprodurla come forza lavoro e dunque più valore di quanto la forza lavoro ne possegga, appunto un plusvalore

Il salario viene definito costo del lavoro ma questa definizione contiene una mistificazione perché dentro c’è un tempo di lavoro non pagato. Ciò che viene pagato è il prezzo o valore della forza-lavoro, non il lavoro.

Se un lavoratore vuol lavorare per vivere, deve erogare anche un lavoro che ecceda il tempo di riproduzione, un pluslavoro che crea più valore di quanto la forza lavoro ne possegga, ecco il plusvalore. La costrizione al pluslavoro è frutto di un lungo processo storico che comincia prima dell’epoca capitalistica ma che col passaggio a questa epoca viene reso generale e sociale. Vedi in Inghilterra, dove, attraverso la violenza, i proprietari privati individuali dei mezzi di produzione, (contadini proprietari della piccola azienda agricola e artigiani proprietari della bottega) vengono espropriati dei mezzi di produzione e trasformati in proletari, ossia forza-lavoro libera  in un duplice senso:

1.         libera da mezzi propri produzione e di sussistenza con cui potrebbero autonomamente vivere 

2.         libera di vendere sul mercato la propria forza-lavoro.

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