Volkswagen tratta con l’azienda israeliana Rafael Advanced Defence Systems per un accordo che prevede la conversione della produzione da automobili a sistemi di difesa missilistica nello stabilimento di Osnabrück, in Bassa Sassonia (Germania occidentale). A rivelarlo è il Financial Times attraverso due fonti informate vicine al progetto.

Il sito produttivo tedesco è da tempo in difficoltà produttive. E dovrebbe cessare l’attività il prossimo anno in base al piano di riduzione dei costi di Volkswagen, concordato nel 2024. Per questo, le due aziende, spiega la testata, sarebbero orientate a dar spazio alla produzione di componenti per il sistema di difesa aerea Iron Dome, nota come “cupola di ferro”, del gruppo statale israeliano.

Un progetto per salvare 2.300 posti

Una collaborazione che può rappresentare «l’esempio più eclatante finora di come l’industria

automobilistica tedesca – scrive Ft –, i cui profitti sono crollati per via della crescente concorrenza cinese e della lenta transizione verso i veicoli elettrici, stia cercando partnership» con il settore difesa.

Le aziende punterebbero a mettere in salvo tutti i 2.300 posti di lavoro e produrre sistemi per tutti i governi europei che hanno intrapreso una corsa alle spese militari a partire dal conflitto russo-ucraino del 2022. «Il potenziale è di altissimo livello – dice una delle fonti –. Ma spetta ai lavoratori decidere se vogliono far parte del progetto».

Un’altra fonte sostiene che ci sia il supporto del governo guidato da Friedrich Merz alle spalle. Anche perché ad agosto la Rafael Advanced Defence Systems si è aggiudicata un contratto di 358 milioni di euro per la fornitura di 90 pod di puntamento Litening 5 – sistemi di quinta generazione destinati agli aerei Typhoon tedeschi – all’Aeronautica tedesca.

Cosa produrrebbe lo stabilimento

Volkswagen già opera nel settore difesa: attraverso una joint venture tra la sua controllata Man e il gruppo tedesco Rheinmetall, produce camion militari. Stando ai suoi piani, lo stabilimento di Osnabrück arriverebbe a produrre alcune componenti dell’Iron Dome – che intercetta soprattutto razzi o proiettili di artiglieria e si compone di radar, sistema di gestione e missili intercettori, appunto, dalla gittata di 70 chilometri –, inclusi i camion pesanti che trasportano i missili del sistema, i lanciatori e i generatori di energia elettrica.

Non produrrebbe, invece, i proiettili. Rafael, tra l’altro, prevede la costruzione di un altro impianto specializzato, separato, in Germania, per i missili. L’azienda israeliana già produce missili Spike per l’Europa in Germania tramite una joint-venture con Rheinmetall e Diehl Defence. E ha deciso di investire sul territorio tedesco perché Berlino si è dimostrata una delle principali sostenitrici di Tel Aviv in Europa, afferma un’altra fonte.

L’avvio della produzione può partire entro un anno o 18 mesi, dice una delle fonti. Con una condizione, però. Ovvero che i lavoratori accettino la transizione alla produzione di armi. L’anno scorso Berlino ha ricevuto la prima di tre batterie del sistema di difesa aerea israeliana Arrow 3, prodotto da Israel Aerospace Industries, altra azienda israeliana.