lunedì 23 marzo 2026

pc 23 marzo - Elezioni in Francia - non passa la reazione Le Pen nelle grande città e nelle banlieus - Ma non avanza certo la 'rivoluzione' ma il riformismo borghese e piccolo borghese

Un commento per ragionare da Contropiano

Francia. Le elezioni comunali accentuano la polarizzazione politica e sociale del paese

Domenica il ballottaggio delle comunali in Francia ha dato un verdetto contrastante per le principali forze politiche del Paese.

Secondo il Ministero degli Interni, la partecipazione a questo secondo turno delle elezioni comunali si è attestata al 48,1% alle ore 17.00, più alta rispetto alle elezioni del 2020, ai tempi del Covid. anche se l’affluenza alle urne è rimasta al di sotto dei livelli pre-pandemia.

La Francia in queste elezioni si è differenziata geograficamente e politicamente.

Le grandi città come Parigi, Lione, Marsiglia sono rimaste in mano alla sinistra moderata, con sindaci socialisti ed ecologisti che hanno vinto con margini rassicuranti. La seconda è quella delle banlieues e delle città medie, dove l’elettorato popolare ha scelto due direzioni opposte e inconciliabili: o La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, o il Rassemblement National di Marine Le Pen.

Mélenchon ha conquistato le periferie urbane: le banlieues con alta concentrazione di cittadini di origine africana e nordafricana, i giovani precari, i dipendenti pubblici dei servizi sociali.

Anche in queste elezioni comunali La France Insoumise ha confermato il suo radicamento nei suoi

bastioni storici: Saint-Denis, Roubaix, Vénissieux, Creil, La Courneuve. Si tratta di centri urbani popolari, multietnici, con alti tassi di disoccupazione.

Il Rassemblement National della Le Pen ha invece conquistato i ceti sociali tradizionali delle città medie e piccole, operai, impiegati, abitanti delle periferie non metropolitane, persone spesso marginalizzate, che detestano i musulmani e il multiculturalismo. Il RN ha vinto o avanzato significativamente in decine di città medie.

La polarizzazione politica e sociale appare evidente. I due partiti che rappresentano la Francia profonda si contendono un elettorato basato sui settori popolari, mentre i ceti medio-alti ondeggiano tra i socialisti e i liberali.

I sindaci del Partito Socialista che hanno vinto a Parigi, Lione o Marsiglia hanno tutti tenuto fuori da ogni alleanza il partito di Mélenchon.

Ai primi di marzo, una settimana primo del primo turno delle comunali, il Partito Socialista aveva condannato “senza riserve” quella che ha definito una moltiplicazione di “caricature complottiste e dichiarazioni antisemite intollerabili” da parte di Mélenchon. Il leader della France Insoumise ha risposto denunciando queste come “intollerabili accuse” e una “desolidarizzazione dalla lotta antifascista che riprende gli attacchi dell’estrema destra”.

A pesare nella campagna di demonizzazione di Melenchon e La France Insoumise c’era stata a febbraio la morte di un militante neofascista a Lione negli scontri seguiti all’aggressione dei neofascisti contro una conferenza di France Insoumise. Tra gli antifascisti accusati, alcuni erano legati a Raphaël Arnault, deputato de La France Insoumise nel 2024. Mélenchon era stato tirato in ballo e accusato direttamente.

In questo clima i primi risultati dei ballottaggi tenutisi ieri hanno mostrato che i candidati dell’estrema destra hanno perso a Parigi e in diverse grandi città del sud, tra cui Marsiglia, la seconda città più grande di Francia. Ciononostante, l’esito conferma il Rassemblement National come una forza politica con cui fare i conti a 13 mesi dalle presidenziali.

Uno dei protagonisti più influenti di queste elezioni non era presente sulla scheda elettorale. Si tratta del miliardario Pierre-Édouard Stérin che ha investito molti soldi in operazioni tese a rafforzare la deriva a destra della Francia.

Il Partito Socialista ha conquistato Parigi con il socialista Emmanuel Grégoire che ha sconfitto la rivale di centro-destra Rachida Dati, mantenendo l’amministrazione comunale parigina sotto il controllo del centro-sinistra.

A Marsiglia, il sindaco socialista in carica Benoît Payan è stato rieletto dopo che l’estrema destra aveva sperato di conquistare la seconda città più grande della Francia.

A Lione, invece, il sindaco verde Grégory Doucet l’ha spuntata dopo una campagna elettorale testa a testa contro il suo rivale di centro-destra.

Per la destra il leader del Rassemblement National, Jordan Bardella ha parlato della “più grande avanzata a livello locale del partito” che conferma la sua forza nella città meridionale di Perpignan e conquista nuovi comuni minori.

Ma il Rassemblement National ha perso in molti grandi centri urbani che sperava di conquistare, in particolare Marsiglia, Tolone e Nîmes.

L’eccezione è stata Nizza, dove Éric Ciotti diventa sindaco, consegnando di fatto alla destra il controllo della quinta città più grande della Francia.

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