il governo Meloni, Nordio e il sottosegretario Dal Mastro sono stati finora i grandi protettori degli sbirri vili e massacratori nelle carceri italiane - ci auguriamo che le dimissioni del capimanipolo corrotto e mafioso influisca nel clima delle carceri - soccorso rosso proletario
Non furono incidenti». Ma le lesioni sono ormai prescritte
Il procedimento per violenze nel carcere della città denunciate da alcuni detenuti. L'associazione Antigone: "Sentenza importante"
Otto agenti di Polizia penitenziaria sono stati condannati per falsità ideologica, con pene di 1 anno e 6 mesi (a eccezione di una persona per 1 anno e 8 mesi), nell'ambito di un procedimento per violenze avvenute nel carcere di Ivrea. È quanto rende noto l'Associazione Antigone spiegando che i giudici hanno riconosciuto che «le documentazioni prodotte dagli agenti condannati che riferivano di cadute e incidenti accidentali erano false e servivano in realtà a coprire condotte violente avvenute ai danni di persone detenute nell'istituto penitenziario».
La vicenda
Era il marzo del 2016 quando Antigone aveva ricevuto una lettera di denuncia di alcuni detenuti del carcere di Ivrea in cui raccontavano di aver assistito a un episodio di violenza. Si trattava solo di uno degli episodi che poi avrebbe dato vita a tre procedimenti penali. Dopo le prime indagini per ben due volte il pubblico ministero incaricato presentò richiesta di archiviazione a cui Antigone si oppose. Dopo la seconda richiesta l'associazione presentò istanza di avocazione rivolta al procuratore generale presso la Corte di Appello di Torino, che venne accolta nell'ottobre 2020. Da lì l'impulso alle indagini, fino alle condanne odierne.
La prescrizione
Intanto però per gli autori delle violenze, accusati di lesioni in quanto all'epoca della contestazione non era ancora presente il reato di tortura, è però intervenuta la prescrizione. «Quella di oggi è una sentenza importante perché conferma ciò che avevamo denunciato, ovvero che nel carcere di Ivrea erano avvenute violenze contro alcune persone detenute - spiega Simona Filippi, avvocato e responsabile del contenzioso di Antigone. In più arriva al termine di una vicenda processuale molto lunga, partita nel 2016 con un esposto di Antigone e portata avanti in collaborazione con il Garante comunale delle persone detenute di Ivrea e con l'avvocata Benedetta Perego in rappresentanza di alcune vittime».
«Il procedimento era uno di quelli che, in quel periodo, diede forte spinta alla campagna di Antigone per l'introduzione del reato di tortura nel codice penale», dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. «La sentenza di oggi ci dice che violenza ci fu e ci fu un tentativo di coprirla. Come in altri casi il ruolo di Antigone è della società civile è stato fondamentale per l'emersione di questi casi e nel fare in modo che la cosa non finisse senza che la verità processuale fosse accertata. Ci sono voluti lunghi dieci anni, faticosi per le vittime e anche per noi. Ma la determinazione paga. E in qualche modo la giustizia arriva».
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