Da Corriere.it
BERLINO - «Come società dovremo lavorare di più». Se lo dice il leader socialdemocratico e vicecancelliere tedesco Lars Klingbeil, vuol dire che anche la sinistra in Germania dice quel che da tempo dice la destra.
L’agenda delle riforme, che Merz promette dall’autunno scorso, è stata finalmente presentata da Klingbeil. Completa — o dovrebbe farlo — il grande piano di investimenti pubblici da mille miliardi, la metà dei quali in difesa.
Si riformerà lo Stato sociale. Klingbeil si dice fiducioso: «Le persone nel nostro Paese sono pronte a fare sacrifici e ad accettare cambiamenti».
Nella giungla delle proposte presentate si possono trovare alcune linee guida:
al centro c’è, molto socialdemocraticamente, il lavoro:
• Incentivare il lavoro, detassando gli straordinari o spingendo per orari più lunghi e meno part time, di fronte però a una buona retribuzione. E inoltre disincentivare le pensioni anticipate, a cui ricorre attualmente il 60% dei tedeschi; legare la pensione agli anni di contributi; e varare una serie di microcorrettivi.
Ma l’idea di dire ai tedeschi di lavorare di più, o di accusarli di essersi adagiati o peggio impigriti, insomma criticandoli, non genera per forza consenso.
Merz l’ha detto molte volte, scontentando tutti: e di certo non è risalito nei sondaggi. Klingbeil la sua idea centrale l’ha formulata così: per troppo tempo la SPD «ha protetto un sistema che premia chi non lavora».
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