venerdì 16 gennaio 2026

pc 16 gennaio - No alla repressione, ai decreti di polizia, al moderno fascismo! Tutti liberi Via il governo Meloni, nuova resistenza!


Il governo sta portando avanti attraverso magistratura e polizia una gigantesca campagna di repressione delle lotte sociali, dei movimenti di solidarietà con la Palestina, dei movimenti studenteschi contro il riarmo e la scuola di classe, dei lavoratori che scendono in piazza e di ogni forma di opposizione e di ribellione che si sviluppi in questo paese.

Partiamo dagli interventi più gravi, dallo sgombero del centro sociale a Askatasuna. Un centro sociale da anni impegnato nella lotta contro la TAV che, ad esempio, nell’ultima festa dell'Alta felicità in Valsusa ha raccolto 60 mila persone e che nel quartiere dove ha la sede sostiene tutte le persone più deboli, tutti coloro che hanno dei bisogni; tanto da farne un referente per i settori più poveri e non solo di questa zona.

Questo sgombero che fa seguito a quello molto conclamato di un centro sociale come Leoncavallo storicamente importante per la città di Milano, si sta trasformando ora in un ondata di arresti, denunce, molte misure cautelari di ogni tipo che colpiscono soprattutto i giovani, gli studenti, i minorenni.

L'ultima clamorosa operazione è quella di 8 misure cautelari di giovani tra i 15-20 anni, con 5 minorenni arrestati, due in carcere e tre collocati in comunità, accusati di scontri avvenuti nel corso di manifestazioni molto grandi come quella dello sciopero generale del 3 ottobre, il più grande sciopero generale che ci sia stato in realtà in questo paese in quest'anno, uno sciopero in difesa della Flotilla, per Gaza e che nella città di Torino aveva portato in piazza 100.000 persone. Ma finito lo sciopero, finita l'ondata grande del movimento per la Palestina, che naturalmente continua, si è scatenata una repressione contro gruppi consistenti di manifestanti, colpendo in particolare i giovanissimi.

Tutte operazioni repressive che vengono fatte, utilizzando i decreti di sicurezza forcaioli, liberticidi, da Stato di Polizia e di stampo moderno fascista che sono stati approvati in Parlamento qualche mese fa.

A questo si aggiungono le migliaia di denunce, multe, per migliaia di euro nei confronti di attivisti in tutta Italia che hanno manifestato al sostegno alla Palestina, da Torino a Massa Carrara, passando per Bologna, Taranto, Bergamo, Treviso e Catania; ma sicuramente non c'è città di questo paese che non abbia manifestato per la Palestina che non vede ora il carico di una rappresaglia vera e propria fatta di multe e di altre forme di repressione.

Chiaramente il movimento a Torino si prepara a dare grandi risposte a questo. L'Assemblea studentesca di Torino che riunisce la maggior parte degli studenti dichiara che più di 100.000 torinesi sono scesi in piazza e in città blindata per chiedere la fine della complicità italiana nel genocidio a Gaza: “fuori i signori della guerra dalla nostra città, fuori l'industria bellica che ha da Torino, non saremo la città produttiva per la vostra guerra”.

Quindi è del tutto evidente che l'indicazione che viene da Torino sono due: che a questa repressione bisogna opporre una grande mobilitazione di tutte le realtà che ne sono colpite e di tutte le realtà che condividono le ragioni della lotta per cui sono scesi in piazza 100.000 persone; che il problema delle multe non può essere visto, a fronte delle dimensioni nazionali gigantesche di questo attacco repressivo, come problema da affidare ognuno al proprio avvocato, a gruppi o a singoli, ma di considerare questo una grande questione nazionale, una grande repressione che ha lo scopo soprattutto di impedire alle persone di tornare in piazza e in particolare è particolarmente odiosa verso i giovanissimi che vedono arrivare multe a casa con tutta la preoccupazione delle famiglie che si traduce in uno sforzo di molti di essi di dire ai propri figli di non manifestare o di cercare soluzioni individuali che sono sostanzialmente di accettazione di questa ondata di repressione.

Ma questo non è nulla rispetto alle operazioni e alle montature giudiziarie in corso nei confronti dei palestinesi e dei rappresentanti del movimento palestinese.

La più duratura è quella che colpisce i prigionieri politici appartenenti alla resistenza palestinese processati nel nostro paese.

Il processo all'Aquila, contro Anan, Mansour e Alì, che dovrebbe avere la sua sentenza nella giornata

di oggi. In esso si pretende, sulla base di alle carte offerte dallo stato sionista, dal regime israeliano, dai suoi servizi segreti, di condannare appartenenti al movimento di resistenza palestinesi che non hanno commesso alcun reato nel nostro paese. Giustamente l’avvocata Ricci appartenente a “iostoconlaPalestina” di Taranto”, parla di “israelizzazione dei tribunali”.

Questa tendenza è ancora più clamorosa nei confronti del procedimento che colpisce Hannoun, presidente dell’API e altri esponenti del movimento palestinese in Italia, per la loro attività di solidarietà umanitaria, politica verso la Palestina, verso le organizzazioni della resistenza nel quadro della campagna di aiuti umanitari che è stata in tutte le maniere combattuta, repressa, dallo Stato sionista di Israele.

Ma la repressione colpisce anche i lavoratori, i blocchi stradali, colpisce le lotte sociali che fuoriescono dai limiti dell'ordinario e sono quasi sempre oggetto di divieti, tentativi di impedire con tutte le forme che i proletari, le masse popolari scendano in piazza.

Ed è stato un carico costante di questa repressione verso lavoratori in lotta, occupanti di case, organizzazioni sociali che organizzano queste lotte, l'odiosa misura nei confronti dei sindacati di base e dello stesso sindacato confederale per gli scioperi generali fatti.

Si tratta di una campagna di repressione senza precedenti che quasi corrisponde come dimensioni, come clamore e come peso alla repressione degli anni 70 contro l'intero movimento di ribellione operaia e studentesca del ‘68, dell'autunno caldo e degli anni a seguire.

Questa gigantesca repressione deve essere fermata e deve essere contrastata con la mobilitazione operaia, proletaria e studentesca, democratica e antigovernativa, antirazzista, antifascista, solidale con la Palestina, contro la guerra, in maniera unitaria e compatta. Per questo avrebbe senso la costruzione di una Rete nazionale, per un fronte unito contro la repressione, contro lo stato di polizia, contro il moderno fascismo, contro l’azione che fa questo governo non nel risolvere i problemi sociali e politici che originano queste mobilitazioni, non nello schierarsi dalla parte del popolo palestinese, ma nell’essere complice del genocidio, nel ridurre tutto a violenza poliziesca, repressione, a sempre nuovi e più questurini decreti sicurezza anti costituzionali.

A ragion d’essere una linea unitaria proprio perché ogni singolo fatto appartiene al piano generale, all'azione generale di padroni, governo, polizia e magistratura, anche se nel campo della magistratura, nel campo degli avvocati e degli operatori di diritto ci sono diverse iniziative per mettere in discussione i decreti repressivi e per assumere la difesa attiva delle realtà di lotta che vengono colpite.

Quindi, lottare contro la repressione in forma collettiva, respingere ogni divisione tra buoni e cattivi all'interno del movimento di opposizione. Opporre un fronte unito su ogni singolo episodio della repressione e in generale, respingendo la logica per cui contro la repressione verso uno specifico gruppo o una specifica realtà, si muova la sola la realtà, che a volte considera come “sua proprietà” la stessa mobilitazione. Nello stesso tempo respingere la logica della risposta individuale, della risposta solamente legale - anche se su questo il ruolo degli avvocati, dei giuristi democratici è fondamentale.

Contrastare nell'opinione pubblica la campagna sfrenata che il governo, attraverso Telemeloni, i suoi giornali, fa per criminalizzare tutte queste forme di repressione, ridurle a un atto di “violenza”, incitando allo schieramento con lo Stato, con la polizia.

Questa onda lunga della repressione è cominciata da primo giorno di questo governo e dal primo giorno l'abbiamo chiamata di stampo fascista. Si tratta di un governo che su questo fonda una buona parte della sua natura. Ma su questo abbiamo trovato una tiepidezza nell'assumere questa categoria di “moderno fascismo” da parte anche di settori di sinistra e di estrema sinistra che pure si oppongono alla repressione ma non comprendono che essa oggi è dentro una trasformazione fascista dello Stato, dentro l'edificazione di un regime che fa della repressione l'elemento centrale e che sacralizza e trasforma in squadrismo fascista l'azione della polizia, fascistizzando gli organi dello Stato e trasformando il tutto in una forma di dittatura.

Questo pone la necessità della comprensione che la lotta alla repressione è parte della lotta generale contro questo governo, all'interno di una strategia e tattica di Nuova Resistenza che ha come obiettivo quello di rovesciare questo governo, di rovesciare ogni governo dei padroni, a partire dalla massima opposizione e resistenza a tutti i livelli, legali di massa, e di azioni anche esemplari nelle realtà di territorio, nei posti di lavoro. Qui occorre creare le condizioni per un nuovo sciopero generale che metta al centro la lotta contro la repressione delle lotte e dei diritti dei lavoratori.

Nel nostro paese gli scioperi generali per difendere la libertà, la democrazia, per difendere le conquiste dei lavoratori e i diritti democratici e le libertà hanno una grande tradizione nel movimento operaio e comunista, nel movimento progressista, nel movimento democratico e, anche se oggi le condizioni sono molto differenti, l'unica possibilità che c'è per fermare la marcia repressiva è quella di riprendere le lezioni, la storia, le forme di mobilitazione, le forme di organizzazione che hanno caratterizzato le grandi stagioni della lotta in questo paese.

Va messo in rilievo che lo scopo evidente di tutto ciò è imporre la dittatura dei padroni, la dittatura dei signori della guerra e del petrolio, la dittatura delle banche, della grande finanza, la dittatura della borghesia imperialista italiana e dei suoi settori alleati, dittatura che è dentro la visione internazionale e che ha il suo cuore nell'imperialismo americano, nella presidenza Trump, che via via si estende all'interno e all'esterno di tutti i paesi del mondo, avendo come bersaglio fondamentale le masse proletarie, immigrati di tutti i paesi del mondo.

Sotto il mirino sono sempre di più anche i giovani, i giovanissimi delle secondi generazioni immigrate che si trovano nel nostro paese, vittime di due, tre oppressioni: l'oppressione sociale, l'oppressione razziale, l'oppressione della loro possibilità di unirsi e lottare.

Noi dobbiamo combattere questa repressione con tutte le forme necessarie, a partire chiaramente dalla giornata di oggi che vede a l'Aquila e a Genova due snodi principali dei processi contro il movimento palestinese e la resistenza. Processi che dimostrano in maniera plateale che, mentre i criminali responsabili del genocidio/deportazione del popolo palestinese, condannati anche dalla Corte di giustizia Internazionale per crimini contro l'umanità e bene non vengono processati, si processa e si condanna tutto il movimento palestinese di solidarietà che si sviluppa in Italia e nel mondo.

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