venerdì 16 gennaio 2026

pc 16 gennaio - FOTO, VIDEO, STAMPA DA GENOVA DEL PRESIDIO AL TRIBUNALE 2

Le voci dal presidio

Tra gli interventi più duri quello di Jehad Harar, palestinese presente alla manifestazione: “Hannoun e gli altri erano lì con i bambini, hanno sempre aiutato. I terroristi sono loro, non noi. Aiutano tutti, non solo palestinesi, anche siriani, palestinesi in Siria, in Libano, in Giordania: solo loro c’erano, non Meloni, né Netanyahu, né Abu Mazen. Ci sono migliaia di foto di loro. Noi vogliamo free Palestine, tutti liberi, Palestina libera”.

Ha preso la parola anche Elio, del centro sociale milanese Vittoria: “È giusto essere qua. Si apre un processo a persone indagate per anni e ogni volta non si arriva a nulla perché non c’è nulla. I dati arrivano da informative dell’Idf, che sono persone che torturano. Loro hanno dedicato la loro vita al popolo palestinese”. Secondo Elio, l’accusa di aver trasferito soldi ad Hamas “fa parte della vacuità dell’impianto accusatorio”: “Se vengono tolti i conti correnti, loro raccoglievano soldi nelle moschee. Moltissimi di noi hanno foto di bambini di Gaza per gli aiuti. Qui esiste un’inversione dell’onere della prova. Abbiamo un ministro dell’Interno che in un’informativa al Parlamento italiano dice che Hannoun e gli altri sono terroristi il giorno prima dell’udienza del Riesame”.

Per l’attivista milanese, “è un processo politico che mette sotto accusa la solidarietà”: “Queste sono persone che hanno dedicato la propria vita alla solidarietà. Erano in corteo con noi, le loro famiglie sono qui: siamo una famiglia che sostiene la Palestina. Loro, con la schiena dritta e a testa alta, hanno sempre rivendicato il popolo palestinese e la sua resistenza”.

Hannoun: presidio in tribunale contro il carcere
https://www.genovatoday.it/video/hannoun-presidio-tribunale-contro-carcere.html
© GenovaToday



Alcune decine di persone in solidarietà con l'attivista accusato di avere finanziato indirettamente il terrorismo e che è stato trasferito in carcere a Terni. Al sit-in anche i familiari di Hannoun

di a.b.,g.m.

16 Gennaio 202611:08

Genova.  Il caso dei presunti finanziamenti solidali ad Hamas è oggi all’ordine del giorno al tribunale del Riesame di Genova, dove è in corso da questa mattina l’udienza sull’istanza di scarcerazione presentata dagli avvocati degli arrestati. Il 27 dicembre scorso erano finiti in manette in nove, accusati di associazione con finalità di terrorismo, anche solo sette sono stati raggiunti dalle misure: uno sarebbe a Gaza e uno in Turchia.

Tra gli arrestati Mohammad Hannoun, 63 anni, indicato dagli inquirenti come il vertice di una cellula  dell’organizzazione islamista in Italia. Dopo alcuni giorni in carcere a Marassi, è stato trasferito in una struttura di massima sicurezza – necessaria viste le accuse di terrorismo – a Terni.

legali della difesa, che nei giorni con una nota congiunta hanno definito inutilizzabili i materiali forniti dall’intelligence israeliana e su cui è basata gran parte dell’inchiesta, hanno impugnato le ordinanze di arresto. L’udienza si sta svolgendo a porte chiuse con l’audizione della procura, degli avvocati dei singoli arrestati, e alla presenza in videocollegamento di alcuni assistiti. Ancora non è chiaro se la decisione del Riesame arriverà entro la giornata o se, più probabilmente, arriverà lunedì, ultimo giorno utile per i termini di legge. I giudici potrebbero anche decidere la scarcerazione per alcuni degli arrestati e non per tutti.

Le contestazioni alle tesi della procura riguarderanno innanzitutto l’utilizzabilità delle prove, che per la maggior parte sono state raccolte e fornite da Israele. Una questione giuridica che, per caratteristiche dell’inchiesta e contesto internazionale, ha aspetti inediti per l’ordinamento italiano sebbene in un caso analogo, sempre contro Hannoun, nel 2010 la stessa procura abbia ritenuto di non poter usare il materiale collezionato da Tel Aviv in zona di guerra. Altre obiezioni riguardano l’applicabilità del 270 bis del codice penale, che punisce le associazioni terroristiche, e l’utilizzo delle intercettazioni.tutte le foto


Presidio per Hannoun davanti al tribunale di Genova

Durante l’udienza la procura di Genova, titolare dell’inchiesta, ha prodotto un documento – sempre arrivato da autorità israeliane , tradotto in italiano – con cui in sostanza verrebbe autorizzata la delega all’intelligence di Tel Aviv a trasmettere il materiale di indagini agli investigatori italiani, con un riferimento a una legge del 2003 che consentirebbe questo tipo di cooperazione.

Davanti al tribunale di Genova presidio per Hannoun

Questa mattina, alcune decine di persone hanno sfidato la pioggia e si sono date appuntamento davanti al tribunale di Genova per manifestare supporto e solidarietà a Mohammad Hannoun e agli altri arrestati nella maxi inchiesta. Nei giorni scorsi, quando Hannoun si trovava ancora in carcere a Marassi, si era svolta una manifestazione per chiederne la libertà davanti allo stesso penitenziario genovese.

Davanti al tribunale anche il figlio di Hannoun, Mahmoud, che ha retto uno degli striscioni che invocano la libertà per il presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia, insieme alla sorella. Anche gli stretti familiari di Hannoun sono indagati a piede libero nell’ambito della stessa inchiesta.

A parlare davanti al tribunale è Karim Hamarneh, presidente dell’Associazione Culturale Liguria Palestina: “É dal 2003 che sono in contatto con questo palestinese, attivista, che ha fatto sempre raccolta fondi per la sua gente – dice  – purtroppo è sempre nell’occhio del ciclone anche se non c’è certezza di una sua collaborazione con Hamas”. Hannoun era già stato oggetto di un’indagine per presunti finanziamenti al terrorismo una decina di anni fa ma tutto finì nel nulla, in parte per le stesse motivazioni che oggi portano i suoi legali a chiederne la scarcerazione e ha insistere sulla sua innocenza.

Ho parlato diverse volte con lui, non abbiamo mai avuto la sensazione che lui collaborasse con Hamas – ha aggiunto Hamarneh, che ha anche commentato anche le parole del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Due giorni fa, in un’informativa alla Camera, ha definito senza mezzi termini Hannoun il capo di Hamas in Italia. “Non si può adesso sparare delle cose come ha fatto il ministro dell’Interno – conclude Harmaneh – non si può avere un’istituzione così grande, il massimo dell’istituzione italiana, di partenza contro questa persona, e contro il suo gruppo, senza nemmeno parlare della disperazione e della continuazione del genocidio in Palestina”.



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