I procedimenti giudiziari contro chi soccorre e aiuta i migranti: il report

Il rapporto è basato sulle ricerche condotte nel 2025 da Platform for international cooperation on undocumented migrants (Picum) insieme ai partner Fondazione Ismu, Oxfam Italia, Groupe d’information et de soutien des immigré·es (Gisti), Greek Council for Refugees, Hungarian Helsinki Committee (Hhc) e Ocalenie Foundation.
“È una realtà piuttosto distopica che nell’Europa di oggi si possa affrontare un processo, multe e persino il carcere semplicemente per aver aiutato altre persone in difficoltà. Ma non dimentichiamo che la
criminalizzazione della solidarietà è la naturale conseguenza di politiche che puniscono innanzitutto la migrazione e i migranti”, ha spiegato Silvia Carta, advocacy officer di Picum e autrice dello studio.Numeri che confermano un trend che va avanti da anni: almeno 142 persone sono state “criminalizzate” nel 2024 in Ue; 117 nel 2023, oltre 102 nel 2022 e più di 89 tra gennaio 2021 e marzo 2022. Procedimenti che in media sono durati più di tre anni e spesso finiti in nulla. Nel 2025, 41 processi su 110 si sono conclusi con 38 tra assoluzioni o accuse per le quali i togati hanno ritenuto di non procedere. Solo in tre sono stati condannati con pena sospesa.
Il rapporto ha rilevato anche che almeno undici organizzazioni della società civile sono state oggetto di multe e sanzioni amministrative. “Attraverso la criminalizzazione della solidarietà – ha detto Guia Gilardoni, ricercatrice senior di Ismu e coordinatrice del progetto – misure straordinarie che sospendono diritti fondamentali diventano gradualmente normalizzate, rivelando un cambiamento progressivo in cui i diritti umani non sono più intesi come universali ma come privilegi per solo una parte della popolazione. I migranti senza documenti vengono descritti come ‘illegali’ pur non avendo commesso alcun reato, e coloro che li assistono vengono criminalizzati per atti di solidarietà che entrano in conflitto con una logica securitaria. Punire l’assistenza umanitaria preserva così uno stato di eccezione permanente in cui il diritto internazionale può essere regolarmente sospeso: un’evoluzione che contribuisce alla preoccupante erosione dello spazio civico in tutta Europa”
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