La solidarietà con il popolo palestinese si misura su una sola domanda: la nostra azione cambia qualcosa per chi resiste sotto le bombe? Cambia qualcosa nei rapporti di forza reali tra chi sostiene il genocidio e chi lo subisce?
È con questo metro che dobbiamo valutare ogni forma di lotta — e possiamo dirlo con convinzione — a partire da quelle che portiamo avanti in Italia.
Dobbiamo essere onesti con noi stessi: finché la nostra energia collettiva non si traduce in costi reali per i complici del genocidio sul territorio italiano, stiamo facendo politica simbolica. Dignitosa, necessaria forse, ma pur sempre simbolica.
Il nostro obiettivo non può essere presentare petizioni alla Meloni o affidarci alla buona volontà di chi ci governa. Il nostro obiettivo deve essere quello di ribaltare i rapporti di forza fino al punto in cui sostenere il sionismo diventa politicamente, economicamente e socialmente insostenibile per chi lo fa.

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