ancora una volta la posizione contraria dei sindacati si limita a chiedere che la Meloni entri in campo
ma La Meloni è già in campo
forlì info stampa
Il tavolo di confronto istituzionale, riunitosi lunedì a Roma al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha purtroppo confermato le peggiori previsioni per il territorio
Una scure pesantissima si abbatte sullo stabilimento Electrolux di Forlì, squarciando il velo di incertezza che da mesi avvolgeva il futuro del polo industriale romagnolo. Il tavolo di confronto istituzionale, riunitosi lunedì a Roma al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha purtroppo confermato le peggiori previsioni per il territorio, delineando un quadro occupazionale a tinte fosche. Delle oltre 1.700 eccedenze complessive annunciate dalla multinazionale svedese sull’intero territorio nazionale, una quota drammaticamente proporzionata colpirà proprio il sito di viale Bologna, dove i destini lavorativi di oltre quattrocento persone si trovano ora sospesi a un filo sottilissimo.
“Nel corso dell’incontro sono state illustrate nuove slide stabilimento per stabilimento che confermano un quadro ancora più grave di quanto emerso nei giorni scorsi - rendono noto Cgil, Cisl e Uil -. Per Forlì vengono indicati oltre 240 tagli tra gli operai di produzione, numeri ai quali si aggiungono i circa cento lavoratori a termine e una quota di impiegati e staff che complessivamente per il sito forlivese porta quindi ampiamente a superare le 400 persone coinvolte”
Nel corso del confronto tutte le istituzioni intervenute hanno espresso “una netta contrarietà al piano presentato dall’azienda”. È stato ribadito con forza un concetto molto chiaro: “quello illustrato da Electrolux non è un piano di ristrutturazione industriale, ma un vero e proprio piano di smantellamento della presenza produttiva del gruppo in Italia. Come organizzazioni sindacali condividiamo pienamente questa valutazione".
"Non siamo di fronte ad una riorganizzazione finalizzata al rilancio, agli investimenti o all’innovazione - viene sottolineato -. Siamo davanti ad una riduzione drastica di produzioni, occupazione e prospettive industriali, che rischia di compromettere il futuro degli stabilimenti italiani e dell’intera filiera. Per questo abbiamo chiesto con forza il ritiro del piano presentato dall’azienda e l’apertura immediata di un vero confronto industriale che abbia al centro investimenti, produzioni, innovazione, sostenibilità e tutela dell’occupazione”.
La mobilitazione
Contestualmente al confronto al Ministero si è svolto il presidio delle lavoratrici e dei lavoratori davanti al ministero delle Imprese e del Made in Italy, al quale ha partecipato una folta delegazione proveniente dallo stabilimento di Forlì, insieme alle organizzazioni sindacali territoriali e confederali. La mobilitazione è proseguita anche sul territorio forlivese: da domenica sera e per tutta la giornata di lunedì è stato attuato lo sciopero con presidio permanente ai cancelli dello stabilimento Electrolux di viale Bologna, con una importante partecipazione dei lavoratori.
Programmato un nuovo incontro
Al termine del confronto il ministro Urso ha aggiornato l’incontro al 15 giugno alle 15, con una richiesta chiara e corale: “il ritiro del piano industriale e l’apertura della trattativa”.“.
“Non negoziamo con la pistola alla testa”, ha commentato il segretario generale della Fiom Cgil Michele De Palma. Per poi rivendicare al termine del vertice: “L’attuale piano evidentemente porterà alla cessazione della produzione nel nostro Paese perché attiva da subito un dimezzamento della capacità produttiva in Italia attraverso il trasferimento dei prodotti e con il rischio di un ulteriore peggioramento della situazione. Non accetteremo mai un piano che determinerebbe la fine dell’elettrodomestico nel nostro Paese. Lo stato di agitazione e le mobilitazioni dei lavoratori continueranno fino al 15 giugno”.
Se Urso e il governo si dicono contrari, dai sindacati però c’è scarsa fiducia nell’azione del governo: “Noi siamo stati sinceri, gli altri che hanno detto di no al piano vedremo cosa faranno“, ha attaccato Rocco Palombella, segretario generale Uilm. Per poi attaccare: “Urso? Da lui ho percepito un atteggiamento da Ponzio Pilato, più che un ministro determinato”. Anche De Palma attacca: “Electrolux oggi avrebbe dovuto dire al ministro Urso che avrebbe ritirato il piano, invece non l’ha fatto. Per questo credo che se entro il 15 giugno questo non accadrà, dovrà essere Giorgia Meloni a entrare in campo, deve chiamare l’amministratore delegato. Questo è un piano contro la produzione in Italia”.
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