mercoledì 19 gennaio 2011
pc quotidiano 19 gennaio - Paderno Dugnano..sempre più una strage
CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA, LA TERZA, SARA’ L’ULTIMA?
Salvatore Catalano, 55 anni, si è spento nel reparto Rianimazione e
Grandi Ustionati dell’Ospedale Niguarda di Milano. Salvatore è il terzo
operaio che muore a causa dello scoppio alla Eureco di Paderno Dugnano
del 4 novembre 2010. E ancora siamo in ansia per la sorte di Leonard
Shehu, 37 anni, anche lui in condizioni in “stabili, ma disperate”,
come cita il comunicato dell’equipe del Niguarda. Il giorno dopo lo
scoppio tanta era l’ansia e tante erano le speranze che l’Eureco non
fosse una nuova Thyssen, ma dopo due mesi e 15 giorni abbiamo tre nomi
Sergio Scapolan – 63 anni -, Harun Zekiri – 44 anni -, e Salvatore
Catalano, che ci dicono che la realtà è un’altra cosa. La realtà è il
disprezzo della vita operaia da parte un sistema, fondato sul profitto
padronale, che ritiene “fisiologico” e “compatibile” uno-due-sette
lavoratori che bruciano, che cadono, o che vengono schiacciati dal peso
del loro profitto. La realtà è un sistema di partiti che, come ha detto
Tremonti, ritiene “la 626 un lusso che (questo sistema,ndr) non può
permettersi”. Una tesi che possiamo leggere nelle dichiarazioni del
Sindaco di Paderno, Marco Alparone, subito dopo la notizia della morte
di Salvatore Catalano, che ha detto: “è una tragedia che si perpetua”,
appunto come diciamo noi una necessità di questo sistema. Nel resto
delle sue parole, Alparone, mostra anche l’ipocrisia e la falsità che
permea questi “signori”, infatti dice: “siamo stati vicini a Salvatore
con un sentimento che nasceva più dal cuore che dalla ragione, ma il
buon Dio se l’è preso dopo un lunghissimo calvario. Adesso il mio primo
pensiero è quello di far sentire ai familiari l’affetto della città”.
Esatto “ragionevolmente” anche la sorte di Salvatore era già stata
prevista; e senza citare potenze divine, Salvatore non se l’è preso Dio
ma ci è stato rubato da questo sistema; così come la “vostra vicinanza”
ai familiari l’abbiamo già vista quando avete indetto un Consiglio
straordinario per discutere dell’Eureco, liquidando il tutto in 15
minuti, o come nel “cercare di coronare il sogno il sogno di una vita”,
quello di Salvatore e della sua compagna, Antonello Riunno, cioè di
sposarsi dopo una lunga convivenza, consapevoli (voi si intende Sindaco
Alparone)che le leggi di questo Stato negano il diritto alla
convivenza, che per i famigliari dei lavoratori si traduce in negazione
di ricevere i risarcimenti (che di certo non gli ridanno l’affetto dei
propri cari, ma sempre un diritto e una giustizia negata sono). Ma non
vogliamo soltanto denunciare questo schifo, non vogliamo continuare ad
asciugare le nostre lacrime, non vogliamo continuare a contenere il
nostro dolore-la nostra rabbia per questi nostri fratelli assassinati
dal vostro profitto, NO cari signori vogliamo giustizia: la stessa che
chiedono i tanti, troppi, lavoratori che quotidianamente, 4 al giorno,
muoiono sui luoghi di lavoro; i loro cari, i loro compagni di lavoro.
Come andare avanti c’è l’hanno indicato gli studenti che si sono
mobilitati contro la Riforma Gelmini. L’equazione è la stessa : AI
GIOVANI RUBANO IL FUTURO – AI LAVORATORI RUBANO LA VITA. E per i
giovani per cambiare veramente, per riprendersi il futuro significa
andare allo scontro diretto con questo governo, assediando le sedi
istituzionali dove si blindano con la complicità della cosiddetta
opposizione, come hanno mostrato il 14 dicembre; e per i lavoratori
riprendersi le loro vite, per avere giustizia non ci sono altre
alternative. Per questo dopo l’iniziativa del 4 dicembre che la Rete ha
fatto a Paderno, facciamo appello a tutte le realtà che erano presenti,
ma anche a quelle che non c’erano, a costruire nuove iniziative a
Paderno, ma anche collegandosi con le altre, a livello nazionale, già
indette, come quella di Torino in occasione della sentanza per il
Processo Thyssen.
“PER QUANTO VI SENTITE – CI SENTIAMO – ASSOLTI SIETE
– SIAMO – LO STESSI COINVOLTI”.
Milano 19-01-2011
Gaglio Giuseppe
Rete
nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro Nodo Milano/Bergamo
pc quotidiano 19 gennaio --il referendum nel giudizio di un operaio comunsita della fiat mirafiori
Compagni, sappiamo come è andato il referendum a Mirafiori, che con il solo
54% si è aggiudicato l’accordo, nonostante la massiccia partecipazione di
impiegati/quadri e capi, corsi in massa ubbidendo al volere dell’azienda per
votare e consegnare alle OO.SS. firmatarie, il futuro modello padronale che va
a devastare tutto il mondo del lavoro.
Con queste nuove regole, spariscono i diritti collettivi, lo statuto dei
lavoratori, si irride al diritto costituzionale di sciopero, si riducono le
pause, il diritto e la privacy in caso di assenza per malattia e il diritto dei
lavoratori di eleggere i delegati.
Gli operai non sono stati messi in condizioni di votare liberamente (o
accettate o chiudiamo, cioè o diventate schiavi o disoccupati ) ad un
referendum che possiamo considerare illegittimo, per i suoi contenuti.
Lo spettacolo offerto dai vari politicanti in questi giorni è stato penoso. La
loro pressione sui lavoratori FIAT ha dato l’ennesima prova della loro
principale missione/occupazione: il meretricio per favorire il profitto del
padrone. In cambio, l’azienda, concede spazi, sponsorizza i candidati sindaci
presenti come la minestra riscaldata, aiuta i ministri di questo governo
fascista ad eliminare all’interno delle officine, le ultime roccaforti
sindacali più sensibili che danno voce agli operai.
Si, perché uno spazio particolare sarà concesso ai delegati firmatari, quelli
che modificando il loro ruolo, diventeranno i futuri controllori. L’hanno
dimostrato la notte dello spoglio, quando un membro della commissione
elettorale, sindacalista della Fismic, scavalcando l’imparzialità del ruolo che
occupava in quel momento, ha esultato inopportunamente quando il “sì” ha
raggiunto la maggioranza, scatenando la legittima rabbia di tutti i compagni
della Fiom presenti.
Tutto questo in nome della modernizzazione, dell’innovazione e della
competizione liberista che calpesta i diritti fondamentali senza possibilità
di replica.
Nonostante le pressioni dei media, l’assenza di una direzione politica e la
minaccia incombente sul loro futuro, l’alta percentuale degli operai
dissenzienti ha dimostrato la vitalità, il coraggio e la dignità della classe
operaia. Noi comunisti sappiamo che lavoro e libertà devono procedere
insieme.
Tuttavia pongo una domanda che vuole essere anche uno stimolo ad agire: che
mondo stiamo lasciando in eredità ai nostri figli?
Saluti Comunisti - Angelo
pc quotidiano 19 gennaio - PROCESSO THYSSENKRUPP: UDIENZA DEL 19 GENNAIO
La seduta odierna, che si apre alle ore 9:30, prevede gli interventi di tutte le parti civili che devono ancora fare le proprie richieste di risarcimento danni.
Il primo ad intervenire è l'avvocato Sergio Bonetto, a nome della parte di sua competenza dei 48 lavoratori Thyssenkrupp costituitisi parte civile per aver rischiato la vita lavorando in condizioni di tale abbandono e assoluto degrado, con gravissime carenze sul piano della sicurezza, tali da configurare i reati di pericolo per la pubblica incolumità che costituiscono oggetto dell'articolo 437 del cp.
Al termine dell'arringa, le richieste sono - uguali per tutti, e tenendo conto di tutti i fatti processuali compresa la valutazione del comportamento degli imputati durante il procedimento - di una somma non inferiore ad Euro 128.999,90 per danni non patrimoniali (morali) subiti - articolo 2087 del cc, oltre ad associarsi alle richieste del pm per quel che concerne le condanne penali.
A seguire prendono la parola tutti gli atri avvocati del gruppo che lavora con Bonetto: tutti concordano sulle stesse richieste, con alcune aggiunte.
Maria Grazia Napoli chiede ulteriori Euro 69.722 a favore di Roberto Di Fiore, componente della squadra di emergenza presente al momento dell'incendio che ha avuto da questo evento conseguenze fisiche e morali.
Roberto Lamacchia chiede, in subordine, una provvisionale immediatamente esecutiva di Euro 65 mila.
Elena Poli domanda alla Corte altri Euro 49.481 per Giovanni Pignalosa per le conseguenze fisiche e non solo; in subordine, qualora non fosse accertata la piena responsabilità degli imputati, chiede una provvisionale immediatamente esecutiva di Euro 80 mila.
Giovanni Bonino chiede, in subordine, una provvisionale immediatamente esecutiva di Euro 60 mila.
Esaurito provvisoriamente il 'gruppo Bonetto', tocca all'avvocato Rossini, il quale - al termine della lunghissima trattazione, che prevede anche la riproposizione della drammatica telefonata di Barbetta al 118, formula le sue richieste; purtroppo non sono in grado di precisarle, a causa della poco comprensibile parlata, molto veloce e piuttosto biascicata.
A ruota riprende la parola Elena Poli, che fa le richieste per le sue ultime parti civili, cinque parenti di due delle vittime - Roberto Scola e Bruno Santino: per tutti vale la richiesta di Euro 73.467, con in subordine la somma di Euro 50 mila; soltanto per il signor Gattuso le cifre sono diverse: Euro 56.513, ed in subordine Euro 40 mila.
A seguire tocca all'avvocato Emanuele Crozza, legale dei familiari di Rosario Rodinò: questi richiede una provvisionale provvisoriamente esecutiva di Euro 150 mila, ed in subordine una somma che la Corte vorrà quantificare.
Conclude la giornata l'avvocato Gargiulo, legale dell'On. Antonio Boccuzzi costituitosi parte civile solo in relazione all'omissione dolosa di cautele antinfortunistiche; le sue richieste sono: 300 mila Euro di danni biologici permanenti, ed in subordine una provvisionale provvisoriamente esecutiva di Euro 150 mila.
Con oggi, sono le ore 15:30, si sono concluse le arringhe delle parti civili; dalla prossima udienza - martedì 25 gennaio - la parola passa agli schifosi servi delle difese dei padroni assassini.
Torino, 19 gennaio 2011
Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino
pc quotidiano 19 gennaio - Milano ..verso il nuovo presidio per joy..2 febbraio
Il 2 febbraio saremo ancora davanti al Tribunale di milano per continuare questa emblematica battaglia che ha già portato a risultati significativi e per nulla scontati.
In preparazione del presidio organizziamo un momento di dibattito GIOVEDI' 27 GENNAIO c/o il coa Transiti in via Transiti, 28 (MM1 Pasteur.
Ma vogliamo andare oltre, lottare complessivamente contro gli attacchi e il peggioramento delle condizioni delle donne per questo riteniamo che occorra insieme organizzare uno sciopero delle donne "...contro il lavoro sfruttato e oppressivo, contro il lavoro doppiamente negato alle donne e contro il doppio lavoro, uno sciopero di tutte le donne contro l'insieme degli attacchi che padroni, governo, Stato, Chiesa portano avanti, uno SCIOPERO DI CLASSE E DI GENERE" (dal foglio dell' mfpr di ottobre)
A seguire aperitivo, musica, video
milano, 19 gennaio
le compagne del movimento femminista proletario rivoluzionario
mail: mfprmi@gmail.com
pc quotidiano 19 gennaio - milano sgombero e rioccupazione a scienze politiche
Nonostante stamattina, sotto l’ordine del preside Daniele Checchi e del Rettore Decleva, la Digos abbia sgomberato lo spazio occupato ieri a scienze politiche, abbiamo risposto ri-occupando subito.
Stamattina avevamo preparato un comunicato per informare che lo spazio era stato sgomberato, ma abbiamo dimostrato che la determinazione permette di continuare la mobilitazione!
Gli appuntamenti rimangono confermati.
L'assemblea chiamata nel cortile della facoltà alle 12,30 la facciamo nello spazio.
Venite numerosi!
pc quotidiano 19 gennaio - Napoli...riprende il movimento studentesco

La Riforma Gelmini è stata approvata, ma bloccare la sua applicazione è possibile!
Possiamo cominciare con pressioni sugli organi decisionali delle università e boicottando l’applicazione dall’interno.
Rilanciamo la mobilitazione dal basso per riprenderci il nostro diritto allo studio, riappropriarci dei nostri spazi e dei nostri tempi…
La Riforma si può ancora bloccare: istruzioni per l'uso
Lunedì 17 Gennaio 2011 11:16 cau .Da Pomigliano a Mirafiori, dai trasporti alla sanità, dalle scuole all'università, da L'Aquila a Terzigno il 2010 è stato un anno di lotte contro gli attacchi indiscriminati del governo ai residui dello Stato sociale: nelle fabbriche con gli accordi di Marchionne, volti ad eliminare ogni tipo di diritto, nel settore pubblico con i continui tagli dei fondi statali, nel mondo dell'istruzione con l'ormai legge Gelmini. Questi provvedimenti rientrano in un quadro più generale di politiche economiche adottate a livello internazionale. L'indisponibilià a subire questo attacco passivamente si è manifestata ovunque: in Francia e nello Stato spagnolo con lo sciopero generale, in Gran Bretagna con la mobilitazione contro gli indiscriminati tagli ai fondi per le università; per non parlare delle fortissime proteste contro il caro vita che in questi ultimi giorni stanno attraversando l’Algeria e la Tunisia.
In Italia il movimento studentesco si è opposto radicalmente alle linee adottate dal governo, che ha operato in concerto con tutte le altre forze parlamentari, dando vita a significativi momenti di piazza, culminati nel 14 dicembre a Roma e in occupazioni di scuole e di facoltà. Ma nonostante la determinazione degli studenti la Riforma Gelmini è diventata legge... ma che legge? È evidente quanto questa sia stata approvata velocemente, per rispondere alle esigenze di Confindustria in un periodo di forte instabilità del governo e, quindi, quanto sia incompleta e difficilmente applicabile.
È proprio questa situazione di non immediata esecutività del provvedimento a far sì che sia ancora possibile contrastare la sua applicazione. Ci sono, infatti, una serie di punti del testo che dovranno essere adottati dagli atenei in un determinato lasso di tempo. L'articolo 2 prevede che il Senato Accademico e il Consiglio d'Amministrazione (CdA) istituiscano una commissione atta a modificare gli statuti "in materia di organizzazione e di organi di governo dell'ateneo" entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge stessa con una possibile proroga di 3 mesi. Nel caso di inadempimento il Ministero provvede al commissariamento dell'ateneo "con il compito di predisporre le necessarie modifiche statutarie". Il movimento studentesco può ancora una volta dare una risposta dal basso, rifiutando l'inutile rappresentanza studentesca, facendo pressione sui Senati Accademici e sui CdA per impedire la designazione della commissione e per intralciare i lavori degli atenei. Non perché l’Università “pre-Gelmini” fosse un’isola felice da difendere con i denti, ma contrastare la legge in ogni suo aspetto può anche essere un mezzo efficace attraverso il quale ostacolare la direzione che non solo l’università, ma tutto il sistema formativo italiano aveva preso da molti anni a questa parte.
L'altro aspetto della legge che qui ci interessa mettere al centro dell'attenzione riguarda lo smantellamento del diritto allo studio. Se da una parte il Governo taglia del 90% i fondi per le borse di studio, dall'altra viene istituito il Fondo per il merito destinato a "erogare premi di studio (...) e fornire buoni studio". Ma cosa sono? I primi sono dei premi dati agli studenti "meritevoli", i secondi dei veri e propri prestiti erogati dalle banche che dovranno essere restituiti al termine degli studi. Non si ragiona più in base a criteri di reddito, come avveniva in parte in passato - almeno sulla carta - ma secondo criteri di "merito" penalizzando sia gli studenti-lavoratori, sia chi appartiene alle classi subalterne. Dopo il danno anche la beffa! Per volere del Carroccio, nell'ambito degli accessi alle borse di studio si riserva "la quota del 10% agli studenti iscritti nelle università della regione in cui risultano residenti". Danneggiando così ancora di più tutti gli studenti fuori sede, che nella maggior parte dei casi non possono neanche godere delle poche agevolazioni a loro riservate a causa dell’assenza di alloggi universitari e dell’impossibilità di presentare un contratto d’affitto regolare, senza il quale si risulta solo pendolari
Bloccare la legge Gelmini è ancora possibile, facendo pressioni sugli organi decisionali delle università e boicottandone l’applicazione dall’interno. Rilanciamo la mobilitazione dal basso per riprenderci il nostro diritto allo studio, riappropriarci dei nostri spazi e dei nostri tempi
Pre(te)ndiamo ciò che ci spetta!
Mercoledì 19/01 - Facoltà Architettura, Fornovecchio (Montesanto)
>> ore 12:30 - Pranzo sociale
>> ore 15:00 - Assemblea studentesca cittadina
pc quotidiano 19 gennaio - la repressione contro il movimento studentesco non deve passare .. Roma manifestazione
L'unica risposta di governo e magistratura è la repressione.
Il 14 dicembre, a Roma, la piazza era gremita di studenti, lavoratori e
lavoratrici, precari e precarie, migranti, cittadini aquilani e di
Terzigno e molti altri ancora, a cui il governo da anni sta facendo
pagare il prezzo della crisi, negando loro qualunque prospettiva di una
vita dignitosa.
Quel giorno la piazza ha manifestato in massa la sua giusta rabbia,
mentre a poche centinaia di metri uno dei governi più corrotti che
questo paese abbia mai avuto si assicurava la sopravvivenza attraverso
la compravendita di consensi parlamentari.
Per tutta risposta le forze dell'ordine rastrellavano persone per le vie
del centro di Roma, e si scatenavano le dichiarazioni forcaiole degli
uomini politici di vario colore. Costoro, abbandonando per un momento le
loro invettive alle “toghe rosse”, hanno invocato un vigoroso intervento
della magistratura.
Quel giorno sono state arrestate 23 persone. Uno di loro, Mario, è
tutt’ora in regime di arresti domiciliari nonostante sia incensurato ed
accusato di reati “minori”. Un altro, benché minorenne, sarà sottoposto
fino a giugno agli arresti domiciliari.
Il 23 dicembre 2010 si è tenuta la prima udienza del processo contro
Mario e gli altri compagni/e arrestati\e. Il processo è stato rinviato
al 24 gennaio.
Il motivo per il quale i giudici hanno negato la libertà a Mario è la
permanenza in Italia di un “clima di tensione sociale”. Per fortuna è
stata almeno respinta l'assurda richiesta avanzata da Alemanno per la
costituzione di parte civile del Comune di Roma, in quanto a Mario non è
addossata nessuna “lesione dell’arredo urbano”.
Ai numerosi compagni/e presenti in aula – studenti, lavoratori, amici
degli imputati – l’atteggiamento dei giudici non è apparso né sereno, né
imparziale , ma anzi costoro sono sembrati partecipi e schierati con il
clima fazioso e colpevolista voluto dal governo all’indomani del 14
dicembre.
Ad oggi è ormai noto alla cittadinanza che gli arrestati sono stati
rastrellati a caso e accusati genericamente del reato di “resistenza in
concorso”.
Del resto, è fallito anche il tentativo di dividere i manifestanti in
“buoni e cattivi” sia per la compattezza del movimento, sia perché larga
parte della società ha riconosciuto alla protesta motivazioni valide e
concrete: la crisi economica e sociale che il paese sta attraversando
non solo mette in pericolo il nostro futuro, ma cosa ben più grave, è un
attacco al nostro presente e la protesta contro tutto ciò non può essere
semplicemente ignorata e repressa.
Tenere ulteriormente agli arresti domiciliari Mario è una iniqua
punizione, una pena prima della sentenza.
Inoltre si preannunciano ulteriori e numerosi provvedimenti penali nei
confronti di centinaia di partecipanti alla giornata del 14 dicembre.
E' quindi quanto mai necessario che tutti coloro che hanno animato la
piazza del 14 dicembre facciano sentire la loro voce durante la prossima
udienza per esprimere la loro solidarietà a Mario e a tutti e tutte
gli/le arrestati/e.
Lunedì 24 gennaio
Ore 9:30
Presidio a Piazzale Clodio
La nostra passione Contro la vostra repressione
Mario libero - Tutte Liberi
Sostegnolegale14dicembre@autistici.org
pc quotidiano 19 gennaio - Ancora un morto sul lavoro nelle ferrovie
*/IN MARCIA !/*
*GIORNALE DI CULTURA, TECNICA E INFORMAZIONE POLITICO SINDACALE, DAL 1908
-----------------------------------------------------------------
FERROVIE: ANCORA SANGUE SUI BINARI, MORTO OPERAIO RFI A MESSINA
E' LA TRENTESIMA VITTIMA DELLA STRAGE SUI BINARI IN MENO DI 4 ANNI
*
*ANTONIO MICALI, OPERAIO DIPENDENTE DI RFI, E' MORTO A CAUSA
DI UN INCIDENTE SUL LAVORO AVVENUTO NEI PRESSI DI MESSINA
ANTONIO E' MORTO INVESTITO DA UN TRENO MERCI MENTRE LAVORAVA
ALLA MANUTENZIONE DELLA LINEA, NELLO STESSO IDENTICO MODO IN
CUI SONO MORTE DECINE E DECINE DI ALTRI COMPAGNI DI LAVORO
UNA DELLE CAUSE DI QUESTO TRAGICO FENOMENO DERIVA DALL'ORGANIZZAZIONE
DEL LAVORO:
NON VIENE INTERROTTA LA CIRCOLAZIONE DEI TRENI SULLE LINEE SOGGETTE A
MANUTENZIONE
QUESTO TIPO DI INFORTUNI SONO PREVEDIBILI E RIPETITITVI TANTO CHE, PUR
CON ESTREMO RITARDO, E' STATO EMANATO
UN PROVVEDIMENTO DELL'AGENZIA NAZIONALE PER LA SICUREZZA FERROVIARIA
(ANSF) CHE MODIFICA LA "PROTEZIONE
DEI CANTIERI FERROVIARI"CONDIZIONANADO LA MANUTENZIONE ALLA INTERRUZIONE
DEL TRANSITO DEI TRENI
E LA STESSA RFI OPPONE RESISTENZA **CON LE SEGUENTI SCANDALOSE (*)
MOTIVAZIONI: **
_
PER "MAGGIORI ONERI", "RICADUTE ORGANIZZATIVE GRAVOSE",
"SISTEMI AUTOMATICI IN FASE DI TUDIO", "LIMITI ALLA QUANTITA' DEI LAVORI"
E PROPONE DI MODIFICARE LE NORME VIGENTI _**_(DA ESSA STESSA
EMANATE)_**_INVECE
DI APPLICARLE RIGIDAMENTE PER SPERIMENTARLE SULLA PELLE DEI LAVORATORI
_**
IL DECRETO PERO' ENTRERA' IN VIGORE SOLO IL 22 GIUGNO 2011
FORSE ANTONIO E TANTI ALTRI SI SAREBBERO SALVATI*
-------------
*FACCIAMO APPELLO ALLE ISTITUZIONI ED ALLA MAGISTRATURA AFFINCHE'
VALUTINO LE
RESPONSABILITA' DI QUESTA NUOVA TRAGEDIA ALLA LUCE DELLA SUA
PREVEDIBILITA' E RIPETITIVITA'
pc quotidiano 19 gennaio - India: inchiesta giudiziaria sull'omicidio del dirigente maoista Azad?
17 gennaio 2011. A World to Win News Service. La Corte Suprema indiana ha stabilito che il governo (centrale) dell'Unione e il governo dello stato di Andhra Pradesh, deve rispondere a due petizioni che chiedono un'inchiesta giudiziaria sugli omicidi del portavoce del Partito Comunista dell'India (maoista) compagno Azad (Cherukuri Rajkumar) e del giornalista Hemchandra Pandey.
Azad e Pandey sono stati catturati e uccisi nella notte del 1 luglio 2010, nel distretto di Adilabad dell’Andhra Pradesh, vicino al Maharashtra a da parte delle forze di sicurezza indiane che successivamente hanno annunciato che i due erano stati uccisi in uno “scontro” armato, una risposta data spesso quando i rivoluzionari vengono illegalmente e segretamente giustiziati.
La Suprema Corte ha risposto ad una petizione della vedova di Pandey, Bineeta Pandey, e Swami Agnivesh, che era stato coinvolto in uno scambio di lettere con Azad, uno dei leader del PCI(M), riguardante la possibilità di colloqui tra il partito e il governo. Il ministro degli Interni dell’India, aveva precedentemente rifiutato una richiesta di Agnivesh di un'inchiesta sull'uccisione, sostenendo che una tale mossa doveva arrivare fino alle autorità dell'Andhra Pradesh.
Il 14 gennaio 2010 due giudici della Corte Suprema hanno dato ai governi centrali e statali sei settimane per rispondere alle domande poste nelle due petizioni, che citano le autopsie, che dicono che entrambi gli uomini sono stati uccisi a distanza molto ravvicinata e l’accertamento dei fatti effettuata dal Coordinamento Organizzazioni per i Diritti dei democratici.
Nello spiegare la decisione, uno dei due giudici, Aftab Alam, ha dichiarato:... "La nostra Repubblica non può sopportare la macchia dell’assassinio dei propri figli. Rilasceremo una dichiarazione. Essi [i governi] dovranno rispondere. Speriamo che ci siano buone risposte, e convincenti, alle domande [sollevate nelle petizioni]. "
In una "Lettera ai compagni e amici della rivoluzione indiana" del 30 novembre, il PCI(M) ha scritto, "perdere il compagno Azad è uno dei più grandi colpi subiti dal partito e dalla rivoluzione indiana. Azad era uno dei leader più in alto grado nel nostro partito. Egli ha guidato la rivoluzione indiana per lungo tempo. Nel nostro paese, la guerra popolare si intensifica ogni giorno che passa. Con l'aiuto e il supporto degli imperialisti, in particolare gli imperialisti americani, le classi dirigenti reazionarie indiane stanno cercando di sopprimere il movimento rivoluzionario e stanno continuando a commettere atrocità senza scrupoli di una grave senza precedenti. In questa guerra tra il popolo e le classi dirigenti, il nemico aveva progettato in particolare di uccidere i nostri leader e si è concnetrato su compagni come Azad che stanno guidando la rivoluzione. E’ come parte di quella congiura che il compagno Azad è stato catturato e ucciso nel modo più brutale e vile. Il compagno Azad stava conducendo tutto il movimento nelle città a nome del nostro Comitato centrale ed curava anche la propaganda politica, i periodici di partito, l'istruzione e altre cruciali responsabilità. Era un leader popolare e di massa con molta esperienza. Manteneva strette relazioni con molti compagni a vari livelli e con le masse rivoluzionarie. Nel bel mezzo della dura repressione, ha lavorato disinteressatamente e senza battere ciglio nonostante i molti rischi. E’ in tali circostanze che il nemico è venuto a sapere dove si trovasse e ha potuto catturarlo rimanendo in attesa".
Il 27 dicembre 2010 il PCI (M) ha rilasciato una importante dichiarazione che fa appello ad un movimento di protesta unitario contro l'uccisione dei leader maoisti, la detenzione di presunti maoisti e altri attivisti ed il clima repressivo generale che il governo sta scatenando contro una vasta gamma di oppositori politici e critici nel contesto dell’Operazione Green Hunt scatenata da governo centrale, una offensiva militare contro le zone della giungla in cui la rivoluzione guidata dai maoisti è forte tra i popoli tribali.
Queste due dichiarazioni e altri documenti del PCI(M) sono disponibili all'indirizzo
pc quotidiano 19 gennaio - Operai licenziati, reintegrati e ... spediti in Algeria
Sarà l’effetto Marchionne che ha contagiato il padrone dell’impresa metalmeccanica di Gela Sicilsaldo? Questo ha infatti licenziato nove operai che hanno poi vinto la causa in tribunale, ma invece di ritrovarsi in fabbrica a lavorare si sono trovati davanti ad una proposta indecente…
È necessario ribadire che solo la lotta paga, solo la lotta dura può combattere e “prevenire” il fascismo padronale?
18/01/2011
(dal Gds online)
Licenziati e reintegrati in Algeria, protesta a Gela
Nove dipendenti di un'impresa metalmeccanica, la Sicilsaldo, erano stati mandati a casa dopo la chiusura di un ramo d'azienda. Ora riassunti e trasferiti in nordafrica. Gli operai: è un ricatto
GELA. Nove dipendenti di un'impresa metalmeccanica di Gela, licenziati dopo la chiusura di un ramo d'azienda, ricorrono in tribunale e vincono la causa, ma quando chiedono di rientrare, la ditta li mette di fronte a una difficile scelta: o accettano il trasferimento in un cantiere in Algeria o rinunciano al loro lavoro. In segno di protesta contro quello che definiscono "ricatto aziendale", i nove lavoratori hanno inscenato stamani un sit-in davanti ai cancelli della fabbrica, la Sicilsaldo, nella zona industriale di Gela.
"Con i moti popolari in atto - dicono gli operai - andare in Algeria come nel resto del Maghreb, diventa oggi estremamente rischioso. D'altra parte siamo troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per cercare un nuovo posto di lavoro". Del problema sono stati investiti i sindacati confederali che hanno chiesto un confronto con la direzione dell'impresa per trovare una soluzione accettabile da entrambe le parti.
pc quotidiano 19 gennaio - Morto il terzo operaio rimasto ferito nell’esplosione all’Eureco
contro questa inciviltà legalizzata dalle istituzioni borghesi serve la lotta e la mobilitazione dalla thyssen all'eureco facciamo la guerra agli sfruttatori.
Morto il terzo operaio rimasto ferito nell’esplosione all’Eureco
martedì, 18 gennaio 2011
Purtroppo quello che nessuno avrebbe voluto sentire è accaduto. La terza vittima del rogo all’Eureco è l’operaio che avrebbe dovuto sposarsi e che, la resistenza alle gravi ustioni e ai numerosi interventi che stava subendo, manteneva alimentata una debolissima fiammella di speranza.
Salvatore Catalano avrebbe dovuto sposarsi il 20 novembre scorso con la sua compagna Antonella Riunno, la quale era arrivata a indirizzare una richiesta d’aiuto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per poter comunque coronare un’unione già sicura e da tempo consolidata ma che non si poteva legalmente concretizzare in quanto il compagno non poteva essere risvegliato dal coma farmacologico.
Il nome di Salvatore Catalano, 55 anni si aggiunge così a quello di Sergio Scapolan, 63 anni, e Arun Zequiri, 44 anni nella triste lista delle vittime di quella che è stato il peggiore incidente sul lavoro della nostra città.
L’altro operaio ricoverato a Niguarda, Leonard Shehu, 37 anni, è sempre molto grave ma stabile, riferisce Niguarda. Persiste la prognosi riservata.
pc quotidiano 19 gennaio - India: I maoisti sfidano la polizia nel centro della capitale Calcutta

martedì 18 gennaio 2011
pc quotidiano 18 gennaio - Sosteniamo la rivolta del popolo tunisimo
“Continueremo a combattere, continueremo la nostra rivoluzione, non accettiamo questo nuovo governo pieno dei vecchi ministri”.
Così dicono oggi coloro che continuano a combattere per le strade della Tunisia dopo aver vinto la prima battaglia, e cioè quella di scacciare con la forza delle mobilitazioni popolari il rappresentante del vecchio regime e parte della sua cricca.
Continua dunque la rivolta del popolo tunisino che non accetta un governo che conferma il precedente potere con i suoi vecchi ministri, non possono bastare i contorsionismi dei nuovi governanti per far accettare chi si è sporcato le mani del sangue dei lavoratori, dei giovani e degli oppositori in tutti questi anni, non basteranno i contorsionismi della “diplomazia occidentale” e cioè dei paesi imperialisti di tutto il mondo, Italia compresa, che in tutti questi anni hanno appoggiato il governo di Ben Ali e adesso sono prontissimi, basta che possano continuare a fare affari, ad appoggiare un governo di coalizione nazionale.
(manifestazione a sostegno della rivolta circolo pc palermo)Tunisi, 18 gen. (Adnkronos/Aki/Ign) - Partenza in salita per il nuovo governo di unità nazionale in Tunisia che proprio oggi ha prestato giuramento. Alla cerimonia però non hanno preso parte quattro ministri: tre ministri dimissionari, di cui uno dell'opposizione, e Mustapha ben Jaafar, leader del partito dell'Unione della liberta' e del lavoro, perche' assente.
Il sindacato dell'Unione generale per il Lavoro (Uggt) ha infatti deciso di negare il suo appoggio al nuovo esecutivo protestando per la presenza di esponenti del vecchio regime di Ben Ali. Sui blog dell'opposizione tunisina si legge che "i sindacalisti hanno chiesto ai tre ministri considerati vicini all'Unione di uscire dall'esecutivo".
Nel Paese ora è tornata una certa calma ma continuano le manifestazioni per chiedere di estromettere dal nuovo governo il partito del presidente deposto.
Il premier dal canto suo, assicura che i ministri dell'ex governo che hanno mantenuto l'incarico anche nel nuovo esecutivo "hanno le mani pulite". Ghannouchi, in un'intervista alla tv Europe 1, ha poi ribadito che i responsabili della dura repressione dei manifestanti saranno processati. "Tutti i ministri che sono rimasti hanno le mani pulite e una grande competenza - ha assicurato - Grazie alla loro dedizione sono riusciti a ridurre i rischi di certe situazioni, nell'interesse nazionale". Nel nuovo governo annunciato ieri, ha poi precisato, si è cercato di "dosare le forze politiche in rapporto alle differenti forze attive nel paese". Per il premier, gli sviluppi degli ultimi giorni rappresentano una "mutazione storica", grazie alla quale la Tunisia "sta voltando pagina, aprendo prospettive importanti per la popolazione e per i giovani".
Quanto poi al ruolo di Leila Trabelsi, moglie dell'ex presidente Ben Ali, fuggita dalla Tunisia nei giorni scorsi, Ghannouchi ha affermato: "Avevamo la sensazione che fosse lei a governare". "Nei primi anni al potere, Ben Ali ha governato molto bene la Tunisia, ma poi c'è stato un cambiamento importante a causa dell'arricchimento illecito di una parte del suo entourage", ha detto il premier con riferimento alla famiglia Trabelsi, accusata di corruzione e di monopolizzare l'economia del paese.
"Ci saranno dei processi giusti e se ci sono dei colpevoli, dovranno rendere conto alla giustizia", ha quindi assicurato il premier, raccontando che anche poche ore prima che Ben Ali lasciasse la Tunisia, gli parlò spiegandogli che "la situazione era esplosiva, grave, e che era provocata dalla corruzione, dal despotismo e dall'arricchimento illecito del suo entourage". "Non mi sono mai tirato indietro con il presidente - ha garantito - Sono sempre stato sincero e più volte ho avuto voglia di dare le dimissioni".
Sulla repressione delle manifestazioni della scorsa settimana, nel corso delle quali almeno 78 persone sono morte, Ghannouchi ha detto che "l'esercito non ha sparato, questo è certo". "Il mio primo ordine alle forze di sicurezza è stato di non sparare assolutamente alla popolazione - ha affermato - Sono stati usati lacrimogeni, ma questo non vuol dire certo fare una carneficina". "Tutti coloro che hanno provocato il massacro - ha poi garantito - renderanno conto alla giustizia".
Nelle prime ore della giornata, si è registrata una situazione di calma per le strade di Tunisi. La polizia in assetto antisommossa, tuttavia, resta schierata in alcune zone chiave della capitale, come riferisce la Bbc. Sempre la Bbc stima che l'emergenza abbia avuto un costo di due miliardi di dollari. La cifra sale vertiginosamente se si sommano le perdite nel settore del turismo, una delle voci chiave nell'economia tunisina.
Con la situazione che si va normalizzando, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, intervistato da Maurizio Belpietro al programma 'La telefonata' su Canale 5, ha ribadito che non ci sono rischi per italiani. "Ieri abbiamo curato la riattivazione dei trasferimenti per nave e aerei che oggi funzionano regolarmente e in due giorni sono rientrati 700 italiani perché volevano rientrare", ha spiegato il ministro, aggiungendo che anche il circo Bellucci, che nei giorni scorsi aveva lanciato un appello da Sfax, "ora è protetto dall'esercito tunisino" e si stanno organizzando i mezzi per farli ripartire in nave per l'Italia. Anche molti imprenditori italiani che operano nel paese, con cui abbiamo "ottimi rapporti commerciali", hanno detto che "non abbandoneranno la Tunisia, non ci sono condizioni di pericolo, questo è un governo che deve essere sostenuto con forza".
pc quotidiano 18 gennaio - oggi siamo al processo fiat sata di Melfi e alla fiat sata
I 3 operai licenziati della Fiat Sata devono rientrare effettivamente al lavoro, giustizia deve essere fatta, a difesa del diritto di sciopero, a difesa dei rappresentanti sindacali effettivi dei lavoratori, a difesa dello Statuto dei lavoratori e della Costituzione.
Non si possono spegnere i riflettori sul processo alla Fiat Sata perchè questi licenziamenti sono la sostanza pratica del piano Fiat, degli accordi di Pomigliano e di Mirafiori e del contenuto di essi in materia di diritto di sciopero e diritti sindacali.
Per questo è una lotta che deve riguardare tutto il gruppo Fiat, tutta la classe operaia e tutti coloro che sono dalla parte della classe operaia e delle libertà democratiche.
Con le testimonianza in Tribunale a sostegno dei 3 licenziamenti, con gli articoli infami di Panorama, il sindacalismo dei padroni ha mostrato la sua vera faccia.
Se questo passa alla Sata, sarà la pratica quotidiana in tutti gli stabilimenti Fiat e in tutte le fabbriche italiane.
Per questo siamo qui da Taranto, in rappresentanza di Proletari comunisti e dello Slai cobas per il sindacato di classe. Per solidarietà, oltre la solidarietà. Serve ancora una iniziativa nazionale di sostegno a Giovanni Barozzini, ad Antonio Lamorte e a Marco Pignatelli.
pc quotidiano 18 gennaio -oggi udienza del processo a melfi per i licenziamenti alla fiat sata..la strategia della fiat era farli fuori...
I licenziamneti in Sata forse premeditati: nuovi elementi dei legali della Fiom in Procura. Al vaglio le dichiarazioni di alcuni delegati: «Attento, vogliono farti la festa».
MELFI - Ci sono dei nuovi elementi nella vicenda dei tre operai licenziati alla Fiat di Melfi. Elementi che, se confermati, aiuterebbero a leggere meglio quello che per molti è “il ricatto di Marchionne”, che a pochi giorni dal voto di Mirafiori ha minacciato, in caso di sconfitta al referendum, di andare a produrre altrove.
Elementi alla luce dei quali il provvedimento assunto nei confronti di Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, nella notte tra il 6 e il 7 luglio scorso, sfociato poi nel licenziamento dei tre operai Sata, non sarebbe arrivato a caso. Si sarebbe trattato, invece, di un’ “espulsione” premeditata. L’azienda avrebbe deliberatamente voluto e cercato la testa di tre lavoratori della Sata.
«Come avete fatto a fare la vasca (fare la festa ndr) a quei tre?».
E’ questo quello che avrebbe chiesto un inscritto della Fismic - lo stesso sindacato a distanza di qualche mese ha accusato dalle colonne del settimanale Panorama i tre operai di aver cercato volontariamente il blocco della produzione, quella notte - a un suo delegato di fabbrica dopo i licenziamenti.
Lo stesso operaio che avrebbe parlato anche della necessità di fare un pò di “pulizia etnica”.
Un altro delegato, appartenente a un altro sindacato, (che quella famosa notte ha anche firmato il documento di solidarietà a favore dei tre licenziati) avrebbe avvisato Barozzino di «fare attenzione al delegato della Fismic, perché pericoloso e male intenzionato».
Così come ci sarebbero delle testimonianze in base alle quali si proverebbe che i carrelli, dopo l’incidente di quella notte, erano pieni e pronti a ripartire se solo l’azienda avesse voluto veramente riattivare la produzione.
E poi ancora un sms inviato a uno dei tre licenziati quaranta giorni prima del sei luglio da parte di un collega che avvisa: “attento a Tartaglia. E’ uno pericoloso”. Francesco Tartaglia è il gestore operativo che nel corso di quel corteo interno si era messo contro i tre operai, relazionando poi all’azienda su quanto accaduto, parlando di tentativo di sabotaggio.
Tutti elementi che i legali di Barozzino, Lamorte e Pignatelli hanno già raccolto e presentato alla Procura della Repubblica di Melfi e al giudice del lavoro, Amerigo Palma, che dovrà esprimersi sulla legittimità dei licenziamenti. E che potrebbero essere presi in considerazione già nella prossima udienza civile fissata per il 18 gennaio.
«Fatti gravi che se dovessero trovare conferma - dice oggi Giovanni Barozzino - mostrerebbero come intorno a noi era stata costruita una rete. L’intento era farci cadere per sbatterci fuori».
Nel frattempo gli stessi elementi sono stati raccolti e inviati anche alla redazione di “Annozero”.
Nel programma di Michele Santoro andato in onda qualche settimana fa, che proponeva un’inchiesta sul caso di Melfi, si era parlato anche dello stesso gestore operativo Francesco Tartaglia.
Di lui era stato detto che «arriverebbe a guadagnare un bel pò di soldi per un licenziamento».
«Altro che sabotaggio», aggiunge Barozzino. «Si spiegherebbe così perché “casualmente” sono stati licenziati proprio tre operai della Fiom, mentre altri provvedimenti simili venivano adottati negli altri stabilimenti del gruppo».
Il legale della Fiom, Paolo Pesacane, aggiunge: «Se questi nuovi elementi venissero confermati, riavvolgendo il nastro degli eventi che hanno segnato questi ultimi mesi, se ne potrebbe trarre un’unica conclusione: Melfi, Pomigliano e Mirafiori fanno parte di un’unica strategia».
m.labanca@luedi.it
lunedì 17 gennaio 2011
pc quotidiano 17 gennaio - ARRESTATE L'UTILIZZATORE FINALE!
Siamo d'accordo, lo andiamo dicendo dalla denuncia di Veronica del "ciarpame politico". Ma anche nella sinistra di movimento, anche in quella rivoluzionaria, c'è dura comprensione, pervicace ottusità; si fa il verso al PD dicendo che nella denuncia di Berlusconi i "problemi importanti sono altri".
Riprendiamo ancora dall'articolo di Dominijanni: "...politicizzazione della biografia e privatizzazione della politica; contrabbando dell'arbitrio per libertà (tutto si può fare); riduzione a supermarket della vita pubblica e privata (tutto si può comprare, dalle donne ai parlamentari); uso della sessualità come protesi del potere; uso dei ruolo sessuali ("veri uomini" e "vere donne")... uso razzista della bellezza; imperativo del godimento come surrogato del desiderio; pratica dell'illegalità come risposta beffarda alla crisi dell'autorità e della legge...".
Ma proprio perchè siamo d'accordo che questo esercizio del potere meglio mostra la putrefazione del moderno fascismo che ha in Berlusconi la sintesi più evidente ma che va oltre Berlusconi, non siamo affatto d'accordo, invece, con le conclusioni della giornalista: "Prima la politica di un'opposizione degna di questo nome si deciderà ad occuparsi di questo fascio di questioni con una proposta culturale degna di questo nome, prima spunterà l'alba del dopo-regime...".
E quale sarebbe questa opposizione? Per favore!! PD, Bersani, che fa dichiarazioni sempre più stupide e imbarrazzanti su minorenni che devono andare a scuola e giocare e su un Berlusconi ormai in fuga!?
Grandi denunce per misere proposte. Tutto qui sanno proporre i nostri intellettuali?!
L'alba del dopo-regime sta in tutt'altri posti, nel movimento degli studenti del 14 dicembre; nella determinata opposizione degli operai e operaie Fiat al fascismo padronale e al ricatto del duo Marchionne/Berlusconi; deve stare nello lotta aperta, offensiva, non sempre "pulita, democratica", per rovesciare Berlusconi e il sistema parlamentare che lo sorregge.
pc quotidiano 17 gennaio - PROCESSO ETERNIT: UDIENZA DEL 17 GENNAIO
Richiesto di un parere da parte del giudice, il pm Guariniello si riserva di prendere posizione nelle sue conclusioni, mentre Casalbore annuncia un'ordinanza per la prossima seduta.
Esaurita questa parte, si ascolta la ct del professor Cavallo - della difesa del barone belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne - igienista industriale e tossicologo professore di Medicina del lavoro all'Università di Milano, che riferisce circa la storia delle conoscenze circa la pericolosità dell'amianto.
Lo schifoso servo sostiene che fino alla fine degli anni 70 non esistevano sufficienti e precise conoscenze sulle malattie asbesto-correlate, in particolare il mesotelioma, e successivamente si è compreso che la latenza di queste malattie è compresa tra i trenta ed i sessant'anni.
Quella messa in piedi dal Cavallo è un'operazione truffaldina, come è peraltro facilmente comprensibile ricordando che è stato dimostrato che la pericolosità del minerale era ben nota sin dagli anni trenta, e che quindi questa pantomima è stata messa in atto soltanto per cercare di alleggerire la posizione del decrepito padrone belga.
Dopo una pausa di circa trentacinque minuti, la seduta riprende con la esposizione della seconda parte della ct dell'ingegner Nano, della difesa Schmidheiny: questi riferisce circa l'attendibilità dei dati di esposizione alle fibre di amianto raccolti con misurazioni effettuate con i conimetri, raffrontandoli con i dati ottenuti dalle misurazioni con filtri a membrana.
Dalle sue analisi, lo schifoso servo arriva a definire i due dati sostanzialmente simili, per ordine di grandezza, ritenendo ambedue attendibili: c'è da chiedersi come si faccia a ritenere ugualmente attendibili dati di concentrazione che in un caso sono pari a venti, mentre nell'altro arrivano a quaranta; è pur vero che si tratta del medesimo ordine di grandezza - le decine - ma non si può sostenere che ambedue sono attendibili, soprattutto nel momento in cui si sa che i conimetri non misuravano le fibre con diametro inferiore ai 0,8 micron, sottostimando pertanto in modo notevole la concentrazione.
Per concludere, viene sentita la dottoressa Bissolini - ct della parte civile (Cgil) rappresentata dall'avvocato Bonetto - docente di chimica organica presso l'Università di Torino, che punta i fari sulla patogenicità delle fibre di amianto in rapporto alle loro dimensioni, e successivamente sui tempi e modalità di smaltimento spontaneo delle stesse da parte dell'organismo.
La prossima udienza, lunedì 24 gennaio, sarà dedicata all'ascolto del ct statunitense della difesa, il dottor Marsh, che sarà supportato da un interprete.
Successivamente, lunedì 31 gennaio, verrà recuperata la consulenza del dottor Romano, che avrebbe dovuto essere ascoltato oggi ma è stato ricoverato in ospedale, ed inoltre quelle dei due ct di Medicina Democratica.
Torino, 17 gennaio 2011
Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino
pc quotidiano 17 gennaio - Dalla Tunisia al resto del mondo la protesta avanza
La crisi economica mondiale non accenna a diminuire, “sarà ancora lunga” dice Turani sulla Repubblica di oggi, smentendo, con dati di Confindustria alla mano, i facili entusiasmi degli economisti al servizio dei padroni e dei governi, che dicono che la crisi finirà a breve; e gli effetti si manifestano in forme sempre più pesanti per le masse popolari di tutto il mondo con aumenti costanti di disoccupazione e dei prezzi delle materie prime che si riversano sui prezzi del beni di prima necessità.
Riportiamo dai mezzi di informazione borghesi alcune delle proteste in corso.
TUNISIA
Continua altissima la tensione con i militari per le strade mentre il cosiddetto nuovo governo cerca di mantenere ai posti di comando gli uomini del presidente fuggito in Arabia…
EGITTO
Oggi un uomo si è dato fuoco nella capitale, Il Cairo, per protesta contro una vita di miseria. Un gruppo su facebook ha organizzato una manifestazione pubblica il 25 gennaio con un appello ad “un giorno di rivoluzione contro la tortura, la povertà, la corruzione e la disoccupazione”. Molti in Egitto lamentano le stesse condizioni della Tunisia.
GIORDANIA
Proteste in Giordania
Felicitazioni davanti all'ambasciata di Tunisi
Amman, 16-01-2011
Ad Amman quasi 3.000 sindacalisti, islamisti e membri di partiti di sinistra sono coinvolti in un sit-in davanti al Parlamento per protestare contro l'inflazione e la politica economica del governo.
I manifestanti, sventolano bandiere della Giordania davanti ai cancelli del Parlamento, mentre i deputati sono riuniti per discutere i prezzi degli alimenti.
CILE
Cile, turisti bloccati causa sciopero
16 Gennaio 2011, 15:30 - Televideo
15.30 Sono circa 2.000, in massima parte stranieri, i turisti bloccati nella Patagonia cilena a causa degli scioperi e i blocchi stradali contro il carovita. I manifestanti contestano il piano con cui il governo intende aumentare di circa il 17% prezzo del gas. La polizia ha disperso le proteste con lacrimogeni Molti turisti hanno tentato di superare il confine e recarsi in Argentina, ma sono stati respinti. Si tratta per lo più di escursionisti che hanno visitato il parco naturale di Torres del Paine.
Sono state issate barricate, bloccate strade e le attività in diverse città importanti come Punta Arenas y Puerto Natales.
Due donne sono morte e una bambina è grave investite da una camionetta durante le proteste.
ALGERIA
Almeno quattro giovani si sono dati fuoco negli ultimi giorni…
"L'Algeria è in processo di rivolta dal 1988" Zohra F. B. –
Algeri (Le Soir) - Intorno al tema: "Comprendere l’Algeria della sommossa," il presidente della LADDH è tornato sulla serie di rivolte che hanno scosso il Paese nelle ultime settimane.
Ha presentato all'inizio del suo intervento, "il paradosso di un paese ricco che produce disoccupazione, carenze, senza fissa dimora e precarizzazione allargata”. … la dinamica degli scontri si è diffusa regolarmente su tutto il territorio nazionale.
"Le entrate del petrolio paralizzano il paese e condannano le generazioni future alla disoccupazione. I giovani, attualmente, non hanno altra alternativa che di lasciare il paese", ha aggiunto Zehouane, che pensa sia urgente fare luce sulle tesi che parlano di provocazione e di strumentalizzazione delle rivolte.
"E’ anche necessario rispondere al Ministro degli Interni che accusa i giovani di essere teppisti, saccheggiatori e ‘casseurs’. Mentre sono piuttosto le vittime e coloro che sono stati incarcerati devono essere rilasciati. Non devono subire sanzioni penali ", ha dichiarato Zehouane.
pc quotidiano 17 gennaio - ancora sull'accordo fiat ..un'analisi aggiuntiva
E' il caso di quella preparata dall'avvocato Pelazza, che pubblichiamo qui.
Un'analisi dell'accordo Fiat Mirafiori
Scrivo alcune sintetiche considerazioni sull'accordo 23 dicembre 2010 per lo stabilimento di Mirafiori in relazione alla Joint Venture Fiat-Chrysler.
Vale la pena, preliminarmente, osservare come, da parte sindacale, esso sia stato sottoscritto dai rappresentanti delle Segreterie Nazionali e della provincia di Torino di FIM, UILM, FISMIC e dell'Associazione Capi e Quadri Fiat, e come sia previsto che "l'adesione al presente accordo di terze parti è condizionata al consenso di tutte le parti firmatarie".
Ossia, mentre un tempo FIM e UILM non firmavano accordi insieme alla CISNAL (oggi UGL), ora non solo li sottoscrivono con tale organizzazione sindacale, ma decidono di subordinare il successivo accordo di terze parti (cioè la FIOM) al consenso proprio, dell'UGL e dell'Associazione Capi e Quadri.
Nel merito non sembra proprio un problema, giacché FIOM non pare affatto intenzionata a chiedere di poter sottoscrivere, ma nel metodo è sicuramente una svolta di "schieramento".
E' poi interessante esaminare la metodologia con cui Fiat intende scardinare la precedente sistematica contrattuale: viene infatti stabilito che la Joint Venture non aderirà al sistema confindustriale e "applicherà un contratto collettivo specifico di primo livello che includerà quanto convenuto con la presente intesa".
L'intento è quello di liberarsi di ogni altra forma di contrattazione nazionale, anche con la forzatura definitoria di chiamare "contratto collettivo di primo livello", cioè con il termine usato per i contratti collettivi nazionali di settore, quello che, al più, è un accordo aziendale, e che rientra, dunque, nella contrattazione di secondo livello.
In questo modo, uscendo dal sistema confindustriale e negando ogni forma di effettiva contrattazione nazionale, Fiat cerca di porsi al riparo da eventuali interferenze (e comunque, sotto il profilo giuridico, non sarà un risultato così facile) derivanti dal complesso delle relazioni industriali a livello nazionale. Vuole realizzare, cioè, qualcosa di nuovo e, contemporaneamente,
di vecchio: il sogno del piccolo imprenditore brianzolo di evitare che altri mettano il becco nel suo modo di gestire i rapporti con i "suoi" operai, ma elevandolo alla "massima potenza", con la forza, tendenzialmente pari - o superiore - a quella di uno Stato, che è propria di una multinazionale, così riunificando, al di là di ogni possibile mediazione, il suo diretto, esclusivo ed univoco comando. Inoltre pone le basi per liberarsi, come vedremo, delle Rappresentanze Sindacali dei sindacati non graditi, perché non firmatari di questo accordo (che, come visto, non è altro che un accordo aziendale...).
*******
Subito in esordio dell'Accordo è prevista la "Clausola di Responsabilità". Essa prevede che il mancato rispetto degli impegni da parte delle OO.SS. e/o della Rappresentanza Sindacale dei lavoratori, o anche solo "comportamenti idonei a rendere inesigibili le condizioni concordate per la realizzazione del Piano e i conseguenti diritti o l'esercizio dei poteri riconosciuti all'Azienda dal presente Accordo", posti in essere anche a livello di "singoli componenti", liberano l'Azienda dagli obblighi derivanti dall'Accordo, "nonché da quelli contrattuali in materia di: contributi sindacali; permessi sindacali retribuiti per i componenti degli organi direttivi delle Organizzazioni Sindacali;
>permessi sindacali aggiuntivi oltre le ore previste dalla legge 300/70 per i componenti della Rappresentanza Sindacale dei Lavoratori".
Ma non solo, liberano l'Azienda da tutti gli obblighi anche i "comportamenti individuali e/o collettivi dei lavoratori idonei a violare, in tutto o in parte e in misura significativa, le clausole del presente accordo ovvero a rendere inesigibili i diritti o l'esercizio dei poteri riconosciuti da esso all'Azienda".
E dunque le Organizzazioni Sindacali firmatarie, ancor più di quanto già non lo siano adesso, dovranno essere attentissimi cani da guardia dei lavoratori, pena perdite economiche(contributi ottenuti per il tramite dell'Azienda, permessi).
E che dire della terminologia utilizzata? Notiamo come ci si riferisca a "comportamenti idonei" a rendere inesigibili ecc. ecc.. Quindi, per l'Accordo, non è neppure necessario che vi sia una effettiva e concreta "inesigibilità", un'effettiva "impossibilità di esercizio dei poteri". E' un segno dei tempi: come nella concreta applicazione del diritto penale "politico", non sembra esservi necessità della lesione di un preteso bene (l'esercizio dei poteri), ma è sufficiente la pericolosità che deriva dalla "idoneità". Repressione preventiva, dunque.
Ma, inoltre, la Clausola di Responsabilità, nel suo complesso, è di una estrema vaghezza, ed è, quindi, ulteriormente pericolosa. Infatti non è neppure prevista la illiceità del comportamento da parte dei lavoratori, ma è ritenuta sufficiente - in sé e per sé - la idoneità a violare le clausole dell'accordo o a vanificare l'esercizio dei poteri da parte dell'Azienda: ma allora una azione
>giudiziaria tesa a far accertare dal giudice la illiceità di una clausola, o la illiceità dell'esercizio dei poteri aziendali in tema di orario, straordinari, turni, ritmi ecc., potrà essere ritenuta idonea a liberare l'Azienda da ogni suo obbligo? Certamente una simile interpretazione cozzerebbe contro numerose norme della Costituzione, ma le basi per, spregiudicatamente, sostenerla ci sono tutte. Del resto è evidente l'intento antisciopero e antisindacale di una simile clausola (che succederà nel caso di sciopero contro i ritmi imposti, contro le modifiche di orario e di turnazione?), e quindi già solo per questo è manifestamente contraria a Costituzione, ma proprio per questo è, evidentemente, voluta.
Se proseguiamo nella lettura dell'Accordo, subito dopo la Clausola di Responsabilità vi è la clausola n.2 "Clausole integrative del contratto individuale del lavoro". Ebbene, con questo articolo i firmatari pretendono di inserire tutte le clausole dell'Accordo nei singoli contratti individuali di lavoro, sostenendo che la violazione anche di una sola di esse costituisce, così, infrazione disciplinare da cui può derivare perfino il licenziamento.
Senza ora diffondersi in disquisizioni giuridiche sulla differente natura di contratto collettivo e contratto individuale, limitiamoci a considerare (in epoca di liberalismo trionfante!) l'intento, di Multinazionale e organizzazioni sindacali collaborazioniste, di annullare la volontà del singolo individuo.
*******
L'Accordo consta di decine e decine di pagine. E' dunque evidente che una sua disamina non può essere completa e particolareggiata.
Ricordiamo perciò alcuni punti, ad esempio la diminuzione delle pause sulle linee a trazione meccanizzata, da 40 minuti a 30, con la ricca "monetizzazione" pari a 18 centesimi lordi l'oranon incidenti, però, si badi, su ferie, tredicesima e TFR!
Rilevante, ci sembra, la normativa in tema di "Assenteismo". Già l'uso del termine disgusta, e disgusta ancor di più che organizzazioni sindacali lo facciano proprio. Non ci sono, cioè, lavoratori che si ammalano (magari, guarda un po', proprio a causa dei ritmi e delle condizioni di lavoro), ma c'è l'Assenteismo!
Bene, se "il dato consuntivo medio dell'assenteismo per malattia per il periodo gennaio-giugno 2011" riferito agli operai non sarà inferiore al 6% medio, l'Azienda nulla corrisponderà per il primo giorno di assenza (per malattie non superiori a 5 giorni) a quegli operai che nei precedenti dodici mesi si sono assentati "per malattia di durata non superiore a 5 giorni nelle giornate lavorative che precedono o seguono le festività o le ferie o il giorno di riposo". Se nel gennaio 2012 il tasso di assenteismo non sarà sceso sotto il 4%, l'Azienda non corrisponderà nei casi descritti la retribuzione dei primi due giorni. E negli anni successivi, per evitare tutto questo, il tasso dovrà essere inferiore al 3,5%. E tutto questo si aggiunge, è giusto ricordarlo, alla consolidata disciplina punitiva dei lavoratori ammalati attraverso gli "arresti domiciliari" durante le fasce orarie mattutine e serali.
E' pure già prevista, a partire dal 14 febbraio 2011 e per la durata di un anno, la cassa integrazione guadagni straordinaria.
Sull'orario di lavoro vi è da dire che sono previsti numerosi e differenti schemi di turno (sulle 24 ore), che vanno dai tre turni giornalieri di 8 ore ciascuno per cinque giorni alla settimana, ai turni di 8 ore per sei giorni che si alternano a turni di 8 ore per quattro giorni, ai turni di 10 ore (6-16 e 20-6) per quattro giorni la settimana. E a decidere quali schemi di turno, e quali turni, saranno applicati sarà la Direzione Aziendale che dovrà solo illustrare le sue motivazioni alla Rappresentanza Sindacale.
E' prevista possibilità di ricorso a 120 ore annue pro capite di lavoro straordinario senza preventivo accordo sindacale, con ulteriori 80 previo accordo sindacale.
E' previsto che nella prima ora di turno venga disposta "mobilità interna da area ad area" per un "corretto rapporto produzione-organico".
*******
Una qualche specifica considerazione merita, inoltre, quanto disposto per i "Fabbisogni Organici". La Joint Venture assumerà, con cessione individuale del contratto, i lavoratori provenienti dallo stabilimento di Mirafiori (cioè quello stabilimento lì) di Fiat Group Automobiles spa, e non sarà applicato l'art. 2112 c. c. (cessione di ramo di azienda), e quindi Fiat Group si libererà di ogni obbligo. Assumerà, poi, lavoratori dalle altre aziende del gruppo dell'area torinese (ma non viene indicato il numero). I lavoratori potranno essere assegnati a mansioni diverse rispetto a quelle svolte in precedenza, e, successivamente, essere assegnati, ancora, ad altre postazioni di lavoro.
Infine (bell'esempio di lotta contro la precarietà!) "eventuali ulteriori fabbisogni di organico saranno soddisfatti con il ricorso a contratti di lavoro somministrato, contratti a termine e apprendistato professionalizzante". E così i firmatari prescindono anche dalle previsioni di legge in questa materia. E se un lavoratore impugnerà, perché illegittimo, il termine apposto al suo contratto, sarà comportamento idoneo a liberare l'Azienda da ogni suo obbligo?
*******
Altro punto di rilievo è quello della Rappresentanza Sindacale. Potranno, infatti essere costituiteRappresentanze solo dalle organizzazioni firmatarie dell'Accordo.
E qui, l'Azienda e i firmatari, trovano l'appiglio proprio nell'art. 19 Statuto come modificato dal referendum del 1995.
E vi è da dire che tutte e tre le OO. SS (Cisl, Uil e Cgil) hanno sempre cercato di impedire ogni forma di Rappresentanza Sindacale ai Sindacati di base, ed ora la Fiom stessa (scherzi della storia) si trova cacciata nell'angolo. Anche se, con questa Fiom, non v'é da gioirne.
Si capisce, a questo punto, ritornando un attimo indietro, la strumentalità di definire l'Accordo come di primo livello e dell'uscire da Confindustria: Fiat deve evitare che all'interno della nuova entità si applichi una qualche normativa collettiva riferibile anche alla Fiom, pena il mantenimento del suo ruolo di Rappresentante Sindacale Aziendale.
E così, ora, Fiat retribuirà i permessi solo dei firmatari, concederà solo ad essi locali aziendali, riconoscerà solo ad essi il diritto di indire assemblee, solo per essi effettuerà le trattenute sindacali.
*******
Tutto l'Accordo porta, per altro, a stabilire un forte potere dell'Azienda che - come visto - non deve poter essere posto in discussione sulla organizzazione del lavoro (turni, orario, mobilità, assenze) e quindi sul tema centrale dei ritmi. Ad esso è dedicato l'allegato 7 composto di ben 21 pagine. Qui sono descritte analiticamente le procedure relative alla valutazione ergonomica e al rilevamento dei tempi.
Al di là della copertura con "linguaggio scientifico" del tema, stringi-stringi si arriva poi a stabilire che ove la valutazione ergonomica porti ad individuare, in una postazione, un'area di rischio elevato di sovraccarico biomeccanico, si individua uno dei rimedi nella "rotazione dei lavoratori sulle postazioni", mantenendo dunque il rischio di sovraccarico anziché eliminarlo alla radice.
Ma, poi, il tutto sembra riportarsi all'antica questione del rilevamento dei tempi con il sistema cronometrico (ci ricordiamo "La classe operaia va in Paradiso", con il grande Gian Maria Volonté?) e del comando sull'organizzazione del lavoro: "il razionale susseguirsi delle operazioni necessarie alla trasformazione di un dato prodotto secondo un ordine prestabilito costituisce il ciclo di lavorazione. Le operazioni necessarie per la sua esecuzione sono stabilite dall'Ingegneria di produzione e non possono essere variate ad iniziativa di altri".
*******
Se alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso si lottava per tentare (in parte riuscendovi) di portare la Costituzione in fabbrica, oggi la costituzione materiale, quella del comando diretto ed immediato, quella che ha tra i suoi principali strumenti anche il comando che nasce e vive con la guerra, connota di sé la fabbrica stessa, con l'assenza di mediazioni (o vi dichiarate d'accordo o faccio terra bruciata con la delocalizzazione), con l'esorcizzazione del conflitto (da parte dei "subordinati"), oggetto di divieto espresso (non più dunque solo sul piano ideologico) e con la costante del rapporto di dominio del capitale (e del suo ceto manageriale internazionale) sui corpi di chi lavora.
Giuseppe Pelazza avvocato del lavoro di Milano
Milano, 9 gennaio 2011
pc quotidiano 17 gennaio - E ora un piano per Melfi... la nuova minaccia di marchionne .. tramite stampa e sindacalisti servi
Canta vittoria, chi dall’esito del voto, si attende ora una nuova stagione per le politiche industriali. E che soprattutto ha inteso la giornata di ieri come il via libera a nuovi investimenti di Fiat. Anche in Basilicata.
Come quella parte riformista del sindacato che ha siglato i contenuti dell’accordo lo scorso dicembre, ritenendo che quello fosse il male minore. «Ora avanti con il cambiamento », dice il leader della Cisl lucana, Nino Falotico. Un risultato che - per il segretario di Uil e Uilm, Carmine Vaccaro e Vincenzo Tortorelli «ha un effetto positivo sul presente e sul futuro dello stabilimento di Melfi per il quale non c’è più tempo da perdere per la produzione del secondo modello, una necessità, per altro, confermata dai dati definitivi del 2010 sul calo di vendite nei mercati europei degli attuali modelli Fiat». Ma all’indomani del voto di Torino sono in molti a pensare che fosse toccato alle tute blu di Melfi a esprimersi sui contenuti di quell’accordo avrebbe vinto il no. «Sciocchezze», per Tortorelli e Vaccaro che ora chiedono di rispettare la volontà degli operai di Mirafiori.
Ma la Sata, che con i suoi 5 milioni di auto è lo stabilimento più produttivo, dove il 50 per cento degli operai fa i conti con le limitazioni fisiche derivanti proprio dai ritmi produttivi e dove la Fiom è il primo sindacato la sua “lezione” l’ha già data. E’quanto fa notare il segretario dei metalmeccanici della Cgil, Emanuele De Nicola, che ricorda che con la “lotta dei 21 giorni” del 2004 sia stata proprio la rivolta degli operai contro «quelle condizioni inaccettabili di lavoro».
Del resto - dice ancora De Nicola - quello di Mirafiori, nonstante l’affermazione dei sì, è stato un gran risultato. Soprattutto se si considera che «quel referendum è stato un vero e proprio ricatto». E il fatto che una grossa fetta dei lavoratori,poco meno della metà, abbia scelto il no, pur condividendo gli investimenti, «deve far riflettere l’ad Marchionne, che non può sperare di fondare la competitività degli stabilimenti sullo sfruttamento degli operai». «Il manager torinese deve tener conto dei numeri di una maggioranza estremamente risicata. Le condizioni di lavoro devono essere riviste alla luce di questo». Ora la sfida della Fiom si sposta sul piano degli investimento: «Il Lingotto deve finalmente spiegarci come intende raggiungere gli obiettivi fissati per il 2014».
Di «giornata storica», parla, invece, il segretario regionale della Fismic, Marco Roselli. «A Mirafiori - dice in una nota stampa - non ha vinto la paura ma bensì la consapevolezza e la responsabilità di sindacato e lavoratori». «Non un ricatto - dicono i segretari di Ugl metalmeccanici di Basilicata e Potenza, Giusepppe Giordano e Donato Russo - ma una necessità per aprire ora un’opportunità di sviluppo anche per il nostro territorio lucano ponendo le premesse per accrescere in Sata la produzione di nuovi modelli auto anche da noi con il sì di Mirafiori dove garantisce il lavoro facendo vincere tutti i lavoratori».
«Il referendum non è una porcata ma uno strumento di autentica democrazia sindacale», aggiunge il segretario della Cisl, Falotico. E dalla Uil lucana arriva anche un messaggio per i metalmeccanici della Cgil: «Ci auguriamo in proposito che la Fiom, che ha scelto il vicolo cieco dell’isolamento, abbia colto la lezione di partecipazione e responsabilità dei lavoratori, perché questa è l’ora della responsabilità. Ci aspettiamo adesso – continuano Vaccaro e Tortorelli – che si concluda la “gara” tra i rappresentanti del mondo politico, anche nella nostra regione, a dare addosso alle dichiarazioni di Marchionne». E il mondo politico lucano, ieri, si è espresso così: il segretario regionale del Pd ha auspicato che «per il bene del nostro comparto industriale, che alla luce del risultato, il governo dismetta i panni di chi sta solo a guardare e promuova un nuovo vero momento di confronto che possa finalmente riformare le relazioni industriali nel nostro Paese».