La produzione si fermerà giovedì 22, venerdì 23 e lunedì 26 ottobre 2026 a causa della carenza di componenti.
Le fermate dello stabilimento poi possono ripercuotersi sull’Indotto, e qui anche con licenziamenti, come già sta avvenendo.
Ma anche gli altri stabilimenti Stellantis, da Mirafiori ad Atessa, Cassino non se la vedono bene, qui al massimo vi sono promesse di nuovi piani produttivi futuri e un presente di non lavoro, cassintegrazione, turni cancellati, ecc.
Le grandi fabbriche, dalla Stellantis all'ex Ilva, ecc., mostrano chiaramente la volontà del capitale: profitti maledetti e subito, con uso ultraflessibile della forza-lavoro, per ottenere con meno operai, meno costi di produzione, lo stesso pluvalore o maggiore; piani che per gli operai significano maggiore pluslavoro= più sfruttamento e relativamente meno salari, sia effettivi che nominali, perdita di lavoro che diventa sempre più precario - prima il precariato era la caratteristica dei piccoli e medi posti di lavoro, ora è la caratteristica della grande industria.
Il governo non solo accompagna questi processi, ma ci mette del suo, rendendo normale, che
gli operai vengano messi fuori dalla fabbrica, o bene che vada in cassintegrazione permanente, che trovino "pane" per 1/2 anni in altre aziende, a cui promette sgravi e incentivi, mentre agli operai che non ci stanno c'è anche la perdita della cassintegrazione (come stabilisce l'ultimo decreto del governo per l'ex Ilva).Ma anche i sindacati confederali - a cui spesso si unisce l'Usb, ormai 4° sindacato, fa da accompagnatore dei piani dei padroni e del governo; al massimo grida e vibranti dichiarazioni sui giornali, nelle assemblee e pratica elemosinate, basata essenzialmente sulle richieste di ammortizzatori sociali.
Le normali rivendicazioni operaie: lavorare meno lavorare tutti - riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga; copertura retributiva delle giornate, settimane di mancato lavoro; riduzione dei ritmi di lavoro, difesa delle condizioni di lavoro, ecc; sono da "museo degli operai".
Non si può subire tutto questo. Gli operai, le operaie, quando vogliono possono mettere in campo una forza di classe, nelle forme di lotta e nei contenuti, che possono sconvolgere le "carte" di padroni e governo - proprio Melfi lo ha dimostrato nei "21 giorni", gli stessi operai dell'ex Ilva di Taranto quando sono messi nelle condizioni di poterlo fare, fanno una lotta importante anche se troppo breve; e altri esempi del passato lo dimostrano per altre fabbriche.
Vale eccome anche per gli operai: Ribellarsi è giusto, ribellarsi e lottare è possibile!
In questo le grandi fabbriche possono e devono segnare la strada necessaria a tutti i lavoratori!

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