mercoledì 21 ottobre 2026

pc 21 ottobre - Giù le mani dai nostri ragazzi! La repressione non ferma la ribellione. In piazza con loro per la caduta del governo Meloni

Lo Stato borghese e i suoi magistrati, imbeccati dal governo, sostenuti da una campagna stampa oscena, ha cominciato a condannare i ragazzi che hanno dato vita alla rivolta nel weekend di Milano, con processi per direttissima, in una logica da tribunali speciali nei confronti di questi ragazzi che si sono ribellati e hanno detto chiaro perché lo hanno fatto, mettendo al centro il carovita e l'impossibilità di accedere ai beni normali così come ai beni dei negozi della Milano bene.

Scandalo! Hanno attaccato i negozi della Milano bene, scandalo! Hanno messo a ferro e fuoco il centro cittadino, scandalo! 

Hanno resistito e reagito alla polizia che era lì per picchiarli, massacrarli, bastonarli, arrestarli, fermarli, molestarli!

Ecco, questo è un ritratto pieno e chiaro della società borghese innanzitutto, la società dei ricchi e dei padroni che tratta come barbari chi si ribella e si ribella in realtà con ragioni molto valide che sono le ragioni di tutti i proletari e le masse povere di questo paese che vedono il carovita taglieggiare i loro salari e rendere sempre più la loro vita impossibile. Così come il carovita taglieggia anche chi non è strettamente povero, ma che comunque pensava di stare al sicuro rispetto ai poveri, ai migranti, avendo fiducia nel sistema capitalistico, nell'Italia borghese, nell'Italia della Meloni oggi, come ha avuto fiducia - non ripagata - nell'Italia dei governi di centro-sinistra e dei tecnici del Capitale.

“È giusto ribellarsi”, questo lo diciamo innanzitutto ai lavoratori, alle masse povere del nostro paese, delle nostre città, dei nostri quartieri. Che aspettiamo a ribellarci? Com'è possibile accettare un presente di precarietà carovita e un futuro in cui l'unica cosa certa è che vogliono fare la guerra? Fino a quando possiamo accettare che i posti di lavoro vengano messi in discussione dai piani del Capitale e che i lavoratori sui posti di lavoro sono destinati a essere ipersfruttati o a morire - quando gli va bene - e a vivere assistiti di cassa integrazione quando la loro lotta riesce a fermare la marcia del licenziamento?

Noi veniamo dai blocchi dell'Ilva di Taranto: per quale motivo gli operai dell'Ilva di Taranto, che hanno bloccato per cinque giorni la città di fronte al piano di chiusura della fabbrica e della cassa integrazione permanente, dei licenziamenti per i lavoratori dell'indotto, per quale motivo gli operai dell'Ilva che hanno pagato un alto costo allo sfruttamento e alla gestione capitalistica della fabbrica, prima di Stato, poi di Riva, poi di ArcelorMittal e ora dei commissari, con morti sul lavoro, morti da lavoro e da inquinamento, gli operai delle ditte dell'appalto dell'Ilva per quale motivo non si dovrebbero ribellare?

Certo, non si ribellano come i giovani proletari di Milano, ma questo sta nelle cose, la gioventù quando si ribella non guarda in faccia a nessuno, non ha idee chiare, non ha appartenenze precostituite e certamente quando si ribella non si limita ad alzare la voce rispetto a ciò che li colpisce, ma esprime anche quel desiderio di prendersi tutto, di non accettare la società capitalistica come una immane massa di merci a cui ai giovani, per non dire le loro famiglie, toccano le briciole, un'immane massa di merci che dà profitti e origina crisi e a cui loro sono esclusi.

“È giusto ribellarsi”, siamo incondizionatamente dalla parte della rivolta, della gioventù proletaria, logica conseguenza continua e discontinua del movimento degli studenti che sta attraversando il nostro Paese, innescato dalla solidarietà con il popolo palestinese, massacrato, perseguitato, dal genocidio cancellato nella intenzione dell'imperialismo e del sionismo israeliano, dai nuovi mostri della società imperialista, i giovani sono scesi in campo, hanno manifestato, hanno dato vita non solo alle manifestazioni grandi, con la più grande di tutte, quella del 4 ottobre dell'anno scorso, ma con un conflitto quotidiano nelle università, contro le industrie belliche, da cui hanno ricevuto repressione, arresti, cariche, violenze.

Questi giovani hanno ripreso il loro cammino nei giorni precedenti, la rivolta della gioventù proletaria di Milano e di Torino e di Bologna, che in 400.000 aveva riempito le strade, aveva attraversato le scuole, le città, i quartieri, i luoghi del conflitto, aveva indicato nel governo, nei suoi luridi ministri, le ragioni della loro opposizione, ma non solo, aveva indicato quelli che ci stanno dietro, i padroni del mondo, i padroni della ricchezza, da Trump ai governi imperialisti europei, avevano indicato in questi i responsabili della situazione nelle scuole. E chiaramente l'avevano indicato in continuità con la lotta che avevano iniziato da tempo e che aveva visto il terreno della Palestina come il terreno di detonatore, ma chiaramente ‘chiamati alle armi’ dal grandissimo movimento che scuote la Francia di Macron.

Un nuovo maggio francese? nessun paragone serve più di tanto se non ha dare il segno dei tempi, è il segno dei tempi che gli studenti francesi hanno messo a ferro e fuoco il loro paese, richiamato intorno alla loro lotta, coloro che si sentono colpiti dai governi, innanzitutto sul terreno del Carovita, ma non solo, sul terreno della condizione lavorativa e soprattutto nutriti di un'indignazione, che mentre loro stringono la cinghia e gli viene negato tutto, i ricchi invece si arricchiscono sempre di più, le grandi multinazionali, in tutti i settori, la grande finanza di cui il lurido governo Macron è espressione principe, contro costoro si sono ribellati, hanno bucato gli schermi, hanno attaccato la polizia, si sono scontrati con la polizia, hanno reso le città il teatro di una rivolta che ricorda le tante rivolte che i proletari e le masse popolari e in particolare la gioventù hanno dato vita.

Il vento di Francia è arrivato nelle nostre città, ha bucato gli schermi, il tam-tam passato per i social, è arrivato alla gioventù proletaria del nostro paese che ha trovato l'occasione, il luogo per esprimere la sua ribellione, una ribellione giusta e sacrosanta, noi siamo con i giovani che si ribellano e faremo di tutto perché questa ribellione non si fermi, venga conosciuta, generalizzata dalle grandi alle piccole città, sabato, tanto per cominciare.

Il governo risponde con l'esercito, con i tribunali speciali, con le leggi speciali che non usano certamente verso i ricchi, i percettori di superprofitti, che non vogliono neanche toccare, che non usano contro i padroni che uccidono i loro operai, i loro lavoratori sui posti di lavoro, che non usano contro i fascisti, quelli sì, sostenitori di una violenza cieca verso i migranti e verso tutto ciò che è progressivo, che è bello in questo nostro paese.

Abbiamo un governo fascista che protegge i fascisti e attacca come se fossero criminali e delinquenti i giovani, i ragazzi che si ribellano - certo, nelle forme in cui la ribellione giovanile si è sempre espressa - che colpa hanno i ragazzi se le forme di ribellione gliele avete anche insegnate voi, attraverso l'uso dei mass media e dei social media, che sono considerati il bene primario, l'unico luogo di comunicazione? Gli chiudete i centri sociali, gli impedite di organizzarsi in forma vasta ed estesa in ogni angolo del territorio, gli impedite una vita decente, un reddito decente e poi li volete incarcerare, volete trasformare quello che è già un “carcere sociale” a cui si ribellano in un carcere reale, dove continuare a perseguitarli in nome dell'aspetto più barbaro del capitalismo e dei suoi governi.

Ma come sempre la borghesia non capisce e né capirà mai che la repressione alimenta la ribellione, più repressione più ribellione, certo a volte c'è il tempo della ribellione, il tempo della repressione, le pagine scure in cui le masse per riprendere la loro ribellione devono resistere alla repressione, devono scomparire mentre quando si ribellano appaiono, e certo, questa dialettica c'è sempre stata e ci sarà anche ora, ma il movimento che si è messo in moto non lo fermerete mai.

Per tutti coloro che si dicono di sinistra, proletari, in lotta, che condividono la lotta contro il carovita, la guerra, il fascismo, la democrazia, tutti coloro che si lamentano della sanità, delle scuole, che si lamentano della mancanza di un futuro, che si lamentano della barbarie quotidiana che ci restituisce la cronaca anche attraverso gli elementi efferati della cronaca nera, che cosa aspettano a schierarsi netto e chiaro con i giovani? E' il miglior modo per stargli vicino e dovrebbe esserlo anche per i loro genitori, anche se spesso non è, e partecipare in prima persona a questa lotta, far diventare questa una scintilla che incendia la prateria a Milano, a Torino e via via ovunque possibile, perché solo questo effettivamente può portare alla caduta del governo Meloni e non le chiacchiere dei vari Schlein, Conte, etc., etc., anime morte che vivono in un luogo morto della società, altro che Tempio della democrazia! In Parlamento Giorgetti presenta la legge di bilancio e non c'è nessun deputato neanche ad ascoltarlo, questo è il rispetto che queste merde hanno per il loro Parlamento! State lì, poltrite in quelle fogne, ma il vento della ribellione raggiungerà anche voi e certamente voi sarete dall'altra parte della barricata.

Sabato, ovunque possibile, con i ragazzi che si ribellano e dove non ci sono, per dargli voce attraverso la nostra voce e la voce di tutti coloro che sono effettivamente dall'altra parte rispetto a padroni, governi, stati, guerre, repressione, fascismo, genocidi, distruzione dell'ambiente....

 

 

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