giovedì 22 ottobre 2026

pc 22 ottobre - Milano - rivolta proletaria - da che parte stare - questo effettivamente è il centro del problema

un contributo - estratti

Rap’s not dead… e ora prende parte!


Da Marracash, forse uno dei rapper più schierati a livello sociale nel paese, abbiamo sentito dire che “il potere capisce solo il potere e che è ora che il popolo mostri il popolo”, mostrando le foto di un ragazzo che tiene in mano la bandiera italiana e di un tir fermo con uno striscione a sostegno dello sciopero, e “un risentimento crescente sta maturando, in tutti, un rigetto, un’insostenibilità della vita in questo paese e non solo”.

Parole chiare, altrettanto quanto quelle di Kid Yugi, forse uno dei pochi trapper ad essere realmente emersi dal profondo Sud, che tornando dal suo paese di origine in Puglia, descrive la drammatica situazione meridionale “nel silenzio e nell’indifferenza delle istituzioni e dei media tradizionali” e dichiara che “il patto sociale è stato infranto. La classe politica non è più serva del popolo […] bensì è prostituita a tutti i poteri sovranazionali che la finanziano e la manovrano”.

Altri rapper che si sono schierati sono Nayt, che muove il focus su “questa società

addomesticata” che “ama l’innocuità” e “a un certo punto, se non vedi l’altro, l’altro ti entrerà in casa per essere visto”, e 22simba: “Benedetto ogni sciopero perché nostro di diritto”.

Infine, si aggiunge un veterano del rap politico in Italia come Frankie Hi-Nrg che, riflettendo sulla questione generazionale, dice: “Il problema è la privatizzazione di tutto, l’aumento del costo della vita e, per i ragazzi, la mancanza di prospettive. Questa è la prima generazione che cresce in una situazione economica peggiore di quella dei genitori”.

Nel nostro ultimo comunicato, ci domandavamo dove fosse il mondo della cultura in un momento in cui gli studenti e le studentesse e i blocchi al Sud Italia chiedevano a gran voce di avere strumenti per potersi esprimere e farsi rappresentare.

Ebbene, c’ha pensato il rap a ricomporre a livello generale quelle che apparentemente sembrano cause sconnesse, nel tentativo di superare la contraddizione violenza/non violenza, su cui tanti, a cominciare dal Governo, battono al fine di dividere i fronti.

Un genere che stereotipicamente sembra essere attaccato a vanità e superficialità, ma che, per via della sua storia e per il retroterra dei personaggi che ancora lo rendono vitale, riesce ancora a dire la sua.

Abbiamo davanti una situazione sociale e politica molto dura e per certi versi inedita. A 10 giorni dallo sciopero generale dell’Unione Sindacale di Base a cui parteciperemo, il Governo Meloni promulga il reato di “partecipazione violenta a una manifestazione”, completando così la torsione autoritaria del proprio potere, e che andrà a colpire anche chi fino ad oggi manifesta nel modo più pacifico possibile. C’è bisogno delle energie di tutte e tutti, partendo da artiste e artisti, per raccontare tutto questo.

https://www.instagram.com/reel/DeutkA9oZky/?cplk=MXE0bXl4Y3FiYTBiOA%3D%3D

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