mercoledì 15 febbraio 2017

pc 15 febbraio - ILVA sotto il segno della morte sul lavoro e da amianto - tra lotta mancata e giustizia negata


Ilva: dopo due anni chiuse le indagini sulla morte dell’operaio Morricella


pc 15 febbraio - l'imperialismo italiano e la guerra - un contributo

Manlio Dinucci - Il Golpe (bianco) chiamato "Libro"

Manlio Dinucci - Il Golpe (bianco) chiamato Libro

"Non resta che riscrivere l’Art. 1 della Costituzione, precisando che la nostra è una repubblica, un tempo democratica, fondata sul lavoro dell’industria bellica".



di Manlio Dinucci* - il manifesto, 14 febbraio 2017

Mentre i riflettori mediatici erano puntati su Sanremo, dove si è esibita anche la ministra della Difesa Roberta Pinotti cantando le lodi delle missioni militari che «riportano la pace», il Consiglio dei ministri ha approvato il 10 febbraio il disegno di legge che consentirà l’implementazione del «Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa» a firma della ministra Pinotti, delegando al governo «la revisione del modello operativo delle Forze armate».


Revisione, in senso «migliorativo», di quello attuato nelle guerre cui l’Italia ha partecipato dal 1991, violando la propria Costituzione. Dopo essere passato per 25 anni da un governo all’altro, con la complicità di un parlamento quasi del tutto acconsenziente o inerte che non lo mai discusso in quanto tale, ora sta per diventare legge dello Stato. Un golpe bianco, che sta passando sotto silenzio.


Alle Forze armate vengono assegnate quattro missioni, che stravolgono completamente la Costituzione. La difesa della Patria stabilita dall’Art. 52 viene riformulata, nella prima missione, quale difesa degli «
interessi vitali del Paese». Da qui la seconda missione: «contributo alla difesa collettiva dell’Alleanza Atlantica e al mantenimento della stabilità nelle aree incidenti sul Mare Mediterraneo, al fine della tutela degli interessi vitali o strategici del Paese».


Il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, stabilito dall’Art. 11, viene sostituito nella terza missione dalla  
«gestione delle crisi al di fuori delle aree di prioritario intervento, al fine di garantire la pace e la legalità internazionale». 


Il Libro Bianco demolisce in tal modo i pilastri costituzionali della Repubblica italiana, che viene riconfigurata quale potenza che si arroga il diritto di intervenire militarmente nelle aree prospicienti il Mediterraneo – Nordafrica, Medioriente, Balcani – a sostegno dei propri interessi economici e strategici, e , al di fuori di tali aree, ovunque nel mondo siano in gioco gli interessi dell’Occidente rappresentati dalla Nato sotto comando degli Stati uniti.
Funzionale a tutto questo è la Legge quadro entrata in vigore nel 2016, che istituzionalizza le missioni militari all’estero, costituendo per il loro finanziamento un fondo specifico presso il Ministero dell’economia e delle finanze. 


Infine, come quarta missione, si affida alle Forze armate sul piano interno la «salvaguardia delle libere istituzioni», con «compiti specifici in casi di straordinaria necessità ed urgenza», formula vaga che si presta a misure autoritarie e a strategie eversive.


Il nuovo modello accresce fortemente i poteri del Capo di stato maggiore della difesa anche sotto il profilo tecnico-amministrativo e, allo stesso tempo, apre le porte delle Forze armate a «dirigenti provenienti dal settore privato» che potranno 
ricoprire gli incarichi di Segretario generale, responsabile dell’area tecnico-amministrativa della Difesa, e di Direttore nazionale degli armamenti. Incarichi chiave che permetteranno ai potenti gruppi dell’industria militare di entrare con funzioni dirigenti nelle Forze armate e di pilotarle secondo i loro interessi legati alla guerra.


L’industria militare viene definita nel Libro Bianco 
«pilastro del Sistema Paese» poiché «contribuisce, attraverso le esportazioni, al riequilibrio della bilancia commerciale e alla promozione di prodotti dell’industria nazionale in settori ad alta remunerazione», creando «posti di lavoro qualificati».


Non resta che riscrivere l’Art. 1 della Costituzione, precisando che la nostra è una repubblica, un tempo democratica, fondata sul lavoro dell’industria bellica.


pc 15 febbraio - Torino - Stato borghese e istituzioni, giunta grillina dell'Appendino, incentivano il revisionismo fascista

La lezione sulle foibe la fanno i neofascisti, polemica all'istituto Erasmo di Nichelino

L'Anpi del Comune alla periferia di Torino protesta contro l'invito all'associazione Ades,
A far lezione agli studenti sulle foibe ci sono i neofascisti. Polemica nel Torinese per la presenza questa mattina dell'associazione Ades di Monza nell'istituto Erasmo da Rotterdam di Nichelino per un incontro sulla giornata del Ricordo e i morti nelle foibe: “Si tratta del volto più presentabile di una galassia che in modo più o meno velato si richiamano alla propaganda neofascista e neonazista – attacca l'Anpi di Nichelino – Mostrano espliciti riferimenti a razzismo, antisemitismo, xenofobia e omofobia da parte dei loro aderenti”. Gli ex partigiani hanno cercato di bloccare l'iniziativa, incontrando la preside dell'istituto, Maria Vittoria Bossolasco, ma non c'è stato nulla da fare. ...l'invito all'associazione Ades, ma così non è stato -– continua l'associazione in un comunicato – Ci sembra quoltraggiosa, la presenza di questo tipo di organizzazioni all'interno di un'istituzione scolastica, luogo di cultura, democrazia, valori civili e costituzionali. Se in una scuola le idee e il dibattito devono avere spazio, chi professa in diverse forme il fascismo non può essere considerato semplicemente portatore di un'idea”.
La sezione locale dell'associazione partigiani si è messa in contatto con i loro compagni di Monza per capire meglio chi siano gli invitati: “Ci segnalano che ogni 25 aprile questa associazione insieme ad altre parteciperebbe a parate militari di commemorazione dei caduti della Repubblica Sociale Italiana, stato dipendente dal Terzo Reich dal 1943 – aggiunge la vicepresidente della sezione di Nichelino, Ilaria Mardocco – Dallo stesso sito web dell'associazione è possibile inoltre verificare che tra le proprie reti “vantano” collegamenti diretti con la Lega Nazionale e con Lealtà e Azione”.


Giorno del Ricordo, in Sala Rossa una medaglia d’onore a un repubblichino

Giorno del Ricordo, in Sala Rossa una medaglia d’onore a un repubblichino
di Maria Grazia Sestero*
Chi è Filippo Polito? Ai famigliari di Filippo Polito è stata conferita una medaglia d’onore alla

pc 15 febbraio - Parma-Novara, morte sul lavoro e fabbriche esplosive - operai costantemente a rischio vita

Scoppia un macchinario un operaio seriamente ustionato, tre feriti lievi

Scoppia un macchinario un operaio seriamente ustionato, tre feriti in modo lieve

 Masterpack di Veruno in provincia di Novara

Un operaio di una ditta di imballaggi di plastica a Veruno (Novara), la 'Masterpack', è rimasto seriamente ustionato oggi pomeriggio nello scoppio di un macchinario. E' stato trasportato al Cto di Torino. Altre tre operai hanno riportato lesioni lievi e sono sotto osservazione all'ospedale di Borgomanero.
L'esplosione, sulle cui cause stanno indagando i vigili del fuoco, è avvenuta in un macchinario che salda insieme i lembi degli imballaggi: l'operaio, che era proprio vicino all'apparecchio ha riportato gravi ustioni.


Parma
 un lavoratore di una ditta di Castellaro, frazione di Sala Baganza, è caduto e si è ferito mentre svolgeva le sue mansioni. L’allarme è scattato poco prima di mezzogiorno e sul posto si è recata la Pubblica Assistenza di Collecchio con un’ambulanza e un’automedica. Il lavoratore, il 45enne Luigi Le Piani, è morto alle ore 13 dopo il ricovero in condizioni critiche all’Ospedale Maggiore in gravissime condizioni di salute. Secondo le prime informazioni l’operaio, dipendente della ditta, sarebbe caduto da un capannone, da un’altezza di circa sei metri. Sul posto gli operatori della Medicina del Lavoro per ricostruire l’accaduto e le forze dell’ordine.

martedì 14 febbraio 2017

pc 14 febbraio - Massimo sostegno contrinformativo alla lotta del popolo palestinese

I documenti inseriti in questa settimana
( 5 Febbraio -  11 Febbraio 2017 )
11 Febbraio 2017
   
-    Una nuova Nabka per la nazione palestinese
Il patto d'acciaio Trump-Netanyahu
di Lucio Manisco
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-    Ultraortodossi dicono no all’esercito
di Michele Giorgio
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10 Febbraio 2017
   
-    Colonie, lo scontro arriva alla Corte Suprema
di Michele Giorgio

-    I bulldozer israeliani radono al suolo il villaggio di Al-Araqeeb per la 109 ° volta
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9 Febbraio 2017
   
-    Due palestinesi uccisi in attacco aereo israeliano
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-    Ministero della Salute: Israele impedisce l’entrata di gas anestetico a Gaza
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-    Lettera aperta agli insegnanti: Non usate la #CartadelDocente per sostenere l’apartheid
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8 Febbraio 2017
   
-    Israele, l’illegalità e il sangue
di Enrico Campofreda
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-    Netanyahu prende tempo per la “legge sugli insediamenti”
di Roberto Prinzi
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-    Centinaia di accademici e artisti belgi: No al progetto UE con la polizia israeliana
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-    La marina e l’artiglieria israeliane sparano a pescatori e contadini di Gaza
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7 Febbraio 2017
   
-    Cosa vuole Israele da Trump?
di Bassam Saleh

-    Bormbardamento israeliano su Gaza: 2 feriti
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6 Febbraio 2017
   
-    Arare senza difesa
di Amira Hass
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-    Hamas rifiuta un’offerta di scambio di prigionieri
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5 Febbraio 2017
-    Fare tanto clamore per avere l’approvazione di Israele: le promesse elettorali di Trump lo perseguiteranno
di Ramzy Baroud

                    Mail: forumpalestina@libero.it           Sito: http://www.forumpalestina.org      

pc 14 febbraio - Dal Blog di Red Block contro il moderno fascismo

Attacchinate locandine Red Block all'università di Palermo. In sostegno agli studenti universitari di Bologna e in sostegno alla ribellione dei giovani proletari nelle banlieues francesi.

Fuori la polizia dall'università!


Contro il moderno fascismo che avanza!
Facciamo come nelle banlieues francesi!




RIBELLARSI E' GIUSTO!

pc 14 febbraio - Genova - si prepara una nuova provocazione fascista - domenica arriva Casapound, mentre dopo la manifestazione antifascista di Genova la repressione si scatena contro gli antifascisti - Fascisti e polizia tutt'insieme vi spazzeremo via

(Dalla stampa borghese)

Genova, dopo Forza Nuova arriva CasaPound

Genova. Dopo il convegno di movimenti di ultradestra coordinato da Forza Nuova, che si è svolto ieri nella sede del partito a Sturla e che ha visto migliaia di persone scendere in piazza per dare vita a una manifestazione antifascista, a Genova arriva un altro evento destinato a sollevare ancora una volta sdegno e polemiche.
Sabato prossimo, infatti, tocca a CasaPound. L’occasione sarà la presentazione del libro di Diminique Venner, “Un samurai d’occidente. Il breviario dei ribelli”, con l’introduzione di Paolo Franceschi (Circolo Ramo d’Oro) e l’intervento del curatore del libro, Andrea Lombardi. “Un breviario che è un atto di accusa verso un’Europa che sta naufragando sotto la pressione di un’immigrazione selvaggia e che sta perdendo definitivamente la sua coscienza di culla della civiltà umana”, si legge nella presentazione del libro.
L’appuntamento è fissato alle 17 presso il centro culturale Il Ramo D’Oro, in corso Buenos Aires 21, interno D. Nessuna suspense per la sede, visto che il Ramo D’Oro organizza periodicamente incontri e presentazioni di libri spesso dedicati a fascismo e post-fascismo, visto che gli stessi militanti di Casapound si autodefiniscono i “fascisti del terzo millennio”. A curare la presentazione lo stesso Lombardi, sorta di ideologo locale di Casapound, che nel 2012 aveva anche provato a candidarsi sindaco per la Destra di Storace.

Venti antagonisti nel mirino per gli scontri al corteo. “Scagionati” i vigili

Momenti di tensione al corteo di protesta contro il convegno delle ultradestre sabato scorso a Genova

Genova - Nei video della polizia scientifica lì si vede prendere a cinghiate gli agenti, aggredirli o lanciare al loro indirizzo bottiglie di vetro o petardi. Ci sono una ventina di persone nel mirino per i tafferugli di sabato scorso a Sturla durante le proteste per il convegno dell’ultradestra. A rischiare ci sono volti noti alla questura tutti appartenenti all’area antagonista, ai centri sociali e al mondo ultrà.
L’indagine è stata aperta per reati che vanno dal lancio di oggetti pericolosi, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Oggi la Digos depositerà una prima relazione in procura.
La polizia intanto prosegue l’indagine anche sul fronte dell’ambulanza della Misericordia che ha sbagliato strada finendo nel mezzo del corteo e costringendo la polizia ad allentare il cordone di sicurezza. Una mossa che ha fornito ai manifestanti l’occasione di assaltare la polizia.
Gli accertamenti della Digos hanno escluso il gesto volontario del conducente del mezzo di soccorso che ha semplicemente sbagliato strada. Nei suoi confronti potrebbe scattare soltanto una multa per aver violato i divieti della circolazione stradale.
Non sono emersi, invece, elementi a carico dei vigili urbani che non avevano alcuno strumento per bloccare il traffico

pc 14 febbraio - Anche a Novara polizia a difesa dei fascisti

CORRIERE DI NOVARA

Scontri tra “Casa Pound” e antagonisti: un ferito

Intervento della Polizia

NOVARA, Digos e Squadra Mobile sono intervenuti sabato pomeriggio 11 febbraio al Villaggio Dalmazia, a Novara,  contro gli antifascisti

L’episodio si è verificato dopo le 18, quando era in programma un corteo per le vittime delle foibe, evento promosso da “Casa Pound” Poco prima della partenza, secondo una prima ricostruzione, sarebbero giunti alcuni antagonisti, che avrebbero intonato alcuni canti.  quindi le cariche

pc 14 febbraio - Deborah, un appello di una precaria, dopo il caso di Michele di Udine

"Hai deciso di abbandonare la tua battaglia. Sono qua per dirti che la porterò avanti io"

Deborah, 24 anni, disoccupata di Moretta, si rivolge al 30enne di Udine che si è suicidato.
Ciao Michele,
non ci conosciamo ma abbiamo molto in comune. Sono Deborah una ragazza di ventiquattro anni, precaria. A settembre ho perso il lavoro e da allora è iniziata la mia "odissea".
La chiamo così perché è un percorso lungo e faticoso quello che ci troviamo davanti dopo la fine di un lavoro. Ho portato e inviato alle aziende il mio curriculum, ma ogni volta è la stessa storia. La storia del no. No perché non hai un titolo di studio, no perché hai troppa esperienza lavorativa, no perché sei in "età da figli", no perché vogliamo qualcuno più giovane. 
È frustrante e avvilente sentirsi sempre rispondere così, ancor più quando convivi, o vivi solo, e hai paura di non riuscire a provvedere per te stesso. Hai paura di non poterti costruire una famiglia. Hai paura di diventare un peso per chi ti è vicino.
E ogni giorno in cui la tua ricerca non porta frutti, il cielo si abbassa ancora un po’. Ma nonostante questo, non voglio far vincere un sistema che non permette a noi giovani di vivere tranquilli.
Non voglio più sentire di precari come noi che non hanno alternative, persone sfinite da questa ricerca per un diritto che dovrebbe esserci garantito. Nei giorni scorsi su alcuni giornali, ho letto che hai deciso di abbandonare la tua battaglia. Sono qua per dirti che la porterò avanti io, perché non sei solo. 
Nelle tue parole ho trovato la difficoltà dell’essere giovani nel nostro Paese. La difficoltà di chi si trova senza lavoro oggi. Tante persone dicono che basta avere volontà e che bisogna "darsi da fare", ma come possiamo riuscirci se ogni volta ci vengono chiuse le porte in faccia?
.....le opportunità di lavoro per noi non esistono e ci ritroviamo a vivere in balìa di un futuro senza via d’uscita. Non possiamo scegliere un lavoro che ci piace o per il quale abbiamo studiato, perché è già una fortuna trovarne uno, e una volta trovato dobbiamo accontentarci di essere sottopagati senza avere un contratto. Dobbiamo accontentarci dei voucher o di essere stagisti e di un posto fisso neanche l’ombra.
quale futuro ci state offrendo? Quali strumenti ci state dando per poter vivere dignitosamente? -.
Deborah Groppo

pc 14 febbraio - La lotta dei migranti si autorganizza e sviluppa - estenderla in tutte le realtà italiane

Comunicato diffuso nazionalmente
a cura dello 
slai cobas per il sindacato di classe taranto
info slaicobasta@gmail.com - 347-5301704

Uniti contro repressione, confini e sfruttamento, in tutta Italia continuano le lotte!

A partire dal 4 febbraio e per diversi giorni, lavoratrici e lavoratori, disoccupati e precari, stranieri e italiani, dalle campagne e dai magazzini della logistica, dalle occupazioni di case e dai centri d’accoglienza, sono scesi in piazza in tutta Italia per dire ancora una volta no ad un regime di controllo della mobilità che crea sfruttamento e segregazione. In continuità con il percorso sfociato nella mobilitazione nazionale del 12 novembre 2016, in diverse città italiane ci sono state manifestazioni, cortei, blocchi stradali e presidi con le stesse parole d’ordine, per contrastare la repressione, e pretendere l’attuazione degli impegni delle istituzioni locali e del governo centrale.

Il 4 febbraio a Modena un grande e combattivo corteo di facchini e solidali ha sfilato compatto nonostante i divieti e le cariche della questura, per contrastare la vergognosa operazione repressiva ai danni del SICOBAS e del suo coordinatore nazionale, rifiutando allo stesso tempo ogni forma di repressione e sfruttamento che passa attraverso il controllo della mobilità in tutte le sue forme, dai CIE ai respingimenti, dal razzismo alle guerre imperialiste in tutte le loro forme.

Il 6 febbraio diverse sono state le mobilitazioni. A San Ferdinando (RC) più di quattrocento lavoratori della

pc 14 febbraio - Verso lo sciopero delle donne dell' 8 marzo - la parola alle donne proletarie

In questa società capitalista avanzata e pseudo moderna in cui la tecnologia viene usata solo e esclusivamente per il controllo dei popoli, per costruire armi sempre più sofisticate e mezzi per aggredire i territori, i popoli e le donne vivono una fase involutiva paragonabile ad un moderno medioevo. La situazione e chiara e sotto gli occhi di tutti, infatti questa società retrograda e maschilista continua imperterrita a discriminare la donna. Lo vediamo nell’ambito della famiglia in cui vogliono ancora oggi la donna sottomessa e anche in tutti gli ambiti sociali, studentesco, nel precariato, nella disoccupazione, così come silenziosa, sottomessa e schiavizzata la si vuole nell’ambito lavorativo: con un forte ricatto occupazionale, con ritmi frenetici e massacranti, con discriminazione anche dal lato economico, in special modo al sud. I diritti conquistati sono ormai al lumicino, ne sanno qualcosa le madri lavoratrici. Tutto questo dimostra che la donna è considerata un oggetto da usare a proprio piacimento e se per caso non rispetta queste esigenze si innescano situazioni violente fino al femminicidio, considerando poi che questo sistema sociale, lo stato, il governo, si rendono complici fino a Proteggere i carnefici. 
Per tutti questi motivi delegazioni di lavoratrici dal nord al sud il 25 novembre hanno assediato il parlamento e imposto incontri, 200 mila donne hanno fatto un grande corteo; tutte hanno gridato ”8 marzo sciopero delle donne” riaccendendo questa scintilla già accesa dalle donne proletarie nel nostro paese, e ora viva e forte anche in tanti paesi del mondo. 
Noi lavoratrici, precarie, disoccupate invitiamo tutte le donne senza distinzione di nazionalità e religione a manifestare e lottare nel nostro percorso rivoluzionario di liberazione.

“Nessuna lotta può concludersi vittoriosamente se le donne non vi partecipano, al mondo ci sono due poteri: quello della spada e quello della penna, ma in realtà c’è n’è un terzo più forte di entrambi ed è quello delle donne"

Concetta - lavoratrice precaria Taranto

a cura del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

pc 14 febbraio - TARANTO, MILANO... SI PREPARA CON LE LAVORATRICI, CON LE IMMIGRATE, LE DONNE DEI QUARTIERI... LO SCIOPERO DELLE DONNE

lunedì 13 febbraio 2017

pc 13 febbraio - il PD di Bersani a garanzia dei mercati... e del governo reazionario di Gentiloni

 ...per salvare banche e padroni, restare a galla in Europa, fermare le inchieste della magistratura.

"Altrimenti mettiamo l'Italia nei guai

Roma (askanews) - Il Pd deve dire con chiarezza che garantirà il sostegno al governo Gentiloni fino alla fine della legislatura. Lo ha detto Pier Luigi Bersani parlando alla

direzione del partito: "A proposito delle decisioni che dobbiamo prendere: prima di tutto il paese. La prima cosa che dobbiamo dire all'Europa, ai mercati, al mondo, agli italiani, è quando si vota. Possiamo lasciare un punto interrogativo sulle sorti del nostro governo? Si vota a giugno, a settembre... Mettiamo l'Italia nei guai".
"Io - ha aggiunto - propongo non solo che diciamo che si vota nel 2018, ma che garantiamo davanti ai mercati e agli italiani la conclusione normale della legislatura. Parlare come la Sibilla, non possiamo. Lasciar la spada di Damocle sul governo non possiamo. Dobbiamo dire qualcosa e dobbiamo dirlo qui. Garantiamo la conclusione ordinaria della legislatura. Da questo discendono le nostre scelte, perché noi veniamo dopo il paese".

pc 13 febbraio - MUOS: dai tribunali italiani ancora una sentenza a favore dell’imperialismo degli Stati Uniti e dell’imperialismo italiano. Ma dentro, e soprattutto fuori dai tribunali, la lotta contro gli strumenti di morte degli imperialisti deve continuare

La guerra imperialista si può fermare solo se avanza la guerra popolare

manifestazione a Palermo
dai Comitati NoMuos

La Cassazione conferma il dissequestro del Muos?
Unica sentenza: Resistenza, fino alla smilitarizzazione della Sughereta!
La decisione della Cassazione di venerdì 10, con la quale è stato confermato il dissequestro del MUOS, non ci ha sorpreso, ma è comunque un segnale estremamente negativo.
Quella del MUOS è una questione politica e sociale, che certamente non andava risolta dalla magistratura. Tuttavia, in un primo momento, quest’ultima aveva preso una via coraggiosa che, se proseguita fino in fondo, avrebbe portato al fermo dell’installazione di guerra, di proprietà esclusiva del Governo USA. Aspettando le motivazioni della decisione della Cassazione, non possiamo che denunciare il dietrofront ingiustificato della Suprema Corte.
Al riguardo va ricordato che, meno di un anno fa, la Cassazione aveva confermato il sequestro subito dopo la pronuncia del CGA che, quindi, venne considerata irrilevante ai fini del

pc 13 febbraio - “Italia out: 9 milioni di esclusi”, il 30% della forza lavoro e il 45% al Sud

Sono queste le cifre riportate dal Sole 24 Ore di ieri (pag.19) che raccoglie i dati del rapporto della Fondazione Hume. In questo articolo le cifre sembrano più attendibili di quelle che il governo di solito attraverso i suoi uffici propaganda e che noi abbiamo ogni volta smascherato perché tendono ad abbassare i numeri della disoccupazione e quindi gli effetti reali del capitalismo sulla classe operaia.
Si smaschera ancora una volta l’effetto reale del Jobs act e tutta la campagna all’insegna dell’ottimismo e della fiducia del governo Renzi.
Nel tentativo di spiegare questi risultati, che sono peggiorati nel tempo, la Fondazione parla di una “Terza società” dopo la “prima” e la “seconda”. “La nuova Italia che avanza è la Terza società, l’esercito degli esclusi: disoccupati, lavoratori in nero e persone inattive perché non vedono più un contesto propizio per cercare un’occupazione.” E ancora: «la formazione di un nuovo segmento sociale che, pur facendo parte della popolazione potenzialmente attiva in quanto disponibile a lavorare, vive una condizione di grave e radicale esclusione dal circuito del lavoro regolare».
“La Terza società avanza perché, nel vortice della grande crisi che non sembra passare mai, [anche questa affermazione smentisce pesantemente ancora una volta le chiacchiere sul miglioramento dell’economia ecc., ndr] le sue fila [sic!] si sono rapidamente affollate. In sette anni, dal 2007 al 2014, la sua incidenza sul totale della forza lavoro è balzata, infatti, dal 22,5% al 29,9%, inghiottendo 2 milioni e 600mila nuove persone. La lieve flessione registrata negli ultimi due anni (28,7% nel 2016) non è sufficiente ad allontanare in modo netto il numero degli esclusi da quota 9 milioni, praticamente un terzo della forza lavoro.
“Questo segmento sociale si concentra soprattutto nel Mezzogiorno, dove la sua incidenza nel 2014 era del 45,8% soprattutto per la forte diffusione degli inattivi disponibili a lavorare. Nel Nord-Est, invece, sono i lavoratori irregolari la parte più consistente degli esclusi, mentre nel Nord-Ovest pesa la disoccupazione.”

Questo “segmento sociale”, questa “terza società” che per i borghesi sembra una novità, ma non deve ingannare, non è altro che quella parte del proletariato del nostro paese che compone l’esercito

pc 13 febbraio - L'attualità di Marx: atttraverso l'uscita di un film nel centenario della Rivoluzione d'Ottobre

http://www.cineforum.it/focus/Berlinale-2017/Le-jeune-Karl-Marx-di-Raoul-Peck

Il film è incentrato sul rapporto fra Marx e Engels a partire dal loro primo incontro, nei primi anni ’40 dell’Ottocento, fino al 1848 momento in cui i due – allora rispettivamente ventinovenne e ventisettenne – terminano la stesura del Manifesto del Partito Comunista e ne iniziano a promuovere la diffusione.

Se gli effetti del Manifesto – già a partire dal fatidico 1848 – sono noti a tutti, quello che è meno noto è come i due filosofi abbiano maturato e costruito giorno per giorno un sentimento, di come l’abbiano trasformato in un’idea, e come siano arrivati sino a strutturarlo in una vera e propria dottrina politica. Ed è questo che il film racconta. Del resto per tentare di spiegare, anche solo in maniera superficiale, o voler entrare nel merito della filosofia marxista non sarebbero sufficienti «né cinque minuti, né cinque ore, né cinque anni e nemmeno cinquanta!», come dice il regista. Ragione per cui ciò che il film mostra sono le dinamiche storiche, sociali, culturali e politiche della relazione fra i due pensatori certo, ma soprattutto la dimensione privata e umana di un rapporto intellettuale destinato a cambiare la Storia.

Stralci dall'introduzione nel blog proletari comunisti dal 18 settembre del 2015 per l'avvio della formazione operaia online: 

Gli operai senza un pensiero autonomo sono succubi dei padroni, dello Stato, dei governi e manovrati dai partiti riformisti e dalle forze, sia pur di opposizione, non di classe.
“La cancellazione della storia e della memoria del movimento comunista reale nel mondo e nel nostro paese ha reso necessario un lavoro di alfabetizzazione in questo campo verso i nuovi attivisti, le nuove avanguardie e i giovani comunisti” (Da Pillole comuniste - 1).

La teoria rivoluzionaria è l’arma per la lotta rivoluzionaria, illumina la strada da percorrere e apre gli occhi, le orecchie, la testa. Ma, come dice Lenin, la scienza del proletariato va trattata appunto come “scienza”, va studiata. La scienza vuol dire scoprire, andare avanti nella conoscenza; questo a maggior ragione vale per la “scienza rivoluzionaria”, la scienza del proletariato, della sua lunga strada dalla preistoria alla storia dell’umanità: il comunismo.
Ma essa non vuole dire solo sforzo, ma anche entusiasmo, perchè è liberarsi finalmente dalle catene mentali, dalle bende nere sugli occhi che ci mette la borghesia per impedirci di vedere la vera realtà.
Certo, “pensare con la propria testa” richiede uno sforzo, ma ne vale la pena!

Marx ha dimostrato che il rapporto lavoro salariato e capitale, sfruttamento/profitti, operai/padroni non è eterno, non è una maledizione inevitabile, e che spetta proprio agli operai farsi i “becchini” del sistema capitalista ed essere il motore collettivo della nuova Storia, della società senza classi, il comunismo.
Gli operai, gli elementi più coscienti e avanzati della classe, devono prendere in mano questo compito storico, non solo in pratica ma in teoria. 

pc 13 febbraio - Genovese, condannato a 11 anni, si riprende la poltrona in Parlamento!

Non è più uno “scandalo” come titola iI quotidiano La Repubblica, è di più, è la quotidiana arroganza insopportabile che impongono questi politicanti che “governano” la politica attuale. E che c’entra la Legge Severino in tutto questo! Di fatto si tratta di una schiera di delinquenti o aspiranti tali, che si arricchiscono alle spalle di chi lavora, delle masse popolari, veri rappresentanti di un sistema corrotto e putrefatto! Da eliminare e basta!
"Scandalo Formazione, Genovese alla Camera dopo la condanna. La rivolta dei truffati
La legge Severino vale solo per i deputati regionali non per i parlamentari. Il cognato, pure lui condannato, resta però all'Ars
«Francantonio Genovese, condannato a 11 anni, che torna in Parlamento. Non riesco ancora a crederci», sussurra Clelia Marano, una delle insegnanti dell’ente di formazione Ial che è stata una delle parti civili più battagliere nel processo al re della formazione. «Ho perso tutto per causa sua - racconta - non venivamo pagati, mentre lui si arricchiva, e non ho potuto più sostenere il mutuo

domenica 12 febbraio 2017

pc 12 febbraio - Contro il decreto Minniti del razzismo di Stato e dello Stato di polizia - costruire una grande giornata di lotta proletaria e popolare - in settimana appello di proletari comunisti/PCm Italia

Il ministro dell’Interno Marco Minniti e il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni (Ansa)

pc 12 febbraio - Bologna - gli studenti in piazza - la repressione non ferma la lotta!

 Bologna: terzo giorno di rabbia in piazza!

Il corteo si conclude rilanciando sin da lunedì la mobilitazione per riaprire il 36, ricordando l'assemblea studentesca di martedì e la giornata di lotta del prossimo giovedì.

9d772a0d 741f 44a7 aa03 10c931db728aNon si ferma l'agitazione studentesca a Bologna. Dopo settimane di lotta contro la normalizzazione di una biblioteca universitaria e il violento intervento della celere di giovedì, dopo la rivolta serale susseguente e il corteo di venerdì con nuovi scontri con la celere, anche oggi la piazza bolognese si riempie. Il corteo parte dalla zona universitaria e attraversa il centro cittadino denunciando l'arroganza poliziesca e la grave responsabilità dell'università, che tratta le proteste studentesche solo attraverso la polizia. Il tutto coronato oggi dalla follia delle forze repressive locali, che paventano l'“associazione a delinquere” per le lotte studentesche degli ultimi mesi in città.
Dagli interventi e dai cori scanditi dalla piazza emerge tuttavia chiaro uno scenario più ampio. Quando viene urlata a gran voce la richiesta di libertà per Sara e Orlando, i due studenti arrestati ieri, la loro condizione attuale di imprigionamento si fa immagine generale. E' infatti un grido e un discorso generazionale quello che viene invocato. Ad attraversare le strade è la generazione che non ha mai avuto un futuro, quella del lavoro gratuito e dei voucher, quella messa a valore sin dalle superiori con l'alternanza scuola-lavoro, è la generazione di Michele, della depressione indotta, dell'immiserimento culturale forzato.
“Nel deserto del presente può germogliare ovunque il fiore del riscatto!”, è l'appello col quale le studentesse e gli studenti bolognesi invitano per giovedì 16 febbraio tutte le università solidali italiane a mobilitarsi.
Mentre il corteo fa un blocco dei viali, per poi dirigersi fino a piazza Maggiore, viene ribadito come queste giornate di lotta stiano facendo argine e dimostrando come sia irrealizzabile l'idea di città che il Rettore, il Questore e il Sindaco hanno mostrato in queste settimane. Quella di una città chiusa, ipercontrollata, in cui “l'ordine dei tornelli” che si voleva imporre alla biblioteca di via Zamboni 36 diviene paradigma generale di un regime dei confini che dall'Unione Europea fino ai più remoti angoli urbani si vorrebbe imporre ovunque.
Il corteo si conclude rilanciando sin da lunedì la mobilitazione per riaprire il 36, ricordando l'assemblea studentesca di martedì e la giornata di lotta del prossimo giovedì.

pc 12 febbraio - Genova - fascisti e polizia tutti insieme vi spazzeremo via!|

 Genova, oltre un migliaio contro il convegno di Forza Nuova

  • cronache da infoaut


0837f3a4f17851463e4dac67d70619d8Oltre un migliaio sono le persone che questo pomeriggio hanno manifestato a Genova contro il “convegno europeo” organizzato da forza nuova. Oltre la presenza del leader Roberto Fiore, erano attesi Udo Voigt storico leader di NDP, primo partito neonazista nel 2004 a guadagnare un seggio a Bruxelles, Yvan Benedetti, leader dell’Œuvre française, movimento di estrema destra sciolto dal governo nel 2013 dopo l’uccisione di un diciannovenne antifascista da parte di un gruppo di naziskin, l’inglese Nick Griffin ex-leader del British National Party dal quale poi è stato espulso, e la romena del PRU Sarmiza Andronic.
Una cinquantina i fascisti presenti al “maxi-convegno” nonostante le chiamate oltralpe. Tutti arrivati in auto alla spicciolata scortati dalla digos. Per loro sono state predisposte imponenti, come poche altre volte, misure di sicurezza messe in atto dalla questura: oltre 300 gli agenti tra polizia e carabinieri a chiusura totale del convegno situato in zona Sturla costruendone una vera e propria zona rossa dalle 8.00 di questa mattina fino a tarda serata. Oltre gli agenti a chiudere le vie camionette e cancellate mobili fatte arrivare appositamente per l’occasione da fuori Genova. Strade chiuse, traffico bloccato, mezzi pubblici deviati ed una città spezzata in due scatenando non certo le simpatie dei residenti.
Ma per Fiore e soci la settimana non era iniziata bene. Infatti, oltre essere stati definiti “ospiti non graditi” dal sindaco Doria, non è stata data loro ospitalità da alcun albergo, addirittura l’unico ad averla concessa ha restituito loro i soldi. Ed ecco che per correre ai ripari hanno dovuto far uso della propria sede nel quartiere Sturla, rinchiudendosi come sempre.
A partecipare all’imponente manifestazione antifascista, oltre il sindaco ed alcune istituzioni locali, ANPI, metalmeccanici, lavoratori portuali e diverse associazioni cittadine. Ad aprire il corteo un enorme striscione con scritto: Genova non dimentica – Ora e sempre resistenza
Momenti di tensione si sono registrati quando il corteo ha raggiunto l’ingresso della zona rossa dove ad attenderlo c’era l’imponente schieramento delle forze di polizia. Diversi presenti al corteo avrebbero voluto continuare, ma la risposta della polizia non si è fatta attendere con una carica che però non ha prodotto né fermi né feriti. Il corteo è poi proseguito ricompattandosi senza ulteriori incidenti.
Se l’obiettivo della giornata era ridurre un presunto “convegno europeo” ad una riunione tra amici in un sottoscala, la forte presenza degli antifascisti genovesi l’ha reso possibile, mandando un segnale forte e chiaro su quanto in città sia sgradita la presenza di fascisti e xenofobi vari.