lunedì 31 dicembre 2012

pc 30 dicembre - Buon anno di lotta NOTAV!


editoriale — 30 dicembre 2012 at 19:14

Buon anno di lotta NOTAV!

Ci lasciamo alle spalle un altro anno di questa fantastica lotta che ancora una volta ci ha dato emozioni, gioie, qualche piccola soddisfazione e tanta speranza. Il 2012 è stato un anno particolare per noi, abbiamo conosciuto ancora una volta sulla nostra pelle, tutta l’arroganza e l’impegno dello Stato nel tentare di sconfiggerci. Abbiamo inziato l’anno con gli arresti  e l’inizio di quel teorema giudiziario che è stato il filo conduttore di tutto il 2012. La procura di Torino e il suo tanto blasonato capo procuratore Guancarlo Caselli si sono sostituiti alla politica istituzionale tentando laddove partiti e istituzioni avevano fallito in tutti questi 22 anni.
Parliamo di 300 provvedimenti in corso, almeno due milioni di euro di richieste danni, la costituzione di parte civile di ministeri e sindacati di polizia, di almeno 90.000 euro giornalieri per difendere l’area di Kiomontistan, e di 129.952 agenti utilizzati contro di noi e le nostre attività. Magistratura e polizie hanno provato in 365 giorni a indebolirci, sfiancarci, spaventarci con ogni strumento a disposizione.
Sempre all’inzio dell’anno in Valle si è tenuta la più grande manifestazione di tutti i tempi (25 febbraio) con mezza Italia venuta a testimoniare l’appoggio alla nostra lotta e la continua crescita di consenso alle nostre istanze sempre più radicate nel pensiero comune. Subito dopo abbiamo conosciuto l’altra nuova strategia del fronte sitav che si ripeterà in tutto l’anno in corso: rispondere ad ogni successo del movimento con un’avanzata dei lavori in Clarea. Questa volta è avvenuto due giorni dopo con l’allargamento del cantiere, un modo per mostrare i muscoli nei confronti di una Valle in Movimento capace di allargare la propria resistenza. Qui è avvenuto il fatto che più ci ha segnato, ovvero la caduta di Luca dal traliccio dove era salito per opporsi all’allargamento. Ancora una volta abbiamo conosciuto lo spirito notav incarnato da Luca, pronto a sacrificarsi per un’ idea della vita completamente opposta e antagonista alle ruspe e agli uomini delle foprze dell’ordine che mentre si trovava esamine per terra, contuavano a lavorare, frenetici ed indifferenti, per poter portare a casa il risultato, a costo di una vita.
Quel giono ci segnò profondamente e ne scaturì uan settimana di lotta e mobilitazione che bloccò tutto, in Valle e in molte zone d’Italia. Portare la Valle in città fu uno degli slogan che rieccheggiò ovunque si costruirono mobilitazioni per Luca e per la Valle.
Nel corso dei mesi perdemmo terreno in Clarea, metri consquistati con fatica che ancora oggi avversiamo con tante forme di Resistenza. Venne l’11 aprile con la farsa dell’esproprio dei terreni conquistati mesi prima con la forza da parte dello stato. Tacquero le norme e marciarono mezzi militari per piantare l’ennesima bandierina sulla nostra terra.
Il corso dell’anno si è svolto con forme di resistenza continue, diffuse e di diversa intensità. Il cantiere e l’apparato militare sono stati presi di mira e messi in difficoltà più volte, di giorno e di notte e questo è il programma che ancora oggi (e domani) prosegue con efficacia.
Con l’estate è nato il campeggio a Chiomonte e oltre tre mesi di confronto e scontro con il cantiere e i suoi difensori, che hanno portato la Valle ad essere ancora militarizzata in manierà più invadente. E poi ancora l’autunno, il ritorno di Luca in Clarea, il viaggio a Lione e l’ennesimo finto finanziamento dell’opera. Abbiamo anche visto cadere l’enensimo governo e ci prepariamo a conoscere un altro nel segno immaginiamo della continuità.
Non c’è anno di questa lotta che non ci segni profondamente, ma il 2012 ha lasciato qualcosa di indelebile in noi e nelle nostre montagne. Ci ha lasciato la consapevolezza di un Paese allo sfascio in cui prevalgono gli interessi di pochi a danno dei molti, protetti e foraggiati dal governo di turno, dove non ci si spiega come, la priorità sia il Tav mentre la sanità a pezzi e le scuole che cadono sulla testa degli studenti vengono dopo. Ci ha lascito la cosnapevolezza di essere un pericolo per l’ordine costuituito e pertanto dobbiamo essere battuti con ogni mezzo necessario per non essere emulati da nessuno. Ci ha lasciato la rabbia per i metri che abbiamo perso, ma  ci ha dato la testardaggine e la voglia di riconquistarceli alla prima occasione utile.
Ci ha lasciato ancora una volta la consapevolezza di poter vincere questa battaglia, perchè abbiamo il tempo, le ragioni e la caparbietà dalla nostra parte che non può essere battuta nè dai lacrimogeni, nè da i tribunali nè dalle apgine dei giornali.
Auguriamo un buon anno a tutti e tutte, nel segno della lotta e della solidarietà, anche quest’anno: a sarà dura!

domenica 30 dicembre 2012

pc 30 dicembre - CONTRO GLI STUPRI E UCCISIONI DELLE DONNE LO STATO DI POLIZIA NON E' LA SOLUZIONE MA IL PROBLEMA

Mentre si tenevano imponenti manifestazioni in India per la morte della studentessa di 23 anni, un'altra donna, un'operaia di 45 anni vicino a Calcutta è stata violentata e ammazzata da 8 vicini di casa.
Il Governo, da un lato continua ad usare la sua polizia per reprimere le manifestazioni o, come ieri, per impedire che arrivassero vicino ai palazzi governativi di New Delhi, dall'altro ha promesso più polizia nelle strade, controlli sui bus abusivi, misure di sicurezza.

Ma in realtà si tratta di due facce della stessa medaglia. In India, come nel Mondo, come in Italia, l'aumento dei poliziotti e più leggi di polizia contro gli stupri e i femminicidi non sono la soluzione, ma sono parte determinante del problema di uno Stato che vuole tenere le donne in una condizione generale di oppressione, di discriminazione e alimenta l'odio verso le donne.

"Dovremmo sentirci più sicure in uno stato di polizia? - dice la giornalista indiana Kalpana Sharma - Considera che tra l'80 e il 90 per cento delle violenze sessuali denunciate sono attribuite ad un uomo noto alla vittima: parente, vicino di casa, amico di famiglia...". E sono proprio i poliziotti che alle donne che denunciano queste violenze rispondono, come è accaduto poco tempo fa in India, o di stare zitte e addirittura accettare il matrimonio riparatore con lo stupratore, o attaccando le stesse donne perchè loro avrebbero provocato, uscendo la sera, o per come andavano vestite (come, maledettamente, tutto il mondo è paese! Sono gli stessi discorsi sentiti in questi giorni in Italia da un aberrante prete, che sta ancora lì), o che pensano che quelle che la sera "frequentano locali pubblici, bevono con gli amici, vanno in giro, sono donne che ci stanno  ma poi ti accusano di stupro...".
Le donne dovrebbero sentirsi più sicure? Nelle vastissime zone dell'India fuori dalle mega città, e soprattutto nelle zone dove è in corso la guerra popolare, gli stupri di contadine, di donne "fuori casta" da parte della polizia, delle forze militari sono una normalità, lo stupro e l'uccisione da parte dell'esercito delle donne che fanno la guerra popolare o che la sostengono, gli stupri che accompagnano sempre le torture quando vengono arrestate, sono un'arma costante della sporca e feroce guerra dello Stato indiano.

Anche in Italia, conosciamo fin troppo bene le violenze, gli abusi sessuali della polizia, carabinieri che accompagnano la repressione, con odio verso le donne che lottano come verso le immigrate, nei Cie, nelle carceri (decine e decine sono i casi che i movimenti delle donne hanno denunciato).
La presenza maggiore della polizia non ha mai significato più difesa delle donne, perchè essa si rivolge immediatamente contro le donne, con più controlli, più divieti, più città militarizzate e invivibili.

Come sta dimostrando l'India, è la grandiosa mobilitazione delle donne, ma anche di tanti giovani, che deve andare avanti, e "armarsi" anch'essa contro tutti i centri di questa "guerra di bassa intensità".

pc 30 dicembre - proteste e barricate in India- si estende il movimento contro le violenze sessuali

in via di traduzione
NEW DELHI: Angry protesters at Jantar Mantar tried to break police barricades as they gathered to mourn the 23-year-old braveheart and demand speedy justice for her.

The protesters clashed with the police, who are present at Jantar Mantar in large numbers, according to TV reports.

Police have imposed prohibitory orders around India Gate and Raisina Hill and barricaded all roads leading to the area, as well as shutting down 10 Metro stations in central Delhi.

Comprising mostly students, the protesters are demanding tougher anti-rape laws.

"We want to carry out a peaceful protest; we want to carry forward the movement. But why do police restrain us from protesting at India Gate?

"We will continue to protest even if they barricade major stretches of roads and shut all Metro stations... The police can't stop us from raising our voices," Praveen Pandey, a law student at Jamia Millia Islamia University said.

"We want speedy justice in the gang-rape case. We want strict laws. Till then, we will continue our protest," said Deepali Sharma, a student of Amity University, who came to the protest along with friends.

The protesters, including some elderly people, mourned in silence the braveheart who died on Saturday morning in a Singapore hospital.

"We will be protesting silently, but if the police become violent, we will also have no other option but to retaliate. We demand a special session of Parliament to discuss the issue of rising incidence of rapes in India," Rohit Chahal, state secretary of Akhil Bharatiya Vidyarthi Parishad said.

The 23-year-old gang-rape victim was cremated Sunday morning in secrecy after her body was flown in from Singapore, officials said.

The woman was brutally gang-raped on December 16 in a moving bus.

(With inputs from IANS)

 

pc 30 dicembre - al Mof Ilva taranto .. nuovo incidente.. serve lo stato di agitazione dice lo slai cobas per il sindacato di classe

Un nuovo incidente è accaduto al MOF nella notte del 28 dicembre  ' turno di notte,un treno all'interno del siderurgico ha appena impegnato una discesa, all'improvviso secondo il racconto dei lavoratori del mof, il convoglio si è sganciato dal locomotore, forse per la pendenza , l'attivazione automatica dei sistemi di sicurezza ha bloccato la motrice, i vagoni si sono continuati a muovere per inerzia e il lavoratore, ha subito ul contraccolpo derivante dall'urto, microfrattura a un braccio con ingessamento del braccio ' questo permette insieme a i lavoratori di tornare sulla questione
Dopo la morte di Claudio e la grande e coraggiosa lotta degli operai del Mof e degli altri operai che l'hanno sostenuta per annullare l'accordo del 2010 sul mono operatore nel reparto, e nonostante le promesse
dell'azienda e di Vendola che di questa lotta si sarebbe tenuto conto per modificare la
situazione al Mof, non è invece successo nulla. Si vuole far restare tutto come prima e i sindacati, Fiom in testa, insistono che o al Mof si lavora così o niente, e che l'accordo del 2010 è e resta valido.
Questa è la sostanza della cosa, tutto il resto sono fronzoli. Per loro Claudio è morto invano, gli operai hanno sbagliato a lottare e non vanno legittimati né come diritto di sciopero né come organizzazione sindacale.Ma così non può e non deve essere! Costi quel che costi, questa storia non può finire così!
Lo Slai cobas con precisione e serietà già nei giorni della lotta ha detto chiaramente quello che l'azienda deve fare e gli operai devono fare. Non è un problema di sigla sindacale o di semplice solidarietà, ma di serietà e
determinazione. O in questa fabbrica le cose si cambiano oppure non ci sarà limite al peggio.
Per questo invitiamo a riprendere lo stato di agitazione anche e al massimo subito dopo le feste, a riprendere seriamente il blocco del reparto, se l'accordo è ancora in piedi e se non viene radicalmente cambiata la situazione.
Non c'è solo il problema dell'accordo al Mof che deve saltare - la cosa vale anche per i gruisti, per gli altri reparti - c'è anche la legge da rispettare in quelle rarissime volte che essa tutela le condizioni del
lavoro in sicurezza. La sentenza del 5 novembre in Cassazione lo ha ribadito, e questa deve essere fatta rispettare rigidamente all'Ilva per mille ragioni che tutti sappiamo, e proprio in questa situazione in cui
sicurezza e messa a norma sono condizioni indispensabili non solo per la tutela degli operai ma anche per la esistenza stessa della fabbrica.

Slai cobas per il sindacato di classe ILVA
TA. 30.12.12

sabato 29 dicembre 2012

pc 29 dicembre - contro i notav 130 mila poliziotti ... la repressione alimenta la ribellione !



Il governo Monti ha incrementato la militarizzazione della Val di Susa e la repressione nei confronti di tutte le espressioni del movimento No Tav. I numeri parlano da soli.


L’ammodernamento della rete trasportistica italiana ”non puo’ dismettere i suoi progetti di sviluppo sotto l’influenza della pressione della piazza senza autocondannarsi ad un futuro di declino”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri parlando, in un’audizione alla prima commissione della Camera, delle manifestazioni No Tav in Val di Susa. La Valsusa per il ministro e’ ”il focolaio che impegna piu’ aspramente le forze di polizia” (Ansa).

Non avevamo dubbi sulla fedeltà della Cancellieri e del governo dei Tecnici alla lobby del Tav, del resto il governo ha stanziato 2 miliardi per il tav (in 13 anni) e rischio default per le universita italiane, quindi capiamo bene da che parte sta. Dopo la macellerie sociale inaugurata da un ano a questa parte ecco gli ultimi favori alla lobby del Tav.

Il vero problema ministro, è che il “focolaio” non impegna solo le forze di polizia, ma tutta la classe politica italiana, che aspettiamo anche alle prossime elezioni, del resto, lo diciamo a lei e ai suoi colleghi, ministri dell’interno e presidente del consiglio ne abbiamo visti tanti e tutti a raccontare le stesse cose, però noi ci siamo ancora e continuiamo ad essere un problema per quelli come lei (che tra poco sarà sostituita dal suo alter ego di turno), e una speranza per la maggior parte degli italiani e delle italiane.

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Come per le ragioni della nostra lotta, ancora una volta sono i numeri a fare chiarezza nella vicenda Torino Lione. Da tempo dimostriamo con i numeri le nostre ragioni svelando la propaganda della lobby sitav. Denaro pubblico buttato, flusso merci in calo, sottrazione di investimenti nelle scuole e nelle sanità, costo al centimentro e così via. E anche questa volta sono i numeri a portare chiarezza oltre misura, e sebbene lo pensavamo da tempo, ecco ufficializzare dal questore di Torino, l’impegno militare messo in campo per tentare di sconfiggere il Movimento Notav: nel 2012 oltre l’80% delle forze di polizia impiegate in servizi di ordine pubblico nel Torinese è stato utilizzato per eventi connessi alla linea ad alta velocità Torino-Lione. Poliziotti, carabinieri e finanzieri schierati sono stati complessivamente 160.847 di cui 129.952 per la Tav. A dirlo è Aldo Faraoni, questore di Torino, e aggiunge che il numero è in aumento e la conflittualità è diminuita.

129.952 agenti, 90.000 euro al giorno, 4357 lacrimogeni sparati solo il 3 luglio 2011, una procura che lavora tutta per noi, 300 provvedimenti in corso, due milioni di euro di richieste danni, segnalazioni ai servizi sociali per i minorenni che lottano, sono parte di queste cifre che ci candidano a nemico pubblico numero 1! mai visto tanto impegno da parte dello Stato che evidentemente giudica il Movimento Notav come un vero e proprio nemico da sconfiggere, annientare e portare a esempio se battuto, per tutti.

L’ormai ex ministro dell’interno Cancellieri del resto diceva che “i No Tav rappresentano la preoccupazione di gran lunga superiore per i problemi di ordine pubblico” ed ecco le cifre che ne dimostrano l’impegno.

Basterà? Pensiamo proprio di no! E parlando di numeri vogliamo citarne alcuni relativi al cantiere (ben difeso evidentemnete):un anno e cinque mesi di cantieri. Metri di scavo: zero. Metri di tettoia: quattro!

OkNotizie 

pc 29 dicembre - Dall'India al mondo intero, per tutte le donne violentate e uccise, scateniamo la ribellione delle donne come forza poderosa delle rivoluzione

Le grandi manifestazioni in India contro stupri e violenza sulle donne











http://aipwa-aipwa.blogspot.in/2012/12/photo-diary-of-protests.html

pc 29 dicembre - INDIA: "TRASFORMIAMO LE LACRIME IN PALLOTTOLE"


India, è morta la ragazza stuprata da branco

"Dolce rivoluzione vorrei che le mie lacrime di donna si trasformassero in pallottole" 
 (una compagna)


Con le donne in India piangiamo con amare e infuriate lacrime la morte della ragazza stuprata.  
Le imponenti manifestazioni sono la risposta alle ipocrite dichiarazioni del primo Ministro, che mentre promette azioni concrete contro gli stupri, l'unica vera azione in corso è quella delle violente cariche della sua polizia.
La strada per un futuro migliore che noi compagne come i genitori della ragazza uccisa vogliamo per le donne in tutta l'India e di ogni paese del mondo la stanno indicando proprio in India le donne combattenti delle guerra popolare diretta dai maoisti, la più grande nel mondo, che mentre sviluppano la rivoluzione contro il regime indiano, portano avanti la rivoluzione per spezzare le triple catene che tengono soggiogate le donne.

MFPR

 NEW DELHI - E' morta la giovane 23enne vittima di uno stupro di gruppo, che ha suscitato un'ondata di reazioni in tutta l'India: ricoverata in un ospedale di Singapore, le sue condizioni erano disperate. Era stata violentata, picchiata e torturata su un autobus di New Delhi lo scorso 16 dicembre. A causa della violenza subita, aveva riportato un arresto cardiaco, infezioni ai polmoni e all'addome, oltre a un grave trauma cranico. Ieri una ragazza di 17 anni si è tolta la vita, dopo aver subito uno stupro di gruppo il 13 novembre scorso.
"i genitori sperano che la morte della figlia porterà un futuro migliore per le donne a New Delhi e in tutta l'India".

Dicendosi "profondamente addolorato" per la morte della ragazza e porgendo le condoglianze ai familiari "a nome di tutta l'India", il primo ministro Manmohan Singh ha assicurato che farà il possibile per tradurre le emozioni in azioni concrete. Il caso ha generato "energie" nei giovani indiani che vogliono cambiamenti nella società, ha affermato Singh. E "sarà un omaggio vero alla sua memoria se saremo capaci di canalizzare queste emozioni ed energie in un corso di azioni costruttivo. Spetta ora a tutti noi provare che la sua morte non è stata vana"…

Nel timore di proteste violente, la polizia di New Delhi ha rivolto un appello alla calma e ha applicato un articolato piano di sicurezza che prevede il blocco di alcuni quartieri e di tutte le strade che portano all'India Gate, dove nei giorni scorsi si sono svolte manifestazioni, la mobilitazione di migliaia di agenti a protezione degli edifici pubblici e la chiusura di una decina di stazioni della metropolitana…

Al via campagna arruolamento donne in polizia
. Il governo federale indiano ha avviato una campagna per l'arruolamento di un significativo numero di donne nei ranghi della polizia. Si tratta di una prima risposta alle proteste che si sono svolte in tutto il Paese. Il basso numero di donne poliziotto viene considerato come una delle cause principali degli scarsi risultati prodotti dalle indagini sui crimini a sfondo sessuale, molto frequenti in India, soprattutto nella capitale…

pc 29 dicembre - lotta e repressione all'Ikea piacenza

Ikea: a Piacenza torna il picchetto. A Bologna la ritorsione della questura.


ikea_lottaAnche oggi a Piacenza gli operai, che continuano la loro lotta contro il modello schiavista made in Ikea, si sono ritrovati di nuovo tutti assieme per bloccare gli ingressi dello stabilimento piacentino. La giornata di lotta partecipata da decine e decine di operai e solidali è riuscita a raggiungere l'obiettivo: blocco totale! Tutti i camion bloccati sono andati via e gli operai che volevano lavorare dopo qualche ora hanno desistito e sono tornati a casa, non senza aver provato, con l'aiuto della polizia, a forzare uno dei blocchi ai cancelli, dove la resistenza del picchetto ha avuto ancora una volta la meglio. Poco dopo le 10h, mentre anche gli ultimi camion facevano retromarcia davanti alla determinazione del presidio e con il turno della mattina ormai saltato, un ispettore ha pensato bene di mostrare i muscoli chiamando i suoi uomini per far sgomberare il sit-in. Ne inizia uno spintonamento tra manifestanti e poliziotti durato almeno 15 minuti e conclusosi con blocchi stradali e con un corteo che si è sciolto una volta raggiunto il centro di Piacenza.

Mentre l'iniziativa di lotta piacentina stava per terminare, dando l'appuntamento a prossimi picchetti e blocchi di boicottaggio dell'Ikea, a Bologna la questura annunciava l'arrivo di 8 -fine indagini- per la manifestazione avvenuta il 18 dicembre davanti al magazzino della città. Quel giorno numerosi operai e solidali si erano dati appuntamento nel parcheggio dell'Ikea bolognese con l'obiettivo di bloccare gli ingressi dell'edificio. L'ingresso principale era presidiato da alcuni carabinieri che non appena visti i manifestanti avvicinarsi hanno indossato caschi e alzato gli scudi. Ne scaturirono diverse cariche che non fecero retrocedere di un millimetro il nutrito presidio forte della determinazione della lotta dei facchini contro l'Ikea. Al termine della giornata di lotta, che riuscì in pochi minuti a far chiudere l'intero magazzino, una poliziotta in borghese, dopo aver trascorso il pomeriggio a filmare e a sganasciarsi dal ridere con i colleghi, si fa refertare un trauma facciale, il setto nasale rotto e una distorsione alla spalla. Apriti cielo! Un sindacato dei poliziotti annuncia che farà stipulare polizze anti-manifestante ai celerini iscritti, il questore e il capo della digos si dichiarano indignati (sic!) e annunciano la rappresaglia contro quelli che definiscono i soliti noti appartenenti al movimento antagonista cittadino che in soli due anni ha raggiunto cifre a tre zeri in materie di denunce. Così questa mattina sono state rese note le denunce per resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale, porto abusivo di armi improprie, getto pericoloso di cose e oltraggio a pubblico ufficiale, a cui si aggiunge anche la fine indagine per almeno 7 reati legati alla giornata di lotta studentesca del 6 dicembre. Insomma sembra proprio che a Bologna, come in alcune altre città d'Italia, il movimento antagonista sia davvero in buona salute e lo spread tra iniziative di lotta e repressione da alcuni anni promette davvero bene... d'altronde dalle 4 di questa mattina diversi militanti del Lab Crash! erano come sempre a due passi dell'Ikea a Piacenza al fianco dei facchini in lotta.

pc 29 dicembre - Chiesa assassina in Argentina


Argentina, ex dittatore Videla: “Chiesa fornì consulenza per uccisione dei desaparecidos”

videla_papaL’ex dit­ta­to­re ar­gen­ti­no, Jor­ge Vi­de­la, ri­ve­la le pe­san­ti com­pli­cità del­le ge­rar­chie ec­cle­sia­sti­che con il re­gi­me mi­li­ta­re. In­ter­vi­sta­to in car­ce­re, ha fat­to pre­sen­te come l’al­lo­ra nun­zio apo­sto­li­co Pio La­ghi e l’ex pre­si­den­te del­la Con­fe­ren­za epi­sco­pa­le di Ar­gen­ti­na Raul Pri­ma­te­sta, as­sie­me ad al­tri ve­sco­vi, ab­bia­no con­cre­ta­men­te dato al go­ver­no dei gol­pi­sti con­si­gli su come ge­sti­re l’uc­ci­sio­ne dei de­sa­pa­re­ci­dos.

Come già emer­so, la Chie­sa cat­to­li­ca fin dai pri­mi anni del re­gi­me sa­pe­va del­le bru­ta­li re­pres­sio­ni di dis­si­den­ti. E man­ten­ne rap­por­ti stret­ti con i mi­li­ta­ri al po­te­re. Ma Vi­de­la con­fer­ma non solo que­sto, ma che la Chie­sa offrì i suoi “buo­ni uf­fi­ci” al go­ver­no per in­for­ma­re del­la sor­te atro­ce dei de­sa­pa­re­ci­dos esclu­si­va­men­te quel­le fa­mi­glie che aves­se­ro scel­to poi di non di­vul­ga­re pub­bli­ca­men­te i cri­mi­ni e di in­ter­rom­pe­re le pro­te­ste.

Ne­gli in­con­tri con i pre­la­ti, an­che in epi­sco­pa­to, re­li­gio­si e mi­li­ta­ri si ac­cor­da­va­no per­si­no per ge­sti­re le uc­ci­sio­ni dei de­sa­pa­re­ci­dos, in modo da mi­ni­miz­za­re fu­ghe di no­ti­zie. Tut­ti nuo­vi ele­men­ti che con­fer­ma­no ul­te­rior­men­te il la­vo­ro di gior­na­li­sti come Ho­ra­cio Ver­bi­tsky, sul­le con­ni­ven­ze pe­san­ti tra Chie­sa cat­to­li­ca e re­gi­me mi­li­ta­re.

Ad esem­pio, gli uf­fi­cia­li che pren­de­va­no par­te alla mat­tan­za dei de­te­nu­ti po­li­ti­ci si sa­reb­be­ro con­sul­ta­ti con le au­to­rità ec­cle­sia­sti­che per uc­ci­der­li nel­la ma­nie­ra “più cri­stia­na e meno vio­len­ta” pos­si­bi­le. Per la cro­na­ca, la so­lu­zio­ne era un’inie­zio­ne di pen­tho­tal per se­da­re le vit­ti­me, che ve­ni­va­no poi but­ta­te a mare da un ae­reo e che quin­di af­fo­ga­va­no.

Un ca­pi­ta­no di ma­ri­na, Adol­fo Sci­lin­go, che pren­de­va par­te ai ‘voli del­la mor­te’ tur­ba­to si ri­vol­se ad un sa­cer­do­te. Il qua­le, ci­tan­do al­cu­ne pa­ra­bo­le bi­bli­che, so­ste­ne­va che i de­sa­pa­re­ci­dos uc­ci­si così non ave­va­no sof­fer­to. Fu quin­di con­cor­da­to con la Chie­sa que­sto modo per som­mi­ni­stra­re una ‘dol­ce mor­te’ ai dis­si­den­ti. Per­ché la fu­ci­la­zio­ne di mi­glia­ia di per­so­ne avreb­be de­sta­to le pro­te­ste del papa. E gli im­ba­raz­zi di tut­ti quei pre­la­ti le­ga­ti a dop­pio filo col re­gi­me.

pc 29 dicembre - Napoli. I precari Bros protestano sotto la Curia


Curia di Napoli assediata dai disoccupati organizzati. Circa 150 manifestanti appartenenti al movimento dei precari «Bros» hanno chiesto un incontro al cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, che era impegnato nel tradizionale pranzo per i poveri ospitato nei saloni dell'episcopio.

«Non è una guerra tra poveri - ha spiegato Rosaria Cardone dei Banchi nuovi, portavoce dei precari Bros - Vogliamo parlare con Sepe affinché interceda per noi con la Regione». Invece, ha sottolineato la donna «non si dialoga nemmeno con la chiesa, che ci ha risposto mandandoci la polizia».

I disoccupati hanno bloccato la strada davanti alla Curia, causando notevoli disagi alle automobili, poi si sono spostati nello slargo davanti al Museo Diocesano. «I Bros li ho ricevuto centinaia di volte - ha risposto Sepe - Mi sono sempre fatto carico dei loro problemi e preoccupazioni, intervenendo come potevo. Qui ci sono problemi tecnici, anche materiali che vanno al di là delle nostre competenze - ha concluso il presule - Quello che possiamo fare sensibilizzando chi di dovere lo facciamo sempre e molto volentieri».
 

venerdì 28 dicembre 2012

pc 28 dicembre - L'INFAMIA ORIGINARIA

Invece che essere mandato via a Don Corsi viene data una vacanza!
Allora devono essere le donne di Lerici a cacciarlo!

Ma le stesse dichiarazioni del vescovo di La Spezia, del giornale Avvenire, la fonte "ispiratrice" il blog 'PontifexRoma' autorizzato dal Vaticano, mostrano chiaramente che non di una eccezione si tratta, ma di concezioni e posizioni organiche della Chiesa ufficiale, che dal parroco di Lerici vengono espresse in maniera brutale, becera, e dalla Chiesa vengono edulcorate e riempite di riferimenti teologici, ma sempre di fango da moderno medioevo contro le donne si tratta! Queste concezioni fanno da base alle altre politiche: il ruolo delle donne nella famiglia, quelle contro l'aborto, e la libertà di scelta delle donne, ecc.

Denunciamo "l'infamia originaria". E non è un caso che la teoria più organica contro le donne l'ha espressa Ratzinger!

Riportiamo su questo, un opuscolo sulla lettera che Ratzinger prima di diventare papa scrisse ai vescovi.

Scarica L'Infamia Originaria in formato pdf

MFPR

pc 28 dicembre -La Finocchiaro si presenta a Taranto ma viene contestata: "Via dalla nostra città"


 un gruppo di manifestanti protesta sotto la sede del partito

La presenza a Taranto, dove è candidata per le primarie, del capogruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro, è stata contestata stasera da una ventina di persone che si sono radunate sotto la sede provinciale del partito in via Principe Amedeo. I contestatori si definiscono cittadini "liberi", non appartenenti a nessun movimento e organizzazione. "Via dalla nostra città" e "Assassini" sono alcuni degli slogan urlati con riferimento all'approvazione in Parlamento da parte del Pd del decreto legge che permette all'Ilva di proseguire l'attività produttiva nonostante il sequestro della Magistratura. Digos e Polizia presidiano la zona. I contestatori sono arrivati dopo che la Finocchiaro aveva già cominciato la conferenza stampa ma non hanno raggiunto i locali del partito. Un loro esponente ha dichiarato che "i cittadini devono decidere della politica e non il contrario" con chiaro riferimento alla volontà del Pd di far candidare a Taranto la Finocchiaro.

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pc 28 dicembre - Canada - info-processo a compagni del Partito comunista Rivoluzionario - massima solidarietà



L'indagine preliminare per i quattro compagni che sono stati arrestati dopo la manifestazione anticapitalista del 1° maggio 2011 ha avuto inizio il 10 e l'11 dicembre dello scorso anno presso il Palazzo di Giustizia di Montreal. Continuerà il 28 gennaio 2013 alle ore 14:00, al termine del quale il giudice dovrà decidere in merito agli ulteriori procedimenti. Lo stesso processo (se ci sarà) non è previsto probabilmente che verso la fine del 2013.

L'accusa ha voluto sentire i suoi primi quattro testimoni - per lo più sbirri del Servizio di polizia della Città di Montreal (un membro della "Squadra di Mediazione" in servizio durante l'evento, il comandante delle operazioni e due ufficiali coinvolti nella provocazione che ha portato a un alterco con le manifestanti e i manifestanti).

È chiaro da queste prime testimonianze:

1. che la manifestazione si svolgeva in maniera pacifica e senza che venissero segnalati incidenti seri;
2. che la polizia aveva notato la presenza di un contingente del Partito Comunista Rivoluzionario all'interno della manifestazione;
3. che un noto attivista si è trovato nel mirino del Servizio di Polizia perché a) gridava slogan contro la presenza della polizia all'interno della manifestazione e b) marciava in senso contrario alla manifestazione (mentre scattava foto per il giornale Partisan); si è spesso sentito che la polizia si lamenta dei manifestanti che vanno controsenso rispetto alla circolazione, ma questa è la prima volta che si critica un manifestante che camminare nella direzione opposta di altri manifestanti anch'essi a piedi!
4. infine, che i poliziotti cui è stato dato l'ordine di arrestare questo manifestante non hanno mai saputo essi stessi il motivo dell'arresto e che hanno completamente improvvisato.


Nel frattempo, grazie a tutte e a tutti coloro che sono passati dal tribunale per riaffermare la loro solidarietà con gli imputati.



pc 28 dicembre - COSA INDOSSAVA... RABBIA E LOTTA DELLE DONNE INDIANE

A migliaia in India le donne, ma non solo,  stanno scendendo  nelle piazze, da New Delhi ad altre città indiane, contro gli stupri  a seguito dell'ennesimo brutale caso di violenza sessuale contro  una giovane donna, una studentessa 23enne, ora ricoverata in ospedale e in pericolo di vita.

Manifestazioni davanti ai palazzi del potere, alle questure accusando le autorità e le forze di polizia di ignorare o essere complici della violenza subita dalle donne di qualsiasi età e a vari livelli - dalla violenza domestica alle molestie sui luoghi di lavoro, alle aggressioni e stupri, mantenendo a livello sociale uno stato di cose che permette  una pesante condizione di oppressione per le donne.

«La violenza contro le donne ha sempre la tacita approvazione della società», diceva l'attrice e attivista sociale Shabana Azmi di recente a Mumbai, durante un incontro di gruppi anti-violenza.

Queste mobilitazioni stanno vedendo  una tale ondata di protesta e indignazione che se da un lato le istituzioni, fino al primo ministro indiano Singh, hanno promesso provvedimenti come l'aumento delle pene dall'altro nelle piazze sono scoppiati diversi scontri tra le masse popolari e le forze di polizia che sono arrivate a vietare  le proteste che invece continuano. Tra i tanti  striscioni delle donne in piazza molti riportano scritte come "non diteci come dobbiamo vestirci, dite a loro di non stuprarci"

Tutto questo accade in questi giorni mentre nel nostro paese un prete cattolico fascio/integralista aizza dal pulpito della "sua" chiesa i fedeli contro le donne  colpevoli di essere violentate e addirittura uccise dagli uomini  perchè troppo provocanti "con i loro abiti a tal punto succinti"  che scatenano gli istinti maschili "...facciano un sano esame di coscienza: forse se la sono andata a cercare".


Contro questa società che ci vuole sottomesse, oppresse  fino allo stupro e alla morte, la rivoluzione nella rivoluzione di noi donne

mfpr - Palermo



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Sotto riportiamo un brano pubblicato sul blog di AIPWA - All India Progressive Women's Association -  For a women's movement with a revolutionary left orientation



Cosa indossava

Sono stufa della domanda - Come era vestita?
Fammi vedere l'uomo accasciato sul bancone con un proiettile in testa vestito come uno che merita di essere ucciso.
Dimmi se la bambina di 6 anni aggredita in chiesa se l'è cercata .
O la ragazza violentata nella palestra sembrava una sgualdrina in quei pantaloni della tuta.
Quale vestito estratto da quello scaffale può prevenire un attacco?
Dimmi il negozio - e io ci torno e compro i vestiti giusti ora - l'abito che impedisce lo stupro, se ci sei dentro.
Vedi io non ho capito
non ho capito che avrei potuto comprare una maglietta che dice 'Io merito di essere colpita'
non avevo idea ho potuto mettere su una scarpa che dice di fare tutto ciò che si vuole di me
Vedi, le tue esigenze vengono prima, dopo tutto sto indossando una gonna stretta invece di un vestito a prova di assalto e mi accorgo che tu hai  il giubbotto a prova di errore
Quindi è colpa mia credo
A quanto pare non ho detto No! tanto forte quanto i miei vestiti potrebbero dire di sì
Vedi io non sapevo che il mio No non è stato sufficiente
non ho capito che il mio corpo è diventato meno prezioso a causa  alcuni abiti che mi hanno fatto apparire provocante
E credo che se indosso il top sbagliato allora il mio si è lo stesso che il mio 'Stop'
E tu non devi proprio perché te lo dico io solo perché ti ho implorato io te lo chiedo  dimmi qual è il vestito magico e lo comprerò
a quanto pare il mio No, non è stato  sentito anche quando ho gridato
Ho bisogno dei miei vestiti per essere tranquilla

pc 28 dicembre - INDIA, SI SUICIDA DOPO AVER SUBITO UNO STUPRO DI GRUPPO



AMRITSAR - Aveva subito uno stupro di gruppo il 13 novembre 
scorso e aveva denunciato i suoi aggressori. Una ragazza di 
17 anni si è suicidata dopo che un poliziotto aveva cercato 
di convincerla a ritirare la denuncia e a sposare uno dei suoi 
aggressori. La ragazza - secondo quanto appreso da fonti della 
polizia e della sua famiglia - è stata trovata morta ieri sera, 
dopo aver ingerito del veleno. La violenza era avvenuta durante 
un festival Diwali nella regione di Patial nello Stato di Punjab, 
a nord del Paese. 
Dopo la violenza si era rivolta alla polizia, denunciando gli 
stupratori, ma "uno dei poliziotti ha cercato di convincerla a 
ritirare la denuncia", ha riferito una fonte di polizia 
sottolineando che la giovane si è opposta più volte al ritiro 
dell'esposto.
Dopo il suicidio della 17enne, un ufficiale è stato licenziato e 
un altro è stato sospeso dalle sue funzioni per la gestione del 
caso, hanno riferito le autorità locali. La sorella della vittima ha 
dichiarato ieri alla televisione indiana Ndtv che i poliziotti 
locali erano andati oltre: "Hanno cominciato ad esercitare pressioni 
su di lei perché accettasse una somma di denaro a titolo di 
risarcimento o addirittura sposasse uno di loro". 
Prima del suicidio nessuno è stato arrestato nell'ambito della 
vicenda. 
Oggi tre persone sono state fermate, due presunti violentatori 
e una donna che li avrebbe aiutati. Sempre oggi, con una 
dichiarazione in televisione, il premier indiano Manmohan Singh 
ha dichiarato che le leggi sulla "sicurezza delle donne dovranno 
essere riconsiderate" e ha annunciato una commissione di 
inchiesta.
La nuova tragedia di una vittima di stupro arriva dopo che, 
da giorni, nel Paese si registrano forti tensioni in seguito ad 
un altro caso, quello della studentessa vittima di una violenza 
di gruppo su un bus il 16 dicembre scorso e ridotta in fin di vita. 
Un caso che ha mobilitato il Paese con numerose e ripetute 
manifestazioni - nel corso delle quali, nei giorni scorsi, non sono 
mancati anche scontri con la polizia - per chiedere sicurezza e 
un inasprimento delle pene contro le violenza sessuale.

giovedì 27 dicembre 2012

pc 27 dicembre - uomini che odiano le donne .. mariti assassini, carabinieri silenti, preti giustificanti

Uccide moglie e cognata poi tenta il suicidio nell'Imperiese


All'origine della tragedia nell'entroterra di Bordighera la separazione tra i coniugi. La consorte aveva già denunciato il marito di violenza ma l'uomo era stato solo diffidato

La moglie l'aveva denunciato, due volte nell'ultimo mese: Mio marito è diventato violento. Meglio che gli togliate i fucili. Ma i carabinieri si erano limitati ad un "rimprovero" ufficiale, una diffida che non aveva cambiato in clima in quella casa.  

Si stavano separando Santino Putrino e sua moglie Olga: spalleggiata dalla sorella Francesca Recchia, Olga si rifiutava di tornare nella casa del marito. Le liti erano diventate sempre più frequenti nella villetta di campagna in frazione Borghetto San Nicolò, a Bordighera. Stamani la tragedia.

Con due colpi di fucile da caccia Santino, 45 anni, ha ucciso la moglie e la cognata. Prima ha freddato Olga, la moglie cinquantunenne a pochi passi dalla porta di casa mentre tentava di scappare dalla sua furia; poi ha raggiunto e ucciso la cognata che aveva tentato inutilmente di rifugiarsi in una delle serre dell'azienda floricola di famiglia.

Il parroco di Lerici non lascia l'abito talare. Altro colpo di scena nella vicenda di don Piero Corsi, il parroco di Lerici finito nelle polemiche per una sua presa di posizione sul femminicidio
Dopo che in mattinata le agenzie di stampa avevano riferito di una lettera aperta in cui don Piero annunciava di aver lasciato il sacerdozio, monsignor Galantini, portavoce del vescovo di La Spezia ha spiegato che  "Non è assolutamente vero. Pochi minuti fa il vescovo monsignor Ernesto Palletti ha parlato con don Piero che gli ha negato di aver scritto la lettera". Don Piero prenderà invece, su consiglio del vescovo che ha incontrato ieri sera in diocesi, qualche giorno di ferie per riprendersi dallo stress di queste ore.
Poco dopo lo stesso don Piero ha confermato:  "Smentisco di voler lasciare l'abito talare e di aver inviato alcuna lettera alle agenzie di stampa nella quale comunicavo questa decisione". "Quanto scritto nel comunicato di questa mattina" - aggiunge - "che non ho inviato io, è totalmente inventato".


pc 27 dicembre - anche in Turchia gli studenti si ribellano


turchia_metuIl 18 dicembre appena passato circa mille studenti della Middle East Technical University di Ankara si sono duramente scontrati per più di 4 ore con le forze dell'ordine che difendevano il primo ministro Erdogan, presente nell'ateneo per assistere in diretta video al lancio del satellite Gokturk2 fabbricato in Turchia, circondato anche dalle alte sfere militari e da giornalisti dei principali media mainstream.
Questi ultimi erano accorsi in massa ad immortalare un nuovo importante evento di costruzione di consenso ad opera del governo turco, impegnato in un difficile percorso che cerchi di conciliare un liberismo sfrenato ad un'islamizzazione di facciata, intreccio disegnato per conservare l'appoggio sia delle istituzioni internazionali sia della base elettorale dell'AKP, islamista "moderato".
La battaglia che si gioca in questi anni di potere dell'AKP in Turchia infatti è quella riguardo la progressiva islamizzazione della società, portata avanti dal partito di Erdogan e accettata da ampie fasce della popolazione in cambio della prosperità economica, che negli ultimi anni ha reso la Turchia una delle principali potenze regionali del Medio Oriente, con l'ambizione di espandere ulteriormente la propria influenza.
E proprio questa battaglia, questo rifiuto di un'islamizzazione dall'alto e delle politiche neoliberiste del governo, ha portato gli studenti della METU a contestare Erdogan, protettissimo da centinaia di volanti e blindati che hanno riempito di lacrimogeni le zone circostanti alla METU, nonché usato spray urticanti e cannoni ad acqua per allontanare i manifestanti, mentre questi rispondevano costruendo barricate per difendere il corteo, che ha comunque dovuto registrare diversi feriti (qualcuno anche in maniera seria) per via della reazione poliziesca.
Il presidente della YOK (il board per l'istruzione universitaria turco) ha avviato l'apertura di un'inchiesta sull'accaduto dichiarando però immediatamente che non sarebbe assolutamente corretto prevedere da parte del governo una reazione tale a restringere gli spazi di espressione e di dissenso negli atenei. Dichiarazioni non casuali da parte di chi certo non è un pericoloso sovvertitore dell'ordine costituito, ma consce dell'importanza della posta in gioco.
L'AKP da anni persegue politiche repressive e di intimidazione nei confronti degli studenti, giustificati da discorsi sulla necessità di raggiungere lo stato di "democrazia avanzata". Per far questo si serve di tribunali speciali e di leggi antiterrorismo "TMK" (terörle mücadele kanunu),utilizzate in Turchia come strumento di repressione e di opposizione ai movimenti sociali. Si finisce in carcere per poco, basta una telefonata "compromettente" o possedere in casa un libro di Marx. Queste leggi prevedono indagini,sanzioni,carcere e possono anche comportare l'espulsione temporanea o definitiva dall'Università. Sono più di 600 gli studenti turchi in carcere con l'accusa di far parte di "associazioni terroristiche". Per non parlare del fatto che, per intimidire gli studenti, la "polis" è presente in ogni angolo dentro i Campus.
Lo stesso Erdogan ha bocciato come "inaccettabili poiché violente" le proteste nei suoi confronti, mentre l'opposizione lo attaccava parlando di uso sproporzionato della forza da parte della polizia, ammesso dal ministro dell'Interno Idris Naim Sahin il giorno dopo per placare le critiche.
Ad essere messe sotto attacco, vista la presenza del premier all'università, sono state anche le politiche di svendita e privatizzazione dell'istruzione superiore che hanno contraddistinto il cammino dell'AKP in materia. Il 20 dicembre, due giorni dopo gli scontri alla METU, gli studenti dell'università della capitale hanno boicottato le lezioni ed effettuato un corteo interno per denunciare la repressione poliziesca. Il giorno dopo un altro corteo interno all'università ed uno invece tenutosi in centro città hanno tenuto alta l'attenzione sui fatti del 18 dicembre.



da infoaut


pc 27 dicembre - il Natale degli immigrati... Modena,rivolta al CIE

altUn'altra rivolta, un'altra notte di lotte all’interno del Cie di Modena. Una struttura che non trova pace: da una parte i grossi problemi di gestione che vanno ad evidenziare le forzature per avere questa struttura-lager a Modena che Modena non è in grado di gestire, dall’ altra la rabbia dei migranti che puntualmente esplode per resistere e lottare contro le condizioni disumane che si trovano ad affrontare.
E’ bastato un messaggio, rivelatosi poi falso rivolto ai migranti detenuti,  fatto pervenire all’interno della struttura attraverso alcune palline da tennis  con scritto che tutta sarebbero stati liberati per Natale per scatenare l’inferno.
Una rivolta durata tutta la notte che ha visto diversi migranti gettare fuori dalle loro celle di ogni,  materassi e tutto quello che potevano lanciare, scagliandosi anche  contro le forze dell’ ordine. Durante la rivolta però alcuni migranti hanno tentato di togliersi la vita tentando di impiccarsi.
La situazione si è poi stabilizzata e il tutto è tornato all’interno di una calma apparente, caratteristica di questa struttura-lager, una struttura che prima o poi cadrà per effetto delle lotte dei migranti detenuti al suo interno.

pc 27 dicembre - Bologna: repressione-Proteste a Unicredit e Ikea, venti denunce




Attivisti di Crash, Cua e Cas indagati per il corteo nel giorno dello sciopero Fiom e per la manifestazione a Casalecchio.

27 dicembre 2012
Dodici attivisti di Cua e Cas denunciati, fa sapere la Questura, per il corteo del 6 dicembre, data dello sciopero generale indetto dai metalmeccanici della Fiom. Manifestazione non autorizzata, danneggiamento aggravato, uso di caschi o travisamento, violazione di domicilio aggravato le ipotesi di reato, riferite anche al blitz alla sede Unicredit.

Complessivamente otto le persone, ricondotte dagli inquirenti al centro sociale Crash, denunciate invece per la protesta all’Ikea del 18 dicembre. Le accuse, a vario titolo, vanno da resistenza aggravata, lesioni e oltraggio a pubblico ufficiale, a porto abusivo di armi improprie e getto pericoloso di cose.

pc 27 dicembre - Monti va verso una candidatura diretta... preoccupazioni di Bersani e Berlusconi, ma la nostra preoccupazione è e deve essere altra !

Fatta l'agenda, ora pare che Monti prepari la lista degli  'eletti', dei  'nuovi unti del signore', dove il Signore è il signor Capitale, i Marchionne, Marcegaglia, Confindustria, banche e naturalmente l'Europa targata Merkel.
Questa lista toglie candidati a Bersani e Berlusconi e probabilmente anche voti. Basteranno alla lista Monti per conseguire i suoi obiettivi? Forse no... ma basteranno a mantenere l'agenda Monti come riferimento obbligato di chi i voti li avrà.
Noi naturalmente siamo perche ne abbia il meno possibile, ma dato che comunque i lavoratori e le masse popolari sono chiamate solo a scegliere chi gestirà l'agenda del capitale è importante che si sottraggano al voto falsamente democratico in generale.
E' necessario che boicottino le elezioni e che non si ceda alle lusinghe di cantori grandi e piccoli - Grillo, Ingroia ecc - del voto di opposizione e protesta, che nel caso concreto sono la forma dell'opposizione di sua Maestà.
Non sprechiamo il nostro tempo e le nostre energie! Investiamole nella lotta e nell'organizzazione per difendere le condizioni di vita e di lavoro selvaggemente attaccate, investiamole nella costruzione del 'partito dell'opposizione necessaria' che nella crisi non può che essere il partito della rivoluzione e della lotta per il potere operaio e popolare.

Proletari comunisti - PCm Italia
27 dicembre 2012