mercoledì 12 dicembre 2012

pc 12 dicembre - speciale - Conferenza Internazionale di Amburgo: messaggio dai compagni delle Isole Britanniche

Messaggio da:

Movimento 26 marzo - Isole Britanniche
Pan-Afrikan Voice – Londra
Democracy and Class Struggle – Galles
Great Unrest Group 2012 - Galles

 Salutiamo la Conferenza di Amburgo del 24 novembre 2012 a sostegno della guerra popolare in India - dai compagni delle Isole Britanniche

Le nostre organizzazioni e pubblicazioni saluta la vostra Conferenza di Amburgo del 24 novembre 2012 e vi auguriamo di avere successo mella lotta per elevare il sostegno e la conoscenza della guerra popolare in India in tutta Europa e nel mondo.
La zona del centro e del nord-est dell'India dal Bihar, al confine con il Nepal, all’Andhra Pradesh costituiscono il “Corridoio Rosso” dei nostri compagni rivoluzionario maoisti dell’India, circa il quaranta per cento dell'India rurale.
È questa la zona più ricca boschi e giungla dell'India e si dà il caso che l'area in cui vivono nella fame i più poveri dell'India, in quelle che secondo Binyak Sen e Arundhati Roy dovrebbero essere dichiarate dal governo indiano zone di carestia.
Ma il governo indiano ha scelto di fare del cibo un’arma di guerra per combattere la ribellione maoista e gli adivasi.
Si da il caso che questa area del Corridoio Rosso sia anche ricca di risorse minerarie, quali carbone, minerale di ferro, bauxite, oro e diamanti. Il governo indiano e le amministrazioni Usa hanno firmato centinaia di protocolli d'intesa (MoU) tra multinazionali e compradori indiani di vendita la terra e le risorse sotto il suolo in cui i popoli indigeni vivono.
In questa area i nostri compagni maoisti operano da decenni, all’inizio come 2 gruppi separati quali “People’s War”, Party Uniti” e MCC”, e hanno condotto una lunga battaglia a difesa degli indigeni Adivasi.
Nel 2004, unificatisi nel PCI(Maoista) hanno lanciato una nuova campagna contro le multinazionali e i compradori indiani.
In vaste aree dell'India i coraggiosi compagni maoisti stanno difendendo il popolo Adivasi contro l'attacco genocida del governo indiano, la Operazione Green Hunt.
Un governo indiano che sarebbe ben lieto di far morire di fame la sua stessa popolazione Adivasi, per poter rubare i minerali e le risorse a vantaggio di multi nazioni e compradori.
Abbiamo assistito all'assassinio da parte dello Stato indiano compradora di compagni rivoluzionari come il compagno Azad, il compagno Kinshinji - i loro nomi sono già scritti nella lunga storia della liberazione in India che va vanti, e saranno onorati dalle generazioni future, mentre i nomi di Manmohan Singh e Chidambaram saranno insultati disprezzati per il loro tradimento nazionale e sociale del popolo indiano.

Vittoria per la Conferenza di Amburgo;
Vittoria per la guerra popolare in India.
 
Movimento 26 marzo - Isole Britanniche
Pan-Afrikan Voice – Londra
Democracy and Class Struggle – Galles
Great Unrest Group 2012 - Galles


pc 12 dicembre - speciale - Conferenza Internazionale di Amburgo: il saluto di Revolutionary Praxis - Gran Bretagna

Solidarietà con la Guerra Popolare in India

La solidarietà con la guerra popolare in India deve consistere in qualcosa di più che semplici dichiarazioni di sostegno o tante più parole su internet.
Una reale solidarietà dovrebbe consistere di diversi tipi di sostegno pratico.

Dovremmo consultare i compagni indiani su quale tipo di supporto necessitano. Potrebbe essere sostegno finanziario, fornitura di materiali (ad esempio, medicinali), invio di personale specializzato o mobilitazioni verso delle imprese dei paesi imperialisti che opprimono e sfruttano il popolo indiano.

Ai tempi di Mao, quando viaggiavano in Cina e chiedevano che cosa potevano fare per aiutare la rivoluzione cinese, gli rispondevano: tornare al proprio paese e fare la rivoluzione!.

Il modo migliore in cui possiamo aiutare i compagni indiani è quello di intensificare i nostri sforzi per fondare e costruire movimenti rivoluzionari MLM, ovunque ci troviamo.

Revolutionary Praxis - Gran Bretagna

pc 12 dicembre - Filippine: Difendere i diritti del popolo, punire i responsabili dei crimini fascisti


Comunicato stampa
Partito Comunista delle Filippine
Information Bureau
10 dicembre 2012

Difendere i diritti del popolo, punire i responsabili dei crimini fascisti

Il Partito Comunista delle Filippine (PCF) ha fatto appello oggi a tutte le forze rivoluzionarie per difendere i diritti civili e politici del popolo filippino e punire i responsabili dei crimini fascisti commessi dalle forze armate governative e organizzazioni di polizia nel corso dell'attuazione della guerra di oppressione [Oplan Bayanihan] di Aquino.

"Il PCF si unisce al popolo filippino nel segnare la Giornata internazionale dei diritti umani oggi, mettendo sotto i riflettori il continuo deteriorarsi della situazione dei diritti umani nelle Filippine segnato dalla crescente brutalità e l'impunità delle forze armate dello Stato e gruppi armati collegati allo Stato nel sopprimere diritti democratici del popolo", ha riferito il CPP.

"Gli abusi perpetrati dalle forze armate delle Filippine (FAF) e dalla polizia nazionale filippina (PNF) sono aggravati dalla intensificazione della retorica sui diritti umani del regime Aquino e dei suoi militari e funzionari della sicurezza che cercano di nascondere gli attacchi incessanti delle forze armate dello stato", ha aggiunto il CPP.

"La superficialità della retorica infinita sui diritti umani di Aquino e la retorica sulla pace è sottolineata dal fatto che non un singolo militare o funzionario della sicurezza è stato ritenuto responsabile per le migliaia di casi di esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate, torture, arresti e detenzioni illegali, pestaggi, aggressioni e altri abusi perpetrati dalle forze militari e di polizia ", ha sottolineato il CPP.

"Il Gen. Jovito Palparan, che le FAF hanno considerato un eroe e modello per la sua decennale campagna di brutalità sotto il regime Arroyo e che ha direttamente ideato rapimenti e supervisionato la tortura di attivisti e quelli sospettati di essere coinvolti nella resistenza democratica, rimane libero e sotto la protezione dei suoi coetanei militari ", ha affermato il PCF. "Non una volta abbiamo sentito Aquino denunciare i suoi crimini fascisti. La sua eredità di brutalità continua ancora oggi."

"Le uccisioni extragiudiziali continuano ad essere perpetrate da squadroni della morte collegati alle FAF. La campagna per mettere a tacere l'opposizione contro le operazioni estrattive delle miniere di Mindanao e altrove è stata particolarmente brutale", ha detto il PCF. "Abusi diffusi sono commessi in particolare dalle cosiddette Squadre della Pace e Sviluppo (Peace and Development Teams) impiegate dai militari nelle comunità contadine attive nelle lotte di massa democratiche, come la riforma agraria e le campagne contro l'ingresso di compagnie minerarie straniere."

"La situazione dei diritti umani sotto il regime Aquino è stato ulteriormente punteggiata da casi come la strage del botanico Leonardo Co e membri del suo team di ricerca a Kananga, Leyte, nel 2010, l'uccisione dell'avvocato anti-minerario Fr. Pops Tentorio nel 2011, del missionario olandese Willem Geertman nel mese di luglio, il massacro Laguna di giovani contadini cacciatori, il massacro della famiglia Mancera in Camarines Norte, il recente massacro della famiglia Capeon nel Davao Oriental, la decapitazione del rappresentante di villaggio Ely Oguis lo scorso ottobre ad Albay e l'uccisione della coppia di anziani Valenzuela a Isabela lo scorso novembre. "

"Il PCF lancia un appello al popolo filippino per aumentare la difesa dei diritti umani. Esso può elevare il proprio livello di vigilanza e resistere a ogni sorta di abusi commessi dai militari, in particolare nel corso della guerra di repressione [Bayanihan Oplan] che mira a mettere tutte le comunità sotto controllo militare, ha affermato il PCF. "Il popolo si deve opporre energicamente ad ogni sforzo dei militari di inserirsi all'interno delle comunità, di propagandare vizi anti-sociali, di abusare delle donne, di traumatizzare bambini, rubare animali da fattoria, calpestare le colture, picchiare i residenti, violare le loro case, di utilizzare le scuole, centri diurni e altre infrastrutture pubbliche come caserme, di imporre la legge marziale, di controllare scorte di cibo e il commercio e imporre altre forme di abusi nel corso della militarizzazione delle comunità."

"Di fronte ai continui e sempre più brutali attacchi del regime Aquino contro il popolo, il PCF ha dato direttive al Nuovo Esercito del Popolo (NEP) per aumentare ulteriormente le sue offensive tattiche contro le FAF, la PNFe le altre organizzazioni armate legate alle FAF. Gli autori delle brutalità e degli abusi militari e di polizia dovrebbero essere ritenuti responsabili per i loro crimini contro il popolo. Il filippino popolo domanda giustizia", ha detto il PCF.

pc 12 dicembre - ilva respingere con la lotta operaia la minaccia di chiusura della fabbrica voluta da Riva

Il gip del tribunale di Taranto, che ha respinto l'istanza dell'Ilva di reimmissione nel possesso dei prodotti finiti e semilavorati sequestrati il 26 novembre scorso. L'istanza era stata presentata una settimana fa dall'Ilva alla procura sulla base del decreto legge varato il 3 dicembre.
Secondo il gip che ha recepito il parere negativo dei pm il provvedimento governativo non ha effetto retroattivo: "Il divieto di retroattività della legge - scrive il gip - è fondamentale valore di civiltà giuridica e principio generale dell'ordinamento". La dottoressa Todisco, citando l'articolo 3 del decreto legislativo, rileva che "la norma impone di escludere radicalmente che si sia voluto attribuire efficacia retroattiva alla disposizione". Per questo motivo il giudice non ha concesso il dissequestro: sotto chiave rimangono 1 milione e 700mila tonnelate di coils, tubi e bramme per un valore stimato in quasi 1 miliardo di euro. Il sequestro è scattato perchè quell'acciaio era ritenuto provento dell'attività degli impianti dell'area a caldo dopo i sigilli scattati lo scorso 26 novembre per l'emissione di veleni industriali.


La decisione ha scatenato l'immediata reazione delll'Ilva, con una nota, annuncia: andranno a casa con effetto immediato quasi 4000 operai. "A seguito del rigetto odierno da parte del Gip della richiesta di Ilva dell'applicazione del decreto legge 207  del 3 12 2012, Ilva comunica  le drammatiche conseguenze che tale decisione comporta per i livelli occupazionali e per la situazione economica dell'azienda - scrive l'azienda del gruppo Riva - Da ora e a cascata  per le prossime settimane  circa 1.400  dipendenti, appartenenti prevalentemente alle aree della laminazione a freddo, tubifici e servizi correlati, rimarranno senza lavoro. Il numero di questi lavoratori si andrà a sommare ai  1.200 dipendenti già attualmente in cassa Integrazione per le cause già note quali la situazione di mercato e le conseguenze del tornado che ha investito lo stabilimento di Taranto lo scorso 28 novembre". Il riferimento immediato, dunque,
è a 2600 dipendenti.
"Ma si fermeranno - prosegue la nota dell'Ilva - poi a catena gli impianti Ilva di Novi Ligure, Genova Racconigi e Salerno, dell’Hellenic Steel di Salonicco, della Tunisacier di Tunisi e di diversi stabilimenti presenti in Francia, nonchè tutti i centri di servizio Ilva, quali Torino, Milano e Padova, nonchè gli impianti marittimi di Marghera e Genova. Tutto ciò comporterà, in attesa di ricostituire la scorta minima per la ripresa dei processi produttivi,  una ricaduta occupazionale che coinvolgerà un totale di circa 2500 addetti. Le ripercussioni maggiori si avranno a Genova e Novi Ligure dove nell’arco di pochi giorni da oggi, saranno coinvolte circa 1.500 persone (1.000 su Genova e 500 su Novi Ligure)". E' così che la  minaccia si allunga su un totale di circa 4000 addetti.
"Naturalmente - conclude l'Ilva - l'azienda ricorrerà al Tribunale del Riesame confidando cha la situazione possa essere sbloccata al più presto, per evitare oltre al danno derivante dalla mancata consegna dei prodotti già ordinati e non rimpiazzabili in alcun modo, anche il danno relativo all'eventuale smaltimento di tali prodotti che, l'azienda ricorda, sono prodotti deteriorabili".





lo slai cobas per il sindacato di classe in un comunicato odierno fa appello agli operai di tutti gli stabilimenti ilva a respingere la decisione  dell'azienda e a riaffermare
che lavoro e salute si difendono e si impongono con la lotta per la messa  a norma dell'ilva di taranto con gli operai in fabbrica e i padroni in galera
vanno respinti i tentativi dell'azienda di mettere gli operai contro le esigenze di salute dei cittadini
di taranto, ma anche quelli in corso di mettere i cittadini contro gli operia che lottano per il posto di lavoro

pc 12 dicembre - Egitto Gli operai di Mahalla si sollevano contro il decreto costituzionale di Morsi

] Gli operai di Mahalla si sollevano contro il decreto costituzionale di Morsi

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Continuano le manifestazioni di protesta in Egitto. Migliaia di persone riempiono le strade ormai da settimane. Come abbiamo cercato di mostrare con la traduzione dell'appello alla mobilitazione dell'EFITU, la Federazione dei Sindacati Indipendenti Egiziani, le ragioni dei manifestanti non si fermano a quelle cui danno spazio i media nostrani. Le piazze sono riempite non solo perché si chiede un passo indietro al presidente Morsi rispetto a quelle misure che gli permettono di accentrare i poteri dello stato nelle sue mani, ma anche - e da parte di alcuni settori soprattutto – perché i Fratelli Musulmani, una volta arrivati al potere, hanno mostrato di non essere assolutamente al fianco delle classi subalterne egiziane: operai, contadini, pescatori, disoccupati, lavoratori del settore informale.
Ad esempio, la bozza di legge in materia sindacale redatta dalla Fratellanza prevede una strutturazione delle organizzazioni sindacali altamente gerarchica, in cui le decisioni sono nelle mani dei vertici, mentre ben poco potere viene lasciato al semplice iscritto, sulla cui partecipazione diretta si fonda invece la forza dei nuovi sindacati indipendenti. Strutture, queste ultime, sfavorite anche dalla misura per la quale i lavoratori che abbandoneranno l'ETUF, il sindacato 'di stato' dell'era Mubarak, perderanno anche i fondi che finora hanno versato nei fondi pensione. Per di più, la libertà di organizzazione sindacale è fortemente compromessa dagli articoli 30 e 39 della bozza che prevedono, rispettivamente, che le attività e le elezioni sindacali possono essere vietate dal padrone perché sarebbero permesse solo nel caso in cui “non interferiscano con l'andamento del lavoro nell'istituzione” e che un lavoratore possa essere punito con una multa di 10.000 sterline egiziane (pari a circa 1260€, in un paese in cui lo stipendio medio si aggira sui 120€ mensili) per aver fatto “circolare informazioni false”. Al contempo, un imprenditore che dovesse licenziare un dipendente perché coinvolto in attività sindacali si vedrebbe sottoposto alla pena di pagare una multa di addirittura 1000 sterline (circa 126€)! (Per approfondire vedi MENA Solidarity Network)
Questi sono solo alcuni dei motivi che spingono migliaia di lavoratori a scendere in strada e a scontrarsi con le forze di polizia e contro i sostenitori di Morsi. Per capire meglio quale ruolo stanno giocando e quale possono giocare pubblichiamo una nostra traduzione dall'inglese di un articolo di Hisham Fouad, membro dei Socialisti Rivoluzionari. Perché quello che in troppi descrivono semplicemente come uno scontro per sostituire la leadership al potere – da Muabarak a Morsi, da Morsi a El Baradei – da molti è vissuto in maniera completamente diversa. A tantissimi egiziani tutto questo non basta. Vogliono altro. Vogliono l'abbattimento non solo del regime, ma dell'intero sistema di sfruttamento.


Gli operai di Mahalla si sollevano contro il decreto costituzionale di Morsi

di Hisham Fouad dei Socialisti Rivoluzionari d'Egitto
Tratto da Socialist Worker

Ancora una volta i 20.000 lavoratori della Misr Spinning di Mahalla hanno preso le redini della sfida al regime egiziano. Hanno rifiutato gli emendamenti costituzionali del presidente Mohamed Morsi ed il potere dei Fratelli Musulmani.
I lavoratori nello stabilimento hanno indetto una protesta alla fine del primo turno il 27 novembre. La manifestazione è partita tra canti sulla terribile situazione e sulla continuazione delle politiche ostili alle classi popolari. I lavoratori hanno fatto appello per la fine del potere dei Fratelli Musulmani.
Tanti abitanti del luogo e membri di gruppi rivoluzionari si sono uniti alla protesta non appena ha attraversato le vie del centro della città, gridando “Il popolo vuole la caduta del regime” (da notare che è lo stesso slogan urlato all'epoca delle proteste per la deposizione di Mubarak, NdT).
Non appena la manifestazione ha raggiunto Shoun Square, nel centro città, i manifestanti sono stati attaccati da membri del Partito Libertà e Giustizia, legato alla Fratellanza, che hanno lanciato fuochi d'artificio e petardi contro di loro.
La piazza è stata trasformata in un campo di battaglia (vedi il video) e circa 400 persone sono rimaste ferite, dal momento che i manifestanti hanno risposto all'aggressione ribattendo con pietre e bombe Molotov. Le forze di sicurezza sono arrivate molto dopo e hanno fatto partire una raffica di centinaia di candelotti lacrimogeni.
La dichiarazione dei Socialisti Rivoluzionari “Lavoratori d'Egitto, sollevatevi contro la dichiarazione costituzionale e la povertà” è stata distribuita durante la protesta.
In essa si sostiene che Morsi considera le proteste dei lavoratori come il nemico principale. I suoi tentativi di assicurarsi poteri eccezionali hanno l'obiettivo di mettere a tacere i lavoratori che manifestano per chiedere il completamento della rivoluzione del 25 gennaio 2011 e la giustizia sociale.
Licenziamenti
La mossa di Morsi arriva dopo che una enorme ondata di licenziamenti e di persecuzioni di leader dei lavoratori non è riuscita a bloccare una crescita senza precedenti delle lotte dei lavoratori.
I lavoratori e la gente di Mahalla hanno ricordato alle elite politiche che ora stanno cercando di guadagnare influenza dopo la caduta di Hosni Mubarak che la loro ribellione del 6 aprile 2008 fu la prova generale della rivoluzione del 25 gennaio 2011.

In quella giornata i rivoluzionari di Mahalla fecero a pezzi l'immagine del dittatore ed affrontarono ogni tipo di abusi pur di reclamare libertà e giustizia.
Nel frattempo gli islamisti ed allo stesso modo i liberali hanno escluso le rivendicazioni ed i diritti dei lavoratori dalla bozza costituzionale. Questo documento è completamente monco di qualsiasi diritto per le classi popolari: niente di niente sul diritto alla salute, all'educazione o ad una paga decente.
La mobilitazione dei lavoratori di Mahalla è un passo importante nel legare la rabbia per condizioni di vita in continuo peggioramento all'attuale battaglia politica. Questo processo è già divenuto evidente nelle mobilitazioni di altri lavoratori che hanno recentemente iniziato a far proprie rivendicazioni politiche.
Durante il loro sciopero i lavoratori della metropolitana hanno chiesto le dimissioni del direttore ed il licenziamento degli elementi del vecchio regime. I lavoratori delle compagnie privatizzate hanno chiesto la loro ri-nazionalizzazione. Nelle nuove città industriali, i lavoratori hanno iniziato a combattere per prendere il controllo delle loro fabbriche non appena i padroni hanno minacciato di chiuderle.

Iniziativa
L'iniziativa dei lavoratori di Mahalla apre la porta affinché altri settori del movimento dei lavoratori entrino nella lotta politica.
Dovremmo ricordare il ruolo che i lavoratori hanno giocato nel metter fine al potere di Mubarak. Centinaia di migliaia entrarono in sciopero ed organizzarono sit-in, costringendo il dittatore ad uscire dalla scena, terrorizzato dalla prospettiva che la rivoluzione potesse trasformarsi in una rivoluzione popolare contro il potere dei padroni.
Se ciò fosse accaduto, avrebbe potuto portare alla crezione di uno stato dei lavoratori e all'adozione di un nuovo ordine sociale basato sulla redistribuzione della ricchezza nella società e alla proprietà collettiva di fabbriche e terra.
I rivoluzionari – ed al loro cuore i socialisti rivoluzionari – devono promuovere all'interno della classe lavoratrice scioperi e sit-in contro la dichiarazione costituzionale che criminalizza gli scioperi. Devono collegare questa dichiarazione liberticida con le politiche economiche ostili ai poveri.
Questo è ciò che darà alle proteste nelle piazze un potere ed un'influenza enorme sulle autorità, perché le masse lavoratrici possono fermare gli ingranaggi della produzione e bloccare la consegna delle merci. I lavoratori possono costringere il governo a dare risposte alle rivendicazioni politiche e sociali.
La fusione di rivendicazioni politiche ed economiche sarà raggiunta quando milioni di lavoratori decideranno di unirsi alla rivoluzione sui loro posti di lavoro. Allora saremo testimoni dell'alba di una nuova società e dell'abbattimento del sistema di sfruttamento e povertà.
Non vogliamo che si cambi semplicemente la gente al potere – da Mubarak a Morsi, da Morsi a El Baradei. Vogliamo nuove politiche orientate in favore della maggioranza – e questo accadrà solo se milioni di lavoratori prenderanno parte alla lotta politica per il rovesciamento del regim

pc 12 dicembre - adesione e sostegno a tutte le manifestazioni di oggi 12 dicembre - anniversario della strage di stato Piazza Fontana Milano1969 - ora e sempre resistenza !

Napoli 
12/12/1969 - 12/12/2012
Ieri Partigiani, Oggi Antifascisti

Il 12 Dicembre 2012 ricorre l'anniversario della strage di piazza Fontana, quando 17 persone persero la vita a causa dell'esplosione di un ordigno piazzato all'interno della sede della Banca dell'Agricoltura, a Milano.
Fu il chiaro segnale che il fascismo, nell'Italia liberata dai partigiani tra il 1943 e il 1945, non era scomparso.
La questura di Milano, nella persona di Luigi Calabresi, proseguendo la strategia della tensione che venne utilizzata in quegli anni per screditare i movimenti di massa portati avanti da studenti ed operai, incriminò Giuseppe Pinelli, anarchico milanese, che morì tre giorni dopo, scaraventato giù dal quarto piano del palazzo della questura.
Oggi sappiamo chi furono i mandanti di quella strage. La commistione creatasi tra stato e fascisti in quegli anni divenne duratura, e quello di Milano fu solo il primo evento di una lunga serie di stragi che prosegue sullo stesso binario fino alla bomba alla stazione di Bologna. Le stesse manifestazioni di quegli anni, organizzate dagli antifascisti e le antifasciste di tutta Italia per ricordare le vittime delle bombe fasciste, vennero spesso represse nel sangue. Oggi è necessario riportare alla memoria gli eventi di quei giorni, visto che continuano ad essere alla ribalta nello scenario politico-nazionale, i protagonisti di quegli anni, dirigenti e mazzieri del MSI, che ricoprono ruoli istituzionali o si sono costituiti padrini politici di associazioni della nuova estrema destra.

In una fase di crisi come quella attuale che sta attraversando l'Europa, tornano alla ribalta rigurgiti di movimenti nazionalisti, reazionari e fascisti, utilizzati dai governi per placare e infiltrare le rivolte sociali. Da Alba Dorata al governo ungherese di Viktor Orban, passando per i successi elettorali del Fronte Nazionale francese, la retorica del razzismo, dell'omofobia e dell'intolleranza verso il diverso diventa l'arma migliore per fomentare la guerra tra poveri.

In Italia il ribellismo verso il governo Monti, montato ad arte da strutture nazionali come Forza Nuova, La Destra di Storace, o Casapound, si propone come alternativa alle politiche di austerity e ai diktat economici di Bce-Ue-Fmi, cercando di ottenere consensi portando avanti parole d'ordine vicine a quelle dei movimenti sociali, infarcendole di populismo e di un bieco qualunquismo, e creando una gran confusione in particolare tra gli studenti. Le sceneggiate di Blocco Studentesco a Roma, con le finte cariche della polizia, e le ancor più gravi azioni squadriste (con tanto di lanci di fumogeni e intimidazioni nei corridoi dei licei di Roma) sono gli ultimi episodi di una triste storia arricchita da aggressioni, pestaggi e minacce.

E' fondamentale un corteo per il 12 dicembre, che ricordi le vittime dello stato e del fascismo, e riporti il sentimento antifascista nella nostra città, medaglia d'oro alla resistenza per essere stata la prima scintilla che liberò l'Europa dallo spettro del nazifascismo. Dobbiamo rispondere a questa nuova avanzata riportando alla memoria delle nuove generazioni le lotte che hanno contraddistinto la storia di questo paese, celebrando le ricorrenze che hanno fatto dell'Italia un paese libero e democratico. Le preoccupanti manovre che mettono in discussione le basi di uno stato democratico, dalle rappresentanze sindacali nelle fabbriche alla negazione dei diritti di sciopero, e con il nuovo attacco a scuole e università, con l'ingresso dei privati negli organi decisionali degli istituti e le continue minacce al diritto di rappresentanza degli studenti; sono il segnale di un generico abbassamento dei diritti, mentre sul piano economico manovre lacrime e sangue fanno pagare la crisi ai soliti noti.

La scelta di chiamare il corteo in un territorio come quello di Giugliano è data dai recenti sviluppi di un'ondata reazionaria in quelle zone. Le aggressioni a compagni, studenti e migranti, le proteste contro il campo ROM fomentate da saltuari attivisti de “La Destra”, e contro la base NATO di Lago Patria sono solo la cornice in un tessuto sociale dove esponenti di Casapound e di Blocco Studentesco cercano di insinuarsi nelle scuole e sul territorio, intessendo una fitta rete di rapporti con istituzionali locali e grandi interessi economici (camorristici e non), e propagandando il solito ribellismo populista, al quale si contrappongono le proposte nazionali per il ritorno al corporativismo e alla risoluzione nazionalista della crisi, con le barriere sull'immigrazione da un lato, e l'imperialismo di conquista dall'altro.

L'Anpi Giovani e il Collettivo Studentesco Area Nord si rivolgono a studenti, lavoratori, precari e cittadini, perché si dia una risposta a chi cerca di riconquistare spazi che da tempo ormai sono stati preclusi alle forze dell'estrema destra attraverso la lotta partigiana e antifascista, e a chi al potere cerca di distruggere quanto resto dello stato sociale, mettendo in atto la più cruda macelleria sociale, che nulla ha da invidiare al ventennio. Invitiamo tutte le realtà organizzate, i collettivi studenteschi e universitari, le strutture territoriali, sindacati e comitati in lotta, a partecipare al corteo del 12 dicembre che partirà a Giugliano alle 9:30 da piazza Matteotti.

Siamo indisponibili a qualunque pacificazione con chi propaganda politiche fasciste e razziste, sconfitte dalla storia e dai movimenti di liberazione in tutta Europa: per chi ancora esalta nostalgicamente la tragica esperienza del ventennio fascista, non ci può essere spazio ne a Giugliano ne altrove!


“Per combattere questo nuovo fascismo non ci saranno i vostri nonni, o i padri dei vostri nonni. Affrontarlo toccherà a voi” 
PARTIGIANO 'FOCO'




Aderiscono:
ANPI Giovani Napoli - Coordinamento Studentesco Area Nord - Giovani Comunisti Napoli - PRC Federazione di Napoli - Coordinamento Precari Scuola Napoli - Laboratorio Politico Iskra - Mensa occupata - Collettivo Giurisprudenza Indipendente - Collettivo Autorganizzato Universitario - Coordinamento Secondo Policlinico - Movimento Pansini - Zona Collinare in Lotta - P.CARC - Lab. Occupato Insurgencia - DADA - Rete Commons - Movimento di Giurisprudenza - Unione degli Studenti Napoli - Link Napoli - Collettivo Studenti Marano - Casa del Popolo Fuorigrotta - Zer081 - Aula Flex - Circoli PRC Area Nord (Giugliano, Marano, Qualiano, Melito) - Coordinamento Collettivi Autonomi - Studenti  Autorganizzati Campani - BA.FU.CA. - Bancarotta Bagnoli - FGCI Napoli - Sud Ribelle Napoli - PMLI - Cellula "Vesuvio Rosso"

per adesioni:
teron@paranoici.org
beniaminosimioli@yahoo.it

martedì 11 dicembre 2012

pc 11 dicembre - MORIRE DI FATICA

Viola raccontata dal marito:
«La mia regina uccisa 

dal lavoro»

Alessandro Rossi racconta la vita della giovane mamma 

di 4 figli morta in metro: 

«Non aveva un contratto e se stava male andava a lavoro 

comunque altrimenti non la pagavano»


Isabella Viola, la giovane mamma di 4 figli morta in metro mentre andava a lavoro



ROMA - I dolci Isabella non li preparava anche per i suoi bambini «perché quando tornava a casa era già notte»: poco dopo l'alba avrebbe inghiottito anche l'ultima possibilità di dare un bacio ai suoi quattro figli. «Isabella metteva la sveglia alle 4, poi correva per non perdere il pullman che da Torvaianica la portava a Roma, al bar dove lavorava» e dove cucinava dolci che il quartiere Tuscolano ancora oggi ricorda. Passava tutta la giornata in quel piccololocale color rosa, poi il viaggio di ritorno a casa, oltre due ore di viaggio sui mezzi pubblici. «Giocava un po' con i bimbi, poi crollava e andava a letto». Isabella Viola, la giovane mamma di quattro figli morta per un malore nelle viscere poco ospitali della metropolitana, «andava a lavoro nonostante stesse male altrimenti non la pagavano».

Anche quella maledetta domenica Isabella non si sentiva bene: prima di indossare giaccone e sciarpa si è voltata e ha sussurrato per non svegliare i bimbi: «Tranquillo amore, ce la faccio, ci vediamo dopo». Alessandro Rossi, 43 anni, il marito di Isabella, si stringe a se stesso quasi cercando un ultimo abbraccio mentre racconta la storia di quella ragazza ribattezzata la «principessa di Torvaianica», per qualcuno addirittura «regina». Peccato sia dovuta morire per essere incoronata.

«Cinquantacinque euro al giorno». Era quanto prendeva la principessa di Torvaianica per gestire un bar che aveva trasformato in pochi mesi in un punto di ritrovo di un intero quartiere. Lo racconta il marito Alessandro in una video intervista pubblicata oggi sul Messaggero.it, mentre non riesce a nascondere la rabbia: «Isabella lavorava sette giorni su sette, solo la domenica poteva andare via un po' prima dal bar e non la pagavano se restava a casa perché stava male: nessun rimborso, non poteva usufruire della malattia perché non aveva un contratto».

Alessandro ha presentato una denuncia contro il gestore del bar, vuole dare «un po' di giustizia» a quella donna che ogni tanto scompariva dietro il bancone: bastava sporgersi un po' per ritrovarla accucciata, avvolta come in un bozzolo, seduta sopra una cassetta del latte in cerca di qualche minuto di riposo.

Solidarietà. Alessandro sfoglia le centinaia di e-mail che sono arrivate alla redazione del Messaggero.it, nasconde il volto per non far vedere le lacrime, così come faceva Isabella quando non voleva mostrare le smorfie di dolore per quel malessere che da tempo la perseguitava. «Grazie a tutti quelli che hanno scritto alla nostra famiglia, grazie per l'affetto inaspettato: la sera, prima di cenare, leggo quelle belle parole ai miei piccoli».

Ma il marito di Isabella non si dà pace: «Stava male, non doveva lavorare, ogni giorno affrontava un viaggio di oltre due ore e spesso il pullman non si fermava a Torvaianica perché troppo pieno. Ma Isabella - dice Alessandro - faceva di tutto pur di lavorare». Anche morire.

pc 11 dicembre - speciale - Conferenza Internazionale di Amburgo: il messaggio del Partito Comunista maoista, Manipur


Messaggio alla Conferenza internazionale a sostegno della Guerra Popolare in India

Non si può raggiungere nessun risultato sostanziale senza realizzare l'unita tra le masse oppresse e i partiti rivoluzionari dell'India. Sarebbe un approccio opportunista e organizzativista se un partito rivoluzionario negasse e trascurasse il movimento storico sviluppatosi nel cuore delle Regioni a Sud-Est dell'Himalaya, oggi sotto dominazione coloniale indiana. Non si può prendere alla leggera la coraggiosa lotta rivoluzionaria del movimento comunista in Manipur rappresentata a suo tempo dal compagno Hijam Irabot. Quel movimento è un capitolo sconosciuto e poco letto della storia movimento comunista mondiale, che si è sviluppato in piccole remote regioni di questo mondo come movimento di liberazione nazionale del Manipur, che si estende al Nagaland, Assam, Tripura, Mizoram, Meghalaya, Punjab e anche Kashmir. L’India può essere definito propriamente come un modello di “prigione delle nazioni”. Se il movimento comunista mondiale vuole realmente sostenere la guerra popolare in India, come può disconoscere il movimento comunista Manipuri, che di recente si è sviluppato ulteriormente grazie alla verità universale del marxismo, del leninismo, e del maoismo. Cogliamo l'occasione per portare alla vostra attenzione quanto segue.
Il Movimento comunista Manipur ha una sua storia di 70 anni. Il compagno Irabot diresse le masse contro il Manipur feudale e colonia britannica, contro il Manipur semi-feudale e semi-coloniale colonia indiana. Combatte insieme al movimento popolare contro il la feudalità e intraprese una rivoluzione agraria armata contro l'espansionismo indiano dal 1948 al 1951. Dopo la morte del compagno Irabot il Partito Comunista dell'India (PCI) disorientò la linea politica dei comunisti in Manipur e deviò le loro posizioni rivoluzionarie verso il revisionismo mondiale. Solo pochi compagni non vollero accettare l'influenza delle linee revisioniste del PCI e continuarono il movimento armato. Nel 1980 un gruppo di compagni generosi ma senza linea politica fondò Partito Comunista del Kangleipak (PCK). Il nostro giudizio viene da uno studio obiettivo dello sviluppo organizzativo, del sistema politico e dello stile di lavoro del Partito Comunista Kangleipak fin dalla sua fondazione. Dopo la morte del compagno Irabot, il movimento comunista nel Manipur si separò in due-tre sezioni. La maggior parte dei compagni seguì la linea revisionista del Partito Comunista dell'India (PCI) e pochi altri compagni presero il nome di comunisti senza aderire alla vera ideologia politica comunista.
Nel 2009, un gruppo di giovani Manipuri prese la decisione di iniziare un movimento rivoluzionario in Manipur. Abbiamo formato il Partito comunista Kangleipak (maoista) come un nuova formazione rivoluzionaria, non legata al vecchio PCK del Manipur. La formazione del PCK (maoista) era allora la necessità posta dalla situazione concreta della situazione politica in Manipur, non come la continuazione della deviazione ideologica del PCK, ma come una continuazione del movimento comunista del popolo Manipuri. È un nuovo inizio per giungere ad una nuova forza comunista in Manipur. Infine, il 10 agosto 2011, abbiamo adottato il marxismo, leninismo e maoismo come principio guida del nostro partito e fondato il Partito Comunista maoista, Manipur. Il Partito Comunista maoista, Manipur è in assoluto l'unico partito rivoluzionario che l’ha adottato nella storia del movimento rivoluzionario in Manipur e anche nel contesto della parte nord-orientale dell’attuale India.
Abbiamo invitato il Partito Comunista dell'India (Maoista) e il Partito Comunista dell'India Marxista-Leninista (Naxalbari) a formare un fronte unito rivoluzionario tra PCI (maoista), CPI-ML (Naxalbari) e Partito Comunista maoista, Manipur. Come Partito Comunista maoista, Manipur facciamo appello a tutti i compagni in questa conferenza e in tutto il mondo ad analizzare e comprendere la realtà storica del movimento comunista Manipuri nella lotta contro l'espansionismo imperialista coloniale indiano.
La Operazione Green Hunt è anche un estrema repressione reazionaria contro l’umanità e lo rmed Forces Special Powers Act-1958 è anche un legge razzista imposto solo sugli stati a popolazione mongola nella Regione nordorientale dell’attuale India, stati che sono stati forzatamente annessi all’India imperialista. L’esercito indiano ha ucciso migliaia di persone e centinaia di donne sono state violentate.
14 marzo 1984: strage di Heirangoi-thong. Migliaia di persone assistevani una partita di pallavolo al Heirangoithong Volley Ground di Imphal. Tredici persone furono uccise e 31 ferite sotto un fuoco proseguito per mezz'ora.
10 luglio 1987: Operazione Blue Bird a Oinam. Tre mesi di terrore ad opera degli Assam Rifles in 30 villaggi. Quattordici civili stati uccisi e molti altri sono morti di fame, malnutrizione e torture nei campi di concentramento, costretti assistere alla tortura di familiari. Un infame esempio dell'operazione: una donna fu costretta a partorire il suo bambino in pubblico all’aperto, mente le truppe fischiavanoa.
25 marzo 1993: massacro di Tera Bazar. Giovani non identificato spararono contro forze di polizia a Tera Keithel, in Imphal uccidendo 2 uomini. Per rappresaglia, i poliziotti si precipitarono per le strade e spararono indiscriminatamente. Cinque civili furono stati uccisi e molti altri feriti dei proiettili. Fino ad oggi non è stata disposta nessuna inchiesta.
7 Gennaio 1995: massacro al Regional Medical College (RMC). La mattina del 7 gennaio 1995, uomini della Central Reserve Police Force (CRPF) uccisero nove persone innocenti nel RMC di Imphal, in rappresaglia per gli attacchi subiti per mano di un gruppo di opposizione armata. Shri.DM Sen, Giudice emerito dell’alta Corte di Calcutta ha condotto un'inchiesta che ha confermato gli spari intenzionali e indiscriminati da parte del CRPF. Si è saputo che uno del CRPF poco prima di aprire il fuoco ha gridato “Hanno ucciso dei nostri, andiamo a massacrarli”. Dopo aver ucciso due dello staff medico del CRPF andarono verso l’ingresso del RMC e gridarono contro i trainato di risciò cominciando a sparare contro di loro. Uno trainatore di risciò, Mohammed Zakir, quando fu ferito gridò 'Allahu Akbar'. Un poliziotto gli urlò, 'kya Allah?' E gli sparò ancora. Zakir cadde e morì sul posto. Cinque traina tori di risciò furono uccisi.
2 novembre 2000: massacro di Malom. Un convoglio di Assam Rifles convoglio fu attaccato dagli insorti nei pressi di Malom, Manipur. Per rappresaglia, le truppe spararono contro i civili in attesa ad una vicina fermata del bus, lasciando 10 morti tra cui una donna di 60 anni e un ragazzo cui era stato assegnato un premio al coraggio dall'ex primo ministro Rajiv Gandhi. Seguì una feroce operazione rastrellamento. Il celebre sciopero della fame di Irom Sharmila ebbe inizio in seguito a questo episodio.
5 novembre 2000: Irom Chanu Sharmila, la donna di ferro. Ha combattuto contro le uccisioni inumana e l’imposizione coloniale in Manipur dell’ Armed Forces Special Powers Act (1958). Digiuna per protesta, in questi giorni da 12 anni.
Come Partito Comunista maoista, Manipur abbiamo fatto appello a tutti i compagni in tutto il mondo a sostenere la guerra popolare diretta dal Partito Comunista maoista, Manipur contro l' espansionismo imperialista coloniale indiano.

Uniamoci e riaffermiamo il ruolo del CCOPMSA. Chiamiamo tutti i Partiti maoisti del Sud Asia a unirsi su una base comune. 

Il Partito Comunista maoista, Manipur appoggia con forza la campagna e la conferenza a sostegno della guerra popolare in India.

Viva la Rivoluzione!
Viva il marxismo,il leninismo, il maoismo!

Compagno Yaibeelen
Presidente, Partito Comunista maoista, Manipur.
2012/11/11

pc 11 dicembre - speciale - Conferenza Internazionale di Amburgo: il messaggio dell'Organizzazione dei Lavoratori di Afghanistan MLM principalmente Maoista


Viva la guerra popolare di lunga durata in India!

Avanti! Avanti, compagni! Incontro al sole che sorge!


L'organizzazione dei lavoratori dell'Afghanistan (MLM, principalmente maoista) saluta la gloriosa Conferenza Internazionale a sostegno della guerra popolare in India.
Purtroppo, essendo fortemente concentrati in Afghanistan, non abbiamo la possibilità di inviare rappresentanti alla gloriosa conferenza del 24 novembre, ma con il cuore e da compagni siamo lì, col saluto che inviamo dal nostro paese, un paese da lungo tempo vittima dell'imperialismo mondiale, ma in prima nella lotta anti-imperialista.
La nostra organizzazione saluta tutti i partecipanti alla conferenza internazionale e si unisce alla chiamata a raccolta internazionalista di partiti maoisti, organizzazioni e individui a sostegno della guerra popolare in India.
Le sorti della guerra popolare in India, senza dubbio, determineranno le sorti delle lotte che attualmente si conducono nella regione. Perciò, un sostegno pieno e internazionalista è e sarà l'unica scelta corretta per aprire la strada allo scatenamento alla guerra popolare mondiale. La nostra organizzazione nella fase della preparazione dell’inizio di una lotta che porterà ad iniziare la guerra popolare in Afghanistan. Perciò, per il destino della guerra popolare in Afghanistan che è strettamente legato, dobbiamo sostenere pienamente la guerra popolare in India. Perché, senza internazionalismo proletario, non ci sarà guerra popolare, e se non ci sarà la guerra popolare, non ci sarà il comunismo.
Questo è il motivo per cui ripetiamo ad alzare la bandiera e parola d’ordine “guerra popolare fino al comunismo!”
Cari compagni,
assumiamo la guerra popolare in India, come premessa per un passo concreto verso la costruzione di un nuovo "MRI". In questi giorni di tradimento degli avakianisti e prachandisti, sosteniamo, difendiamo e applichiamo il maoismo. Non ci sarà maoismo senza un organizzazione internazionale che lotta per il comunismo mondiale, conducendo più guerre popolari fino al comunismo! Perciò noi insistiamo a lottare per un centro internazionale maoista.

Cari combattenti delle brillanti trincee della rivoluzione proletaria mondiale!
sostenere, difendere e applicare il maoismo, principalmente maoismo! Questo è ciò che il Presidente Gonzalo ci ha insegnato! Questo è ciò che richiede la rivoluzione proletaria mondiale! Questo è quello che rappresenta il comunismo. Questo è ciò che gli anti-revisionisti affermano! E, infine, questo è ciò di cui le masse rivoluzionarie di tutto il mondo hanno bisogno!
La nostra organizzazione invita anche tutte le organizzazioni e partiti maoisti a prestare maggiore attenzione alla rivoluzione peruviana e a stare con il PCP. Questi sono tra i giorni più difficili che il PCP ha dovuto affrontare.
Il sostegno internazionalista da parte dei maoisti del mondo è la chiave per sostenere la guerra popolare in Perù.
Salutiamo anche grandine tutte le lotte armate combattute dai popoli del mondo per la loro libertà, e salutiamo tutti i partiti che stanno dirigendo guerre popolari e anche quei partiti e organizzazione che stanno preparando l’inizio della guerra di popoli nei loro paesi.

Viva la guerra popolare mondiale!
Viva la guerra popolare in India, Perù, Filippine, Turchia, Nepal e ovunque!
Viva Partito Comunista dell'India (Maoista)!
Viva il marxismo-leninismo-maoismo, principalmente maoismo!

Organizzazione dei lavoratori di Afghanistan (MLM, principalmente Maoista)

pc 11 dicembre - a gennaio giornata nazionale di solidarietà con i processati del 15 ottobre 2011 e di lotta contro la repressione





Otto anni di reclusione e un risarcimento danni per oltre 2miliono di euro. E' questa la richiesta presentata oggi, alla procura di Teramo, nei confronti dei cinque manifestanti provenienti da Teramo accusati di aver partecipato agli scontri con la Polizia a Roma, il 15 ottobre del 2011, durante la cosiddetta manifestazione degli ‘indignados’ (in realtà indetta da un arco di forze politiche e sociali legate alla sinistra ma soprattutto al centrosinistra).

Per la procura romana, Davide Rosci, Mauro Gentile, Mirco Tomassetti, Marco Moscardelli e Cristian Quatraccioni devono rispondere di resistenza pluriaggravata, devastazione e saccheggio.

Nei confronti dei cinque sono state avanzate anche pesanti richieste di risarcimento. Il Comune di Roma ha chiesto 900mila euro per i danni alla città, l'Ama (l'azienda della nettezza urbana) 300mila per i cassonetti, l'Atac (trasporti pubblici urbani) 500mila, l'Avvocatura dello Stato ha chiesto al giudice di quantificare il danno ricevuto dalle forze dell'ordine, mentre il difensore del Carabinieri fuggito dal blindato in fiamme ha avanzato richiesta di 50mila euro a testa per i cinque imputati. La sentenza è attesa per il prossimo gennaio.
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pc 11 dicembre - antifascismo a Milano - chiudere le sedi fasciste

Milano, blitz antifascista all’Aler: ‘chiudere le sedi fasciste’


Gli antifascisti occupano la sede dell'Azienda Lombarda per l'Edilizia Residenziale, accusata di coprire le attività neofasciste e di aver regalato all'estrema destra alcune sedi appartenenti al patrimonio pubblico.


Poco prima delle 12 di questa mattina una cinquantina di attivisti dei centri sociali e di alcuni collettivi antifascisti hanno manifestato davanti alla sede dell’Aler di viale Romagna a Milano, in zona Lambrate, e poi hanno occupato gli uffici dell'ente per circa un'ora.
Obiettivo del blitz la consegna ai dirigenti dell’istituto di una lettera pubblica che chiedeva conto di quelle che vengono considerate dalle realtà antifasciste delle scelte politiche intollerabili: da una parte sfratti e sgomberi che ledono un autentico diritto alla casa, dall’altra la concessione tramite trattativa privata di spazi pubblici ad associazioni neonaziste (come il covo degli ‘hammerskin’ di viale Brianza 20 assegnato all’associazione Lealtà e Azione). Davanti al blitz degli attivisti, i dirigenti si sono barricati al quinto piano dell’edificio, rifiutandosi di ricevere una delegazione.
I 50 attivisti sono rimasti per alcuni minuti nell'atrio e nei corridoi del palazzo, informando le persone presenti sulle tante vicende inerenti sfratti violenti (vedi il caso Lambretta), inchieste giudiziarie, connivenze con neofascisti e ‘ndrangheta (vedi il caso Zambetti) in cui l’ente regionale per le case popolari (guidato dall’ex socialista ora piediellino Loris Zaffra) si è trovata secondo i contestatori ripetutamente implicata.
I manifestanti, che hanno poi occupato alcuni uffici e srotolato dalle finestre uno striscione con la scritta "chiudere i covi neri" -  hanno anche chiesto esplicitamente che l’Aler assuma una posizione pubblica sulla vicenda della sede nazista di viale Brianza 20 ottenuta tramite l’indagato Osnago di cui chiedono la chiusura.
Intanto raccoglie sempre più adesioni a Milano e non solo l’appello lanciato alcuni giorni fa, dopo l’accoltellamento di un militante dell’Associazione Dax da parte dei due estremisti di destra, che invita a chiudere tutte le sedi fasciste in città.

CHIUDERE LE SEDI NAZI-FASCISTE È UNA QUESTIONI DI LIBERTÀ.
BASTA CONNIVENZE, BASTA COMPLICITÀ. NO NAZI IN MY TOWN

Dovrebbe occuparsi di trovare casa ai meno abbienti; dovrebbe gestire il patrimonio immobiliare pubblico per alleviare il peso della crisi.

Parliamo dell’Aler, un tempo Iacp; e parliamo di abitazioni comprate con i soldi di tutti, con le tasse dei lavoratori. Per gestire l’Aler hanno nominato ben 17 dirigenti, e nessuno di loro guadagna meno di 100.000 euro all’anno (dunque ognuno ci costa almeno 150.000 euro all’anno). Con il bel risultato di mandare edifici in malora, oppure di lasciarli sfitti,  svenderli, o assegnarli in uso gratuito o a prezzo di favore a persone in stretta relazione con le famiglie delle ‘ndrine milanesi, ma guardandosi bene dall’aiutare i ceti popolari travolti dalla crisi.

Di recente hanno passato il segno. Hanno dato in locazione (agevolata, molto agevolata) uno spazio ad una (pretesa) associazione culturale di estrema destra, Lealtà e Azione, qui a Milano in Viale Brianza 20, nella zona di città in cui prese le mosse la resistenza antinazista e antifascista, in cui i repubblichini consumarono crimini ed eccidi. Nel loro sito i legionari (si chiamano così!) di Lealtà e Azione citano il rumeno Codreanu, il fondatore della Guardia di ferro, alleati e collaborazionisti del nazismo, rastrellatori di ebrei e zingari. Si tratta di una filiale italiana di un gruppo neonazista che opera in vari paesi; con una spada per simbolo che rievoca esperienze e passato palesemente fascisti.

Chi ha dato, con trattativa privata, i locali a questa gente, che nascosta dietro una ridicola associazione culturale si dedica ad una spregevole apologia del razzismo, delle dittature, delle legioni e del superuomo hitleriano? Forse uno dei dirigenti di Aler, il nostalgico Osnato (110.000 euro annui)? La giunta, i consiglieri comunali, provinciali e regionali tutti, i candidati alle primarie, chiunque sia direttamente o indirettamente responsabile (o aspiri a diventarlo) delle istituzioni cittadine e dunque delle politiche di Aler che non è una azienda di proprietà privata, ma pubblica, deve subito e senza esitazione pretendere dai vertici di Aler la revoca della concessione agevolata per lo spazio di Viale Brianza (ed egualmente per lo spazio di Via Bassano del Grappa). Debbono impegnarsi, subito e senza tentennamenti, a trovare i responsabili di questa grottesca agevolazione data alla destra estrema razzista, a chiederne conto, a rimuoverli dalle cariche occupate, a porre fine ad uno scandaloso aiuto fornito a Lealtà e Azione. Dopo l’aggressione di domenica scorsa in stazione Centrale per mano di due neonazisti, non è necessario attendere altre coltellate e nuove vittime; liberiamo adesso Milano, una città antifascista e indignada che non tollera aspiranti legionari che si richiamano ai loro predecessori e con loro ai forni crematori. Liberiamola da tutte le sedi nazifasciste, a Quarto Oggiaro, in piazza Aspromonte, in Via Bassano del Grappa e in Viale Brianza (le ultime due di Aler), indichiamo chiaramente i responsabili di connivenze e complicità.

 Il 13 dicembre dell’anno scorso un neofascista di un’altra sedicente associazione di nostalgici del ventennio, ha ucciso nel centro di Firenze a colpi di pistola Modou e Mor e ferito altri tre ragazzi.

Queste aggressioni non sono più tollerabili, non è più tollerabile il razzismo becero e ignorante dei fascisti di oggi, per niente diversi da quei fascisti al servizio dei Servizi Segreti che hanno messo una bomba in Piazza Fontana il 12 dicembre nel 1969. Milano, città medaglia d’oro per la Resistenza, non dimentica: mantenere viva la memoria vuol dire ricordare le vittime di piazza Fontana, ricordare Dax, ricordare Modou e Mor, ma soprattutto chiudere tutti gli spazi neofascisti.

Il 12 e il 15 dicembre la Milano antifascista e antirazzista scenderà in piazza per pretendere in tempi di crisi, diritti per tutti contro il pericolo di nuovi autoritarismi e derive a destra.

Per firmare l’appello scrivere a 2013@daxvive.info

da contropiano

pc 11 dicembre - Ministro Clini contestato massicciamente a Trieste


Due cortei esprimono il no dei triestini al progetto di realizzare un gassificatore al largo della città. I manifestanti invadono la sala dove stava per iniziare un convegno e lo interrompono, poi intercettano il ministro Clini in fuga e lo inondano di fischi e slogan.


Dopo le ormai abituali fughe di Elsa Fornero e poi quella eclatante di alcuni Ministri portati via in elicottero da Carbonia per sottrarli alle dure contestazioni dei lavoratori sardi, ieri è toccato ad un altro ‘glorioso’ esponente del governo Monti. Corrado Clini, formalmente Ministro dell’Ambiente ma Ministro dell’Industria bis, di fronte alla contestazione di alcune centinaia di persone ha preferito disertare una conferenza alla quale si apprestava a partecipre e se ne è andato, in tutta fretta.
E’ così saltata la conferenza organizzata dalla diocesi di Trieste dal titolo "Sviluppo e Ambiente: disinquinare Trieste". Che oltre all’illustre Clini e al presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Renzo Tondo, vedeva tra gli invitati anche altri esponenti dell’establishment politico locale e alcuni imprenditori. Tutti sponsor di una grande opera pesantemente contestata dagli abitanti della città – un rigassificatore nel golfo a pochi chilometri da Trieste – in via di realizzazione.

Tutto era cominciato dalla convocazione di due diverse manifestazioni partite da Piazza Unità e da Barcola per poi ricongiungersi, gonfiate di partecipanti, in Porto vecchio. Così alcune centinaia di manifestanti - studenti, No Tav, comitati e associazioni ambientaliste, centri sociali e sindacati di base - sono arrivati a ridosso del Magazzino 26, sede della conferenza.  I manifestanti si sono quindi piazzati davanti all’ingresso della sala dove era in corso l’incontro, dopo averla scovata in mezzo ad altre decine di magazzini, e sono partiti slogan e canti contro la devastazione ambientale, il Ministro Clini, il gassificatore e il presidente della regione. Poi, portando striscioni, cartelli e bandiere, i contestatori hanno letteralmente invaso la sala già piena di ‘autorità’, tra le quali il vescovo Crepaldi  che ha cercato di placare i manifestanti per essere sommerso di fischi e slogan. A quel punto, raccontano i manifestanti, i vip se la sono squagliata in tutta fretta e al loro posto è stato piazzato lo striscione del Comitato NoTav di Trieste e del Carso, in solidarietà con la popolazione della Val Susa da decenni si batte contro l’alta velocità e la devastazione ambientale..
Il Ministro Clini, che avvertito di quanto stava avvenendo si stava allontanando dal luogo della conferenza, ha comunque fare i conti con un folto gruppo di contestatori, che lo hanno intercettato mentre saliva sull’auto blu accompagnato dalla scorta, e inondato di fischi e slogan non propriamente amichevoli.

Scriveva questa mattina il corrispondente de ‘Il Piccolo’, il giornale cittadino: “fino a 15 minuti prima dell’inizio sembrava tutto sotto controllo. Nel piazzale davanti alla centrale erano radunate alla fine 600 persone (300 per la Questura) e davanti all’ingresso uno schieramento di forze di polizia, in tenuta antisommossa, appariva invalicabile. «Non potete bloccare l’accesso a un incontro pubblico. Siamo in democrazia». «Caro vescovo nel Vangelo sta scritto bussa e ti sarà aperto» gridavano i no global. Ma, a parte qualche altro slogan e due tre fumogeni da stadio, sembrava un dissenso gestibile. Alle 20.25 il vescovo ha preso posto alla cattedra con il moderatore, il giornalista Luigi Bacialli. È arrivato Tondo. La sala da 250 posti era praticamente esaurita. Mancava solo il ministro quando una fiumana di gente è entrata da tutte le porte saturando in un attimo la sala e mandando in tilt il labile servizio d’ordine. Un’invasione in piena regola. I manifestanti (No Tav, Trieste libera, associazioni ambientaliste, Trieste Gasata) hanno srotolato striscioni e urlato slogan per tutte le stagioni: “A casa”, “Vergogna” “Venduti”.”

Secondo la Rai il povero Clini avrebbe voluto partecipare alla conferenza per dare una notizia che sarebbe piaciuta ai contestatori: «Sul progetto del rigassificatore a Trieste è possibile la riapertura della Valutazione di impatto ambientale (Via), legata alle variazioni del traffico portuale che l'Authority giuliana potrebbe fornire al Ministero dell'Ambiente» avrebbe infatti detto il Ministro  ai giornalisti.
E anche Tondo, dopo aver lasciato la sala, ha detto che «è pronto ad ascoltare tutti e anche a fare eventualmente un passo indietro».
Che coincidenza! Esattamente quello che chiedono da anni, inascoltati, migliaia di triestini… OkNotizie Diffondi su OkNotizie    

pc 11 dicembre - il nuovo processo Thyssenkrupp è una battaglia nazionale - comunicato della rete nazionale

la rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro in occasione
dell'assemblea nazionale di taranto del 7 dicembre
è naturalmente tornata sul processo di appello  in corso per tTorino per la
Thissenkrupp  e nel suo intervento introduttivo si è fatto riferimento
all'importanza della mobilitazione della rete in occasione del precedente
processo e di come l'asse Thissenkrupp- ilva taranto sia stato una delle
realizzazioni più riuscite dell'attività della rete di conseguenza ha deciso
di pianificare la sua iniziativa per le udienze per fare di alcune di esse
momenti di mobilitazione e di attenzione non solo a torino ma nelllediverse
realtà italiane della rete

invitiamo quindi tutte le realtà organizzate a seguire con noi questa
vicenda


rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamortesullavoro@gmail.com


Da poche settimane è
ripreso il processo d'Appello ThyssenKrupp, che vede indagati 6
imputati per la morte dei nostri 7 compagni di lavoro uccisi per
profitto la notte del 6 dicembre 2007. La Procura non contesta
loro solo il reato di gravi omissioni di cautele antinfortunistiche e
incendio doloso ma anche di omicidio volontario (per l'AD H.
Espenhahn) con dolo eventuale e per un altro degli imputati, il RSPP
Cosimo Cafueri, il reato di istigazione alla falsa testimonianza, avendo
avvicinato alcuni testimoni di parte per indurli a testimoniare
condizioni di lavoro all'interno dello stabilimento “idilliache”.
Le stesse condizioni di abbandono e trascuratezza degli impianti che,
come ha dimostrato l'indagine compita dal pool di Guariniello, avrebbero
portato alla
morte dei nostri compagni.



Nonostante il vergognoso
tentativo di scaricare la colpa dell'accaduto sui nostri compagni di
lavoro, distratti e intervenuti in ritardo secondo la difesa,
ricordiamo che Antonio, Bruno, Roberto, Angelo, Saro, Rocco e
Giuseppe sono morti proprio perché hanno compiuto fino in
fondo il loro lavoro, anche se sapevano benissimo che stavano per
perderlo di lì a poco. Proprio questo attaccamento al loro
lavoro gli è stato fatale.



Ritiratesi tutte le Parti Civili dal procedimento (ad eccezione di Medicina
Democratica), anche quelle che avrebbero, a parer nostro, dovuto
rimanere all'interno del processo anche nei successivi gradi di
giudizio, come per esempio il Comune di Torino (che appalta al gruppo
tedesco la realizzazione delle scale mobili sia a Porta Susa che a Porta
Nuova, con tanto di logo in bella vista!) e gli altri Enti
locali e i sindacati, che si sono invece defilati lasciando un vuoto
enorme in un procedimento importantissimo non solo per il clamore che
la vicenda ha suscitato in termini umani (non solo a Torino) ma anche
per i suoi risvolti giuridici e sociali. Un procedimento già
definito storico ma che per noi non potrà che esserlo in una
sola maniera: quando vedremo tutti gli imputati dietro le sbarre.



Pubblichiamo di seguito
il calendario delle prossime udienze che si terranno tutte, salvo
diverse indicazioni  della Corte alla fine di ogni udienza, alle ore
9 nell'Aula 6 Corte d'Assise presso il Palagiustizia di Torino:
12/12/2012
13/12/2012
14/12/2012
17/12/2012
18/12/2012
19/12/2012
20/12/2012
2/01/2013
3/01/2013
4/01/2013
7/01/2013
8/01/2013
09/01/2013
11/01/2013

Invitiamo cittadini solidali, studenti, lavoratori, precari e disoccupati,
giornalisti, organizzazioni sindacali e di partito, associazioni e tutti
coloro che hanno a cuore il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro a
partecipare numerosi alle udienze in solidarietà con le famiglie delle
vittime e con gli ex lavoratori coinvolti in una delle pagine più brutte
della storia recente del nostro Paese: un concreto gesto di solidarietà che,
legato alle lotte e alle mobilitazioni per il diritto alla casa, alla
salute, al lavoro sicuro e dignitoso, sia mirato alla costruzione di una
società non più basata sul profitto di pochi ma sul reale progresso
dell'umanità e sulla dignità dei lavoratori e delle loro famiglie.

Torino, 11 dicembre 2012
Ex lavoratori ThyssenKrupp Torino


pc 11 dicembre - speciale - Conferenza Internazionale di Amburgo: il messaggio del Movimento Comunista Maoista - Tunisia


La nostra bandiera rossa Sventola sull’India

Cari compagni,
1 - Ringraziamo gli organizzatori della conferenza di Amburgo per averci invitato, ma purtroppo non siamo in grado di essere presenti e dobbiamo limitare la nostra partecipazione a questo breve saluto, di testimonianza della nostra solidarietà proletaria.
2 - Portiamo il nostro sostegno incrollabile a questa iniziativa coraggiosa alla quale auguriamo ogni successo e speriamo che sia utile per tutta il movimento rivoluzionario. Apprezzare anche tutti gli sforzi compiuti per la ricostruzione di una internazionale comunista basata sul marxismo-leninismo-maoismo.
3 Siamo orgogliosi dei progressi realizzati dal PCI (Maoista), soprattutto a partire dal 2004, data della sua creazione e ci congratuliamo con i militanti e combattenti che, grazie alla loro tenacia e coraggio sono riusciti a liberare il 1/3 del territorio "indiano" e fondato il potere popolare, il potere della nuova democrazia.
4 Denunciamo i crimini, le torture e i massacri (ad es.la operazione "Green Hunt",) perpetrati dalle forze governative reazionarie che da un lato utilizzano le stesse tattiche che i nazisti impiegarono contro i partigiani e, dall'altro, sono assistiti da forze speciali USA addestrati dal Mossad al sabotaggio della guerriglia.
5 - affermiamo che la guerra popolare in India è la nostra guerra, perché l'imperialismo ei suoi lacchè fanno guerra ai lavoratori sfruttati e ai popoli oppressi di tutto il mondo e di fronte a questa violenza di Stato reazionaria, solo la guerra popolare diretta dal Partito comunista maoista può portare la vittoria, la liberazione e la costruzione del potere popolare, la nuova democrazia, aprendo la strada al socialismo.
6 - La nostra bandiera rossa sventola su una piccola parte del globo, il territorio di 1/3 della "India", ma sapendo che questo paese conta più di 1,2 miliardi di abitanti, questa parte assume importanza capiamo la ferocia dell'imperialismo e dei suoi servi contro il movimento rivoluzionari e la guerra popolare in particolare, capiamo perché hanno fatto di tutto per trasformare le insurrezioni nei paesi arabi a loro favore, queste insurrezioni spontanee senza direzione rivoluzionaria non potevano andare lontano, anche se le masse continuano a combattere con le unghie e con i denti.
7 – Chiamiamo tutti i militanti comunisti a vigilare, a portare avanti la lotta tra le due linee, tra marxismo e revisionismo di qualsiasi tipo, a trarre lezioni dall'esperienza in Perù poi in Nepal, perché se il nemico non riesce ad abbattere la guerra popolare, esso si avvale dei servigi dell’opportunismo. L’opportunismo di ogni genere predica la convivenza pacifica, la "transizione democratica" e le "elezioni trasparenti" ... per salvaguardare il vecchio Stato reazionario e impedire così la costruzione di uno Stato di nuovo sotto il direzione del proletariato, che porti l'intera umanità verso la realizzazione dell'ideale comunista, una società senza classi.

Sosteniamo la guerra popolare in India!
Viva la lotta dei lavoratori e dei popoli oppressi!
Viva il marxismo-leninismo-maoismo!

Lavoriamo per la ricostruzione della internazionale comunista maoista!

Movimento Comunista Maoista - Tunisia
Novembre 2012

pc 11 dicembre - speciale - Conferenza Internazionale di Amburgo: il messaggio dell'Organizzazione Comunista Maoista - Tunisia


Cari compagni,
Come organizzazione comunista maoista in Tunisia avremmo voluto partecipare a questa conferenza internazionale per esprimere il nostro sostegno alla guerra popolare in India guidata dai nostri compagni del Partito Comunista dell’Indiano (maoista).
Auguriamo ogni successo a questa Conferenza Internazionale, che riunisce partiti e organizzazioni MLM, sulla base della pratica dell’internazionalismo proletario e della solida unità tra il movimento rivoluzionario nei paesi imperialisti e la lotta per la rivoluzione nazionale democratica e popolare nei paesi semi-coloniale e semi-feudali.
Riteniamo che questa lotta comune contro l'imperialismo e il sionismo e i loro lacchè si consoliderà ed estenderà ad altri paesi se rafforzeremo l'unità del movimento comunista maoista internazionale ed espanderemo il fronte globale anti-imperialista e anti-sionista a tutte le forze che combattono questi nemici feroce e sanguinari.
Il nostro popolo arabo in Palestina, Libano e Iraq sta conducendo una eroica lotta armata contro gli occupanti e contro tutte le cospirazioni che cercano di mettere a tacere la voce della lotta armata.
Il nostro dovere di comunisti maoisti arabi è quello di costruire il nostro partito attraverso una lotta ideologica e politica senza esitazioni contro tutti i progetti revisionisti, riformisti e trotskisti che diffondono tra le masse l’illusione di una “transizione pacifica" e la compartecipazione insieme ai reazionario per abortire le conquiste delle insurrezioni nei paesi arabi.
Armati del MLM e del programma della rivoluzione nazionale democratica e popolare, siamo uniti con tutti i nazionalisti e le forze islamiche della resistenza in un grande fronte unito contro l'imperialismo, il sionismo e i reazionari arabi, imparando dalle esperienze del glorioso movimento comunista internazionale.
Ci auguriamo di poter partecipare alla prossima riunione internazionale per esporre ai nostri compagni le nostre opinioni sulla situazione internazionale e la situazione nella nostra nazione araba.

Gloria alla rivoluzione e alla guerra popolare in India!
Viva la lotta armata in Palestina!
Abbasso l'imperialismo, il sionismo e i reazionari!
Viva la lotta dei lavoratori, dei popoli e delle nazioni oppresse!

M.C.O.T
Tunisia
novembre2012