E’
di questi ultimi giorni la rinnovata offensiva propagandistica di
spezzoni del movimento anarchico ucraino per orientare in direzione
Zelenskij libertari e centri sociali italiani ed europei. Il 12 maggio,
nel centro sociale bolognese Làbas, sedicenti anarchici di Operation
Solidarity ucraina hanno tenuto una marchetta pro-governativa “contro l’aggressione imperialista russa”.
A
questo punto, si rende necessaria una breve panoramica storica sul
movimento anarchico ucraino post Maidan per comprendere come una parte
di esso, abbandonando de facto
i più elementari principi dell’anarchismo stesso, abbia finito – come
vedremo – per costituire orgogliosamente una componente bellicista e
militarista della società ucraina, pronta ad invocare il salvifico
intervento Nato e la collaborazione “tattica” con la Destra neonazista.
Le
proteste del 2014 portano al collasso le vecchie organizzazioni, a
partire dalla Rcas di Mahno, la confederazione degli
anarco-sindacalisti. Il movimento si trova frantumato in numerosi,
piccoli gruppi, numericamente di scarso rilievo.
In
una simile condizione e con l’inizio delle ostilità armate nel Donbass,
gli anarchici, complessivamente, non riescono a tenere a lungo il
connotante punto d’onore del “no alla guerra” finendo per dividersi,
proprio come tutte le altre componenti della società.
E’
a partire da questo preciso momento storico che, nella parte pro Maidan
avviene l’insana folgorazione per il nazionalismo ucraino. Assistiamo
così ad “anarchici” che scelgono il battaglione Azov e l’Oun; altri,
come testimoniato da diverse foto, che vengono addestrati nel campo di
Settore Destro nella base di Desna.
Altri
ancora, affiliati all’organizzazione Autonomnyi Opir, che farneticano
di “collaborazione militare” con l’esercito di Kiev (quello armato dalla
Nato) in chiave “antimperialista”. Ovviamente, tanto questa
organizzazione, con base a Lvov, quanto gli altri “anarchici di
Zelenskij” hanno ricevuto pesanti e durissime critiche dal resto del
movimento anarchico ucraino.
Incapaci
di rivaleggiare con la destra neonazista per il controllo delle piazze e
della protesta, non all’altezza di elaborare un proprio programma
alternativo a quello dei filo occidentali, gli “anarchici di Zelenskij”
hanno mestamente subordinato il proprio essere e la propria indipendenza
alle componenti egemoni della protesta liberal-banderista.
Qualche dubbio in proposito? Leggiamo cosa scrivono i firmatari del recente appello – in inglese – “Guerra e anarchici: una prospettiva anti-autoritaria in Ucraina” (crimethink.com), a firma plurima e con l’obiettivo di mobilitare gli anarchici dell’Ue nella crociata russofobica.
Innanzitutto, i “nostri” considerano – parole loro – l’Ucraina un’isola felice e la prima linea della lotta occidentale contro l’imperialismo russo.
Poche parole per comprendere che il modello di riferimento per gli
anarchici di Zelenskij non è la lotta di classe e la sconfitta del
capitalismo ma il liberismo occidentale che, infatti, ha reso (secondo
loro) l’Ucraina un’isola felice, la quale, grazie al dirimente sostegno
militare di Nato e vassalli, può oggi rappresentare la prima linea nella
lotta alla Russia. Strana razza quella degli “anarchici di Zelenskij”
ma continuiamo nella lettura.
Dato che – corsivo loro – “il piano a lungo termine della Russia è quello di distruggere la democrazia in Europa” – sembra più il punto di vista dell’amministrazione Reagan che un’analisi di anarchici (!) – il “no alla guerra” e lo “scontro inter-imperialista” costituiscono slogan “populisti ed inefficaci”; meglio, quindi, l’alleanza con la Nato.
E’ chiaro il campo scelto dagli “anarchici di Zelenskij”: non lotta di classe ed anarchismo ma Nato, guerra ed imperialismo.
L’appello continua: “guardate
all’Afghanistan ed avrete cosa significa nei fatti lo slogan No alla
guerra: con l’avanzata dei Taliban, le persone sono fuggite in massa,
morte nel caos degli aeroporti e quelli rimasti sono stati purgati”.
Ancora
una volta, il punto di vista degli “anarchici di Zelenskij” preferisce
identificarsi con gli imperialisti occidentali piuttosto che con gli
oppressi.
Il
tentativo degli “anarchici di Zelenskij” di far schierare un
(opportunamente epurato) anarchismo da operetta al fianco degli
imperialisti occidentali poggia, e non da oggi, sull’odioso, truffaldino
tentativo di inserire il leggendario condottiero anarchico degli anni
rivoluzionari Nestor Mahno nel milieu del nazionalismo ucraino.
E’
dai primi anni ’90 del secolo scorso, dai tempi del Ruch nazionalista,
che assisitiamo a simili ignobili tentativi, una vera e propria
aberrazione storica. Un revisionismo storico “da 4 rubli” cerca
disperatamente di inserire nel proprio pantheon – accanto ai peggiori
rappresentanti del nazionalismo etnico, eugenetico, antisemita, quale è
quello ucraino – una positiva figura socialmente progressista, nella
speranza di contrabbandare il suo sciovinismo per “condivisbile anelito
all’indipendenza nazionale”.
Vediamo, quindi, cosa pensava Mahno dei nazionalisti ucraini. Dalle sue memorie, col significativo titolo “La Rivoluzione Russa in Ucraina”:
Il
successo dei partiti socialisti di sinistra nelle elezioni si spiega
col fatto che i lavoratori ucraini, non guastati dalla propaganda dei
patriottardi, conservarono intatto il loro spirito rivoluzionario e […]
che il “movimento della liberazione ucraina” restò completamente chiuso
negli schemi patriottardi […] questo spirito borghese e patriottardo e
la colpevolezza politica dei capi del “movimento della liberazione
ucraina”, colpevolezza nei confronti dei lavoratori, della loro bella
idea di conquista, tramite l’azione rivoluzionaria diretta, della
libertà e del diritto all’indipendenza e alla libera edificazione di una
nuova società socialista, provocarono nei lavoratori un sentimento
d’odio nei confronti dell’idea stessa di “movimento della liberazione
ucraina”.
I
lavoratori rivoluzionari ucraini […] marciarono in massa contro questo
movimento, senza alcuna pietà per tutto ciò che lo riguardava […] Il
movimento patriottardo in Ucraina aveva rovinato i magnifici inizi della
Grande Rivoluzione Russa”. [in N. Mahno, La Rivoluzione Russa in Ucraina, La Rivolta, Ragusa, 1988, pp.118-119].
Continua Mahno, per il quale il nazionalismo dei nemici dell’unione fraterna col popolo russo fu solo nocivo alla rivoluzione:
Questa
propaganda dei patriottardi ucraini spinse i lavoratori della regione
di Guliai-Polé sulla via della lotta armata contro ogni tentativo
separatista ucraino perché la popolazione vedeva nello sciovinismo –
idea direttrice del separatismo ucraino – la morte della rivoluzione. [Ivi, p134].
A
questo punto, ai mistificatori attuali del pensiero di Mahno occorre
ricordare che: egli, per