mercoledì 18 maggio 2022

pc 18 maggio - 26 mila miliardi di dollari “freschi freschi” per l’economia capitalista imperialista in crisi… miseria, sfruttamento e guerre per i proletari

 

Con un atteggiamento e un’espressione quasi da tragedia greca uno dei giornalisti al servizio di Confindustria dice, analizzando il momento economico attuale che “La stagflazione che stiamo vivendo è il peggiore dei mondi economici possibili…” e che oggi non servono più i mezzi del passato ma “Oggi serve piuttosto la bacchetta magica”. (Il Sole24Ore 16/5)

Insomma, viene oramai ripetuto costantemente il concetto della crisi economica mondiale, che secondo i loro studi dura dal 2007 e dentro la quale inseriscono sempre, in aggiunta, la guerra in Ucraina, che determina la necessità di tanti altri soldi.

Una delle risposte che la politica della borghesia al potere, tramite le banche centrali, in tutto il mondo ha dato, è stata quella di stampare soldi e gettarli nel “mercato” “dal 2007 ad oggi solo Fed, Bce, Bank of Japan e Banca centrale cinese – secondo i dati di Yardeni Research – hanno stampato moneta e inondato il mondo con 26mila miliardi di dollari freschi freschi.”

I soldi buttati dall’elicottero (helicopter money), una pratica che veniva dileggiata quando i soldi erano destinati alle spese pubbliche, viene ora adottata stabilmente da tutti i governi.

E a fronte di questa montagna di soldi che non è servita affatto a risolvere il problema della crisi del capitalismo-imperialismo (perché proprio per la sua natura è impossibile da risolvere) le manovre dei governi come quello italiano di Draghi appaiono ridicole! E nemmeno il giornalista alle dipendenze dei padroni riesce a nasconderlo, dice infatti: “In confronto a quelle politiche monetarie generose, pur con un paragone forzato, i 200 euro per 32 milioni di italiani che il Governo è pronto a elargire una tantum sono briciole. Mirate (cioè date ai bisognosi e non ai mercati), ma pur sempre briciole.”

Non solo, ma i governi di tutto il mondo, di fronte all’impossibilità di risolvere i problemi, di fronte all’irrefrenabile aumento dei prezzi hanno deciso che “… è arrivata l’ora della ritirata: quasi tutte le grandi banche centrali hanno infatti terminato (o stanno per farlo, come la Bce) le iniezioni di liquidità.”

E questo, come sanno e dicono loro stessi, significa mettere ancora più in difficoltà la “ripresa economica”. È l’eterno gatto (borghese) che si morde la coda, un labirinto di orrore senza fine, come senza fine è il peggioramento delle condizioni di vita generali, soprattutto del proletariato e delle masse popolari.

E la risposta, da questo lato della barricata, non può essere che la lotta determinata e senza tregua su tutti i fronti alla borghesia capitalista imperialista, che è sempre sfruttamento, miseria, oppressione dei popoli e che diventa, nelle congiunture storiche determinate dalle sue stesse leggi e contraddizioni, guerra e reazione.”


pc 18 maggio - Contro la repressione delle lotte dei lavoratori e del sindacalismo di classe - Massima solidarietà e unità

Il 25 maggio si tiene a Milano il processo di appello per la lotta alla DHL nel quale sono già stati condannati in primo grado 7 compagni del CSA Vittoria e del SI Cobas.

Insieme a questo processo sta andando avanti una pesante repressione, che ha alzato il tiro anche in legame con la guerra che per Stato borghese, governo, richiede l'imposizione della massima "pace/ordine sociale" per andare avanti nella loro guerra di predoni imperialisti - arresti di studenti e giovani compagni a Torino, persecuzione dei disoccupati e compagni del Si.cobas a Napoli, provocazioni verso l'USB, processo a decine e decine di lavoratrici Slai cobas sc in lotta a Palermo, criminalizzazione a Taranto delle proteste contro l'invio di navi da guerra, ecc. ecc.

Mai come ora dobbiamo dire: Toccano uno toccano tutti! Perchè mai come ora questa repressione è legata da un pesante filo nero comune e richiede una risposta comune verso ogni repressione! 

Da Si Cobas Lavoratori Autorganizzati

Il 25 MAGGIO va in scena l'attacco giudiziario alla lotta di classe!!! 

Nel marzo 2015 dopo un lungo ciclo di scioperi davanti ai cancelli della DHL - colosso della logistica nazionale e internazionale - di Settala e Liscate, in concomitanza dello sciopero generale della logistica indetto dal SiCobas, venne organizzata una presenza di massa alla DHL di Settala. Una giornata di lotta importante che coniugava una piattaforma nazionale di rivendicazioni per tutti i lavoratori della logistica ad una dura vertenza interna per migliori condizioni di lavoro e di agibilità sindacale. 

Quel ciclo di lotte portò alla firma di un accordo sindacale che ha migliorato le condizioni di vita e per centinaia di lavoratori e lavoratrici ottenendo il risultato non secondario di far emergere il modus operandi di questa (come di tutte) multinazionale della logistica che sarà in seguito indagata per una frode milionaria ai danni dei lavoratori.

Eravamo in tantissimi davanti davanti a quei cancelli, sbarrati durante la notte per una serrata dei padroni; lavoratori, studenti, compagni e compagne accorsi in solidarietà alla lotta degli operai e delle

martedì 17 maggio 2022

pc 17 maggio - Formazione Operaia - Ricomincia da Taranto

pc 17 maggio - Avanza in Sardegna la lotta contro la presenza militare imperialista - IL 22 MAGGIO TUTT* A TEULADA.

da Assemblea contro la presenza militare in Sardegna

SARDEGNA TERRA DI NESSUNO, LA NOSTRA TERRA E' UN GRANDE POLIGONO DI TIRO PER GLI ESERCITI DI MEZZO MONDO IN MEZZO AL MEDITERRANEO. MAGGIO DI BOMBARDAMENTI E SIMULAZIONI DENTRO E FUORI I POLIGONI MILITARI SULL'ISOLA.

Brigata Sassari sulle falesie a Cala Gonone, incrociatori e navi militari (12 ormeggiate nel porto di Cagliari in questo momento) che girovagano tra Poetto, Villasimius e Pula, caroselli della Nato sui cieli di Barbagia e Baronia, LA SARDEGNA SI CANDIDA AD ESSERE IL PROSSIMO BERSAGLIO INTERNAZIONALE DI UNA GUERRA ALIENA AL POPOLO SARDO.

7 nazioni della Nato, 4000 soldati, 65 navi e decine tra sottomarini, elicotteri, mezzi aerei e di terra

pc 17 maggio - Biden riporta le truppe Usa in Somalia con il pretesto della lotta al terrorismo. Guerra imperialista senza fine contro i popoli oppressi


I contrasti tra i diversi imperialismi creano ogni giorno pretesti per alimentare venti di guerra nel quadro di una guerra interimperialista cominciata già con la guerra in Ucraina. L'Africa è l'altro continente dove la rapina delle risorse energetiche spinge alla spartizione delle aree direttamente controllate/occupate dalle potenze imperialiste, Italia compresa (il suo interesse strategico, che coincide con i profitti dell'ENI, è nel Mediterraneo Allargato, nel Sahel fino al Corno d'Africa, con la base militare di Gibuti). L'imperialismo russo, il socialimperialismo cinese, l'imperialismo USA e UE sono tutti presenti in Africa.

In un paese impoverito sempre più, ora dalla siccità che sta causando una pesante carestia per le masse già afflitte dal carovita, vittime dell'oppressione imperialista e del terrorismo di

pc 17 maggio - Operai ex Fiat Termini Imerese: 11 anni dopo si chiude definitivamente la vertenza?

 

[l'articolo del Giornale di Sicilia del 15 maggio]

Alla fine, dopo 11 anni di cassa integrazione e promesse infinite di “reindustrializzazione” e “nuova occupazione”, politici e sindacalisti (Regione Siciliana e Cgil-Cis-Uil) hanno trovato il modo di chiudere definitivamente la vertenza liberandosi degli operai.

Nella legge finanziaria approvata un paio di giorni fa, infatti, hanno inserito un articolo che vale 30 milioni di euro, fondi dell’Unione Europea! che “prevede un percorso di uscita per la maggioranza dei 584 lavoratori in cassa integrazione dal 2011” (Gds 15/5)

Questa “mossa” servirebbe, a detta del giornalista, “per rendere più agevole la cessione delle aree dell’ex stabilimento.”

Così la racconta l’assessore regionale, ringraziando “la sensibilità di tutte le forze politiche”: “… il Parlamento siciliano ha varato una norma con cui di fatto agevoliamo centinaia di lavoratori a sganciarsi dalla cassa integrazione approdando alla pensione ottenendo così una rilevante riduzione dei numeri dei lavoratori rimasti nel bacino ex Blutec – commenta Turano – adesso abbiamo tutte le carte in regola per attrarre nuovi investimenti”.

Questa è una scusa perché già lo stabilimento dalla ex Fiat alla Blutec fu regalato per 1 euro! la verità è

lunedì 16 maggio 2022

pc 16 maggio - India - Il prof Saibaba comincia uno sciopero della fame - campagna di informazione in Italia

 in via di traduzione

INDIA: La última tortura y una nueva humillación contra el profesor Saibaba. El profesor inicia una huelga de hambre el dia 16 de mayo contra la instalación de una cámara en su celda (Palabras de Azadi desde la India)

No hay palabras para describir lo que ha significado la ultima carta del profesor Saibaba a Vasantha su mujer en la que amenaza con una nueva huelga de hambre y esta vez el menciona hasta morir si es preciso tras la última humillación infringida por parte de las autoridades de la prisión quienes con la excusa de protegerle, le han monitorizado 24/7 a través de CCTV o sea un circuito cerrado de televisión que ha sido instalado frente a su celda de modo y manera que todo y quiero decir TODOS sus movimientos pueden ser seguidos incluyendo cuando necesite ir al baño para satisfacer sus necesidades o cuando tome un ducha…


Ya sabéis todos que se encuentra en una celda de aislamiento (comúnmente conocida como anda cell), justo enfrente de la puerta de la celda ha sido colocada una cámara de modo y manera que la palabra privacidad ha sido literalmente destruida.
Todos sabemos que el proceso en el cual se le condeno a cadena perpetua fue una farsa. Condenarle a

pc 16 maggio - Altro che riduzione: qui alla Fca di Cassino siamo arrivati all’aumento dell’orario di lavoro a parità di salario

Alla Fca di Cassino si sta sperimentando un nuovo modello dell’organizzazione del lavoro che, una volta implementato, sarà “importato” da tante altre società. E’ il modello per cui l’orario di lavoro passerebbe, de facto, in un sol colpo, da 40 ore a 48 ore settimanali, tra l’altro senza neanche il riconoscimento delle maggiorazioni previste per il lavoro straordinario. In pratica a fronte di una fermata, ad esempio di un mese, tipo per il Covid, la società potrà recuperare 30 sabati lavorativi, ovvero dei giorni di fermo produttivo, anche consecutivi, e aumentare in tal modo  il livello di fruttuosità aziendale a costo zero.

Formalmente la media delle ore settimanali lavorate nell’arco dell’anno rimarrebbe di 40 ore, ma questa nuova distribuzione dell’orario di lavoro prevede che il datore di lavoro possa disporre degli operai per sei giorni su sette. Ovvero non poter più impegnare i fine settimana per l’eventualità di dover lavorare. Ovvero aumentare l’orario di lavoro a parità di salario, l’esatto contrario di come dovrebbe andare il mondo.
C’è gente che cento anni fa ha lottato ed è morta per la conquista delle 8 ore di lavoro giornaliero e 40

pc 16 maggio - immenso disgusto per anarchici ucraini filozelenski e neonazisti


E’ di questi ultimi giorni la rinnovata offensiva propagandistica di spezzoni del movimento anarchico ucraino per orientare in direzione Zelenskij libertari e centri sociali italiani ed europei. Il 12 maggio, nel centro sociale bolognese Làbas, sedicenti anarchici di Operation Solidarity ucraina hanno tenuto una marchetta pro-governativa “contro l’aggressione imperialista russa”.

A questo punto, si rende necessaria una breve panoramica storica sul movimento anarchico ucraino post Maidan per comprendere come una parte di esso, abbandonando de facto i più elementari principi dell’anarchismo stesso, abbia finito – come vedremo – per costituire orgogliosamente una componente bellicista e militarista della società ucraina, pronta ad invocare il salvifico intervento Nato e la collaborazione “tattica” con la Destra neonazista.

Le proteste del 2014 portano al collasso le vecchie organizzazioni, a partire dalla Rcas di Mahno, la confederazione degli anarco-sindacalisti. Il movimento si trova frantumato in numerosi, piccoli gruppi, numericamente di scarso rilievo.

In una simile condizione e con l’inizio delle ostilità armate nel Donbass, gli anarchici, complessivamente, non riescono a tenere a lungo il connotante punto d’onore del “no alla guerra” finendo per dividersi, proprio come tutte le altre componenti della società.

E’ a partire da questo preciso momento storico che, nella parte pro Maidan avviene l’insana folgorazione per il nazionalismo ucraino. Assistiamo così ad “anarchici” che scelgono il battaglione Azov e l’Oun; altri, come testimoniato da diverse foto, che vengono addestrati nel campo di Settore Destro nella base di Desna.

Altri ancora, affiliati all’organizzazione Autonomnyi Opir, che farneticano di “collaborazione militare” con l’esercito di Kiev (quello armato dalla Nato) in chiave “antimperialista”. Ovviamente, tanto questa organizzazione, con base a Lvov, quanto gli altri “anarchici di Zelenskij” hanno ricevuto pesanti e durissime critiche dal resto del movimento anarchico ucraino.

Incapaci di rivaleggiare con la destra neonazista per il controllo delle piazze e della protesta, non all’altezza di elaborare un proprio programma alternativo a quello dei filo occidentali, gli “anarchici di Zelenskij” hanno mestamente subordinato il proprio essere e la propria indipendenza alle componenti egemoni della protesta liberal-banderista.

Qualche dubbio in proposito? Leggiamo cosa scrivono i firmatari del recente appello – in inglese – “Guerra e anarchici: una prospettiva anti-autoritaria in Ucraina” (crimethink.com), a firma plurima e con l’obiettivo di mobilitare gli anarchici dell’Ue nella crociata russofobica.

Innanzitutto, i “nostri” considerano – parole loro – l’Ucraina un’isola felice e la prima linea della lotta occidentale contro l’imperialismo russo. Poche parole per comprendere che il modello di riferimento per gli anarchici di Zelenskij non è la lotta di classe e la sconfitta del capitalismo ma il liberismo occidentale che, infatti, ha reso (secondo loro) l’Ucraina un’isola felice, la quale, grazie al dirimente sostegno militare di Nato e vassalli, può oggi rappresentare la prima linea nella lotta alla Russia. Strana razza quella degli “anarchici di Zelenskij” ma continuiamo nella lettura.

Dato che – corsivo loro – “il piano a lungo termine della Russia è quello di distruggere la democrazia in Europa” – sembra più il punto di vista dell’amministrazione Reagan che un’analisi di anarchici (!) – il “no alla guerra” e lo “scontro inter-imperialista” costituiscono slogan “populisti ed inefficaci”; meglio, quindi, l’alleanza con la Nato.

E’ chiaro il campo scelto dagli “anarchici di Zelenskij”: non lotta di classe ed anarchismo ma Nato, guerra ed imperialismo.

L’appello continua: “guardate all’Afghanistan ed avrete cosa significa nei fatti lo slogan No alla guerra: con l’avanzata dei Taliban, le persone sono fuggite in massa, morte nel caos degli aeroporti e quelli rimasti sono stati purgati”.

Ancora una volta, il punto di vista degli “anarchici di Zelenskij” preferisce identificarsi con gli imperialisti occidentali piuttosto che con gli oppressi.

Il tentativo degli “anarchici di Zelenskij” di far schierare un (opportunamente epurato) anarchismo da operetta al fianco degli imperialisti occidentali poggia, e non da oggi, sull’odioso, truffaldino tentativo di inserire il leggendario condottiero anarchico degli anni rivoluzionari Nestor Mahno nel milieu del nazionalismo ucraino.

E’ dai primi anni ’90 del secolo scorso, dai tempi del Ruch nazionalista, che assisitiamo a simili ignobili tentativi, una vera e propria aberrazione storica. Un revisionismo storico “da 4 rubli” cerca disperatamente di inserire nel proprio pantheon – accanto ai peggiori rappresentanti del nazionalismo etnico, eugenetico, antisemita, quale è quello ucraino – una positiva figura socialmente progressista, nella speranza di contrabbandare il suo sciovinismo per “condivisbile anelito all’indipendenza nazionale”.

Vediamo, quindi, cosa pensava Mahno dei nazionalisti ucraini. Dalle sue memorie, col significativo titolo “La Rivoluzione Russa in Ucraina”:

Il successo dei partiti socialisti di sinistra nelle elezioni si spiega col fatto che i lavoratori ucraini, non guastati dalla propaganda dei patriottardi, conservarono intatto il loro spirito rivoluzionario e […] che il “movimento della liberazione ucraina” restò completamente chiuso negli schemi patriottardi […] questo spirito borghese e patriottardo e la colpevolezza politica dei capi del “movimento della liberazione ucraina”, colpevolezza nei confronti dei lavoratori, della loro bella idea di conquista, tramite l’azione rivoluzionaria diretta, della libertà e del diritto all’indipendenza e alla libera edificazione di una nuova società socialista, provocarono nei lavoratori un sentimento d’odio nei confronti dell’idea stessa di “movimento della liberazione ucraina”.

I lavoratori rivoluzionari ucraini […] marciarono in massa contro questo movimento, senza alcuna pietà per tutto ciò che lo riguardava […] Il movimento patriottardo in Ucraina aveva rovinato i magnifici inizi della Grande Rivoluzione Russa”. [in N. Mahno, La Rivoluzione Russa in Ucraina, La Rivolta, Ragusa, 1988, pp.118-119].

Continua Mahno, per il quale il nazionalismo dei nemici dell’unione fraterna col popolo russo fu solo nocivo alla rivoluzione:

Questa propaganda dei patriottardi ucraini spinse i lavoratori della regione di Guliai-Polé sulla via della lotta armata contro ogni tentativo separatista ucraino perché la popolazione vedeva nello sciovinismo – idea direttrice del separatismo ucraino – la morte della rivoluzione. [Ivi, p134].

A questo punto, ai mistificatori attuali del pensiero di Mahno occorre ricordare che: egli, per

domenica 15 maggio 2022

pc 15 maggio - Contro la guerra imperialista - una sola soluzione marxismo/leninismo/maoismo - Partito - Rivoluzione


“il mezzo per opporsi ad una guerra di questo genere è fare tutto il possibile per impedirla prima che scoppi, ma una volta scoppiata bisogna opporsi alla guerra con la guerra, opporsi alla guerra ingiusta con la guerra giusta ogni volta che sia possibile”

 (Mao sulla guerra di lunga durata, maggio 1938).

pc 15 maggio - Guerra e donne lavoratrici Assemblea nazionale 9 giugno - diffondere e partecipare!

 Nuova Assemblea telematica delle donne/lavoratrici 

Giovedì 9 giugno dalle ore 17,00

Quali ricadute sulle donne sia nel teatro di guerra che in Italia?
Noi donne vogliamo e dobbiamo essere in prima fila anche nella lotta contro la guerra imperialista scatenata da Stati e governi che hanno amplificato prima tutti gli attacchi alle nostre vite con la pandemia e ora scaricano su di noi i costi e gli orrori della loro guerra
Non in nostro nome! Le guerre e i profitti sono loro, i morti, le distruzioni sono nostre!

Invitiamo tutte a partecipare
Seguiranno a breve i dettagli per il collegamento on line

Assemblea donne/lavoratrici 

sabato 14 maggio 2022

pc 14 maggio - Lo stato terrorista d'Israele, cane da guardia dell'imperialismo, non pone limiti ai suoi crimini: dopo avere ucciso una coraggiosa giornalista palestinese, attacca con violenza il suo funerale

Shireen Abu Akleh, coraggiosa giornalista di Al Jazeera, che descriveva la realtà dell'occupazione israeliana, dei crimini commessi dallo stato terrorista d'Israele, è stata uccisa dai militari nazisionisti. Noi siamo con le masse palestinesi che le hanno reso omaggio in uno dei più grandi funerali degli ultimi decenni. Sotto gli occhi dei popoli del mondo, l'ennesimo crimine dei cani sionisti.

la cronaca della giornata di ieri

pagineesteri

Migliaia di palestinesi hanno partecipato ieri ai funerali di Shireen Abu Akleh La polizia israeliana ha caricato il corteo funebre a Sheikh Jarrah e ha  arrestato sei persone. La bara ad un certo punto ha rischiato di cadere.

Contemporaneamente a Hebron, durante le manifestazioni per l'uccisione di Shireen Abu Akleh, alcuni coloni israeliani, approfittando dell'assenza dei proprietari palestinesi, protetti dalle forze d'occupazione nazisionista, occupano l'edificio rubando ogni cosa.

Commando israeliano ucciso e 13 palestinesi feriti a Jenin. A Gerusalemme polizia carica funerale Shireen Abu Akleh

di redazione | 13 Mag 2022 

AGGIORNAMENTO ORE 15

Un commando della polizia israeliana, Noam Raz, 47 anni, è stato ucciso e 13 combattenti palestinesi sono rimasti feriti (due sono in condizioni critiche) durante un violento scontro a fuoco a Jenin e nel villaggio di Burin durante incursioni delle forze armate israeliane nel nord della Cisgiordania occupata.

AGGIORNAMENTO ORE 14

Migliaia di palestinesi hanno partecipato oggi ai funerali della giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh uccisa due giorni fa a Jenin durante un raid militare israeliano. La polizia ha caricato il corteo funebre alla sua partenza, dall’ospedale S.Joseph a Sheikh Jarrah, nel settore arabo di Gerusalemme, ha lanciato alcune granate stordenti e arrestato almeno sei persone che sventolavano la bandiera palestinese. Ad un certo punto la bara con la salma di Abu Akleh ha rischiato di cadere.


AGGIORNAMENTO ORE 8

Nuova incursione questa mattina dell’esercito israeliano a Jenin dove due giorni fa è stata uccisa la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh. Forte tensione nella città. È stato ferito Daoud Zubeidi, fratello di Zakaria Zubeidi, ex comandante delle Brigate di Al Aqsa a Jenin e protagonista lo scorso anno di una clamorosa evasione dal carcere israeliano di Gilboa assieme ad altri cinque detenuti palestinesi. I fuggitivi furono catturati alcuni giorni dopo.

venerdì 13 maggio 2022

pc 13 maggio - Boicottaggio attivo dei lavoratori contro la guerra: contro i carichi di morte si mobilitano ancora i portuali di Genova. Una lotta esemplare da estendere e da sostenere

Armi ed esplosivi, lavoratori e popolazione esposti al rischio-sicurezza, transiti di morte in violazione della legge 185/90 su import/export/transito di armamenti diretti nelle zone di guerra. 

13 MAG 2022

Nuova nave saudita carica di armi, a Genova si mobilitano i portuali

Sulla Bahri Hofuf anche elicotteri da guerra per il trasporto di truppe. Dopo segnalazioni e richieste di accesso agli atti, gli attivisti di Calp, Usb e The Weapon Watch si sono rivolti alla magistratura con un esposto

L'ultima nave in ordine di tempo, la Bahri Hofuf, ha attraccato alle 3 e dieci di notte a ponte Eritrea.  A bordo anche elicotteri da guerra per il trasporto di truppe. Destinazione: Arabia Saudita. Le armi continuano a transitare nel porto di Genova. E così tornano a fare sentire la loro voce i portuali che da anni si battono per fermarle. "Abbiamo visto passare di tutto, mitragliatrici, container pieni di esplosivo, carri armati, oggi abbiamo notato questi elicotteri da trasporto truppe", spiega Jose Nivoi, responsabile Usb per il porto di Genova. 

pc 13 maggio - Milano - No alla repressione antipoletaria

Il 25 maggio va in scena l'attacco giudiziario alla lotta di classe

Sciopero DHL

Nel marzo 2015 dopo un lungo ciclo di scioperi davanti ai cancelli della DHL - colosso della logistica nazionale e internazionale - di Settala e Liscate, in concomitanza dello sciopero generale della logistica indetto dal SiCobas, venne organizzata una presenza di massa alla DHL di Settala. Una giornata di lotta importante che coniugava una piattaforma nazionale di rivendicazioni per tutti i lavoratori della logistica ad una dura vertenza interna per migliori condizioni di lavoro e di agibilità sindacale. 

Quel ciclo di lotte portò alla firma di un accordo sindacale che ha migliorato le condizioni di vita per centinaia di lavoratori e lavoratrici, ottenendo il risultato non secondario di far emergere il modus operandi di questa (come di tutte) multinazionale della logistica che sarà in seguito indagata per una frode milionaria ai danni dei lavoratori.

Eravamo in tantissimi davanti a quei cancelli, sbarrati durante la notte per una serrata dei padroni;

Torino - Lo stato borghese e il governo della guerra fanno guerra al Centro Sociale Askatasuna


Askatasuna sotto inchiesta per associazione sovversiva: quasi un centinaio gli indagati


Nella giornata in cui 11 militanti di Askatasuna sono stati colpiti da misure cautelari da parte della Polizia, a seguito degli incidenti avvenuti lo scorso 18 febbraio all'Unione Industriale di Torino, il centro sociale è al centro di una vasta inchiesta della procura e della Digos per associazione sovversiva.

Un centinaio gli indagati

Nel fascicolo compaiono a vario titolo i nomi di quasi un centinaio di indagati e compaiono anche reati (non meglio specificati) di terrorismo attribuiti a singole persone.

Il caso verrà discusso la prossima settimana davanti al Tribunale del riesame di Torino: una prima richiesta di misure cautelari è stata Infatti respinta da un gip e la procura ha presentato ricorso.

Migliaia di intercettazioni acquisite dal 2019

Il procedimento si innesta su migliaia di intercettazioni eseguite a partire dalla fine del 2019, dalle quali gli inquirenti ricavano, fra l'altro, che gli attivisti parlavano di egemonizzare il movimento No Tav, di infiltrarsi tra gli ambientalisti di Freedom for Future, di prestare aiuto ai migranti a condizione che aderissero alle loro ideologie. 



 

pc 13 maggio - Torino... E hanno anche il coraggio di arrestarci! Comunicato del movimento studentesco

Era gennaio quando la notizia di Lorenzo Parelli morto durante uno stage in alternanza scuola-lavoro squarciò il velo della normalità alla quale dovremmo essere abituati secondo chi comanda. Lorenzo aveva 18 anni e quel giorno invece di andare a scuola morì schiacciato da una putrella, sul posto di lavoro deciso dal suo istituto scolastico. Da quel momento in tantissime città d’Italia tantissimi giovani sono scesi in strada, hanno occupato le scuole, hanno preso in mano il loro presente per costruire un futuro più giusto e vivibile. È nato un movimento, un’agitazione viva e trasversale, che ha reso palpabile la richiesta chiara e semplice di voler vivere bene, di non essere costretti a lavorare invece che studiare, di farlo in condizioni umane. Dopo due anni di pandemia i bisogni e i desideri di una vita bella si sono fatti sempre più dirompenti, alimentati dalla dura e violenta risposta delle istituzioni sia scolastiche che cittadine.

A Torino la prima manifestazione indetta in ricordo di Lorenzo venne brutalmente repressa impedendo fisicamente agli studenti e alle studentesse presenti in piazza Arbarello di partire in corteo. Dita, braccia, teste rotte per silenziare un grido di rabbia giusta. Successivamente numerosissime furono le

pc 13 maggio - Torino - Arrestati studenti del movimento contro l'alternanza scuola-lavoro - Massima solidarietà e portare denuncia e mobilitazione nella giornata di lotta del 20 maggio

Ieri a Torino sono state emesse diverse misure cautelari contro giovanissimi e studenti in riferimento ai fatti del 18 febbraio a Torino quando un partecipatissimo corteo studentesco ha portato le proteste contro l'alternanza scuola-lavoro sotto Confindustria dopo la morte di Lorenzo e Giuseppe.

Le mobilitazioni erano nate in risposta alla morte dei due giovani durante uno stage in alternanza scuola-lavoro, a Torino la prima manifestazione era stata duramente repressa da parte della violenta gestione di piazza con il risultato di decine di feriti tra studenti e studentesse. Nei mesi successivi si sono susseguite occupazioni di istituti scolastici e cortei con la rivendicazione chiara di abolire l’alternanza scuola-lavoro e per una scuola più vivibile. Oggi tre studenti sono stati tradotti in carcere, quattro ai domiciliari tra cui una studentessa per il solo fatto di aver parlato al megafono e altri quattro con l’obbligo di firma giornaliero.

La persecuzione giudiziaria nei confronti di chi si oppone al modello di scuola esistente non ha colpito solo a Torino ma anche a Roma ed in altre città del nostro paese. Questo è il modo in cui le istituzioni affrontano ormai da tempo le richieste dei giovani che si trovano un presente devastato ed un futuro

giovedì 12 maggio 2022

pc 12 maggio - Operai contro la guerra imperialista

Riportiamo stralci da interventi fatti all'Assemblea proletaria

anticapitalista nazionale del 9 maggio

Dalla Tenaris Dalmine:

"...Gli operai non possono schierarsi nella guerra tra bande dei padroni. 

Alla Tenaris c’è l’Eni, sono in gioco molti interessi sul petrolio, gasdotti, ecc. e oggi Tenaris ha fretta per le attività legate al petrolio. Per questo sta aumentando i carichi in fabbrica, e sostituisce in ogni reparto lavoratori anziani con giovani. Questa situazione di sfruttamento in fabbrica si è legata ai peggioramenti salariali, per il carovita.

Un primo strumento di mobilitazione tra gli operai contro la guerra imperialista, è stata la raccolta firme ai cancelli e allargata nei reparti, sulla mozione partita dall’ex Ilva di Taranto

Mobilitarsi contro la guerra è una questione presente tra gli operai. Anche nelle altre fabbriche della provincia ha funzionato; certo, non per fermare la guerra con le firme ma perchè gli operai prendano posizione.

I confederali si limitano a spiegare la posizione dell’azienda in questa fase, come il cambio di fornitori del carbone a causa della guerra in Ucraina. La posizione contro la guerra imperialista e le spese militari è stata portata da noi dello Slai cobas sc nell’assemblea Tenaris della Fiom, ma i sindacalisti hanno fatto finta di nulla.


L’iniziativa di raccolta firme ha avuto un passaggio anche alla prefettura con incontro con il prefetto - le Istituzioni sono attente e preoccupate su ciò che si muove nelle fabbriche.
E abbiamo fatto sentire la nostra voce il primo maggio.

Nelle fabbriche l’iniziativa va avanti in funzione dello sciopero generale.

Occorre andare alle fabbriche, a partire dalle grandi fabbriche, far schierare gli operai per farli mobilitare contro la guerra, e l’occasione delle firme fa schierare gli operai.

C’è discussione, per esempio ci sono lavoratori che pensano che la Nato sia giusta (come prima dicevano: sì Salvini al governo contro gli immigrati)

Il 20 maggio è una importante giornata di mobilitazione, si sono modificate delle condizioni, perchè tutto il sindacalismo di base ha aderito, e anche noi abbiamo aderito allo sciopero.

Ma è il dopo che conta, contro il governo e i padroni. Settori di operai tendono a non vedere le responsabilità dei padroni nella guerra. Il governo da molti finanziamenti alle aziende; per esempio quando l’elettricità costava la metà di ora, a dicembre sono stati fermati gli impianti, ora che costa il doppio gli impianti vanno al massimo, con gli straordinari perché ci sono le commesse di ‘guerra’.

Noi non siamo l’aristocrazia operaia che vive sulla pelle dei proletari e dei popoli; noi dobbiamo bloccare la produzione contro la guerra.

Tornando allo sciopero del 20 maggio. Per noi è una importante giornata di lotta verso lo sciopero generale vero, con un lavoro anche verso settori operai ancora legati ai confederali. Non vogliamo chiamare sciopero generale quello che ancora deve essere. Si tratta di un passo importante, necessario verso uno sciopero generale vero.

Poi bisogna essere chiari nei contenuti. Parlare di “sostegno alla resistenza ucraina”, di fatto vuol dire sostenere l’Ucraina, e la resistenza in corso dell’esercito ucraino. Ma questo è sbagliato.

Serve una posizione chiara di classe sulla guerra imperialista, la lotta deve essere contro l’invasione russa ma anche contro la Nato/Usa, contro il governo Zelensky, e soprattutto per noi contro il governo italiano.

Noi sosteniamo le iniziative pacifiste contro il riarmo ma siamo per la mobilitazione dei proletari, delle fabbriche. Il governo Draghi sta partecipando alla guerra, i proletari devono dire “via il governo!”, legandolo all’economia di guerra, allo scarico sui lavoratori e le masse popolari...".

pc 12 maggio - Uscito importante numero del giornale proletari comunisti - per richiederlo: pcro.red@gmail.com

 

mercoledì 11 maggio 2022

pc 11 maggio - Non deve passare! Draghi con l'appoggio della destra dà 150 milioni delle bonifiche a Mittal per la produzione

Il governo quando era fuori da Acciaierie d'Italia faceva accordi a favore di Mittal, oggi che è dentro agisce direttamente contro gli operai e la popolazione di Taranto.

Anche questa volta, come a febbraio, questa osceno furto alla salute non deve passare!

Gli operai in primis non lo devono permettere, ponendo la cancellazione di questo articolo el decreto come punto della lotta.

Ma occorre anche lottare perchè questo governo Draghi apertamente dalla parte dei padroni, che spende miliardi per la guerra e toglie soldi per la salute, la sicurezza, il lavoro (con i lavori per le bonifiche potevano rientrare in abbrica i 1600 operai in cig in Ilva AS) , il salario deve andare via - ma non con i giochi dei partiti della maggioranza e del parlamento, ma con la mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari.

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"Vanno alla decarbonizzazione dell'ex Ilva di Taranto 150 milioni di fondi inizialmente destinati alle bonifiche delle aree inquinate, esterne ed interne alla fabbrica, da parte di Ilva in amministrazione straordinaria. Il trasferimento di fondi è stato votato nelle commissioni Attività produttive e Finanze del Senato nell'ambito del Dl Energia.

A favore, invece, Lega e Forza Italia. Astenuti Fratelli d'Italia e a Italia Viva. Scoppia un nuovo caso come a febbraio scorso. Allora, col Dl Milleproroghe, si tentò analoga operazione prevedendo di destinare alla decarbonizzazione dell’acciaio 575 milioni prelevandoli dal patrimonio destinato per le bonifiche, quest'ultimo rappresentato dal miliardo che i Riva, già proprietari e gestori dell'acciaieria, anni addietro hanno fatto rientrare in Italia.

I 575 milioni non andarono però alla decarbonizzazione, perchè un ampio schieramento di maggioranza affossò l'articolo 21 del Milleproroghe. Si misero insieme Pd, M5S, Forza Italia e Italia Viva. Si aggregò al no anche Fratelli d'Italia mentre la Lega disse sì allo spostamento dei fondi. A marzo, col Dl Energia, la questione si è ripresentata anche perché il premier Mario Draghi, che già non aveva preso affatto bene lo scivolone del Governo a febbraio, ha detto che l'Ilva, a fronte della crisi provocata dalla guerra in Ucraina, andava messa nelle condizioni di produrre" (da Sole24ore).