mercoledì 9 ottobre 2013

pc 9 ottobre - alla Fiat sata

tre dipendenti licenziati e reintegrati dalla Cassazione sono rientrati nello stabilmento. Ma ci sono altre situazioni limite di cui si sta occupando la magistratura: operai con patologie croniche che sarebbero stati ‘puniti’ nelle mansioni perché vicini al sindacato

di Michele Azzu
Fiat Melfi, ancora contrasti tra azienda e operai<br /><br /><br />
Operai nello stabilimento Fiat di Melfi
Dal 24 settembre Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli hanno varcato i cancelli dello stabilimento Fiat di Melfi. Sono i tre operai della Fiom licenziati nel 2010 a causa di uno sciopero che procurò loro l’accusa di sabotaggio. Lo scorso luglio, infatti, la Cassazione ha stabilito il reintegro dei tre respingendo il ricorso di Fiat. Tre gradi di giudizio hanno riconosciuto la liceità del reintegro per i tre operai, assieme alla condotta antisindacale dell’azienda.Ma è davvero tutto finito? Quella dei tre operai non è, infatti, l’unica vicenda processuale dello stabilimento lucano a coinvolgere operai della Fiom. Ci sono altri processi in corso, come spiega l’avvocato Ameriga Petrucci: «Avevamo presentato nel 2012 quattro procedure ex 700 (ricorsi d’emergenza c.p.c. ndr) tutti assieme, con la causale della discriminazione sindacale». Sono i ricorsi per quattro operai spostati nel 2011 dalla catena di montaggio a un altro reparto, la ex Itca.Si tratta di Michele Corbosiero, che soffre di cardiopatia e ipertensione, Marco Forgione, operato per un tumore (di loro due L’Espresso scrisse qui), Sergio Gallo, anche lui cardiopatico e Michele Rauseo, che soffre di lombosciatalgia e ipertensione. Tutti e quattro vengono trasferiti nel capannone della lastratura, detto ex Itca, che sta lontano dalla fabbrica – più vicino alle aziende dell’indotto – e dunque del presidio medico dello stabilimento. E lì ci sono i fumi della lastratura. «Nell’agosto del 2011 ho avuto un malore, e ho aspettato l’ambulanza per mezz’ora perché la ex Itca è lontana anche dal presidio medico dello stabilimento Fiat», racconta Corbosiero. I ricorsi dei quattro operai si separano: Marco Forgione è assegnato a un giudice, i rimanenti tre ad un altro. Nel maggio 2012 il Tribunale di Melfi ha dato ragione a Marco Forgione, giudicandolo inadatto a lavorare alla ex Itca e riportandolo al montaggio. «Mi hanno anche offerto un posto in ufficio ma ho rifiutato per principio», racconta. Gli altri tre, invece, hanno aspettato a lungo: «Le prime tre udienze sono state condotte da un giudice che stava per andare via, poi tanti rinvii. Ora siamo arrivati a un anno e mezzo di attesa», spiega l’avv. Petrucci. Lo scorso 11 settembre il giudice Sciascia ha emesso l’ordinanza per uno dei tre, Sergio Gallo, in cui lo ritenene idoneo al lavoro alla ex Itca.
Ora però potrebbe cambiare tutto. Perché nel frattempo il Tribunale di Melfi è stato assorbito da quello di Potenza, e le cause di Corbosiero e Rauseo passano al giudice Verrastro. Lo stesso giudice che nel 2012 ha dato ragione a Marco Forgione, stabilendo che sarebbe dovuto tornare alla catena di montaggio.
CONDOTTA ANTISINDACALE
“Michele Corbosiero ha cominciato a lavorare a 14 anni come apprendista meccanico in un’officina”, così dice la relazione medica di quello che oggi è un 47enne con 16 anni in Fiat dietro le spalle. Michele, che è uno dei ricorrenti, non avrebbe certo immaginato da ragazzino che 33 anni più tardi, dopo un infarto e un intervento, si sarebbe ritrovato in questa situazione. Una percentuale considerevole “dei lavoratori trasferiti alla ex Itca sono tesserati Fiom”, leggiamo nel ricorso dell’avv. Petrucci all’ordinanza riguardante Sergio Gallo. Continua: “… componenti del direttivo Fiom di fabbrica, come Michele Rauseo e Rosa Santoro, simpatizzanti Fiom, testimoni/informatori, come Marco Forgione, nella nota azione giudiziaria (…) riguardante il licenziamento di Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli”.
Ma mentre per Forgione il giudice ha accolto la causale discriminatoria, nelle restanti tre cause (Corbosiero, Rauseo, Gallo) non è andata alla stessa maniera. Nell’ordinanza dell’11 settembre in cui si ritiene Gallo idoneo alla ex Itca il giudice Sciascia non accoglie la parte sulla discriminazione – ovvero sull’esercizio e attività della libertà sindacale – e prende in considerazione unicamente la tutela del diritto alla salute. Ora però la palla passa in mano al giudice Verrastro, che aveva aperto l’istruttoria proprio sulla causale discriminatoria per Forgione.
IL DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO
Il secondo dibattimento, dunque, quello di Corbosiero, Rauseo e Gallo, si era finora concentrato unicamente sulle condizioni di salute dei tre ricorrenti e sulla loro idoneità alla ex Itca. Ma i documenti di valutazione del rischio (DVR) relativi agli operai non ci sono. «Il DVR serve a capire i movimenti di carico, i rischi chimici, il tempo del ciclo, le criticità come richiesto dal Testo Unico. Fiat è inadempiente dal settembre 2012», spiega l’avvocato Petrucci. Il giudice Sciascia, infatti, il 17 settembre 2012 richiamava Fiat Sata a presentare i documenti: “Ordina alla parte resistente di esibire in giudizio, entro la fissanda udienza, copia del Documento di valutazione del rischio”. Questi documenti non verranno mai depositati. «La scheda di valutazione rischio valuta la macchina in relazione alla mia persona», spiega Michele Rauseo, uno dei tre lavoratori in causa. «Lo deve compilare il medico competente in base alle mie patologie e alla mia postazione».
I MONITORAGGI DI FENICE PER FIAT
In assenza dei DVR sono stati messi agli atti una serie di monitoraggi effettuati da Fiat Sata negli scorsi anni: è a questi documenti che farà riferimento la perizia del consulente tecnico d’ufficio (Ctu) nominato dal giudice Sciascia, Gigliola De Nichilo. I monitoraggi vengono commissionati da Fiat Sata nel 2010 e nel 2011 alla società Fenice S.p.A, sotto processo per l’inquinamento provocato dall’inceneritore di Melfi. Per il medico di parte degli operai, dott. Umberto D’Orsi, si tratta di documenti inattendibili perché: “… privi della necessaria condizione di attualità (…) valutazioni ambientali e lavorative non attuali non dimostrate, non indagate”. Le date di questi monitoraggi risalgono all’arco temporale tra il settembre 2010 e il marzo 2012, mentre il sopralluogo disposto dal giudice è stato effettuato alla ex Itca il 13 dicembre 2012. Il consulente tecnico risponde alle critiche dei medici di parte, che chiedevano nuovi monitoraggi, spiegando di non aver potuto procedere: “Senza opportuna delega da parte del giudice, senza alcuna dotazione strumentale ed organizzativa”.
IL SOPRALLUOGO
Il 13 dicembre 2012 il consulente tecnico De Nichilo assieme al giudice Sciascia, ai medici di parte (Zefferino e D’Orsi per i tre operai, Lo Izzo capo dei medici fiduciari in Fiat Sata) e a gli operai effettuano il sopralluogo alla ex Itca. Qui gli operai si rendono conto che qualcosa non quadra: la ex Itca sarebbe stata risistemata nei giorni subito precedenti l’ispezione. «Abbiamo insistito perché venissero verbalizzate le modifiche – racconta l’avvocato Petrucci – perché era l’unico modo che avevamo per farlo rilevare al magistrato».
Racconta l’operaio Corbosiero: «È stato pitturato a terra, sono state fatte le modifiche sugli aspiratori, l’impianto della saldatura andava piano». Continua: «I pezzi della lavorazione sono pieni di olio, quel giorno erano tutti puliti, nemmeno una goccia». Scrive il Prof. Zefferino, nelle sue osservazioni alla relazione del Ctu: «… quel giorno la paratia, perfettamente funzionante, restava un po’ di più durante la saldatura (aspirando maggiormente i fumi ndr)… Nessun particolare era unto da olio minerale… i pomelli (delle finestre ndr) erano “nuovi di zecca”».
Ora, si diceva, potrebbe cambiare tutto, con un nuovo giudice. Lo stesso giudice che per la causa di Forgione aveva accolto la causale della discriminazione sindacale. Questi tre ricorsi finora condotti sul terreno del diritto alla salute potrebbero aprirsi ad includere, ancora una volta, la questione della libertà sindacale nello stabilimento lucano.
Nel frattempo i tre operai continuano a lavorare alla ex Itca, coi turni dettati dalla cassa integrazione. «Il 18 luglio qui vicino è morto un operaio dell’indotto», dice Michele Corbosiero, che soffre di cardiopatia. «A 800 metri da qui, alla Proma. Ha avuto un infarto ed è morto sul colpo, l’ambulanza è arrivata dopo 20 minuti e il medico dal presidio Fiat Sata anche più tardi, perché stiamo troppo lontani», riflette Michele, che lavora da quando ha 14 anni. «Aveva la mia età, quell’operaio».

pc 9 ottobre - VOLANTINAGGIO NO TAV DAVANTI A UNA DITTA CHE STA PREPARANDO UN PEZZO PER LA TALPA TAV DI CHIOMONTE



notav talpa
il testo del volantino distribuito.
Siamo cittadine e cittadini della valle di Susa, siamo semplicemente no tav.
Oggi siamo qui per segnalare che all’interno di questi capannoni è stato preparato un macchinario che distruggerà la nostra terra e ruberà con il suo lavoro molto denaro pubblico. Molto probabilmente pochi addetti sapevano della reale destinazione di questa macchina e pochi ancora hanno una reale idea di cosa significhi il progetto tav Torino Lione.
Siamo qui proprio per questo, per spiegare. Il progetto tav Torino Lione è un’opera pubblica che costa 22 miliardi di euro (quanto una legge si stabilità o manovra finanziaria, insomma tutto il denaro che per un anno tiene acceso il sistema Italia stipendi e servizi a 60 milioni di cittadini). Questi miliardi arrivano dalle nostre tasse, dalle trattenute sui nostri stipendi, dalle tasse sulla benzina, dai ticket sanitari e ancora ovunque ci venga imposto un contributo. Saranno spesi per fare un’opera inutile dove già una ferrovia c’è e non viene utilizzata non perché vecchia ma per carenza di merci da trasportare. La nostra economia non ripartirà facendo buchi e colando solo cemento. Potremo avere un futuro solo se inizieremo a ripettare l’ambiente in cui viviamo. Potremo avere un futuro solo quando cambieremo chi governa o meglio distrugge il nostro paese.
Negli ultimi 20 anni una casta di politici ha distrutto e depredato l’Italia, gli stessi saltellano sulle poltrone da “destra a sinistra”, gli stessi chiudono gli ospedali, le industrie e propongono opere inutili come il tav Torino Lione. Non possiamo fidarci di loro e delle loro proposte. Oggi con la nostra presenza e con le nostre parole volgiamo aiutare tutti a capire. La Torino Lione tav è una truffa, un furto di denaro pubblico, a pagare siamo noi, tutti. E’ un’opera che distruggerà la terra in cui siamo nati e inquinerà ancora di piu’ l’aria che respiriamo. E’ un’opera che metterà in ginocchio gli italiani di oggi e di domani, creerà un debito verso le banche che non saremo mai in grado di restituire. Ancora peggio non servirà a nulla se non a chi la costruisce e rimarrà una cattedrale nel deserto.
Siamo qui per lottare, per dire no a quest’opera e per impedire che le risorse pubbliche vengano sprecate. Chiediamo l’aiuto di tutti perché su tutti ricadrà questo spreco. Ogni scuola, ogni ospedale, ogni posto di lavoro che perdiamo è causa anche di quest’opera. Chi parla in televisione e sui giornali, chi siede in parlamento e prova a convincervi della bontà di questo progetto è pagato dai cittadini e vuole ancora piu’ soldi. Chi lavora a quest’opera non si rende conto che sta scavando la fossa al nostro paese e non una bella galleria dove passeranno treni. Quest’opera va fermata e subito. Chi si oppone oggi viene dipinto come un mostro, un cattivo, la verità è un’altra, queste sono solo menzogne di chi ha la coscienza sporca. Siamo qui con le nostre facce e i nostri corpi per spiegare, aiutare tutti a capire, salvare la nostra terra e il futuro di tutti. Aiutateci a fermare questo spreco.
Diventa anche tu no tav, esponi una bandiera al tuo balcone, informati, partecipa ai presidi. Non farti fregare, spiega a chi non è ancora informato questo problema, ferma chi distrugge e mette le mani in tasca ai cittadini. Diventa protagonista del tuo futuro.
Ora e sempre No Tav!

pc 9 ottobre - Appello contro la manifestazione nazionale della Lega Nord a Torino‏

bacheca_legaLa Lega Nord ha annunciato per il 12 ottobre prossimo un corteo nazionale a Torino convocato contro l'immigrazione e per la legalità. La comunicazione dello stato maggiore leghista è stata data dopo l’insulto razzista alla ministra Cecyle Kyengè da parte del vicepresidente del senato Calderoli: un rilancio arrogante di chi risponde alle accuse di razzismo volendo provare a portare il razzismo in piazza.
È dunque immediatamente chiaro il disegno politico che sta dietro questo corteo: tornare ancora una volta a chiamare in piazza lo zoccolo duro della Lega, o quel che ne rimane dopo i recenti tracolli elettorali, soffiando sulle ceneri del razzismo; auto-rappresentandosi come movimento “popolare e di lotta” a fianco della popolazione autoctona, per provare a recuperare consensi attraverso la carta della xenofobia.
D'altronde negli anni la Lega è stata tra i principali artefici dell'inasprimento delle politiche di immigrazione nel nostro Paese, mettendo in atto un sistematico razzismo istituzionale con Roberto Maroni Ministro dell'Interno. Una guerra a* migranti di cui tra i tanti episodi vale la pena ricordare ovviamente la legge Bossi-Fini con l'utilizzo massiccio dei CIE come dispositivo di controllo sociale e di regolamentazione del mercato del lavoro, la pratica barbara dei respingimenti in mare, e la gestione emergenziale dei flussi migratori dopo le primavere nord-africane, gestione sfociata poi in quel buco nero di business e accoglienza negata che è stata la famigerata “emergenza nord-Africa”.
Oggi, appunto dopo l'abbandono di una fetta considerevole del suo elettorato alle ultime elezioni, la Lega ci riprova. La crisi continua mordere e chi fino a poco tempo fa era seduto in uno dei governi dell'austherity oggi vuole tornare in piazza per giocarsi la carta dell'immigrazione come spauracchio per invocare maggiore sicurezza puntando alla repressione e all'esclusione sociale. E a testimonianza di questo basta pensare alla recente proposta di legge a firma leghista per rendere più pesanti le pene per chi occupa case o terreni in modo organizzato (più di dieci): una legge a difesa della rendita speculativa e del patrimonio immobiliare delle banche.
E la nostra città non è certo stata scelta a caso: travolta da una valanga di casse integrazione molte ormai agli sgoccioli e capitale italiana degli sfratti, Torino è -nei propositi leghisti- un terreno fertile per provare a seminare odio e sperare di raccogliere consensi.
Torino è anche il capoluogo della Regione governata dal leghista Cota; uno degli esempi più espliciti forse di come la Lega al di là degli slogan populisti non sta “dalla parte della gente”. Il disastro della sanità regionale dove tra tagli, mazzette e corruzione Cota ha aperto le porte dei consultori pubblici ai cattolici integralisti e ha svenduto ai privati settori economicamente più appetibili ben testimoniano come anche la Lega sieda ai tavoli dei responsabili delle politiche di austerità, di chi smantella lo stato sociale e l'istruzione creando privilegi per pochi e precarietà diffusa per i settori popolari.
Sono dunque molte le ragioni per cui riteniamo importante che il 12 ottobre Torino non venga invasa dal corteo nazionale di un movimento razzista e xenofobo. Nella nostra città da anni fitte reti di solidarietà si tessono dal basso, nelle lotte per la casa, nei presidi solidali, nei gesti quotidiani di resistenza al razzismo e costruiscono un tessuto sociale che è ben diverso dal triste spettacolo che la Lega vorrà inscenare quel giorno in piazza.

Invitiamo tutti e tutte alla mobilitazione e ad incontrarci in un assemblea pubblica per costruire la mobilitazione del 12 ottobre. 
Giovedì 26 Settembre 2013 ore 19.30 c/o Radio Blackout – Via Cecchi 21/a

SABATO 12 OTTOBRE 2013 ORE 15 • PIAZZA CASTELLO • TORINO CORTEO ANTIRAZZISTA

pc 9 ottobre - Alba Dorata e il neo-fascismo italiano

Alba Dorata e il neo-fascismo italiano: storia di un amore


  • Redazione Contropiano
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Abbiamo ritrovato in rete un articolo risalente allo scorso aprile, tradotto da Atene Calling, sui rapporti tra i neofascisti italiani e i neonazisti ellenici di Alba Dorata.
Da quando gli effetti della crisi economica hanno cominciato a palesarsi in Italia, la parola “Grecia” ha progressivamente cessato di definire un paese per divenire sinonimo di minaccia, cattivo presagio, una mazza politica con cui colpire le teste degli oppositori. 
Ho sentito innumerevoli volte i politici italiani dire cose del tipo “noi non siamo la Grecia”, “non finiremo come la Grecia”, e così via. Per esempio, lo scorso febbraio il primo ministro uscente Mario Monti e il leader del PD Bersani hanno entrambi accusato Beppe Grillo di “voler far fare all’Italia la fine della Grecia”. Durante la sua campagna elettorale, lo stesso Grillo ha urlato ripetutamente che “se non avremo successo, ci dirigeremo verso un nuovo tipo di fascismo, un’Alba d’Oro all’italiana”. 
Mentre queste prospettive sono realmente terrorizzanti per la maggior parte delle persone, alcune frange dell’estrema destra anelano ad uno scenario di tipo “greco”, e si stanno impegnando per riprodurre i successi di Alba d’Oro. 
“Dobbiamo agire come loro”, ha detto qualche mese fa Daniele Lopolito, un candidato di Forza Nuova alle prossime venture elezioni comunali di Roma. E lo intendeva davvero. Il 19 marzo, una delle tante sezioni locali di FN ha lanciato un’iniziativa volta a “proteggere i settori più deboli della società” – anziani la cui sicurezza personale è “minacciata dall’immigrazione e dalla microcriminalità” – tramite la scorta di gruppo durante la spesa al supermercato e il ritiro della pensione. “Garantiremo personalmente la sicurezza degli anziani”, asserisce il comunicato rilasciato dal partito.
Il 6 dicembre 2012, le notizie hanno riportato che alcuni parlamentari di Alba d’Oro avevano cercato di entrare in parlamento con delle pistole ma, fermati dal metal detector, gli era stato chiesto di andarsene. Prontamente, FN ha twittato: “GoldenDawn porta pistole in Parlamento? Dato lo scenario devastante, sarebbe appropriato portarle anche in Italia”.
Il 2 febbraio 2013, una delegazione di FN è volata in Grecia per manifestare nelle strade di Atene con Alba d’Oro. I militanti neo-fascisti hanno addirittura caricato un video su Youtube, in cui si coglie lo “stile Weimar” dell’evento. 
In quest’ultima occasione, Roberto Fiore – leader di FN ed ex-latitante dalla giustizia italiana, stabilitosi a Londra negli anni ’80, che una volta ebbe a dire: “se mi chiamano neo-fascista, non ne farò uno scandalo” (vedi qui un breve profilo del Guardian) – ha fatto notare come “ad oggi, la relazione tra Forza Nuova e Alba d’Oro si sia rafforzata”.
Infatti. Non è la prima volta che neo-nazisti greci e neo-fascisti italiani passano un po’ di tempo assieme; i due partiti hanno una relazione di lunga durata. Nel 2005, Alba d’Oro tentò di organizzare un “Eurofest 2005”, un festival così vergognoso da costringere persino le autorità greche a vietarlo. Secondo il report del New York Times, questo avrebbe dovuto essere il parterre del Nazi-Pride: “membri dell’estrema destra, tra cui Udo Voigt, capo del Partito Nazional Democratico in Germania, e Roberto Fiore del partito italiano Forza Nuova, sono in programma per arringare le folle. Gli organizzatori hanno dichiarato martedì che sperano in un’apparizione a sorpresa di Jean-Marie Le Pen, il leader francese di estrema destra che ebbe a definire le camere a gas naziste un “mero dettaglio” della Storia”.
Nel 2010, il Fuhrer di Alba d’Oro Nikos Michaloliakos restituì il favore partecipando ad una manifestazione di Forza Nuova a Milano. Diede anche un discorso (in italiano), che, alla luce di quello che poi successe nei 3 anni successivi, ha qualcosa di inquietante:
Camerata Fiore! Camerati italiani! Camerati europei, dall’Ungheria! Dalla Spagna! Da tutta l’Europa! Dalla Grecia, una terra devastata dai padroni del mondo, vi porto il mio appassionato saluto. Volevo congratularmi con la dirigenza di Forza Nuova in questo appuntamento contro il capitalismo globale. […] Noi rigettiamo i loro progetti [capitalisti] di devastazione con voce alta: “Non passeranno!” La pressione che questi padroni hanno messo su di noi sveglierà i popoli europei. […] Molti anni addietro, qualcuno disse: “ritorneremo, e allora la terra tremerà”. Quell’ora sta arrivando.
È curioso; ma come tutti noi sappiamo, queste persone hanno una tormentata relazione col lessico e la logica.
Al di là di Forza Nuova, un paio di mesi fa due mezzi matti neo-fascisti (Alessandro Gardossi, un ex-militante di FN, e Bruno Berardi, un intelligentone che definì Behring Breivik “un eroe”) hanno provato – senza molto successo – a sfruttare il brand di Alba d’Oro fondandone (senza autorizzazione) una sezione italiana. Il loro tentativo sorpassa il comico: i due non sono riusciti nemmeno ad ottenere le firme necessarie per correre alle elezioni, cadendo nel meritato oblio mediatico.
Forza Nuova, invece, si è presentata alle ultime elezioni italiane di febbraio, ma ha raccolto un misero 0,26% dei voti. Un risultato coerente con quelli degli altri partitini neo-fascisti: La Destra ha preso 0,7%, Casa Pound Italia 0,1%, Fiamma Tricolore 0,1%. Messi assieme, questi quattro partiti hanno raccolto circa 400’000 voti: a questo corrisponde – per ora – il peso elettorale del neo-fascismo italiano.
Ieri, Confcommercio ha dichiarato che oltre 4 milioni di italiani (cioè il 6% della popolazione) vivrà in condizioni di assoluta povertà  per la fine del 2013, e ha modificato al ribasso le stime di caduta del PIL del 2013, dallo 0,8% di cinque mesi fa sino al presente 1,7%. Queste notizie mi hanno riportato alla memoria una battuta dell’albadorato Theodoros Koudounas. Intervistato dal settimanale italiano Panorama, Koudonas disse: “in questo processo di risveglio collettivo, l’Italia e la Spagna sono 5 anni dietro di noi. Voi siete solo più ricchi e meno corrotti. Ma siate preparati: il momento sta per arrivare.” Il peggioramento della crisi economica ci farà scoprire se un’Alba d’Oro italiana sia destinata a rimanere un sogno dei neo-fascisti, o a trasformarsi nel nostro peggiore incubo.

di Leonardo Bianchi 

pc 9 ottobre - Napoli, blitz studentesco: STOP SFRUTTA-MEETING! NON CI RICATTERETE MAI!

Napoli, blitz studentesco: “stop sfrutta-meeting”

STOP SFRUTTA-MEETING! NON CI RICATTERETE MAI!
Oggi, 8 ottobre, a Napoli, abbiamo interrotto il tranquillo svolgersi del job-meeting volantinando ed esponendo due striscioni nell’atrio della facoltà di ingegneria della FedericoII, dove si teneva il vergognoso evento.
Si tratta di un’oscena esposizione di “offerte di lavoro” all’indirizzo dei laureandi da parte di varie aziende, presenti con appositi stands all’interno della sede universitaria. Ovviamente le “offerte” riguardano stages gratuiti, masters a pagamento e altri contratti precari, i quali prefigurano lo sfruttamento cui vanno incontro gli studenti, innescando già dall'ingresso al mercato del lavoro una forte competizione.
Non vogliamo farci ricattare! Non vogliamo farci piegare alle logiche aziendali! L’Università dovrebbe creare istruzione di massa , non carne da macello da gettare sul cosiddetto “mercato del lavoro” alla mercè dei padroni! Proponiamo, con quest’azione, agli studenti di organizzarsi e lottare per il proprio futuro, già a partire dalla manifestazione del  19 ottobre  e dallo sciopero generale del 18 ottobre, irrinunciabili occasioni di costruzione dell’unità fra studenti e lavoratori contro la condizione di sfruttamento e precarietà .
CACCIAMO LE AZIENDE DALLE NOSTRE UNIVERSITA’! LOTTIAMO PER IL NOSTRO FUTURO!
CAMBIA IL TEMPO!

SCENDIAMO IN PIAZZA LE GIORNATE DEL 18 E 19 OTTOBRE!

CDUP Ingegneria - Collettivo Giurisprudenza Indipendente - Collettivo Autorganizzato Universitario

martedì 8 ottobre 2013

pc 8 ottobre- Protesta ancora in corso nel carcere-lager per immigrati di Lampedusa: "Siamo stanchi di vivere così, come animali"

CIE/CARA DEVONO ESSERE CHIUSI! LA BOSSI-FINI CANCELLATA, NON RIFORMATA!

 

ACCOGLIENZA/SOLIDARIETA'/LOTTA

Lampedusa, 8 ott. - (Adnkronos) - Protesta al centro d'accoglienza di Lampedusa dove un gruppo di profughi ha messo una decina di materassi all'ingresso della struttura per lamentare le condizioni del centro dopo le fitte piogge degli ultimi giorni. Molti di loro sono stati costretti a dormire all'addiaccio con giacigli di fortuna. La struttura puo' contenere 250 persone ma attualmente ne ospita 928. I profughi hanno messo i materassi all'ingresso per impedire il passaggio dei due pullman con a bordo altri profughi che oggi verranno trasferiti.  Durante la protesta si sono anche registrati momenti di tensione tra una troupe giornalistica e alcuni operatori del centro di accoglienza.

pc 8 ottobre-Brasile: scontri durante la protesta di insegnanti e studenti."Il Black Bloc è il mio studente".

Le masse che non sono più disposte a vivere come prima si rivoltano contro lo Stato, i suoi governi, i suoi sbirri cani rabbiosi con la giusta violenza, "con  la forza invisibile della collettività, la solidarietà, l'odio di classe", come dicono i compagni del Movimento Studentesco Popolare Rivoluzionario (MEPR)
http://mepr.org.br/inicio.html

La marcia di protesta degli insegnanti brasiliani a Rio de Janeiro in stato d'assedio e anche a San Paolo ieri sera si è trasformata in guerriglia urbana con violenze e scontri con la polizia.Ci sono stati arresti arbitrari. Distrutte le vetrine di alcune banche ed è stato dato fuoco ad un autobus . Assalito l'edificio che ospita l'Assemblea municipale. Il consolato americano è stato attaccato con bottiglie molotov.

10.000 in piazza hanno intonato slogan contro il governatore di Rio, Sergio Cabral, e il sindaco della città, Eduardo Paes, contestati per il ‘piano di carriera’ adottato dal Consiglio municipale, che gestisce le scuole pubbliche.
Il documento in questione è considerato “anticostituzionale” poiché riguarda solo il 7% degli insegnanti di Rio – quelli che lavorano 40 ore nella stessa scuola – non prendendo in considerazione le istanze della maggioranza dei professori, tutti sottopagati. In sciopero da 53 giorni, gli insegnanti della scuola secondaria rivendicano il ritiro del piano varato – che prevede un aumento del 15% dello stipendio di una minoranza – e un aumento salariale come precondizioni per riprendere i negoziati con il comune. Da un mese hanno sospeso la propria attività anche i maestri e le maestre delle materne e delle scuole primarie. Lo sciopero coinvolge 600.000 alunni costretti a rimanere a casa. La manifestazione di ieri voleva anche denunciare il ricorso eccessivo all’uso della forza da parte della polizia durante la protesta della scorsa settimana.
A gran voce contestano le scelte politiche del presidente Dilma Rousseff che ha speso milioni di reais in vista di grandi eventi sportivi internazionali, tra cui la Coppa del mondo di calcio del 2014 e le Olimpiadi del 2016. Secondo i brasiliani sono spese gonfiate dalla corruzione dilagante, a fronte della mancanza di servizi di base, dalla sanità all’istruzione.
Gli insegnanti hanno partecipato attivamente alle azioni di militanti contro le truppe statali e fasciste, la maggior parte dei quali mascherati e non identificabili, e scandivano lo slogan: "Il Black Bloc è il mio studente".
Mentre le banche sono state attaccate, decine di soccorritori, con il camice bianco, correvano da una parte all'altra, soccorrendo i feriti dalle schegge e dai gas. Ogni volta che un manifestante ferito gridava "soccorritore", è apparso sempre un volontario che funziona molto meglio del SSN, a quanto pare. La polizia ha sparato persino contro i soccorritori proiettili di gomma.






dal sito del MEPR

As linhas que seguem abaixo, mais do que uma matéria convencional, com dados precisos e tudo o mais, são um relato vivo do cenário atual das mobilizações em nossa cidade. Imagens valem mais que mil palavras; façamos, pois, uma foto escrita das históricas jornadas de terça-feira, 01/10, dia em que a Câmara de Vereadores do Rio aprovou, contra os profissionais da educação, espúrio Plano de Cargos e Salários proposto por Eduardo Paes. Não sem antes espancar, pisotear e prender, através da Polícia Militar, os mestres de nossas crianças, na madrugada de sábado –na calada da noite, como os ratos que inundam o centro da cidade ao fim do expediente.
Estado de Sítio no Rio. Boato?

Ao fim dos protestos de terça, uma cena meio surreal, nas escadarias da ocupação da Câmara dos Vereadores. Alguém disse em algum lugar que o Rio estava vivendo verdadeiro Estado de sítio; uma pessoa que estava ao lado interpretou que teriam dito que estava decretado o Estado de sítio, enquanto uma terceira entendeu que o próprio governador havia solicitado esse Estado de sítio ao governo federal. Logo, a novidade era anunciada em mega-fone, para os quase mil resistentes de um dia de mais de dez horas de confronto. Ao fim do anúncio o que se viu não foi desespero, ou pesar, nem mesmo indignação: as pessoas gritavam palavras-de-ordem, aplaudiam, se abraçavam. Como se estivessem mais próximas de novas batalhas, de novos dias que valeriam vinte anos. Disposição. Ânimo. Vontade. Após horas, a novidade foi enfim revelada, como mais um, dos muitos boatos multiplicados pelos infalíveis telefones-sem-fio.

Depois um advogado comentava, enquanto bombas soavam ao fundo, que era um tanto ridícula essa estória, juridicamente falando, que antes do Estado de sítio havia o Estado de emergência, etc, etc. O que o esperto advogado não captou é que esse “absurdo” jurídico ganhou ares de verdade porque é o que vivemos, porque correspondia inteiramente ao que transcorria diante dos nossos olhos. Pela Avenida Rio Branco, fechada aos carros, cortada por barricadas feitas com lixo queimado, vidraças de banco e até mesmo vasos de plantas e cadeiras de escritório, iam e vinham pick-up's do Batalhão de Choque, e grupos de dez a vinte policiais aturdidos. Explosões sucessivas de bombas eram vistas e ouvidas; a cada vez, grupos de manifestantes corriam, acossados por viaturas e motos, lançando o que podiam para se defender, para depois voltarem às escadarias da Câmara, à espera do momento de recomeçar a batalha novamente. Isso ocorreu uma, duas, três, dez, doze, vinte vezes. Ninguém combinou que se faria assim. Mas a força invisível da coletividade, da solidariedade, do ódio de classe, atraía como um ímã todos para o mesmo ponto, outra e outra vez. Enquanto bancos eram quebrados, dezenas de socorristas, com jaleco branco, corriam afoitos, de um lado pro outro, atendendo os feridos por estilhaços de bombas e gás. Sempre que um manifestante se feria gritava-se “socorrista!” , e invariavelmente um voluntário aparecia. A saúde popular funciona muito melhor que o SUS, como se vê. Não raro, aliás, um socorrista era atingido por bala de borracha, porque como os israelenses em Gaza, os policiais militares não respeitam sequer o sagrado ritual humano de atendimento aos feridos. A Câmara Municipal, que nos vendem como a “casa do povo”, desde cedo estava cercada por grades, com policiais dentro e fora do recinto. Durante a sessão, galerias vazias, vigiadas por gendarmes. Enquanto os vereadores votavam o projeto do Plano de Cargos e Salários dos professores, bombas explodiam do lado de fora. Quando o projeto foi aprovado, a praça estava sitiada. Na imprensa oficial, a censura: as novelas prosseguiam sem interrupção e os noticiários banais falavam, quando muito, de “mais uma baderna no centro”. Prisões arbitrárias, igualmente, não faltaram, com flagrantes forjados e fogos de artifícios vendidos legalmente transformados em “material explosivo de uso restrito”.

O que falta, então, para um “autêntico” Estado de sítio?
“O Black Bloc é meu aluno”


A direção do sindicato dos profissionais da educação fez sempre todos os esforços para separar a categoria das lutas combativas que nunca cessaram, principalmente contra o fascista Sérgio Cabral. Em outros protestos da categoria, inclusive, solicitou à PM que isolasse os professores dos “black bloc's”. A imprensa burguesa em geral reproduziu o discurso de que mascarados se “infiltraram” no protesto dos professores, como se a defesa da educação pública de qualidade não fosse uma bandeira praticamente universal, que não tem um dono específico. Mas, como sempre ocorre, depois da covardia e brutalidade ocorrida no sábado último, na desocupação da Câmara, a categoria avançou rapidamente em sua consciência. Sim, porque o antídoto contra o veneno da contra-informação despejada pelos monopólios de imprensa e pelo oportunismo é ver de perto, pois a verdade é clara como a luz do Sol. Durante toda a terça-feira os professores participaram ativamente das ações combativas, que na verdade se resumem a uma grande autodefesa contra o Estado fascista e suas tropas, grande parte delas mascaradas e sem identificação. Além disso, eram certamente centenas os secundaristas que, com camisa de colégio estadual e um pano no rosto, iam e vinham, ofegantes, aprendendo nas ruas lições de luta de classes que nos livros didáticos lhes são negadas. Durante o dia, mais de uma vez, enquanto a juventude combatente gritava “o professor é meu amigo, mexeu com ele mexeu comigo” , a categoria, representada por vinte mil professores, merendeiras, vigilantes, respondia “O Black Bloc, é meu aluno...” . Mais do que analogia, essa era uma grande verdade.
De volta às ruas os que dela não saíram

A pergunta que todos se faziam (e fazem) era (é): será que junho voltou?

Parece realmente que sim.

Tudo era quase igual. O povo, esse conceito ao mesmo tempo tão concreto e tão abstrato, esse gigante que é todo o tempo disputado entre as forças que o querem dopar e as que o querem pôr de pé, estava presente, todo o tempo, na diversidade imensa que é exatamente o que o caracteriza. Não havia ônibus, as filas do metrô davam voltas, estações estavam fechadas. Todos foram de certo modo obrigados a presenciar, ea participar, do que ocorria. Enquanto novas arbitrariedades eram combatidas, velhas contas eram ajustadas também: camelôs se somavam, às levas, ao protesto; viaturas de PM's eram xingadas por engravatados, enquanto os bombeiros, em flagrante contraste, eram aplaudidos pela massa unânime. A dívida implacável com o banco, o parente que não recebeu atendimento, o trem quebrado, tudo parece vir à tona, numa torrente poderosa e irresistível. Um estalo, que na verdade é resultado de uma vida inteira de tormentos cotidianos e invisíveis. Há certas coisas que uma coletividade não aceita. Bater em professor, certamente, é uma delas. Os gerentes do Estado perdem freqüentemente a medida desse “aceitável”, porque no meio das classes que vivem de explorar o trabalho alheio não existe respeito, nem solidariedade, nem limite para encher o sempre sedento saco de dinheiro; para as massas populares, entretanto, há muitas e muitas coisas que não têm preço. A dignidade é uma delas.

Segunda tem protesto marcado, o qual, a menos que algo aconteça, será o maior dos últimos meses. No facebook correm várias convocações, são milhares de confirmações a cada hora. Pelos corredores e esquinas pessoas que já tinham se desacostumado aos protestos, que voltaram de braços abertos aos problemas diários da luta pela sobrevivência, comentam que vão, querem levar os amigos. Mas, na verdade, não será como junho: os que não arredaram o pé das ruas em julho, agosto, os que pararam o desfile militar de 7 de setembro também aprenderam, se organizaram. Os escudos, o leite de magnésia ea coragem adquirida por experiência própria certamente estarão lá, atestando esse aprendizado. Além disso, ninguém mais vai pra rua acreditando realmente que a polícia não irá reprimir. Todos viram e sabem o que os cães raivosos do sistema são capazes de fazer. Mas eles não nos amedrontam. Como diz o belo ditado, “enquanto os cães ladram, a caravana passa”.

pc 8 ottobre - proletari comunisti per lo sciopero generale nazionale del 18 ottobre

 18 ottobre sciopero generale con manifestazione a Roma

Padroni, Finanza, Banche e il loro governo - oggi Letta/Alfano/Berlusconi - negano a tanti disoccupati, precari, in particolare al sud, il lavoro per mantenere dignitosamente la famiglia, e tanti ormai sono senza alcun reddito; dilagano licenziamenti e cassaintegrazione nelle fabbriche  attaccano salari e stipendi dei lavoratori e cittadini rendendo più cari sanità, scuola, casa, servizi sociali e il costo della vita in genere; la salute e la vita è negata e sempre più a rischio, in particolare in territori inquinati come Taranto, dove si si fanno decreti solo a favore di Riva e nulla per il lavoro, la sicurezza, la salute in fabbrica, la bonifica dei quartieri inquinati, mentre trovano subito soldi per spese militari, navi da guerra, aerei F35 mentre muoiono nelle nostre acque centinaia di immigrati in fuga da fame e guerra.
Nella crisi i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri!

Si può accettare tutto questo? Si può fare questa vita?
Noi pensiamo che operai, disoccupati, precari, giovani, donne, masse popolari si debbano ribellare, organizzarsi per difendere le condizioni di vita e lottare per il lavoro e la salute con lo sciopero generale e la rivolta generale.
Il 18 ottobre è sciopero generale in tutta italia contro padroni, governo e sindacati confederali complici, con una grande manifestazione a Roma - p.zza Repubblica ore 10
          

proletari comunisti invita tutti a partecipare


pc 8 ottobre - un nuovo stupro in università in India - reinnesca il più grande movimento delle donne del mondo - In italia Mfpr dopo la manifestazione del 6 luglio a Roma chiama a un grande sciopero delle donne per il 25 novembre




India, stuprata in ateneo dai colleghi si dà fuoco in piazza e muore


 

Un'assistente dell'università di Nuova Delhi è morta a causa delle ustioni riportate quando una settimana fa si è immolata davanti alla sede del Governo indiano. La donna era stata violentata dai suoi colleghi e dal capo, che l'ha poi costretta a licenziarsi. A nulla è servito denunciare l'accaduto alla polizia



NEW DELHI - È morta dopo sette giorni di agonia Pavitra Bhardwaj, l'assistente universitaria indiana che si è data fuoco davanti al palazzo del Governo a causa di uno stupro e della conseguenrte perdita del posto di lavoro.  
-Pavitra Bhardwaj, 40 anni, assistente nel laboratorio di chimica del college Ambedkar dell'UniversiRao tà di New Delhi, il 30 settembre si è immolata davanti alla sede del governo nella capitale, urlando di essere stata violentata dai colleghi tre anni fa. Ma oltre allo stupro, Pavitra ha subìto anche l'umiliazione di essere licenziata dopo aver dichiarato di voler denunciare i suoi aggressori.

È arrivata all'ospedale di Lok Nayak con il 90% del corpo ustionato: "Sapevamo che non ce l'avrebbe fatta", ha commentato un medico che si è occupato del caso. Secondo suo fratello Vinay, Pavitra aveva scelto di darsi fuoco come estremo atto di protesta: negli ultimi sette mesi aveva cercato invano di denunciare il caso alla polizia locale, al nucleo Crimini contro le donne, all'ufficio del capo di governo Sheila Dikshit, al vice-cancelliere dell'Università di Delhi. Nemmeno suo marito Dharmender Bhardwaj, che lavora come capo poliziotto a Delhi, è riuscito ad aiutarla. Nell'agonia, Pavitra ha riferito alla polizia di aver commesso il gesto perché "nessuno aveva ascoltato le sue grida d'aiuto in altri modi".

pc 8 ottobre - india - Giù le mani da Jayeeta Das, Hem Mishra, da tutti gli studenti e intellettuali indiani progressisti!


Lo stato  indiano sta costruendo una campagna mediatica di criminalizzazione contro lo studente Hem Mishra della Jawaharlal Nehru University (JNU) di Dehli e membro del Comitato per il Rilascio dei Prigionieri Politici, dell’Unione degli Studenti Democratici e inoltre particolarmente attivo nel Fronte Culturale Rivoluzionario dedito nella denuncia dell’oppressione di casta, delle atrocità sui dalits (gli intoccabili), i suicidi trai i contadini e delle atrocità da parte dello stato indiano contro gli Adivasi (popolazioni tribali) nell’ambito della guerra contro il popolo chiamata Operazione Green Hunt (battuta di caccia), diretta contro il movimento rivoluzionario maoista attivo in oltre 1/3 del subcontinente indiano, in cui forze paramilitari indiane commettono atroci crimini contro queste popolazioni come stupri, incendi di villaggi e uccisioni sommarie.
Proprio per questa denuncia che Hem conduceva attivamente all’interno dell’università mostrando le prove di questi massacri raccolte “sul campo” nei suoi viaggi in queste zone lontane dalla capitale migliaia di Kilometri, adesso è accusato dalla polizia di essere un maoista e quindi un terrorista secondo l’equazione che usa fare lo stato indiano contro i movimenti rivoluzionari.
Subito dopo il suo arresto varie organizzazioni studentesche, docenti dell’università di Delhi e intellettuali hanno organizzato conferenze stampa e manifestazioni chiedendo l’immediato rilascio di Hem.
Manoranjan Mohanty un docente in pensione ha dichiarato che questi arresti sono una chiara indicazione che “adesso l’Operazione Green Hunt sta avendo luogo anche nelle università e nelle aree urbane”.
La nota scrittrice e attivista Arundathy Roy  ha dichiarato che questo arresto “è un palese tentativo di criminalizzare azioni innocue” e legittime in uno stato sedicente democratico.
Già lo scorso 2 Agosto Jayeeta Das, un’attivista per i diritti del popolo in West Bengal era stata arrestata dai Servizi Segreti senza mandato a Calcutta, perquisendole la casa e minacciando i familiari presenti forzandoli a firmare carte in bianco.
Spesso i media e le istituzioni accademiche di tutto il mondo definiscono  l’India  la “più grande democrazia del mondo”. Davanti a questi arresti, all’Operazione Green Hunt un vero e proprio genocidio di uno stato contro il suo stesso popolo, come si fa a parlare di grande democrazia?
Facciamo appello a tutti gli studenti ai loro collettivi e organizzazioni studentesche, ai docenti e agli intellettuali progressisti di mostrare un segno di solidarietà verso gli studenti e i docenti arrestati e criminalizzati dallo stato Indiano diffondendo questo comunicato. Smascheriamo la falsa democrazia dello stato indiano che criminalizza ogni opposizione e tutte le organizzazioni studentesche che lottano contro l'Operazione Green Hunt e che sono al fianco alle masse popolari che lottano in armi contro il regime indiano oppressore e affamatore!

Sosteniamo la lotta di liberazione delle masse popolari contro lo stato fascista indiano!

Il maoismo non è terrorismo, il vero terrorista è chi uccide, tortura e incarcera il popolo!
Comitato di sostegno guerra popolare in India                                                    Red Block blog

www.guerrapopolare-india.blogspot.com                                              www.redblockit.blogspot.com                   csgpindia@gmail.com

pc 8 ottobre - per lo sciopero generale del 18 ottobre - slai cobas per il sindacato di classe


pc 8 ottobre - PER L'UNIFICAZIONE DEL MOVIMENTO COMUNISTA IN FRANCIA

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COMUNICATO CONGIUNTO DEL PARTITO COMUNISTA MAOISTA DI FRANCIA E DELL'ORGANIZZAZIONE COMUNISTA – FUTUR ROUGE


PER L'UNIFICAZIONE DEL MOVIMENTO COMUNISTA

Il Partito Comunista maoista di Francia (PcmF) e l'Organizzazione Comunista – Futur Rouge (OC-FR) sono oramai impegnati in un processo di unificazione.
Il lavoro comune tra le due nostre organizzazioni si è sviluppato attraverso differenti iniziative importanti: una conferenza di sostegno alla Guerra Popolare in India si è tenuta a Clermont-Ferrand a febbraio; abbiamo firmato e diffuso in comune la Dichiarazione Internazionale del 1° maggio dei Partiti e delle Organizzazioni maoiste; abbiamo, infine, organizzato insieme, questa estate, le nostre Giornate di Formazione. Abbiamo lottato insieme, a fianco delle operaie e degli operai della PSA. Il 28 e 29 settembre, il 1° Congresso dell'OC-FR ha permesso di concretizzare questo avvicinamento, di dargli una prospettiva, quella dell'unità in una sola organizzazione maoista. Attraverso questi momenti decisivi, ogni giorno abbiamo fatto sempre più convergere il nostro lavoro politico, la nostra concezione ideologica, il nostro funzionamento organizzativo.

Oggi agiamo in un contesto carico di minacce. La crisi generale e crescente del sistema capitalista mondiale, l'acutizzarsi delle contraddizioni inter-imperialiste, l'offensiva raddoppiata delle forze reazionarie, impattano fortemente sullo Stato francese. La situazione delle masse popolari si degrada così sempre più. Questo contesto ci obbliga ad assumere le nostre responsabilità storiche.

La rivoluzione proletaria costituisce la sola risposta possibile di fronte al capitalismo assassino. Essa trionferà se il proletariato si appropria della teoria più avanzata del movimento rivoluzionario, il marxismo-leninismo-maoismo. È in questa prospettiva che si iscrive il nostro lavoro, noi vogliamo costruire fin da oggi gli strumenti della vittoria, e formare le militanti e i militanti che la porteranno al successo. Noi dobbiamo forgiare il partito, e realizzare attorno ad esso il fronte unito della classe operaia e del popolo. Attraverso il suo partito, quello che noi vogliamo edificare, il proletariato acquisirà la propria autonomia e svilupperà la propria strategia: la guerra popolare.

Non siamo portatori di uno spirito settario. Noi concepiamo l'unificazione come un processo. Questo movimento non si limita, per noi, alle due organizzazioni che l'hanno iniziato. Esso fa appello a tutte e a tutti i comunisti, e in maniera più larga, all'insieme della classe operaia e alle masse popolari, di cui traduce gli interessi più fondamentali. Noi facciamo appello agli elementi isolati che desiderano impegnarsi in questo combattimento a mettersi in contatto con noi. Attraverso le sigle e forme transitorie d'organizzazione, il nostro processo di unificazione esprime la continuità e il dinamismo del movimento maoista, che oggi cresce e si sviluppa.

COSTRUIAMO L'UNITA' DEI COMUNISTI! COSTRUIAMO IL NOSTRO PARTITO!
VIVA IL MARXISMO-LENINISMO-MAOISMO!

PC maoista di Francia; OC-Futur Rouge

Le PCm Italie soutien l'unité des mlm de France


Le PCm Italie se réjouit de l’important pas en avant effectué par les marxistes-léninistes-maoïstes en France vers l’unité dans un seul parti, le parti communiste du prolétariat.
Cet pas encourage la construction d’authentiques partis communistes mlm dans les pays impérialistes, et nous souhaitons qu’un processus similaire se déroule dans d’autres pays impérialistes.
La construction du parti est la construction de l’un et du plus important des instruments de la révolution, à côté du front uni et de l’armée révolutionnaire.
Nous devons construire ces partis dans le feu de la lutte de classe en lien étroit avec les masses et les construire en fonction du nouveau départ d’une guerre populaire prolongée.
Les partis communistes mlm doivent s’unir et se battre pour la construction d’une organisation internationale des communistes marxistes-léninistes-maoïstes dans le monde, après l’effondrement du MRI [Mouvement Révolutionnaire Internationaliste].
Les partis communistes mlm doivent prendre comme une de leurs tâches premières le soutien aux guerres populaires dans les pays opprimés par l’impérialisme, dirigées par les maoïstes, et en particulier ils doivent contribuer au développement du Comité International de Soutien à la Guerre Populaire en Inde.
Nous pensons que ce pas des camarades français va dans cette direction.
Pour cela nous nous joignons à leur effort et espérons apprendre des leçons positives de méthode et de contenu qui peuvent venir de ce pas.
28.8.13
PCm-Italia

lunedì 7 ottobre 2013

pc 7 ottobre - sit in solidale a Roma con gli immigrati di Lampedusa




APPELLO
Strage di lampedusa
un corridoio umanitario per i migranti

 sit-in all’Esquilino
 Lunedì 7 ottobre Ore 17

 Una tragedia annunciata quella che ha visto morire nelle acque di Lampedusa oltre cento migranti in cerca di una nuova vita. Una strage, con grande ipocrisia la chiamano emergenza, che dura da oltre venti anni. Sono ormai quasi 20mila le vittime del Mediterraneo, della Fortezza Europa, della logica securitaria che sta dietro la legge Bossi-Fini, i reati di clandestinità e di favoreggiamento dell’immigrazione.
Ancora oggi, con i corpi stesi sulla sabbia, si ha la pretesa di mettere la sordina alle proteste, difendere le politiche sull’immigrazione del nostro Paese e dell’Ue, addirittura andare all’attacco di chi prova a discutere di integrazione e inclusione. Di fronte ai cadaveri ci parlano ancora di pattugliamenti, respingimenti, accordi intergovernativi sul modello Libia, frontiere e controlli. Ma quello dell’immigrazione  è ormai un fenomeno che  non è più possibile governare con le logiche dell’ordine pubblico. Occorre una riflessione di ampio respiro, per costruire politiche per e non contro i migranti, a partire dall' immediata abolizione delle leggi securitarie come la bossi fini. Occorre una  immediata inversione di tendenza così da infrangere il colpevole muro di silenzio che aleggia sulla questione immigrazione. Ma soprattutto occorre in questo momento affrontare l’urgenza del picco di sbarchi nell’unico modo possibile: l’apertura di un corridoio umanitario per accogliere i profughi, salvare le loro vite e ridare loro la dignità di esseri umani.

È necessario mobilitarsi per fare pressione sul governo italiano: a partire da “Appelloper l’apertura di un canale umanitario per il diritto d’asilo europeo”  promuoviamo, come realtà del movimento antirazzista, associazioni, organizzazioni umanitarie, sindacati, partiti, centri sociali e  singoli attivisti  un momento di protesta e di confronto, un sit-in lunedì 7 ottobre ’13 in Piazza Esquilino a Roma, luogo simbolo delle lotte per i diritti dei migranti


oltre 60 adesioni 

Alex Zanotelli, A Buon Diritto, Action Diritti in Movimento, Aps Yo Migro - Strike Spa, Arci Roma, Asinitas, Associazione Nazionale No AIDS Onlus, Associazione Persone Comuni, Astra19 - Lab! Puzzle, A Sud, Attac Italia, Casa Internazionale delle Donne, Casale Pacha Mama, CDCA, CEMEA del Mezzogiorno, CNCA Lazio, Comune-Info, Csoa Sans Papier, Csoa La Strada, Fairwatch, Fiom - Cgil, Icbie Europa Onlus, Laboratorio Urbano Reset, Laboratorio 53, Lunaria, Network Agenzie Diritti, Partito Pirata Italia, QuestaèRoma, Quiebraley Diritti Senza Confini, Reorient Onlus, Rifondazione Comunista Roma, Scup, Senza Confine, Un ponte per, ass. antimafie "Rita Atria", AMBU-LANTI (centro orientamento sanitario), Comunità Cristiana di base di San Paolo, Rete di amicizia con le ragazze e i ragazzi di strada, Roberto Giordano (segreteria Cgil Roma lazio), INsensINverso, SCI Servizio Civile Internazionale, Giovanni Raffaele, U.S. Citizens for Peace & Justice, Laboratorio "SofiaRoney.org", lasciateCIEntreare, Teatro Valle Occupato, Unione Sindacale Italiana, Sportello Immigrati ACU Campania, USB, Archivio Memorie Migranti AMM, laboratorio sociale 100celle, Angelo Mai Altrove, Silvana Telaro.

pc 7 ottobre - Egitto, domenica di sangue: i generali golpisti reprimono nel sangue le proteste con oltre 50 morti e 268 feriti















IL CAIRO – È salito ad almeno cinquanta il numero complessivo dei morti accertati negli scontri di ieri in Egitto tra forze di sicurezza e manifestanti filo-islamisti, in coincidenza con il quarantesimo anniversario della Guerra Arabo-Israeliana del 1973.

Lo ha reso noto un portavoce del ministero della Sanità, Ahmed al-Ansari, secondo cui almeno 50 persone sarebbero rimaste uccise al Cairo, le altre cinque in località situate più a sud. «La maggior parte dei decessi è stata provocata da proiettili e da pallini da caccia», ha precisato il funzionario. I feriti ammontano come minimo a 268, mentre nella sola capitale egiziana sono stati 423 i dimostranti arrestati dalla polizia.

Il tutto accadeva mentre alla televisione di Stato scorrevano le immagini di bandiere sventolanti, manifestanti festosi, musica e gruppi folkloristici sui palcoscenici nelle piazze della festa, in particolare quella di Tahrir, simbolo della rivoluzione contro Hosni Mubarak, scelta per festeggiare la ‘vittoria’ del 1973, nelle zone accanto infuriava la battaglia.

da dazebao.it

Egitto: attaccata stazione satellitare al Cairo, feriti

Il Cairo, 7 ott. - Ignoti hanno assaltato con lancia-granate una stazione satellitare pubblica alla periferia del Cairo, nel sobborgo meridionale di Maadi: una delle salve ha colpito in pieno una parabola utilizzata per le telefonate internazionali, lasciandovi uno squarcio di 25 centimetri. Ferite almeno due persone. E' il terzo attacco odierno contro obiettivi governativi in Egitto: nei due precedenti erano rimasti uccisi sette tra soldati e poliziotti .
Egitto: autobomba uccide due soldati nel Sinai, 48 i feriti

Il Cairo, 7 ott. - Altri due militari egiziani hanno perso la vita nel Sinai, regione sempre piu' nel caos e fuori dal controllo delle autorita' centrali. Un'autobomba e' esplosa davanti all'ingresso principale della sede ldella Direzione della Sicurezza a al-Tur, capoluogo della provincia del Sinai Meridionale. Fonti ospedaliere hanno riferito che le vittime erano due reclute. Altre 48 persone sono rimaste ferite a causa dell'esplosione. Nella stessa zona qualche ora prima ad Abu Zuer, cittadina sul Canale di Suez situata poco a nord di Ismailia, una pattuglia mista di Esercito e Polizia era caduta in un'imboscata a un posto di blocco: morti due agenti e tre soldati, un cui commilitone ha riportato gravi lesioni.

pc 7 ottobre - IN RISPOSTA AD UN COMMENTO SU ARTICOLO SUI CARC-(n)PCI

Caro compagno,

non è in discussione lo spessore umano dei compagni dei Carc-(n)Pci e il rispetto verso compagni che lavorano tra i lavoratori, masse popolari, nei movimenti e che per questo sono stati anche più volte colpiti dalla repressione; il problema è che noi siamo comunisti e non possiamo non fare una lotta aperta contro posizioni, concezioni e pratiche che non sono proletarie e comuniste e che portate avanti da chi si dice comunista creno confusione e più danno.Quindi, non si tratta affatto di "accuse personali" ma di necessaria polemica politica a posizioni, ad un'organizzazione.
Se non lo facessimo saremmo opportunisti. Spesso non lo abbiamo fatto con i carc-(n)Pci perchè le loro analisi, le loro formulazioni e indicazioni sono fuori da ogni ragionevole analisi e posizione politica comunista marxista leninista maoista; è difficile confrontarsi criticamente senza un minimo comune denominatore realmente verificabile; è difficile, per noi comunisti, fare una polemica critica su analisi e indicazioni "fantasiose".
In questo senso l'espressione del titolo dell'articolo era forse un pò colorita ma voleva sintetizzare in una parola che i comunisti non vanno per analisi e parti mentali, ma guidati da una concezione materialistico storico dialettica (come scrivi anche tu, ma applicandola, a nostro parere, male nello specifico).
Impariamo questo dalle polemiche fatte dai nostri maestri, Marx, Engels, Lenin, Mao e anche Stalin, che non hanno esitato ad usare appellativi quando ci volevano.  
MC  

Commento su pc 3 ottobre - MA I CARC-(n)PCI SONO SCEMI O CI FANNO? 

"Cari compagni, aggiungo questo primo commento per difendere (si, difendere!) i compagni dei CARC, che conosco ed ho frequentato ammirandone l'importante spessore umano e politico. Questo significa da parte loro, in primo luogo, un rispetto totale verso chi si oppone all'attuale sistema sociale, ed in primo luogo per chi si dichiara comunista. Non ho mai trovato, da parte loro, accuse personali e non_politiche verso chiunque, anche nel campo della borghesia. che secondo la loro analisi (e la mia) fa parte della storia dello sviluppo delle forze produttive e delle loro relazioni economiche e sociali. Per questa "visione distaccata" di natura storico-dialettica-materialistica, coniugata con una passione ed una empatia umana verso gli ultimi che da tempo non trovavo tra chi si dichiara comunista, credo che essi debbano essere presi come buon esempio di metodo e di condotta pratica di vita. Rigorosi ed umani, al 100%, mi hanno messo in grande imbarazzo per trovarmi frequentemente..."

pc 7 ottobre - la situazione all'ilva taranto ora .. dal blog tarantocontro

Ilva/Riva: l'attuale situazione e i nostri compiti

Mentre sono in via di conversione e applicazione i decreti precedenti, anche l'ultima crisi dell'Ilva con il ricatto della chiusiura degli stabilimenti 'Riva Acciai' va verso il decreto.
Lo richiedono insieme Riva-Bondi e sindacati confederali al loro servizio, nonostante ci sia stata una soluzione che, per quanto provvisoria, permette il ritorno al lavoro degli operai della 'Riva Acciai' e, a quanto pare, anche il pagammento dei fornitori.
Ma il decreto che si vuole fare ha lo scopo di blindare i poteri di Riva-Bondi e di garantire la parte che a loro interessa di tutta la vicenda Ilva, vale a dire, mano libera alla produzione per i profitti e eventualmente usare questi profitti per pagare il tutto: materie prime, fornitori, stipendi, circolazione delle merci, messa a norma, ecc. ecc.
Basta elencare queste fonti di spesa per capire che padroni e governo qui vogliono che si affermi innanzitutto il principio di chi comanda in fabbrica e di come si usano i soldi, dato che è evidente che in questa situazione dai ricavi della produzione non potranno certo venire tutti i fondi necessari. Questo vuol dire che si userà l'argomento del funzionamento della produzione per il profitto per giustificare tutto in azienda, ristrutturazione, tagli, mancata osservanza dei tempi dell'Aia, ecc.; per riproporre continuamente il ricatto occupazionale e la pressione sul governo.
Questa storia ha un finale segnato, e non certo dalla "nazionalizzazione che salva lavoro e ambiente", come propongono i riformisti anche estremi, ma dalla continuità sotto qualsiasi veste dell'attacco al lavoro, al salario, alle condizioni di sicurezza e salute.
In fabbrica serve la trincea del sindacato di classe, alternativo al sindacalismo neocorporativo e complice, Fiom compresa, ma diverso anche nel programma, linee di lotta e forme organizzative dal sindacalismo di base, peraltro attualmente presente solo all'Ilva di Taranto.
Un sindacato di classe diverso nella piattaforma generale, che è inquadrata dalla proposta dello Slai cobas per il sindacato di classe dai punti del 'decreto operaio', a cui rimandiamo; diverso, perchè servono i cobas e il coordinamento di essi tra i vari stabilimenti; diverso, perchè deve avere una chiara prospettiva politica su cui lottare alternativa ai padroni e al governo dei padroni, perchè pensare che questa vertenza possa risolversi solo con la lotta sindacale è una pia illusione.
Peraltro, tutte le organizzazioni sindacali in campo agiscono attualmente legate a forze politiche e da esse dipendenti. Fim e Uilm sono dentro il sindacalismo neocorporativo che si rifà all'assetto moderno fascista dei governi di centrodestra e centrosinistra, sia quando sono alleati che quando sono contrapposti; ad essi e alla loro politica affidano le sorti degli operai e di essi sono "cinghia di trasmissione". La Fiom gioca su più tavoli ma il risultato è sempre lo stesso, in parte è dentro la logica neocorporativa, in parte è legata sempre più organicamente a quelle forze parlamentari temporaneamente fuori dall'area di governo ma fino in fondo dentro una logica riformista, Sel, Rodotà, ecc., anzi, queste forze oltre che non contare assolutamente nulla nel conflitto di classe attuale sono un utile copertura per la Fiom per presentare una faccia che non corrisponde alla realtà nelle fabbriche, nè a Taranto, nè a Genova e ancora meno nell'intero gruppo 'Riva Acciai'. Non dimentichiamo inoltre che a Genova la Fiom ha come maggiore esponente un dirigente di 'Lotta comunista' che certamente non brilla per la difesa degli interessi operai fuori dall'orizzonte neocorporativo della burocrazia confederale.
Infine, l'Usb esprime un radicalismo corrispondente a quello della 'Rete dei comunisti' e del nuovo raggruppamento in corso di formazione che si definisce Ross@, che è meglio di Sel e Rodotà ma certamente non ha una linea di classe alternativa adeguata ai caratteri dello scontro. senza tener conto che il cemento comune della parola d'ordine "nazionalizzazione" è alla fine l'unica base politica di questo raggruppamento per quanto riguarda la vicenda Ilva.

Ecco perchè lo Slai cobas per il sindacato di classe si riferisce esplicitamente ad un'organizzazione politica di classe come Proletari comunisti. Perchè senza il simultaneo sviluppo del sindacato di classe e dell'autonomia politica operaia organizzata in partito, non si può condurre coerentemente nella vicenda Ilva/Riva una battaglia strategica e anche una tattica sindacale che risponda a questa strategia. E dietro le parole: strategia, tattica, non c'è tanto un formulario propagandistico quanto la vita concreta della classe operaia e delle masse popolari, in particolare a Taranto che hanno pagato e pagano un alto costo alla strategia e alla tattica dei padroni, del loro Stato, dei loro governi, dei loro partiti e dei loro sindacati.
In questa guerra di classe di lunga durata, perchè di questo si tratta, chi vince e chi perde non è ancora deciso e saranno le masse operaie alla fine a deciderlo.
 
circolo proletari comunisti taranto
 

Cambiare per organizzare il sindacato di classe, è necessario e possibile

All'Ilva il sindacalismo di classe si trova nella fase della difensiva strategica, comincia ad esistere, si esprime in maniera qui confusa, qui chiara, raccoglie complessivamente un centinaio di operai che ha scelto di ribellarsi e organizzarsi in maniera alternativa ai sindacati confederali e che su singole battaglie o nei momenti clamorosi di lotta riesce a farsi valere e sentire.
Ma manca tra questi operai una linea strutturata, coerente, un'unità d'azione e un senso di solidarietà che la renda un blocco comune e compatto.
E' avvenuto questo in occasione della lotta degli operai del MOF, il 27 novembre con l'occupazione in fabbrica, il primo giorno in occasione del licenziamento di un attivista del Usb, Zanframundo; ma normalmente ciò non avviene.
Gli operai "liberi e pensanti" influenti a livello di opinione rifiutano l'organizzazione sindacale di classe. L'Usb procede come un "carro armato" dichiarando scioperi ad oltranza ad ogni piè sospinto, che naturalmente non portano a risultati concreti. Il mancato rinnovo delle RSU impedisce anche che si faccia un salto in avanti nella rappresentanza alternativa in fabbrica.
Lo Slai cobas ora come ora è una linea appoggiata da molti operai ma che conta su pochi attivisti e una struttura interna non ramificata.
Questo stato delle cose però deve essere decisamente modificato con una volontà di unità ma anche con una lotta di posizione, perchè senza la lotta di posizione questa unità non si sviluppa e non può cambiare lo stato del sindacalismo di classe in fabbrica.
Lo Slai cobas è per il sindacato di classe che non si può basare su personaggi, anche quando si tratta di attivisti spesso validi e riconosciuti, perchè alcuni di questi personaggi hanno girato già troppe organizzazioni sindacali per non temere che continueranno a farlo; nè un sindacato di base e di classe può basarsi su iniezioni finanziarie dall'alto anche quando sono a fin di bene; nè tantomeno su rapporti equivoci con "Fondi pensione" o forme di funzionariato sempre possibili a degenerare.
All'Ilva queste visioni del sindacato alternativo sono presenti anche nelle fila degli operai, disabituati da molto tempo a una linea, a una pratica, a metodi e a una forma organizzata realmente alternativi al sindacalismo corrotto e complice.
In questo senso è giusto dire che questa battaglia non è tanto per affermare una sigla sulle altre ma per trasformare operai e sindacato in corso d'opera e attrraverso la lotta.
Certo, è un peccato che operai ribelli, attivisti giustamente radicali nella critica al sindacalismo confederale facciano mancare il loro apporto a questa battaglia decisiva in fabbrica e sul territorio, ma vincere la battaglia sulla concezione del sindacato di classe è anello decisivo per ridare speranza, forza, partecipazione e potere agli operai che vogliono cambiare le cose. 
 
slai cobasper il sindacato di classe ilva taranto
  
Comunicato stampa
A seguito delle presunte dichiarazioni del Commissario Bondi e la conseguente richiesta al Tribunale di Taranto di convalidare il licenziamento del lavoratore e dirigente sindacale USB, Marco Zanframundo, la scrivente prende atto delle gravissime affermazioni fatte dal Commissario, nominato dal Governo in carica e quindi in “nome del popolo  Italiano”, quel popolo fatto di pensionati, cittadini, lavoratori, gente onesta come Marco Zanframundo, che il Commissario dovrebbe rappresentare e tutelare.
Nei fatti, invece, il Commissario Bondi, già noto per le “spiritose” affermazioni sulla sabbia del Sahara e le sigarette di contrabbando, da quando è arrivato a Taranto sembra sempre più calato nei panni di “difensore degli indifendibili”. Non è possibile dimenticare che stiamo parlando di “uomini” rinviati a giudizio per gravissimi reati tra cui: omicidio colposo, omissioni di cautele di sicurezza, inquinamento del territorio, delle falde acquifere, delle acque marittime, dell’aria, del suolo e del sottosuolo, dei lavoratori e dei cittadini, nonché accusati di associazione a delinquere finalizzata al massimo profitto a scapito della salute pubblica, delle criticità ambientali e della sicurezza impiantistica, condotta irresponsabile e qualche altro centinaio di capi di imputazione.
Pertanto, invitiamo il Commissario a cambiare radicalmente rotta ed a svolgere il compito per il quale riceve un considerevole “compenso” con i soldi dei cittadini e che certamente non è quello di “licenziare” chi chiede di applicare la legge e magari “assumere e proteggere” chi le leggi le viola.
Non vorremmo ritrovarci di fronte alla riproposizione sotto altre spoglie di un metodo, quello dei “Riva”, che ha mietuto morte e devastazione per decenni.
In sostanza, non vogliamo che anche questa volta ci trovassimo di fronte all’ennesima conferma del grave “inquinamento morale e costituzionale” di una certa politica, di cui Bondi sarebbe un degno rappresentante. 
Taranto, 05 Ottobre 2013
p. Coordinamento USB Lavoro Privato Taranto
                                                                       Francesco Rizzo