martedì 11 settembre 2012

pc 11 settembre - Sardegna in lotta - Porto Torres, protesta alla Vinyls operai su una torcia a 100 metri di altezza

Ennesima azione eclatante dei dipendenti del polo petrolchimo sardo. Attendono di sapere quale sarà il loro futuro nel caso l'azienda fosse acquisita da una società brasiliana, che ha manifestato interesse in particolare per gli impianti di Vcm e Pvc

 SASSARI - Ancora proteste in Sardegna. Dopo l'Alcoa 1 e il Sulcis, è la volta degli operai della Vinyls: due di loro sono saliti stamattina su una torcia spenta a circa 100 metri di altezza nel polo petrolchimico di Porto Torres. L'ennesima azione eclatante (gli operai avevano dato vita per un anno all'Asinara anche all'Isola dei Cassintegrati) arriva proprio nel giorno dell'iniziativa dei commissari che avrebbero dovuto presentare al Tribunale di Venezia l'offerta di una azienda chimica brasiliana che ha manifestato interesse per gli impianti e potrebbe rilanciare il polo, evitando la chiusura e restituendo il lavoro agli operai. "Non si sono sostanziali novità e non sono previsti depositi di atti in tribunale" hanno fatto sapere però i commissari incaricati della cessione dei rami dell'azienda chimica. Per Vinyls a Porto Torres sarebbe confermato un interessamento da parte di una società brasiliana - ma tutto è tenuto sotto stretto riserbo.

Per la lunga vertenza della Vinyls di Porto Torres vi sarà un incontro a Roma nei prossimi giorni. Dalla capitale si attende di sapere quale sarà il destino dei lavoratori sardi legato all'offerta di acquisto della società brasiliana per il riavvio degli impianti Vcm e Pvc. Lavoratori e sindacati, anche dopo l'ultima assemblea, hanno scelto la linea della cautela, come si legge su La Nuova Sardegna 2.
Dopo le beffe a raffica che hanno visto il fallimento delle precedenti trattative di acquisizione, come quella allestita dal fondo svizzero Gita o da Ramco, prima di esprimere una valutazione si attende di vedere le carte. "Vediamo se si tratta di una operazione seria o se siamo di fronte all'ennesimo mistero di Vinyls, stavolta in salsa brasiliana. A quel punto  -  hanno detto  -  prenderemo le nostre decisioni: siamo pronti a tutto perché c'è in ballo la nostra vita, il futuro delle nostre famiglie", si legge ancora sul quotidiano sardo.

L'azienda sudamericana, di cui sinora si sa poco, ha formalizzato nei giorni scorsi la proposta per Vinyls facendosi accreditare dall'ambasciata del Brasile in Italia che ha trasmesso referenze positive. L'offerta, arrivata nelle mani dei commissari straordinari, farebbe riferimento in modo specifico all'interesse per la produzione di Pvc. Oggi i commissari dovrebbero depositare la documentazione al Tribunale di Venezia e successivamente al ministero dello Sviluppo economico che dovrà valutare la portata dell'operazione.

"È una situazione drammatica e non più sostenibile: i lavoratori del polo petrolchimico di Porto Torres, che da anni sono sospesi in una situazione di incertezza estenuante, da giugno non percepiscono più neanche la cassa integrazione", dichiara il segretario provinciale dell'Ugl Chimici di Sassari, Simone Testoni. "È necessario - prosegue il sindacalista - che tutte le istituzioni facciano la loro parte. Fondamentale avere al più presto certezze sulla questione della proroga degli ammortizzatori sociali, così come deve essere fatta chiarezza sullo stato della trattativa in corso con l'azienda chimica brasiliana".
(10 settembre 2012)

pc 11 settembre - gli operai alcoa bloccano temporaneamente la chiusura- dopo una giornata di lotta e di scontri - ma gli operai 'disposti a tutto' vogliono di piùi


Alcoa, ministero: rallentato lo spegnimento
Scontri e feriti nel corteo degli operai a Roma

Al termine di una giornata di trattative, intesa sul rinvio della chiusura. L'azienda disposta a trattare con la svizzera Klesh. "Non è un caso impossibile, mi impegnerò", dice Passera.

ROMA - Una giornata difficile per gli operai dell'Alcoa di Portovesme, difficile per Roma, difficile per i rappresentanti istituzionali. Una protesta che sembrava quasi disperata: "Disposti a tutto", era la scritta sulle maglie dei manifestanti. Alla fine si è aperto uno spiraglio, con la messa a verbale, durante il tavolo di trattativa al Ministero dello sviluppo economico, dello slittamento della chiusura dai primi di ottobre al primo novembre.

La fonderia resterebbe così in funzione per un mese in più, dando tempo a una delle due aziende svizzere che finora hanno mostrato interesse di ufficializzare una proposta. L'Alcoa si sarebbe detta disponibile ad aprire una trattativa con Klesch. Il ministro Corrado Passera ha definito la vertenza "non un caso impossibile", garantendo il suo "impegno personale" per una soluzione. Un'apertura che però ai lavoratori non basta. La notizia è stata infatti accolta da fischi e contestazioni.

Il 10 settembre segna comunque una tappa importante per la vertenza Alcoa.. Dal 10 novembre inoltre partirebbe un'attività di preparazione alla rimessa in funzione di 50 celle.

Un altro segnale positivo è arrivato dall'Enel: l'ad Fulvio Conti ha assicurato la "disponibilità" del gruppo a studiare i progetti proposti dalle istituzioni sulle questioni energetiche che riguardano la Sardegna. Soprattutto hanno rappresentato un'apertura le parole di Passera, impegnato nel "trovare una soluzione", anche se il ministro ha chiarito come Alcoa sia una vertenza "tra le più difficili".

. Fino all'ultima assemblea notturna. Con il coordinamento sindacale che annuncia: "Prepareremo una nuova battaglia, perché la guerra non è finita".

le ultime ore
re 22.00 Operai in assembleaGli operai sono seduti in assemblea difronte al ministero con i rappresentanti dei sindacati che chiedono ai lavoratori di abbandonare il presidio. Al momento non intendono muoversi

ore 21.38 Alemanno: "Disagi Roma e operai colpa del governo"
Il sindaco di Roma Gianni Alemanno in serata ha dichiarato in una nota: "Mi domando se era necessario far passare un'altra giornata di inferno alla città di Roma per trovare una giusta soluzione per gli operai dell'Alcoa. Sono mesi che questa vicenda va avanti senza che i ministeri competenti riescano a dare una risposta a centinaia di famiglie che rischiano di essere gettate sul lastrico per le decisioni arbitrarie di una multinazionale che, per altro, priverebbero il nostro Paese di un'importante filiera produttiva dell'industria. Queste vertenze non debbono essere portate all'esasperazione ma devono essere affrontate con lungimiranza e progettualità". Il primo cittadino della capitale ha sottolineato che "in molti casi, abbiamo criticato i sindacati per manifestazioni che hanno creato grave disagio alla nostra città. Questa volta critichiamo il Governo per aver costretto i manifestanti a tanta disperazione e ci auguriamo che il più presto possibile si trovi una soluzione".

ore 21.25 Operai spingono contro il portone di ingresso del Mise

Riprende la protesta degli operai davanti alla sede del ministero dello Sviluppo economico di via Molise dopo che ai lavoratori è giunta la notizia dell'esito del tavolo da cui è emerso un rallentamento nelle procedure di spegnimento dell'impianti. I lavoratori sono insoddisfatti dell'esito dell'incontro e stanno protestando anche contro i rappresentanti sindacali scesi ad illustrare loro l'esito del tavolo. "Noi da qui non ce ne andiamo", urlano in direzione del ministero dove le forze dell'ordine in tenuta antisomossa sono tornare a rafforzare la barriera che protegge l'ingresso al dicastero.

ore 21.20 Operai urlano a sindacati: "Tornate dentro"
Gli operai non hanno accolto favorevolmente il semplice rallentamento nello spegnimento degli impianti. In piazza urlano al delegato sindacale che ha letto loro il comunicato del ministero di rientrare dentro a trattare.

ore 21.10 Operai in attesa della fine dell'incontro
Gli impianti dello stabilimento di Portovesme smetteranno di funzionare il primo novembre invece dell'8 ottobre. Questa sembrerebbe la decisione del vertice ancora in corso al Mise riassunta da alcuni lavoratori in contatto con la delegazione sindacale all'interno del ministero. "Certo, è un'ulteriore speranza ma per andare dove? Venti giorni in più per concludere le trattative...speriamo. Altrimenti torneremo ancora qui per farci sentire!" ha detto uno degli operai in protesta.

lunedì 10 settembre 2012

pc 10 settembre - sciopero indetto dai maoisti paralizza il distretto di Koraput- scioperi e guerra popolare due facce dell'azione del PCIm - sostieni gli scioperi dei lavoratori indiani - sostieni la guerra popolare - tutti ad amburgo il 24 novembre conferenza internazionale di sostegno

INDIA: Bandh paraliza distrito de Koraput.




correovermello-noticias
Nova Delhi, 0209.12
Según informa IANS o pasado dia 31 de agosto o distrito de Koraput estivo paralizado, actividade comercial,  escolas e transporte, por un bandh (folga xeral) convocado polo clandestino PCI (maoísta) en protesta polo asasinato de Teli Kadranga "Rajendra" nun falso combate coa policia.
Fontes do Partido desmintiron o enfrentamento e destacaron que Rajendra foi secuestrado na sua casa e logo trasladado ao bosque de Bodomathuru donde foi asasinado pola policia. Esta brutal tactica é utilizada polas forzas represivas para asasinar dirixentes comunais.
Asi mesmo informase que no mesmo distrito de Koraput, unha mina colocada dun camino forestal deixo gravemente feridos a dous membros da BSF.




domingo, 2 de septiembre de 2012

pc 10 settembre - disastro Taranto, ora tocca all'ENI incendio nelle cisterne

AMBIENTE

Taranto, dell'Eni
ustionato un operaio, nube nera sulla città

Le fiamme si soo sprigionate durante i lavori di manutenzione sulle condutture da parte di una ditta dell'indotto. Il direttore dell'Arpa: "Aspettiamoci un aumento del benzene nell'aria"

di MARIO DILIBERTO
Un incendio è scoppiato questa mattina nella raffineria Eni di Taranto. Nell'incidente è rimasto ferito un operaio, mentre un impressionante nube nera si è alzata nel cielo della città.
Il rogo si è sviluppato questa mattina nella zona delle grosse cisterne della raffineria situata nella zona industriale del capoluogo pugliese. Stando ad una primissima ricostruzione, l'incendio si è innescato nel corso di un intervento di manutenzione alle condutture che collegano i grossi serbatoi. Al lavoro gli operai di una ditta dell'indotto. I lavoratori stavano verificando alcune valvole di quelle tubature.
Un'operazione da condurre a freddo con le condutture  libere da carburante ed olio. Qualcosa però, non è andato per il verso giusto ed è scoppiato l'incendio durante il quale è rimasto ferito un dipendente dell'impresa. L'uomo è stato condotto prima al Ss. Annunziata di Taranto e poi al centro grandi ustionati dell'ospedale Perrino di Brindisi. Ha ustioni al volto
e alle mani. Le sue condizioni, fortunatamente, non destano preoccupazioni.
Dalla zona dell'incendio si è levata una nube nera altissima, visibile a diversi chilometri di distanza. Sul posto sono intervenuti immediatamente i vigili del fuoco che hanno domato le fiamme.L'inquietante colonna di fumo si è diradata solo dopo mezz'ora. Oltre ai vigili del fuoco, nella raffinerai sono piombate anche le volanti della Polizia e gli ispettori dell'Arpa. "La situazione è sotto controllo  -  ha detto il direttore di Arpa Puglia Giorgio Assenato  -  ma certamente la combustione ha comportato emissioni di benzene, i cui livelli sono stati evidenziati dalle nostre centraline". Peraltro nei giorni scorsi era stata segnalata l'entrata in funzione delle torri torce della raffineria, che si attivano per ragioni di sicurezza per smaltire il carburante del ciclo produttivo. "Questi impianti sono stati accesi spesso nell'ultimo periodo  -  spiega Assennato  -  e sul punto sarà opportuno chiedere chiarimenti".La centralina di monitoraggio di via Machiavelli, al rione Tamburi, come ci si aspettava, a poche ore dall'incendio ha rilevato un aumento dei valori di benzene. Sono stati i tecnici dell'Arpa ad accertarlo nell'ambito dei controlli avviati per verificare le ripercussioni dal punto di vista ambientale non solo per l'aria, ma anche per il suolo e la falda acquifera. L'Arpa sta compiendo gli accertamenti anche per comprendere se gli interventi di manutenzione in atto abbiano rispettato la corretta procedura per la prevenzione ambientale.

(10 settembre 2012)

pc 10 settembre - la battaglia degli operai dell'Alcoa continua - " Fornero al cimitero"












ore 20.20 Petardi e bombe cartaSale la tensione di fronte al Ministero dello sviluppo Economico dove si tiene il tavolo sull'Alcoa: i manifestanti stanno infatti facendo esplodere potenti petardi e bombe carta.

ore 20.15
Lanci di "mele esplosive"
Continuano incessantemente le esplosioni di petardi e bombe carta davanti al ministero dello Sviluppo economico. I manifestanti accendono 'mele esplosive', con petardi accesi infilati nel frutto, per poi farle rotolare ed esplodere. 

ore 19.45 Si ragiona su ritardo spegnimento impianto

L'Alcoa e i sindacati starebbero ragionando, con la mediazione del governo, su un rallentamento della procedura di spegnimento dello stabilimento di Porto Vesme. E' quanto si apprende da fonti sindacali presenti all'incontro che si sta tenendo a Roma al ministero dello Sviluppo Economico. La conclusione della procedura di spegnimento slitterebbe quindi dal 7 al 15 ottobre prossimo. I sindacati chiedono più tempo rispetto al calendario proposto dall'azienda.

ore 19.25
Bandiera sarda su cavi elettricità
Gli operai Alcoa rimasti in presidio sotto il Ministero dello Sviluppo economico hanno appeso una bandiera della Sardegna sui cavi dell'elettricità che collegano il palazzo del Mise al palazzo di fronte. I manifestanti stanno continuando a protestare con trombette, petardi e caschi battuti per terra.
ore 18.18 In corteo e sduti in fila indianaAl grido di "Aprite le porte di Roma" gli operai Alcoa si sono spostati in corteo verso il cordone di forze dell'ordine in via di San Basilio, lato piazza Barberini. Poi di nuovo verso il Mise. Alcuni sono seduti in fila indiana mentre altri camminano avanti e indietro reggendo dei fumogeni e continuando a battere sul terreno i tacchi da lavoro
ore 18.15 Lancio di mele
Alcuni operai Alcoa hanno lanciato alcune mele e diverse bottigliette d'acqua contro i muri del ministero dello Sviluppo economico. Rivolti poi a due dipendenti del Mise che hanno aperto la finestra della loro stanza, i lavoratori hanno gridato: "Andate a lavorare".  
ore 18.10 Incendiate bottigliette di plasticaGli operai, sempre, in presidio sotto il Mise in via Molise, stanno incendiando un'altra cassetta di plastica con dentro bottigliette vuote.
17.53 Tutti a terra
Gli operai Alcoa, dopo essersi avvicinati pacificamente al cordone di forze dell'ordine in via Molise angolo via Veneto, sono ora in fila per terra sotto il ministero dello Sviluppo economico. I lavoratori hanno in mano alcuni fumogeni e battendo i caschi per terra continuano a cantare cori contro il governo.  
ore 17.49 Riparte il confronto su AlcoaRiparte il confronto tra governo, sindacati ed enti locali sull'Alcoa dopo l'incontro tra il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, e il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci.  
ore 17.38 Riaperta via VenetoE' stata riaperta al traffico in entrambi i sensi di marcia via Veneto chiusa fino ad ora nella carreggiata in salita da piazza Barberini
ore 17.30 Divisa da lavoro in fiammeI manifestanti hanno dato fuoco a un piccolo cumulo di bottiglie e cassette di plastica davanti all'ingresso del Mise. Alle fiamme anche una divisa da lavoro completa: caschetto, maglia e giubino. 
ore 16.44 Cori contro il governo
Gli operai Alcoa non si fermano davanti all'ingresso del Mise ma arrivano correndo all'angolo tra via Molise e via Veneto, fino al cordone delle forze dell'ordine. Adesso sono nuovamente in presidio sotto il Ministero dello Sviluppo economico e intonano cori contro governo.  
ore 16.30 Manifestanti in via di San BasilioI manifestanti si sono nuovamente spostati in via di San Basilio, blindata, fronteggiando ancora con polizia, carabinieri e forze dell'ordine al grido di "la cassaintegrazione non la vogliamo fare" 
ore 16.22 Razzi segnalateci contro hotelPrincipio di incendio all'hotel Boscolo di via di San Basilio. Alcuni manifestanti Alcoa avrebbero lanciato dei razzi segnaletici bruciando accidentalmente dei gazebo da cui sarebbero partite delle fiammelle. Sul posto vigili del fuoco e polizia. Nessuno é rimasto ferito.
ore 15.50 Manifestante in mutandeMentre i manifestanti si sono distesi a terra fingendosi morti, uno di loro si è spogliato rimanendo in mutande davanti all'ingresso del ministero. 
ore 15.35 Slogan contro la Fornero
"Fornero al cimitero''. E' uno dei tanti slogan urlato dagli operai sardi dello stabilimento Alcoa e del Sulcis che stanno manifestando davanti al ministero dello Sviluppo economico. I lavoratori continuano a lanciare verso il ministero ed in strada petardi. 
ore 15.31 Lavoratori in trenino sotto al Mise
I lavoratori Alcoa, dopo una breve pausa, riprendono a manifestare intonando cori contro il governo, scoppiando petardi e improvvisando un trenino sotto la sede del Mise.
15.05 Poliziotti, finanziari e carabinieri: 14 feritiE' di 14 contusi al momento il bilancio dei feriti tra le forze dell'ordine durante i disordini avvenuti nel corso della manifestazione degli operai Alcoa. Lo riferiscono fonti di polizia. Tra questi ci sarebbero 8 agenti, un dirigente, un ispettore, 3 carabinieri e un finanziere.
ore 14.52 Operai urlano: "Forza paris""Avanti, forza paris", letteralmente 'avanti tutti insieme'. Gli operai dell'Alcoa, ora in sit-in davanti al ministero dello Sviluppo, intonano il celebre grido di battaglia della Brigata Sassari, in attesa della conclusione del tavolo tra governo e sindacati, sul futuro dell'azienda.
ore 14.45 Sospesa riunione per pausa riflessioneSospensione per il tavolo sull'Alcoa al ministero dello Sviluppo economico. I lavori sono stati stoppati per una pausa di riflessione di circa un'ora. Secondo quanto riferiscono fonti sindacali presenti all'incontro, il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio, De Vincenti, ha ribadito la forte determinazione del governo a trovare una soluzione.
ore 14.35 Fim: "Azienda pronta a negoziato con Klesh"Durante il tavolo sulla vertenza Alcoa al ministero dello Sviluppo economico, "la multinazionale statunitense dell'alluminio si sarebbe detta disponibile a iniziare una negoziazione con Klesch, finora l'unica società ad avere presentato una formale manifestazione di interesse". E' quanto fa sapere il segretario nazionale della Fim, Marco Bentivogli, presente alla riunione. Alcoa sarebbe anche pronta a cominciare una trattativa con eventuali altre aziende formalmente interessate.

pc 10 settembre - dal comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in India

RICEVIAMO E RIGIRIAMO DAL COMITATO DI SOSTEGNO ALLA GUERRA POPOLARE IN INDIA:

Verso la Conferenza Internazionale di Amburgo del 24 Novembre:

Appello per la conferenza:


Nella "più grande democrazia del mondo", avanza la rivoluzione degli oppressi!


News dall'India- Adesso i maoisti puntano su Delhi


In allegato locandina conferenza.





pc 10 settembre - con gli operai Alcoa in lotta - la risposta del governo è solo la polizia !

gli operai non hanno intenzione di andare via

ore 14.26.  Razzi segnaletici lanciati in ariaOra alcuni lavoratori sono seduti davanti all'ingresso del ministero cantando slogan. Qualcuno lamenta il fatto che all'incontro è assente il ministro Passera, che però sta arrivando. "Noi stasera abbiamo la nave alle 23 ma non abbiamo intenzione di andarcene", ribadiscono gli operai che hanno lanciato in aria razzi segnaletici e continuano a battere i caschetti per terra.

ore 14.20 Quattro agenti feriti
Durante degli scontri quattro agenti sono rimasti feriti: due poliziotti, un finanziere e un carabiniere. I manifestanti ora si trovano davanti al ministero: tirano bombe carta e petardi, scandiscono slogan in attesa che finisca l'incontro.

ore 14.08 A breve anche Passera all'incontro
Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, impegnato in un incontro bilaterale con il suo omologo francese, segue in diretta la vicenda Alcoa tramite il sottosegretario Claudio De Vincenti. Al termine dell'incontro bilaterale italo-francese, il ministro raggiungerà la riunione in corso nella sede del suo dicastero.

ore 14.07 I manifestanti: "Senza risposta non andremo via"
"Non andiamo via di qui senza una risposta seria da parte del governo - ha detto un lavoratore - Quello che è successo fino ad ora non è niente". Durante gli scontri i manifestanti, oltre a petardi e bottigliette, hanno lanciato anche i provini di alluminio.

ore 14.05 Operaio: "Volevamo forzare il blocco e ci hanno colpito"
"Volevamo forzare il blocco e uscire per le vie di Roma, visto che qui la situazione non cambia". Così un operaio Alcoa ricostruisce i disordini avvenuti con la polizia all'ingreso di via Molise. "Sono scivolato - prosegue l'operaio - ed ho preso delle manganellate anche da terra". Mentre un altro lavoratore spiega: "Sembriamo degli animali in gabbia vogliamo soltanto andare a piazza Barberini e non a palazzo Chigi".

ore 14 Ferito un manifestante e un agente
Durante gli scontri sotto il Mise, in via Molise, sono rimasti lievemente feriti un operaio e un poliziotto. L'agente si sta medicando con del ghiaccio sul polso destro, mentre l'operaio è adesso all'interno dell'ambulanza ferma su via Veneto

ore 13.55 Alcoa, fonti sindacali: "L'azienda va avanticon spegnimento dell'impianto"
"Alcoa va avanti nel suo programma di spegnimento dell'impianto di alluminio di Portovesme secondo quelli che erano gli accordi presi il 27 marzo scorso." E' quanto ha spiegato al tavolo con il governo e i sindacati al ministero dello Sviluppo economico l'amministratore delegato di Alcoa Italia Giuseppe Toja secondo quanto riferiscono fonti sindacali presenti. Alcoa si dice "convinta a proseguire - riferiscono - secondo gli accordi presi" il 27 marzo scorso. Accordi siglati che, ha detto Toja, "sono non solo buoni ma validi alla luce di quanto accaduto da aprile ad oggi". Toja ha fatto sapere che si sta portando avanti il programma di fermata, "una fermata che avverrà nelle modalità tecniche, funzionali ad un successivo rifunzionamento". I sindacati hanno chiesto tempo all'azienda. Inoltre, secondo quanto riferiscono le stesse fonti sindacali, il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti, ha riferito che alla Alcoa è arrivata una manifestazione di interesse formale da parte del gruppo Klesch.

ore 13.51 Gli operai gridano 'Vergogna'
Dopo il breve contatto tra operai e forze dell'ordine, i manifestanti sono stati nuovamente respinti sotto il ministero dello Sviluppo economico. Qui prosegue la rumorosa protesta con tamburi e caschi sbattuti in terra. I lavoratori Alcoa gridano "vergogna, vergogna".

ore 13.48 Ancora lanci di bombe carta e petardi
Continuano i lanci di bombe carta e petardi  verso le forze dell'ordine da parte dei manifestanti dalla parte di piazza Barberini. Gli operai sono contenuti da blindati, polizia e carabinieri. Gli scontri sono iniziati quando un gruppo di manifestanti ha tentato di forzare le transenne. Sono stati respinti ed è iniziato il lancio di mini lamine di alluminio, bottiglie d'acqua e bombe carta. Poi sono partite le cariche.

ore 13.46 Bloccati accessi a piazza Barberini
Le camionette della Guardia di finanza bloccano l'accesso verso piazza Barberini, mentre altri due furgoni dei carabinieri bloccano l'accesso verso via Veneto

ore 13.45 I manifestanti si spostano in via di San Basilio
I lavoratori Alcoa si stanno spostando su via di San Basilio. Hanno, quindi, abbandonato l'ingresso del Mise di via Molise e sono ora fermi con tamburi, fischietti e caschi

ore 13.37 Scontri al ministero, un manifestante feritoLa cancellata del ministero è oggetto di un fitto lancio di bombe carta e una è esplosa all'interno. Tra gli operai, ci sarebbe almeno un ferito. Forze dell'ordine e manifestanti si fronteggiano e non cessa il lancio di bottiglie e di mini lamine di alluminio indirizzati contro poliziotti e carabinieri.

ore13.30
Lancio di bombe carta, la polizia carica
Lancio di bottiglie di plastica e bombe carta da parte degli operai Alcoa, contro il cordone della polizia che chiude l'ingresso a via Moliseo. Alcuni manifestanti hanno provato a forzare il blocco e sono stati respinti dalle forze dell'ordine. La polizia sta caricando i manifestanti che stanno arretrando ma restano nei pressi del ministero. La situazione è molto tesa. Gli operai dopo i lanci di bottiglie e le cariche si sono fermati con le mani alzate e urlano 'Vergogna'.

ore 13.26 Scontri tra forze dell'ordine e manifestanti

Scontri tra forze dell'ordine e manifestanti vicino al ministero: fitto lancio di mini lamine di alluminio e bottiglie contro le forze dell'ordine da parte dei manifestanti. Le forze dell'ordine ha risposto manganellando alcuni partecipanti alla manifestazione poi sono iniziati gli scontri.

ore 13.17 Sciopero a Portovesme. Lavoratori in presidio
E' sciopero nella fabbrica Alcoa di Portovesme (Sulcis) nella giornata della manifestazione degli operai a Roma, in occasione dell'incontro sul futuro dello stabilimento che si tiene al ministero dello Sviluppo economico. Da stamane è in corso davanti ai cancelli un presidio dei lavoratori delle imprese d'appalto le cui prospettive dipendono dalla sopravvivenza della fabbrica. Gli operai sono in attesa di notizie dalla capitale.

cacciato via Fassina PD 

ore 13.04 Fassina: "Tensione sì, ma no violenza""Capisco perfettamente la tensione che gli operai dell'Alcoa stanno vivendo, ovviamente la violenza non è tollerabile. Ero davanti al ministero in supporto agli operai'', ha spiegato Stefano Fassina, il responsabile del Pd, preso di mira da un gruppo di operai Alcoa e costretto a spostarsi al di là dei blindati delle forze dell'ordine che presidiano la manifestazione. Subito dopo si è verificato qualche altro momento di tensione con un militante comunista che è stato cacciato via dai manifestanti. "E' dura, mentre parlavo un gruppetto di lavoratori è stato piuttosto aggressivo, altri mi hanno scortato fuori dalle transenne - ha raccontato Fassina - Il Pd è l'unico partito che c'è e si prende responsabilità non sue ma di chi ha governato fino a 7-8 mesi fa. Noi sosteniamo i lavoratori, oggi si dovrebbe chiarire l'impegno del governo su due condizioni al centro della trattativa con Glencor: ridurre il costo dell'energia elettrica con interventi non temporanei ma strutturali e l'ammodernamento delle infrastrutture".

ore 13 Il tavolo del ministero dello Sviluppo economico su Alcoa
Al tavolo del ministero dello Sviluppo economico sulla vertenza Alcoa partecipano il governo, con il sottosegretario allo Sviluppo, Claudio De Vincentis, e il viceministro al Lavoro Michel Martone, rappresentanti dell'Alcoa, la Regione Sardegna con il governatore Ugo Cappellacci, e rappresentati degli enti locali del Sulcis Iglesiente. E' presente una folta delegazione sindacale, con circa 30 esponenti, rappresentanti di Cigl, Cisl e Uil, le loro categorie metalmeccaniche e locali

ore 12.34 Contestato Fassina (Pd)Stefano Fassina, responsabile per l'economia e il lavoro del Pd, stava rilasciando un'intervista quando alcuni operai si sono avvicinati gridando ''bastardi ci avete deluso" e poi lo hanno spintonato. Scortato dalle forze dell'ordine Fassina è stato costretto ad allontanarsi inseguito da un gruppetto di operai che gli urlavano contro. "Rivendicare diritti non vuol dire contestare qualcuno", ha detto Antonello Pirotto, rappresentante Rsu euroallumina, che ridimensiona la contestazione a Stefano Fassina definendola un fatto isolato. "Non siamo per uno o per l'altro. Chiunque risolva il problema del lavoro saranno i primi gli operai a dirgli bravo".

ore 12.29 Bus deviati in via Veneto
Sono state riaperte via Barberini, via del Tritone, largo di Santa Susanna e via Bissolati. Ancora chiusa via di San Basilio. Le linee bus sono deviate al momento in via Veneto Lo comunica Agenzia per la Mobilità.

ore 12.23 inziiati incontro governo-azienda Alcoa
E' iniziato da pochi minuti l'incontro tra governo e azienda Alcoa. A partecipare al vertice anche delegati sindacali e sindaci Sulcis. I lavoratori, in attesa del termine dell'incontro, hanno smesso di presidiare il cancello e continuano a battere i caschi per terra seduti sui marciapiede.

ore 12.16. Anche i manifestanti formano servizio d'ordine

Davanti all'ingresso oltre alla polzia in tenuta anti-sommossa si è formato anche il servizio d'ordine dei manifestanti. Hanno preso posizione e hanno creato un cordone per evitare il contatto con le forze dell'ordine


ore 12.01 Lanciato petardo dentro il cancello del ministero
Gli operai Alcoa fanno scoppiare un petardo dentro il cancello del ministero dello Sviluppo economico. Intanto i lavoratori continuano a gridare cori contro il governo e l'azienda.

ore 11.56 Delegazione Alcoa entra al ministero
I rappresentanti sindacali dei lavoratori dell'Alcoa e una delegazioni dei sindaci dei comuni dell'area sta entrando nel ministero dello Sviluppo economico per incontrare il ministro Corrado Passera.

ore 11.49. Pezzi di alluminio davanti al ministero
In segno di sfida, gli operai hanno messo a terra alcuni pezzi di alluminio davanti all'entrata del ministero. I tondini "sono dei campioni di alluminio - ha spiegato un operaio - che si utilizzano nella fonderia per realizzare poi la lega".
 

Corteo Alcoa, lancio di petardi sotto il ministero esplode bomba carta, un manifestante ferito

 

ore 11.40. Esplode bomba carta, manifestante ferito
Un manifestante è stato ferito con una bomba carta, che continuano a esplodere, ed è stato portato in ospedale. In segno di sfida, gli operai hanno messo a terra alcuni pezzi di alluminio davanti all'entrata del ministero.
ore 11.30 Tensione in via MoliseAncora momenti di tensione al corteo. Gli operai Alcoa che stanno cercando di sfondare un cordone della polizia all'altezza del ministero dello Sviluppo economico. Gli agenti hanno cercato di contenere l'avanzata dei manifestanti che spingevano in massa contro il cordone.  
ore 11.23 Ancora tensione sotto il ministero. Chiusi ingressi di via Molise Tamburi, trombette ed elmetti battutti a terra. La protesta degli operai Alcoa non accenna a placarsi. Una bomba carta è esplosa davanti al ministero e aumentano le misure di sicurezza intorno a via Molise con la chiusura di tutti gli accessi alla strada. 
ore 11.20. Attaccati striscioni sul muro del ministeroSul muro del ministero, gli operai hanno attaccato alcuni striscioni: "Facciamo cadere il governo Monti, sciopero generale. In lotta con Alcoa per il lavoro, per il Sulcis e per la Sardegna"
ore 11.11 Bombe carta davanti al ministeroAlcuni lavoratori Alcoa hanno fatto scoppiare una bomba carta sotto il ministero dello Sviluppo economico in via Molise. Le forze dell'ordine in tenuta antisommossa bloccano il cancello del Mise e l'angolo con via Veneto   
ore 11.07 Danneggiato blindato della Finanza
Un blindato della Guardia di finanza è stato danneggiato in piazza Barberini. Quando i manifestanti hanno tentato di sfondare il cordone delle forze dell'ordine ci sono stati lanci sassi e carta contro agenti e mezzo. ore 11.05 Tensione al corteo. "Abbiamo avuto paura"
Lanci di petardi e fumogeni, poi i manifestanti sono riusciti a giungere davanti al ministero dello Sviluppo economico dopo avere sfondato il corteo di sicurezza delle forze dell'ordine."Abbiamo vissuto momenti di paura" dice Massimo Cara della Fim Cisl, "ci sono stati scontri con la polizia ma nulla di preoccupante per fortuna".

ore 10.57 Ministero blindato, chiusa parte di via VenetoL'area intonro al ministero dello Sviluppo economico è blindata, con un imponente spiegamento di forze dell'ordine: chiusa anche parte di Via Veneto con disagi alla circolazione in tutta la zona.

ore 10.49 Il corteo arriva davanti al ministero dello Sviluppo economico
La testa del corteo è arrivata di fronte al ministro dello Sviluppo economico in via Molise, dove gli operai sardi saranno in presidio in contemporanea con il tavolo che si terrà al dicastero tra governo, sindacati, rappresentanze della multinazionale statunitense, Regione. L'incontro inizierà verso le 12. Il resto del corteo sta ancora sfilando per le strade del centro di Roma in maniera pacifica dopo i momenti di tensione.

ore 10.41 Sale la tensione

Sale la tensione al corteo dei lavoratori Alcoa. Più volte hanno tentato di deviare il percorso. Sono esplosi petardi e bombe carta verso la polizia e i blindati. Su via di San Basilio, gli operai hanno provato a cambiare ancora il tragitto per sfondare il cordone degli agenti all'altezza del ministero dello Sviluppo economico. Le forze dell'ordine hanno cercato di contenere l'avanzata dei manifestanti che spingevano in massa.

ore 10.36. Gli operai sbattono i caschetti a terra
Dopo la corsa in via Bissolati e il tentativo di deviare il percorso, i manifestanti hanno dato vita a una manifestazione molto rumorosa con tamburi, caschi sbattuti a terra o contro le serrande dei negozi chiusi.

ore 10.34. I manifestanti provano a deviare il corteo
Il corteo degli operai Alcoa sta percorrendo via Leonida Bissolati, dopo aver tentato di deviare il percorso su largo di Santa Susanna. A circondare la testa del corteo un cordone di lavoratori con il gilet con su scritto: "Servizio d'ordine ex Alcoa", mentre a scortare i manifestanti due furgoni della polizia e forze dell'ordine in tenuta antisomossa.

ore 10.23 La corsa su via Leonida Bissolati
I manifestanti, subito poco dopo l'inizio del corteo, hanno cominciato a correre lungo via Leonida Bissolati, in pieno centro a Roma, per fermarsi davanti alle forze dell'ordine che bloccano via di San Nicola da Tolentino.

ore 10.18. Corteo scortato dalle forze dell'ordine
Il corteo si è fermato a largo di Santa Susanna. E' scortato dalle forze dell'ordine in tentuta anti-sommossa per evitare che i manifestanti escano dal percorso concordato con la Questura di Roma.

ore 10.02 Il corteo Alcoa è partito
Partito da piazza della Repubblica il corteo dei lavoratori Alcoa al grido di: "Mamma mamma mamma sai perché siam venuti qua? La cassa integrazione non la vogliamo far!". Trombette, petardi, fischietti e fumogeni, gli operai hanno imboccato via Vittorio Emanuele. A sventolare le bandiere della Sardegna, di Fiom Cgil, Cisl, Uilm, oltre a cartelli con su scritto: "Lavoro-sviluppo-occupazione=pace sociale" e "Alcoa=U.S.A. e getta". Durante il corteo alcuni passanti stanno dimostrando il proprio sostegno con applausi e sorrisi.


Ore 9.45. Lancio di petardi e traffico bloccato
I primi lavoratori Alcoa arrivati nella capitale hanno iniziato a lanciare petardi e fumogeni. Poi si dsono fermati al centro della strada bloccando il traffico in piazza della Repubblica

Ore 9.22. I primi lavoratori in piazza della Repubblica

Hanno cominciato a popolare piazza della Repubblica a Roma i primi operai dello stabilimento Alcoa, arrivati dalla Sardegna. Finora ci sono una cinquantina di manifestanti, che aspettano l'arrivo di altri lavoratori provenienti da Civitavecchia in pullman. Il corteo raggiungerà via Molise, dove si trova il ministro dello Sviluppo economico. Qui alle 12 una delegazione chiede di essere ricevuta dal ministro Corrado Passera.


(10 settembre 2012) © Riproduzione

pc 10 settembre - E GLI OPERAI IN ILVA?... CI PENSEREMO...


Ieri vari giornali locali riportavano una lettera di un operaio delle Ditte dell’Ilva, inviata a Aldo Ranieri del Comitato liberi e pensanti:  “ciao cataldo – scrive l’operaio - vedi in che condizioni siamo arrivati a lavorare per non far sprigionare le polveri adesso ce li respiriamo noi pure avendo la mascherina la 3m ci facciamo neri anche sul corpo quando ci andiamo a fare la doccia sembra che abbiamo ancora la tuta addosso, ti invio le foto che ti rendi conto non sono operaio ilva ma ditta ci anno chiusi tutte le finestre si dalle scale che dove stanno i nastri dove si fa la manutenzione, complimenti a quel genio che ha fatto questo sistema io dico che in carcere si sta meglio almeno la si può aprire la finestra per respirare ciao”.

Questa lettera denuncia l’altra faccia della medaglia di quanto sta accadendo in questo periodo, quello che succede in fabbrica agli operai, di cui ora nessuno, se non lo slai cobas Ilva, parla, visto che i giornali e TV sono tutti impegnati a rappresentare la diatriba tra Azienda, Ferrante e magistratura/custodi, a dare voce ai rappresentanti del governo, ai sindacati filoaziendali e nessuno parla degli operai. Cosa che avviene anche nel Comitato liberi e pensanti, dove se parlano gli operai parlano da “cittadini”, e la massa degli operai viene in generale vista come tutta passata ad una logica aziendalista perché vogliono che la fabbrica non chiuda.

Tutti si sono dimenticati che prima ed ora, quelli più colpiti non solo nelle condizioni di lavoro, ma nella salute e nella stessa vita sono gli operai che 8 ore al giorno respirano, mangiano, polveri, diossina, veleni, ecc., e si infortunano pure…

In questi giorni, altri operai, dell’Acciaieria, hanno detto che i fumi rossastri, anche dopo l’intervento dei custodi, continuano a uscire, ma anche qui l’azienda per evitare che si vedano da fuori, li sprigiona all’interno elevando al massimo il rischio per gli operai; dicono che la produzione nell’area a caldo non solo continua, ma in alcuni giorni va tirata al massimo con operai che arrivano a fare due turni – 16 ore – di lavoro. E se gli operai dell’Ilva subiscono, quelli delle Ditte, molto più ricattati, subiscono il doppio.

Gli stessi custodi giudiziari guardano al rispetto delle proprie competenze, non guardano quello che accade agli operai come conseguenza.

A fronte di questa situazione, la lettera dell’operaio delle Ditte esprime anche una situazione di impotenza che vivono in fabbrica gli operai, i cui principali responsabili sono i sindacati confederali, compresi delegati ed Rls.

Per questo la risposta alla lettera: “Qualcuno dei sindacalisti o dei Responsabili Lavoratori Sicurezza dell' ILVA, prenda in considerazione la lettera...”, sembra della serie “fare dello spirito ad un funerale”. Non saremmo arrivati a questo punto se almeno i delegati e gli RLS avessero funzionato! Figurarsi oggi. Aldo Ranieri a cui la lettera è stata inviata questo lo sa bene, essendo stato, come ex delegato Fiom, uno dei "tre moschettieri" - come lui stesso si definisce - cioè una mosca bianca tra i delegati fim, uilm e anche fiom, e avendo verificato più recentemente quando stava nel cobas Ilva che solo la determinazione degli operai rompe il brutto andazzo sindacale.
D’altra parte il Comitato non può un giorno dire agli operai, come scrive in un volantino dato all’Ilva: “cancellatevi tutti dai sindacati…”, e un altro giorno chiamare i rappresentanti di questi sindacati a fare un mestiere che non hanno fatto prima e non possono fare ora.

Gli operai in fabbrica senza organizzazione, lotta autonoma – che all’Ilva significa cobas per il sindacato di classe nelle mani dei lavoratori - non possono fare niente!

Su questo tutti ci girano intorno. Ma è tempo di cambiare strada!
MC

pc 10 settembre - Siria - manifestazione a milano il 20 settembre - riunione nazionale a roma il 30 settembre

proletari comunisti circolo di Milano aderisce
Presidio-Manifestazione in Piazza S.Babila, ore 18.00 20 settembre

E' in atto una grande campagna di disinformazione fondata su menzogne per farci accettare la partecipazione dell'Italia ad una aggressione criminale contro un Paese sovrano come la Siria.
Le potenze della NATO (Italia compresa) alleate alla monarchia dell' Arabia Saudita e del Qatar, stanno cercando per motivi economici e geopolitici di ridisegnare la mappa del Medio Oriente, questo non ha niente a che fare con la "democratizzazione" come ci insegna la situazione in cui si trovano Afghanistan, Iraq, Libia, dove ora regna povertà e violenza, una grande parte della popolazione è morta o rimasta ferita sotto le bombe, e tutto questo per arricchire alcuni Paesi dell'occidente come durante il vecchio colonialismo.
Lo schema collaudato per raggiungere questi obiettivi prevede la creazione del consenso popolare attraverso la disinformazione in TV e sui giornali, per avvalorare la necessità di un intervento armato dovuto a ragioni
"umanitarie". Il cosiddetto "intervento militare umanitario" ha sempre portato ad imponenti violazioni dei diritti umani e all'azzeramento del fondamentale diritto di autodeterminazione dei popoli.
Si mira ad insediare governi fantoccio, come in Afghanistan o in Iraq, ancora più oppressivi dei precedenti, anche contro le donne e le istanze di progresso, l'importante è che siano leali e subordinati agli interessi
occidentali. Per ottenere questo risultato le potenze imperialiste fomentano la violenza finanziando e armando i conflitti interni addirittura inviando consiglieri militari, mercenari e armamenti sofisticati.
Per la guerra all'IRAQ i cui motivi sono stati completamente inventati sono morte centinaia di migliaia di civili iracheni, si sono spesi centinaia di milioni di euro che avrebbero dovuto essere spesi per la sanità, la scuola,
i servizi sociali, per garantire il diritto alla casa e una vita più dignitosa per tutti.

NON UN SOLDO PER LA GUERRA !

"L'Italia ripudia la guerra come strumento d'offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali" questo recita l'Art. 11 della nostra Costituzione nata dalla Resistenza.

Ci opponiamo fin da ora alla "no fly zone" che è un intervento militare diretto, con distruzioni e massacri di civili, come ben sappiamo. Vogliamo dal Governo Monti, che ha tagliato le pensioni e i diritti dei lavoratori e
dei cittadini aumentando invece le spese militari, e dai Partiti che lo sostengono in Parlamento, la cessazione immediata di qualsiasi appoggio esterno ai belligeranti; da subito taglino le spese militari e pongano fine
a tutte le missioni all'estero.
Noi organizzazioni e cittadini di diverso orientamento e differenti sensibilità sentiamo il dovere di chiamare alla mobilitazione contro la minaccia di guerra aperta alla Siria e anche all'Iran, con grave pericolo di
estensione del conflitto difficile da prevedere.

Comitato contro la guerra Milano
per adesioni: nadiaschavecher @ yahoo . it

proletari comunisti aderisce
Care compagne e cari compagni,

la  politica di aggressione imperialista in Medio Oriente si intensifica di giorno in giorno,  segnando il punto più alto nella crisi siriana. E’ ormai evidente  l’impegno diretto delle forze NATO e della Lega Araba nel
ridisegnare un Medio Oriente ed un Mediterraneo pacificati e sottomessi agli interessi neocoloniali e di rapina. Fondi, armi ed una poderosa macchina mediatica stanno costruendo le condizioni per una ulteriore
escalation militare, rafforzata dalle minacce di aggressione all’Iran e alla resistenza libanese.

La normalizzazione imposta dall’Islam politico reazionario, forte anche del sostegno delle cancellerie europee e statunitense, ha messo il bavaglio alle proteste popolari in Tunisia e in Egitto; in Bahrein, dove ha sede
un’importante base navale USA, la repressione è violentissima.

Come RdC, insieme ad altre forze, abbiamo promosso l’appello “Giù le mani dalla Siria”, che nel giro di pochi giorni è stato sottoscritto da molte altre strutture come le vostre e  ha suscitato l’interesse e l’attenzione
di molti compagni.
L’appello ha avuto il merito di denunciare, in coerente continuità con i movimenti contro la guerra, il ruolo criminale svolto dalle  guerre umanitarie, contestando al tempo stesso  quel  pacifismo con l’elmetto che
di nuovo, con l’aggressione alla Libia e oggi alla Siria, appare sempre più subalterno ed  eurocentrico.
Una  scelta politica gravissima, che cade proprio mentre il governo Monti si presenta in perfetta sintonia con la rinnovata politica di potenza espressa dall’Unione Europea: all’interno e all’esterno dei propri confini, guerra sociale e guerra di rapina.

Cari compagni,

per dare continuità  all’appello da tutti noi sottoscritto, crediamo che sia utile e necessaria  una riunione di confronto politico sull’attuale  scenario, in cui valutare assieme i passaggi politici  e le possibili mobilitazioni
di massa da mettere in campo nel prossimo periodo.
Poiché sia la NATO sia la Lega Araba  ed Israele non escludono, anche a breve, un attacco  militare contro  la Siria e l’Iran,  pensiamo sia importante non andare troppo in là con i tempi; vi proponiamo di vederci a *Roma, domenica 30 settembre, alle ore 10 in via Giolitti  231*.

Per la Rete dei Comunisti

Marco Benevento

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pc 10 settembre - Università - Napoli - che la festa cominci

Sempre più tasse, selezione e sfigati: un breve commento sull'estate calda dell'università

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“Tasse! Tasse! Bellissime, adorabili tasse!”
“Sire, voi siete bravissimo a convincere i poveri a farvi omaggio dei loro risparmi!”
“Per coniare una frase, mio caro consigliere, ruba al povero per sfamare il ricco”.
(da Robin Hood)
Non è per ridere che iniziamo citando un cartone animato, ma perché questo spezzone di Robin Hood non può non ricordarci l’ultimo maxi-emendamento al decreto legge sulla spendig review, in particolare la parte sull’università, che di simpatico ha davvero poco.
Nel cartone, infatti, è proprio il principe Giovanni a centrare il punto: questa è l’ennesima operazione per cui a pagare dovranno essere quelli che pagano già da una vita! E dov’è il tentativo di inganno, il modo in cui il Sire prova a convincerci? E’ il responsabile Università del PD –guarda caso- a venirci in aiuto:
Marco Meloni, responsabile Università della segreteria Pd, benedice l’iniziativa. «L’emendamento cancella la norma del decreto legge che avrebbe consentito quasi il raddoppio delle tasse agli studenti in corso e un aumento senza limite né criterio orientativo per i fuoricorso. Inoltre, tutte le risorse derivanti dagli incrementi delle tasse ai fuoricorso sono destinate a diritto allo studio e welfare studentesco».
Quindi dovremmo ringraziarli?! Quella che a Marco Meloni sembra una fantastica novità o un motivo per cui elogiare questo emendamento, a noi sembra solo una presa per il culo. Paghiamo da sempre tasse di qualunque tipo e in perenne aumento per non avere un servizio mensa, per non avere alloggi, per non ricevere borse di studio, per seguire corsi seduti a terra, per pagare libri di testo sempre più costosi, e la lista potrebbe continuare all’infinito.

Qual è l’elemento di novità, quindi? Pagheremo per dei nostri diritti, diritti che poi nemmeno per sbaglio vengono rispettati, ma semplicemente un po’ di più di prima!
E qui calza a pennello una notizia vecchia di qualche giorno che, invece, qualcosa di simpatico ce l’ha, forse nelle sue sembianze di ossimoro: in Campania la tassa regionale per il diritto allo studio aumenterà del 126%.

Riepilogando, quindi, aggiornandoci in base a ciò che è stato votato al Senato e che lunedì verrà votato alla Camera:
-in Campania la tassa regionale per il DSU passa, per tutti, da 62 a 140 euro;
-le tasse universitarie aumentano per tutti, anno prima-anno dopo. L’aumento verrà calcolato in base al reddito;
-per i fuori corso le tasse diventano dal 25% al 100% più alte delle tasse 0(aumentate!) degli studenti in corso.
(Per fasce di reddito, percentuali e anni precisi, guarda la tabella del Sole24Ore)
Ci agganciamo a quest’ultimo punto per toccare un altro nodo sostanziale: ci stanno dicendo che questi diritti non dobbiamo solo comprarli a caro prezzo, ma che ce li dobbiamo anche meritare.
Se per qualunque motivo non riusciamo ad essere nei tempi giusti, per loro non siamo all’altezza dei nostri diritti, insomma!
E se proprio dobbiamo essere precisi, ce lo stanno solo ribadendo: ormai sono anni che ci tocca ascoltare  nenie sulla meritocrazia, ed è solo un mese fa che è sopraggiunta la loro codificazione: la Riforma Profumo a.k.a. Pacchetto Merito. Una riforma a costo zero per motivi ben precisi: rispondeva alla necessità di costruire una cornice ideologica nella quale far rientrare i provvedimenti successivi; corrispondeva ad un vero e proprio manifesto di questo Governo che fa della competizione, della produttività, dell’arrivismo la propria bandiera e che parte, ovviamente, dalla scuola e dall’università per toccare qualunque aspetto delle nostre vite, come abbiamo già scritto nel nostro commento alla riforma.

Sembra di capire, quindi, che gli studenti fuori corso, risultando poco produttivi, non si meritino il diritto allo studio, tanto da dover pagare non solo più tasse in quanto studenti, ma “qualcosina” in più, essendo fuori i ritmi imposti.
A proposito di questo Michael Martone, dopo le dichiarazioni di febbraio, che si sono confermate “dichiarazioni d’intenti” del Governo Monti,  non s’è fatto scappare quest’altra occasione:
"In difesa del provvedimento si schiera Michel Martone, viceministro del Lavoro, celebre per avere definito “sfigati” proprio i fuoricorso, «ma lo direi ancora» — commenta — è stato un incentivo a spronare i giovani".


E l’ultimo commento lo riserviamo alla postilla che riguarda gli studenti-lavoratori i quali dovrebbero avere un trattamento particolare e agevolato.  Postilla pensata, probabilmente, in risposta a quelli che si sono permessi di dire che talvolta si è studenti fuori corso proprio per la necessità di doversi barcamenare tra studio e lavoro per potersi permettere l’università. Saremmo curiosi di sapere in che modo verrà certificato lo “status” di studente-lavoratore dal momento che molti di quelli che si trovano in questa situazione lavorano a nero.

Non dimenticate che siamo “solo” studenti, certo, ma che i genitori che ci “mantengono” e per cui siamo stati chiamati (tra le tante) “bamboccioni”, magari sono in cassa integrazione, o sono stati licenziati, o sono “esodati”. Siamo “solo” studenti, ma quando troveremo un lavoro “in regola” avremo sempre meno diritti e chissà se e quando avremo una pensione.

Siamo studenti, quelli che negli anni scorsi sono scesi in piazza contro la Riforma Gelmini, ma anche il giorno del voto di fiducia del Governo Berlusconi. E siamo anche quelli che hanno manifestato contro la TAV, contro il piano Marchionne, contro il Governo Monti e contro l’attacco al mondo del lavoro.
Dobbiamo continuare su questa strada, anzi, dobbiamo cominciare a lavorare per mettere in moto una forte mobilitazione di cui quest’anno si è sentita la mancanza e di cui sono stati partecipi i lavoratori, isolati più che mai e impegnati in lotte per la sopravvivenza.

L’Italia è uno dei paesi con una ricchezza privata tra le più alte in Europa, addirittura più alta di quella francese, tedesca o inglese. Non smetterebbero mai di “rubare ai poveri per sfamare i ricchi”, sarebbe stupido aspettarsi il contrario, ma dobbiamo essere coscienti del fatto che questa non è l’unica soluzione e quindi dobbiamo lottare affinché cambi lo stato di cose presente!


I diritti non si meritano, si conquistano!
EAT THE RICH!

domenica 9 settembre 2012

pc 9 settembre - seminario nazionale Proletari Comunisti PCm Italia - Risoluzione N°1- agosto 2012

Risoluzione N°1

Il seminario di agosto 2012 di Proletari comunisti ha affrontato i temi del lavoro teorico, ideologico, necessari all'avanzamento della costituzione/costruzione del PCm oggi, nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse.

Il seminario ha messo in luce l'importante lavoro teorico svolto da alcuni quadri del nostro Partito, prendendo a riferimento alcuni testi cardine del marxismo-leninismo-maoismo. Compagni e compagne hanno fatto ampie relazioni sul ‘Che fare?’ di Lenin, su ‘La concezione materialistica della storia’ di Marx ed Engels, su il 1° libro de ‘Il Capitale’, sugli ‘Scritti filosofici’ e ‘Scritti militari’ di Mao Tse Tung. Questi testi sono stati letti, affrontati e analizzati al servizio della crescita del nostro lavoro interno ed esterno e sono indicati dal nostro Partito come indispensabili ‘armi’ a tutto il movimento comunista del nostro paese.
E' proseguita poi la formazione di base dei nostri militanti e dei circoli proletari comunisti, utilizzando come testi di riferimento: ‘I tre più letti’ di Mao, ‘Lavoro salariato e capitale’ di Marx e il magistrale manuale ‘Principi del Leninismo’ di Stalin con una particolare attenzione ai capitoli su Strategia e tattica, sul Partito, e sullo Stile di lavoro.
Altri compagni sono stati impegnati nello studio di altri testi importanti e mirati, quali Il Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels, Stato e rivoluzione, L’Estremismo e L’Imperialismo di Lenin.
Il seminario però ha rilevato anche l'inadeguatezza di una parte dei nostri compagni nel comprendere e impugnare l'arma del lavoro teorico e della formazione. Il seminario ha criticato apertamente questi compagni respingendo ogni deriva economista, sindacalista o di pura sopravvivenza e spirito impiegatizio nelle istanze e nel lavoro politico.
Proprio per questo, il seminario ha stabilito che questo resta il lavoro principale anche nella prima fase della ripresa autunnale su cui tutto la nostra organizzazione è impegnata e su cui non è ammissibile trascuratezza, liberalismo, che sono testimonianza di una debole coscienza di classe e comunista con cui l'impresa della costruzione del Partito non può convivere.

Il seminario ha fatto il punto sul lavoro per la raccolta e rielaborazione e messa a disposizione del movimento proletario e comunista dei materiali che hanno costituito finora il meglio della nostra attività politico-militante. In particolare l'attenzione è posta sui materiali e bilancio dell'esperienza dell'attività di massa e degli organismi di massa su scala locale e nazionale.
Alcuni compagni stanno lavorando alla riorganizzazione e raccolta degli atti e degli scritti che hanno caratterizzato la nostra battaglia per il sindacato di classe nel nostro paese. Entro quest'autunno uscirà un libro/dossier su tutto questo al servizio delle avanguardie operaie e proletarie, dei militanti e delle organizzazioni sindacali di base e di classe nel nostro paese.
Altri due lavori di importanza strategica riguardano: la storia documentata di Red Block al servizio del rilancio programmatico del lavoro per l'organizzazione giovanile comunista rivoluzionaria nel nostro paese; le compagne impegnate nel MFPR, che sono ad uno stadio più avanzato nella produzione di opuscoli e materiali ideologici e teorici, oltre che di esperienze di lotte e di battaglie condotte nel movimento delle donne, sono ora impegnate a dare tutto il respiro necessario a questa battaglia, considerata da noi fondamentale e caratteristica nella costruzione del partito comunista di tipo nuovo nel nostro paese e nella battaglia per la rivoluzione.

Particolare attenzione è poi posta nel seminario alla necessità di riassumere la storia degli avanzamenti e arretramenti di due delle nostre realtà militanti che per diversi motivi sono notevolmente diverse per quanto riguarda i risultati e i contributi apportati nell'affermazione del Partito e nel radicamento di massa. E’ in atto, quindi, il lavoro per una raccolta dei materiali e documenti delle lotte e del dibattito interno di proletari comunisti a Palermo, e una prima raccolta dei materiali prodotti dalla nostra organizzazione a Milano, dove però essa va fusa con una raccolta che metta mano alla storia, alla traiettoria, all'azione e all'approdo del movimento a Milano nelle sue aree più significative.
Il seminario ha rilevato che questo lavoro è ad uno stadio assolutamente iniziale e manca ai nostri militanti la piena comprensione e lo stile di lavoro adatto a realizzarli. D'altra parte è stato affermato che l’applicazione in questo lavoro e il risultato di esso sono un'arma importante per l'avanzamento e il salto di qualità.

Il seminario fa infine appello alle avanguardie proletarie e comuniste a confrontarsi con questo lavoro, a contribuire ad esso anche attraverso critiche al lavoro che svolgiamo, all’azione dei nostri militanti.
Il lavoro svolto da proletari comunisti qualunque sia la sua attuale dimensione è un patrimonio di tutti e come tale deve essere considerato e trattato.

Abbasso le arretratezze ideologiche, i residui di economicismo, lo stile impiegatizio, il basso livello teorico e il numero poco rilevante di materiali elaborativi. Il partito comunista nel nostro paese ha bisogno di ben altro.

Proletari comunisti – PCm
Agosto 2012

pc 9 settembre - seminario nazionale Proletari Comunisti - PCm Italia - risoluzione 2 - agosto 2012

risoluzione N°" - agosto 2012

Il seminario di agosto ha affrontato i compiti che il nostro Partito ha nella situazione attuale della lotta di classe. E’ stato ribadito che il punto di riferimento del nostro lavoro sono le Tesi fondative esistenti nella forma di ‘Punti di elaborazione per un progetto di Tesi’; in essi sono contenuti i nuclei base della posizione teorica ideologica, politica e pratica del nostro lavoro.
Queste Tesi vanno riproposti al movimento operaio e comunista a livello nazionale. Saranno ripubblicate, sia nella forma di opuscolo che nel blog.
Il loro utilizzo però domanda la capacità della nostra organizzazione e dei nostri compagni di utilizzarle in forma comprensibili e nella dinamica della lotta di classe e della lotta di posizione, all’interno del movimento proletario e comunista nel nostro paese.

La linea generale della fase politica attuale e dei nostri compiti è contenuta nelle due Risoluzioni approvate nella Riunione Speciale di alcuni partiti e organizzazioni del Rim.
La prima Risoluzione costituisce secondo noi il più aggiornato quadro di analisi e posizioni dei comunisti, cornice e guida alla loro azione pratica nella lotta di classe in ogni campo.
E’ importante che i comunisti, e noi per primi, utilizzino questi documenti perché offrono un quadro di riferimento che unisce i diversi aspetti della situazione politica nazionale e internazionale e colloca correttamente le lotte operaie e proletarie, le guerre popolari, l’attività rivoluzionaria e la costruzione dei partiti in un contesto generale che permette di vederne gli elementi di unità nella battaglia per la costruzione dei partiti comunisti autentici e nel loro raccordo internazionale per una nuova organizzazione comunista internazionale.
La prima Risoluzione mostra il legame esistente tra la lotta e l’azione nei paesi imperialisti, in particolare quelli toccati dalla crisi economica in maniera più pesante, e le lotte di liberazione e le guerre popolari nei paesi oppressi dall’imperialismo.

Il seminario ha anche affrontato il lavoro di fase, gli strumenti per condurlo e la gerarchia di priorità in questo lavoro.
I - Proletari comunisti – PCm Italia considera che la battaglia di classe principale da svolgere è quella che riguarda le grandi fabbriche nel nostro paese. Abbiamo prodotto negli ultimi due anni uno sforzo prolungato, analitico, teorico e pratico in tutta la vicenda Fiat, che ora è sintetizzato in un libro che possa offrire alle avanguardie operaie e alle avanguardie comuniste, sia alla Fiat ma ben oltre la Fiat, una base solida per affrontare la lotta in fabbrica, per la costruzione di un organizzazione sindacale e politica di classe nella fabbrica, per opporre alla guerra dei padroni e a fascismo padronale che ne è lo strumento la guerra di classe.
Proletari comunisti organizzerà nei prossimi mesi una campagna di discussione intorno a questo libro. Puntiamo alla costruzione di un punto di vista e di una rete nelle fabbriche Fiat e nelle fabbriche in cui il modello ‘Marchionne’, il fascismo padronale, la nuova legislazione governativa di supporto, devono essere combattute sul piano sindacale e politico.
I recenti avvenimenti hanno posto all’attenzione nazionale ciò che è successo, succede e succederà, in quella che oggi è la più grande fabbrica del nostro paese e una delle più importante in Europa e nel mondo:l’Ilva di Taranto. Proletari comunisti, presente col suo lavoro da tempo in questa grande fabbrica, in cui ha contribuito alla nascita iniziale dell’organizzazione sindacale di classe nella forma dello slai cobas per il sindacato di classe, oggi fronteggia da un lato lo sforzo e il tentativo dei padroni assassini di questa grande fabbrica di unire in forme aziendaliste e neo corporative la massa degli operai, con l’appoggio dei sindacati confederali, e dall’altro l’emergenza di un movimento cittadino contro i morti da inquinamento e di devastazione ambientale prodotti dall’Ilva di Riva per i suoi profitti, che al suo interno contiene e richiama posizioni di stampo medio borghese e piccolo borghese, fuse con istanze sottoproletarie, che vogliono portare questo importante movimento e il risveglio della città nelle secche dell’ambientalismo reazionario, delle illusioni riformiste e della divisione tra operai e masse popolari, là dove invece c’è bisogno di un fronte unito tra operai e masse dei quartieri popolari, ecc. per fronteggiare la situazione, ottenere risultati concreti nella difesa della condizione operaia e dei posti di lavoro e attaccare e ridurre gli effetti devastanti sulla salute e sul territorio della logica del profitto capitalista.
Questa è divenuta una battaglia nazionale che Proletari comunisti conduce in ogni realtà in cui è presente, sia sul fronte teorico che sul fronte politico e sindacale, per fare dell’Ilva di TA una base rossa e proletaria e non una base verde-nera.
Chiediamo a tutto il movimento proletario e comunista di sostenere in forma militante, al di là delle divergenze che ci possano essere con noi, questa importante battaglia di classe.

II - Siamo dentro una dinamica di una crisi scaricata dalle borghesie di tutti il mondo su operai e masse popolari e interi popoli, che utilizza nel nostro paese la costruzione di governi di stampo moderno fascista, prima di populismo reazionario con Berlusconi, ora governi di dittatura tecnica del capitale, come Monti. Alla crisi e a questi governi, all’azione di questi Stati bisogna opporre non solo la necessaria resistenza operaia e popolare ma la lotta e la prospettiva della rivoluzione. Per questo bisogna prestare molta attenzione a ciò che è lo spettro di questo scontro, quel filo che da Genova 2001 arriva fino al 15 ottobre e pone nel movimento reale lo scontro tra due vie, tra rivoluzione e opportunismo.
Proletari comunisti è parte ed è dalla parte dei ribelli e dei rivoluzionari, e lavora per l’unica forma di ribellione rivoluzionaria che può essere vincente anche nel nostro paese: la guerra proletaria e popolare che sfoci in insurrezione, guidata dal partito comunista.
Questo scontro che vive in ogni fermento dello scontro sociale e politico del nostro paese. Proletari comunisti è schierato e combatte sul campo contro l’opportunismo pacifista e contro l'insurrezionalismo testimoniale.
Proletari comunisti sviluppa la lotta e la solidarietà contro la repressione di Stato, la criminalizzazione, ecc.

III - Proletari comunisti è presente e dirige lotte di precari e disoccupati in città del sud come Taranto e Palermo e in città del nord, come Bergamo, opera nell’ambito del proletariato immigrato, precario, ricattato e schiavizzato che alimenta continuamente forti lotte e ribellioni.
La lotta per il lavoro, i diritti, il salario garantito è la seconda gamba necessaria del fronte unito proletario per cui lavoriamo e siamo al fianco di tutti coloro che conducono queste lotte in termini classisti e combattivi.

IV - Il governo Monti nel percorso dei suoi provvedimenti reazionari torna ad attaccare frontalmente, dopo la riforma Gelmini, la scuola e in particolare le università, realizzando anche nel nostro paese, come sta avvenendo in tutti i paesi imperialisti e capitalisti del mondo, un forte delle tasse, chiusura dei corsi e degli Istituti, riduzione del valore del titolo di studio, la compatibilizzazione dei contenuti dell’Università agli interessi attuali del capitale.
In altri paesi imperialisti e in altre fasi dello scontro di classe nel nostro paese, questo ha innescato grandiose ribellioni degli studenti e movimenti di massa di carattere potenzialmente rivoluzionario, punto di riferimento dell’intero movimento proletario e popolare. Noi dobbiamo guardare a queste esperienze, come quella recente del Quebec Canada nella quale anche l’ala del movimento studentesco di ispirazione rivoluzionaria e maoista ha giocato un ruolo.
Noi facciamo appello e lavoriamo per una nuova fase di esplosione che vada oltre la pagina gloriosa e importante di ribellione del 14 dicembre 2010.
In questo lavoro Proletari comunisti sostiene la rinascita di un’organizzazione giovanile comunista rivoluzionaria che raccolga la bandiera che in questi anni è stata tenuta alta come pratica rivoluzionaria e spettro contro ogni opportunismo dai giovani maoisti di Red Block di Palermo.

Questo piano di lavoro impegnativo su tutti i fronti, secondo la gerarchia qui espressa, domanda con forza che ci sia un salto di qualità dei nostri compagni nell’ideologia, nella capacità teorica e politica, nei metodi di lavoro e nelle forme organizzative, per superare limiti ed errori e rendere concreti, visibili, utili, indispensabili al movimento proletario e comunista l'azione e l'organizzazione di Proletari comunisti – PCm Italia.

Proletari comunisti – PCm Italia.

pc 9 settembre - proletari comunisti sulla Siria

Dalla parte della rivolta delle masse oppresse in Siria!
Imperialisti e reazionari: giù le mani dalla Siria!
Denunciamo e mobilitiamoci contro il governo Monti che prepara l’intervento militare al servizio della borghesia imperialista italiana

Il governo Monti è attivamente impegnato a difendere gli interessi dell'Italia imperialista nella contesa con le altre potenze imperialiste per preparare la guerra in Siria.
Fiumi di denaro sono partiti dagli USA, dalla Gran Bretagna, dal Canada per finire nei finanziamenti all'esercito di liberazione siriano, tanto da suscitare il sarcasmo della Russia che, con Putin, propone agli USA, a questo punto, di aprire le celle di Guantanamo, vista la partecipazione dei combattenti quaedisti nell'esercito anti Assad.
La Turchia, cane da guardia dell’imperialismo, è in prima fila nell'intervento diretto in Siria e intanto massacra anche il popolo kurdo di quella parte di Kurdistan siriano per garantirsi l'esclusiva sui profitti del petrolio.
L'ONU e l'Europa fanno la loro parte nel fomentare i venti di guerra sulla Siria e, con il pretesto della crisi umanitaria, aumentano il sostegno finanziario sottoforma di "aiuti" e preparano il terreno politico all'aggressione imperialista.
Lo stesso ministro degli Esteri italiano, Terzi, nei giorni scorsi ha affermato: "L'Italia sta operando in maniera attiva su entrambi i fronti. Oltre a promuovere il dialogo e a dare assistenza ai profughi, stiamo considerando la fornitura all'opposizione di strumenti di comunicazione utili per poter prevenire attacchi contro civili e stiamo impostando la nostra azione per il dopo-Assad".
Nella riunione informale dei ministri esteri Ue a Cipro, Terzi e Fabius firmano una lettera in comune in cui scrivono: "Se falliamo in Siria, la stabilità del Medio Oriente sarebbe compromessa e la sicurezza europea sarebbe gravemente minacciata sotto tutti gli aspetti, dal terrorismo alla proliferazione degli armamenti passando per l'immigrazione illegale e la sicurezza energetica".
E per questa "sicurezza" che passa per un altro bagno di sangue delle masse arabe che l'Italia di Monti-Terzi non vuole trovarsi impreparata e pensa già al "dopo Assad", con i profitti della ricostruzione e con i piani di addestramento militare delle truppe del nuovo regime fantoccio, se mai riusciranno a metterlo in piedi con l'invasione.
Senza timore del ridicolo, sempre lo stesso servo imperialista, ministro di un governo alleato di ferro dello stato terrorista israeliano, dotato di armi sofisticate e bombe nucleari, ha affermato che "é assolutamente inaccettabile" che Assad ricorra ad armi chimiche! Evidentemente per la borghesia imperialista italiana sono, invece, “accettabili” le bombe nazisioniste sul popolo palestinese di Gaza!
Ma anche l'ammiraglio-ministro Di Paola non vede l'ora di fare partecipare l'Italia imperialista e ha parlato di trasferire 3000 militari delle truppe d'occupazione italiane in Afghanistan in Siria: "l'Italia ha le capacità per intervenire".
In questo scenario la resistenza popolare armata intanto si organizza contro il socialfascista Assad e la sua cricca al potere, sostenuto da Russia, Cina, Iran e dagli Hezbollah libanesi.
L'esercito di "liberazione" diretto da forze integraliste islamiche non è espressione della volontà di emancipazione sociale e politica delle masse siriane, infatti gode dell'appoggio degli imperialisti, gli stessi che sostengono la cosiddetta opposizione politica. Basti pensare che, in Italia, è stato proprio il PD, maggiore azionista di questo governo che si prepara alla guerra, ad organizzare una manifestazione il 27 marzo a Roma a suo sostegno e a lanciare una raccolta di fondi per gli aiuti umanitari.
L'autentica istanza di liberazione delle masse oppresse siriane può affermarsi solo con il rafforzamento della via della Rivoluzione Democratica Nazionale Araba, come chiamano i compagni maoisti arabi la via della guerra popolare in marcia verso il socialismo. A queste forze va il nostro incondizionato sostegno ora che le masse oppresse siriane non intendono più subire l'oppressione, la repressione, la dittatura, la divisione su base etnica, la rapina delle risorse, che questi nuovi venti di guerra da parte dell'imperialismo sulla Siria mirano a perpetuare.


En.Di.