martedì 18 febbraio 2014

pc 18 febbraio - ANCHE A TARANTO IL 22 CONTRO LA REPRESSIONE

il tentativo di sgombero a Taranto di Officine Tarantine
Roma contro gli arresti di chi lotta per diritti, casa, reddito...
contro gli illegali arresti dei compagni No Tav
 
Chiediamo lavoro, case, reddito, diritti... 
ci danno repressione... 
 
faremo rivolte...
Sabato 22 febbraio giornata nazionale di lotta 
contro la repressione
ANCHE A TARANTO
 in gemellaggio con tutte le iniziative in varie città
mobilitiamoci!
dalla Val Susa, dove restano in carcere, accusati di terrorismo, 4 giovani che lottano per la difesa del territorio contro le speculazioni di morte

a Roma, Napoli, Milano, ecc. dove arrestano chi lotta per il diritto alla casa

a Taranto dove vogliono sgomberare il futuro dei giovani
Disoccupati Organizzati slai cobas Taranto
e riempiono di denunce i disoccupati e i lavoratori in lotta per il lavoro
 
INIZIATIVA SABATO 22 
IN CENTRO CITTA'

 
 
 
 
per organizzare: pcro.red@gmail.com
I compagni del Circolo Proletari comunisti Taranto

pc 18 febbraio - LA MUSICA A SUPPORTO DELLA BATTAGLIA PER LA SICUREZZA SUL LAVORO

Per chi non lo sa o se ne è dimenticato, gli NH3 sono uno dei gruppi musicali che da sempre ha appoggiato e supportato il progetto SICUREZZA SUL LAVORO – KNOW YOUR RIGHTS!
Lo hanno fatto in maniera concreta, mettendo il logo del progetto sui loro dischi e sui loro manifesti, indossando le magliette del progetto nei loro concerti e noi loro video, partecipando alla compilation musicale SICUREZZA SUL LAVORO.
Gli NH3 hanno dedicato una loro album, una loro canzone e un loro video agli EROI SENZA VOLTO, cioè a tutti i lavoratori che ogni giorno muoiono facendo il loro lavoro, ignorati dai giornalisti, dai politici, da troppi sindacalisti e per questo appunto “eroi senza volto”.
Il bellissimo video di “Eroi senza volto” lo potete vedere al link:
Il testo della canzone lo riporto a seguire.
La pagina degli NH3 su Facebook è al link:
Per tutto questo vi invito a seguirli, comprare i loro dischi e partecipare ai loro concerti.
Il prossimo concerto degli NH3 si terrà sabato 22 febbraio al Centro Sociale Pinelli in via Fossato Cicala, 22 a Genova.
Marco Spezia


NH3 EROI SENZA VOLTO

Piange solo il sindacato, io cadevo e non mi ha preso,
ora parla e pubblicizza nuove tessere al partito.
Si fonda sul lavoro questo stato che non vedo,
io non credo, io non prego e la mia morte vale meno...
Non ho paura dell’inferno, ma della vita che rimane,
cemento, stenti e braccia viola, per un lavoro infame.
Muoio (muoio!) e nella morte vivo,
vivo costretto a morire.
Muoio (muoio!) e nella morte vivo,
vivo costretto a morire.
Non muoiono banchieri, né poeti o gli usurai,
loro vivono di vita, soldi, argenti e pochi guai.
Si crepano nei mutui, schiene a pezzi, mai eroi,
compagni soffron per la vita e a morire gli operai!
Mi aggrappo al buio, al fuoco, ma continuo a respirare,
mi vendo alla morte per i miei amori e per mangiare!
Muoio (muoio!) e nella morte vivo,
vivo costretto a morire.
Muoio (muoio!) e nella morte vivo,
vivo costretto a morire.
Televisori spenti, figli di guerra, patinati e boia!
Morirò due volte, né ricordo, né medaglia.
Cinque come me ogni giorno in Italia è una vergogna!
Io non credo, io non prego e la mia morte vale meno...
Muoio (muoio!) e nella morte vivo,
vivo costretto a morire.
Muoio (muoio!) e nella morte vivo,
vivo costretto a morire...

lunedì 17 febbraio 2014

pc 17 febbraio - Massima solidarietà agli studenti de La Sapienza processati per “attentato contro gli organi costituzionali”

Alle porte del Senato c'eravamo tutti

Il 19 Febbraio inizierà il processo che vede accusati 12 studenti della Sapienza di “attentato contro gli organi costituzionali”, reato che prevede una condanna fino a cinque anni di carcere. L’impianto accusatorio afferma che gli studenti indagati, insieme ad altre centinaia, avrebbero attaccato e messo a rischio un’istituzione dello Stato, macchiandosi così non solo di una colpa gravissima e meritando una pena esemplare.

Proviamo a contestualizzare gli eventi:

Il 24 Novembre del 2010 un corteo di centinaia di persone attraversava la città di Roma in opposizione alla riforma Gelmini, riforma che segnava in maniera definitiva la dismissione dell’università e della ricerca pubblica, come ampiamente dimostrato dalla condizione drammatica in cui versano gli Atenei di questo Paese, proprio a causa di quella riforma e ai tagli che le si accompagnarono. Era l’inizio della crisi e già gridavamo “noi la crisi non la paghiamo”; era il tramonto dell’ultimo governo Berlusconi e la rappresentanza politica cominciava a mostrare la sua faccia più feroce, fatta di corruzione sistematica e sospensione della democrazia, in nome del pareggio di bilancio. Il 14 dicembre del 2010, mentre nell’aula del Parlamento andava in scena la compravendita di parlamentari, Piazza del Popolo esplodeva: andava in onda una rivolta generazionale, fatta da chi è sicuro che avrà meno diritti e sarà più povero dei propri genitori, condannato alla precarietà, espulso dal ciclo della formazione.

Quel giorno, con la determinazione di voler violare le porte dei Palazzi del potere, sempre più in crisi e delegittimati, le nostre ragioni sono esplose e hanno accesso la miccia della protesta in tutto il Paese: un movimento straordinario, che ha portato nelle piazze e nelle strade di decine di città italiane le ragioni di studenti, ricercatori, giovani precari, che non hanno abbassato la testa e non sono rimasti in silenzio.

Si prova ad usare un reato desueto e in odor di eversione per vendicarsi, ad anni di distanza, di chi ha condotto le proprie battaglie con coraggio e alla luce del sole: non c’è mai stata la volontà di nascondersi, perché ogni atto e ogni capitolo di quella protesta - come di tutte le lotte studentesche - hanno sempre trovato la forza nella legittimità costruita giorno dopo giorno nelle facoltà, nelle aule, nelle strade, nelle piazze.

Il tentativo chiaro è quello di criminalizzare, isolare e punire gli studenti “maggiormente responsabili”, comminando pene spropositate. Il dissenso non viene tollerato, e chi cerca di opporsi a provvedimenti distruttivi e dannosi viene perseguito e condannato. A confermare questa ipotesi vi sono decine di provvedimenti penali a carico di studenti e studentesse che dal 2008 hanno tentato di porre un argine alla guerra dichiarata da governi di centro-destra e centro-sinistra alla scuola, alla formazione, alla ricerca e alla cultura. Ma sotto attacco non ci sono solo le lotte studentesche: dalle lotte No Tav al movimento per il diritto all’abitare - i cui attivisti sono stati duramente colpiti a Roma e a Napoli solo qualche giorno fa – chiunque manifesti il dissenso e lotti per il reddito e i diritti è soggetto ad una feroce ed indiscriminata repressione, che si avvale di strumenti infami, quali la fattispecie di reato di devastazione e saccheggio, le sanzioni amministrative, l’accusa di terrorismo.

Per questo ci sentiamo di dire che il 24 Novembre, ad opporci alla distruzione dell’università che veniva discussa nell’aula della Camera, c’eravamo tutti.

Le studentesse e gli studenti della Sapienza in Mobilitazione

24N10 ceravamotutti

pc 17 febbraio - IL 17 FEBBRAIO 1977: LAMA CACCIATO DALLA SAPIENZA

(da Infoaut) - E' il 17 febbraio 1977, il giorno scelto da Pci e sindacato per dare una sferzata che lasci il segno a quel movimento di estremisti che ha occupato la Sapienza di Roma.

Hanno deciso che il segretario della CGIL, Luciano Lama, andrà a parlare in università. Dalle 6 del mattino tra servizi d'ordine di fgci, Pci e vari funzionari sono quasi in duemila; tutti in permesso sindacale per andare a difendere il loro segretario. Bloccano le entrate per non far passare nessuno, e cominciano a cancellare le scritte dai muri. Lama, protetto dai poliziotti di partito, inizia a parlare da un furgone, amplificato da un impianto a 20.000 watt. Assordante, e che non permette replica.

Perché questa scelta? Perché gridare in università che il movimento è composto di fascisti, e sbandierare il vessillo "della politica dei sacrifici" nella casa del "tutto e subito"? Diverse sono le interpretazioni.

Chi del Pci ricorda quell'evento ( si narra che lo stesso Berliguer fu fortemente critico sull'iniziativa di Lama), parla di una leggerezza politica, di un errore di analisi, di non aver compreso che in università non c'erano piccoli gruppi autonomi, ma un movimento che già allora avrebbe salvato ben poco dell'esperienza pcista.
Ma forse è più saggio pensare che all'interno della dirigenza, soprattutto romana, si volesse cauterizzare quella ferita che il movimento aveva aperto nella base sociale del partito, sospingendo "quelli del '77" su posizioni radicali che ne limitassero il contagio.

Ben prima di quel giorno si era cercato ghettizzare, isolare e rinchiudere il movimento in università; poi di presentare il Pci come il solo portatore reale dell'interesse di classe, e quindi l'unico legittimato a rappresentarla; dopo la cacciata di Lama si decide che nel movimento ci sono i buoni e gli autonomi.

La mattina del 17 febbraio, studenti e lavoratori dei collettivi fronteggiano il servizio d'ordine di Lama. L'aria è tesa, scandita dal coro "sa-cri-fi-ci!" degli indiani metropolitani, che hanno issato un fantoccio del segretario della CGIL con scritto "nessuno lama". E poi succede, anche se nessuno nell'assemblea del giorno prima se lo sarebbe potuto aspettare.

"Ci fu uno sciocco servitore del servizio d'ordine del Pci [...] che brandiva un estintore enorme e stupidamente cominciò a scaricarlo sugli studenti... Quello fu il segnale per mandarli affanculo
definitivamente." (Vincenzo Miliucci in un'intervista a Cesare Del Bello).

Succede che Lama è costretto a correre giù dal furgone e darsela a gambe, incalzato dall'attacco dei compagni. C'è chi se lo ricorda sconvolto e sudato, preoccupato di venire catturato dagli autonomi.

pc 17 febbraio - SQUINZI DA' LA RICETTA A RENZI: L'IMPRESA PRIMA DI TUTTO

"Una nuova Marcia dei Quarantamila. in versione web. Aspettiamo risposte al disagio delle imprese, ha detto il presidente di Confindustria Squinzi, e fa immediatamente una precisazione: «Questa manifestazione non è contro un governo o a favore di un altro governo. È una protesta contro una cultura anti-industriale che ormai da qualche decennio è diventata prevalente nel nostro paese».
"La ripresa passa dall'impresa", è ora lo slogan dei padroni, grandi, medi o piccoli. «Per crescere è sull'industria che bisogna puntare: «Siamo per far ripartire l'economia e far sì che le imprese trovino di nuovo la possibilità di crescere e di creare lavoro e benessere per il paese». Ed ha concluso con un appello: «Dateci un paese normale e vi faremo vedere di cosa siamo capaci». Fisco, costo del lavoro, burocrazia, riforme istituzionali, tempi certi per la giustizia: sono i temi su cui Confindustria è in pressing da mesi.
Squinzi ha rilanciato la ricetta delle imprese: riduzione del cuneo fiscale, aumento della produttività stabilizzando le risorse destinate alla detassazione del salario di produttività. E poi riallineare il costo dell'energia alla media Ue, agendo soprattutto sulle componenti parafiscali della bolletta; immettere liquidità; rilanciare gli investimenti, con misure come il credito di imposta ed attuando il piano per il dissesto idrogeologico e la messa in sicurezza sismica.

Inoltre bisogna accelerare l'internazionalizzazione, le imprese devono andare all'estero. Va mantenuta la coesione sociale, ha aggiunto Squinzi, «riducendo l'Irpef che grava sui redditi più bassi da lavoro dipendente, rimodulando aliquote e detrazioni e aumentando i trasferimenti agli incapienti». A questo vanno aggiunte le riforme istituzionali, perché «la crescita sia sostenuta da un sistema paese che funzioni». E poi occorre riorganizzare la Pa, liberando il paese dalla burocrazia e da regole opprimenti che sono il terreno su cui proliferano corruzione e malgoverno».  

E' il profitto del capitale che deve essere salvaguardato e sviluppato! Il bene è "l'impresa"!
Questo passa fondamentalmente per più sfruttamento con aumento della produttività e per la riduzione del costo del lavoro per ridurre i salari, ma anche: meno lacci per la delocalizzazione delle imprese; meno vincoli di regole "opprimenti", quindi semplificazioni, sulla scorta e meglio di quelle sulle normative sulla sicurezza sul lavoro; tanti più soldi e meno tasse ai padroni.
Oh! Squinzi pensa anche al "lavoro dipendente"... chiede la riduzione dell'Irpef (che poi come è già successo si tradurrà per i lavoratori in poche decine di euro).

QUESTO E' IL LORO PAESE "NORMALE" - dove è "normale" chi lavora sfruttato, chi viene buttato fuori quando al capitale conviene andare all'estero; dove chi produce tutto non ce la fa a vivere e un pugno di persone si appropriano di tutta la ricchezza sociale prodotta dagli operai; e dove il governo (qualsiasi governo) deve essere un "ricco, gaudente, parassita" comitato d'affari del padronato.

Che questo loro programma sia contro l'interesse dei lavoratori e delle masse popolari, lo hanno dichiarato loro stessi, quando nel convegno a Torino hanno fatto rieccheggiare la "MARCIA DEL 40MILA", che volle e spezzò una grande lotta degli operai Fiat e avviò di fatto il lungo periodo di reazione padronale e politico - con repressione delle lotte e delle avanguardie operaie. 

Ma se la storia dà ai padroni, al governo delle strade da seguire, deve dare per contro agli operai gli strumenti per imparare dalle lezioni sia positive che negative della loro storia di classe.
ALLA GUERRA DEL CAPITALE OCCORRE RISPONDERE, non con le denunce, la disperazione e gli appelli, ma ORGANIZZANDO LA NOSTRA "GUERRA DI CLASSE".

pc 17 febbraio - VERSO IL 22 FEBBRAIO GIORNATA NAZIONALE DI LOTTA CONTRO LA REPRESSIONE



(Dal comunicato NoTav) - Questo che pubblichiamo qui di seguito è un elenco parziale delle iniziative organizzate in Italia in risposta all’appello di mobilitazione nazionale lanciato dal movimento No Tav per la giornata del 22 febbraio. Una giornata di lotta contro la criminalizzazione del movimento, in solidarietà a Chiara, Nicolò, Claudio e Mattia e a tutti gli inquisiti del movimento...

Torino: al mattino 6 piazze tematiche: Piazza Baldissera: Comitati Valli di Lanzo e Venaria, No tunnell, Venaria (si treni pendolari), Piazza Madama Cristina: CUB, Operatori Sociali Non dormienti (welfare), Porta Susa: Comitato Torino e Cintura (No inc., No tangest, No MUOS) – No devastazioni del territorio), Via Garibaldi: Case occupate – difesa della terra e contro il terrorismo di stato, Porta Palazzo: ore 10,30 No Tav autogestione – No opere inutili, Piazza Nizza ore 13: sportelli casa, occupazioni abitative – Diritto all’abitare
Alle 15 in corteo, partenza Piazza Castello.
Novara: presidio ore 14 Piazza delle Erbe
Ivrea: presidio di fronte al carcere in Corso Vercelli 165 dalle ore 9.00 alle 12.00. Alle 14 sotto gli uffici della Cogeis di Quincinetto, implicata nella devastazione dei territori (costruzione della TAV e del Pirogassificatore di Borgofranco)
Pisa: piazza sabato 22 febbraio alle ore 15,30 in Logge dei Banchi. Manifestazione cittadina contro crisi, povertà e sfratti
Trento: corteo No Tav ore 14,30 Piazza Dante
Trieste: manifestazione ore 16 piazza Hortis
Pavia: presidio alle 15:00 in piazza della Vittoria
Pistoia: Piazza Gavinana (il Globo) ore 9-19 presidio informativo
Roma: Valerio vive, la rivolta continua. Ore 17 Via Monte Bianco corteo.
Genova: ore 15 Piazza San Lorenzo presidio No Tav-Tezo Valico
Pozzolo (località brusadini): presso presidio No Tav terzo Valico, ore ore 12,30 polentata, ore 15.00 passeggiata fino al cantiere
Firenze: manifestazione ore 15.00 Piazza Torquato Tasso
Brescia: manifestazione ore 15.00 piazzale della stazione ferroviaria
Martesana: ore 9.00 volantinaggio mercato di Melzo, ore 11,30 mercato di Pioltello. Ore 13 appuntamento stazione Pioltello-Limito per raggiungere Piazza Garibaldi (Mi) per corteo regionale
Milano: giornata diffusa di azioni e blocchi a sostegno del movimento NO Tav e dei compagni arrestati. Piazza 25 Aprile, vicino a stazione Garibaldi ore 14 per corteo regionale.
Ravenna: Ore 9:30 Corteo, partenza P. za Gandhi (Porta Adriana)
Belluno: dalle ore 14 presidio/assemblea presso il piazzale della Stazione
Asti: manifestazione ore 15 (da dove?)
Caltanissetta: corteo No Muos contro la repressione delle lotte, ore 9.30 in Piazza Falcone e Borsellino 

pc 17 febbraio - MONDIALI DI CALCIO PREPARATI CON IL SANGUE OPERAIO

Insieme alla carneficina di operai in corso per i lavori per la coppa del mondo in Brasile. anche in Qatar...

Mondiali 2022: strage di operai in Qatar, già 400 immigrati nepalesi morti



Mondiali 2022, stampa inglese: strage di operai in Qatar, già 400 immigrati nepalesi morti

E secondo le previsioni, fino all'inaugurazione potrebbero perdere la vita in tutto 4 mila persone impegnate nella costruzioni degli stadi.
LONDRA - Sono già oltre 400 gli immigrati nepalesi morti in Qatar nei cantieri per i mondiali di calcio 2022. Lo scrive il quotidiano britannico 'Observer', che anticipa i risultati di un'inchiesta della "Pravasi Nepali Co-ordination Committee", un'organizzazione per i diritti umani. L'elenco degli operai che hanno perso la vita è stato compilato utilizzando fonti ufficiali a Doha.
Quella che ormai è già una strage degli operai potrebbe in futuro assumere valori ancora più drammatici: come annunciato la settimana scorsa dall'''International Trade Union Confederation', fino all'inaugurazione dei Mondiali, tra otto anni, si temono 4 mila vittime. E i lavoratori più a rischio sembrano proprio quelli nepalesi, che rappresentano il 20% della manodopera usata per la costruzione degli stadi. Molti altri arrivano da India, Bangladesh, Pakistan e Sri Lanka.
Le polemiche sono destinate ad acuirsi nei prossimi giorni, in occasione della visita del principe Carlo in Qatar. Il deputato laburista Jim Murphy ha scritto un intervento sul 'Guardian' in cui ha condannato la tragedia degli operai e ricordato che nessun lavoratore è morto nei cantieri per le Olimpiadi di Londra 2012.

pc 17 febbraio - SUDAFRICA, OLTRE 200 OPERAI BLOCCATI IN MINIERA D'ORO ILLEGALE


Sudafrica, oltre 200 operai bloccati in miniera d'oro illegale

Gli operai erano scesi nella miniera a Benoni, vicino Johannesburg, sabato. A bloccare l'uscita un grosso masso precipitato in seguito a una frana. I soccorritori sono riusciti a parlare con un gruppo di trenta uomini che si trova più in alto











"IL POZZO maledetto, quello del sogno d'oro che diventa incubo di sabbia e fango, si chiama "New Kleinfontein 6". E' solo un condotto di ventilazione nella vecchia miniera abbandonata di Benoni, alla periferia di Johannesburg. Ma era la speranza per i disperati che si sono improvvisati minatori, entrando illegalmente per scavare con mezzi di fortuna, come in Africa è pratica diffusa. La miniera appartiene alla compagnia cinese Gold One, che per adesso non ritiene di dover tornare a scavarci. Ma la gente di Benoni non si è curata delle carte e dei diritti: ha scavato un tunnel accanto alla chiusura del condotto e ha affrontato il destino nei budelli del sottosuolo sudafricano, ricco di promesse e di trappole. Quando il condotto è crollato alle spalle dei minatori, la terra si è richiusa a ingoiare un gruppo di uomini spaventati, forse duecento
Le grida di aiuto dal sottosuolo hanno attirato l'attenzione, l'allarme è stato dato e le operazioni di soccorso sono iniziate. La polizia ha chiesto l'aiuto della ER24, una ditta privata di soccorsi. L'impresa ha trovato una gru per spostare una lastra di cemento che sbarrava l'accesso al condotto, ed è riuscita a riportare alla luce dodici minatori abusivi. Ma l'abbraccio con le famiglie è durato molto poco: dopo un sommario esame medico, i sopravvissuti sono stati arrestati. Due di loro, sostiene qualche testimonianza, avrebbero cercato di tornare nella miniera dopo aver visto gli agenti. Adesso la scaletta di corda utilizzata dalla prima dozzina di minatori per tornare alla luce pende nel pozzo, senza nessuno che ci si aggrappi. Eppure le viscere della terra trattengono ancora, dicono i pochi fortunati riemersi, duecento minatori, o magari anche di più. Hanno ricevuto acqua e cibo, ma nessuno sale più.
Le squadre di salvataggio non sono del tutto persuase: forse, scrive il corrispondente del "Guardian", sotto terra c'è appena una manciata di uomini... Quale che sia il numero reale dei sepolti vivi, la scaletta resta a penzolare inutilizzata nel pozzo di aerazione numero 6 non perché i crolli delle gallerie senza sicurezza trattengano i più disgraziati sotto i detriti... Sono ex minatori licenziati o lavoratori "informali", come si chiamano, a metà fra il rispetto e l'ipocrisia, i disperati che ogni giorno si arrangiano a inventare la sopravvivenza sulle strade dell'Africa... Con l'arrivo del buio l'azienda mineraria ha ordinato al personale di sicurezza di montare la guardia vicino al pozzo d'aerazione. Nessuno esce da qui senza pagare le conseguenze del suo gesto, dicono i cinesi: quel cunicolo buio appartiene alla Gold One, ricco che sia d'oro o solo di illusioni" (da Repubblica) 

domenica 16 febbraio 2014

pc 16 febbraio - IL 'METTEORENZI" GOVERNO

Si prepara un governo Renzi. Ma è meglio chiamarlo: governo Renzi-Squinzi-banchieri-controllato dal nuovo protagonismo di Berlusconi, e che fa l'occhiolino a Landini con una apertura da parte di quest'ultimo al piano del lavoro, il cosiddetto 'jobs act'.
Il padronato industriale e finanziario si aspetta che l'attivismo del “matteorenzi” produca atti immediati. Siamo sempre alle stesse “agende”, date a Monti e poi a Letta, non ci sono granchè novità. Ma ora il problema è vedere se quel “faccio tutto io e subito” di Renzi può produrre, almeno all'inizio, passi concreti che vadano nel senso di “meno Stato nell'economia, semplificazioni legislative e di regolamenti per le aziende, di agevolazioni e credito alle imprese, tassazioni più leggere per le imprese, una pubblica amministrazione efficiente e moderna , mercati “sgessati”; ma soprattutto una riduzione del costo del lavoro, “una riforma del mercato del lavoro che lo renda davvero flessibile (cioè con meno vincoli allo sfruttamento padronale), una scuola e formazione a misura della competitività globale (cioè una scuola che sforni braccia e anche cervelli al servizio del profitto capitalista), una decontribuzione per le assunzioni di giovani; e infine tanta ricerca e innovazione (sempre per le aziende)”.
Per questo il consiglio del padronato – che va “a cazetta” con il superpersonalismo di Renzi – è di governare attraverso un rapporto diretto con i cittadini, “spiegando ai cittadini, prima ancora che ai politici, cosa vuole fare... parlare chiaro, dire le cose come stanno, usare il senso comune del Paese. Solamente così potrà sopravvivere...” avere il sostegno dell'opinione pubblica... (Sergio Fabbrini su Sole 24 Ore).
Ma chi è questa “opinione pubblica”? Non certo i lavoratori, i giovani, le donne, quelli che non hanno da aspettarsi nulla di buono dallo “scattante Renzi”.
Sono piuttosto gli elettori del partito di Berlusconi, con cui “Renzi dovrà fare un patto per la riforma delle regole del gioco, la riforma elettorale concordata con il pluricondannato leader dell'attuale principale partito di opposizione. “Fu un errore del governo Letta, e ancora di più del governo Monti – dice il giornalista della Confindustria - lasciare l'iniziativa della riforma elettorale al parlamento. La riforma elettorale dell'Italicum va imposta dal governo attraverso un accordo dichiarato con Forza Italia di Silvio Berlusconi. Quest'ultimo è abilitato dai milioni di elettori che lo hanno votato e che continuano a sostenerlo... Con la riforma elettorale approvata, i parlamentari del Pd e degli altri partiti della coalizione non avranno più poteri di veto nei confronti del governo Renzi..”.
Non solo, ma “Se quello di Renzi sarà un governo dell'opinione pubblica (!?), allora non dovrà preoccuparsi di promuovere una riforma del mercato del lavoro che metterà in discussione il potere di veto dei sindacati... Il senso comune del Paese è chiaro: siamo soffocati dalle rendite private e pubbliche, sindacali e corporative. Un governo dell'opinione pubblica dovrà concentrarsi su pochi problemi, senza mollare la presa fino a quando non sono risolti”. Dove, chiaramente, per “Paese”, si intende solo il loro paese.

Ora, tenendo conto che il “matteorenzi” tutte queste idee e programmi innovativi non pare averli – il jobs act è sostanzialmente un piano sempre pronto nei cassetti dei vari Ichino; come l'Italicum non fa che sostanzialmente spostare di poco in basso o in alto alcune percentuali; ecc. - ciò che farà agire è in effetti proprio questo metodo di “imposizione”, di decisionismo “legittimato” dal “rapporto diretto coi cittadini” - una sorta di “berlusconismo giovanile”, che parla pure tanto...

pc 16 febbraio - GLI OPERAI USA DELLA VOLKSWAGEN BOCCIANO L'ENTRATA DEL SINDACATO IN FABBRICA

"Gli operai della Volkswagen in Tennessee hanno bocciato al referendum la proposta di eleggere rappresentanti del sindacato in azienda

La battaglia condotta dal leader della Uaw per portare il sindacato dei lavoratori dell'auto negli Stati americani del Sud si è chiusa con una cocente sconfitta: gli operai della fabbrica Volkswagen di Chattanooga, in Tennessee, hanno bocciato venerdì in un referendum, sia pure con un risultato di misura - 712 voti contro 626 - la proposta di farsi rappresentare dalla Uaw e formare un consiglio di fabbrica "alla tedesca".
La campagna per il voto è stata infuocata e ha visto l'impegno diretto a favore del "no" al sindacato di numerosi politici repubblicani, tra cui il senatore locale Bob Corker. La Uaw sta tentando da anni di ottenere una rappresentanza negli impianti automobilistici aperti nel Sud degli Usa dai costruttori tedeschi, giapponesi e coreani, dove la Uaw ha difficoltà ad entrare".

Nelle fabbriche Usa l'entrata del sindacato ha una procedura già di per sé ostativa: una quota prefissata di lavoratori deve richiederne la presenza; quindi sotto il controllo di 5 membri (del National Labor Relations Board) di nomina presidenziale vengono indette elezioni tra tutti i lavoratori per scegliere se far entrare il sindacato in fabbrica o no. In base al risultato delle votazioni si ha l'union shop (sindacato rappresentante dei lavoratori) o non union shop (fabbrica non sindacalizzata). Entro un periodo di tempo prefissato il sindacato che ha vinto le elezioni deve stipulare un contratto di lavoro.

"In questo caso la Volkswagen a Chattanooga non aveva dimostrato ostilità al sindacato; del resto il sistema tedesco vede la partecipazione dei dipendenti alla gestione e in particolare al consiglio di supervisione dell'azienda. Proprio per questo la Uaw si era impegnata a Chattanooga - fabbrica inaugurata tre anni fa - in una lunga campagna, e nel settembre scorso aveva annunciato di aver ottenuto le firme di una maggioranza degli operai a sostegno del referendum.
Nelle ultime settimane però gli oppositori - sostenuti dal partito repubblicano - hanno fatto leva sul rischio, vero e presunto, che il flusso di investimenti si prosciugasse in caso di apertura alla Uaw.

Proprio l'assenza del sindacato in fabbrica, oltre ai costi del lavoro inferiori, è stata uno dei fattori che ha attirato verso gli Stati del Sud una grossa fetta degli investimenti automobilistici degli ultimi trent'anni. Con 300mila posti di lavoro nel settore auto, pari all'8% della sua forza lavoro, il Tennessee è ormai lo stato che più dipende dalle quattroruote, se si escludono il Michigan di Detroit, l'Indiana e l'Ohio.
Gli operai della Volkswagen di Chattanooga guadagnano in media 20 dollari l'ora: meno dei 28 dei veterani di Detroit, ma più dei 15 dollari che le Big Three pagano a chi è stato assunto dopo il 2009. In un contesto economico in cui la concorrenza per attrarre investimenti è sempre più elevata (e viene sfruttata al massimo dalle aziende), la maggior parte degli operai ha preferito mantenere un sistema che ha finora funzionato". (da Sole 24 Ore).

Ma sono anni che la crescita del sindacato è ferma nelle maggiori fabbriche Usa. Pur se nel ventennio passato gli operai occupati sono aumentati gli iscritti ai sindacati sono diminuiti. Calo in particolare nell'industria manifatturiera fortemente toccata dalla ristrutturazione e dalla modifica collocazione dell'industria – lieve crescita nel settore servizi, amministrazione ma essenzialmente degli impiegati.
In contemporanea è cresciuta la spinta alla flessibilità nell'utilizzo di forza-lavoro e ad un contenimento dei salari, o con ristrutturazioni brutali o con gli accordi sindacali, per avere flessibilità dei turni, ringiovanimento della forza-lavoro a condizioni inferiori; ma anche accordi per la riduzione della copertura per le spese dell'assistenza sanitaria, attraverso un aumento della partecipazione a carico degli operai a queste spese.
In alcune fabbriche i sindacati fanno questi accordi per avere in cambio un aiuto alla sindacalizzazione delle fabbriche.


Quindi, chiaramente la responsabilità di questa sconfitta sindacale della Uaw, come del calo degli iscritti, non è da attribuirsi solo a pesanti interferenze esterne, ma al ruolo, ormai storico, di aperto cogestore da parte del sindacato dei pesanti processi di intensificazione dello sfruttamento delle grandi aziende in particolare, che ha fatto negli anni acquistare potere nelle aziende ma perdere tra i lavoratori.  

pc 16 febbraio - "I SOLI STRANIERI SONO GLI SBIRRI E I FASCISTI"

I soli stranieri nei nostri quartieri sono gli sbirri e i fascisti”. Era scritto sullo striscione di apertura del corteo che ieri sera, alle 22.15, ha attraversato il centro di Ginevra. Centinaia di persone, soprattutto studenti, giovani dei collettivi antirazzisti e di Solidarité, sono scesi in piazza per protestare contro il voto di domenica sull'iniziativa UDC “Contro l'immigrazione di massa”. Fumogeni, musica e slogan “No ai fascisti nei nostri quartieri” ma anche “contro il padronato che divide et impera” e la classe politica dirigente, “responsabile dell’ascesa di idee razziste in Svizzera”. Subito dopo il risultato del voto di domenica in diverse città della Svizzera – Zurigo, Lucerna, Berna - si erano svolte manifestazioni di protesta, spontanee. “La vostra Svizzera, il nostro orrore” si leggeva su uno degli striscioni retto da manifestanti a Berna durante il corteo. Ma il leit motiv in tutte le città dove si è sceso in piazza, scandito al megafono e scritto sugli striscioni, è stato soprattutto. “ci vergogniamo”.(da contropiano)

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pc 16 febbraio - DAL MFPR DI PALERMO: BALLARE SI' MA NON BASTA, SERVE LA LOTTA DELLE DONNE...

Anche noi del MFPR eravamo a one billion rising Palermo, davanti il palazzo di giustizia, con striscioni/pannello e volantini,  a denunciare che ballare non basta, occorrre la lotta diretta e sistematica della maggioranza delle donne perchè tutta la vita deve cambiare, perchè questa società capitalista fa della doppia oppressione delle donne uno dei suoi cardini...  
I nostri striscioni erano abbastanza espliciti su quello che vogliamo:  
"Contro violenza e femminicidi la lotta rivoluzionaria delle donne per rovesciare questa società che li produce", "Indietro non torniamo il diritto d'aborto non si tocca contro moderno medioevo, chiesa, stato, capitale",  "Ballare? SI, ma dobbiamo lottare contro gli uomini, i governi gli stati che odiano le donne". "Dallo sciopero delle donne all'8 marzo rosso e di lotta"...

Proprio sugli argomenti dei nostri striscioni siamo state intervistate e molto fotografate,  proprio perchè la nostra presenza era una voce fuori dal coro in questo caso fuori dal  ballo.
Abbiamo detto  che queste manistestazioni servono a ben poco,  non possiamo pensare di combattere e tanto meno cambiare la condizione delle donne con dieci minuti di danza. Sì vero che questa manifestazione si svolge in 90 città di tutto il mondo, sì vero che molte donne scendono  in piazza, ma tutto questo è fatto  più per apparire che per lottare contro il sistema che produce questo marciume.
Di qui, la necessità della centralità della lotta delle donne in difesa del diritto d’aborto e dell’autodeterminazione, che deve essere portata avanti con forza e determinazione, in continuità con lo sciopero delle donne del 25 novembre scorso contemporaneamente alla lotta contro il femminicidio e gli attacchi, pratici ed ideologici all’insieme delle condizioni delle donne.

Il fatto che quest'anno sia fatto davanti il tribunale è perchè si vuole portare anche la denuncia della giustizia in generale e nello specifico verso le donne che non c'è. La giustizia di questo stato borghese non potrà dare mai reali soluzioni e vera giustizia alle donne, vedi i tanti casi di violenza o femminicidi di cui gli autori uomini sono in diversi casi condannati con pene irrisorie o non condannatti affatto.
Ci vuole la rivoluzione e una nuova società per avere una vera giustizia popolare!
Ma nello stesso tempo nel percorso di lotta che facciamo adesso e ora in questo sistema, in questo stato borghese, denunciamo che gli stupratori e assassini di donne devono essere condannati con pene severissime
per due motivi:
1) perchè ogni condanna benchè non sufficiente è sempre un colpo al sistema, 2) perchè usiamo quello che la magistratura borghese non fa per rivoltarglielo contro e mostrare l'ipocrisia che in diversi casi la magistratura di questo stato borghese mette in atto nei confronti delle donne (con aspetti maschilisti e sessiti).

Mfpr - Palermo

pc 16 febbraio - CORTEO A FERRARA CONTRO GLI ASSASSINI IN DIVISA

 Ferrara, migliaia con Patrizia: “togliete le divise agli assassini di mio figlio”

  • Luca Fiore
Ferrara, migliaia con Patrizia: “togliete le divise agli assassini di mio figlio”
Patrizia Moretti il suo compleanno, lo sta passando in piazza a Ferrara, attorniata e circondata dall’affetto, dalla solidarietà e dalla complicità di migliaia di persone. 
Alcuni di coloro che oggi pomeriggio si sono stretti attorno alla mamma di Federico Aldrovandi sono anche loro vittime o parenti di vittime di ‘malapolizia’, arrivati da tutta Italia per testimoniare che Patrizia non è solo nella sua battaglia contro l’omertà all’interno degli apparati dello stato. Quell’omertà e quell’impunità che permettono che oggi, dopo aver scontato solo sei mesi di carcere, i quattro agenti condannati per la morte di suo figlio possano indossare di nuovo la loro divisa e tornare nelle strade a rappresentare lo stato.

1brunettiAlla manifestazione, in prima fila dietro lo striscione di apertura, ci sono come sempre Lucia Uva e Ilaria Cucchi, ma anche Arnaldo Cestaro, vicentino che durante il G8 di Genova si trovava all'interno della scuola Diaz. La polizia, in quell’irruzione forsennata del luglio del 2001, gli ruppe un braccio e varie costole.

Quando hanno scoperto l’ennesimo colpo di spugna, l’ennesimo affronto nei confronti del loro dolore e del diritto dei cittadini alla verità e alla giustizia, Patrizia e Lino, assieme alla vasta rete di sostegno che si è creata da quando loro figlio morì per le percosse la notte del 25 settembre 2005, hanno deciso di tornare in piazza. Oggi alle 15 via Ippodromo, il luogo scelto per il concentramento perché lì Federico fu intercettato e ucciso mentre tornava a casa, era già strapiena di gente. Il corteo si è mosso poco dopo, diretto verso la Prefettura. Con un messaggio semplice per le istituzioni: “via la divisa”. No al reintegro di Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri all’interno della Polizia di Stato, come se nulla fosse accaduto, come se lo Stato reputasse una marachella, un banale incidente di percorso da dimenticare, da accantonare la morte di un ragazzo diciottenne, ‘colpevole’ di essere incappato in un controllo di polizia nel posto sbagliato e nel momento sbagliato.
Nei giorni scorsi – lo ha detto il ministero degli Interni rispondendo a un’interrogazione dei deputati Vittorio Ferraresi e Paolo Bernini (5 Stelle) – Forlani, Segatto, Pontani e Pollastri sono rientrati in servizio nelle loro nuove sedi: alla dogana di Tarvisio, all’aeroporto di Venezia e alle questure di Venezia e Vicenza.
Poco importa se i quattro agenti saranno mandati in altre città a ‘garantire l’ordine pubblico’ e non a Ferrara, il segnale che lo Stato manda ai propri cittadini e alle proprie forze dell’ordine è comunque sbagliato, ha spiegato in queste ore Patrizia Moretti nelle interviste pubblicate o andate in onda in queste ore. Perché il ragazzo fu ucciso da chi dovrebbe avere il compito istituzionale di proteggere i cittadini, non di picchiarli e ucciderli. E anche perché – il che viene spesso dimenticato quando si parla di questa vicenda - i quattro responsabili dell’omicidio di Federico, potendo contare sulla complicità dei propri colleghi e addirittura dei propri superiori, hanno cercato in tutti i modi di sottrarsi alle proprie responsabilità, con veri e propri atti di depistaggio dell’inchiesta. E' per questo che oggi a Ferrara a migliaia hanno manifestato, con determinazione, per chiedere la destituzione di Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri.
«Il reintegro nella Polizia dei quattro agenti che hanno ucciso mio figlio è molto triste e deludente. Non è in linea con la giustizia e nemmeno con la morale. Ma ancora una volta non siamo soli. Abbiamo avuto sollecitazioni da tanta gente, ci hanno spinti da tutta Italia a batterci perchè questa storia non finisca in una bolla di sapone, e tutto torni come prima» ha detto Patrizia. A nove anni di distanza dalla morte di suo figlio costretta ancora una volta a difendere con le unghie e con i denti verità e giustizia, nonostante due processi e varie condanne.