mercoledì 21 settembre 2011

pc 21 settembre - Nocs un covo di bastardi violenti e fascisti coperti dallo Stato

Ora vogliono affossare l'inchiesta e trovare un colpevole per salvare la caserma e il corpo

L’agente allontanato dai Nocs
ha protetto i big della Terra
Sarà il prefetto Stefano Berrettoni, numero uno della direzione centrale della polizia di prevenzione, a coordinare l'inchiesta interna sulle violenze nella caserma dei Nocs. "Premesso che ci fidiamo ciecamente del prefetto Berrettoni denuncia Gianni Ciotti, segretario provinciale del sindacato Silp Cgil ritengo che chi è parte in causa in un procedimento, non possa essere, al tempo stesso inquirente. Riteniamo che l'ispezione all'interno dei Nocs, proprio per la credibilità della nostra amministrazione, doveva essere assegnata a un'altra direzione".

La nomina di Berrettoni, che per il Viminale è una decisione da manuale "in quanto la direzione centrale della polizia di prevenzione è l'unico organismo che, per rango, supera il Nocs" lascia perplessità nel sindacato di polizia Silp Cgil. A stabilire, con una relazione circostanziata, "l'incompatibilità ambientale" dell'agente del Nocs che, con la sua denuncia alla Digos e in procura, ha sollevato il velo sulla situazione interna alla caserma di Spinaceto, fu proprio Stefano Berrettoni. Fu lui a decidere che chi aveva denunciato la pratica dell'anestesia, il rito a metà tra il sadismo e il nonnismo che stando a quanto raccontato da alcuni agenti non allineati veniva utilizzato dal "sottocomando" che si è andato formando negli anni per "battezzare" i nuovi arrivati, non era più idoneo al Nocs.

"L'agente ha assunto nel tempo atteggiamenti polemici sfociati in un'ostilità nei confronti di superiori e colleghi così si legge nella relazione datata 26 luglio 2011 determinando l'insorgenza di forti tensioni nell'ambito lavorativo che hanno inciso negativamente sul corretto e sereno svolgimento dei delicati compiti istituzionali affidati al nucleo". Nel rapporto, redatto a sette mesi dalla denuncia dell'ex Nocs, viene citata la rissa avvenuta nel dicembre del 2010 nella mensa della caserma, episodio per il quale la procura di Roma ha rinviato a giudizio per minacce e lesioni Fernando Olivieri, l'aggressore e leader del sottocomando, sottolineando come l'assistente capo fu punito "con pena pecuniaria con decurtazione di 1/trentesimo dello stipendio, ovvero il minimo previsto in ragione della dovuta provocazione del denunciante". Berrettoni conclude la relazione motivando l'allontanamento dal corpo speciale dell'agente. "Il rapporto di fiducia (del poliziotto) con la dirigenza si è irrimediabilmente rotto con l'invio di una nota riservata a questo ufficio in cui lui ha dichiarato di non avere alcuna possibilità di essere ascoltato con attenzione, imparzialità ed equità da funzionari e dirigenti".

In poche parole, stando a quanto scritto, dopo le rimostranze e le richieste di aiuto rispetto a comportamenti borderline del sottocomando, la dirigenza non aveva più fiducia in lui. Una diffidenza retrodatata, che risalirebbe almeno al 2007. Singolare, a questo punto, capire come un comando possa aver deciso di mettere in mano a un uomo "che crea tensione nel gruppo" e ha "inciso negativamente sullo svolgimento di delicati compiti" la vita di tutti i capi di stato che dal 2008 in poi sono passati per l'Italia. Da Barack Obama a Shimon Peres, da Gheddafi a Blair lui, l'agente "incompatibile" era sempre il primo uomo della scorta, quello che, col suo corpo, avrebbe dovuto pararsi davanti ai leader in caso di attentati e rischiare la propria vita.
(19 settembre 2011)

pc 21 settembre - Ustica Stato o stati imperialisti terroristi .. un'altra strage impunita come Bologna

CUstica, il tribunale di Palermo:
"Fu missile o quasi collisione""Tutti gli elementi provano che vi sia stato un intercettamento da parte di due caccia di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del Dc9". Le motivazioni della sentenza di risarcimento ai famigliari esclude dunque la presenza a bordo di una bomba
E' escluso che vi fosse una bomba a bordo del Dc9 Itavia che il 27 giugno 1980 si inabissò nei mari di Ustica è escluso. Si è trattato di un incidente, causato o da un missile lanciato da due caccia contro un aereo militare nascosto oppure di una collisione fra il velivolo nascosto e lo stesso Dc9. Lo scrivono i giudici del Tribunale di Palermo nella sentenza con cui condanna i ministeri di Difesa e Trasporti al risarcimento dei famigliari delle vittime.

BONFIETTI "Ora risposta alle rogatorie"

"Tutti gli elementi considerati consentono di ritenere provato che l'incidente occorso al Dc9 si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del Dc9 viaggiavano parallelamente ad esso, di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del Dc9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell'esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l'aereo nascosto oppure di una quasi collisione verificatasi tra l'aereo nascosto ed il Dc9".

(21 settembre 2011)

Stragi, i parenti delle vittime denunciano
"I nostri sforzi vanificati dal governo"Il gruppo che riunisce tutte associazioni delle vittime (da piazza Fontana fino a via dei Georgofili) accusa l'esecutivo sulla vicenda di Ustica: "Non si fa carico delle rogatorie e continua a rinviare l'applicazione della nuova legge sul segreto di Stato"
La sentenza emessa dal tribunale civile di Palermo nei giorni scorsi, che ha condannato lo Stato a risarcire per danni un gruppo di parenti delle vittime della strage di Ustica, "ha un grande valore" per i parenti delle vittime. I quali, tuttavia, si sentono "fiaccati" dal governo nella loro ricerca della verità, e denunciano il comportamento "colpevole" del sottosegretario Carlo Giovanardi "che ha preannunciato ricorso contro la sentenza, evidentemente d'intesa con il governo". Lo sostiene in una nota l'Unione vittime per stragi (che riunisce le associazioni delle stragi di Piazza Fontana, piazza della Loggia, treno Italicus, stazione di Bologna, Rapido 904 e via dei Georgofili, a Firenze).

"L'Unione - si legge - stigmatizza il comportamento del governo che, anziché farsi carico del buon esito delle rogatorie internazionali riguardanti la strage di Ustica, e impegnarsi nel rendere operativa la nuova legge sul segreto di stato, promulgata all'inizio del 2007 e tutt'ora priva dei decreti applicativi, sembra cercare in tutti i modi di fiaccare la volontà dei familiari delle vittime nella loro legittima ricerca della verità". Lo dimostrano "la mancata partecipazione alla manifestazione per il 31esimo anniversario della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, la denuncia per vilipendio inviata

dal coordinatore del Pdl Fabio Garagnani al presidente dell'Unione familiari vittime per stragi Paolo Bolognesi, per la sua insistente richiesta di giustizia, chiedendo che con il segreto di stato, non si coprano i mandanti delle stragi, e la mancata applicazione della legge 206/04 che costringe i familiari a defatiganti iter per farla applicare completamente".

"I morti delle stragi terroristiche e l'impunità per le stesse reclamano ben altra attenzione da parte degli organi governativi - concludono i familiari delle vittime -. Nel caso specifico di Ustica, è evidente come non vi sia il necessario impegno governativo nell'azione diplomatica per pretendere le necessarie risposte alle rogatorie internazionali ancora inevase".
(19 settembre 2011)

pc 21 settembre - da Genova.. L'UNICA CAMERA DOVE DEVE ESSERCI POSTO PER I NAZIFASCISTI E' QUELLA MORTUARIA

L'UNICA CAMERA DOVE DEVE ESSERCI POSTOPER I NAZIFASCISTI E' QUELLA MORTUARIA.
Sabato e domenica prossimi - ventiquattro e venticinque settembre - le camicie brune del Partito nazionalista italiano, guidate da quel losco figuro che risponde al nome di Gaetano Saya, intendono radunarsi a Genova.
Vista l'aria che tira - la mobilitazione della parte sana della città, quella antifascista - il neonazista ed il suo manipolo di infami, che era previsto dessero luogo ad una marcia per le vie della città, si dovranno accontentare di un incontro in un luogo privato; naturalmente la latrina che darà loro ospitalità è rimasta segreta: quando si dice la vigliaccheria!
Il pagliaccio emulo di Hitler fa lo spavaldo - "non è una provocazione, semplicemente si è scelto Genova perché molti dei dirigenti del partito sono liguri e piemontesi" (ce li facesse conoscere uno per uno: siamo ansiosi di poterci imprimere nella mente i loro schifosi grugni) - e dichiara che la scelta di tenere la riunione in un luogo segreto è dovuta al fatto che non vorrebbe che "ci andasse di mezzo qualche povero agente o ci scappasse addirittura il morto".
Ma siccome ancora non gli basta, l'ex agente segreto dichiara: "Non capisco perché montare tutto questo caso, quando nessuno ha battuto ciglio per la nostra riunione di luglio alla Camera dei Deputati, ospiti dell'onorevole Scilipoti. Tra l'altro a Genova, forse, ci sarà pure lui".
Per l'ennesima volta occorre fare i più vivi complimenti ai politicanti borghesi: che Domenico Scilipoti sia un essere immondo è cosa nota da tempo, ora nella stessa categoria si devono annoverare tutti quei politicanti da strapazzo che si definiscono antifascisti ed accettano, pur anche se solo come ospiti, i neonazisti in Parlamento.
L'unica Camera dove deve esserci posto per i nazifascisti è quella mortuaria: tutti gli altri luoghi, pubblici o no, devono essere loro vietati.
Genova, 21 settembre 2011
Stefano Ghio - Comitato promotore Circolo Proletari Comunisti Genova

Qualora qualcuno volesse porgere i propri saluti via telefono a questi esseri immondi, può chiamare – i numeri sono pubblici, si trovano sul sito www.destranazionale.org – i seguenti riferimenti
Gaetano Saya 3201181515 (mobile presidenza)
Maria Antonietta Cannizzaro 3275338835 (mobile vicario)

Unico accorgimento: i conigli rispondono solo a numeri identificativi non privati.

pc 21 settembre - India: Sosteniamo la lotta degli operai della Maruti Suzuki, libertà per i dirigenti arrestati

Sosteniamo la lotta degli operai della Maruti Suzuki

COMUNICATO STAMPA

Nuova Delhi, 19 settembre. L’Unione Popolare per i diritti democratici (PUDR), di Delhi, l’Unione Popolare per i diritti civili, di Haryana e il Fronte cittadino a sostegno della lotta degli operai della Maruti condannano l'arresto dei capi dell’Unione dei lavoratori della Suzuki Maruti avvenuto ieri sera mentre ancora le trattative erano in corso .

Il Presidente del sindacato della Maruti Sonu Kumar, il Segretario Generale Shiv Kumar e Ravinder sono stati arrestati dalla polizia di Gurgaon intorno10:30 del 18 settembre, appena usciti dalla riunione con i funzionari della Maruti Suzuki. I colloqui erano in corso dal 16 settembre tra l'unione, i dirigenti della Maruti Suzuki e il dipartimento del lavoro per porre fine alla serrata forzata da parte della società dal 29 agosto scorso. La riunione è stata interrotta ieri in tarda serata, quando la direzione ha rifiutato di riassumere gli operai licenziati e sospesi. A quanto pare, la polizia era già preparata per questo e i dirigenti sindacali sono stati arrestati subito dopo.

La polizia aveva presentato un esposto contro Ravinder per il presunto suo coinvolgimento in un caso di rissa con alcuni supervisori. Ma non c'era nessun caso aperto contro Sonu Kumar e Shiv Kumar che stavano negoziando con la direzione. È chiaro che la polizia di Gurgaon il governo di Haryana agiscono su ordine della società per schiacciare la lotta degli operai che esprimono richieste del tutto giustificate.

Chiediamo che i leader arrestati vengano rilasciati immediatamente e che si riaprano le trattative. Il governo dello Stato deve smettere di agire come un agente della società e intervenire per garantire che i lavoratori ottengano giustizia.


Unione Popolare per i diritti democratici, DELHI

Unione Popolare per i diritti civili, Haryana

Fronte cittadino a sostegno della lotta degli operai della Maruti Suzukii

pc 21 settembre - Lampedusa- progrom razzista appoggiato dalla polizia contro gli immigrati - denuncia e solidarietà

Lampedusa,la polizia carica i maghrebini

Guerriglia urbana, prima fra isolani e immigrati, poi di questi ultimi contro la polizia, che carica. Gli immigrati si sono impossessati - secondo prime, frammentarie informazioni, di tre bombole di gas, minacciando dar loro fuoco e far esplodere un distributore di benzina.
Il sindaco: Maroni mandi via questi 1500 delinquenti,
Napolitano ci aiuti L'incendio di ieri nel Centro d'accoglienza a Lampedusa
di ALESSANDRA ZINITI
Guerriglia urbana a colpi di pietre tra isolani e maghrebini. e cariche della polizia contro gli immigrati, che si sarebbero impossessati di alcune bombole di gas minacciando di farle esplodere. La tensione sfociata ieri pomeriggio nell'incendio che ha semidistrutto il centro di accoglienza non accenna a diminuire e questa mattina decine di abitanti dell'isola, trovatisi faccia a faccia con i tunisini autori dell'incendio che ha devastato il centro, hanno sfogato la loro rabbia tirando pietre all'indirizzo degli extracomunitari che, dopo aver passato la notte all'addiaccio in parte nello stadio e in parte sul molo Favarolo, girano liberi per l'isola. Anche un giornalista e un cameramen di Sky sono stati aggrediti dalla gente di Lampedusa che accusa i mezzi di informazione di diffondere una immagine distorta dell'isola. Dal canto loro, circa 300 tunisini hanno manifestato per le strade di Lampedusa al grido di "Libertà, libertà".

Caccia all'uomo
Disordini si registrano ancora in diverse parti dell'isola, in un clima da "caccia all'uomo" che sta coinvolgendo gli abitanti. Altri scontri tra tunisini e forze dell'ordine sono avvenuti all'interno del Centro di prima accoglienza dove si trova ancora un centinaio di immigrati. Gli extracomunitari avrebbero lanciato sassi e altro materiale contro gli agenti che presidiano la struttura. Nel poliambulatorio dell'isola stanno intanto affluendo i primi feriti, appartenenti alle forze dell'ordine. Il responsabile sanitario, Pietro Bartolo, ha chiesto l'invio di altre ambulanze dal centro di accoglien

Appello a Napolitano
Gli animi sono molto esasperati. Ronde di cittadini presidiano il municipio e il sindaco Bernardino De Rubeis si appella al presidente della Repubblica Napolitano: " "Ho cercato di parlare con il presidente Berlusconi e il ministro Maroni ma non è mai stato possibile. Non è più il tempo delle chiacchiere e dei ragionamenti buonisti. Il Viminale porti via tutti i tunisini. Ci aiuti il presidente Napolitano che si è sempre dimostrato sensibile nei nostri confronti.Venga da noi. La situazione è ad alto rischio, occorre fare presto qualcosa".

Sindacato di polizia: se ci scappa il morto...
Tensione anche tra le forze dell'ordine che non sanno più come tenere a bada i migranti. Il segretario generale del sindacato di polizia Coisp dice: "Quello che succede a Lampedusa è la prova dell'incapacità del governo. Se ci scapperà il morto sappiano quei politici che oggi dormono o stanno a guardare, che non accetteremo lacrime istituzionali o inutile solidarietà".

Sono circa un migliaio (per l'esattezza 1040) i tunisini che si trovano ancora a Lampedusa. Durante la notte due voli militari, effettuati con un C130 dell'Aeronautica, hanno trasferito circa cento immigrati verso la base di Sigonella. Il ponte aereo predisposto dal Viminale per accelerare le procedure di rimpatrio proseguirà anche oggi, con altri due voli.

(21 settembre 2011)

pc 21 settembre - TEORIA E PRASSI: IL PdCI NE CONOSCE IL LEGAME?.un commento giusto

TEORIA E PRASSI: IL PdCI NE CONOSCE IL LEGAME?

Aiuto: cinquantacinque pagine di documento congressuale, e pure scritte fitte; non so mica se riuscirò a leggerlo tutto!
Questo è stato il mio primo pensiero quando mi è stato consegnato il testo che fa da base al sesto Congresso del Pdci, in programma a Rimini dal ventotto al trenta ottobre prossimi.
Mi ha ricordato molto da vicino quella sbrodolata di 280 pagine che era il programma con il quale la coalizione prodiana si presentò alle elezioni politiche del 2006: tanto fumo, ma sostanza pressocché inesistente.
In questo caso, però, almeno si è in presenza di un documento che affronta, in maniera chiara, tutti gli aspetti della vita politica italiana ed internazionale, e cerca di definire il comportamento che dovrebbero tenere gli iscritti al Pdci nell'affrontare concretamente le situazioni che si presentano.
Occorre preliminarmente ammettere che alcuni passaggi sono del tutto condivisibili, almeno in teoria, mentre altri scontano le posizioni mutuate da quelle che furono del partito revisionista.
Così, accanto ad una presa di posizione netta e giusta circa l'uscita dell'Italia dall'Organizzazione Terroristica dell'Atlantico del Nord (Nato), se ne trova una - che riguarda la Cina ed i Paesi a "società di ispirazione socialista sopravissute al crollo del sistema sovietico" - che non è possibile accettare.
Sarebbe interessante conoscere in base a cosa si possa sostenere che la Repubblica Popolare Cinese, o la Repubblica Socialista del Viet Nam, sono ancora Stati socialisti: i lavoratori di questi Paesi sono sottoposti a sfruttamento selvaggio da parte dei nuovi ricchi.
Non va dimenticato che spesso questi sono ex manager di imprese statali, divenuti padroni delle imprese private che ne hanno preso il posto a seguito delle "quattro modernizzazioni" - operate dal "maggior dirigente incamminato sulla via del capitalismo" (citazione del presidente Mao Tsetung) Teng Hsiaoping - tanto esaltate dallo scritto.
E' pur vero che, più avanti, si legge che "non spetta a noi dare attestati di comunismo alla Cina", ma questo passaggio sembra essere soltanto un tentativo di fermare da subito le possibili obiezioni di una parte del partito, quella di provenienza dall'area marxista-leninista.
Detto brevemente delle questioni internazionali, passo ad esaminare la parte che concerne la politica italiana: mi concentro prevalentemente su quelle che sono le differenze tra le enunciazioni teoriche e la pratica seguita dai dilibertiani, alla luce della mia esperienza personale, maturata soprattutto da quando esiste la Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro.
A pagina venti è scritto: "è necessario battersi per il ripristino nella sua integrità della Legge 81/08 (T.U. sicurezza sul lavoro) per fermare lo stillicidio delle morti e degli infortuni sul lavoro".
Come detto in precedenza, all'inizio di questo intervento, la teoria non difetta, è la pratica che manca; per restare alla sola realtà da me vissuta in prima persona a Torino, mi chiedo se non fosse possibile per il Pdci, ad esempio, organizzare un presidio davanti al Tribunale in occasione delle udienze del processo Thyssenkrupp.
Se così fosse sarei stupito di constatare che non si riuscisse a trovare una decina di iscritti da inviare in corso Vittorio Emanuele II 130 a fare da 'gruppo di pressione', insieme con i compagni della Rete - specificamente il Collettivo Comunista Piemontese ed il Circolo piemontese di Proletari Comunisti - unica realtà costantemente presente.
Sempre per quanto concerne le questioni sindacali, trovo inaccettabile che un partito sedicente comunista - che si propone tra l'altro di contrastare il reazionario piano dell'infame ad della Fiat, Sergio Markionne - obbedisca, senza trovare alcunché da obiettare, alla decisione presa dai vertici della Fiom-Cgil di non presenziare alle udienze del ricorso contro la Fiat, per comportamento antisindacale, di giugno-luglio scorso: non è certo questo il modo migliore per opporsi al dilagare del fascismo padronale.
Per quanto poi attiene alle alleanze con il resto della coalizione di centro(falsa)sinistra, che dire: perché continuare sulla strada della subalternità a gente che fa di tutto per non avere nessuno alla propria sinistra che possa creare loro dei problemi?
I sedicenti democratici, ed i cespugli a loro subalterni, devono imparare che non sono il centro del mondo politico: per questo motivo credo che il Pdci farebbe bene a presentare un proprio programma da sottoporre all'approvazione degli altri ipotetici partner di coalizione.
In caso di bocciatura, poi, il partito dei dilibertiani dovrebbe correre da solo; nella contingenza forse non otterrebbe nulla, ma si delineerebbe come un possibile e credibile rappresentante degli interessi delle fasce sociali più deboli.
Un po' come un tempo era il partito revisionista: non un partito comunista, ma un buon partito socialdemocratico.

Genova, 18 settembre 2011




Stefano Ghio - Comitato promotore Circolo Proletari Comunisti Genova

pc 21 settembre - un commento all'articolo di proletari comunisti, uscito a firma MC in alcuni siti

Riportiamo ampi stralci di un articolo di approfondimento politico sull'attuale stato di degrado della vita politica italiana e dalla repulsione che sta generando negli italiani verso l'intera classe politica. L'intero articolo che consigliamo di leggere nelle parti più "forti" ( all'indirizzo http://proletaricomunisti.blogspot.com/2011/09/pc-18-settembre-lodio-contro-i-politici.html )
ed in particolare con una fortissima critica verso il presidente Napolitano che in questo momento con i suoi richiami alla responsabilità di tutti ma che non impedisce al governo di legiferare manovre antipopolari e salvare Berlusconi dipingendo un'Italia di bianco quando è invece rossa di vergogna e nera di disperazione, come i colori del Milan di Berlusconi

Un articolo che in gran parte condividiamo, nel senso che facciamo nostro quanto ci ricorda MC di Taranto , instancabile attivista marxista-leninista da oltre 40 anni :"L'odio contro i politici di classe borghese è il principio di ogni
saggezza, il fondamento di ogni movimento e delle sue vittorie...".Lenin ne:"l'Estremismo"

ma accanto all'odio , vogliamo anche ricordare e di questo la nostra generazione ne è in parte responsabile , che c'è da ricostruire un'altra leva , di donne e uomini capaci di dare il meglio di sè per il bene di tutti, un 'altra leva di attivisti, militanti, sicuramente di tipo nuovo e par fare ciò ,non dovendo illuderci in un impossibile miracolo( ovvero che ritornino dal nostro passato le decine e centinaia di migliaia di giovani che furono protagonisti del tumultuosi anni 60-70), occorrerà saper dialogare costruire ,criticando, ma anche aiutando a crescere quei movimenti, le associazioni, le reti, i giovani,.le donne che in questi ultimi mesi han ricominciato ad essere protagonisti nelle piazze nei luoghi di lavoro del proprio futuro, Il nostro compito è quello di consigliare, supportare, far in modo che si evitino quegli errori , che portarono poi la nostra generazione, al riflusso schiacciati dall'isolamento e dalla repressione dello stato e di quella classe borghese che anche allora sembrava che fosse così in putrefazione ed invisa al popolo italiano da essere pronta ad essere abbattuta nel giro di pochi giorni.

Padroni, borghesi, ancora pochi mesi gridavamo nel 69-70 nelle piazze italiane , invece dieci anni dopo a finire in migliaia in carcere, in esilio o peggio in decine di migliaia a farsi un buco di eroina fummo proprio noi e gli avvoltoi del Movimento oggi a sedere in Parlamento

La redazione brindisina di Pugliantagonista.it

Brindisi 17 settembre 2011

pc 21 settembre - solidarietà con gli antifascisti di Teramo

Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un uso sempre più massiccio e, per molti versi nuovo per quanto riguarda i movimenti antagonisti, di una forma repressiva da usare contro compagni e compagne: l'associazione a delinquere.

Già l'anno scorso d'altronde vi era stata una tale operazione a Torino e a febbraio di quest'anno i giornali di regime a Genova scrivevano d'ipotesi di associazione a delinquere contro i compagni. Ma l'interesse e lo scopo degli inquirenti è stato chiarito in un incontro che si è avuto qualche giorno prima di un'altra vasta campagna repressiva contro anarchici ed anarchiche a Bologna. Tempo un mese ed il copione si ripete, stavolta a Firenze. Anche qui perquisizioni, arresti e restrizioni, con l'accusa di associazione a delinquere.

A Teramo questo copione coinvolge gli antifascisti che si battono quotidianamente per non dar spazio ai rigurgiti fascisti che un po' ovunque stanno rialzando la testa.
Nella città abruzzese non vi sono arresti, nè restrizioni, si mantiene però la struttura dell'associazione a delinquere. Tale reato viene considerato un "delitto contro l'ordine pubblico" ed i suoi tratti caratteristici sono: "la stabilità dell'accordo, ossia l'esistenza di un vincolo associativo destinato a perdurare nel tempo" e "l'esistenza di un programma di delinquenza volto alla commissione di una pluralità indeterminata di delitti".

Un altro requisito dell'associazione per delinquere è che l'associazione sia dotata di una struttura, anche minima. Questo ultimo elemento è ben illustrato in un articolo di un giornale teramano in cui, gli antifascisti vengono elencati uno ad uno, con tanto di ruolo. Ma fatto ancor più grave è
che per la giurisprudenza italiana, "il solo fatto di partecipare all'associazione" è punibile, anche quindi se non si sono commessi reati specifici.
L'associazione a delinquere quindi, rapportata ai movimenti sociali, reprime per il semplice fatto di pensarla diversamente, ancor prima di agire diversamente. Reprime cioè sulla base di idee, di affinità che possono unire degli individui come, nel caso teramano, l'antifascismo. Con dei semplici
avvenimenti quindi chi reprime può imbastire un procedimento che va a colpire un'intera area di dissenso. E qui sta la gravità di tale strumento repressivo.

Tornando al caso teramano, nell'associazione a delinquere vengono indagati anche i fascisti locali, e in tal modo la procura teramana tenta di equiparare l'azione dei fascisti a quella degli antifascisti, nonché tenta di far passare nell'ombra fatti gravissimi equiparandoli ad una semplice
rissa.

Anche stavolta, come in passato gli antifascisti e le antifasciste teramane dichiarano che continueranno a rivendicare la loro militanza antifascista.

pc 21 settembre - Palermo NUOVA INVASIONE DEI LAVORATORI PRECARI DELLE COOPERATIVE SOCIALI NEL PALAZZO DELLA PROVINCIA

comunicato stampa
Palermo, 20/9/11

NUOVA INVASIONE DEI LAVORATORI PRECARI DELLE COOPERATIVE SOCIALI NEL PALAZZO DELLA PROVINCIA DI VIA ROMA (EX PALAZZO DELLE FERROVIE).
UN CENTINAIO DI LAVORATRICI E LAVORATORI DELLE COOPERATIVE SOCIALI CHE DOVREBBERO COMINCIARE A LAVORARE DA DOMANI PER GARANTIRE IL SERVIZIO DI ASSISTENZA AGLI STUDENTI DISABILI NELLE SCUOLE SUPERIORI STA IN QUESTO MOMENTO OCCUPANDO IL PALAZZO DELLA PROVINCIA PERCHE' HANNO AVUTO NOTIZIA CHE LE ORE DI LAVORO SETTIMANALI DIMINUIRANNO DA 30 A 24 E DIVERSI LAVORATORI SARANNO LICENZIATI PERCHE' LA PROVINCIA HA DIMINUITO IL NUMERO DEGLI ADDETTI
LA PROVINCIA E' GIA' IN DIFETTO PERCHE' ANCORA AD OGGI NON HA DATO INIZIO AL SERVIZIO E ADESSO AGGIUNGE QUESTA GRAVE DECISIONE NEI CONFRONTI DEI LAVORATORI CHE NON HANNO INTENZIONE DI ESSERE PENALIZZATI DALLA MALA GESTIONE CUI NON SI METTE FINE

ADESSO BASTA NON SI POSSONO SCARICARE QUESTE RESPONSABILITA' SEMPRE SULLE SPALLE DEI
LAVORATORI!

SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE
VIA G. DEL DUCA 4 PALERMO
TELFAX 091/203686 - 340.8429376

pc 21 settembre - Amianto killer: colossi sotto inchiesta

Amianto killer: colossi sotto inchiesta
Indagini su Acmar e Compagnia Portuale
Le storie di Mario e Luigi, lavoratori morti per mesotelioma
Chiesto rinvio a giudizio per il console dei portuali ma è già morto

di Ivan Adonis

Anni di lavoro maneggiando amianto poi la malattia e la morte. La storia di due lavoratori i cui decessi sono finiti nel mirino della magistratura. Le imprese per cui lavoravano Mario e Luigi erano Acmar e Compagnia Portuali, colossi dell'industria ravennate. Lavori diversi ma le mansioni degli operai erano sempre attorno a quella sostanza in polvere. All’ex Sarom c’erano quei forni che andavano rifatti ogni tre-quattro anni. Dovevi entrare là dentro, raschiare via il materiale isolante con olio di gomito e uscire con la roba nei secchi. Certo, c’erano le mascherine e gli aspiratori, ma quella roba faceva lo stesso un sacco di polvere. Al porto c’erano quei sacchi di carta da spostare a spalla. Alle volte si rompevano e allora quella roba che stava dentro, cadeva e si sparpagliava. E così dalla carta si era passati alla plastica, più resistente direte voi. Ma tanto quella roba te la ritrovavi addosso lo stesso mentre sgomberavi certe stive o mentre lavoravi con il materiale isolante dei cantieri.

Perché quella roba è amianto, e per sua natura, una volta frantumata, sminuzzata, risollevata come polvere, finisce dappertutto. Il conto che può restituire dopo anni – alle volte tanti anni – si chiama mesotelioma. Quasi una firma per l’amianto. Questa è la storia di due fascicoli penali aperti per accertare eventuali responsabilità sugli allora rappresentanti di due colossi di settore dell’economia
ravennate. Anche se sarebbe più giusto scrivere che è la storia di due persone: due lavoratori che non hanno fatto in tempo a godersi la pensione, stroncati da un tumore riconducibile, secondo l’accusa, a una lunga esposizione all’ amianto.

Mario – il nome è di fantasia, tutto il resto no – era nato a Civitella di Romagna poco prima della guerra. Tra il 1963 e il 1987 aveva lavorato come dipendente della Compagnia Portuale. Poi gli era arrivata la pensione. Ma non gli era rimasto molto tempo perché già nell’autunno del 2003 gli era stata fatta una diagnosi con ben poche speranze: tumore ai polmoni. L’uomo era morto nel marzo dell’anno dopo, a 67 anni. E nel 2007 l’Inail aveva riconosciuto quel decesso come legato a una malattia professionale. L’esposizione all’amianto durata per 19 anni sarebbe stata cioè determinante nella morte del facchino Mario sebbene per quasi 50 anni l’uomo fosse stato un accanito fumatore. La ragione arriva dalla corposa relazione della Medicina del lavoro dell’Ausl allegata al caso. Siamo ancora negli anni ’60 e quegli involucri di carta – si legge nelle pagine – alle volte si spaccano, e poi tocca ai dipendenti pulire magazzini, piazzali, container. I miglioramenti arrivano solo negli anni Settanta quando iniziano a girare le maschere a doppio filtro, le tutte usa e getta, gli stivali, i guanti e gli aspiratori.

Ma non sapremo mai quanto amianto nel frattempo sia stato movimentato in banchina perché, a causa dei traslochi degli archivi delle Dogane, si hanno a disposizione dati solo a partire dal 1977. E così l’analisi riparte da quegli anni, da quando proprio su sollecitazione della Compagnia Portuale si hanno i primi interventi dell’allora servizio di Medicina del lavoro del Comune. Quattro-cinque puntate l’anno per dispersione amianto in banchina, seguite da vari suggerimenti per contenere quelle fughe.
Però l’esposizione a inalazione va avanti fino al 1982, poi si riduce alle sole stive che avevano trasportato il minerale.
Ecco perché, secondo l’Inail, Mario si era ammalato. Ma come si sarebbe potuto evitare? Per la procura, erano quattro le cose da fare: attuare le misure d’igiene previste, istruire i lavoratori sui rischi, fornire adeguati mezzi di prevenzione ed esigere che i dipendenti rispettassero le norme di sicurezza. E siccome – continua l’accusa – ciò non sarebbe accaduto tra il 1971 e il 1982, ecco che per l’allora console è stato chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo. Ma l’uomo, che oggi avrebbe più di 80 anni, è già morto. Nessun processo allora per la morte di Mario? Non proprio, perché il giudice ha deciso di estendere le indagini all’allora consiglio d’amministrazione. E tutto è tornato nelle mani del pm.

E qui andiamo alla storia di Luigi – nome ancora di fantasia, il resto no – morto di mesotelioma a fine primavera del 2006. Era nato 74 anni prima a Pievequinta, nel Forlivese. E dal 1968 al 1992 aveva lavorato per la coop edile Acmar. Lui era tra quelli che, in appalto, avevano operato in un particolare reparto dell’allora raffineria Sarom: la manutenzione di forni e caldaie. Immaginateli come grandi silos, fuori di lamiera e dentro di amianto; e in mezzo, materiale refrattario. Quell’amianto bisognava raschiarlo via ciclicamente. C’erano apposite squadre di operai per farlo. Trenta ogni volta: 15 fuori e 15 dentro, e ogni mezz’ora si davano il cambio. E alla fine dell’anno potevi così avere passato a raschiare quella roba tra i due e i sei mesi. Tutto è andato avanti fino agli 1985-1990, almeno secondo quella relazione dell’Inail che a inizio 2010 è finita dritta dritta in un esposto-denuncia sul caso tirando dentro alle indagini i nomi di due responsabili Acmar dell’epoca. A gennaio prossimo i medici incaricati dalle parti si ritroveranno di fronte al giudice per tentare di dare una spiegazioni all’accaduto. Nel frattempo quella di Luigi (così come quella di Mario) rimarrà la storia di un fascicolo penale oltre a quella di uomo forse morto di lavoro.

19 - 09 - 2011

pc 21 settembre - assemblea di proletari comunisti sui movimenti di opposizione politica

Nel corso del seminario nazionale tenutosi a fine agosto vi è stata un'assemblea sui movimenti di opposizione politica. Riportiamo qui un resoconto-sintesi del dibattito svoltosi.

Siamo partiti dal MOVIMENTO NO TAV, un giovane compagno che vi ha partecipato ha raccontato la giornata del 3 luglio.
“Siamo andati il 3 luglio in Val Susa con l'obiettivo comune di sgomberare il cantiere di Chiomonte. All'arrivo, tutti quelli che incontravi al di là dell'apprezzamento della tua presenza, adesione alla battaglia No Tav, sapevano che stavi lì per assediare il cantiere insieme a loro. Tutti eravamo “guidati dalla gente del bosco”, che era nella maggiorparte, giovani o molto anziani; quando ti vedevano perso ti chiedevano dove volevi andare, se tornare al corteo o andare verso il cantiere. Per la gente del posto nei boschi, era normale che chi veniva da fuori fosse attrezzato e in prima linea, come facevano anche loro in massa.
Il percorso che porta al cantiere è accidentato. La composizione delle decine di migliaia di manifestanti era molto varia, provenienti prevalentemente dal centro e nord Italia, tutte le aree politiche erano rappresentate, con tanta gente del posto assolutamente partecipe.
Ci sono state 4 ore di battaglia davanti al cantiere, che in alcuni momenti era a pochi passi e sembrava che tu avessi la possibilità di entrarvi e la polizia poteva solo respingerti. La polizia ha usato i lacrimogeni per ore e ore, anche nel bosco in cui il gas CS non si disperdeva, gas giudicati illegali dalla convenzione di Ginevra, questi candelotti venivano utilizzati anche per colpire ad altezza d'uomo.
I compagni fermati, tenendo conto della giornata di lotta, sono stati tutto sommato pochi, 5 fermi; ci sono stati picchi di brutalità effettiva come il ragazzo fermato e torturato nelle retrovie, a cui hanno pisciato addosso, lo hanno picchiato, tenuto sotto il sole. La polizia ha utilizzato idranti, ruspe, perchè era l'unica maniera per difendersi/respingere tutta quella gente che conosceva il posto e sapeva cosa doveva fare, totalmente determinata. Si sentiva un unico coro: “la valle non si tocca”, cantato dalla gente del posto e fuori. La polizia aveva difficoltà per questo usavano lacrimogeni a tutta forza.
Vi sono stati molti momenti belli in cui ci si autogestiva, ci si aiutava a vicenda, chi stava male veniva sostituito, tirato indietro, gente del posto distribuiva le maschere antigas, ragazzi della zona portavano con lo zaino le maschere e le distribuivano. La gente era piena di gratitudine: “grazie per essere venuto fin qui”, nel bar quando vedevano che eri della manifestazione non ti facevano pagare, la gente si stupiva ed era molto contenta di questo afflusso, anche gente di settori più agiati della popolazione.
Vi è stata una fusione tra la gente del posto e quella venuta da fuori mai vista che aveva risposto all'appello: “venite ad aiutarci”. Non solo buona accoglienza ma fusione,
La polizia rischiava ad inseguire i manifestanti, nello scappare nel bosco alcuni poliziotti rimanevano indietro”.
Fin qui il resoconto.

Nell'intervento principale è stato detto: il movimento NO Tav è fatto da 2 componenti: i valligiani, in alcune comunità molto compatti a sostenere la battaglia, l'area sociale e politica piemontese antagonista che trova il suo riferimento principale nel CS Askatasuna; poi una serie di realtà ribelli rappresentate da componenti anarchiche come ideologia, che sono presenti nei momenti più caldi.
Il 3 luglio ha visto una presenza nazionale, ma in Val Susa la battaglia è continuata in tutta l'estate, con lunghi momenti di assedio al cantiere, scontri con la polizia; durante il campeggio i manifestanti partivano di giorno e di notte per assediare la zona.
Quella di Proletari comunisti è una presenza di appoggio e sostegno. Quando la presenza è così, occorre tener ricordare quello che dice Lenin: “...una cosa è una battaglia seria e tutt'altra cosa sono le chiacchiere su questa battaglia fatte soprattutto da chi è rimasto a sedere in disparte”. Questo è importante per evitare la mancanza di serietà, da “grilli parlanti”. Noi cerchiamo sempre appena è possibile di essere presenti, stare sul campo. Noi vogliamo parlare della battaglia No Tav senza fare le “chiacchiere”. Per questo dobbiamo soprattutto ascoltare con molta attenzione chi sta facendo quotidianamente questa battaglia. Questo non significa che noi condividiamo sempre tutto quello che il movimento fa e dice.
E' uscito alla fine del campeggio un documento dell'area No Tav che fa capo all'area Askatasuna, che è importante perchè da identità e ragioni alla linea che il movimento sta sviluppando in questa battaglia. Questo documento attacca alcune componenti anarchiche.
In questa situazione tutte le energie ribelli servono, e il movimento No Tav giustamente le accoglie, rifiutando ogni divisione tra “buoni“ e “cattivi”, tra “violenti” e “non violenti”, ma quando alcune di queste vogliono imporre il loro punto di vista e il loro metodo di azione non accolto dalle assemblee di tutto il movimento devono essere criticate perchè, nonostante la loro definizione anarchica, rappresentano un concentrato di autoritarismo che non capisce i caratteri di “guerra di popolo” che il movimento ha assunto e sta sviluppando. Tutte le forze esterne se vanno per aiutare è un bene, ma chi non fa niente nel proprio territorio, non è giusto che vada lì a fare il grillo parlante o l'”iper ribelle”.
Questo documento è importante perchè non è tanto una polemica tra gruppi ma una dialettica frutto di un movimento reale.

Tornando alla battaglia No Tav. Noi siamo maoisti e abbiamo bisogno di spiegare ai proletari e alle masse popolari cosa intendiamo quando parliamo di guerra popolare. Questo diventa più convincente quando possiamo spiegarlo attraverso l'esempio di movimenti popolari che ne mostrano potenzialità. Non va considerato neanche un caso che la battaglia No Tav stia avvenendo in una zona che è stata teatro della guerra partigiana. L'attuale movimento è come se sta riprendendo quella storia, che non fu solo lotta antifascista ma una guerra di popolo. Noi vogliamo che questo si diffonda come idea. Noi non siamo fautori della violenza per la violenza, ma della guerra di popolo in cui le masse sono protagoniste dall'inizio alla fine e i comunisti vi svolgono un ruolo di direzione.
La guerra di popolo è una forma alta, organizzata, proletaria e quindi non c'entra con l'apologia della “violenza” e dello “scontro” dei gruppi anarco insurrezionalisti.

La discussione in questo movimento è quindi in sintonia con lo studio del libro di Lenin su l'Estremismo, che mette in luce come nella lotta contro l'opportunismo, dobbiamo liberarci dell'anarchismo, del ribellismo individuale.

GENOVA 2011
Un secondo tema affrontato nell'assemblea sono state le manifestazioni per Genova 2011 che ha visto il resoconto di un compagno di Red Block.
Red Block sin dall'inizio di quest'anno ha lanciato una campagna per 'Genova 2011' per costruire un momento diverso di ricordare questo anniversario. Ma non siamo riusciti a realizzare questo obiettivo.
Il G8 2001 è stato teatro di un grande movimento giovanile e popolare di opposizione alla globalizzazione imperialista e ai governi, Stati dei padroni del mondo. Esso è stato fronteggiato con una feroce repressione portata avanti dallo Stato e dai suoi corpi “scelti” fascistizzati, perchè questo movimento faceva paura per le sue dimensioni piuttosto che per le posizioni dominanti in esso. Lo Stato e questo governo stanno continuando anche in questo mesi con una repressione tipo Genova, verso movimenti quali quello studentesco e della Val Susa.
Le giornate di Genova 2001 avevano messo in luce l'esistenza di una nuova generazione ribelle che non si è spaventata della brutale repressione, non si è fatta invischiare da logiche ultra pacifiste e ha reagito trasformando quelle giornate in una grande battaglia.
Da questa valutazione nasceva la necessità della campagna che noi abbiamo proposto e che potesse sfociare in un corteo di lotta, combattivo che toccasse i vari luoghi simbolo della Genova 2001, Diaz, Bolzaneto, p-zza Alimanda, e non si limitasse solo alla sfilata pacifica prevista dagli organizzatori.
La nostra proposta era interna ad una tre giorni in cui ci fosse anche il modo di discutere e ragionare su repressione, lotte, alternativa rivoluzionaria.
Sin da dicembre 2010 abbiamo contrastato a Genova la linea scelta dagli organizzatori ufficiali. Abbiamo proposto questo a livello nazionale, abbiamo incontrato compagni delle realtà genovesi. Ma, a parte i compagni del Kaos di Genova, non vi è stata una risposta in positivo. A questo punto abbiamo realizzato nelle due giornate finali una partecipazione autonoma e critica.
Il nostro intervento, politicamente incisivo, ha avuto risalto anche al di là delle nostre poche forze messe in campo. Alcune “attenzioni” della polizia durante la campagna e articoli apparsi sulla stampa borghese prima e dopo le manifestazioni di luglio, testimoniano i timori della borghesia della nostra posizione, e questo, al di là dei numeri, ci fa capire di essere nel giusto.
La manifestazione ufficiale in termini di numeri è riuscita, ma essa è stata incanalata secondo la linea di Agnoletto e company. Il problema critico principale non è certo verso le masse che vi hanno partecipato ma la posizione sbagliata e la mancanza dei gruppi rivoluzionari che, invece di puntare ad essere il lievito e il referente di questa manifestazione, hanno sottovalutato 'Genova 2011'. Carlo Giuliani è stato così ridotto a simbolo di ragazzo ucciso, e non di resistente, ribelle, che è morto lottando e rappresentando così l'effettiva anima della battaglia del 2001; quella a cui hanno fatto riferimento in tutto il mondo e in particolare in Germania, con manifestazioni in alcuni casi molto incisive.

RIVOLTA DI LONDRA
Collegando Genova alla situazione attuale nel mondo, l'assemblea ha rivolto la sua attenzione alla rivolta di Londra di quest'estate. Un'altra giovane di Red Block ne ha rappresentato, utilizzando materiali provenienti dalle realtà comuniste e rivoluzionarie inglesi, i contenuti.

A Londra e in altre città inglesi vi è stata una rivolta contro un apparato statale repressivo e una oppressione sociale. Essa è partita dall'uccisione il 4 agosto di un immigrato. Il 6 agosto vi è stata una veglia fuori dalla stazione di polizia per chiedere giustizia, che è durata 9 ore. Al termine di essa la polizia attacca una ragazza di 16 anni. Questa è diventata la scintilla e la rivolta è scoppiata. La polizia ha giustificato la repressione con menzogne, dicendo che essa era per la democrazia e per la libertà; il partito laburista stesso ha condannato la rivolta. La polizia e i mass media del governo e della borghesia inglese hanno parlato di una “lotta per lo shopping” per deformare e deviare i contenuti della rivolta. Alcuni fatti sono stati esagerati ed altri inventati, per es, una violenza sessuale mai avvenuta. I giornali che prima stavano parlando del grave scandalo della polizia e dei suoi alti comandi corrotti e asserviti al magnate della stampa Murdoch, poi non ne hanno parlato più. Il Ministro degli Interni ha parlato di criminalità pura, tutti i partiti parlamentari hanno attaccato i giovani come “parassiti”, Cameron ha detto che la repressione della polizia è necessaria perchè la rivolta va soffocata, ed è arrivato a mettere in campo per il controllo di alcuni quartieri di Londra ben 16 mila poliziotti, soffocando di controlli tutta la popolazione.
La verità sull'uccisione dell'immigrato è stata oscurata con molte false versioni; ma pochi hanno potuto nascondere che essa è stata in realtà la scintilla di una ribellione contro una disoccupazione altissima e l'oppressione. In Gran Bretagna oggi per un posto di lavoro nuovo, vi sono 54 posti persi, la sanità manca per le masse, tanta gente dipende dai sussidi e non ha stipendio, ecc. La gente è stanca di tutto questo, inoltre per tutte le uccisioni della polizia in questi ultimi anni nessun poliziotto è stato condannato.
Lo Stato borghese ha scatenato una repressione che non si vedeva da molto tempo: 2000 persone arrestate, molti giovani, colpite anche le famiglie; un ragazzo di 18 anni è stato arrestato perchè aveva rubato delle ciambelle; altri per aver scritto della rivolta su Facebook hanno avuto 4 anni di condanna.
Si sono levate alte condanne sul fatto che sono stati colpiti dei negozi, nascondendo che questo si è reso necessario nella rivolta dato che la polizia ha deviato il percorso della manifestazione che voleva andare verso i palazzi governativi. La repressione successiva alla rivolta è giunta a mettere delle spie nei quartieri, usare cani poliziotti, caccia all'uomo attraverso mega tabelloni.
I veri criminali non sono i ragazzi, ma i poliziotti, chi li manda e coloro di cui sono al servizio. Tanta gente che non ha i soldi per curarsi ha compreso le ragioni della rivolta e che i veri criminali sono la polizia, ecc. La Gran Bretagna sta tornando ad essere una “società vittoriana”, basata sui privilegi dei ricchi e la miseria delle masse popolari.
La rivolta ha evidenziato la situazione di razzismo esistente e le disuguaglianze sociali enormi.
Un fattore importante che noi dobbiamo mettere in evidenza e che è emerso nella rivolta: nelle zone della ribellione vi sono spesso gang giovanili che si combattono tra di loro, nei giorni della rivolta esse hanno unito le forze contro il nemico comune.
Questo movimento ha prodotto delle convinzioni sulla necessità di un cambiamento generale, possibile solo combattendo il sistema del capitale.

Commentando il rapporto della compagna, Proletari comunisti ha sottolineato come questa rivolta sia una versione aggiornata della rivolta delle banllieues parigine, dove i giovani di Red Block vi sono stati e Proletari comunisti ha organizzato un meeting internazionalista.
Nella rivolta inglese ci sono stati elementi simili e altri diversi che vanno analizzati. Noi abbiamo fatto una locandina intitolata: “London calling – No future” per la borghesia e l'imperialismo. Sono questi che non hanno futuro perchè una società neo-vittoriana crea le condizioni della ribellione.
In un paese imperialista la rivolta è un brodo di coltura necessario della rivoluzione, quando sarà guidata da un partito rivoluzionario che non prenderà come obiettivo i negozi, ma il capitale e lo Stato. La partecipazione crescente e la generalizzazione della rivolta che la rivoluzione è la “festa degli oppressi”. La rivolta è una ribellione all'esistente e una riappropriazione generale (le cose che si pigliano sono quelle che la società consumistica vende e diffonde); la rivolta guidata dal proletariato e dal suo partito rivoluzionario fa capire in corso d'opera che non c'è bisogno di tanti telefonini, oggetti di consumo, quando c'è la possibilità di prendere tutta la società, tutto il potere nelle proprie mani.
A Londra nei giorni della rivolta intere famiglie partecipavano all'appropriazione delle merci propagandate e che non hanno. I giovani costretti ad una vita di merda, una volta che riescono a trovare una base di unità contro il nemico comune e reale, esprimono tutta l'adrenalina di quei momenti, che passa come un tam tam nei vari quartieri, e diventa rivolta generale. La polizia è stata sorpresa da questo e impaurita, pur trattandosi si una polizia super armata, assassina, sempre assolta.
Nei paesi imperialisti nelle rivolte e nelle guerre popolari non c'è un 90% da una parte e solo un 10% dall'altra. La guerra di popolo è anche una guerra civile, casa per casa; la guerra di resistenza antifascista ha già mostrato questo. I borghesi e i benestanti difendono la loro proprietà – anche quando a volte si tratta della proprietà di un supermercato in un territorio desolante. La società imperialista nelle fila del proletariato crea una aristocrazia operaia. Intellettuali, spesso che si dicono di sinistra - è successo in Francia - si sono scagliati contro la rivolta perchè parlarono con le viscere della “loro proprietà”, perchè essi vivono bene in questa società.
La polizia è stata schierata massicciamente, ma i giovani non hanno avuto paura. Il governo, lo Stato hanno avuto paura e hanno reagito come un esercito della paura, trasformando quartieri di Londra e di altre città inglesi in una sorta di Kabul.
La borghesia, i suoi strumenti i suoi servi, hanno guardato con odio i ribelli perchè hanno visto il rischio dei loro privilegi. E a quel punto i borghesi che parlano di democrazia e libertà, diventano più violenti dei violenti ribelli, lanciano la caccia ai ribelli, chiamano a raccolta la società dei privilegi, della ricchezza, della miseria umana asservita, dei bottegai, anch'essi spesso immigrati di precedenti generazioni che pensano più al negozio che al figlio che partecipa alla rivolta. Usano i mega schermi, danno 4 anni di carcere per l'uso di Facebook. Hanno paura dell'etere, della loro stessa ombra, trasformano la realtà in un film di fantascienza.
Ma è la ribellione che fa riapparire lo “spettro” della rivoluzione, signori!

IMMIGRATI
L'ultimo tema che ha affrontato l'assemblea è quello delle lotte degli immigrati di questi ultimi mesi.
Nell'introduzione è stato detto: in Italia si stanno sviluppando lotte nella fase in cui gli immigrati arrivano nel nostro paese “con la rivolta incorporata”. Se riusciranno a restare nel nostro paese, non ci sarà bisogno di andare a Londra, gli immigrati faranno qui la loro Londra.
Gli immigrati sono protagonisti di differenti lotte, e spesso sono gli stessi immigrati nei diversi stadi della loro permanenza. La Puglia è diventata una Regione importante, con la presenza dei CIE, dei C.A.R.A., delle tendopoli, e in ognuna di queste strutture si sviluppano lotte, proteste e rivolte. E là dove, come per i braccianti di Nardò, gli immigrati vengono messi a lavorare e sono sfruttati come schiavi, sviluppano grandi scioperi, come appunto quello di Nardò che ricorda le grandi lotte bracciantili del nostro paese.

Sono seguiti interventi di compagne e compagni di Taranto che hanno partecipato, in certi casi in prima fila, a tutto il ciclo di lotte che ha attraversato la Puglia in questi mesi e di cui il blog di Proletari comunisti ha già raccontato e commentato con cronache ampie e tempestive.

martedì 20 settembre 2011

pc 20 settembre - è uscito il nuovo foglio di proletari comunisti



pc 20 settembre - meeting internazionalista a parigi a sostegno delle rivolte arabe il 15-16 ottobre

chers camarades
pour proposition du PCm Italie, PCm France avec la collaboration des
simpatisants du MKP France, con la demande d'intervention des camarades
du Mouvement maoiste de Tunisie, des camarades maoistes marocaines et de
tous les organisations et comitès antimperialistes en France et dans les
differents
pays europeens, avec invitations des organisations et partis des pays
opprimèes du monde arabe, palestiniens en tete, qui ont la possibilitè y
parteciper;
il va s'organiser un Meeting in Paris France pour le 15 et 16 octobre:
' des revoltes arabes à la revolution de nouvelle democracie en marche
envers le socialisme et le comunisme'
C'est la premier reflexion publique et ouverte des maoistes sur la situation
des revoltes et des efforts de les soupporter, en soupportant en
particulier, les maoistes dans le monde arabe, dans le quadre du soutien
generale des forces antimperialistes et des peuples en lutte dans le monde
arabe

pour informations, adhesions et partecipations
ro.red@libero.it italie
drapeaurouge@yahoo.fr france

dear comrades
proposed by PCm Italy, PCm French with collaboration of supporters of MKP
french, with demand of interventions by Movement maoist Tunisy, comrades
maoist Maroc and all organisations and antimperialists commitees en french
and others eurepean countries,and invitation of organisations and parties of
oppresses araq countries that have possibility to partecipe, it is organised
a meeting in Paris 15-16 october.
' from arab revolts to new democracy revolution to march to socialism and
communism'
It is the first public and open reflexion of the maoists forces about revolt
situations and the task of supporting , particularly support for maoists in
arab area, in the context of the general support to all antimperialists
forces and peoples in struggle in arab area.

contact, informations, partecipation
ro.red@libero.it italie
drapeaurouge@yahoo.fr france

pc 20 settembre - la lotta degli operai immigrati della KN a bergamo continua

kuenhe nagel: cambio di appalto per togliere i diritti!
i lavoratori rispondono uniti e da ieri alle 13 sono in assemblea permanente dentro il magazzino di brignano.
chiedono garanzie sul riconoscimento dei rappresentanti sindacali cobas, che non ci siano trasferimenti e ritorsioni, che tutti i lavoratori operanti nelle cooperative siano assunti a tempo indeterminato e che orario di lavoro sia di 8 ore e non di 6,40.
mentre l'accordo sul passaggio sottoscritto da cgil e cisl il 16 settembre non da queste garanzie, per questo siamo in attesa che la ditta appaltante kuenhe nagel faccia da garante sui punti sopra e incontri i rappresentanti sindacali cobas dei lavoratori.
se questo non avverrà entro questa mattina, contiunerà la mobilitazione, anche denunciando alle autorità competenti come la direzione del lavoro e il prefetto, sul cambio d'appalto che vuole togliere i diritti acquisiti ai lavoratori, tra cui la libertà sindacali.
Slai cobas per il sindacato di classe
viale marconi 1 dalmine bg 3355244902 cobasdalmine@infinito.it
I LAVORATORI DELLA LOGISTICA KN DI BRIGNANO BG DI NUOVO SOTTO ATTACCO
NON HANNO MAI ABBASSATO LA GUARDIA , SAPEVANO CHE GLI SCHIAVISTI IN DOPPIOPETTO AVREBBERO CERCATO DI RIPRENDERSI QUANTO ERANO STATI COSTRETTI A CONCEDERE DOPO GLI SCIOPERI DELLA PRIMAVERA SCORSA E INFATTI COSÌ È STATO-
IL TRUCCO È VECCHIO IN PARTICOLAR MODO IN QUESTO SETTORE, DOPO CHE DEI LAVORATORI CON LA LOTTA CONQUISTANO UN MIGLIORAMENTO DELLE PROPRIE CONDIZIONI, TEMPO QUALCHE MESE LA COOPERATIVA CHE GESTISCE IL MAGAZZINO PERDE L’APPALTO E CHI SUBENTRA CERCA DI RIPORTARE TUTTO COME ERA.
COSÌ STA SUCCEDENDO ANCHE A BRIGNANO GERA D’ADDA BG, DOVE A POCHI MESI DAGLI SCIOPERI CHE HANNO PERMESSO HAI LAVORATORI DI OTTENERE QUANTO GLI ERA DOVUTO PER LEGGE (ORARIO-SALARIO-SICUREZZA-LIBERTA’ DI RAPPRESENTANZA – RETRIBUZIONE DEGLI INFORTUNI ECC.)
IL CONSORZIO CBS SE NE VA LASCIANDO IL CAMPO AL CONSORZIO AMBRO NCHE EVIDENTE HA PROMESSO A KN DI RIPRISTINARE LE CONDIZIONI PRE-LOTTA.
LA VERGOGNOSA MANOVRA NON RIUSCIREBBE SENZA LA COMPLICITÀ DEI CONFEDERALI, INFATTI CGIL E CISL IN TUTTA FRETTA E DI NASCOSTO DAI LAVORATORI, FIRMANO CON LE COOPERATIVA ENTRANTE UN ACCORDO SUL SUBENTRO CHE HA QUALE FINE PRINCIPALE L’ESTROMISSIONE DEL COBAS DAL MAGAZZINO NONOSTANTE E PROBABILMENTE PROPRIO PERCHÉ AL MOMENTO , QUESTO SINDACATO RAPPRESENTA IL 90% DEI LAVORATORI.
MA I LAVORATORI , CHE CON LE LOTTE DI MAGGIO E GIUGNO HANNO IMPOSTO LA LORO LEGITTIMA SCELTA AI PADRONI E AI LORO SERVI, DICHIARANDO IMMEDIATAMENTE LO STATO DI AGITAZIONE ED ENTRANDO IN ASSEMBLEA PERMANENTE CHIEDENDO UN INCONTRO IMMEDIATO CON KN.
IL MODELLO MARCHIONNE NON DEVE PASSARE , NE IN FIAT NE ALTROVE!
IL SINDACATO LO SCELGONO I LAVORATORI NON I PADRONI !
I LAVORATORI SONO DETERMINATI E COMPATTI , MA LA SOLIDARIETÀ È COMUNQUE BEN ACCETTA-


--------- Original Message --------
Da: "CobasSindacatodiClasse"
To: "redditolavoro@lists.ecn.org"
Oggetto: [Redditolavoro] BG: lav. immigrati in assemblea permanente
Data: 20/09/11 01:24



ULTIM'ORA

E' arrivata notizia dallo Slai cobas per il sindacato di classe di Bergamo
che i lavoratori, la stragrande maggioranza immigrati, del Consorzio CBS e
delle relative cooperative Syrio e Proteo operanti nel magazzino di Brignano
della Kuenhe Nagel, hanno trasformato l'assemblea di questa mattina in
assemblea permanente fino a che non avranno precise garanzie che nel
passaggio di appalto che dovrebbe avvenire il 30 settembre tutti i
lavoratori saranno assunti e alle stesse condizioni attuali.

Questi lavoratori organiz zati nello Slai cobas per il sindacato di classe a
fine maggio/inizi di giugno erano stati protagonisti di una grande e dura
lotta, con blocchi dei camion e cariche della polizia; grazie a questa lotta
avevano ottenuto il rispetto di condizioni salariali e normative
contrattuali e soprattutto il riconoscimento dello slai cobas per il
sindacato di classe.

Ora questo passaggio cerca di mettere in discussione parte dei risultati
ottenuti e in particolare la difesa del posto di lavoro per tutti i
lavoratori.
Ma come a giugno i lavoratori immigrati non si sono fatti intimidire e hanno
fatto una lotta esemplare, oggi con l'assemblea permanente sul posto di
lavoro stanno dando una prima risposta alla logica mafiosa degli
appalto/subappalti/passaggio di appalto, per cui già la magistratura di
Bergamo ha aperto un'importante inchiesta.


SLAI COBAS per il sindacato di cl asse - 3475301704

pc 20 settembre - Pisapia - primi 100 giorni - seconda puntata

PRIMI 100
GIORNI 2 –SECONDA PUNTATA-
DIFESA DEI POSTI DI LAVORO E ‘NUOVE’
PROSPETTIVE (EXPO?):
PIU’ LAVORO PER TUTTI? O NO? Come tutte le
Amministrazioni Locali anche quella di Pisapia si trova a dover
affrontare le mobilitazioni/la rabbia di - operai, giovani precari,
disoccupati, lavoratori immigrati -, sui quali il governo scarica la
Crisi (col beneplacito dell’uomo con la firma sempre pronta,
Napolitano, la gioia di Confindustria – che, comunque, vuole di più -,
il collaborazionismo di cisl e uil, lo stridulo “lamento” di cgil e PD
e il ‘silenzio’ di condivisione della cosiddetta opposizione). E dare
risposte in una realtà, Milano, che ha cambiato pelle; che da città
civile (la civiltà del lavoro/dei lavoratori, la civiltà culturale/del
diritto allo studio, della civiltà sociale/servizi e centri per
periferie popolari) è passata a metropoli della barbarie (clientelismo,
malaffare, esclusione,repressione,razzismo), non è né sarà facile. Ma
in questi primi cento giorni non danno segnali incoraggianti, tutt’
altro. Alcune vicende calde. LA SCUOLA, tra nidi/materne/civiche:
nemmeno è iniziato l’anno, scolastico, ed esplode la prima grana per i
32mila bambini che dovrebbero usufruire di questo servizio. Per 928 di
loro non c’è posto, perché mancano 130 educatrici. Eppure la vice
sindaco, Maria Grazia Guida, con delega all’Istruzione, aveva
dichiarato che l’anno è iniziato «senza intoppi e senza ritardi», e
subito dopo fare altre dichiarazioni: «Abbiamo le mani legate. Il
rischio è la chiusura di sezioni delle scuole materne — dice il
vicesindaco — anche se non vogliamo arrivare a questo. Fino a ora
abbiamo aperto classi e nuove sedi: quattro nidi, sette sezioni
primavera e presto inaugureremo altre tre fra materne e nidi. Ma per il
futuro, la situazione è grigia». Il famoso Patto di Stabilità.
‘Allarme’ già esternato in agosto al governo direttamente all’Unna, nel
senso di barbara distruttrice, Gelmini «L’ho spiegato personalmente al
ministro Gelmini. Se non avremo risposte adeguate e una deroga per
assumere il personale mancante nelle nostre scuole, nei prossimi giorni
faremo una pressione più forte insieme con altre città sul governo
perché è assurdo che il patto di stabilità blocchi servizi inderogabili
come quelli all’infanzia». E per non farsi mancare nulla, come estrema
ratzio, ha ventilato il proposito di prendere a contratto nelle scuole
personale esterno delle cooperative private. Tutte queste “belle”
trovate, la signora Giunta dovrebbe andare a dire agli insegnanti
precari che da inizio settembre sono in mobilitazione davanti l’USP (il
caro vecchio Provveditorato), contro i tagli della Gelmini e alle mamme
dei bambini (forse la vice sindaco si “dimentica” che le mamme sono
anche donne e lavoratrici, e non basta fare una giunta dal quoziente di
quote rosa alto, per non affrontare le proprie responsabilità). E il
ricorso alle cooperative forse è uno dei tanti tributi dovuti alla Lega
Coop/PD, che dove “hanno vinto” le gare d’appalto hanno fatto della
precarietà selvaggia il loro ‘credo’?. E sempre per quanto concerne
nidi e materne, vi è la questione qualità/costi/posti di
lavoro/appalti. Grazie alla denuncia di una ‘mamma’, la signora Lucia
Marchesi Folladori –con 3 figli-, che pur avendo diritto allo sconto
delle rate per questioni di reddito, ha messo in luce "Disinformazione
sulle agevolazioni". Visto che la domanda andava presentata entro il 31
luglio insieme alla documentazione ISEE, ma la Folladori non ha trovato
nulla nella cassetta della posta. Denunciando inoltre è anche la
difficoltà di reperire informazioni precise. Non era chiaro, infatti,
che ogni famiglia dovesse ripresentare tutti gli anni la dichiarazione
ISEE per ogni figlio. Anche nel caso il bambino fosse già iscritto al
secondo anno delle Elementari e nell'anno precedente avesse goduto
dell'agevolazione. Il rischio, quindi, è che Lucia debba pagare la
retta intera per tutti e tre i figli. Eppure la Giunta aveva assicurato
che le rette dei nidi e della refezione scolastica non aumenteranno a
breve: «Ma faremo controlli rigorosi sulle mancate dichiarazioni Isee
da parte delle famiglie. Tutti devono pagare il dovuto». E in
riferimento alla nomina del nuovo CDA (si vocifera come presidente un
nome illustre, il Professore Franco Berrino dell’Istituto Tumori,
ricercatore di fama mondiale in campo oncologico) di Milano
Ristorazione (la municipalizzata che gestisce la ristorazione), che
sotto la Moratti era presieduto da R. Predolin, sempre la sciura Guida
ha annunciato che nel cda potrebbe entrare anche un genitore,
rappresentante delle commissioni mensa, visto che sono state presentate
tre candidature sostenute ciascuna da 100 firme. «Noi vogliamo in tutti
i modi garantire un rapporto diretto di consultazione di confronto con
le famiglie, con le commissioni mensa, con le associazioni che lavorano
attorno al mondo della scuola — assicura il vicesindaco — Abbiamo già
avuto diversi incontri e faremo tavoli permanenti per raccogliere
consigli e aiuti da parte della società civile». E continuando:

«Faremo controlli rigorosi sui servizi in appalto, su quelli in
accreditamenti e una “carta di indirizzo” per le mense scolastiche». Da
parte sua Milano Ristorazione ha assicurato che non sbatte la porta in
faccia a nessuno, lasciando aperto lo spiraglio per quanti avrebbero
diritto alle agevolazioni: “Stiamo cercando di valutare con il Comune
di Milano la possibilità di una deroga almeno per chi ha vissuto
situazioni analoghe. In ogni caso potrà presentare la richiesta formale
di revisione della quota, da inoltrare alla commissione del Comune di
Milano, allegando la certificazione Isee”. A parte a rafforzare l’
attenzione su queste promesse, bisognerà tenere in considerazione che
nel recente passato Milano Ristorazione è stato oggetto di denunce
sulla cattiva qualità dei pasti e del no rispetto dei menù per i figli
di immigrati e della lotta delle ‘scodellatrici’ -le lavoratrici
addette alla distribuzione-, che si sono più volte mobilitate contro
la carenza d’organico. Sempre in zona scuola esiste la questione delle
civiche o, come ha chiarito la lotta degli studenti del serale del
Bertarelli, classi pollaio (sino a 60 alunni per classe). Eppure
Pisapia nel suo messaggio di augurio di inizio anno scolastico ai
440mila studenti-44mila insegnanti-3337 tra bidelli, segretari, tecnici-
259 presidi- il tutto spalmato su 380 istituzioni scolastiche, ha
detto: « Penso che il compito di tutte le istituzioni sia di impegnarsi
con forza perché la scuola funzioni al meglio, è un nostro preciso
dovere lavorare perché l’istruzione pubblica possa darvi una formazione
moderna e completa, in grado di aiutarvi nel percorso di crescita e
cittadinanza» e proseguendo «la scuola pubblica è infatti uno strumento
fondamentale per la conoscenza dei diritti e dei doveri civici>> e
citando l’articolo 33 della Costituzione «enti e privati hanno il
diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per
lo Stato>>. A parte la risposta piccata di Formigoni, che ha bollato il
tutto come “un ritorno all’800”, chiaramente vedendo troppa laicità
negli auguri di Pisapia, che se realmente applicati danneggerebbero
gli interessi economici degli amici di sempre del governatore della
Lombardia, gli ominidi con la tonaca, a parte questo il nostro
“arancione” Giuliano s’è preso un bell’impegno. Per adesso gli studenti
del Bertarelli, con la lotta determinata e l’occupazione, si sono
ripresi i loro diritti senza manco l’ombra della giunta, e non vorremmo
che in seguito e con la scusante del “Patto di stabilità”, questi
ragazzi subiscano lo stesso trattamento che la precedente giunta ha
riservato agli studenti del Ghandi. Le consociate e i servizi comunali:
Sogemi-Milano Sport-Anagrafe, queste le vicende calde. Il Patto di
stabilità, che significa in buona sostanza individuazione dei livelli
di risparmio (che si chiamano tagli) e sanziona i Comuni inadempienti
(quelli che sforano la spesa e non li fanno i tagli) che per Milano
rispondono alla ragguardevole cifra di 300 milioni (e si mormora che
arrivino a 400) verrà messo a regime dal 1° gennaio 2012. La soluzione
del governo per essere virtuosi è una sola – la vendita dei gioielli di
famiglia, ovvero gli immobili appetibili a palazzinari e soci -. La
giunta Pisapia nella difficoltà di rientrare di questi soldi ha
cominciato ad ipotizzare alcuni provvedimenti: vendita di SEA
(aeroporti) e Serravalle (autostrada Milano/Genova) se non si vuole
“ricorrere” al blocco delle assunzioni e quindi anche il tramontare
della stabilizzazione dei precari dall’Anagrafe agli altri servizi
comunali; sulla Sogemi Pisapia è stato lapidario: «La Sogemi — dice
Giuliano Pisapia — è una società che rischia il fallimento da un giorno
all’altro. Si rischia un nuovo caso Zincar». Il riferimento è alla
controllata del Comune, attiva nel settore delle energie alternative,
affondata per un crac da 18 milioni di euro. E più preciso è stato l’
assessore alle Attività Produttive, Franco D’Alfonso, «Ci sono due
questioni di fondo a cui dar risposta. La prima è: i mercati all’
ingrosso devono essere gestiti dal pubblico o no? Io dico no. Le
priorità sono altre, meglio che il pubblico si occupi di asili. L’altra
questione è: c’è bisogno di un nuovo Ortomercato. Le strade sono due:
ristrutturare l’esistente o trasferirlo e ricostruirlo in un’altra
area, ad esempio l’area Expo. Quale che sia la scelta, la Sogemi Spa
così come è oggi può far fronte all’investimento? La risposta è ancora
no, si illude chi pensa il contrario. La società ha un debito di 22
milioni di euro, a fronte di un fatturato di 16 milioni. Dipendesse
solo da me, chiederei quindi ai privati di investire». Non si tratta di
una privatizzazione tout court. L’idea di Palazzo Marino è che il
Comune resti controllore di Sogemi, ma che siano altri, i privati, a
gestire i mercati all’ingrosso. Le ultime 2 righe sono la valutazione
del giornalista Giambattista Anastasio, la nostra è che questa ipotesi
della giunta è privatizzazione bella e buona. Queste dichiarazioni
hanno non poco allarmato i lavoratori, circa 9000, e l’associazione dei
grossisti, AGO, che operano all’Ortomercato. I primi giustamente si
sono indignati per il fatto che nelle dichiarazioni, gli esponenti
della giunta, non hanno sottolineato che nello sfacelo di Sogemi i
lavoratori sono le vittime e non i complici. I secondi per bocca di uno
dei suoi rappresentanti, Alberto Albrizzi, ha ricordato che parte dell’
accordo col Comune (ndr votato ad aprile da centro destra e centro
sinistra) e Sogemi prevedeva la copertura dei costi di bonifica dei
tetti dall’amianto da parte dei 70 operatori. I lavori sono in ritardo
di 6 mesi ma contavano di versare comunque entro ottobre l’ultima
tranche di 2,4 milioni. Ora «visto che Pisapia ci tratta da burattini e
rimette in discussione gli accordi, come è nel nostro diritto
blocchiamo i pagamenti fino a opere finite. Spiegherà la situazione ai
lavoratori che busseranno a Palazzo Marino per reclamare gli stipendi.
Altro che suonare i fischietti, la prossimo volta gli porteremo i
pomodori in Piazza Scala>>. Come dire il Comune non rispetta gli
accordi chi paga? I lavoratori, come sempre. Stessa sorte si prospetta
per i lavoratori di Milano Sport (che tra l’altro gestisce le piscine
comunali), anche informati a mezzo stampa, senza che venissero
convocati i loro rappresentanti sindacali, del preventivato
smantellamento della società. Ma la giunta Pisapia non doveva essere
quella delle “porte aperte” “dell’ascolto” “della trasparenza?

proletari comunisti Milano

lunedì 19 settembre 2011

pc 19 settembre - Fiat Termini Imerese ancora un blocco della ferrovia

Fiat, protesta senza fine gli operai gli operai bloccano la ferrovia

Sit-in alla stazione di Termini Imerese delle tute blu che chiedono garanzie per il futuro. A fine anno l'industria torinese lascerà lo stabilimento sicilianoGli operai della Fiat e dell'indotto hanno bloccato questa mattina per un'ora la stazione ferroviaria di Termini Imerese. La decisione di fermare i treni era stata presa al termine di un'assemblea, che si è svolta davanti ai cancelli della fabbrica dove si assembla la Lancia Ypsilon. La Fiat a fine anno lascerà lo stabilimento siciliano. Gli operai chiedono anche un incontro urgente con i sindaci della provincia di Palermo.

"Questa vertenza, giorno dopo giorno, diventa sempre più difficile - dice il segretario provinciale della Fiom di Palermo, Roberto Mastrosimone - Chiediamo un incontro per questo pomeriggio stesso nella sede del Comune di Termini Imerese con i sindaci del comprensorio".

E intanto cresce l'attesa per la riunione di domani in programma a Palazzo d'Orleans con il presidente della Regione Raffaele Lombardo e i sindacati. Gli operai chiedono garanzie sui livelli occupazionali per tutti i 2.200 metalmeccanici dell'area industriale termitana. Domani la protesta si sposterà nel capoluogo siciliano; i sindacati organizzeranno un sit-in a piazza Indipendenza davanti alla sede della Presidenza, dove le tute blu arriveranno con 8 pullman da Termini Imerese. È slittato, intanto, l'incontro al ministero delle Attività produttive che era in programma il 27 settembre. Dura, Mariella Maggio, segretario regionale della Cgil: "È un fatto grave che conferma che sull'argomento non ci sono al momento idee chiare e nulla di concreto".

pc 19 settembre - NO TAV - libertà per Nina e Marianna - oggi fiaccolata

Fiaccolata per Nina e Marianna
piemonte | ambiente | eventi sabato 17 settembre, 2011 11:04 by notav.info

Fiaccolata per Nina e Marianna! Lunedì 19 ore 20,30 STAZIONE CHIOMONTE

Dopo il presidio di lunedì a Torino diventato poi corteo che ha percorso il centro cittadino (vedi video), anche la Val di Susa vuole scendere in piazza per chiedere l’immediata liberazione di Nina e Marianna.

Con il comunicato delle donne No Tav del movimento riunitesi nel Coordinamento dei Comitati martedì scorso, ecco un’altra iniziativa per stringerci attorno a loro e per testimoniare come la Val di Susa non si lascia intimidire e, addirittura, rilancia.

Tra pochi giorni il tribunale delle libertà deciderà se scarcerarle oppure no, noi le vogliamo libere…subito!
tutti in strada per una fiaccolata che partirà alle 20,30 dalla stazione di Chiomonte.

Nina e Marianna non sono sole!

Giù la mani dalla Val Susa!

pc 19 settembre - solidarietà con gli operai della Irisbus in lotta

pc 19 settembre - a Firenze scarcerati alcuni compagni.. ma noi vogliamo liberi tutti !

Firenze, liberi i 7 arrestati del 13 giugno. Due compagni ancora ai domiciliari dal 4 maggio.
Inserito il 17 settembre 2011 alle ore 19:19 da liberi tutti
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Dopo tre mesi di arresti domiciliari (e due mesi di carcere per Valerio), tutti i compagni e le compagne arrestati il 13 giugno sono stati liberati!

Costanza, Valerio, Jagu, Lotto, Paco, Pine e Mirco da ieri, 13 settembre, sono liberi con l’obbligo di firma.

Restano ai domiciliari Daniele e Luca, arrestati per “associazione a delinquere” durante la precedente operazione di polizia del 4 maggio, mentre continuano a persistere le svariate misure cautelari “minori” (dalle firme alle “semi-libertà”, dagli obblighi ai divieti di dimora) per più di trenta compagni.

pc 19 settembre - alla sevel come a pomigliano -

Anche la Sevel, società del gruppo Fiat, il più grande stabilimento di veicoli commerciali leggeri d’Europa con oltre 5.000 lavoratori e dove viene prodotto il Fiat Ducato, pronta ad uscire da Confindustria. Si profila il modello Pomigliano.

"Avere un tavolo locale è una vittoria e Sevel si dimostra una specificità nella galassia Fiat". Si legge una certa euforia nelle parole di Nicola Manzi, segretario provinciale Uim-Uil, dopo l’accordo del 12 settembre tra sindacati (con esclusione di Fiom e Cobas) e la Sevel, il più grande stabilimento di veicoli commerciali leggeri d’Europa con oltre 5.000 lavoratori e dove viene prodotto il Fiat Ducato. "Un accordo storico" è la definizione che ne dà Domenico Bologna della Fim-Cisl. E questo è vero.

Si sottolinea, di quell’accordo, l’erogazione di un premio straordinario Sevel "fino a 900 euro in due tranche da erogare tra ottobre 2011 e febbraio 2012", si legge nel comunicato stampa di Fim Cisl e si sottolinea l’assunzione di 250 nuove giovani con contratto interinale. Ed in questo caso si tratta di un ritornello, visto che in Sevel periodicamente si annunciano assunzioni con contratti interinali. Meglio di niente, ma non certo un contrasto alla disoccupazione ed alla precarietà, come afferma con entusiasmo Bruno Vitale, segretario nazionale Fim Cisl. Il quale addirittura si spinge a dire che quello firmato da Fim, Cisl, Fismic e Ugl sarebbe "un accordo importantissimo che valorizza una contrattazione innovativa volta ad aumentare i salari laddove si creano condizioni produttive positive". Siamo alla pura propaganda.

Quel premio, si legge nell’accordo, "sarà corrisposto in via straordinaria" e "una tantum". Dire quindi, come fa la Fim Cisl, che si aumentano i salari, è una balla colossale. Pura propaganda che non corrisponde a realtà, come verificheranno gli operai e le operaie Sevel leggendo le prossime buste paga.

E si omette di specificare che la possibilità di erogazione di quel premio straordinario rimane tutta in mano alla Sevel, visto che sarà erogato solo "nel caso di raggiungimento dell’obiettivo produttivo per l’anno 2011 di 224.000". Produrre un furgone di meno significa, per operai ed operaie, non vedere un centesimo di premio che, è bene specificare, è previsto di 900 euro solo per chi avrà lavorato nel 2011 almeno 1.700 ore, dal cui computo "sono esclusi i permessi annui retribuiti, le ferie, la mezz’ora di mensa, le ore di inattività, le assenze la cui copertura retributiva è per legge e/o contratto parificata alla prestazione lavorativa, ogni altra assenza/mancata prestazione lavorativa retribuita o non retribuita a qualsiasi titolo". In pratica, un lavoratore che durante l’anno si è ammalato, o una donna incinta, o chi abbia usufruito dei permessi previsti dalla legge 104/1992 per assistere un familiare affetto da grave handicap, non riuscirà ad ottenere quei 900 euro lordi di premio. Forse otterrà qualcosa meno. Magari 150 euro lordi in due tranche ma solo se avrà lavorato almeno 1.501 ore.

La logica rimane quella Fiat: aumento dei ritmi di lavoro (anche giustificati con l’Ergo Uas, entrato in Sevel con un accordo sindacale nel luglio scorso), maggiore produttività, più straordinari (pure previsti in quest’ultimo accordo). E solo al raggiungimento di un risultato deciso dall’azienda si eroga un premio. La filosofia è che il lavoro ed il suo costo sono variabili dipendenti degli obiettivi aziendali. Altro che "Sevel specificità nella galassia Fiat".

E che siamo di fronte ad una "normalità" della Fiat modello Marchionne, è la decisione di Sevel di uscire da Confindustria. Nell’accordo è scritto che "le parti convengono di incontrarsi nel mese di novembre 2011 per definire gli assetti contrattuali da applicare in SEVEL s.p.a. con decorrenza dal 1° gennaio 2012". In pratica Sevel il prossimo novembre comunicherà ai sindacati la sua decisione di uscire da Confindustria. Che è certa dal luglio scorso, quando la Sevel, come previsto dall’articolo 8 dello Statuto di Confindustria, ha inviato all’associazione degli industriali una comunicazione scritta a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, comunicando la volontà di uscire da Confindustria. A rivelare la notizia è Paolo Primavera, presidente di Confindustria Chieti, il quale all’AGI dichiara che "l’associata Sevel Spa ha comunicato il probabile, quasi certo, recesso dalla nostra associazione con decorrenza dal primo gennaio 2012".

Pertanto, a partire dal 1° gennaio 2012, Sevel potrà considerare carta straccia il contratto collettivo nazionale ed applicare un contratto specifico come per Pomigliano. Tutto come da previsione: Sevel entra tutta nell’orbita Fiat, prima con la nuova metrica del lavoro Ergo Uas; poi con quest’ultimo accordo, in linea con il diktat di Marchionne, che lo scorso giugno, in una lettera alla presidente di ConfindustriaMarcegaglia dichiarava la volontà di Fiat di uscire dal "sistema confederale a partire dal primo gennaio 2012 nel caso in cui, entro l’anno 2011, non si fossero realizzati ulteriori passi a garanzia dell’esigibilità necessaria per gli accordi raggiunti a Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco". Tutto come era facilmente prevedibile. Compresa la "complicità" di Cisl, Uil, Fismic e Ugl.

Carmine Tomeo