lunedì 12 marzo 2018

pc 12 marzo - La Lega come 'capanna dello zio Tony' - la feccia fascio/populista che ha vinto le elezioni

Qualche domanda sul senatore Tony Iwobi

Quella del primo senatore nero eletto in quota Lega sembra proprio una favola che se non esistesse bisognerebbe inventarla.


Qualche domanda sul senatore Tony Iwobi
Un uomo che si è fatto da solo, che ha fatto un po’ di tutto, dall’operatore ecologico al piccolo imprenditore, dall’impiegato al direttore. Un uomo dalla pelle nera che si fa strada nella Lega di Miglio, Bossi, Maroni e Salvini fino a diventare responsabile del settore immigrazione e a ricoprire l’incarico di Consigliere comunale, Assessore ed infine Senatore della Repubblica. Una storia che serve a molti, non solo alla Lega, per dimostrare che in Italia la feccia nera, quella fascista, è veramente relegata allo zero virgola di Casa Pound e Forza Nuova e che il Carroccio non è razzista ma soltanto classista, come gli altri.
Una storia, però, che sa di favola. La biografia di Tony, infatti, presenta non poche incongruenze. Secondo Wikipedia, prima di arrivare in Italia vive fin da adolescente negli Usa. E nel suo curriculum, Tony dice che è lì che ha preso la sua laurea in informatica (Computer information science, per la precisione). Tanto che, una volta arrivato nel nostro paese all’età di 21 anni (anno 1976) con un visto da studente per Perugia, si mette a lavorare per la Cimi-Montubi Spa (anno 1980), una grande azienda della siderurgia di proprietà di Fintecna, come responsabile Edp (Electronic data processing) e personale locale nigeriano.
E se i mesi perugini non hanno portato nessun titolo di studio, diversamente dev’essere andata a Treviglio dove, stando sempre al suo Cv, ha conseguito - non si sa quando - un Diploma professionale. Strano per un laureato tornare sui banchi di scuola. E non una volta ma due, visto che si dice titolare anche di un diploma in economia aziendale conseguito a Manchester.

domenica 11 marzo 2018

pc 11 marzo- Per Francesco Lorusso ucciso dallo stato di polizia, con l'appoggio del PCI. Francesco vive nelle lotte!

Dal libro "In Ordine Pubblico" di autori vari - 2003 - curato da Paola Staccioli - Editore Associazione Walter Rossi 

La mattina dell'11 marzo 1977 a Bologna, in seguito a un contrasto sorto nell'Istituto di Anatomia fra alcuni militanti del movimento e il servizio d'ordine di Comunione e Liberazione, i giovani del gruppo cattolico si barricano all'interno di un'aula, invocando l'intervento delle forze di polizia. Appena giunti sul posto, con mezzi spropositati, i carabinieri si scagliano contro gli studenti di sinistra intenti a lanciare slogan. La carica fa subito salire la tensione. Nel corso degli scontri successivi, che interessano tutta la zona universitaria, Francesco Lorusso, 25 anni, militante di Lotta Continua, viene raggiunto da un proiettile mentre sta correndo, insieme ai suoi compagni, per cercare riparo. Muore sull'ambulanza, durante il trasporto in ospedale. Alcuni testimoni riferiranno di aver visto un uomo, poi identificato nel carabiniere ausiliario Massimo Tramontani, esplodere vari colpi, in rapida successione, poggiando il braccio su un'auto per prendere meglio la mira. Lo sparatore, arrestato agli inizi di settembre e scarcerato dopo circa un mese e mezzo, sarà in seguito prosciolto per aver fatto uso legittimo delle armi. 
Quando si diffonde la notizia dell'assassinio, migliaia di persone affluiscono all'Università. Dopo che il corteo, partito nel pomeriggio, viene disperso da violente cariche, una parte dei manifestanti occupa alcuni binari della stazione ferroviaria, scontrandosi con la polizia, mentre altri si dirigono verso il centro della città e sfogano la propria rabbia anche infrangendo le vetrine dei negozi. Le iniziative di protesta dei giorni successivi sono duramente represse. Numerosi i fermi e gli arresti. Finiscono in carcere, tra gli altri, i redattori di Radio Alice, emittente dell'area dell'Autonomia Operaia chiusa dalla polizia armi alla mano. 
I fatti di Bologna caricano di tensione l'imponente corteo nazionale contro la repressione che si svolge il 12 marzo a Roma. Bottiglie molotov vengono lanciate contro sedi della DC, comandi di carabinieri e polizia, banche, ambasciate. Gli scontri nelle strade sono violenti, e in alcuni casi si svolgono a colpi di arma da fuoco. 
Ai compagni, ai familiari e agli amici di Lorusso si impedisce intanto di svolgere il funerale in città e di allestire la camera ardente nel centro storico, mentre il contatto ricercato dai militanti del movimento con i Consigli di Fabbrica e la Camera del Lavoro è reso difficile dalla posizione intransigente assunta dalle organizzazioni della sinistra storica. La frattura con il PCI raggiunge il suo apice nella manifestazione contro la violenza, organizzata per il 16 marzo a Bologna dai sindacati confederali, con la partecipazione, tra gli altri, della DC, partito che il movimento aveva indicato quale principale responsabile dell'assassinio. In quell'occasione al fratello di Francesco fu vietato l'intervento dal palco.


pc 11 marzo - LA VIOLENZA SULLE DONNE VAL BENE UNO SCIOPERO - da NUDM Milano


La violenza sulle donne val bene uno sciopero

Il disagio provocato dall'annuncio dello sciopero dei mezzi ha innescato polemiche che CISL e UIL hanno utilizzato per attaccare i sindacati di base che l'hanno proclamato (Unione Sindacale Di Base, Usi Unione Sindacale Italiana, Slai Cobas sc  Sial Cobas, CUB).
Non una di meno Milano esprime solidarietà a questi sindacati che, proclamando lo sciopero, hanno permesso alle lavoratrici e ai lavoratori - comprese quelle e quelli dei trasporti - di partecipare allo sciopero politico.
I sindacati che hanno indetto lo sciopero dell'8 marzo lo hanno fatto in accordo con la decisione dell'assemblea nazionale della rete NON UNA DI MENO, rete alla quale partecipano e che coinvolge decine di migliaia di donne.
E in decine di migliaia in Italia - milioni nel mondo - l'8 marzo siamo scese in piazza, per denunciare il gap salariale, l'esclusione dal mercato del lavoro quando desideriamo diventare madri, il carico di lavoro di cura non retribuito, le molestie sul lavoro. Abbiamo scioperato per reagire alla violenza economica, allo sfruttamento e alla precarietà. Rivendichiamo la scelta di questo strumento perché i diritti delle donne hanno pari dignità di tutte le altre lotte rivendicate attraverso lo sciopero.
Donne non viste e non ascoltate da dirigenti sindacali come Danilo Margaritella, segretario generale della UIL Milano e Lombardia, che mentre sottolinea la scarsa rappresentanza di Usb nel settore dei trasporti, dimentica che per scioperare non è necessario essere iscritte/i al sindacato che ha indetto lo sciopero.
A questi rappresentanti chiediamo perché, invece di attaccare i sindacati che hanno indetto lo sciopero, non si mettano a fare il loro lavoro: difendere le lavoratrici e i lavoratori. Forse allora potremmo vedere quello che è accaduto in Spagna, con cinque milioni di persone a scioperare. Un risultato che, probabilmente, questi sindacati temono di raggiungere.


Contatti stampa:
349.2542205 - 389.8000797

pc 11 marzo - L'UNITA' CORPORATIVA SUL "PATTO DI FABBRICA"

Boccia, presidente della Confindustria: "L'intesa è un esempio di come si possa passare dalla stagione del conflitto a quella del confronto..."  e passando alla formazione del nuovo governo: "... non tifiamo per nessuno; facciamo un appello al senso di responsabilità e nell'interesse del paese che ci possa essere un governo in tempi brevi. Il futuro esecutivo sarà valutato sulla base dei provvedimenti non del colore politico. Non siamo saliti sul carro di nessuno, abbiamo detto che non abbiamo paura di alcun partito... la nostra posizione è chiara, con il documento di proposte delle Assise di Verona e il Patto per la fabbrica siglato ora con i sindacati...".

Sull'accordo sulla nuove relazioni industriali non sono da meno le reazioni entusiaste di Camusso (Cgil); Furlan (Cisl) e di Barbagallo (Uil).
Un sintetico ma essenziale commento nel merito dell'accordo lo abbiamo fatto nei giorni scorsi e a questo rimandiamo: https://proletaricomunisti.blogspot.it/2018/02/pc-28-febbraio-laccordo-sui-nuovi.html

Oggi, per rispondere a voci positive che vengono anche da parti della "sinistra", vogliamo sottolineare le reazioni del padronato e dei loro mass media, che chiariscono più di tanti equilibrismi.

pc 11 marzo - Basta DASPO per le manifestazioni politiche e antifasciste - Tar Liguria

Il Tar annulla i Daspo dati dalla questura a 2 antifascisti dopo la protesta di Sturla

Genova - Il Tar della Liguria ha annullato i Daspo disposti dalla questura del capoluogo ligure nei confronti di due persone accusate di atti di violenza durante una protesta antifascista nel quartiere di Sturla, organizzata per impedire il raduno di esponenti di Forza Nuova nel febbraio del 2017.
Secondo quanto spiegato dal tribunale Amministrativo, «in un’occasione connotata dalla politica e

pc 11 marzo - Denunce dalla FCA Melfi e Termoli

stralci 
ELEZIONI BULGARE IN FIAT
LISTE BLOCCATE DEI SINDACATI PADRONALI
I candidati: dirigenti, impiegati ed affini
Dal 2010, con l’abolizione delle RSU, nel gruppo Fiat i Rappresentanti Sindacali non vengono più eletti ma nominati tra i firmatari di contratto....Rifacendosi al “Patto di Palazzo Vidoni “ del 1925 ove il governo fascista riconosceva la Rappresentanza sindacale solo alle corporazioni fasciste firmatarie e non ai sindacati liberi.
Inoltre, lo stesso padrone decide CHI deve partecipare alle elezioni e CHI deve essere eletto
I lavoratori devono solo “votare” per legittimare la farsa.
A Termoli e a Melfi quest’anno i lacchè e il padrone hanno deciso di unire in un unico seggio impiegati ed operai. Un ritorno a quando i dirigenti, impiegati e i loro “familiari” erano anche rappresentanti sindacali.
Con queste modalità, colui che ti comanda, ti sanziona e ti rappresenta saranno la stessa persona: il gestore operativo e il capo squadra.
Se ad esempio vieni contestato dal capo squadra per non aver svolto adeguatamente il lavoro, per essere arrivato in ritardo o per aver risposto male al responsabile dovrai dare le tue giustificazioni accompagnato dallo stesso capo squadra o dal gestore operativo.
E se hai un carico di lavoro eccessivo poiché il gestore ed il capo squadra hanno saturato la postazione, chiederai a loro di organizzare uno sciopero contro se stessi?
Sui carichi di lavoro e i premi di risultato è previsto per contratto una discussione e un accordo fra dirigenti aziendali e RSA. Dopo le elezioni il gestore operativo e il capo squadra si incontreranno e concorderanno, legittimati dal voto dei lavoratori.
La stessa assemblea sindacale sarà trasformata in un incontro tra i capi togliendo a noi lavoratori la possibilità di confrontarci ed informarci.
da Fmlu /cub

pc 11 marzo - ONDATE DI PROTESTE IN EUROPA CONTRO L'INVASIONE DI AFRIN - da Tavolo 4

Migliaia di curdi protestano contro l’invasione di Afrin nelle città europee

Migliaia di curdi e solidali sabato hanno dato il via a un’ondata di manifestazioni per protestare con l’invasione di Afrin da parte della Turchia.
Le proteste sono iniziate quando l’esercito turco si è avvicinato a due chilometri da Afrin. Diverse organizzazioni e politici curdi hanno invitato a protestare con urgenza contro la Turchia.
GERMANIA
In Germania migliaia di manifestanti curdi sono scesi in piazza a Berlino, Duisburg, Stoccarda, Aquisgrana, Norimberga, Hannover, Kassel, Essen, Dortmund, Francoforte, Monaco, Saarbrücken,

pc 11 marzo - "SCIOPERO DELLE DONNE", LE NOTIZIE DALLE FABBRICHE

Cominciano ad arrivare notizie dalle operaie delle fabbriche sull'8 marzo. 

Lo Sciopero delle donne nelle fabbriche, anche se con numeri in generale ridotti rispetto ad altri settori lavorativi ha un valore e un significato molto importante. Perchè le operaie sono, come classe, il centro dello scontro con questo sistema del capitale e quindi incarnano la necessità di una lotta delle donne che non si fermi ad un giorno, ad una piattaforma, ma che sia rivoluzionaria per rovesciare questo sistema sociale che si "nutre" del doppio sfruttamento delle donne, della loro oppressione, del ruolo delle famiglia; perchè per fare lo sciopero le donne in fabbrica devono scontrarsi e lottare con vari nemici: ricatti/minacce aziendali e dei capi, l'azione di opposizione e boicottaggio delle segreterie dei sindacati confederali; ma anche perchè a volte devono "rompere", essere una sfida, con le posizioni, le idee dei loro stessi compagni di lavoro. 
Per questo, questi scioperi sono una fiamma che va sostenuta, estesa e alimentata dopo l'8 marzo, ogni giorno, organizzando le forze delle operaie e la lotta delle operaie sugli obiettivi e i terreni da loro stesse espressi. 
Non aspetteremo ora "il prossimo 8 marzo", nè vogliamo tornare a parlare e trattare su un "piano femminista" fatto ai tavoli, ma lavoriamo insieme perchè la parola, la continuità nelle fabbriche, sui posti di lavoro sia nelle mani di chi ha scioperato.  
Le lavoratrici dello Slai cobas per il sindacato di classe stanno distribuendo in alcune di queste realtà, e facendo circolare dove non arrivano direttamente, un questionario, perchè , si renda con forza visibile la denuncia delle condizioni delle lavoratrici, perchè si arricchisca e articoli la piattaforma di lotta proletaria delle donne; perchè si costruisca una rete tra le realtà lavorative, autonoma dal femminismo piccolo e medio borghese. 
Chi vuole il questionario puo richiederlo a slaicobasta@gmail.com 

PRIMA INFORMAZIONE SULLO SCIOPERO NELLE FABBRICHE

Sciopero all’Electrolux di Susegana. Le Rsu Fiom hanno aderito anche quest’anno allo sciopero mondiale di 8 ore, indetto dai movimenti femministi di oltre 40 paesi al mondo. Nella fattispecie, i

pc 11 marzo - TENTATIVI DI REPRESSIONE MA ANCHE LIVIDE REAZIONI ALLO SCIOPERO DELLE DONNE...

Bari: Agguato poliziesco contro le attiviste di Non una di meno.
"L’otto marzo eravamo in piazza a Bari al fianco di compagne e attiviste di Non una di Meno – Bari e alle centinaia di donne che hanno manifestato per le strade della città contro lo sfruttamento dei lavori imposti, gratuiti, non pagati e sottopagati, contro il patriarcato e la violenza maschile
...Durante il corteo tantissimi interventi tra i quali si è alzata forte la voce solidale nei confronti delle popolazioni di Afrin così come nei confronti di Lavinia, Maya e di tutte le donne che subiscono la repressione poliziesca o come troppo spesso accade, donne vittime della violenza omicida di uomini appartenenti alle forze dell’ordine come i recenti casi di cronaca hanno purtroppo confermato...
Terminato il corteo ed andati via praticamente tutti e tutte, di fatto gli ultimi a lasciare la piazza, ci mettiamo alla guida verso altri lidi quando dopo alcuni isolati notiamo due macchine della Digos ferme in mezzo alla strada e scorgendo la testa vediamo 6 compagne e altrettanti uomini della Digos sul marciapiede. Lasciamo la macchina e scendiamo in strada anche noi.
Una identificazione delle compagne a corteo terminato, le solite minacce ed un atteggiamento aggressivo ed ingiustificato ai nostri occhi ma del tutto sensato e coerente con le direttive del ministero degli interni ovvero stroncare sul nascere qualsiasi forma di alterità nei confronti dello stato e delle sue istituzioni. L’accensione di un fumogeno durante il corteo è il pretesto di chi fa la voce grossa sapendo di far parte di un sistema repressivo che ha come obiettivo gli attivisti ed attiviste. A Bari è finita con l’identificazione delle compagne...
da nonsolomarange

Milano - La Cisl livida per la riuscita dello sciopero delle donne all'Atm
Più che le braccia incrociate poterono i comunicati stampa. Perché all’origine del grande caos stradale di giovedì, c’è un sindacato, l’Usb, che tra i circa 9.600 lavoratori dell’Atm può contare su un solo iscritto. Eppure è bastato l’effetto annuncio dello sciopero proclamato dall’Unione sindacale di base per mandare in tilt il traffico in città. «Quelli dell’Usb non ci sono, né in Atm né in Trenord — commenta lapidario Giovanni Abimelech, segretario della Fit, la sigla sindacale dei trasporti che fa capo alla Cisl — non partecipano nemmeno ai tavoli di trattativa...
Ma allora come è possibile che il solo annuncio di un sindacato così poco rappresentativo sia sufficiente a generare il panico? «Quando si tratta di proclamare astensioni dal lavoro si inseriscono sempre su tematiche più ampie, per esempio la giornata della donna di giovedì — spiega Danilo Margaritella, segretario generale della Uil di Milano e della Lombardia - sarei favorevole all’introduzione di qualche forma di filtro per iniziative prive di qualsiasi base rappresentativa...».

pc 11 marzo - Nel sindacalismo di base e di classe porre nuove premesse per affrontare la nuova fase politica

Durante le elezioni è uscito un documento firmato da due strutture dello slai cobas resesi nel tempo autonome dalle espressioni ufficiali di questa organizzazione sindacale.
Si tratta di un documento complessivo che si esprime su tutto e su tutto propone un'analisi, orientamento generale e un terreno di lotta politica. Questo, al di là della condivisione integrale del testo, ci sembra utile per aprile un dibattito, un confronto e uno scontro di posizioni, al servizio nella nuova pratica di lotta necessaria oggi sui posti di lavoro e nelle lotte popolari in generale.
Noi per primi, che pure del documento siamo firmatari, ne vogliamo essere promotori e interlocutori
e in forme pubbliche e aperte.
Lo riproponiamo alla lettura, invitando a guardare non tanto all'esito temporaneo delle elezioni, o ai risultati delle liste, ma quanto le posizioni presenti nel movimento sindacale di classe e più in generale nel movimento operaio e comunista.

Slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
11 marzo 2018

ASTENSIONISMO ATTIVO NELLA PROSPETTIVA DELLA COSTRUZIONE DEL POTERE OPERAIO E POPOLARE

Esistono oggi tutte le condizioni materiali per assicurare all’intera umanità benessere economico e adeguate condizioni di lavoro e di vita. Queste condizioni sono però monopolizzate dai padroni e dalla finanza che le usano contro i lavoratori e le masse popolari per assicurare privilegi e profitti a sé e alla massa di media e piccola borghesia privilegiata con cui condividono il potere statale ed economico.
Questa contraddizione sempre più profonda sta generando una crisi economica e politica che non ha precedenti nella storia e che spinge il capitale e le borghesie degli USA e delle principali potenze del mondo a cercare soluzioni tampone nell’abbassamento dei salari (abbattimento del valore della forza lavoro), nella flessibilizzazione e precarizzazione, nella disoccupazione, nel furto delle pensioni, nella cancellazione progressiva della sanità pubblica e di altri servizi essenziali, nella rapina delle risorse

pc 11 marzo - Antifascismo ora - Ripartire da Macerata e da un documento giusto e importante

Si riparte da Macerata. Ma per andare dove?
di Antifa MacerataNote sulla frammentazione dell’antifascismo istituzionale e la ricostruzione di un nuovo antifascismo da  parte degli antifascisti di Macerata.

Partiamo da un punto base. Gli eventi di Macerata nelle scorse due settimane non sono stati pura casualità né, tantomeno, imprevedibili atti di follia. Sono l’espressione della crescente, putrida marea da cui riemerge il neo-fascismo. Questa marea ha origine nell’abbandono istituzionale, nella repressione sociale e nell’assistenzialismo de-umanizzante e produce un conflitto tra poveri. Incoraggiato dai media come dalle forze parlamentari, questo conflitto ci spinge a farci a pezzi tra di noi per qualche briciola. Il fetore della marea si sta espandendo in tutta Europa ma, abbiamo imparato nostro malgrado, trova le sue espressioni più pungenti nelle provincie insospettabili: in territori apparentemente pacificati, nelle chiese brulicanti, nell’associazionismo democristiano, in gruppi Facebook apparentemente innocui e campanilistici e nei bacini elettorali che si definiscono “di sinistra”. Eppure, il 10 Febbraio ci suggerisce che è proprio da queste stesse province che dobbiamo ripartire perchè territori dove le relazioni umane sono più fitte, l’opinione pubblica più facilmente influenzabile, le assemblee popolari più visibili e le forze in campo, incluse quelle statali, meno strutturate. Qui l’antifascismo militante si fa anche semplicemente stando in strada, andando a lavoro o sedendo al bar e gli scazzi si gestiscono, volenti o nolenti, davanti a quello stesso bancone.

Questa considerazione, seppur radicata in un contesto di provincia, ha origine nelle riflessioni condivise con tutte quelle realtà urbane che negli anni hanno portato avanti la lotta con costanza e

pc 11 marzo - Processo Solvay Alessandria - da Medicina Democratica

COMUNICATO STAMPA: CHIAREZZA E DETERMINAZIONE AL PROCESSO SOLVAY DI SPINETTA MARENGO
La dottoressa Nuccio, Procuratore Generale della Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Torino, ha richiesto le pene per gli imputati della Solvay, la grande azienda chimica della provincia di Alessandria.
Pene pesanti, commisurate alla gravità dei reati: avvelenamento doloso delle acque ex articolo 439 Codice penale.. Così ha richiesto la Procura Generale per gli ex amministratori: Cogliati, De Laquiche e Joris, 17 anni di reclusione; Carminati 16 anni; Guarracino, Boncoraglio e Canti 15 anni.
Nel processo di primo grado davanti alla Corte d’Assise di Alessandria i delitti erano stati

pc 11 marzo - Alcoa Portovesme - Sardegna - Condannati a respirare piombo e veleni


Il gruppo Sider Alloys di Lugano ha acquisito lo stabilimento ex Alcoa di Portovesme, in Sardegna, il più importante impianto italiano per la produzione di alluminio primario. L’accordo è stato firmato il 15 febbraio presso il ministero per lo sviluppo economico (Mise), a Roma, e coinvolge Invitalia, l’agenzia italiana per gli investimenti. È stato annunciato un investimento di 135 milioni di euro per far ripartire la produzione: ma saranno in gran parte anticipati da Invitalia. I lavoratori della ex Alcoa, che da quasi quattro anni presidiano lo stabilimento per impedirne la chiusura, ora sperano di tornare al lavoro. Portovesme però è uno dei siti più inquinati d’Italia, in attesa di bonifica per rimediare a quarant’anni di scarichi industriali incontrollati. Tra le ragioni della salute ambientale e quelle del lavoro rischia di scoppiare un nuovo conflitto.

Solo trecento metri separano le ultime case di Portoscuso e i primi impianti della zona industriale. La strada passa sotto un ponte di nastri trasportatori, costeggia un deposito scoperto di minerali, supera la centrale termica dell’Enel e prosegue per cinque o sei chilometri tra giganteschi serbatoi, capannoni, un deposito di carbone a cielo aperto. Portoscuso è un comune di cinquemila abitanti sulla costa della Sardegna sud-occidentale, nella regione del Sulcis. La sua zona industriale, chiamata Portovesme, è una

pc 11 marzo - FCA Mirafiori - cassa integrazione e contratti di solidarietà oggi - licenziamenti e intensificazione dello sfruttamento domani

Circa 3500 gli operai coinvolti dalla cassa in solidarietà. 

I sindacati confederali parlano al vento - senza lotta autorganizzata passa solo il piano del padrone

Sale su una delle panchine di pietra di piazza Castello, imbraccia il megafono come nei documentari in bianco e nero del primo Novecento, e racconta: "Durante l'incontro qualche sindacato ha proposto soluzioni che prevedono i prepensionamenti. Noi vogliamo privilegiare la creazione di lavoro rispetto all'assistenzialismo".
Federico Bellono, segretario della Fiom torinese, ottiene l'applauso per questa frase ma è evidente che a battere le mani sono soprattutto i più giovani.
Sotto il porticato del palazzo regionale Gianni Cortese, numero uno della Uil, osserva: "Lavorare fino a 67 anni in linea non ha senso". Così tra un passo avanti, uno indietro e una mezza affermazione, comincia a delinearsi il piano per arrivare a fine 2019 alla piena occupazione dei dipendenti del polo

pc 11 marzo - Occupazioni delle terre in Brasile


MA: Camponeses ocupam sede do Incra em São Luís




Centenas de camponeses mobilizados pelos Fóruns e Redes de Cidadania ocuparam a sede do Incra na capital São Luís, no dia 22 de fevereiro. Mais de 300 pessoas se deslocaram de várias cidades do Maranhão para exigir da superintendência do Incra respostas aos processos de concessão de terras paralisados, que tem aberto espaço para ataques por parte de latifundiários e grileiros.

Fonte. AND


RO: Camponeses ocupam a Idaron em Mirante da Serra

As famílias da Área Revolucionária Paulo Bento ocuparam a sede da Agência de Defesa Sanitária Agrosilvopastoril do Estado de Rondônia (Idaron), em Mirante da Serra, no dia 26 de fevereiro.
A ocupação realizada pelos camponeses, organizados pela Liga dos Camponeses Pobres (LCP) de Rondônia e Amazônia Ocidental, foi motivada pela recusa do órgão estadual em expedir a Guia de Transporte Animal e a inscrição da ficha preenchida.

Fonte. AND

pc 11 marzo - Colombia ¡NO VOTAR! Unión Obrera Comunista (mlm)

¡NI EL ESTADO NI LOS POLITIQUEROS, 
SOLO EL PUEBLO SALVA AL PUEBLO!
Mensaje al Pueblo Colombiano
A unas horas de las elecciones para el Senado y Cámara, mientras las maquinarias de todos los partidos se mueven ultimando los detalles y desde todos los estamentos se hacen esfuerzos porque la gente salga a las urnas a votar así sea en blanco, el proletariado revolucionario reitera su llamado al pueblo trabajador a ¡NO VOTAR!
¡NO VOTAR! Porque de los casi 3 mil aspirantes al Congreso, la inmensa mayoría de ellos, o son familiares o apadrinados de reconocidos paramilitares, ladrones o narcotraficantes hoy en la cárcel o prófugos de la justicia; o son ellos mismos bandidos a quienes la justicia de los ricos no se atreve a tocar; o están haciendo carrera de pillos… lo cual indica que las tales instituciones democráticas son un gigantesco cartel de delincuentes y quién vota, así sea en blanco o nulo, está contribuyendo a legitimar la farsa

pc 11 marzo - ANCHE A GENOVA SENEGALESI IN PIAZZA

Genova, senegalesi in piazza: «Lavoriamo per una convivenza serena»


Genova - «Non vogliamo diventare bersaglio di nessuno e per nessuno motivo. Non vogliamo che uccidere “lo straniero “diventi una cosa normale, un fatto quotidiano da mettere tra le notizie di secondo ordine». L’unione degli immigrati senegalesi scende in ‪piazza anche a Genova‬ dopo i fatti di Firenze e per ribadire un fermo “No” al razzismo: «questo clima ci spaventa, non è tranquillo: i più fragili sono gli stranieri, ritenuti il bersaglio di tutto - spiega Mamadou Bousso, portavoce della comunità che conta circa 1700 senegalesi all’ombra della Lanterna - A noi tocca reagire in modo pacifico: crediamo che con i valori umani di amicizia e solidarietà possiamo portare avanti una convivenza serena».
Nel giorno in cui Firenze ricorda Idy Diene, ucciso lunedì scorso, alla Commenda di Prè sono circa duecento tra senegalesi e italiani in presidio. «Mentre piangiamo e ci arrabbiamo per la morte di un uomo innocente, troviamo che la parola chiave di questa triste storia sia “disperazione” - si legge nel volantino - disperazione di un uomo che voleva dar fine alla sua vita, che come soluzione trova quella di togliere la vita ad un altro uomo innocente, di una famiglia che si ritrova.

pc 11 marzo - Napoli antirazzista con Firenze ed Idy

Si è svolta i la manifestazione organizzata a Napoli dall'Associazione senegalese e della rete Antirazzista, in memoria di Idy Diene ucciso lunedì scorso sul ponte Vespucci a Firenze. Il corteo, in contemporanea con quello previsto nel capoluogo toscano, è partito da piazza Garibaldi  Sullo striscione che anticipava i manifestanti, che hanno offerto fiori ai passanti, la scritta "Stop razzismo fascismo e assassini". "L'omicidio di Idrissa - si legge in un comunicato diffuso dagli organizzatori -  non è solo figlio del caso o della 'follia', ma è il frutto dell'avvelenamento razzista e della violenza xenofoba sempre più alimentata anche da partiti politici e media che hanno puntato irresponsabilmente sull'imprenditoria della paura, della disinformazione e della xenofobia per raccogliere consenso elettorale sulla pelle dei migranti, di donne e uomini che vivono e lavorano magari da anni in questo paese e non possono accettare il rischio di essere aggrediti o addirittura uccisi solo per il colore della pelle o della provenienza geografica".



pc 11 marzo - Firenze: oltre diecimila persone al corteo in memoria di Idy


pc 11 marzo - Grande manifestazione antirazzista a Firenze - Il vostro decoro non vale una vita spezzata. Contro il razzismo con ogni mezzo necessario!

L'immagine può contenere: una o più persone, folla e spazio all'aperto
Lunedì 5 marzo a Firenze, nella città che ha già visto la strage di Piazza Dalmazia nel 2011, Idy Dien, un uomo originario del Senegal, un immigrato, un lavoratore, è stato assassinato con 9 colpi di pistola. Ha sparato un italiano di 66 anni, Roberto Pirrone. Sostiene che voleva togliersi la vita per i gravi problemi economici, ma ha scelto di togliere la vita a qualcun’altro. In queste ore e giorni Questura, politica istituzionale e giornalisti hanno fatto di tutto per ridimensionare l’accaduto parlando di assassinio casuale.
Pirrone non è un fascista, a suo dire non era mosso da moventi razziali, ma ha "scelto" di sparare ad un uomo nero, come se la vita di Idy Dien, anche lui un lavoratore e un padre di famiglia, avesse meno valore. Ha percorso 400 metri da casa sua a Ponte Vespucci, e Idy non è stato la prima persona che ha incontrato come emerso anche da alcune riprese. Ha ritenuto che la vita di un uomo nero