lunedì 7 ottobre 2013

pc 7 ottobre - La mappa del terrorismo imperialista

Italia portaerei Usa che non smobilita
  • Domenica, 06 Ottobre 2013 11:38
Per allarmare persino Repubblica era necessario che il dato foss proprio eclatante, superiore a qualsiasi attesa.
Si parla di basi militari Usa, che - causa anche la crisi economica e i problemi di bilancio federale - diminuiscono in modo abbastanza consistente in tutto il mondo; in obbedienza anche a un modello di controllo miltare che si basa più sulle tecnologie (radar, droni, satelliti, forze speciali, ecc) che non sulla presenza massiccia di truppe di terra o flotte stanziali.
La notizia è semplice: diminuiscono dappertutto, ma non in Italia. Anche qui la ragione è semplice: lo Stivale è una piattaforma naturale di lancio per l'iniziativa militare nel Medio Oriente. Più sicura di qualsiasi paese arabo, per quanto servile alleato sia (più facile comunque le infiltrazioni qaediste o comunque "combattenti antiamericane"), più controllata e controllabile.
Sono le dimensioni, però, che preoccupano anche filoamericani di lunga fedeltà come quelli del gruppo L'Espresso. Anche perché questa "sovraesposizione militare" del paese rischia di attirare la "vendetta" di chi viene o verrà colpito dagli attacchi Usa. Una compagnia pericolosa, insomma.
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Italia "base di lancio" delle guerre Usa. Solo da noi le truppe non diminuiscono

Oggi le truppe americane in Italia sono il 15% di quelle in Europa, rispetto al 5% del 1991. In aumento gli investimenti del Pentagono: dalla fine della guerra fredda spesi 2 miliardi di dollari nel Belpaese. Aviano e Sigonella sempre più strategiche.
Mentre in Europa ed in particolare in Germania - la prima linea di difesa durante la Guerra Fredda - gli Usa hanno ridotto dell'80% le proprie truppe (da 250.000 del 1989 alle 50.000 di oggi) c'è un Paese dove gli investimenti del Pentagono sono aumentati e le forze non sono affatto diminuite.
E' l'Italia che progressivamente gli Usa hanno trasformato nella loro "base di lancio" per operazioni militari nel Mediterraneo e in Medio Oriente e dove stazionano 13.000 soldati americani con 16.000 familiari. Lo stesso ammontare del 1991 ma percentualmente cifra triplicata: 22 anni fa i soldati americani in Italia rappresentavano solo il 5% delle truppe in Europa, mentre ora sono il 15%.
E' quanto riferisce in un lunga analisi la rivista americana 'Mother Jones', autrice di numerosi scoop come quello che lo scorso anno mise al tappeto lo sfidante repubblicano di Barack Obama, Mitt Romney. Mother Jones diffuse un video in cui Romney ammise candidamente che non si sarebbe mai occupato del 47% degli americani, perchè non elettori repubblicani.
In Italia il Pentagono ha speso dalla fine della Guerra Fredda oltre 2 miliardi di dollari per ammodernare - per citarne solo alcune - le basi di Napoli, Aviano (in Firuli), Sigonella in Sicilia, a Pisa (l'enorme arsenale di Camp Darby) e a Vicenza (Caserma Ederle) tra le altre. Somma che si limita a quelle stanziate ufficialmente nel bilancio della Difesa Usa e che non include quelle impiegate in investimenti segreti.
Il tutto mentre ufficialmente l'attenzione strategica di Casa Bianca e Pentagono si è spostata sul Pacifico, relegando il quadrante europeo-mediterraneo al secondo posto - nella migliore delle ipotesi - tra le priorità.
In Italia sono in funzione 59 installazioni militari 'americane'. Sono meno solo delle 179 in Germania (ma in rapide declino), le 103 in Giappone (in linea con la nuova dottrina della 'progressione' militare nel Pacifico), le 100 in Afghanistan (che si ridurrano quasi a zero entro la fine del 2014 quando i G.I. Si ritireranno dal Paese) e le 89 della Corea del Sud, dove le truppe Usa sono schierate lungo il 38mo Parallelo per tenere testa al bellicoso e potenza 'atomica' Nord.
Disaggregando parte degli investimenti a partire dal 1992 sono stati spesi 610 milioni di dollari (metà sul conto della Nato) nella base dell'aeronautica di Aviano dove hanno sede diverse squadriglie di caccia-bombardieri F-16, cui se ne sono aggiunti altri 115 milioni solo nel 2004.
A partire dal 1996 la Us Navy ha speso 300 milioni per una base all'aeroporto di Capodichino a Napoli, sede del comando, tra l'altro, della VI Flotta che opera nel Mediterraneo. Nelle vicinanza ha affittato per 30 anni una base logistica per 400 milioni di dollari.

Nella sua analisi Mother Jones si sposta in Sicilia concentrandosi su Sigonella, definita "il cuore della lotta al terrore" e delle operazioni militari Usa in Africa. Dal 2001 per la 'Sigonella Naval Air Station' sono stati spesi quasi 300 milioni.
Dal 2002 è stata usata per lanciare i droni a lungo raggio Global Hawk e dal 2008 "è stato firmato un accordo segreto" tra Roma e Washington per trasformarla nella base dei droni Usa. Dal 2003, sempre a Sigonella, sono schierati aerei da spionaggio elettronico P-3 per "monitorare i gruppi di insorti in Africa settentrionale ed occidentale". Dal 2011 l'Africom (comando Usa pr l'Africa) "ha schierato una task force di circa 180 marine e due aerei da trasporto per addestrare alle operazioni anti-terrorismo personale in Botswana, Libia, Gibuti, Bururndi, Uganda, Tanzania, Kenya, Tunisia e Senegal".
Sempre a Sigonella sono state spostate altre truppe e diversi aerei da trasporto CV-22 Osprey (convertiplani, che decollano come elicotteri ma le cui due eliche effettuano una transizione da verticale ad orizzontale per spingere il velivolo come un aereo normale) per eventuali interventi in Libia (dopo l'attacco dell'11 settembre 2012 al consolato Usa di Bengasi in cui venne ucciso l'ambasciatore Chris Stevens).
Da ultimo viene citata la base di comunicazione Muos in corso di costruzione a Niscemi. Installazione temuta dalla popolazione ma che l'Istituto Superiore di Sanità ha stabilito non essere pericolosa per la salute di quanti vivono nelle vicinanze.

da Repubblica

pc 7 ottobre - Mentre si fingono commossi e inorriditi per la - loro - strage di Lampedusa, si preparano alla guerra ai diseredati, ai popoli, ai proletari, alle masse, dal Canale di Sicilia al mondo intero

Governo trova soldi per le missioni all’estero. Briciole all’emergenza immigrati
Staccato un assegno da 226 milioni per il rifinanziamento di 25 spedizioni internazionali. Deluso chi si aspettava un diverso riparto delle risorse per rispondere subito al problema immigrazione dopo la tragedia di Lampedusa

Mentre le immagini della tragedia di Lampedusa facevano il giro del mondo, il Consiglio dei ministri staccava un assegno da 226 milioni per le missioni internazionali delle Forze armate e di polizia. E l’emergenza immigrazione dalla Libia e dalle coste del Nord Africa, a quanto pare, ha raccolto ancora le briciole. I ministri si sono riuniti venerdì, giorno del lutto nazionale, rispettando un minuto di silenzio per le vittime del naufragio a mezzo miglio dall’Isola dei Conigli. Ore 14.20. Un minuto dopo approvavano su richiesta del ministro della Difesa Mario Mauro e del ministro degli Esteri Emma Bonino il rifinanziamento di 25 missioni per due mesi, dal 1 ottobre al 31 dicembre 2013. Chi si aspettava un diverso riparto delle risorse per dare una risposta immediata all’emergenza rimane deluso. Nessun cambio in corsa, anche se nel frattempo la cronaca della tragedia a Lampedusa si intrecciava con la questione dei fondi per il pattugliamento delle coste e il contrasto alla tratta di esseri umani nel Canale di Sicilia.
Una questione emersa subito, quando ci si è chiesti come sia stato possibile che il barcone arrivasse a 800 metri dalla costa senza essere intercettato dai servizi di pattuglia e motovedetta. A porla, senza veli e filtri, è stato proprio il sindaco di Lampedusa accogliendo il ministro degli Interni, Angelino Alfano: “Anche noi siamo l’Italia”, ha scandito Giusi Nicoli. E ancora: “Caro Letta, venga con me a contare i morti”. Ma la politica, scossa dalle immagini, ha reagito ributtando la questione nel campo dell’Europa, rea di aver lesinato fondi. E quella è la linea al momento. Così non stupisce che mentre tutto questo accadeva il Consiglio dei ministri desse il via libera al rifinanziamento delle missioni militari, ormai scadute, senza modificare il riparto.

Le missioni: 17 uomini in Libia, 500 nei Balcani
Ancora in prima linea l’Afghanistan con 124 milioni per la missione Isaf/Eupol che ci vede impegnati con oltre 3mila militari. A seguire la Unifil in Libano per 40 milioni, altri 11 per la compartecipazione alle missione Nato contro la pirateria negli oceani. Alla Libia, invece, sono andati 2,8 milioni per garantire la partecipazione del Corpo della Guardia di Finanza, la manutenzione delle unità navali cedute dal governo italiano al governo libico e lo svolgimento di attività di addestramento del personale della Guardia costiera libica. Altri 91.430 euro sono stanziati come contributo di partecipazione del personale della Polizia di Stato alla missione europea Eubam Libya. Del resto a Tripoli, secondo l’ultimo report del ministero della Difesa (settembre 2013) abbiamo 17 soldati in tutto, al seguito della missione Cirene, mentre secondo i dati forniti dalle autorità libiche sulle coste ci sarebbero 20mila profughi in attesa di partire. Per fare un confronto: nei Balcani siamo presenti con 554 militari, solo all’aeroporto di Dakovica dal 1999 abbiamo impegnati 150 uomini dell’aeronautica.
“A Lampedusa il Nobel, i soldi all’Afghanistan”, lamentano le associazioni impegnate nei soccorsi e nell’accoglienza di profughi e richiedenti asilo che si chiedono perché non c’erano motovedette italiane. E la risposta che arriva da più parti è che l’Italia ha speso sì una barca di soldi per far fronte all’emergenza, ma nei muri dei Cie. Tra il 2005 e il 2012 il Viminale ha speso quasi 1,6 miliardi di euro, tra i fondi europei Rimpatri e Frontiere esterne e il Programma nazionale (Pon) Sicurezza. Gran parte dei soldi messi a disposizione (quasi 200 milioni di euro l’anno) sono serviti per costruire, ristrutturare e gestire i 29 Centri di identificazione ed espulsione (Cie) sul territorio.

L’emergenza Nord Africa finita sulla carta
Sotto accusa anche il mancato rifinanziamento del piano straordinario di accoglienza terminato per esaurimento fondi il 31 dicembre 2012. Gli sbarchi continuavano ma quel giorno si è ufficialmente concluso il piano nazionale “Emergenza Nord Africa”, avviato nel 2011 per far fronte all’ondata di profughi messa in moto dalla rivoluzione tunisina a dalla guerra in Libia. Un miliardo e 300 milioni i soldi stanziati dallo Stato, distribuiti al ministero dell’Interno e alla Protezione civile dal 2011 ad oggi, 20mila euro per ogni persona, circa 46 euro giornalieri versati alle strutture di accoglienza per ciascun rifugiato.
Ogni regione ha accolto un numero di profughi proporzionale ai suoi abitanti. La Protezione civile ha coordinato il piano, Roma ha incaricato le prefetture locali o gli assessorati regionali come responsabili della gestione. Ma nonostante numerosi appelli dal mondo della cooperazione e dai settori più sensibili delle istituzioni non è stato rifinanziato. Ancora il 16 settembre, il sottosegretario alla Giustizia Giuseppe Beretta chiedeva un ripensamento: “Negli ultimi tre mesi sono sbarcati in Sicilia oltre 3mila migranti, soprattutto siriani ed egiziani, e le previsioni dicono che entro l’anno ne arriveranno 10mila, la maggior parte siriani. Sarebbe forse opportuno soprassedere sulla decisione di smantellare il sistema dell’emergenza Nord Africa perché i nuovi enti gestori diffusi sul territorio e la sperimentazione di nuove modalità di fare accoglienza rappresentano un patrimonio che non va disperso”.
Due mesi prima era stato il garante dei diritti per l’infanzia a chiedere risorse aggiuntive: “Non si può passare dai fondi per l’Emergenza Nord Africa, ormai conclusa da quasi un anno, a un’ordinarietà che non lo è”, diceva Vincenzo Spadafora in un vertice alla Prefettura di Palermo per discutere dello sbarco in quei giorni di mille immigrati sulle coste dell’isola delle Pelagie. “Bisogna affrettarsi, non si possono vedere ogni anno le stesse terribili immagini”. E invece se ne sono viste anche di peggiori.

La polemica sui fondi con l’Europa
Intanto c’è chi chiama in causa l’Europa e chiede più fondi. Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha sollecitato un maggior impegno di Frontex, l’agenzia fondata nel 2004 dal Consiglio europeo per gestire il pattugliamento e intervenire nelle operazioni di salvataggio in mare. Per l’emergenza del 2011, con l’operazione Hermes, l’agenzia aveva inviato nelle acque della Sicilia quattro aerei, due navi e due elicotteri militari, per un costo preventivato di 2 milioni di euro a carico dell’Ue. Ma giovedì all’alba non c’era nessuno nella scia di mare tra il porto libico di Zuwarah e Lampedusa. A rispondere a stretto giro è stato il commissario per l’Integrazione Cecilia Malstrom sottolineando come l’Italia sia stata tra i principali beneficiari di finanziamenti europei, con 230 milioni di euro tra il 2010 e il 2012 e altri 137 nel 2013. Si è poi assunta l’impegno a dirottare nel Mediterraneo il piano Eurosur da 340 milioni entro il 2020. Come dire l’Europa c’è. Ora tocca al governo fare la sua parte per rivendicare risorse e investirne di proprie.
L’intervista all’ammiraglio Accame: “F35 e portaerei? Servono motovedette per vigilare le coste” di Franz Baraggino

pc 6 ottobre - con gli operai della bennet processati a bustoarsizio

                              7 ottobre 
    le lotte proletarie non si processano
 
con gli operai della Bennet
 
con tutte le lotte degli operai immigrati
nella logistica
 
per lavoro, diritti sindacali, salario garantito

                      7 OTTOBRE 2013
alle ore 13.00 PRESIDIO al TRIBUNALE di BUSTO ARSIZIO 
organizza il SI-COBAS con l’adesione di altre forze          solidarizza lo slai cobas per il sindacato di classe


proletari comunisti - PCm Italia
ottobre 2013

pc 7 ottobre - Uno Stato, i suoi governi, al servizio dei padroni che ti sfrutta e ti succhia il sangue e ti butta via...

...un sistema d'assediare e spazzare via.

Riforma Fornero, allarme dell’Avis: ‘Doni il sangue? Vai in pensione più tardi’

I donatori di sangue, quelli prossimi alla pensione, sono inferociti contro la riforma Fornero. A causa delle nuove disposizioni pensionistiche, a chi ha donato il sangue durante la sua vita lavorativa non saranno computati i giorni di riposo seguiti al prelievo per l’ottenimento dell’agognato vitalizio. Quindi, i giorni di assenza dovranno essere recuperati per raggiungere il tetto di giornate lavorative necessarie al pensionamento. L’allarme è stato lanciato da Ferruccio Giovetti, il presidente dell’Avis di Cremona, una delle associazioni più vecchie d’Italia. L’ente, che conta ben 17 mila soci, quest’anno spegnerà 80 candeline, ma pare doverlo fare in un momento tutt’altro che felice. I donatori più anziani per arrivare alla pensione dovranno recuperare i giorni in cui, con regolare permesso, sono rimasti a casa per il prelievo. Per alcuni si parla di dieci mesi in più. L’alternativa è smettere di lavorare alla data fissata, ma con un assegno diminuito di circa il 2%. Secondo Giovetti ‘in un momento in cui l’Italia è ancora in dietro soprattutto per quanto riguarda la raccolta di plasma questo provvedimento potrebbe fare cattiva pubblicità al servizio di donazione volontaria”  di Fabio Abati
6 ottobre 2013


pc 7 ottobre - la campagna internazionale contro la repressione nelle università in India anche in nItalia


pc 7 ottobre - comunicato del comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare

Il Comitato Internazionale di sostegno alla Guerra Popolare in India nelle riunione del 21 settembre a Milano ha espresso il suo entusiasta appoggio al documento del compagno Ganapathy per la conferenza Internazionale di Amburgo del 24 novembre 2012 “In alto la bandiera dell’internazionalismo proletario!”.
Si è fatto un bilancio molto positivo del successo della Giornata Internazionale di Azione del 1° luglio 2013 in molti paesi in tutto il mondo e sono state decise nuove azioni:
1. dare la massima diffusione in tutte le lingue possibili e studiare il documento di Ganapathy;
2. lo sviluppo sul piano organizzativo e politico in tutti i paesi dei comitati e coordinamenti nazionali di tutte le forze che sostengono la guerra popolare in India con l’obiettivo di sviluppare campagne prolungate nei prossimi sei mesi, sull’esempio del Mese di Solidarietà indetto dal PC delle Filippine;
3. la nascita di un nuovo completo sito web internazionale di informazione e controinformazione mondiale con testi tradotti in inglese e spagnolo e nelle lingue originali, pronto per il 25 novembre 2013;
4. il lancio di una nuova campagna internazionale unificata, che parte il 5 ottobre 2013, contro gli attacchi del governo indiano contro il prof. Saibaba, Students for Resistence, artisti e intellettuali. Questa campagna sarà sviluppata in tutte le università, scuole e tra gli intellettuali in ciascun paese;
5. la programmazione di una nuova Giornata Internazionale in solidarietà coi 4000 prigionieri politici maoisti e di organizzazioni popolari e per la liberazione di alcuni dirigenti maoisti. La data sarà decisa dopo il 25 novembre, previa consultazione internazionale;
6. per il 2014 il Comitato Internazionale svilupperà un lavoro pianificato per una delegazione internazionale in India di militanti solidali, intellettuali, personalità etc. per denunciare e opporso alla Operazione Green Hunt e tutte le forme di repressione contro il popolo indiano in lotta per la rivoluzione di nuova democrazia;
7. decisione più importante: per il 10° anniversario della nascita PCI (Maoista) il Comitato Internazionale di sostegno alla Guerra Popolare in India, insieme a tutti le forze maoiste, rivoluzionarie, antimperialiste organizzerà una Seconda Conferenza Internazionale di sostegno. La convocazione di questa nuova conferenza sarà pubblicata nella primavera 2014.
8. il Comitato Internazionale di sostegno alla Guerra Popolare in India sostiene la lotta di liberazione delle Filippine e partecipa a tutte le iniziative di sostegno. Il comitato sostiene tutte le guerre popolari e lotte armayte antimperialiste nel mondo;
9. il Comitato Internazionale afferma che il miglior sostegno alla guerra popolare in India è fare la rivoluzione di nuova democrazia e proletaria in tutti i paesi;
10. il Comitato Internazionale afferma che l’avanzamento dell’unita internazionale dei partiti e organizzazioni comuniste dà più forza al sostegno alla guerra popolare in India in tutto il mondo.

Lal salaam!

Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India
csgpindia@gmail.com
21 settembre 2013

pc 7 ottobre - comunicato del comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare

Il Comitato Internazionale di sostegno alla Guerra Popolare in India nelle riunione del 21 settembre a Milano ha espresso il suo entusiasta appoggio al documento del compagno Ganapathy per la conferenza Internazionale di Amburgo del 24 novembre 2012 “In alto la bandiera dell’internazionalismo proletario!”.
Si è fatto un bilancio molto positivo del successo della Giornata Internazionale di Azione del 1° luglio 2013 in molti paesi in tutto il mondo e sono state decise nuove azioni:
1. dare la massima diffusione in tutte le lingue possibili e studiare il documento di Ganapathy;
2. lo sviluppo sul piano organizzativo e politico in tutti i paesi dei comitati e coordinamenti nazionali di tutte le forze che sostengono la guerra popolare in India con l’obiettivo di sviluppare campagne prolungate nei prossimi sei mesi, sull’esempio del Mese di Solidarietà indetto dal PC delle Filippine;
3. la nascita di un nuovo completo sito web internazionale di informazione e controinformazione mondiale con testi tradotti in inglese e spagnolo e nelle lingue originali, pronto per il 25 novembre 2013;
4. il lancio di una nuova campagna internazionale unificata, che parte il 5 ottobre 2013, contro gli attacchi del governo indiano contro il prof. Saibaba, Students for Resistence, artisti e intellettuali. Questa campagna sarà sviluppata in tutte le università, scuole e tra gli intellettuali in ciascun paese;
5. la programmazione di una nuova Giornata Internazionale in solidarietà coi 4000 prigionieri politici maoisti e di organizzazioni popolari e per la liberazione di alcuni dirigenti maoisti. La data sarà decisa dopo il 25 novembre, previa consultazione internazionale;
6. per il 2014 il Comitato Internazionale svilupperà un lavoro pianificato per una delegazione internazionale in India di militanti solidali, intellettuali, personalità etc. per denunciare e opporso alla Operazione Green Hunt e tutte le forme di repressione contro il popolo indiano in lotta per la rivoluzione di nuova democrazia;
7. decisione più importante: per il 10° anniversario della nascita PCI (Maoista) il Comitato Internazionale di sostegno alla Guerra Popolare in India, insieme a tutti le forze maoiste, rivoluzionarie, antimperialiste organizzerà una Seconda Conferenza Internazionale di sostegno. La convocazione di questa nuova conferenza sarà pubblicata nella primavera 2014.
8. il Comitato Internazionale di sostegno alla Guerra Popolare in India sostiene la lotta di liberazione delle Filippine e partecipa a tutte le iniziative di sostegno. Il comitato sostiene tutte le guerre popolari e lotte armayte antimperialiste nel mondo;
9. il Comitato Internazionale afferma che il miglior sostegno alla guerra popolare in India è fare la rivoluzione di nuova democrazia e proletaria in tutti i paesi;
10. il Comitato Internazionale afferma che l’avanzamento dell’unita internazionale dei partiti e organizzazioni comuniste dà più forza al sostegno alla guerra popolare in India in tutto il mondo.

Lal salaam!

Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India
csgpindia@gmail.com
21 settembre 2013

pc 7 ottobre - ABBIAMO SCIOLTO L'ENIGMA (SU CARC-(n)PCI)

Abbiamo sciolto l'enigma sui Carc-(n)Pci: è la prima che abbiamo detto...

Se vi erano dubbi, sono stati sciolti dalla risposta che l'(n)Pci ha dato ad un loro lettore che gli chiedeva: “...cosa farete voi comunisti se i grandi personaggi e gli organismi della sinistra borghese, Beppe Grillo e il M5S, Maurizio Landini e la FIOM, Stefano Rodotà e gli altri promotori della “difesa e attuazione della Costituzione”, Giorgio Cremaschi e i dirigenti dei sindacati alternativi e di base, Giulietto Chiesa e simili non accoglieranno la vostra proposta di costituire un Governo di Salvezza Nazionale che promuova la moltiplicazione e il rafforzamento di OO e OP?...”.

In questa risposta abbiamo la ricetta di un socialismo senza guerra rivoluzionaria e in cui si chiamano “inizi della mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari” le “lotte principalmente rivendicative dirette da esponenti della sinistra borghese”.
L'(n) PCI vede nello sviluppo di queste lotte la strada per la lotta politica rivoluzionaria, per giunta lotte “dirette da esponenti della sinistra borghese”, quindi indirizzate, senza una lotta aperta contro la “sinistra borghese”, verso il riformismo controrivoluzionario.
Ma l'(n)Pci invece di fare questa lotta per deviare le lotte rivendicative dall'inevitabile deriva a cui gli “esponenti della sinistra borghese” vogliono indirizzarle, dicono che questi esponenti – tra cui principalmente citano la FIOM, il M5S, i frammenti di PRC e di PdCI, di SEL - sono “in condizione di dare un contributo importante a far crescere e trasformare quegli inizi”.
Da qui l'appoggio dei carc-(n)Pci sia sindacale, sia elettorale a queste forze.

La Fiom, Sel, ecc. ben rappresentano il riformismo che serve la reazione, oggi la marcia verso il moderno fascismo; a questa politica della borghesia questi sì che danno il loro “contributo”; la Fiom, ha già fatto negli anni e continua a fare la sua opera di impedire, contrastare apertamente posizioni, organismi, lotte sindacali guidate da una linea e una pratica di classe, ha ampiamente contribuito a dare un duro colpo alla coscienza di classe antagonista col sistema dei padroni. Fiom, partiti riformisti parlamentari, o aspiranti tali dopo essere stati messi fuori, sono “la scimmia” addosso agli operai, di cui gli operai si devono liberare.
Per non parlare del M5S che usa esplicitamente la rabbia della piccola e media borghesia sconfitta, il disgusto verso i politici anche di settori popolari, in senso reazionario, fascista, e si abbarbica tenacemente a questo sistema, per cui tutto va bene, anche il porcellum, come tutto va incamerato compreso forze neonaziste... Ed è inqualificabile, oltre ogni alchimia di tatticismo politico, che il (n)Pci appoggi questo populismo reazionario.

Poi l'(n)Pci mette dentro, in un confuso calderone, altre realtà, mettendo insieme organismi politici e organismi sindacali: Ross@, Rete dei Comunisti, l’USB, altri sindacati alternativi e di base... la cui analisi e ruolo nello scontro di classe è sicuramente più complesso, ma che dal punto di vista della battaglia dei comunisti, dei proletari, della rivoluzione, rappresentano anch'essi un ostacolo, sia a causa del sindacalismo riformista e ristretto che portano avanti che è in contraddizione con lo sviluppo di una coscienza di classe dei lavoratori – vedi Usb, sia a causa di linee e concezioni di netto contrasto alla costruzione del partito comunista rivoluzionario del proletariato marxista leninista maoista, e per una politica opportunista, di fatto pacifista, di unità senza principi di realtà così come sono, che si oppone alla rivoluzione come guerra di popolo/lotta armata – vedi Ross@, Rete dei Comunisti.

Ma – dice l'(n)Pci – tutti questi hanno “un seguito e un prestigio che noi comunisti non abbiamo. Basta seguire le riunioni, i convegni”. Ma quali? Sta parlando per caso delle desolanti assemblee o convegni di PRC e di PdCI, di SEL, del “prestigio” dei rimasugli di PRC, del PdCI? Ma, per piacere! Tra un po' neanche si ricorderà chi è Diliberto, chi è Ferrero... O sta parlando delle masse plaudenti ai comizi di Grillo, il cui 80% (per essere buoni...) prima e dopo i comizi elettorali, mai si vedono nelle lotte o nei movimenti reali? Dove sta poi il “prestigio” tra gli operai della Fiom? Ma i compagni dei carc-(n)Pci vanno alle fabbriche, sentono cosa dicono i lavoratori?
Certo che i comunisti mlm sono nel nostro paese una piccolissima realtà e hanno tanta strada da fare, ma mai nella storia del movimento comunista il partito si è messo in paragone con i partiti riformisti per i numeri “al seguito”, né la politica rivoluzionaria si può pesare principalmente, in una fase in cui la rivoluzione non è in corso, con le generiche persone “al seguito”. E' lo stesso concetto di “seguito” che non è affatto proletario. I comunisti non sono in una sorta di competizione permanente con i partiti, i sindacati riformisti, o peggio reazionari come il M5S. I comunisti marxisti leninisti maoisti sono il reparto d'avanguardia, organizzato della classe operaia e come tali vanno nelle altre classi, settori sociali che possono e vogliono cambiare il sistema sociale esistente e contemporaneamente lottano contro classi e settori sociali che combattono apertamente il cambiamento. (l'(n)Pci si andasse a rilegge "Principi del leninismo"). 
I comunisti dirigono nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse. Non hanno, non possono e non vogliono avere il “seguito”e “prestigio” borghese, anzi devono attaccare i demagoghi, le forze che deviano ed illudono le masse, che chiedono alle masse di mettere una croce sulla scheda elettorale; devono, con il loro lavoro tra le masse "staccare" le masse popolari dai riformisti e demagoghi reazionari.
I carc-(n)Pci invece fanno esattamente il contrario!
Ma l'(n)Pci insiste e va oltre, scadendo nel ridicolo e parlando di “prestigio e seguito che hanno i grandi personaggi e organismi della sinistra borghese”. Scusate, se ci fate vedere il “seguito” di un Giulietto Chiesa o di un Stefano Rodotà (chiaramente, nei fatti e tra i proletari e le masse popolari – che sono quelli che dovrebbero contare per chi si dice comunista - e non i seguiti virtuali tra i ceti politici borghesi), invitiamo i compagni del (n)Pci a cena...

La questione poi è anche un'altra. I comunisti nel cammino lungo e difficile del proletariato, lavorano anche per unire delle forze incoerenti, degli alleati “di strada”, o per neutralizzare coloro, e quelle forze che possono ostacolare questo cammino; ma lo fanno e lo devono fare con egemonia teorica, politica, militante.
I carc-(n)Pci invece fanno tutto il contrario, vanno alla coda e ad elemosinare agli “esponenti della sinistra borghese, ai personaggi, agli organismi”, che neanche li pensano... Cosa hanno ottenuto i Carc-(n)Pci dalla campagna elettorale per votare il M5S o dai vertici della Fiom, ecc? E soprattutto, cosa hanno ottenuto i proletari e le masse popolari? Sono i carc-(n)Pci che vanno a destra, non questi organismi e personaggi che vanno a sinistra.

Meno male che ad un certo punto gli viene il dubbio: “Lo faranno?”. Non si sa...
Anzi lo sanno: “Le agitazioni delle prossime settimane non concluderanno a nessun salto decisivo”. Però “quanto maggiore sarà il successo delle mobilitazioni delle prossime settimane in termini di partecipazione e di combattività, tanta maggiore sarà l’indignazione di quelli che si mobiliteranno all’appello dei grandi personaggi e organismi della sinistra borghese, quando vedranno che le manifestazioni dell’ottobre non hanno seguito e risultato e tanto maggiore sarà l’imbarazzo dei promotori che non sapranno quale passo successivo fare. Perché più che manifestare e protestare non sanno fare e il GSN non hanno il coraggio di costituirlo...”.
Allora, è a trucco! Stiamo perdendo tempo?
Ed è demenziale vedere come poco prima hanno tessuto le lodi di certi personaggi, organismi, dicendo che loro possono fare il GSN, e poco dopo dicono che “Giulietto Chiesa è terrorizzato e terrorizza perché scambia la borghesia imperialista per l’umanità intera..., Cremaschi, Vasapollo & C sono dei salottieri..., Landini spera nella mobilitazione dei sindacalisti di regime e nei magistrati..., Grillo si avviluppa nelle spire delle prassi raffinate e cortigiane della RP e scambia la denuncia con la lotta politica...”.
Ma...: “D’altra parte la costituzione del GSN riposa tutta sulla loro iniziativa”. Ah, ecco!
Quindi “Continueremo anche a chiamare i grandi personaggi e gli organismi della sinistra borghese a fare quella parte che essi possono fare subito nella misura in cui godono già di un prestigio e di un seguito che noi comunisti non abbiamo ancora”.
Certo, se poi proprio non fanno il GSN “il loro prestigio e il loro seguito tra le masse popolari diminuiranno: quindi la costituzione del GBP uscirà dall’ordine del giorno”.
E qui viene l'altro bello.
La lotta politica è per l'(n)Pci una “gara tra noi comunisti e i fautori della mobilitazione reazionaria delle masse popolari: a chi mobilita su scala più larga e con maggiore forza”, una “competizione”.
“Se prevarremo noi (cioè se riusciremo a radunare su larga scala attorno al Partito comunista masse popolari decise a battersi) instaureremo il socialismo direttamente (cioè senza passare tramite il GBP e la sua difesa dalle aggressioni della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti e dei loro affiliati italiani)...”. Se, invece, e ci dispiace “prevarranno i promotori della mobilitazione reazionaria delle masse popolari, ne subiremo anche noi comunisti le conseguenze”.
Ma nessuno si allarmi: “noi comunisti continueremo il nostro lavoro (siamo preparati e ci prepariamo anche per questa evenienza) e man mano che la mobilitazione reazionaria si rivelerà per le masse popolari... raduneremo le masse popolari attorno al Partito comunista fino ad avere la forza di prendere il sopravvento e instaurare il socialismo. Ecco quello che faremo...”.
Ora sì che stiamo tutti tranquilli e fiduciosi!
Della serie: Ghe pensi mi... Vado,l'ammazzo e torno; poi se non riesco, torno indietro, raduno altre masse ed avrò la “forza di prendere il sopravvento”.
Rivoluzione, lotta rivoluzionaria dei proletari e delle masse, direzione del partito comunista marxista-leninista-maoista, reparto d'avanguardia della classe operaia, nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse, si possono accantonare. Si tratta di “una gara, una competizione tra comunisti (che si riempiono il petto come un gallo) e i fautori della mobilitazione reazionaria”.

Tentiamo, in conclusione di riportare alla realtà, con i piedi per terra i compagni del carc-(n)Pci, e li invitiamo a studiare Mao:
“Bisogna comprendere che i veri protagonisti sono le masse, e noi siamo spesso ridicoli e infantili. Se non si comprendono queste cose, non si può acquistare nemmeno un minimo di conoscenza”

MC - 7.10.13

pc 7 ottobre - Lampedusa strage di Stato! - manifesto del MFPR


domenica 6 ottobre 2013

pc 6 ottobre - Ricomincia il cineforum del Circolo di proletari comunisti Palermo


Riprende il cineforum del Circolo di proletari comunisti Palermo.
Da questo autunno parte la prima rassegna cinematografica del Circolo " Terrorismo : Divismo Americano": nella quale tutti gli argomenti trattati ed i film visionati sono volti alla formazione, all'informazione ed educazione ad una coscienza sociale e politica, anche attraverso la visione di film, documentari e video in genere, ed attraverso la discussione e il dibattito.

Tutto questo in funzione alla crescita dal punto di vista politico affinchè si acquisisca la consapevolezza che solo attraverso la lotta di classe, l'organizzazione delle masse e lo studio della storia del proletariato si può combattere efficacemente il capitalismo, l'imperialismo e il fascismo.             
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Dunque in questa prima rassegna, ci focalizzeremo su di un aspetto molto importante, che è l'utilizzo del cinema da parte degli Stati Uniti a favore proprio, ovvero un'esaltazione nazionalista, vincente e di primato sul mondo, che gli USA adoperano attraverso la videoarte cinematografica, distorcendo la realtà e mostrandola per quella che non è; un esempio le cosi dette "missioni di pace" che partono quando si diffonde la notizia che in un paese "X" vi sono "armi di distruzione di massa", ed in realtà sappiamo tutti che magari quel paese "X" è ricco di petrolio grezzo sul quale è meglio mettere non solo gli occhi, ma anche le mani di sopra, o importante dal punto di vista geo-strategico, compiendo delle vere e proprie INVASIONI IMPERIALISTE, DISTRUGGENDO CITTA', STUPRANDO DONNE E BAMBINI, SACCHEGGIANDO DI TUTTO E DI PIU, ALIMENTANDO L'INDUSTRIA BELLICA E FAVORENDO QUELLO CHE è LA VERA ANIMA DEL "TERRORISMO"!
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IL CIRCOLO PRESENTERA', VIA VIA, NEL CORSO DEI MESI, ALTRE RASSEGNE A TEMA
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MARTEDI 08/10/2013

ORE 19:00 APERITIVO POPOLARE (offerta libera )
+ INTRODUZIONE AL FILM

ORE 21:00 PROIEZIONE DEL FILM "LA SOTTILE LINEA ROSSA"

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LA SOTTILE LINEA ROSSA
(regia T. Malik - 1998)

Guadalcanal (Isole Salomone - Sud del Pacifico), 1942: la compagnia di fucilieri Charlie di un reparto dell'esercito statunitense viene mandata alla conquista di un campo d'aviazione giapponese posto in cima ad una collina dell'isola. Il gruppo di militari è guidato dal mite capitano Staros, agli ordini dell'ambizioso colonnello Tall: durante il lungo assalto alla collina si consumeranno le vicende e i tormenti interiori di un gruppo di uomini costretti a confrontarsi con i propri doveri e la follia della guerra, mentre la natura, lussureggiante e indifferente, sembra cullarli e contrapporsi alla loro logica.





pc 6 ottobre - Lo stesso giorno della strage di Lampedusa, lo Stato ha caricato i richiedenti asilo al CARA di Mineo. E' lo stesso Stato i cui rappresentanti istituzionali oggi fanno finta di commuoversi davanti alla stampa asservita



Cara, migranti bloccano la Catania-Gela

Protestano in 200, cariche della polizia


3 ottobre 2013

Un gruppo di richiedenti asilo, soprattutto originari dell’Africa subsahariana, ha bloccato per circa due ore la circolazione sulla statale 417. Esasperati dalle lungaggini nelle operazioni burocratiche – raddoppiate nei tempi, a fronte di un numero di richieste sempre maggiore – hanno occupato la carreggiata. La protesta è finita con l’intervento delle forze dell’ordine che hanno disperso i manifestanti. Ancora chiuso alle auto il traffico
Circa 200 migranti, originari di Gambia, Mali e Somalia, hanno bloccato per alcune ore la circolazione sulla statale 417, la Catania-Gela, all’altezza del Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo. Il traffico in entrambe le direzioni è stato fermato dai manifestanti in protesta per le eccessive lungaggini negli esami delle richieste di asilo. I migranti hanno messo sassi in mezzo alla strada e alcuni si sono sdraiati sull’asfalto. Subito sono intervenute le forze dell’ordine e una ventina di poliziotti hanno sorvegliato i migranti con il supporto di altrettanti finanzieri dislocati dall’altro lato del blocco. La protesta è terminata quando gli agenti hanno effettuato delle cariche disperdendo i manifestanti, che si sono divisi tra l’interno del centro e le campagne limitrofe.
 A dare vita alla protesta di oggi sono stati soprattutto gli immigrati provenienti dall’Africa subsahariana, esasperati dalle condizioni di vita del centro.




pc 6 ottobre - Manifestazione davanti Montecitorio: "oggi piangete, ieri dov'eravate?"...ma a pattugliare le coste, a respingerli agli arrivi, a farli deportare nelle carceri-lager libici che la guerra "umanitaria"/imperialista ha, guarda caso, lasciato intatti


Di cosa l'Italia deve proprio vergognarsi

 il manifesto 2013.10.05 - Manlio Dinucci

«Vergogna e orrore»: questi termini usa il presidente della repubblica Napolitano a proposito della tragedia di Lampedusa. Più propriamente dovrebbero essere usati per definire la politica dell'Italia nei confronti dell'Africa, in particolare della Libia da cui proveniva il barcone della morte. I governanti che oggi si battono il petto sono gli stessi che hanno contribuito a questa e ad altre tragedie dei migranti.
Prima il governo Prodi sottoscrive, il 29 dicembre 2007, l'Accordo con la Libia di Gheddafi per «il contrasto ai flussi migratori illegali». Poi, il 4 febbraio 2009, il governo Berlusconi lo perfeziona con un protocollo d'attuazione. L'accordo prevede pattugliamenti marittimi congiunti davanti alle coste libiche e la fornitura alla Libia, di concerto con l'Unione europea, di un sistema di controllo militare delle frontiere terrestri e marittime. Viene a tale scopo costituito un Comando operativo interforze italo-libico. La Libia di Gheddafi diviene così la frontiera avanzata dell'Italia e della Ue per bloccare i flussi migratori dall'Africa. Migliaia di migranti dell'Africa subsahariana, bloccati in Libia dall'accordo Roma-Tripoli, sono costretti a tornare indietro nel deserto, condannati molti a sicura morte. Senza che nessuno a Roma esprima vergogna e orrore.
Si passa quindi a una pagina ancora più vergognosa: quella della guerra contro la Libia. Per smantellare uno stato nazionale che, nonostante le ampie garanzie e aperture all'Occidente, non può essere totalmente controllato dagli Stati uniti e dalle potenze europee, mantiene il controllo delle proprie riserve energetiche concedendo alle compagnie straniere ristretti margini di profitto, investe all'estero fondi sovrani per oltre 150 miliardi di dollari, finanzia l'Unione africana perché crei suoi organismi economici indipendenti: la Banca africana di investimento, la Banca centrale africana, il Fondo monetario africano. Grazie a un attivo commerciale di 27 miliardi di dollari annui e a un reddito procapite di 13mila dollari, la Libia è prima della guerra il paese africano dove il livello di vita è più alto, nonostante le disparità, e viene lodata dalla stessa Banca mondiale per «l'uso ottimale della spesa pubblica, anche a favore degli strati sociali poveri». In questa Libia trovano lavoro circa un milione e mezzo di immigrati africani.
Quando nel marzo 2011 inizia la guerra Usa/Nato contro la Libia (con 10mila missioni di attacco aereo e forze infiltrate), il presidente Napolitano assicura che «non siamo entrati in guerra» ed Enrico Letta, vicesegretario del Pd, dichiara che «guerrafondaio è chi è contro l'intervento internazionale in Libia e non certo noi che siamo costruttori di pace».
«Pace» di cui le prime vittime sono gli immigrati africani in Libia che, perseguitati, sono costretti a fuggire. Solo in Niger ne rientrano nei primi mesi 200-250mila, perdendo la fonte di sostentamento che manteneva milioni di persone. Molti, spinti dalla disperazione, tentano la traversata del Mediterraneo verso l'Europa. Quelli che vi perdono la vita sono anch'essi vittime della guerra voluta dai capi dell'Occidente. Gli stessi governanti che alimentano ora la guerra in Siria, che ha già provocato oltre due milioni di profughi. Molti dei quali già tentano la traversata del Mediterraneo.
Se anche il loro barcone affonda, c'è sempre un Letta pronto a proclamare il lutto nazionale.

pc 6 ottobre - Sempre sul libro paga dello Stato dei padroni e della NATO: il lungo filo intatto del nazismo dalla Grecia all'Italia


da atene calling

È questo l'inizio della fine della crescita del  nazismo che ha colpito la Grecia in crisi?
Possono i nazisti essere fermati da un governo con molti dei suoi membri hanno un passato fascista diretto ?
Un governo che viola costantemente i diritti politici , sociali e umani dei suoi cittadini , un governo che attua politiche che aggravano le ingiustizie sociali di servire le esigenze del capitale, o di un governo che tenta di equiparare la violenza fascista, alla politica di sinistra , così come per le attività dei movimenti sociali per la libertà , la giustizia e l'uguaglianza ?
I nazisti di Alba Dorata hanno giocato un ruolo di comoda per il governo dell' austerità della Grecia : la facciata ' antisistema ' e i discorsi vuoti dell'organizzazione , le prestazioni di pubblicità dei membri di Alba Dorata,  ha attirato l'attenzione di numerosi cittadini che si sono trovati nella disperazione a causa della catastrofi dell' austerità.
Cosi i membri di Alba Dorata sono riusciti a cumulare le loro rabbia . Alba Dorata è stata in grado di deviare una parte della società greca dall'identificazione e critica delle fonti della sua insoddisfazione , di contro le élite capitaliste della Grecia e l'Unione europea e le loro representators politici. In questo modo, Alba Dorata ha intercettato le lotte popolari che sono iniziate  a svilupparsi nel corso 2011-2012, contro l' aggressione capitalistica alla società greca , cosi i suoi rappresentanti politici hanno potuto intercettare la loro lotta di classe, che era un accanimento contro i poveri e le classi medie in Grecia e altrove , il governo rendeva  la Grecia una provetta di neoliberismo e un esempio per terrorizzare gli altri all'estero .
Non solo, ma dietro le sue vuote parole e le sue bugie  e distrazioni , Alba Dorata ha offerto sostegno aperto a imprese, armatori e industriali . Attraverso le sue grida " patriottica" , Alba Dorata ha spinto i suoi simpatizzanti verso una inutile caccia alle streghe di Sinistra e migranti. Inoltre, l'Alba Dorata è servita come longa manus dello Stato , per attaccare e terrorizzare le resistenze contro le politiche di austerità e saccheggio nel paese.
Dobbiamo ricordare che la crisi - politica e la politica di emergenza rende palese l' eludere i diritti democratici , mentre l'austerità richiede diversi livelli di governo totalitario per progredire le sue strategie e interessi ingiusto contro la maggioranza della popolazione .

E ' anche importante notare che la decisione di applicare finalmente la legge e perseguitare l' esistente figure di spicco naziste della Grecia contemporanea , che rappresentano una organizzazione che è responsabile di almeno cinque omicidi negli ultimi 3 anni, così come per innumerevoli attacchi violenti verso varie persone e lo spargimento di odio e la propaganda, è una decisione applicata da  un governo  di estrema destra  con molti fascisti conosciuti che svolgono il ruolo di ministri 'democratici' , parlamentari e consiglieri.
Il governo cosi come  l'Unione europea e i suoi agenti neoliberisti hanno  tollerato e contribuito alla crescita dei nazisti ed erano anche a conoscenza della loro attività criminale e dei legami di Alba Dorata con lo stato , la polizia e l'esercito .
E ' anche un fatto che apparati statali greci hanno finanziato i nazisti come Michaloliakos nel corso del 1980 e 1990 , al fine di colpire i movimenti sociali del paese in momenti critici della lotta sociale e disordini .

Voridis insieme Michaloliakos leader di Alba Dorata erano entrambi compagni dello stesso partito , e godevano dell' ammirazione di Papadopoulos . Michaloliakos anche se ha lasciato il gruppo per perseguire un approccio piu nazista rispetto al fascismo . La figura particolare , che era anche un socio di Jean Mari Lepen e successivamente un MP per LAOS partito di estrema destra - a cui è succeduta poi alba dorata in Parlamento - è considerato da molti nel suo partito, come il futuro leader di Nuova Democrazia , dopo Samaras . Voridis è un politico neoliberale neofascista che sostiene  politiche di estrema austerità come un modo per ridurre le resistenze sociali attraverso l'automazione " libero mercato " e di stabilire un profondo conservatorismo sociale e una società quasi- militarista , in cui i cittadini potranno vivere con diritti minimi e accettare la struttura disuguale e lo sfruttamento di classe come "naturale" .
Poi abbiamo Adonis Georgiadis , ex vice LAOS , ora nel ruolo di ' ministro della salute ' per l'attuale governo di Samaras, lo stesso che sta  preparando  i piani della Troika per svendere il sistema sanitario pubblico ai grandi capitalisti della salute , insieme con  il figlio di Plevris ' un altro estremista di destra tale Thanos Plevris

fonte

LO STRAGISMO E I LEGAMI TRA RAUTI E PLEVERIS:

Il 21 aprile 1967, ad Atene, le Forze armate assumono il potere in esecuzione del piano “Prometeo”, come scriverà Alessio D’Angiò Borbone Conde, legato a Kostas Plevris, predisposto dalla Nato per bloccare l’avanzata comunista.
Alcune settimane più tardi, nel mese di maggio, il giornalista del quotidiano democristiano “Il tempo” di Roma, Pino Rauti si reca ad Atene.
Rauti non si limita a scrivere qualche articolo nel corso del suo soggiorno in Grecia perché, il 17 ottobre 1967, il suo amico Armando Mortilla trasmette alla divisione Affari riservati del ministero degli Interni, di cui è confidente con il criptonimo di “Aristo”, una nota informativa redatta sulla base delle confidenze fattegli dallo stesso Rauti, relative alle future intenzioni della Giunta militare greca ed ai rapporti che quest’ultima intrattiene con il governo degli Stati uniti.
Fino a questo punto non c’è nulla di sospetto perché un giornalista, ovviamente, stabilisce relazioni che gli consentono di seguire l’evolversi della situazione politica all’interno di uno Stato.
Ma, il 15 dicembre 1967, Armando Mortilla segnala alla divisione Affari riservati che Pino Rauti, Rutilio Sermonti, Giulio Maceratini e Paolo Andrani hanno completato la prima parte di uno studio per il governo greco relativo alla riforma del Parlamento ed alla disciplina delle attività sindacali.
In quale veste Pino Rauti si è trasformato in consigliere politico del governo militare greco?
Non in quella del giornalista di modesta levatura di un quotidiano democristiano romano. Forse in quella del capo del centro “Ordine nuovo”, di cui fanno parte Sermonti, Maceratini ed Andriani che, però, è ufficialmente un’organizzazione “neo-nazista”, ai margini della vita politica italiana, priva di ogni influenza sul governo e con scarso seguito.
Certo, qualcuno avrebbe dovuto chiedersi, fin da allora, come mai un “nazista”, anzi addirittura il capo di un’organizzazione “nazista” come Ordine nuovo, potesse fare il giornalista in un quotidiano democristiano romano accanto a Gianni Letta.
Nessuno si è posto, per quanto è dato da sapere la domanda quasi fosse normale che Pino Rauti potesse avere una doppia personalità: giornalista democristiano e, contestualmente, capo dei “nazisti” di Ordine nuovo.
I servizi segreti greci, attivissimi in Italia, hanno sicuramente segnalato al loro governo l’ideologia ufficiale di Pino Rauti così che possiamo pacificamente escludere che la Giunta militare abbia stabilito un rapporto di collaborazione politica con un “nazista” che viveva con lo stipendio di giornalista democristiano.
L’immagine dei colonnelli greci “fascisti” la lasciamo agli agit-prop di periferia, così che escludiamo l’affinità ideologica fra Rauti e i componenti del governo militare greco impegnati ad ottenere il riconoscimento diplomatico dei Paesi europei ed il loro sostegno politico ed economico.

La nostra legittima perplessità sulle motivazioni reali del rapporto che Pino Rauti stabilisce con il governo militare greco si accresce quando, il 16 aprile 1968, inizia un viaggio di studenti italiani in Grecia, organizzato dal giornalista democristiano e capo dei “nazisti” di Ordine nuovo, Pino Rauti, in concorso con l’addetto culturale aggiunto dell’ambasciata ellenica a Roma, Michele Poulantzas.
Gli “studenti” italiani, fra i quali spicca la figura di Mario Merlino, il 18 aprile si recano in visita in una caserma dell’esercito dove hanno modo di incontrare il ministro Pattakos.
Non è un viaggio “turistico”, ovviamente, perché sottolinea il sostegno politico che l’estrema destra italiana (Movimento sociale italiano ed organizzazioni ad esso dipendenti) concede al governo greco.
In cambio, Pino Rauti, Giulio Maceratini e Romano Coltellacci chiedono ai greci denaro per la pubblicazione di articoli ed opuscoli a favore del regime militare, come avrà modo di riferire puntualmente Armando Mortilla alla divisione Affari riservati il 22 aprile 1968.
All’epoca, però, Pino Rauti non è rientrato nel Movimento sociale italiano, non dovrebbe essere legittimato a rappresentare l’estrema destra italiana, compreso il partito guidato da Arturo Michelini, duramente osteggiato perché “borghese” dagli ordinovisti.
Si profila, per comprendere il rapporto tra Pino Rauti e la Giunta militare greca, non certo composta da sprovveduti, un terza dimensione nella quale opera il personaggio che è, entro certi limiti, anch’essa di pubblico dominio: quella di collaboratore dello Stato maggiore della Difesa.
Un altro pesante indizio a favore dell’identificazione del “signor P” con Pino Rauti, si trova nel citato rapporto del 15 maggio 1969, laddove l’estensore parla delle azioni e della “modifica dei nostri piani” derivata da “un contrattempo” che “ha reso difficile l’accesso al padiglione Fiat. Le due azioni – conclude soddisfatto – hanno avuto un notevole effetto…”.
Il riferimento esplicito è alle mancate stragi del 25 aprile 1969, a Milano, all’interno del padiglione della Fiat alla Fiera campionaria e all’ufficio cambi della Stazione ferroviaria.
Per i due attentati stragisti sono stati condannati Franco Freda e Giovanni Ventura, dopo che, nell’immediatezza, erano stati accusati gli anarchici, successivamente assoli con formula ampia.
Come abbiamo visto a redigere quel rapporto è stato un agente dei servizi segreti greci che rivendica quelle azioni che sono comprese nei “nostri piani”.
Non millanta credito, perché giustamente quel “nostri” si riferisce ad azioni effettuate da persone che sono sul libro paga dello stesso servizio greco di cui egli è rappresentante in Italia.
A rivelarlo, nel corso di un’intervista pubblicata dal settimanale “Panorama”, sotto il titolo “Dracme per il Msi”, il 13 marzo 1975, è Kostas Plevris, il quale racconta:
“Prima di tutto il Kyp creò una sezione speciale dotata di mezzi economici particolarmente consistenti e di uomini che conoscevano a fondo le cose italiane.

Poi, per evitare il rischio di essere scoperti e accusati di tramare ai danni dell’Italia, i capi del Kyp mascherarono la sezione dietro la facciata innocente di una scuola guida che aveva gli uffici nel centro di Atene, a pochi passi dal palazzo del governo. Infine la sezione ingaggiò direttamente dieci agenti italiani scelti fra le fila dei fascisti. E io di questi agenti possiedo l’elenco completo”.
Plevris rifiuta di fare i nomi, ma aggiunge:“Posso dire soltanto che uno di essi è attualmente in prigione in Italia perché coinvolto nella strage di piazza Fontana”.
E’ un’accusa precisa e mai smentita che chiama direttamente in causa Pino Rauti perché è lui, non altri, il punto di riferimento di Franco Freda e Giovanni Ventura in carcere, insieme a Guido Giannettini, quest’ultimo agente del Sid, per concorso nella strage di piazza Fontana.
Plevris afferma che l’influenza del Msi sulla Giunta militare greca era tale che fu proprio su richiesta dei vertici del partito, che non avevano gradito quanto aveva dichiarato in un’intervista concessa al settimanale “Il Borghese”, che egli venne sollevato dall’incarico di mantenere i rapporti con gli italiani affidati, da quel momento al solo servizio segreto greco.
Non aveva doti profetiche, quindi, il rappresentane ellenico che, il 12 dicembre 1969, a Parigi, nel corso della riunione del Consiglio d’Europa chiamato a decidere sull’espulsione o meno della Grecia, ha potuto affermare:“Stiano attenti. Stiano attenti perché la loro democrazia è in pericolo nei loro Paesi. Si mettano all’altezza delle circostanze e affrontino quello che deve essere affrontato…la nuova forza sovversiva: l’anarchia”.
Poche ore più tardi, in Italia, a Milano e a Roma, gli “anarchici” colpiscono la Banca nazionale dell’Agricoltura, la Banca nazionale del lavoro e l’Altare della patria




pc 6 ottobre - All'ombra del "grillismo" piccoli nazisti crescono...e chi, a sinistra, civetta ancora con questo movimento reazionario ne è complice!

 Grillo è lo sdoganamento dei fascisti all'ombra del "nè destra nè sinistra, purchè
dicano cose buone", accarezza il razzismo antimmigrati, il sessismo antifemminista; raccoglie interi pezzi di elettori delusi dal centro destra che non hanno cambiato per niente idea e humus culturale, e raccoglie da sinistra tutti coloro che hanno perso fiducia nel movimento reale, nelle lotte, nella sinistra
in genere. Tutta la storia del nostro paese ci dovrebbe ricordare che i delusi della sinistra diventano base di massa del fascismo.

(dallo speciale di proletari comunisti "per un'analisi comunista del voto", scaricabile dal blog)

 

Grillo, ci sono anche le Milizie 5 Stelle

Sui social network sono comparse le pagine di questi gruppi vicini al Movimento ma con numerosi riferimenti all'estrema destra. E anche i parlamentari grillini sono tra gli amici

di Cristina Cucciniello














Grillo, ci sono anche le Milizie 5 Stelle

Citazioni di Friedrich W. Nietzsche ed Ezra Pound, versi di Gabriele D’Annunzio e consigli di tattica militare dell’antico stratega cinese Zhuge Liang: sembrerebbe il pantheon di riferimenti di un gruppo orientato verso la destra estrema. E invece no: si tratta delle citazioni scelte dalle “Milizie Cinque Stelle” per presentarsi ai propri follower ed amici su Facebook.

Un motto in latino – “Militia est vita Hominis super Terram” – un logo con ali e cinque stelle, personalizzabile con lo stemma del comune d’appartenenza, le Milizie – nel momento in cui scriviamo – contano nove gruppi territoriali. Ogni profilo raccoglie l’adesione di centinaia di utenti: il solo profilo della milizia milanese conta circa 200 amici.

I primi messaggi su Twitter risalgono al 5 settembre scorso, su Facebook a metà dello stesso mese: da allora, le pagine ed i profili chiamati “Milizia Cinque Stelle”, ognuna relativa ad un preciso luogo geografico, continuano ad aumentare. Tracce delle Milizie si trovano anche sul Forum collegato al blog di Beppe Grillo, dove un utente ha lanciato un appello affinché vengano composte le Milizie stesse: «se non vogliamo morire anonimamente, fatevi avanti cittadini», propone Giorgio, cui fa seguito il ragionamento di Mattia: «Colgo l'appello di Giorgio e propongo di costituire un corpo civile fatto di volontari, un organismo che metta il fiato sul collo alle istituzioni». Ed è sempre a nome della Milizia Cinque Stelle che è stato inviato – da un apposito indirizzo di posta elettronica – l’invito ad aderire all’iniziativa, così come segnalato da Gennaro, utente Twitter, che il 3 settembre scorso condivide il suo stupore per aver ricevuto ben tre e-mail dalla Milizia.


Non è chiaro chi sia a monte dell’iniziativa, né chi sia il fantomatico “Comandante Armando Mario” che firma i comunicati della Milizia, né chi componga il “Comitato Nazionale Milizia Cinque Stelle”: il dato di fatto è che – pur, come la Milizia stessa dichiara sulle sue pagine, non obbligando gli attivisti ed i simpatizzanti del MoVimento Cinque Stelle a condividere l’iniziativa – è in quella fascia di elettori che raccolgono adesioni.

Si tratta di iniziative autonome, non legate in modo ufficiale al MoVimento 5 Stelle, che però raccolgono l’attenzione e l’adesione sia di comunissimi utenti dei social network dalle chiare simpatie per l’M5S, sia di meet up grillini territoriali, sia – a sorpresa – di parlamentari e loro assistenti. Accade che fra gli amici della Milizia Cinque Stelle Roma vi sia l’Onorevole Danilo Toninelli e che fra gli amici della Milizia Cinque Stelle Brescia vi sia il suo collega Tancredi Turco. Ci sono, invece, l’Onorevole Tommaso Currò e la Senatrice Michela Montevecchi fra i follower della Milizia su Twitter.

Interpellato da ‘l’Espresso’, il gruppo comunicazione presso la Camera dei Deputati non ha saputo fornire dettagli sulla nascita di queste iniziative, tranne confermare che sono estranee al MoVimento e che ai parlamentari coinvolti sarebbe stato chiesto di prendere le distanze da queste pagine. Parlamentari che pare abbiano scambiato l’amicizia con le Milizie senza aver ben chiaro di che tipo di iniziativa si trattasse.

I comunicati della Milizia ribadiscono l’intenzione di non mettere in atto azioni violente. Eppure l’invito a non “farsi cogliere impreparati” ed i molti post inneggianti alle rivolte greche suonano inquietanti.

pc 6 ottobre - PAGHERETE CARO!

ASSASSINI, BARBARI! PAGHERETE CARO!!

Non c'è limite all'indecenza e alla barbarie dello Stato e governo imperialista italiano.

Per la loro legge razzista Bossi-Fini che considera ogni immigrato clandestino e quindi criminale - anche i bambini! Per la loro maledetta politica di pattugliamenti nel mare fatta per i respingimenti o al massimo per non vedere, non sentire quando gli immigrati chiedono soccorso; per aver volutamente impedito i soccorsi come hanno denunciato dei proprietari di imbarcazioni (non si tratta solo, è già sarebbe criminale, di ritardi nei soccorsi), lo Stato e il governo italiano sono responsabili di più di 360 morti, di cui più della metà donne e bambini,
E ORA HANNO ANCHE IL CORAGGIO DI DENUNCIARE I SOPRAVVISSUTI PER IL REATO DI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA!
Maledetti! Pagherete! Pagherete caro!!

GLI ASSASSINI INCRIMINANO LE VITTIME
giovani, ragazzi che vogliono solo scappare dal terrore della guerra, della repressione, donne che non vogliono vedere i loro bambini morire di fame, di malattie...

Senza alcun ritegno, Alfano dopo aver visto i morti dichiara che è normale che lo Stato abbia delle frontiere e le protegga, se no che Stato sarebbe... Chiaramente questo vale solo per gli Stati imperialisti, non certo per le frontiere dei paesi oppressi dall'imperialismo in cui l'Italia, come gli altri Stati europei, che vengono costantemente violate; l'imperialismo non chiede "permessi" ai popoli, penetra con la forza delle proprie armi e con la violenza della rapina, della miseria, del supersfruttamento del capitale.
Come senza un minimo di vergogna il Pres. Napolitano si unisce al coro e scarica tutta la responsabilità della strage sugli scafisti, quando è la sua “democratica Repubblica” che costringe giovani, donne a non avere altro modo per fuggire dai loro paesi. E questi ragazzi, donne, bambini non sono certo morti per gli scafisti.
Dei leghisti ci fa anche senso parlarne, si tratta di subumani, come infatti considerare chi dice che possono frequentare le scuole solo i bambini immigrati che conoscono la lingua italiana?! Ma perchè loro la conoscono?

Quale distanza tra questi mostri e la grande umanità di quella gente di Lampedusa, di quei pescatori, di quelle donne, di quei volontari che hanno salvato decine di immigrati, che dicono: “io non sono stato a pensare se la legge me lo permetteva o meno...”. Tanti altri, tanti bambini potevano essere salvati, ma questo Stato “democratico” li ha uccisi!
E nessun papa Francesco, nessuna Boldrini – per non parlare degli ipocriti coccodrilli del Pd, dei segretari sindacali – può coprire con le parole questi terribili fatti.

MA ATTENZIONE, STATE RAGGIUNGENDO IL PUNTO LIMITE
E' l'imperialismo la più grande violenza dei popoli, dei proletari, dell'80% dell'umanità, ma più porta avanti questa violenza reazionaria più crea esso stesso le forze che lo combattono, che si uniscono al di là delle frontiere; perchè l'unica via per la fine della barbarie imperialista è la rivoluzione socialista.