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Gli stabilimenti ex Ilva di Taranto e Genova continueranno a produrre
Gli stabilimenti ex Ilva di Taranto e Genova continueranno a produrre. Per Novi Ligure, invece, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria puntano a individuare una soluzione entro il primo trimestre del 2027, con l’obiettivo di scongiurare la chiusura del sito. È quanto si legge nel documento trasmesso alle organizzazioni sindacali, con il programma degli interventi per contenere gli effetti della contrazione produttiva, salvaguardare i livelli occupazionali e tutelare le imprese dell’indotto.
La comunicazione arriva in una fase delicata della vertenza, mentre a Genova prosegue la mobilitazione dei lavoratori. Dopo tre giorni di presidio in largo Eros Lanfranco, un gruppo di dipendenti ha occupato la Prefettura per protestare contro le prospettive dello stabilimento ligure.
I commissari ribadiscono che le sospensioni tecniche previste tra una fase produttiva e l’altra rientrano in un piano di continuità industriale e occupazionale e non rappresentano una cessazione dell’attività. Per Taranto e Genova è previsto il progressivo richiamo dalla cassa integrazione straordinaria del personale necessario alle lavorazioni.
Taranto, 365mila tonnellate di bramme per la laminazione
Per lo stabilimento ionico il programma si basa sugli accordi di laminazione conto terzi avviati con alcune delle principali imprese siderurgiche italiane. I commissari hanno già sottoscritto con tre società ordini per la laminazione di circa 365mila tonnellate di bramme, quantitativi destinati ad alimentare le successive fasi di lavorazione.
Le prime ricadute organizzative riguardano il personale degli impianti marittimi e del trasporto ferroviario, già richiamato dalla cassa integrazione straordinaria per garantire la movimentazione dei materiali necessari alle attività produttive.
Il programma prevede poi il rientro, nei primi giorni di novembre, dei lavoratori addetti all’esercizio e alla manutenzione del Treno Nastri 2, l’impianto destinato alla laminazione a caldo dei semiprodotti. Si tratta di una fase centrale del calendario operativo predisposto per lo stabilimento di Taranto.
La laminazione delle bramme è programmata dal 10 novembre al 14 dicembre 2026. Al termine delle lavorazioni, entro il 19 dicembre, dovranno essere completate le operazioni di messa in sicurezza degli impianti.
Il piano non si esaurisce con il primo ciclo. Una seconda fase è prevista dal 7 gennaio 2027 per tutto il mese, mentre i commissari stanno lavorando per ampliare gli ordinativi già acquisiti e definire nuovi accordi con altri operatori siderurgici. L’obiettivo è garantire ulteriori lavorazioni per l’intero primo semestre del 2027.
L’estensione dell’attività dipenderà dalla conclusione di queste trattative e dalla disponibilità di nuove commesse. Gli ordini già sottoscritti per 365mila tonnellate rappresentano intanto la base del programma di laminazione avviato per il sito ionico.
Genova, forniture per 35mila tonnellate di coils al mese
Per lo stabilimento ligure i commissari confermano la prosecuzione delle attività sulle linee di zincatura, decapaggio e produzione di banda stagnata fino alla fine di novembre 2026, utilizzando i coils attualmente disponibili e impiegando le maestranze.
Parallelamente, sono in corso trattative avanzate con operatori esterni per nuove forniture e accordi commerciali, anche attraverso la laminazione conto terzi. La conclusione delle negoziazioni è attesa entro circa dieci giorni, ma gli accordi non risultano ancora finalizzati.
L’obiettivo è assicurare a Genova una fornitura di 35mila tonnellate mensili di coils: 25mila destinate alle linee di zincatura e decapaggio e 10mila alla produzione di banda stagnata. Il richiamo del personale necessario alla ripresa delle lavorazioni è previsto a partire dall’11 gennaio 2027.
Tra l’esaurimento dei materiali attualmente disponibili, previsto a fine novembre, e l’avvio delle nuove lavorazioni si renderà necessaria una sospensione tecnica di alcune settimane. Secondo i commissari, la pausa non equivale a una chiusura: le linee dovrebbero riprendere regolarmente l’attività una volta disponibili i nuovi materiali e perfezionati gli accordi commerciali.
Novi Ligure, il nodo dei coils idonei
Più incerta la situazione di Novi Ligure, dove non è stata ancora individuata una soluzione definitiva. I commissari dichiarano di essere consapevoli delle difficoltà affrontate dai dipendenti e confermano l’impegno a individuare condizioni analoghe a quelle previste per Taranto e Genova.
La principale criticità riguarda la disponibilità di coils con caratteristiche tecniche compatibili con gli impianti di laminazione del sito piemontese. L’obiettivo indicato è arrivare, ragionevolmente, entro il primo trimestre del 2027 a una soluzione in grado di sostenere la continuità produttiva.
Al momento, tuttavia, per Novi Ligure non è stato definito un accordo equivalente a quelli già avviati a Taranto o in fase avanzata a Genova.
Il piano per salvaguardare produzione e occupazione
Il documento dei commissari delinea un programma basato sull’acquisizione di commesse e sulle forniture di materiale da parte di operatori esterni, con il progressivo richiamo dalla cassa integrazione del personale necessario alle diverse fasi produttive.
Per Taranto, i passaggi immediati sono già scanditi: richiamo delle maestranze degli impianti marittimi e ferroviari, rientro del personale del Treno Nastri 2, laminazione dal 10 novembre e messa in sicurezza degli impianti entro il 19 dicembre. La seconda fase è prevista a gennaio, mentre proseguono le trattative per ampliare le lavorazioni nel primo semestre del 2027.
Per Genova, la continuità oltre novembre dipende dalla conclusione degli accordi per le forniture di coils. Per Novi Ligure, invece, resta da risolvere il problema dell’approvvigionamento di materiale idoneo.
I commissari confermano che le sospensioni tecniche previste a Taranto e Genova non costituiscono una cessazione dell’attività, ma intervalli funzionali all’organizzazione delle successive fasi produttive. Il piano punta a contenere gli effetti della contrazione produttiva e a tutelare l’occupazione e l’indotto, ma la sua attuazione dipenderà dalla disponibilità dei materiali e dal perfezionamento degli accordi commerciali ancora in corso.
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