I data center sono diventati infrastrutture fisiche vitali e bersagli primari nella logistica di guerra moderna, trasformandosi da semplici magazzini di dati a veri e propri fattori di potere strategico.
I server gestiscono flussi immensi di informazioni per l’intelligence, la pianificazione e i modelli di supporto alle decisioni. Regolano in tempo reale il movimento, lo stoccaggio e la consegna di carburante, munizioni, pezzi di ricambio e truppe, dove la disponibilità immediata decide l’esito del conflitto. Gli stessi centri elaborano carichi civili e militari, rendendo difficile separare le funzioni strategiche da quelle quotidiane della popolazione.
I conflitti recenti (come gli attacchi con droni contro hub nel Golfo Persico) dimostrano che i data center sono esposti a bombardamenti e danni strutturali diretti. L’interruzione dell’alimentazione o la distruzione di un nodo centrale provoca il blocco immediato non solo delle catene logistiche della difesa, ma anche dei servizi essenziali. La difesa “moderna” spinge verso la sovranità digitale, il cloud
sovrano e soluzioni di calcolo altamente resilienti (inclusi progetti di data center trasportabili o orbitali).La NATO ha compreso che le infrastrutture centralizzate sono troppo vulnerabili ai moderni sistemi di attacco droni e missilistici. La risposta è quindi lo spostamento della potenza di calcolo direttamente sulla linea del fronte tramite Data Center Trasportabili e soluzioni di “Tactical Cloud”. Aziende specializzate e partner storici della Difesa (come l’italiana Italtel) forniscono alla NATO unità mobili che integrano i server ad altissima densità gestiti dalla NATO.
Per far dialogare questi centri mobili ad alta velocità, la NATO sta testando sul campo le prime reti 5G tattiche militari (come il progetto pilota PP5 guidato dalla Spagna nella base di Lešť in Slovacchia, garantendo uno scambio dati sicuro in tempo reale. Questo progetto pilota rappresenta una pietra miliare sia per la difesa collettiva degli alleati della Nato sia per l’innovazione tecnologica applicata alla difesa.
Pubblicata di recente, la Strategia Digitale della Difesa 2026-2030 segna il passaggio definitivo da un modello incentrato sulle reti (net-centric) a uno focalizzato sulle decisioni abilitate dai dati (decision-centric e data-driven). Entro la fine del 2026, la NATO e i ministeri della difesa alleati puntano al consolidamento delle prime capacità operative del Digital Backbone, una federazione di reti sicure e scalabili in grado di connettere sensori e decisori politici o militari superando i confini nazionali.
In questo senso è da leggere il mega-piano che la Nato ha siglato con Accenture e Leonardo: un contratto da circa 200 milioni di euro con Accenture e Leonardo per lo sviluppo del Protected Business Network (PBN).
Quale il ruolo dei data center nella logistica militare? Ne abbiamo parlato con Antonio Mazzeo giornalista e ricercatore no war
L'intervista si può ascoltare su radio Onda d'urto Brescia
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