“L’Italia è in guerra”. Così lo Stato difende il segreto sulle armi. Per l’Avvocatura di Stato siamo già nel “terzo conflitto mondiale a pezzi”. Questo è il titolo in prima pagina del il Fatto quotidiano di ieri. L’Avvocatura dello Stato risponde al ricorso legale, sostenuto dalle mobilitazioni cittadine organizzate dal Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna - questa trasmissione di ORE12/Controinformazione rossoperaia viene fatta oggi proprio da Ravenna - al ricorso della giornalista Linda Maggiori assistita dall'avvocato Maestri che, tra l'altro assiste i 32 denunciati per blocco stradale durante le mobilitazioni per la Palestina al Porto a novembre scorso.
Quali sono i passaggi di questa vertenza legale?
La vicenda nasce nel 2025, quando vengono scoperti alcuni traffici di armi verso Israele passanti dal porto di Ravenna.
A gennaio 2026, la giornalista Linda Maggiori fa un accesso generalizzato agli atti alle Dogane per avere dati aggregati sulle armi in export e in transito dal porto di Ravenna e sulle relative destinazioni.
Le Dogane oppongono un diniego per motivi di sicurezza nazionale.
Assistita dall'avvocato Andrea Maestri, la giornalista fa ricorso al TAR.
A inizio luglio 2026, il TAR accoglie parzialmente il ricorso: si devono divulgare i dati aggregati sulle armi, ma si possono celare le destinazioni.
Le Dogane si oppongono di nuovo e si rifiutano di svelare anche i dati sul traffico di armi; assistite dall'Avvocatura dello Stato, si appellano al Consiglio di Stato per non divulgare nulla, motivando che il porto di Ravenna ha una “rilevanza militare nel contesto di una guerra mondiale ibrida e a pezzi che coinvolge anche l’Italia”.
8 ottobre: c’è l’udienza finale presso Consiglio di stato a Roma e mobilitazione cittadina in contemporanea a Ravenna.
L'Avvocatura dello Stato difende l'operato del governo, difende la sua scelta guerrafondaia, l’Avvocatura attribuisce al porto commerciale di Ravenna una “rilevanza militare complessiva” e una “strategicità nel dispositivo difensivo marittimo complessivo della Nazione ”. Sostiene inoltre che la diffusione dei dati attraverso i mezzi d’informazione permetterebbe alle potenze straniere di conoscere il ruolo strategico dello scalo. Un rischio da scongiurare, appunto, perché sarebbe in corso una guerra mondiale ibrida che coinvolge anche il nostro Paese. La trasparenza è quindi rappresentata come un pericolo, mentre la rilevanza militare dello scalo, per la prima volta, viene rivendicata apertamente dallo Stato (da Il Fatto Quotidiano).
Siccome siamo dentro fino al collo in questa guerra e ci ha trascinato il governo Meloni/Crosetto per loro i lavoratori e le masse devono rimanere all'oscuro, così come devono rimanere anche in silenzio! E questo è inaccettabile, denunce e mobilitazioni si devono mettere in campo per fermare questa scelta di guerra che non vogliamo.
Un altro episodio dimostra che i piani di guerra vanno avanti, che dai porti si organizza la rete logistica per la guerra e che, per il governo, questi piani non devono essere conosciuti dal popolo.
Sempre a Ravenna, qualche giorno fa la nave ro-ro Capucine, (è un tipo di nave traghetto progettata per il trasporto di carichi su ruote), utilizzata esclusivamente dall’Esercito italiano per il trasporto di mezzi e materiali militari, ha fatto scalo nel porto di Ravenna e il Coordinamento popolare contro i traffici di armi dal porto di Ravenna lo ha denunciato e chiede di sapere quale carico sia stato imbarcato o sbarcato nello scalo ravennate. Come segnalato dal Coordinamento, la Capucine e la nave gemella Severine vengono impiegate per trasportare armi e mezzi militari tra porti e basi italiane ed estere, con spostamenti che variano in base alle esigenze dell’Esercito e senza rotte fisse. Tra gli scali italiani indicati dall’organizzazione figurano Piombino, Monfalcone, Bari, Brindisi, Sant’Antioco, Salerno e Crotone.
E’ evidente che il Porto di Ravenna non è un porto commerciale ma un porto militare. E’ in atto una trasformazione al servizio della guerra che stanno assumendo i Porti.
Chi vi parla è attivo nelle lotte al Porto di Ravenna ed è da questa postazione che vi parlo della lotta che abbiamo condotto contro la guerra, contro il sionismo genocida e in solidarietà al popolo palestinese.
Dal punto di vista delle inchieste che denunciano e smascherano, c'è l'importante lavoro della giornalista Linda Maggiori che scrive per la rivista Altraeconomia e ha pubblicato un dossier che si chiama "la flotta del genocidio", così come è utile ai fini delle mobilitazioni anche il dossier "Made in Italy per l'industria del genocidio" elaborato dai Giovani palestinesi che documenta il coinvolgimento e la complicità dell'Italia nel conflitto e nella crisi umanitaria a Gaza che dice chiaramente che oltre 400 spedizioni di materiale militare e 224 chilotonnellate di carburante sono stati trasferiti dall’Italia a Israele, dall’ottobre 2023, in aperta contraddizione con le false dichiarazioni del governo Meloni. Queste contro-inchieste sono utili perché il governo fa della menzogna e del silenzio la sua tattica comunicativa per nascondere il suo ruolo nella guerra interimperilista e nella complicità con il genocidio sionista.
I Porti si stanno militarizzando sempre più e la lotta a Ravenna vuole dimostrare proprio questo, le armi ma anche i componenti "dual use" continuano a transitare dai Porti, "dual use" sono quei componenti, quelle merci che sono state prodotte e progettate per usi civili ma che vengono impiegati a scopi militari o per la produzione di armi.
La legge 185/90 vieta il carico/scarico, il transito di armi e componenti "dual use" verso paesi "in stato di conflitto armato" e che violano i diritti umani, una legge figlia dell'art. 11 della Costituzione.
Ora queste leggi sono state sistematicamente violate da tutti i governi e questo di Meloni/Crosetto, con la strada spianata dai precedenti, dà l'affondo alla questione.
I Porti vogliono dire profitti per i padroni, terminalisti e spedizionieri, ma vogliono dire anche Autorità nazionale UAMA (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento), Dogane, Prefetture, quindi il Governo innanzi tutto, quando parliamo di Porti è del sistema-Porti di cui parliamo.
Il Governo aveva mentito quando aveva detto che le vendite verso Israele erano state sospese dopo il 7 ottobre del 2023.
Ravenna ha affidato la sicurezza marittima dello scalo all'azienda israeliana Rafael Advanced Defense Systems all'interno di un progetto finanziato dall'UE che si chiama Undersec che punta a sviluppare tecnologie di sorveglianza per proteggere le infrastrutture critiche e i flussi commerciali nei porti europei, dove sono presenti l'Università di Tel Aviv, Rafael Advanced Defence Systems e il ministero della difesa israeliano. L'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centro-settentrionale partecipa garantendo l'ospitalità per i test in ambiente reale delle tecnologie di sicurezza sottomarina.
L’Autorità portuale di Ravenna è nel comitato di controllo del progetto assieme al ministero della Difesa israeliano, viene inoltre “addestrata” dall’Università di Tel Aviv all’uso delle tecnologie di sicurezza marina e sottomarina, ma non solo, le finalità militari emergono in modo evidente, nei loro documenti scrivono: “l’obiettivo è integrare le soluzioni Undersec nelle strategie di difesa dei confini europei, coinvolgendo il comando marittimo della Nato e il progetto Frontex” si precisa nei documenti. Rispetto al Porto la Regione e il comune di Ravenna a guida PD intervengono con finanziamenti, con il coinvolgimento ai tavoli con l'Autorità, sarà un caso che Comune e Regione non sostengono le mobilitazioni del Coordinamento popolare?
Il Comune, attraverso partecipate come Ravenna Holding, detiene quote in importanti operatori e asset logistici del compendio portuale (come il terminalista Sapir).
Un esponente del PD ravennate, Alberto Pagani, anch’egli a suo tempo segretario provinciale del PD ravennate, come l'attuale sindaco Barattoni, questo esponente Pd ora si dedica alla consulenza in campo security. Richiesto di esprimersi sul progetto Undersec così ha risposto:
«Quando si tratta della nostra sicurezza credo che sia razionale rivolgersi a chi è in grado di fornire la tecnologia migliore. Siccome a Ravenna c’è uno dei rigassificatori che devono garantire la continuità e la sicurezza dell’approvvigionamento di gas alle famiglie ed alle imprese italiane, è abbastanza logico che le tecnologie per proteggere l’impianto a mare e la pipeline sommersa vengano testate dove c’è il rigassificatore da proteggere e ci sono i tubi sottomarini del gas che lo collegano alla terraferma. L’Unione europea mette a disposizione dei fondi per sviluppare queste tecnologie, che è nell’interesse degli italiani (forse è nell’interesse dei padroni italiani) che ci siano, che funzionino e che siano le migliori possibili, perché il sabotaggio del gasdotto North Stream 2 dovrebbe averci insegnato qualcosa». Quindi la “sicurezza” del Porto va salvaguardata da Israele.
Chi sia Pagani del PD è lui stesso a rivelarlo in un’altra intervista rilasciata poco dopo il 7 ottobre 2023: «Continuo a fare l’analista sul fronte della sicurezza, collaboro con società collegate ai Governi, fra gli amici ho ex funzionari Cia e dell’antiterrorismo israeliano e lavoro a diversi progetti anche sovranazionali».
Con una mobilitazione davanti all'Autorità portuale abbiamo detto chiaramente che vogliamo che Israele vada via dal Porto di Ravenna e che venga annullata qualunque forma di collaborazione con Israele, mobilitazioni che sono proseguite, ogni manifestazione cittadina a sostegno del popolo palestinese, contro il genocidio sionista appoggiato dai governi imperialisti, dagli Usa all'Italia di Meloni, partiva o arrivava al Porto di Ravenna.
Il transito di armi per il governo dev'essere tenuto nascosto, nessuno può fare un accesso civico agli atti per avere conoscenza di cosa passa dal Porto, quali sono le transazioni bancarie relative, eppure le armi arrivano su camion, spesso scortate dalle forze dell'ordine e caricate sulle navi, ma c'è la riservatezza dei dati doganali, se passano esplosivi e armi o componenti di armi, merci pericolose come il nitrato di ammonio classificato come fertilizzante che ha avuto una impennata subito dopo l'aggressione militare sionista a Gaza servito a far saltare in aria le case a Gaza, oppure il fosforo bianco, per il governo le popolazioni non devono essere informate.
Nel caso del genocidio sionista a Gaza è stato possibile per la complicità del governo italiano attraverso i Porti, per massacrare e distruggere la Striscia di Gaza Israele ha avuto necessità di un costante rifornimento via mare, i porti israeliani di Haifa e Ashdod sono i terminali di questi traffici in particolare che partono anche da Ravenna. Con le mobilitazioni viene fuori una piccolissima parte di questi traffici.
Contro la guerra e contro le conseguenze della politica guerrafondaia del governo italiano, Meloni, che colpisce le condizioni di vita e di lavoro degli operai, dei lavoratori, dei giovani, delle masse c'è la mobilitazione nazionale del 30 di ottobre nei Porti che noi come Slai Cobas così come il Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna di cui facciamo parte appoggiamo e metteremo in campo iniziative per quella giornata.
Quello che che ci interessa e che interessa i lavoratori, è il sostegno e seguire l'esempio della mobilitazione dei portuali, sono i blocchi che, all'interno dei porti, puntino a fermare la produzione e che denuncino e che si oppongono concretamente alla militarizzazione del sistema portuale, in relazione alla guerra "a pezzi" in corso, all'interno di una guerra che è guerra interimperialista, che è guerra commerciale ma anche guerra di dazi, guerra per il controllo delle risorse energetiche e per la spartizione del mondo, guerra che pagano i popoli con morte e distruzione e i proletari e le masse con il peggioramento delle condizioni di vita, e i governi che i padroni rappresentano fanno politiche per l'economia di guerra, che significa tutto in funzione della guerra, niente risorse per l'aumento dei salari, per la Sanità, Scuola, Trasporti, Territori, Ambiente, ma riarmo, profitti per i padroni delle armi, della Finanza e delle multinazionali dell'energia.
Per questo il 30 Ottobre è una giornata di lotta ai Porti contro il governo Meloni/Crosetto che ci ha trascinato in questa guerra.

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