sabato 17 ottobre 2026

pc 17 ottobre - Ravenna/Porto: le mobilitazioni hanno costretto il Consiglio di Stato a una sentenza che da ragione alle richieste di trasparenza sui dati dei traffici di armi


La sentenza del Consiglio di Stato è una vittoria parziale, si riferisce ai dati numerici di un periodo relativo alla richiesta di trasparenza di armi, quindi già transitate, non permette di accertare traffici illeciti né di conoscere i paesi di provenienza e destinazione delle armi che transitano dai Porti ma impedisce alle Dogane di opporre il segreto ogni qualvolta i lavoratori e i cittadini richiedono la trasparenza di questi dati. 

Come sindacato impegnato nella lotta contro la guerra, i traffici di armi e la cancellazione di qualunque rapporto con lo Stato criminale genocida di Israele, ci uniamo alla soddisfazione espressa dal Coordinamento popolare contro i traffici di armi al Porto di Ravenna e dalla giornalista L. Maggiori e dall'avv. Maestri ma allo stesso tempo ribadiamo che il governo Meloni/Crosetto ci ha trascinato in una guerra che scarica sui lavoratori, le masse popolari e sugli studenti, e si fa beffe di Costituzione, legge 185/90, norme di diritto internazionale, pertanto continuerà ad autorizzare i transiti di armi come già accade in tutti i Porti italiani anche se con questa sentenza - che sarà un precedente - le Dogane non potranno rifiutarsi di fornire i numeri sulle armi transitate.

dallo Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna 


COMUNICATO STAMPA del Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna 

Questa mattina è arrivata la sentenza: il Consiglio di Stato ha dato ragione alla giornalista Linda Maggiori e al suo avvocato Andrea Maestri, facendo giurisprudenza: ha respinto l'appello delle Dogane di Ravenna che da gennaio si opponevano a divulgare (tramite accesso agli atti) la quantità delle armi passate dal porto di Ravenna, e che tramite avvocatura di Stato hanno invocato il segreto per via della "guerra mondiale a pezzi nella quale l'Italia è coinvolta". 

Con una guerra non dichiarata volevano erodere la democrazia.

No. Noi non ci stiamo.

Oggi facciamo la storia della trasparenza. La lunga vertenza legale per capire quante armi passano dal porto di Ravenna è giunta al termine e abbiamo vinto. Il giornalismo ha vinto, la democrazia ha vinto, la gente ha vinto. Ora tutte le Dogane d’Italia dovranno garantire la trasparenza sulle armi che passano. Alcuni giorni fa le Dogane di Trieste mi hanno negato i dati sulle armi che passano dal loro scalo con gli stessi motivi delle Dogane di Ravenna, ora dovranno adeguarsi anche loro. Dopo che il giornalismo e lo strumento dell’accesso agli atti è stato derubricato e svilito a “interesse personale” e a “scopo di lucro” dall’Avvocatura di Stato, (che dipende dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri), il Consiglio di Stato torna a dare dignità al lavoro di tutti noi giornalisti” dichiara la giornalista Linda Maggiori che a gennaio 2026 aveva fatto accesso agli atti, iniziando la lunga vertenza con le Dogane ravennati. 

La sentenza del Consiglio di Stato è una vittoria parziale, si riferisce ai dati numerici di un periodo relativo alla richiesta di trasparenza di armi già transitate, non permette di accertare traffici illeciti né di conoscere i paesi di provenienza e destinazione delle armi che transitano dai Porti ma impedisce alle Dogane di opporre il segreto ogni qualvolta i lavoratori e i cittadini richiedono la trasparenza di questi dati. 

Come sindacato impegnato nella lotta contro la guerra, i traffici di armi e la cancellazione di qualunque rapporto con lo Stato criminale genocida di Israele ci uniamo alla soddisfazione espressa dal Coordinamento popolare contro i traffici di armi al Porto di Ravenna edalla giornalista L. Maggiori e dall'avv. Maestri ma allo stesso tempo ribadiamo che il governo Meloni/Crosetto ci ha trascinato in una guerra che scarica sui lavoratori, le masse popolari e sugli studenti, e si fa beffe di Costituzione, legge 185/90, norme di diritto internazionale, pertanto continuerà ad autorizzare i transiti di armi come già accade in tutti i Porti italiani anche se con questa sentenza - che sarà un precedente - le Dogane non potranno rifiutarsi di fornire i numeri sulle armi transitate.

dallo Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna 

Il  Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna, si dichiara estremamente soddisfatto e grato:  “questo però è solo un primo passo, non ci basta sapere quante armi passano, vogliamo bloccarle. Il 30 ottobre a Ravenna stiamo organizzando una grande manifestazione, Ravenna infatti aderisce allo sciopero internazionale dei porti indetto da USB e da altri sindacati internazionali, con quasi 100 porti nel mondo che scioperano contro la guerra e il traffico di armi. Noi ci saremo, Ravenna ci sarà. 

LA SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 6259 del 2026, proposto da Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - Direzione Territoriale Emilia Romagna e Marche, Ufficio ADM Romagna 1, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'Avvocatura Generale dello Stato

(...)

Le motivazioni e gli argomenti opposti dall’amministrazione delle Dogane, anche per come integrati in sede difensiva, sotto questo profilo sono insufficienti, in quanto evocano interessi pubblici astratti e delineano generici pregiudizi che l’ostensione di un dato meramente numerico potrebbe arrecare, di cui tuttavia non viene chiarita la natura e non si dimostra la concretezza. 

Ritiene il Collegio che la ostensione di questi dati – soltanto numerici riferiti ad un periodo già decorso – nel doveroso contemperamento tra opposti interessi operato dal T.a.r. possa rappresentare un ragionevole punto di equilibrio per non svuotare di effettività la normativa sulla trasparenza. (...) Risulta inoltre che altre autorità doganali o capitanerie, a fronte di analoga istanza, non hanno invece opposto alcun interesse limite e fornito i dati richiesti dalla ricorrente (tra cui l'Agenzia delle Dogane di Livorno) configurandosi quindi apparentemente contraddittoria l’azione dell’amministrazione. Non si comprende per quale motivo analoga regola non debba valere anche per il porto di Ravenna. Infine, non si ravvisa abuso del diritto da parte della ricorrente, posto che l’accesso civico generalizzato può essere esercitato anche nell’esercizio dell’attività giornalistica, le istanze ad oggi presentate non possono essere qualificate massive e le informazioni oggetto di ostensione sono dati informatizzati, già in possesso dell’Amministrazione e di minima entità. 

Per le ragioni sopra esposte l’appello deve essere respinto. 

P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

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