mercoledì 3 dicembre 2025

pc 3 dicembre - La lotta degli studenti tedeschi contro la reintroduzione della leva

 Migliaia di studenti tedeschi si preparano allo Schulstreik, lo sciopero studentesco organizzato per venerdì, in parallelo al voto del Bundestag sulla nuova legge che reintroduce il servizio militare. Manifestazioni sono attese a Berlino, Potsdam, Cottbus e in numerose altre città del Paese.

Nel mirino dei giovani c’è il piano del governo guidato dal cancelliere Merz, sostenuto anche dal ministro della Difesa della Spd, che prevede un servizio militare formalmente volontario ma destinato a diventare obbligatorio tramite sorteggio qualora non fosse raggiunta la quota minima annuale di reclute, applicabile a tutti i nati dopo il 2008.
«Nessuno ci parla. Nessuno ci chiede cosa vogliamo. Nessuno vuole sapere cosa pensiamo», denunciano gli studenti. «Si tratta esattamente della nostra vita; siamo noi a essere investiti da questa coscrizione militare».
Il tema della reintroduzione del servizio militare non riguarda solo la Germania. La Francia ha già scelto la via del riarmo

pc 3 dicembre - DIRITTI UMANI NEGATI: SITUAZIONE DEI PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI: UNA DENUNCIA

 



pc 3 dicembre - Respingere la campagna di criminalizzazione contro Askatasuna e la repressione dei movimenti a Torino


In occasione dello sciopero generale, delle manifestazioni centrate sulla Palestina che si sono tenute nella giornata del 28 in diverse città italiane, a Torino un centinaio di studenti dell'area del Collettivo Universitario Autonomo ha sviluppato un'azione di denuncia attiva del ruolo che sta svolgendo la stampa borghese nel caso di Torino nella criminalizzazione dell'imam Shahin, arrestato, rinchiuso in un Cpr e minacciato di espulsione. Essa segue la campagna di criminalizzazione di tanti che sono scesi in piazza a sostegno e solidali con la Palestina e, in particolare, di tutta l'area molto vasta di collettivi e organizzazioni che ha manifestato a Torino verso le quali, in occasioni di diverse iniziative, sono state fatte operazioni di cariche, di repressione e poi di denunce, arresti e altri provvedimenti.

In questa manifestazione che aveva al centro, dopo tutto, la questione della Palestina e, a Torino, la questione della repressione che ha colpito l'imam Shahin, non si poteva non protestare sotto la sede de la Stampa, e il tipo di iniziativa che è stata scelta di fare aveva - ed ha - lo scopo di lanciare un monito, come giustamente è stato detto, verso la stampa che deve fare una corretta informazione anche per la

pc 3 dicembre - Contro il linciaggio di Francesca Albanese

Nella giornata di venerdì 28 nov., durante lo sciopero generale, un centinaio di manifestanti hanno fatto irruzione nella sede de “La Stampa”, giornale di Torino, al grido di “Free Palestine” denunciando in modo concreto mediante scritte con vernice spray, letame lanciato contro i cancelli, la complicità dei giornalisti in riferimento sia al genocidio in corso in Palestina e in riferimento all'arresto in CPR di Mohammed Said.

Rispetto a questo episodio la relatrice delle Nazioni unite, Francesca Albanese, ha commentato il fatto condannando l'aggressione e aggiungendo che questo evento “sia un monito per i giornalisti”.

Questa frase ha generato un'indignazione collettiva, un’insurrezione generale contro la relatrice delle Nazioni Unite, una serie di insulti nei suoi confronti considerata una fondamentalista, una istigatrice a delinquere ed un linciaggio senza uguali, che parte da lontano nel senso che già da due anni la stessa subisce insulti, aggressioni verbali, minimizzazione e screditamento dei contenuti che lei porta avanti; ma il fango e lo squallore disgustoso che si sta alimentando dopo questa frase da parte di pennivendoli al soldo di colonialisti e sionisti che oggi continuano a non raccontare che a Gaza non c'è alcuna tregua, non c’è alcuna pace, è veramente riprovevole.

Qualche giorno fa prima di questo episodio specifico Francesca Albanese era stata accusata di essere una strega dedita ai sortilegi. Ovviamente nessuna meraviglia di fronte a questo tipo di insulto perché

martedì 2 dicembre 2025

pc 2 dicembre - Ripresi scioperi e blocchi interni all'ex Ilva Taranto e sulla statale Appia - Ma nessuna illusione sulla Meloni - dal blog tarantocontro

 

E' bene che siano ripresi scioperi e blocchi a fronte di un incontro sempre inconcludente di Roma.

Ma ogni nuovo eventuale incontro deve vedere PRIMA il ritiro del piano del governo, altrimenti sarebbe una nuova presa in giro. L'incontro deve servire a mettere sul Tavolo una piattaforma operaia che, comunque vada la vendita, deve vedere la difesa, con piani concreti, fondi, tempi, dei posti di lavoro, del salario, della salute/sicurezza e dell'ambiente.

Parlare di "tavolo permanente sull'ex Ilva presso la presidenza del Consiglio, con la presenza della presidente Giorgia Meloni" è buttare illusione; Meloni e Urso sono la stessa cosa.  

Sull'incontro unico per impedire spezzatini, trattamenti differenti Genova-Novi Ligure e Taranto, l'ostacolo principale sono i sindacati confederali di Genova che non lo vogliono e accompagnano la posizione del governo; i sindacati a Genova, e in primis la Fiom, vogliono la loro salvezza, parlano di salvaguardia del "Nord" (sembrano dei leghisti), non fanno un discorso unitario e in questo modo danneggiano gli operai dell'Ilva di Taranto. Vedi intervista: https://tarantocontro.blogspot.com/2025/12/sindacati-dellilva-di-genova-basta-che.html

Senza far fuori dalla mobilitazione queste posizioni corporative, non ci sarà incontro unico.  

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Da GdM - Ex Ilva, sciopero a oltranza dei sindacati contro il Piano del governo. Bloccata la Statale 100 a Taranto, a partire dalle ore 12 di oggi e fino a nuova comunicazione,. 
 
Fim, Fiom, Uilm e Usb proclamano la mobilitazione dalle ore 12 di oggi chiedendo un tavolo unico a Palazzo Chigi per garantire diritti, sicurezza e futuro ai lavoratori dello stabilimento di Taranto. Usb chiede tavolo permanente a Palazzo Chigi.

La mobilitazione, spiegano le sigle in una nota congiunta, ha l’obiettivo di richiedere un incontro urgente per l’apertura di un unico tavolo a Palazzo Chigi, finalizzato a ottenere il ritiro del Piano e ad avviare "un confronto serio e costruttivo" sui diritti, sulla sicurezza e sul futuro dei lavoratori. Lo sciopero viene definito «un momento fondamentale per difendere i diritti di tutti i lavoratori e garantire stabilità e dignità».

Nello stabilimento siderurgico Acciaierie d’Italia in As (ex Ilva) di Taranto, oltre allo sciopero immediato proclamato dalle ore 12 da Fim, Fiom, Uilm e Usb, sono in corso blocchi e cortei di lavoratori. I blocchi riguardano strade interne e binari. Questo, spiegano fonti sindacali, sta

pc 2 dicembre - Carri armati nella scuola

Carri armati nella scuola a Udine: preside travolta dalle polemiche e interrogazione a Crosetto e Valditara

Un genitore avrebbe proposto l'iniziativa alla dirigente, che l’avrebbe accolta senza farla passare dal Consiglio d’Istituto e dal Collegio docenti. L'attacco di AVS e la difesa della Lega
Carri armati nella scuola a Udine: preside travolta dalle polemiche e interrogazione a Crosetto e Valditara

“Si comunica che in data due dicembre alcuni docenti della scuola secondaria di primo grado Ellero saranno interessati quali partecipanti nella simulazione di interazione tra contesto scolastico e coloro che operano in difesa dei civili in teatro estero per condurre operazioni nel settore della cooperazione civile-militare a supporto dei contingenti Nato. Lo scopo del gruppo è creare processi di pace duraturi e sostenibili attraverso la mediazione e la negoziazione con le autorità locali e la popolazione civile. Il Cimic Group sarà presente con due automezzi nel cortile della scuola in momenti in cui gli studenti sono all’interno dell’edificio scolastico”.

È la circolare inviata il 27 novembre ai docenti, al personale Ata e alle famiglie, dalla dirigente Sara

pc 2 dicembre - L’Italia imperialista e il governo Meloni preparano la guerra

da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 1/12 

L’imperialismo italiano è oggi ben rappresentato dal governo Meloni, un governo guerrafondaio, fascista, razzista, servo degli USA di Trump, con il ministro Crosetto, sul libro paga di Leonardo, azienda italiana di Stato, in testa per i profitti derivanti dalle guerre; un governo rappresentante di quel blocco politico/economico che è il complesso militare-industriale, un’alleanza di padroni delle industrie belliche, banche e finanza, per gli interessi economici che hanno nelle guerre per la spartizione del mondo e delle materie prime il loro “naturale” sbocco; un governo la cui politica Estera e di Difesa è orientata non certo al miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori, delle masse popolari e dei popoli ma alla distruzione, alla morte.

Denunciamo spesso il Governo Meloni come governo moderno fascista ma qualsiasi governo imperialista - e tutti i governi di USA, EU, Russia, Cina, lo sono - di qualunque colore politico, avrebbe fatto la stessa politica estera (oggi ci sono i fascisti al governo ma l’ex ministro Minniti è del PD e ha fatto da apripista e comunque non è un caso che su votazioni riguardo la politica di riarmo entrambi gli schieramenti parlamentari votino assieme). I fascisti portano il loro (dis) valore aggiunto al governo che significa indottrinamento militarista fin dalle scuole primarie, retorica del nazionalismo e della patria, esaltazione della guerra, propaganda ideologica della supremazia occidentale, disprezzo, autoritarismo e repressione delle voci contro.

Servire al meglio l’imperialismo è in definitiva lo scopo dei fascisti, e quelli di casa nostra sono genuflessi al miliardario neonazista Trump, sono complici del genocida Netanyhau, sono alleati di Orban, di Milei e di altri mostri al governo.

Vediamo i passaggi politici di questo governo nei preparativi di guerra. Non li elenchiamo tutti perchè

pc 2 dicembre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Contro il linciaggio di Francesca Albanese - Respingere la campagna di criminalizzazione contro Askatasuna e la repressione dei movimenti a Torino

 

pc 2 dicembre – L’industria della guerra fa profitti record secondo ultimo rapporto Sipri


La tendenza alla guerra imperialista totale e le guerre interimperialiste in corso per interposta persona e le guerre di aggressione ai popoli, come in Palestina e in India, fanno fare enormi profitti alle aziende di quasi tutti gli stati imperialisti, la conferma viene anche dall’ultimo rapporto dell’Istituto Sipri di Stoccolma come viene riportato dal manifesto di oggi.

“I ricavi delle prime 100 aziende produttrici di armi sono infatti state stimate per il 2024 alla cifra record di 679 miliardi di dollari: una conseguenza diretta delle scelte dei Governi di modernizzazione dei propri arsenali come elemento centrale, in un contesto di crisi sempre più diffusa, del rafforzamento dei propri apparati militari.”

Le prime sono le aziende degli Stati Uniti “con una crescita del 3,8% e un totale di ricavi di ben 334 miliardi di dollari.”

La metà dei profitti degli Usa è tutta europea, infatti: “…è l’Europa ad aver sperimentato l’incremento più significativo, con 26 aziende presenti in lista capaci di aumentare il fatturato del 13%, per complessivi 151 miliardi di dollari.”

L’Italia ha due aziende presenti nella Top 100 e i profitti arrivano a 16,8 miliardi di dollari, con un aumento del 9,1% rispetto all’anno precedente. Leonardo (al 12° posto e seconda azienda europea produttrice di armi nella dopo Bae Systems) ha aumentato di un decimo il proprio fatturato armato, che supera il 72% del proprio totale, arrivando a 13,8 miliardi di dollari.”

Poi c’è la Fincantieri (53esima) con poco meno di 3 miliardi di fatturato militare (il 34% del suo totale), comunque in crescita del 4,5% rispetto al 2023.

E a seguire Israele con tre aziende in lista il cui fatturato totale è aumentato del 16% raggiungendo i “16,2 miliardi di dollari, sia a causa delle operazioni militari in corso a Gaza sia per l’elevata domanda globale di attrezzature militari israeliane (in particolare nel settore dei sistemi “senza pilota”).” Infatti dall’India all’Italia, tantissimi paesi comprano da Israele armi e sistemi d’arma.

E su questa scia è in aumento anche il riarmo di tutto il “Medio Oriente (tra le aree più calde del globo) se si considera che i ricavi derivanti dalle vendite di armi delle otto aziende mediorientali per le quali sono disponibili dati coerenti sono cresciuti di ben il 14% tra il 2023 e il 2024.” 

lunedì 1 dicembre 2025

pc 1 dicembre - Torino - Free Mohamed Shahin - Gli accademici sfidano Piantedosi sull’espulsione dell’imam di Torino

Shahin è rinchiuso nel Cpr di Caltanissetta per le dichiarazioni su Hamas. L'appello: "Preoccupa l’uso di strumenti amministrativi per colpire la libertà di opinione"
Gli accademici sfidano Piantedosi sull’espulsione dell’imam di Torino. La raccolta firme: “Precedente pericoloso”

“Noi docenti, ricercatori e ricercatrici delle università italiane esprimiamo profonda preoccupazione per la situazione di Mohamed Shahin, imam della moschea Omar Ibn al-Khattab di Torino, attualmente trattenuto nel Cpr di Caltanissetta a seguito di un decreto di espulsione emesso dal Ministero dell’Interno”. Comincia così un appello diffuso sul web con cui si chiede la “liberazione” dell’imam della moschea di San Salvario, rinchiuso nel Centro siciliano e in attesa di rimpatrio per le frasi pronunciate durante una manifestazione pro-Palestina del 9 ottobre scorso, in cui affermava di non ritenere gli attacchi di Hamas una violenza. Come scritto dal Fatto, la procura non ha trovato alcuna violazione del codice penale, neanche un’istigazione a delinquere. Tanto che il fascicolo “modello 45” per “fatti non costituenti notizie di reato”, era stato archiviato.

Al momento le adesioni, giunte da Atenei in numerose località italiane, sono 181. Una di queste è di

pc 1 dicembre - Gaza, la contabilità impossibile dei morti: quando i numeri diventano un atto politico

Una mortalità che cambia la storia della guerra

Secondo lo studio, la cifra reale delle vittime si colloca tra 99.997 e 125.915, con una mediana di 112.069 morti. La differenza non è solo statistica: è politica. Le vittime senza nome, mai registrate, sono quelle degli edifici crollati, dei quartieri rasi al suolo, delle famiglie che non hanno potuto seppellire i propri cari né segnalarne la scomparsa. È una mortalità “oscura” che altera la percezione dell’impatto delle operazioni israeliane e apre un dibattito sulla trasparenza dei dati, sul modo in cui il mondo interpreta la sproporzione del conflitto e sulla capacità reale della comunità internazionale di misurare la sofferenza.

Il crollo dell’aspettativa di vita

Forse il dato più eloquente riguarda l’aspettativa di vita. Prima della guerra, a Gaza era di 77 anni per le

pc 1 dicembre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - L’Italia imperialista e il governo Meloni preparano la guerra

 

pc 1 dicembre - Fincantieri Palermo: Salari bassi, precarietà e sfruttamento selvaggio, sicurezza sul lavoro… battaglie necessarie contro condizioni di lavoro sempre peggiori

 

“Qui si continua a lavorare…” anche quando c’è lo sciopero: è stata questa la risposta che ci hanno dato alcuni operai con anni di esperienza alle spalle durante l’ultimo volantinaggio per lo sciopero del 28, a causa della grande presenza di operai precari, che subiscono di fatto il ricatto del posto di lavoro.

Questi stessi operai, italiani, sono precari, perché dipendenti di una ditta esterna in appalto che fa “contratti a 1 mese, a 3 mesi e usa la paga globale” e quindi senza diritti … stesso destino di gran parte degli operai immigrati.

Questa è parte della condizione attuale dello stabilimento Fincantieri di Palermo - che conta circa 300 operai diretti - che è uno dei nove sparsi in tutta Italia (ma la Fincantieri ha cantieri in tutto il mondo) che impiega operai nella produzione di navi da crociera e navi militare. Una condizione non diversa da quella degli operai di tanti altri cantieri, da Palermo a Monfalcone: diminuzione progressiva degli operai diretti Fincantieri, ampliamento del settore degli appalti, precarietà diffusa fatta di operai che dipendono da ditte piccolissime, piccole e medie sia italiani che immigrati tutti a paga globale e con contratti di breve durata…

Ciò significa orari prolungati oltre le 8 ore fino a 10, 12… di conseguenza condizioni di sicurezza ultraprecarie (e qui bisogna dire che quasi mai - se non in caso di “incidenti” mortali come l’ultimo del

domenica 30 novembre 2025

pc 30 novembre - Milano per la Palestina - La solidarietà alla Palestina non si processa

 








pc 30 novembre - A Messina 29 novembre contro il ponte del governo moderno fascista Meloni/Salvini - Con la Palestina nel cuore

Ieri in migliaia alla manifestazione di Messina contro il ponte, una manifestazione grossa e rumorosa con un esagerato schieramento di polizia soprattutto davanti a palazzi istituzionali, una manifestazione che ha comunque infastidito padroni e governo, certo per la presenza degli “avversari” Pd, Avs , ma anche perché rappresenta una continuità dell’opposizione dal basso, che è sostenuta ancor più dalle prese di posizione della Corte dei Conti, i padroni infatti hanno subito replicato con un articolone sul Sole 24 Ore di oggi che intervista Gozzi, il presidente di Federacciai che non manca di sottolineare che grazie al ponte “si potrebbe anche rilanciare il treno lamiere dell’ex Ilva di Taranto”.


La manifestazione, organizzata dalla Cgil, si è divisa in due spezzoni, uno istituzionale con alla testa partiti del “campo largo”, uno del movimento e sebbene abbiano sfilato lungo lo stesso percorso alla fine sono approdati in due piazze differenti.
Tanti i giovani ma anche cittadini nel corteo con cartelli, diversi slogans contro Meloni/Salvini e il governo.
"Ancora una volta in migliaia abbiamo percorso le strade di Messina. Lo abbiamo fatto insieme a tante realtà del Sud con le quali condividiamo la decisione di difendere I nostri territori dalla furia devastatrice delle politiche coloniali ed estrattiviste. In questi giorni la governance del ponte ha subito un duro colpo, ma noi non ci facciamo illusioni. È possibile che tornino ancora, perché il dispositivo del ponte è uno strumento troppo succulento per il blocco sociale che lo sostiene. Noi ci saremo ancora, ma, soprattutto, continueremo la nostra lotta per rivendicare le risorse destinate al ponte affinché vengano soddisfatti I bisogni che i nostri territori esprimono" dal movimento NO PONTE





Molti gli slogan sulla Palestina e tante le bandiere palestinesi vista la giornata internazionale di solidarietà con la Palestina del 29 enunciata dal camion.



Il volantino diffuso ieri 

pc 30 novembre - Torino - Nuova protesta per Shahin davanti al Cpr: "Detenuto per una frase, rischia deportazione e torture"

pc 30 novembre - Formazione rivoluzionaria delle donne - Patriarcato o patriarcalismo?

https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/2025/11/formazione-rivoluzionaria-delle-donne_30.html


Entriamo con questa Formazione rivoluzionaria delle donne in un dibattito che si è riaperto anche in occasione delle manifestazioni del 25 novembre - ricordiamo che nella FRD abbiamo già pubblicato il 26.6.25: "Chiarezza sul patriarcato" https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/2025/06/formazione-rivoluzionaria-delle-donne_26.html 

pc 30 novembre - Il genocidio dei palestinesi si estende alla Cisgiordania. Omicidi a freddo e arresti di massa

Nella Giornata Internazionale di Solidarietà con la Palestina, le notizie che arrivano da Gaza e Cisgiordania confermano che il genocidio israeliano contro il popolo palestinese sta proseguendo, nonostante molti abbiano spento telecamere e attenzione politica a quanto accade.

I video circolati da giovedì sui social media mostrano due palestinesi che si arrendono alle forze di occupazione israeliane, alzano le mani e poi sollevavano la camicia per dimostrare di essere disarmati. I soldati colpiscono i palestinesi a calci poi aprono il fuoco a bruciapelo uccidendoli sul posto. Successivamente un bulldozer presente fa crollare una saracinesca sui due cadaveri-

Fonti locali hanno riferito all’agenzia Anadolu che l’omicidio è avvenuto nel quartiere Jabal Abu Dhahir

pc 30 novembre - Roberto Cingolani (Leonardo): “La guerra non sta finendo, buon momento per investire sulla difesa. Altrimenti ci sterminano”

Se i padroni ci propongono come unica soluzione la guerra - "per difendere lo standard di vita occidentale", la loro vita da ricchi bastardi - non possiamo rispondere che con una parola d'ordine e una indicazione degli anni '70, applicata alla realtà odierna...
Padroni è la guerra! 

di F. Q.

"...elogia la spesa per il riarmo, unico argine alla vittoria del nemico senza scrupoli. Mentre "noi abbiamo ancora dei vincoli etici"

“Sono in conflitto di interesse, ma vi dico chiaramente che se c’è un momento in cui bisogna investire sulla difesa, è questo perché non sta finendo la guerra, sta iniziando la guerra nuova”. Parola di Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo, campione nazionale nel settore difesa e aerospazio. L’ex ministro della Transizione Ecologica nel governo Draghi (sponsorizzato al tempo da Beppe Grillo) ha perorato l’acquisto di armi e strumenti di difesa durante la presentazione del Michelangelo Dome, una tecnologia basata sull’intelligenza artificiale. Nel contesto della guerra in Ucraina, Cingolani ha citato “18.000 casi di attacco ibrido all’anno nelle grandi nazioni”, prima di mettere in guardia: “I prossimi anni di pace apparente potrebbero essere gli anni necessari a chi attacca da sempre per sviluppare armi che sono difficili da neutralizzare”, aggiunge. 

Cingolani l’ha detto in premessa: “sono in conflitto di interessi”. Lunedì scorso Leonardo ha ceduto in borsa il 2,2%, ma non è stata la sola. L’indice del settore, lo Stoxx Aerospace & Defence, ha iniziato la settimana perdendo l’1,7%, dopo il -3% di venerdì, toccando i minimi da fine agosto. Il pressing degli Stati uniti per chiudere il conflitto in Ucraina ha rallentato la corsa dei titoli della difesa europei. L’indice europeo in una settimana è arretrato del 7,8 per cento. Ma giova ricordare come l’indice Stoxx Europe Total Market Aerospace & Defense, resta su livelli superiori di quasi il 200% rispetto a quelli precedenti l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022.

Nel suo discorso, Cingolani ha ricordato come “la pace va difesa, ma ha un costo, non è gratuita”. Se in futuro “il discorso diventasse serio, quello che temono ai servizi segreti, dovremo essere pronti a proteggere i nostri paesi, lo standard della vita occidentale”, ha proseguito il manager di Leonardo. Che a un certo punto ha virato su toni apocalittici: secondo Cingolani l’Occidente dovrà unire le forze

pc 30 novembre - Ancora a proposito di Torino - un commento condivisibile

A riempire le pagine dei quotidiani di oggi c’è un’azione del tutto dimostrativa, la cui “gravità” ha smosso le istituzioni fino al presidente della Repubblica Mattarella e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: la protesta che, a Torino, ha visto coinvolta la sede del quotidiano La Stampa, preso di mira dai manifestanti con lanci di letame e scritte sui muri.

Assalto alla redazione de La Stampa, titola il quotidiano stesso, mentre la quasi totalità dei giornali gli fa eco con gli stessi toni. Assalto alla redazione de La Stampa titola il Corriere, Assalto dei proPal alla sede del quotidiano La Stampa scrive La Repubblica, Assalto alla redazione della Stampa copincolla il Sole24Ore. La solidarietà istituzionale non si è fatta attendere e ha scalato i muri di palazzo fino ad arrivare a Piantedosi, poi a Meloni e addirittura al presidente della Repubblica Mattarella, tutti indignati per quanto accaduto. Contro la sede del quotidiano infatti sono state lanciate “pericolose” zolle di letame, mentre sulle mura dell’edificio sono state lasciate alcune scritte poco lusinghiere. Un gruppo di persone ha poi fatto ingresso nella redazione (vuota, in quanto con lo sciopero nazionale coincideva la protesta dei giornalisti) e avrebbe gettato in terra qualche quotidiano. Atti per i quali è giunta celere la condanna istituzionale: un’azione «gravissima e del tutto inaccettabile» ha tuonato Piantedosi al telefono con il direttore del giornale, Andrea Malaguti, cui è giunta la solidarietà anche di Elly Schlein. Solidarietà è stata immediatamente espressa anche dai colleghi de La Repubblica, il cui Consiglio di Redazione ha espresso vicinanza per l’imperdonabile accaduto.

Secondo i medesimi quotidiani, «l’assalto» è avvenuto quando «la frangia più violenta» si è staccata dal