martedì 22 maggio 2012

pc 22 maggio - La cultura fa paura: il terrorismo istituzionale mette in campo stato di polizia ed esercito


Macao scatta un altro blitz
sgomberato Palazzo Citterio
Esercito con polizia e carabinieri nello storico edificio di Brera che il collettivo aveva occupato
dopo lo 'sfratto' dalla Torre Galfa. Ieri l'appello del ministro Ornaghi: "Provvedimento opportuno"
Blitz di poliziotti, carabinieri ed Esercito a Brera, nel cuore di Milano, dove è stato sgomberato Palazzo Citterio, lo storico edificio che il collettivo Macao aveva occupato sabato pomeriggio dopo essere stato costretto a lasciare, sempre con un intervento delle forze dell'ordine, la Torre Galfa. La notizia dell'intervento è rimbalzata subito su Twitter insieme con le prime immagini dell'intervento. Non si segnalano comunque tensioni.

Sull'opportunità dello sgombero si era espresso
il ministro dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, che il giorno prima del blitz aveva parlato di «un atto giusto e opportuno, perché nessun movimento autenticamente culturale può originare un atto di illegalità». «Il ministero - aveva spiegato Ornaghi - avendo la proprietà dello stabile ha già chiesto che venga liberato: ora aspettiamo le decisioni di chi è competente». E la decisione di procedere con lo sgombero, come si è visto, è stata presa immediatamente.
(22 maggio 2012) © Riproduzione riservata

pc 22 maggio - festa clericale della famiglia a Milano... la festa ve la facciamo noi ...! dal mfpr milano

Dal 30 maggio al 1 giugno si terrà a Milano il VII incontro mondiale delle famiglie sul tema

“La Famiglia, il lavoro e la festa”
“L'appuntamento che il Papa ha assegnato a Milano per il 2012 e ancor di più il tema che Egli ha scelto, “La famiglia, il lavoro e la festa”- ha commentato l' Arcivescovo Tettamanzi – impegnano tutta la Chiesa di Milano ad accrescere ancora di più l'attenzione pastorale verso la cellula fondamentale della società, in questo anno in cui, nella nostra Diocesi, giunge al suo culmine il triennio dedicato al tema della Famiglia”
Oltre all'incontro ci sarà anche una Fiera dedicata alle diverse associazioni cattoliche, gruppi ecc.
“Una vetrina dedicata alle buone pratiche, alle idee nuove, al bene in opera a favore delle famiglie.” E' l'idea di fondo della Fiera internazionale della famiglia, manifestazione in programma a Milano dal 29 maggio al 2 giugno 2012 e parte integrante del VII Incontro mondiale delle famiglie che sarà concluso da Papa Benedetto XVI.
Un grande evento che porterà sicuramente qualche introito per i commercianti, ma un grosso esborso di denaro pubblico per sostenere questo incontro ( è stato inserito tra i grandi eventi gestiti dalla Protezione Civile e il Comune di Milano ha già deliberato per 3,1 mln di euro, come anche i comuni dell'hinterland sono mobilitati alla “riuscita”dell'evento nonché alla “sponsorizzazione” ), non importa se in un momento così drammatico per donne, giovani, lavoratori, in cui si stenta ad arrivare a fine mese per chi un lavoro ce l'ha e per chi non ce l'ha le prospettive sono nulle
Ma non bisogna preoccuparsi perchè è in incontri come questi che ci preparano la ricetta per la felicità, in cui gli attacchi ideologici, pratici, le concezioni più integraliste per le donne, i giovani vengono promosse.
Naturalmente, oltre all'aspetto economico, come donne, come femministe, non possiamo non denunciare il fatto che i patrocini e il sostegno che le istituzioni a vari livelli offrono a questo evento si traducono, di fatto, in una campagna ideologica in favore della centralità della famiglia e il ruolo in essa delle donne.
Non è un caso che proprio in un momento come questo in cui la crisi del sistema capitalistico ne sta evidenziando in maniera chiara le violenze, le brutture, si cerca di spingere verso interessi particolari per meglio asservire; in cui non si vede traccia alcuna di una prospettiva solo lontanamente progressista, moderna, in primis per le donne, con un qualche respiro verso il sociale. La Chiesa corre in soccorso al capitale per accompagnare milioni di persone verso un percorso di “analisi e di amore” affinchè tutto torni al suo posto, mentre a noi rimane sempre e solo “l'amore”. Così chiamano la sottomissione.
“Famiglia, lavoro e giorno festivo sono doni e benedizioni di Dio per aiutarci a vivere un'esistenza pienamente umana”, Benedetto XVI
In realtà la cosidetta crisi vogliono scaricarla, in primis, sulle donne ed ecco che alla grande riprende il sostegno all'ideologia familista
Infatti, nel mese di gennaio si è tenuto un convegno organizzato dall' AISES alla camera dei deputati dal titolo emblematico: LA FAMIGLIA E' L'ANTIDOTO DELLA CRISI ECONOMICA
in cui si è voluto porre l'accento sul tema più dibattuto in questo anno: la famiglia, vista dalle diverse prospettive sociali, politiche e, sopratutto, economiche. Introducendo i lavori, Lupi vicepresidente della Camera, ha definito la famiglia come il “primo ammortizzatore sociale della crisi economica”. E, ancora, “La famiglia deve diventare non un elemento, ma l'elemento dello sviluppo economico e su questo ci siamo trovati d'accordo sia maggioranza che opposizione”.
Ricordando, tra l'altro, l'impegno della politica che, con l' approvazione dell'ultima manovra finanziaria, “per la prima volta porta ad aumentare le esenzioni in relazione al nucleo familiare e al numero dei figli”
Nell' intervento dello IOR non è mancata la denuncia della diminuzione delle nascite che”..riduce i mercati”. La conseguenza logica diventa l'attacco della 194. Inoltre, visto l'aumento degli anziani, “..bisogna che ci sia in famiglia chi se ne occupi”, sempre in nome dell'amore, vero?
Non possiamo, naturalmente, dimenticare la figura principale dell'evento, Papa Ratzinger, che da cardinale, scrisse la “Lettera ai vescovi sulla collaborazione dell'uomo e della donna”, dall'opuscolo dell'mfpr “Ratzinger: il ritorno dell'infamia originale”
“...La collaborazione attiva della donna – sostiene Ratzinger- si concretizza nell'unione sponsale, fondamentale dimensione di tale relazione, in cui la donna ha e deve avere un ruolo ben preciso, quello di moglie e di madre.....”

CONTRO LE POLITICHE FAMILISTE E SESSISTE
CONTRO LA CHIESA CHE VUOLE LE DONNE SERVE E REMISSIVE!!
CONTRO L'OPPRESSIONE FAMILIARE!!
CONTRO MASCHILISMO E VIOLENZA SESSUALE!!

movimento femminista proletario rivoluzionario – Milano
mfpr.mi1@gmail.com


pc 22 maggio - la lotta delle lavoratrici al policlinico di palermo

La repressione non ci fa paura, la nostra lotta sarà sempre più dura!




Stamattina le lavoratrici e i lavoratori dello Slai Cobas per il sinadacato di classe hanno dato vita al Policlinico di Palermo ad un forte e combattivo sit-in davanti la direzione generale dell’azienda, per protestare contro l’ABUSO DI POTERE e la pesante sanzione disciplinare irrogata dal direttore generale, nei confronti della dirigente del Cobas e componente RSU.
A fianco di Mimma e del Cobas, al grido “SE TOCCANO UNA, TOCCANO TUTTE!”, è scesa anche una delegazione delle lavoratrici della scuola, delle precarie delle cooperative sociali e delle disoccupate ex postali, aderenti allo SLAI COBAS per il sindacato di classe provinciale.
Tutte quante, armate di striscione, cartelloni, bandiere, megafono e volantini, hanno denunciato a gran voce e in presenza della stampa, l’ennesimo attacco persecutorio orchestrato dai vertici aziendali contro chi, con grande forza, coraggio e dignità, sta portando avanti da tempo, unitamente alle altre lavoratrici e lavoratori del Cobas, la battaglia per la reale difesa dei diritti dei lavoratori, negati da anni.
Sono stati denunciati,inoltre, l’arroganza e il bieco maschilismo dei vertici aziendali, e soprattutto del direttore generale, nell’accanimento e nel tentativo di mettere a tacere non solo una delegata sindacale troppo scomoda, ma principalmente una DONNA. Per questi “egregi signori” è ancora più insopportabile il fatto che a dar loro fili da torcer sia proprio una lavoratrice/donna!
E’ stata pure contestata, senza mezzi termini, la politica dei sacrifici e del risparmio, sulla pelle di lavoratori ed ammalati, incarnata dal manager, degno compare di Monti, fatta di continui tagli al salario e ai fondi per l’assistenza. Politica che ha portato ad un maggior impoverimento delle tasche dei lavoratori e ad un netto peggioramento delle loro condizioni di lavoro, per non parlare della vergognosa ed infima qualità dell’assistenza, che di recente ha prodotto finanche dei morti. Politica che il Cobas ha contrastato fin dall’inizio, senza tentennamenti o cedimenti.
Sono stati denunciati, infine, il supersfruttamento soprattutto delle infermiere, OSS e OTA, oltre i continui trasferimenti punitivi ed il mobbing contro e principalmente le lavoratrici “ribelli” o più deboli.
A dare la propria solidarietà alla dirigente del COBAS, via via sono arrivati pure dei lavoratori iscritti alle altre OO.SS., visibilmente indignati e schifati per quanto accaduto alla stessa, e per le misere condizioni in cui versa la maggioranza dei lavoratori A.O.U.P, grazie anche alla connivenza dei sindacati confederali.
Durante l’iniziativa di protesta, è stato comunicato che, in risposta agli attacchi ricevuti e a tutti i vari misfatti, il Cobas non è stato con le mani in mano e non ha affatto arretrato, anzi, ha presentato degli esposti anche alla procura, esposti per i quali vi sono delle inchieste in atto.
E’ stato anche ribadito che non bisogna aver paura, perché ci sarà un momento, non lontano, in cui gli “aguzzini” pagheranno tutto e caro! Come diceva il sorcio alla noce…
Intanto il Cobas sta lavorando, anche nella RSU, per il ripristino dei diritti scippati, a cominciare dall’indennità di amministrazione.
Ma è bene ricordare ancora un volta, che per fermare il massacro dei diritti, la mortificazione della dignità e la dittatura che avanza, non basta lamentarsi, è necessaria la RIBELLIONE, l’ORGANIZZAZIONE nel COBAS, l’UNITA’ e la LOTTA delle lavoratrici e lavoratori.


Lavoratrici Slai Cobas per il sindacato di classe –Policlinico Pa, 21.05.2012




pc 22 maggio - terremoto e morti operaie.. non è mai tragica fatalità

Questo è il capannone della Ceramica Sant' Agostino (Ferrara) dove sono morti due operai nel terremoto di domenica.




Vi siete chiesti come mai questo capannone si è completamente sbriciolato, mentre quello a fianco è intatto ?



Questa non è tragica fatalità.



Questo è ancora una volta OMICIDIO !





pc 22 maggio - per melissa da mesagne al funerale

“CIAO, MELISSA




IL NOSTRO IMPEGNO: LOTTARE CONTRO GLI ODIOSI ASSASSINI E QUESTO SISTEMA CHE LI PRODUCE”
Questo è stato lo striscione e il messaggio portato ieri a Mesagne dalle lavoratrici, disoccupate di Taranto dello Slai cobas per il sindacato di classe, attraverso anche un volantino, le cui copie sono state rapidamente richieste e terminate.
Ieri la gente era immensa al funerale di Melissa, non solo la piazza della cattedrale era strapiena, ma anche le strade laterali.
Ma, soprattutto, vi erano tanti giovani e tantissime ragazze, che, con i volti, i tantissimi striscioni e cartelli improvvisati, esprimevano una forte commozione, tante espressioni di amore per Melissa, ma anche la rabbia, la determinazione, attraverso l’unità e la loro forza: “qualunque cosa farete non ci fermerete!", “non distruggerete il nostro futuro!”..
A questo dolore immenso, degli amici, dei familiari di Melissa, faceva da contro altare l’ipocrisia e la retorica della presenza di Monti, dei suoi ministri, dei rappresentanti istituzionali, degli esponenti dei partiti di questo sistema politico/istituzionale marcio, nero che uccide la democrazia e la vita delle persone, che mentre esalta “la funzione della scuola”, con la sua politica di tagli la affossa, che alimenta un humus antisociale che produce uomini che odiano. Nessuno può sentirsi assolti dietro false lacrime e parole.
Monti dopo Mesagne doveva volare in Emilia Romagna a dire alle famiglie che piangono i loro morti per il terremoto che le case distrutte ve le pagate voi… (questa è la loro “umanità”!).
Gli assassini devono essere fermati e colpiti, ma e’ la mobilitazione delle masse, dei giovani, delle ragazze che stanno sfidando con coraggio, il fattore decisivo.
Le lavoratrici, disoccupate di Taranto
SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE
cobasta@libero.it - 347-5301704 T/F 0994792086 – TA. 22.5.12





lunedì 21 maggio 2012

pc 21 maggio - info su manifestazioni al summit NATO di chicago

La NATO ha tenuto il suo vertice di quest'anno a Chicago, il 20 e 21 Maggio. La NATO è la più grande alleanza militare del mondo, dominata dall’imperialismo USA. I suoi 28 paesi membri rappresentano il 65% della spesa militare del mondo, la maggiore è quella degli USA. Il cosiddetto “peacekeeping” della NATO ha lo scopo di mantenere il dominio imperialista occidentale, soprattutto degli Stati Uniti, sui popoli del mondo, e bloccare le potenziali grandi potenze rivali. E il fine fondamentale del cosiddetto “umanitarismo” della Nato è impiegare enormi armamenti per proteggere, difendere ed estendere un sistema che infligge grandi sofferenze alla maggior parte dell'umanità per arricchire pochi sfruttatori, è questo “l’ordine mondiale" del capitalismo -imperialismo. (vedi "NATO in Chicago May 20-21: Summit War Criminals," da Revolution # 269)


Questo è stato davvero un vertice di criminali di guerra. Migliaia di persone, da ogni parte, hanno raggiunto Chicago per protestare contro questi criminali di guerra. Mentre, dall'altra parte, nelle settimane precedenti il vertice e quando poi l'incontro ha preso il via, le forze della repressione di Stato scalpitavano. Per strada si ulrlava: "Questo è uno stato di polizia!" (vedi "Chicago Gears Up for NATO Summit: This is What a Police State Looks Like," Revolution #269)

Il movimento Occupy, attivisti contro la guerra e altri hanno lavorato per mesi all’organizzazione delle proteste e alle altre iniziative nei giorni precedenti e durante il vertice NATO. Occupy ha indetto una 10 giorni di azioni, iniziata il 12-13 maggio con il Summit dei Popoli, con mostre e workshop dedicati alla lotta per un mondo migliore. I workshop, cui Revolution Books e World Can't Wait hanno partecipato, hanno affrontato coperto una vasta gamma di argomenti, da “Prospettive di socialismo, comunismo e anarchismo” a “L’impatto del cambiamento climatico: dalla migrazione al nostro sistema idrico locale” a “La NATO e l'Afghanistan: Cosa c’è di sbagliato nella ‘guerra giusta’” e molto altro. Alle quattro sessioni plenarie erano presenti anche Malalai Joya (ex membro del parlamento afghano e oppositore dell’occupazione NATO); Kathy Kelly (Voices for Creative Nonviolence), Mumia Abu-Jamal (via radio); il Colonnello Ann Wright, attivisti contro la guerra, e tanti altri.

Per tutta la settimana prima del vertice ci sono state manifestazioni itineranti per l'istruzione, l'immigrazione, contro pignoramenti e sfratti, per l'ambiente e l'assistenza sanitaria.

La settimana è iniziata con una manifestazione organizzata dal Movimento Lavoratori Cattolici. Secondo un articolo del Chicago Tribune, “Decine di manifestanti si sono precipitati quasta mattina al Loop Building, che ospita quartier generale della campagna del presidente Barack Obama, aggirando la sicurezza e correndo su per le scale mobili, per dare il via a quella che hanno chiamato la ‘settimana senza capitalismo’. Dopo circa mezz'ora, otto manifestanti sono stati condotti fuori in manette.”

Una forte protesta è stata organizzata da Code Pink, World Can't Wait e Veterani per la Pace, contro gli attacchi dei droni e la guerra in Afghanistan. I manifestanti hanno sfilato con modelli droni e sagome che rappresentano le persone uccise dagli attacchi dei droni. Un centinaio di persone sono partite dal quartier generale della campagna di Obama e per andare ai consolati di Gran Bretagna, Canada e Germania. Una donna Afghana proveniente dal Canada ha tenuto un comizio volante.

Venerdì migliaia di persone si sono radunate al Daley Plaza per una mobilitazione convocata dal Sindacato Nazione Infermieri per richiedendo la “Robin Hood Tax” (una tassa sulle transazioni finanziarie per compensare i tagli che all'assistenza sanitaria e ai servizi sociali). C’erano centinaia di infermieri insieme a manifestanti provenienti da tutto il paese e impiegati pubblici. Tom Morello e Rise Against hanno recitato un’agguerrita messa in scena del "Fantasma di Tom Joad". In serata World Can't Wait ha ospitato un programma di cultura e discussione dal titolo “Voci internazionali per l'umanità e il pianeta:. Una serata di Arte contro la NATO”.

Sabato un corteo multinazionale di circa 1.000 persone ha sfilato per le vie del centro della città da mezzogiorno fino a quasi le 23. Per tutto il giorno ci sono stati ripetuti fronteggiamenti con la polizia. Un manifestante è stato ricoverato in ospedale dopo essere stato investito da un mezzo della polizia e diverse persone sono stati picchiate. Una sfida al clima di paura creato dalle autorità.

Domenica, 20 maggio circa 5.000 persone si sono riversate per le strade di Chicago dopo il concentramento in Grant Park, scandendo “NATO, NATO, te ne devi andare!”. Oin testa al corte, uno spezzone di veterani incordonati. Un corteo molto vario, di giovani e meno giovani e di tutte le nazionalità. Una degli striscioni più vistosi era tanto grande da coprire quasi quattro corsie stradali diceva “Bradley Manning libero” (un soldato americano arrestato e torturato con l’accusa di aver rivelato materiale segretato, tra cui i filmati di una strage compiuta da militari americani in Iraq). Gli adesivi di Bradley Manning erano ovunque. Uno spezzone di giovani latino-americani ha portato uno striscione dipinto molto artistico, che mostrava un pilota scheletro di un aereo da cui piovevano bombe con i nomi di molti paesi aggrediti dalle forze della NATO.

Tanti i diversi sentimenti nel corteo, che denunciavano la NATO e le sue guerre, espressi da cori, cartelli e striscioni diversi. Quelli di World Can't Wait portavano una serie di striscioni nelle lingue dei paesi della NATO e di quelli vittime della NATO che dicevano: “L'umanità e il pianeta vengono prima!”. Uno spezzone internazionalista subito dietro World Can't Wait aveva uno striscione molto grande con dipinto un mondo che rompe le catene e lo slogan “internazionalismo, tutto il mondo viene prima” in inglese e spagnolo. Dietro questo un altro striscione, più piccolo,diceva: “L'umanità ha bisogno di Rivoluzione”.

Massiccia la presenza della polizia e appena la manifestazione ha girato l'angolo si è stata accolta dalle file della Polizia di Stato dell’ Illinois che occupavano entrambi i lati della strada, che ostentavano davanti al petto manganelli grandi quasi come mazze da baseball. Almeno 10 autobus urbani con la scritta "Welcome to Chicago" ed equipaggiati con lampeggianti erano allineati a portata di mano, pronti per eventuali arresti di massa.

Con grande gesto di sfida, i Veterani dell'Iraq Contro la Guerra in corteo hanno lanciato le medaglie ricevute sul campo in una strada vicino alla sede del vertice NATO. Molti hanno dedicato le loro medaglie ai bambini dell'Afghanistan e dell'Iraq. Un veterano ha fatto le sue scuse al popolo dell'Iraq e dell'Afghanistan per quello che l'esercito USA ha fatto nei loro paesi. Joshua Shephard, che ha trascorso sei anni in Marina, ha gridato alla folla: “Queste non sono mie, non lo sono mai state. Sono strumenti di controllo di questo governo. Non voglio continuare a barattare la mia umanità per un falso eroismo”.

pc 21 maggio - così vogliamo ricordarli uccisi dal profitto padronale

Crollano tre fabbriche
Terremoto in Emilia, morte dei turnisti
nei capannoni accartocciati
Sotto le macerie Nicola Cavicchi, Leonardo Ansaloni, Gerardo Cesaro e Naouch Tarik che si era messo in salvo ma poi è rientrato
SANT'AGOSTINO (Ferrara) - Poteva essere una strage di fedeli se la terra avesse tremato così solo qualche ora dopo. Ricca di chiese e di campanili in parte crollati, questa landa padana di confine fra Emilia, Lombardia e Veneto, così piatta da non scorgere all'orizzonte neppure una collina, ha scritto invece la pagina più nera degli operai della notte. Ben prima che sorgesse il sole Nicola Cavicchi, Leonardo Ansaloni, Gerardo Cesaro e Naouch Tarik erano tutti al lavoro, chi a scaricare lastre di alluminio, chi alle prese con i forni delle ceramiche, chi a controllare il polistirolo. Tutti turnisti dalle 20 alle 6 del mattino, sotto i rispettivi capannoni, così movimentati e assordanti da non accorgersi della prima scossa, quella dell'una di notte. «Non l'abbiamo sentita, c'era il rumore delle presse», ha detto Ghulam Murtaza, il miracolato della Tecopress. Tutti assunti, regolari, Ansaloni e Casaro con moglie e figli da mantenere, i più giovani Cavicchi e Tarik con il sogno della famiglia. «Nicola si era fatto un mutuo e una casa e voleva sposarsi, pensava a questo» ha detto suo fratello Cristiano. «Naouch stava aspettando il ricongiungimento con sua moglie Widad, risparmiava per questo», sospirava il papà del giovane marocchino. Per questo lavoravano anche di notte, anche il sabato notte. Eppure la domanda che molti si facevano domenica mattina davanti alle macerie era quella sospetta: come mai sotto i capannoni alle quattro del mattino?
LE VITTIME
NAOUK —Si chiamava Naouch Tarik, aveva 29 anni ed era arrivato nel 1994 in Italia da Beni Mellal, Marocco, con papà Mustafà e mamma Fatiha. Operaio da sei anni della Ursa di Bondeno, una fabbrica di polistirolo, sabato notte non ce l’ha fatta a sfuggire al crollo. Dopo essere uscito perché tremava tutto, dice un suo collega, Naouch è tornato nel capannone a riprendere qualcosa o forse a chiudere il gas. «Sostituiva il capoturno, si sarà sentito responsabile. Mi hanno detto che gli è caduto addosso qualcosa », sussurra il padre con gli occhi lucidi, mentre poco più in là la madre urla di dolore e il fratello Hassan scuote la testa. E mentre lo dice la terra sussulta forte un’altra volta, alle 15 e 18, anche se lui non ci fa più molto caso: «Naouch era importante per me», ripete. Vivono in una grande casa immersa nelle campagne modenesi di Bevilacqua. Ci sono anche le due sorelle, un cognato e un’altra ventina di persone fra cui il console del Marocco a Bologna, Driss Rochdi. Il cognato alza un po’ i toni: «Voglio capire perché la struttura non ha retto». Il console usa la diplomazia: «Un grande dispiacere, confido nelle autorità italiane». Naouch, dicono tutti, era persona allegra e sportiva. Aveva chiesto da poco la cittadinanza italiana perché voleva portare a Bevilacqua Widad, la sua giovane moglie marocchina. Rimasta vedova a 18 anni.

GERARDO —Era l’uomo del muletto, l’operaio più esperto, 55 anni, una vita nella Tecopress di Dosso, fabbrica a ciclo continuo di lamierati per macchine. E lui, alle quattro del mattino si trovava al centro del capannone con il suo mezzo a caricare lastre di alluminio. L’ultima, drammatica corsa di Gerardo Cesaro di Molinella, sposato con due figli, la racconta l’operatore pachistano delle presse, Ghulam Murtaza: «A un tratto si è mosso tutto, una cosa forte, molto forte, mi sono detto è finita e siamo scappati fuori. Gerardo era sul muletto, l’ha fermato e anche lui ha iniziato a correre. Ma era indietro. Appena siamo passati dalla porta è venuto giù tutto. Lui era vicino all’uscita ma non è riuscito a evitare le lamiere che hanno distrutto tutto, anche la mia macchina parcheggiata fuori». Murtaza ha 40 anni, una moglie, quattro figli e 1.400 euro al mese di stipendio. «Gerardo era un uomo molto bravo e molto gentile». Per la notte, che sarebbe finita alle sei, lavoravano in dieci. Fra questi anche il nigeriano Casmir Mbanoske, che il titolare dell’azienda, Sergio Dondi, ha accompagnato a casa ieri insieme con Murtaza, rimasti appiedati. Siccome nessuno dei suoi connazionali l’ha più rivisto, una decina di amici di Casmir hanno protestato fuori e dentro i cancelli della Tecopress. «Stiano tranquilli, il loro amico prima o poi si farà rivedere », hanno tentato di tranquillizzarli i carabinieri.
NICOLA —Era stata una sua piccola conquista quella del turno di giorno alla «Ceramica Sant’Agostino». Ma venerdì e sabato a Nicola Cavicchi è toccata la notte. Un piacere al collega che non poteva andare al lavoro, una fatale sostituzione. L’hanno trovato sotto una trave del reparto altoforni, crollato con la scossa delle 4 del mattino. Senza vita. «Nicola è morto sul colpo — non ha dubbi suo fratello Cristiano —. Bastava qualche metro più in là e forse si sarebbe salvato». Perito elettrotecnico, 35 anni, ferrarese di San Martino, Nicola era stato assunto come manutentore. «Aveva provato per un po’ a fare l’elettricista in proprio, ma alla fine i conti non tornavano». Il suo pallino era il calcio. Accanito tifoso del Milan, ha giocato fino allo scorso anno come difensore di fascia del San Carlo, una squadra dilettantistica locale. Altra passione, il mare. «Andava ai Lidi Ferraresi il fine settimana. Ricordo che venerdì scorso, dopo aver accettato la sostituzione, ha guardato le previsioni, ha visto due gocce sull’Adriatico e ha detto "ma sì, non mi perdo un granché"». Sognava una famiglia. «Si era fatto anche la casa, sotto la mia, pensando di sposarsi con la fidanzata ma poi gli è andata male e si sono lasciati». Domenica notte alle 4.15 Cristiano ha iniziato a chiamarlo: «Ma lui niente, niente, niente...».
LEONARDO — Era la prima notte in fabbrica dell’operaio Leonardo Ansaloni, addetto agli altoforni. È stato sorpreso dal crollo del tetto mentre tentava la fuga con il collega Nicola Cavicchi. Entrambi dipendenti della Ceramica Sant’Agostino che con i suoi 380 addetti rappresenta il colosso industriale di questo piccolo centro nato fra i campi di grano del Ferrarese. Cinquantuno anni, originario di Bondeno, viveva a Sant’Agostino con la moglie Gloria e i loro due figli di 8 e 18 anni. Lavoro pesante il suo, conduttore dei forni ceramici, cioè cuoco delle lastre da pavimento e rivestimento che l’azienda produce e distribuisce in mezzo mondo. A differenza di Cavicchi, per il quale i primi soccorritori hanno capito subito che non c’erano margini di salvezza, Ansaloni è rimasto aggrappato alla vita per un po’. Poi, in mattinata, il cedimento. Il responsabile di stabilimento non si dà pace: «Giovanni è corso a chiamarmi dicendomi che erano rimasti sotto, ma io non riuscivo ad aiutarli». Giovanni è Giovanni Grossi che si trovava con loro nell’ala vecchia dello stabilimento ed è il miracolato della notte. Davanti agli occhi dei dirigenti rimane un immenso groviglio di legno, ferro e ceramica. C’è chi piange, chi si dispera, chi tace. «È una lama nel cuore di Sant’Agostino».
Andrea Pasqualetto21 maggio 2012 | 8:04© RIPRODUZIONE RISERVATA


pc 21 maggio - Il Tribunale del riesame smentisce Caselli!!!




Libertà per i/le No Tav !


Bussoleno accoglie Giorgio agli arresti domiciliari e tutti i notav ai quali sono state alleviate le misure cautelari e detentive. Pur mantenendo il presidio No Isol al carcere di Saluzzo, dopo le 21.30 Bussoleno sarà in festa perchè un primo motivo di soddisfazione lo abbiamo, ma non potremo essere felici fino a quando tutti i notav non saranno liberati completamente.

Ora  pretendiamo la liberazione di tutti idetenuti ancora dietro le sbarre, Maurizio e Marcelo a Milano, Alessio a Torino e Juan a Trento.

E pretendiamo anche la concessione (almeno) del permesso di recarsi al lavoro per Antonio Ginetti di Pistoia da oltre una settimana in sciopero della fame.

pc 21 maggio - Napoli, le manifestazioni, le reazioni della stampa che anticipano e "legittimano" l'azione della polizia.

Lettera aperta

A Napoli la cronaca della città pone domande inquietanti: i miei giovani amici studenti, i miei compagni di lotta, i sindacati di base, sono tutti tornati d’un tratto “sovversivi”? A dar retta all’allarme dei cronisti e alle denunce, si direbbe di sì e anzi, com’è nella tradizione d’un Paese che non sa o non vuol fare i conti con la sua storia, sono diventati ormai “pericolosi”. Se dico “tornati”, non è per sopraggiunta demenza senile. E’ il contrario. E’ che la memoria, invece, è ancora buona e ricordo perfettamente che, per fare un esempio, qui a Napoli, i ragazzi del “Collettivo Autonomo Studentesco” sono stati “sovversivi” già nel dicembre del 2010, quando sul “Mattino” Massimo Martinelli scriveva cupo e allarmato che i giovani studenti serrati “i ranghi con gli attivisti dei centri sociali e con gli eredi dell’anarcosindacalismo” s’erano messi “contro lo Stato”. Oggi nessuno se ne ricorda e i ragazzi hanno poi smentito coi fatti Martinelli e soci, ma in quei giorni, secco come una fucilata, il giornale titolava: “Studenti e centri sociali: ecco il patto del terrore”. Niente spazio per i dubbi: una condanna senz’appello. In quanto al “Messaggero”, un modello di giornalismo liberale, citando un rapporto dell’antiterrorismo, “riservato” per tutti, non per il suo cronista, descriveva addirittura la “galassia” del terrore. Una “riservatezza” violata, dio sa come, anche dal “Mattino”, scatenato a sua volta nei dettagli su un fronte del “terrore” formato, guarda caso, dalle espressioni del mondo della scuola, che era in piazza ogni giorno coi ricercatori universitari; proprio loro, sì, i ricercatori, che come tutti sanno hanno antiche tradizioni bakuniniste. Gli uomini dell’antiterrorismo, poi, che a quanto pare avevano tracciato la “mappa del terrore” per passarla ai giornali, riferivano che “a Torino, Milano, Padova, Bologna, Genova, Firenze, Roma e Napoli c’erano studenti e ricercatori, ma anche attivisti dei centri sociali, identificati dall’occhio attento delle Digos cittadine”. Non mancavano gli onnipresenti “duri del sindacalismo di base, convinti che le azioni di massa, come le manifestazioni o gli scioperi generali, servano soprattutto ad attirare sulle barricate le categorie dei lavoratori scontenti, […] i ragazzi delle università, […] i centri sociali e le organizzazioni studentesche che fornirebbero le teste pensanti al vertice del Movimento”. Equitalia non c’entrava nulla - all’epoca il problema era Gelmini - ma i “sovversivi” a Napoli erano quelli di oggi: studenti del “Collettivo Autorganizzato Universitario” e attivisti del Laboratorio Insurgencia, che di lì a poco, però, folgorato sulla via di Damasco, si sarebbe schierato con Luigi De Magistris, al quale tutto si può rimproverare, meno che frequenti “sovversivi”.
Perché non dirlo? I “terroristi” io li conosco bene. Nell’infocato autunno del 2010, circondato da agenti-fotografi che, in quei mesi, mi “scortarono” attivamente, ero con loro tutti i giorni nelle assemblee di giovani che avevano serie ragioni per protestare: gli avevano rubato il futuro. Posso dirlo in coscienza: non c’era una sola verità in ciò che raccontava certa stampa. Tra noi, nessun accordo segreto e nessun terrorista. C’erano studenti, ricercatori e spesso artisti, gente di cultura, che si batteva contro la sciagurata “riforma Gelmini” dietro i loro illuminanti striscioni: “Noi la crisi non la paghiamo!”. Nell’atrio del Teatro di San Carlo, in un’allucinante sera di dicembre, ho visto coi miei occhi manipoli di agenti scatenati – il solo pericolo vero presente nel tempio della musica - manganellare a tutto spiano studenti, docenti e persino gli artisti impegnati nelle prove e venuti a parlare con noi e a solidarizzare. Gente così inerme che, non ci fosse stata di mezzo la divisa, avresti avuto buoni motivi per pensare a un’improvvisa pazzia. Pazzia, però, purtroppo non era.
Approvata la riforma, misteriosamente sparì la “sovversione” e per due anni il silenzio è caduto tra noi. D’un tratto, giorni fa, per opera e virtù dello Spirito Santo, i presunti sovversivi si sarebbero svegliati. Che è accaduto? Perché questo improvviso ritorno di fiamma? Attentati, rapimenti, espropri proletari? No, nulla di tutto questo. Uova marce e vernice ad Equitalia, cariche immediate e qualche scaramuccia. Ci sono stati eccessi? Deprechiamoli, ma la storia dei “sovversivi pericolosi” è l’eccesso più grave.
Non partirò da Cucchi, non griderò allo scandalo per De Gennaro sottosegretario, non dirò ciò che sarebbe bene dicessero per prime le forze dell’ordine dopo che “Diaz” e Vicari l’hanno certificato: Genova fu una vergogna nazionale. Non lo farò. Parlerò di un passato che riguarda tutti, come compete allo storico, per ricordare che da Crispi al ‘68, da Romeo Frezzi a Pino Pinelli, la storia del conflitto sociale s’è macchiata di troppo sangue innocente e s’è legata spesso a montature di pennivendoli e velinari. Dirò che Frezzi era un povero muratore innocente, morto di botte in un interrogatorio e Pinelli una staffetta partigiana. Dirò che a Milano, quando Pinelli volò dalla finestra della stanza in cui lo interrogavano – gli anarchici, sempre gli anarchici - era questore Guida, il fascista che aveva tenuto confinato Umberto Terracini, l’uomo che poi firmò la Costituzione. Dirò che a Napoli, nel giugno del 1914, con quattro manifestanti uccisi, non si trovò un colpevole e finì con un processo ai soliti ignoti armati di… moschetto e pistole d’ordinanza. Dirò che settanta morti in piazza negli anni della guerra fredda, dal ‘48 al ‘68, sono un orrore italiano che fa arrossire di fronte alle dieci vittime di Francia, Inghilterra e Germania messe assieme. Dirò che tornare sulla tragica barzelletta degli studenti “sovversivi” in un momento così difficile vuol dire far finta di non sapere che qui da noi spesso, troppo spesso purtroppo, dietro il paravento dell’ordine costituito, s’è costruita la tomba della giustizia sociale. E si è cominciato così, agitando uno spettro.

Giuseppe Ragno, storico


pc 21 maggio - terremoto tra morti operai e stato che non vuole pagare i danni

Terremoto/2. Lo Stato non pagherà più per i danni di Pierpaolo Farina*
In Emilia Romagna oltre il danno rischia di esserci anche la beffa. La riforma degli apparati statali avviata dal governo non prevede più il pagamento dei danni per eventi naturali. O hai l’assicurazione privata o ti tieni i danni, i lutti e la beffa.
Oltre al danno, la beffa. La notizia era apparsa in un rettangolino sul Corriere della Sera, l’altro giorno, nelle ultime pagine. La nuova riforma della Protezione Civile varata dal Governo Monti ha introdotto una novità in linea con il pensiero liberista che finora l’ha animato: mai più lo Stato pagherà per i danni causati da calamità naturali.
Dopo aver introdotto la “tassa sulle disgrazie”, attraverso l’aumento dell’accise della benzina, il Governo ha quindi introdotto la possibilità per il cittadino che voglia tutelarsi da calamità naturali di sottoscrivere un’assicurazione privata. E chi non se la può permettere? Si arrangi, le casse del Tesoro sono vuote e il messaggio, chiaro e devastante, è uno solo: non contate più sullo Stato.
Poi si chiedono perché qualcuno va dietro alle sirene del populismo e della demagogia: come non si può essere inferociti contro una cosa del genere? Con un tempismo perfetto, di fronte a 6 morti, 50 feriti, 3mila sfollati, danni per milioni a beni storici e artistici, l’unica certezza è questa: lo Stato non pagherà.
E’ questa l’Italia che vogliamo? Quella del cinismo dei tecnici, che guardano solo ai conti? Caro Bersani, il PD in Parlamento avrebbe dovuto fare le barricate contro una vergogna del genere… possibile che arriviate sempre dopo? Possibile che dovete sempre darci motivo per farci cascare le braccia (per non dire qualcos’altro)?
Una cosa è certa: in Emilia-Romagna non arriverà un euro. E voglio proprio vedere con che faccia certa gente esprimerà solidarietà alle vittime.
* curatore del blog "Qualcosa di sinistra"



pc 21 maggio - Fassino vergogna di Torino



sabato mattina, si è tenuta alla GAM di Torino una conferenza organizzata dal PD dal titolo "la scuola che cambia" alla quale partecipavano tra gli altri il ministro dell'istrizione Profumo e il sindaco Fassino. Come studenti e occupanti della Verdi 15, ci siamo ritrovati in presidio insieme a maestre, operatori sociali non dormienti, sindacati di base e studenti medi per ribadire l'ennesima volta il nostro totale disappunto verso chi ci impone questa politica di continui tagli e austerità.
Arrivati al presidio ci è stata comunicata la notizia che il ministro Profumo non avrebbe partecipato alla conferenza perchè coinvolto in altri impegni istituzionali. Profumo è una faccia nota di questo governo di tecnocrati impostoci sotto l’egida della Banca Centrale Europea, complice ai tempi in cui era rettore del Politecnico di Torino, della mai abbastanza contestata riforma Gelmini. Per questi motivi il ministro è stato gia obbiettivo di contestazione da parte nostra in diverse occasioni nella nostra città.L'attenzione si è quindi spostata sul sindaco Fassino, impegnato da mesi nel riproporre sul locale le politiche di smantellamento del welfare che le misure di austerity stanno imponendo a livello europeo e per questo sta andando incontro alle contestazioni di tutti coloro che da queste politiche vengono colpiti, da noi studenti, alle maestre degli asili, agli operatori sociali. Fassino che da settimane ormai non può mostrarsi pubblicamente senza ricevere fischi e contestazioni da parte della gente, raggiungendo ormai un livello incredibile di impopolarità, cosa che ancora di più ci sprona ad essere sempre presenti per ricordargli di chi si dovrebbe occupare realmente e cioè tutti coloro che quotidianamente vivono la crisi nella nostra città.Dopo innumerevoli interventi, una delegazione di maestre è riuscita ad entrare nella sala dove si è tenuto l'incontro. A quel punto però, il beneamato sindaco si è dileguato, spaventato dall'idea di dover rendere il conto delle sue malefatte. Questo per noi è inaccettabile ed è ilo classico atteggiamento di chi sa di aver torto e ha paura del dissenso.A quel punto il presidio si è fatto corteo per spostarsi direttamente sotto il Comune, luogo che nelle ultime settimane ha visto susseguirsi presidi di varie parti sociali vittime dei tagli comunali.
Noi continueremo a contestare i ministri, il sindaco e tutti i responsabili di questa crisi e di questi tagli ogni qualvolta si presenteranno pubblicamente.
NO AI TAGLI, alle borse di studio, a scuola e università pubblica, agli asili e a tutto il comparto del sociale!
Studenti e borsisti della Verdi 15 Occupata



pc 21 maggio - Palermo, le lavoratrici lo dicono forte e chiaro "SE TOCCANO UNA TOCCANO TUTTE!"


LA REPRESSIONE NON SPEGNE MA ALIMENTA LA NOSTRA DOPPIA RIBELLIONE


l'abbiamo già gridato forte in questi mesi ma continueremo a farlo e a lottare al fianco di Mimma e delle lavoratrici in lotta al
Policlinico di Palermo.Dopo una prima sanzione disciplinare a Mimma, lavoratrice che guida il Cobas,  idirigenti del Policlinico hanno emesso a suo danno un'altra grave sanzione di due mesi di sospensione dal lavoro senza stipendio.
Una vera e propria persecuzione repressiva da parte dei dirigenti del Policlinico che, supportati in modo schifoso e servile dai sindacati confederali, non accettano che ci possano essere lavoratrici combattive edeterminate nel portare avanti la lotta contro una condizione lavorativa chepeggiora di giorno in giorno fatta di tagli alle risorse e di conseguenza ai
posti di lavoro, di ritmi lavorativi sempre più pesanti, di strutture sempre più allo sbando dove in alcuni casi si lavora al limite della condizioni di sicurezza e di igiene previste dalla legge (che diventa vera e propria cartastraccia in diversi raparti!), di negazione di compensi che alle lavoratricispettano da anni... a tutto ciò si aggiunge un'odiosa arroganza maschilistadella dirigenza, incarnata soprattutto dal Direttore Generale La Rocca, neltentare di mettere a tacere Mimma, non solo delegata ma anche e soprattutto DONNA! e le altre lavoratrici che lottano insieme a lei.
Siamo di fronte ad un altro chiaro caso di come le donne in questo e per questo sistema devono essere vittime di discriminazione, ingiustizia, doppia oppressione…
NOI NON CI STIAMO!!! La doppia lottadi Mimma e delle lavoratrici del Policlinico è anche la nostra lotta che sta invece dimostrando che ribellarsi è giusto e possibile.
Per questo scenderemo in protesta domani, Lunedì 21 maggio dalle ore 10,00, davanti al direzione del Policlinico per continuare nella denuncia e nella lotta

LAVORATRICI SCUOLA, PRECARIE COOP SOCIALI, DISOCCUPATE SLAI COBAS PER IL Sindacato di .Classe. PALERMO


di seguito il volantino del Cobas Policlinico Palermo
Il direttore generale, con un’ennesima sanzione disciplinare, tentaancora una volta di intimidire la dirigente del COBAS e componente RSU, masenza alcuna speranza, non ha ancora capito che la repressione alimenta la ribellione!
Nonostante la dirigente del Cobas avesse già preso servizio presso l’Ufficio Accettazione, il direttore generale, facendo
riferimento sempre alla disposizione di trasferimento del 21 aprile 2011, le ha irrogato un’altra sanzione disciplinare, che prevede la sospensione dal servizio per ben due mesi (maggio-giugno), senza retribuzione.
Il tutto nella speranza di poter fermare la battaglia che la “RIBELLE” unitamente alle lavoratrici e ai lavoratori dello
SLAI COBAS sta portando avanti da tempo, in difesa dei sacrosanti diritti dei dipendenti.
Ma a questo punto ci sorge un dubbio: il manager ci è o ci fa?
Innanzitutto deve sapere che, per legge, non può essere irrogata due volte una sanzione perla stessa ragione, nell’arco di due anni (si veda anche sentenza di cassazionen. 1062 del 25.01.2012); in secondo luogo, avrebbe dovuto capire che “non c’è trippa per i gatti...”, perché la lotta per i diritti non si può arrestare!
A maggior ragione se è scatenata dalle donne. E non saranno di certo delle sanzioni disciplinari, per quanto pesanti possano essere, che potranno far paura a chi della difesa fino in fondo degli interessie della dignità della classe lavoratrice, ne ha fatto una scelta divita!
Tanto che, mentre l’ing. La Rocca se la rideva…convinto di avere colpito duro, è stato denunciato alla procura (art. 590
codice penale), per mobbing, demansionamento, violazione della legge sullasalute e sicurezza, lesioni della salute, denuncia per la quale vi è in corso un’inchiesta.
Sono stati fatti anche altri esposti da parte dello SLAI COBAS, per il sindacato di classe, tra cui quello contro il mobbing e la devastazione dellasalute di alcune lavoratrici;quello ai NAS per la grave carenzaigienico-sanitaria e assistenziale; quello alla corte dei conti per verificarese tutti gli incarichi esterni, che noi paghiamo, siano legali.
Non sono le lavoratrici e i lavoratori e chi ne tutela davvero, con il cuore, i diritti,che devono temere, bensì i loro aguzzini che,prima o poi, smetterannodi ridere…
La storia insegna che a furia di tirare, la corda prima o poi si spezza… e le lavoratrici e i lavoratori sono davvero stanchi di
vedersi calpestare e derubare costantemente ed impunemente, daimanager/dittatori di turno, ci basta già il governo antipopolare e modernofascista di Monti!!!

Le lavoratrici e i lavoratori dello SLAI Cobasringraziano sentitamente tutti coloro che , in questi giorni,hanno
rinnovato la propria solidarietà alla lavoratrice perseguitata, e comunicano loro che, nei prossimi giorni,ci saranno anche delle iniziative di lotta a sostegno della stessa e contro lo strapotere e l’arroganza dei vertici aziendali.
Lavoratrici/Lavoratori SLAI COBAS per il sindacato di
classe-Policlinico Pa, 18.05.2012









pc 21 maggio - banche armate .. quali sono.

Deutsche Bank, Bnp Paribas e Bnl: ecco la lista ufficiale delle "banche armate", introiti in aumento nel 2011 di An. Loi

Deutsche Bank, Bnp Paribas e Bnl: sono questi i gruppi bancari che maggiormente hanno contribuito, attraverso la loro attività di intermediazione, alla vendita all'estero di armamenti prodotti in Italia. Un mercato molto florido nel nostro Paese che movimenta miliardi di euro a fronte di circa 2500 autorizzazioni di vendita rilasciate dal ministero
dell'Economia (in crescita del 14 per cento rispetto al 2010). Che significa esportazione verso Paesi "caldi" quali Algeria, Singapore, India, Turchia e Arabia Saudita. Il tutto realizzato attraverso canali bancari, cioè conti correnti autorizzati a ricevere i pagamenti delle forniture militari, in entrata e in uscita. Anche in questo caso un
giro d'affari di tutto rispetto. Sono sei in tutto le "banche armate" che da sole hanno movimentato l'80% dei flussi delle esportazioni cosiddette definitive, corrispondenti a 1900 milioni di euro.
Quattro miliardi - Secondo un articolo pubblicato da Altreconomia, che in anteprima ha potuto accedere ai dati raccolti nella "Relazione al Parlamento sull'export di armi", la movimentazione finanziaria nel 2011
è stata di 4 miliardi di euro, dei quali 2,5 relativi ad operazioni di esportazione (definitiva e temporanea) e i restanti 1,5 derivanti da importazioni di materiale d'armamento. Ciò significa che circa 115 milioni di euro sono finiti nelle tasche delle banche attraverso commissioni, interessi, aggi vari. Vediamo allora per quale impegno le banche già citate sono entrate nel giro d'affari del commercio internazionale di armi, tenendo conto del fatto, come scrive Altreconomia, che l'analisi "è parziale e per propria natura incompleta", per la mancanza di dati che creino un "collegamento diretto tra l'autorizzazione di incasso ad una banca al paese/arma/azienda a cui esso si riferisce".
 Deutsche Bank regina -
Come già ricordato, la leader tra le banche armate, la Deutsche Bank,ha ottenuto nell'anno in corso 345 autorizzazioni rilasciate dal ministero dell'Economia, facendo segnare come importi circa 665 milioni di euro (lo scorso anno erano 836). Il gruppo bancario tedesco, rileva Altraeconomia, come singolo istituto di credito è di gran lunga il più compromesso. Sommando invece gli impegni di raggruppamenti di banche, come per esempio nel caso dell'alleanza tra Bnp Paribas e Bnl, a spadroneggiare in classifica è proprio questo colosso bancario. L'istituto francese ha ottenuto autorizzazioni pari a 491 milioni di euro (96 certificati) e la sua controllata italiana si impegna per 223 milioni di euro, più del doppio rispetto al 2010, con 57 autorizzazioni. Scorrendo ancora la classifica troviamo Barclays Bank (185 milioni) e Credit Agricole (175 milioni).
Unicredit abbassa le armi - Il panorama delle banche italiane rispetto al commercio di armi è variegato. Mentre Intesa SanPaolo, partecipando a "programmi di trasparenza importanti e ben strutturati", gradualmente si sta smarcando dal settore - un'unica autorizzazione al suo attivo nel 2011 pari a 4mila euro -, Unicredit si aggiudica 65 autorizzazioni pari a
180 milioni di euro. Seguono Banco di Brescia (17 autorizzazioni), la Banca Valsabbina (20) e la Cassa di Risparmio della Spezia (73), tradizionalmente legate a territori caratterizzati economicamente dalla produzione di armi. Anche per quanto riguarda le autorizzazioni cosiddette temporanee è la Deutsche Bank a farla da padrona con il 60 per cento delle autorizzazioni a lei assegnate Da Agusta a Beretta: chi produce e vende armi - Il rapporto riporta anche i nomi delle
aziende italiane produttrici di armi che si spartiscono la torta miliardaria del commercio di morte. Agusta e AgustaWestland hanno prodotto e venduto elicotteri per quasi 829 milioni, AleniaAermacchi aerei 200 milioni e Avio, motoristica per aerei pari ad un introito di 145 milioni: queste tre si sono accaparrate il 48 per cento degli incassi dell'anno. Seguono a distanza Orizzonte Sistemi Navali (352 milioni da una sola fornitura, all'Algeria), Whitehead Alenia Sistemi Subacquei, Oto Melara, Fabbrica d'Armi Pietro Beretta e Fiocchi Munizioni.Armi vendute a dittature e Paesi in guerra - La responsabilità che comporta far parte integrante del sistema di produzione ed esportazione di armi non è da sottovalutare se si pensa che i Paesi beneficiari sono quasi sempre luoghi martoriati da dittature repressive e guerre. Il "Rapporto del Presidente del
Consiglio sui lineamenti di politica del Governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento" per l'anno 2011 rivelano - ma i dati sono parziali e poco trasparenti - che nell'anno passato per esempio è stata autorizzata la vendita di 127 milioni di armamenti per il dittatoriale Turkmenistan (tra cui elicotteri per uso militare, fucili d’assalto, lanciagranate e pistole della ditta Beretta già consegnati) e 99 milioni di euro di armi alla Russia, di cui si è a conoscenza nel dettaglio solo di 10 autocarri protetti Iveco. Ancora, una nave d’assalto anfibia da 416 milioni di
euro venduta all’Algeria, a cui si aggiunge una non meglio precisata "prestazione di servizi" da parte del Ministero della Difesa italiano alle Forze armate egiziane nel pieno delle rivolte popolari. Infine - l'ultimo dei nostri esempi - oltre 30 milioni di armi destinate al Gabon, notoriamente oppresso da un regime autoritario.
18 maggio 2012







pc 21 maggio - intervista con i compagni operai della PSA Renault di Aulnay-sous-Bois

. Gli operai di questa fabbrica si mobilitano contro la prevista chiusura del sito.
realizzzata dai compagni de La cause du peuple



Qual è la situazione nella fabbrica PSA di Aulnay-sous-Bois?
Il clima nello stabilimento è diventato insopportabile. Sanzioni e rapporti sono in aumento. Un ritardo di 5 minuti è un rapporto che può essere seguito da una sanzione, lo stesso se vai a prendere spuntino lasciando il tuo posto, ecc.
Le pressioni sul personale si fanno sempre più forti. Certi dirigenti zelanti molestano i lavoratori anche quando questi sono ben conosciuti, considerati lavoratori docili. Attaccano i più deboli, quelli che temono che difendendosi
perdono il lavoro o i premi.
Queste vessazioni nei confronti dei lavoratori portano alla depressione, ad assenze per malattia, che causano la perdita di salario, anche a situazioni precarie, soprattutto quando vi è un solo reddito in casa, i debiti, che possono causare un degrado del clima familiare, e anche una separazione e persino il suicidio per i più fragili.

Quanti posti di lavoro sono minacciati?
Tutti i posti di lavoro sono in pericolo. Coloro che hanno più di 55 anni, 850 lavoratori, sono in prima linea. Nell'immediato la direzione ha stabilito un piano chiamato di "mobilità". Che cosa è questo piano per la mobilità: c'è un ufficio in cui si è liberi di andare per lo scambio di informazioni. Sei persone si occupano di riceverti.
In realtà, le informazioni e i consigli consistono nell'incitare coloro che desiderano iscriversi ad accettare proposte di riclassificazione o nel gruppo o altrove, con delle indennità che non sostituiranno il lavoro. Vi riportiamo la testimonianza di alcuni che hanno accettato di andarsene. Un tale è riuscito ad avviare un business, un caffè. Non si parla di quelli che si sono trovati disoccupati pochi mesi dopo la riclassificazione, né di quelli che hanno fatto bancarotta. Ci sono solo testimonianze buone. Poiché l'obiettivo è quello di sgrassare la fabbrica di Aulnay gentilmente incoraggiando i lavoratori ad andarsene.

Quanti operai temporanei ci sono alla PSA di Aulnay?
Circa 350.
E qual è lo stipendio medio?
Il salario operaio medio è di 1250 € netti, quello di un quadro di € 2.500, quello di un ingegnere di € 5000
.
Quali sono i principali subappaltatori?
All'interno stesso dello stabilimento, la PSA impiega 1.000 lavoratori della società TRIGO, che si occupano del controllo dei pezzi e della finitura, un subappaltatore che esso stesso "affitta" i suoi lavoratori ad una società interinale. Così, su richiesta, può sostituire in qualsiasi momento o rimuovere un lavoratore senza pagamento di un indennizzo. Ciò assomiglia fortemente al “portage salarial” [caporalato legalizzato].
Il piano di austerità presentato dal gruppo: risparmiare su tutto! Ora a volte ci vogliono otto giorni per ottenere un casco o degli occhiali di protezione, scarpe di sicurezza, a scapito della sicurezza sul lavoro. Prima gli armadi erano pieni.
La politica della direzione, esercitando pressione sul personale, è quella di impedire ogni movimento collettivo e mira ad ottenere il più alto rendimento possibile prima della chiusura che hanno previsto nel loro piano di ristrutturazione, di delocalizzazione. Doccia scozzese con la minaccia della chiusura.
Il loro piano è quello di impedire che si formi l'unità dei lavoratori che si possono opporre ai piani di liquidazione del padronato e degli azionisti della PSA che hanno come unico obiettivo la ricerca del massimo tasso di profitto nel
minor tempo possibile.Che importa se i lavoratori sono gettati sulla strada. Ingegneri e alti salariati sono essi stessi minacciati. Una volta che un modello viene stabilito, se ne conserva solo il minimo indispensabile perché l'austerity si
applica a tutti tranne che al maestro d'opera, il CEO Mr. Varin e il suo braccio destro Denis Martin, questi sono protetti, saranno reinsediati e riceveranno un bel bonus se portano fino in fondo il loro piano di sterminio della forza lavoro per la chiusura dello stabilimento. Questa è la logica del sistema capitalistico di cui loro sono gli strumenti.

Che fanno i sindacati?
I sindacati fanno riunioni 2 volte a settimana.Il SIA, che prima aveva una politica corporativista di collaborazione con il
padrone, è esso stesso nel mirino. I suoi aderenti sono anch'essi minacciati dalla chiusura dello stabilimento.
Non serve a niente servire il padrone perché non si viene ricompensati ma buttati fuori una volta che il limone viene spremuto, come gli altri. FO ha una posizione ambigua tra la protesta e la riconciliazione.La CGT, CFDT, GSC fanno blocco.
Fondamentalmente ciò che è necessario è l'unità degli iscritti al sindacato ma anche di tutti coloro che non lo sono.
Bisognerebbe che in ogni officina, su ogni catena di montaggio si formassero dei comitati unitari.



Che cosa si aspettano gli operai da un cambio di governo?
Hollande è arrivato, alcuni sperano che manterrà la promessa di fare un incontro con il padrone e che si adopererà per evitare lachiusura, gli altri lavoratori non ci credono troppo.
Tutti si aspettano un vero leader per la classe operaia che mostri la via della nostra emancipazione, ma soprattutto, noi, operai e lavoratori, dobbiamo fare affidamento sulle nostre forze, ma anche sulla più grande solidarietà degli operai in un fronte di lotta contro la chiusura delle fabbriche e i licenziamenti.
Solo la lotta ci può permettere di impedire la chiusura! Dobbiamo espandere la resistenza, mobilitarsi senza ulteriori indugi, qui ad Aulnay e nelle altre fabbriche del gruppo per impedire la chiusura, moltiplicare le iniziative, andare alla direzione dell'azienda per richiedere il mantenimento del sito e la sua produzione, che sono il risultato del lavoro di migliaia di uomini, qui e alla fonte, perché solo il lavoro crea ricchezza, il profitto dei capitalisti è sempre quella parte che essi prendono dal nostro lavoro. Niente di più.

UNITI POSSIAMO RESPINGERLI! UNITI POSSIAMO VINCERE!



Le Drapeau Rouge, -Organe du Parti Communiste maoïste de France
http://drapeaurouge.over-blog.com/
drapeaurouge@yahoo.fr

pc 21 maggio - anche a Bergamo aspettano Monti il 26 maggio

In occasione della venuta del primo ministro Monti a Bergamo
sabato 26 maggio ore 9 manifestazione piazzale stazione treni

Contro il professor Monti quale rappresentante del governo cosiddetto "tecnico" (sostenuto dal PD al PDL) che, in continuità con quello precedente (Lega-Berlusconi), porta avanti la ìmacelleria socialeî dellíattacco alle pensioni, líaumento delle tasse e dellíiva anche sui beni di prima necessità, delle "liberalizzazioni", privatizzazioni e della svendita del patrimonio pubblico, della controriforma del lavoro, dellíattacco all'art.18, della cancellazione dei contratti nazionali, della precarizzazione, dei licenziamenti.
E nel contempo, mentre la stragrande maggioranza della popolazione fatica ad arrivare a fine mese ed Ë costretta a pagare per servizi indispensabili, quali scuola e sanit‡, vengono stanziate cifre immani per finanziare spese militari, banche e grandi opere inutili e dannose come Tav e la Bre-Be-Mi.
Ma quale governo tecnico! Il governo Monti sta facendo una politica ben precisa, schierandosi senza se e senza ma dalla parte dei padroni, sta scaricando gli effetti della crisi del capitale sulle classi meno abbienti, mentre deputati e senatori, banchieri e padroni, si arricchiscono sempre più.
E mentre la maggior preoccupazione dei sindacati confederali, CGIL compresa Ë, da una parte la ricerca dell'ennesimo patto con governo e padroni, e dallíaltra, il mantenimento di una pace sociale che oramai si allontana sempre di pi˘; si rende necessaria una lotta a tutto campo nella quale lavoratori, precari, donne, immigrati, disoccupati, si mobilitino su tutti i fronti, fino ad arrivare ad una vera e propria rivolta che cacci questo governo e ogni governo dei padroni, delle banche, degli affari e del malaffare.


CI VOGLIONO SCHIAVI E RASSEGNATI  RISPONDIAMO LOTTANDO ORGANIZZATI












domenica 20 maggio 2012

pc 20 maggio - Palermo... il 23 maggio Napolitano-Monti vi aspettiamo

BENVENUTI A PALERMO CARI MONTI E NAPOLITANO

La crisi economica continua in questi mesi a consegnarci i suoi bollettini: ci sono quelli negativi raccontati dalle cronache dei sucidi, dei morti sul lavoro, dei tagli e delle tasse; quelli delle cartelle esattoriali di equitalia e serit. Ma ci sono anche quelli positivi, quelli delle risposte sociali e collettive alla crisi: dalle proteste di Termini alle proteste contro
il debito e l'Agenzia delle entrate; dalle occupazioni di strade, piazze,teatri alle proteste in ValSusa.
La crisi insomma non è neutra e non riesce a essere pacificata dagli inciuci di una politica sempre più in difficoltà e appiattita sull'univoca violenta volontà di comprimere i diritti, pretendere sacrifici, reprimere le insorgenze.
Oggi più che mai serve quindi costruire un fronte compatto di opposizione sociale agli effetti della crisi, in grado di far dialogare le lotte che in maniera frammentata si stanno dando sul territorio tanto locale quanto nazionale. Le lotte sul salario e per il lavoro; quelle degli studenti e dei giovani precari; quelle dei territori: tutti pezzi di un puzzle che si deve andare costruendo trovando i giusti spazi e momenti di ricomposizione.
Il 23 maggio, tra tanti altri "protagonisti" delle istituzioni, saranno presenti a Palermo anche il Presidente della repubblica Napolitano e il Presidente del consiglio Mario Monti. L'occasione è quella delle commemorazioni per l'anniversario della morte del giudice Giovanni Falcone.
Crediamo possa essere questa giornata una prima tappa di questi processi; crediamo che far sentire la nostra voce nel giorno in cui i due più importanti protagonisti dell'attuale comando delle banche e dei padroni sulle vite di milioni di italiani possa essere un'occasione in tal senso.
Per queste ragioni lanciamo una manifestazione cittadina contro la visita a Palermo del Presidente del governo dei tecnici Mario Monti e del Presidente delle banche Giorgio Napolitano.
Operai, Studenti , sindacati di base, centri sociali , comitati territoriali manifesteranno contro le politiche d'austerity e i tagli alla spesa sociale; contro la riforma del lavoro targata Fornero e contro lo strozzinaggio di stato targato Equitalia.

Mercoledì 23 maggio ’12 Ore 16.00 P.za Verdi - (Teatro Massimo)
MANIFESTAZIONE CITTADINA
CONTRO LA VISITA DI MONTI E NAPOLITANO E CONTRO il GOVERNO

Unione Sindacale di Base - Slai Cobas per il sindacato di classe - Circolo Proletari Comunisti - Bandaradio - Red Block - Coordinamento Syntagma - Collettivo 20 luglio - Centro Sociale ExKarcere - Studentato Autogestito "Anomalia" - Box3 Autogestito Facolta' di Lettere - Collettivo Universitario Autonomo - Aula autogestita Scienze - Coordinamento Studenti Medi Palermo -


pc 21 maggio - Terremoto - lo Stato favorisce gli sciacalli delle assicurazioni. Nessuna assistenza ai lavoratori e alle popolazioni colpite



Marco Boscolo
Un decreto pubblicato pochi giorni fa stabilisce che chi ha subito le conseguenze del terremoto, dovrà rimettere tutte le spese per le proprie abitazioni e per le proprie aziende di tasca propria. Il decreto non ha effetto immediato, ma prevede un periodo transitorio sperimentale. D'altra parte il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, l'aveva detto: «gli aquilani sono stati gli ultimi a ricevere assistenza».

20 maggio 2012

Secondo quanto riportato dalla notizia, con pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 17 maggio scorso, il decreto legge n. 59 intitolato Disposizioni urgenti per il riordino della Protezione Civile dice che «al fine di consentire l'avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali sui fabbricati a qualunque uso destinati, possono essere estese tutte le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di fabbricato appartenente a privati». Cioè, i miei corregionali che stanotte hanno cominciato a subire le conseguenze del terremoto, dovranno rimettere tutte le spese per le proprie abitazioni e per le proprie aziende di tasca propria.

Il decreto non ha effetto immediato, ma prevede un periodo transitorio sperimentale. Ma quello che appare chiara è la scelta di demandare al cittadino le spese per la ricostruzione perché lo Stato non è più grado di sostenere queste spese. Secondo quanto riportato da Assinews, l'attuale capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, a tal proposito avrebbe dichiarato che «per il futuro dovremo pensare alle assicurazioni perché lo Stato non è più in grado di fare investimenti sulle calamità: gli aquilani sono stati gli ultimi a ricevere assistenza».

pc 20 maggio - ieri alla manifestazione di brindisi per melissa e la tentate strage

In una delegazione significativa e rappresentativa di operai Ilva, precari, disoccupati, donne dello slai cobas per il sindacato di classe e proletari comunisti Taranto, siamo andati ieri alla manifestazione a Brindisi in piazza della vittoria.
In una piazza piena all'inverosimile anche nelle strade adiacenti, con tantissimi giovani studenti, si sono raccolti tutti per una prima risposta alla bomba, ai suoi autori, complici e mandanti.
Si respirava rabbia e commozione, studenti e ragazze impegnati nella carovana antimafia, portavano striscioni, non vi erano in generale presenti bandiere di partiti e associazioni sindacali.
La piazza ora silenziosa ora in ebollizione faceva da contrasto con il palco di autorità locali e nazionali, esponenti delle forze dell'ordine, arcivescovo, e la distanza fin dall'inizio era chiara e si percepiva - la cosa è cambiata quando due delegazioni di studenti ne hanno preso possesso con striscioni, e dei loro rappresentanti sono intervenuti.
La manifestazione era gestita e in un certo senso officiata dal neosindaco di Brindisi. Il primo intervento è stato dell'arcivescovo ed è risultato subito rituale fino a diventare fastidioso quando per calcare la mano ha detto di essere stato all'obitorio e di aver visto il corpo annerito di  Melissa; fischi, contestazioni, grida lo hanno messo a tacere e ha dovuto
stringere e chiudere. Ben altra accoglienza hanno ricevuto gli studenti che hanno preso la parola e la rappresentante dell'Unione degli studenti, che hanno espresso inizialmente sentimenti di sgomento e paura e poi una decisa volontà di reazione, risposta, partecipazione. Dopo questo intervento parole forti di contestazione più o meno intense e continue ve ne sono state per tutti, il presidente della provincia di Brindisi, il ministro Profumo, fischi e applausi per Vendola come sempre abile nel trovare le parole. Il sindaco di Brindisi, a fronte delle contestazioni, ha, in una maniera che desta preoccupazione e attenzione, reagito istericamente, attaccandole.
Il finale è stato tutto di Don Ciotti che ha ricevuto applausi e calore, soprattutto quando ha parlato di responsabilità e ha detto parole giuste per i giovani.
Camusso e Angeletti erano sul palco, ma non hanno preso la parola.
Gli studenti si sono autoconvocati per lunedì in una grande assemblea e hanno annunciato nuove  e più decise manifestazioni. I funerali di Melissa dovrebbero essere una nuova grande adunata giovanile e popolare.
Lo slai cobas per il sindacato di classe si è unito alle contestazioni, a quelle che riguardavano politici presenti e parlamento e a quelle che rigettavano retorica e parole alate quando tutti sanno della presenza nella politica e nelle istituzioni dei principali indiziati dell'attentato, la mafia, la malavita locale.
Tutti si chiedono chi è stato, perchè, perchè la scuola, chi c'è dietro, dove si vuole arrivare. Prevale in generale la pista locale, ma i fatti restano ancora pieni di ombre e caratteristiche che lasciano aperta la porta a qualcosa di più grande, di più inquietante.
Serve combattere l'ipocrisia di chi convive con il fenomeno mafioso nella politica, nelle istituzioni e di chi cerca, da Napolitano a governo, a parlamentari, di mettere in uno stesso sacco 'terrorismo' 'eversione' e autori della strage, che è di stampo mafioso o di tipo simile alle stragi fasciste.
Proletari comunisti Taranto continuerà a seguire con azione e informazione militante la situazione e parteciperà a ogni iniziativa di massa a Brindisi e nel territorio

proletari comunisti
20 maggio 2012

pc 20maggio - terremoto in Emilia


ANCHE I TERREMOTI MOSTRANO CHE A PAGARE SONO, PRINCIPALMENTE, I LAVORATORI E LA POVERA GENTE,  E PER FAVORE NON CHIAMATELA  “CASUALITA’”
Mentre ancora abbiamo negli occhi e nel cuore la rabbia e la tristezza per l’orribile-vigliacco attentato di Brindisi, durante le prime ore di questa notte sino alle prime luci dell’alba, un terremoto (secondo i primi dati più forte di quello dell’Aquila) ha colpito l’Emilia con epicentro tra Bologna e Modena. E questa volta la cosa che più ci colpisce che oltre alla paura, i danni che hanno subito le popolazioni, il triste e, purtroppo, provvisorio bilancio delle vittime; si dice che sono morti 5 operai dentro le fabbriche in cui stavano lavorando. I primi 3 sono: Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni della Sant’Agostino Ceramiche; il terzo è un operaio marocchino che lavorava all’URSA, azienda di polistirolo espanso. Gli altri due operai morti, di cui non si conoscono nomi e nazionalità, in un primo momento erano stati dati per dispersi e i cui corpi sono stati ritrovati successivamente. Segnaliamo anche la morte di una donna colta da malore, probabile infarto. Ma riteniamo che questi morti non siano ne casuali ne inevitabili, questo Paese detiene il primato degli incidenti sul lavoro frutto della logica del profitto e della devastazione ambientale frutto di questo sistema corrotto e criminale, e per quanto ci riguarda questi morti non li addossiamo ai cataclismi ma li imputiamo a questo sistema. Quanto sia vero ciò lo mostra il provvedimento che il governo Monti sta per mettere in atto che nei casi di terremoti prevede che quelli che perderanno la casa se la dovranno pagare di tasca propria. Mandiamo il nostro cordoglio e vicinanza ai famigliari delle vittime ed alla popolazione, così duramente colpita.
Rete nazionale sicurezza sul lavoro Nodo Milano/Bergamo

pc 19 maggio - STRAGE DI BRINDISI manifestazione a palermo


Contro la retorica vuota sullo Stato democratico valgano tutti gli arresti e indagati per mafia tra i maggiori esponenti politici a tutti i livelli dal nord al sud e le dichiarazioni di alcuni magistrati che parlano sempre più di stato-mafia.

Siamo al fianco delle masse popolari che subiscono sempre in un modo o nell'altro, direttamente o indirettamente gli effetti di queste stragi, ma che devono diventare protagoniste assolute contro questo feroce marciume

Circolo proletari comunisti Palermo