da GPI - Giovani Palestinesi d'Italia:
🇱🇧🟡Dichiarazione di Hezbollah in occasione del terzo anniversario del Diluvio di Al-Aqsa (1/2):
Sono
trascorsi tre anni consecutivi nella storia della regione, eppure il
dibattito sulle narrazioni relative al Diluvio di Al-Aqsa, che il 7
ottobre 2023 ha scosso il mondo e gli ha ricordato la causa palestinese –
una causa che le potenze arroganti e i loro complici hanno cercato
strenuamente, nel corso degli anni, di soffocare nella caverna
dell’oblio e nei corridoi del compromesso – non è ancora stato risolto.
Coloro
che comprendono le giustificazioni e le motivazioni alla base del
Diluvio di Al-Aqsa giungono alla conclusione, attraverso la loro catena
di prove e argomentazioni, che il Diluvio è stato un atto di resistenza
coraggioso, eccezionale, naturale, giustificato e legittimo,
proporzionato alla portata dell’ingiustizia e della cancellazione che
minacciavano la Palestina e il suo popolo di dissoluzione.
Così,
l’«Al-Aqsa Flood» è diventato uno shock di grande portata, le cui
conseguenze devono essere misurate in base alla scala dei valori, delle
leggi e della loro influenza sulla politica, non in base alla scala
della forza, della superiorità e dell’uso eccessivo della violenza,
compreso lo sterminio di donne e bambini, come commesso dal nemico
sionista a Gaza.
Sebbene i
popoli del mondo si siano sollevati e abbiano manifestato a sostegno
dei valori umanitari e dei diritti che il Diluvio di Al-Aqsa ha
riportato in primo piano nella causa palestinese, riempiendo le capitali
e le università di tutto l’Occidente con marce che condannavano e
denunciavano il genocidio e i crimini contro l’umanità, la regione
circostante la Palestina è stata gettata nel caos perché il Diluvio si è
opposto direttamente al percorso di normalizzazione disfattista verso
cui i regimi regionali stavano guidando la regione, in accordo con la
volontà dell’entità sionista e dei suoi sostenitori internazionali.
Tre
anni durante i quali il mondo è stato inondato da resoconti e immagini
della brutalità e della barbarie sionista, americana e degli alleati
occidentali non hanno ancora portato a risolvere il conflitto su Gaza e
sul suo futuro politico e giuridico a favore del nemico sionista e dei
suoi sostenitori. Né ha prevalso la narrativa di coloro che si sono
opposti o hanno espresso riserve riguardo al «Diluvio», nonostante i
lamenti e le elegie sulla devastazione e sulle perdite umane e materiali
inflitte dal nemico sionista senza alcun riguardo per il diritto
internazionale o i diritti umani.
Nonostante
tutta quella brutalità e quel genocidio, il nemico non è riuscito a
eliminare Hamas, le fazioni della resistenza o il popolo di Gaza. Non ha
ottenuto né la pace né tantomeno una tregua temporanea e la stabilità.
La situazione rimane aperta a sviluppi le cui conseguenze si estendono
oltre la Striscia fino al futuro dell’intera regione, alla causa
palestinese e alla pace e alla sicurezza internazionali. Anzi, vanno
oltre la semplice denuncia della falsità del sistema internazionale e
delle sue pretese di tutela dei diritti umani. L’attuale prevalenza
della brutalità sionista, sostenuta dagli Stati Uniti e dall’Occidente,
sui diritti del popolo palestinese oppresso non è sufficiente per
affermare che la pace internazionale stia conducendo la regione verso la
sicurezza e la stabilità. Non si può sperare in alcuna sicurezza, né
fare affidamento sulla stabilità, fintanto che i diritti dei popoli
vengono negati e il loro diritto all’autodeterminazione viene ignorato.
Sono
trascorsi tre anni dalla sacra traversata, il giorno in cui le armi dei
nostri uomini hanno infranto una volta per tutte la dottrina di
sicurezza dell’occupazione. Per grazia di Dio, non c’è più deterrenza,
né vittoria decisiva, né avvertimento. Un profumato saluto di onore e
orgoglio agli eroi e ai martiri della grande traversata, comandanti e
soldati, e al nostro grande popolo, l’inizio e la fine di questa storia.
O
grande popolo di Gaza, il prezzo è stato enorme, ma la vostra impresa è
stata monumentale. Le generazioni vi ricorderanno come artefici di
gloria, come coloro che hanno cambiato il corso della storia e gli
equilibri del mondo, e come difensori incrollabili dell’onore e dei
valori sacri della nazione su questa stretta striscia di terra assediata
che ha risvegliato le coscienze dei popoli liberi e smascherato tutti
coloro che hanno cospirato e si sono sottratti alle proprie
responsabilità.
Il 7
ottobre ha rappresentato un’impresa militare, per guida e grazia di Dio,
la cui grandezza nella pianificazione e nell’esecuzione è stata
riconosciuta dal nemico prima ancora che dagli amici. Ha dimostrato una
straordinaria strategia di inganno, concepita magistralmente dalle menti
della resistenza, che ha saputo sfruttare al meglio ogni minaccia e
opportunità, compreso il narcisismo, l’arroganza e la sottovalutazione
degli avversari da parte di Netanyahu.
La
Palestina non dimenticherà coloro che l’hanno sostenuta, specialmente
coloro che hanno versato il proprio sangue per essa. La profanazione di
Al-Aqsa e la ferita sanguinante di Gaza interpellano tutti, senza
eccezioni. Il Sudan e la Libia non sono meno coraggiosi o impegnati
dello Yemen, del Libano, dell’Iraq e dell’Iran. È stato dimostrato che
non ci sono scuse per coloro che restano a guardare mentre tutti hanno
visto come anche semplici droni provenienti da diversi fronti abbiano
tenuto il nemico sveglio di notte. Cosa accadrebbe quindi se venisse
aperto un fronte occidentale contro di lui?
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