“India,
esplode la protesta contro Modi per le liste elettorali” è il titolo oggi di un
articolo del Sole 24 Ore. Più che per le liste si tratta proprio di brogli elettorali e ciò significa che
se anche il quotidiano dei padroni italiani adesso se ne occupa vuol dire che la
situazione in India sta peggiorando per il governo del fascista indù Modi,
governo con il quale il governo italiano della fascista Meloni fa tanti affari
e con il quale è in corso il progetto Imec.
“Il governo
del primo ministro indiano Narendra Modi – scrive inifatti il quotidiano - è
stato messo sotto pressione per la seconda volta nel giro di pochi mesi ieri
dopo che le opposizioni hanno tentato di marciare verso la sede dell’Election
Commission of India per chiedere le dimissioni del suo capo.”
Questo capo della Commissione Elettorale si chiama Kumar ed è stato eletto, insieme agli altri due membri della Commissione, da un’altra Commissione che guarda caso è composta dallo stesso Modi e dal suo braccio destro fascista “nonché titolare degli Interni, nonché stratega elettorale del partito del premier, Amit Shah.”
Da
un’inchiesta giornalistica è partita la denuncia di questa sfacciata violazione
di ogni regola elettorale ed è partita anche la protesta. Nella sostanza questa
Commissione al servizio di Modi ha cancellato fino ad ora circa 130 milioni di nomi “dalle liste degli aventi
diritto, in parte elettori deceduti o migranti interni conteggiati più volte,
in parte persone sulle quali la Commissione elettorale ha ribaltato l’onere
della prova, chiedendo che dimostrassero di essere cittadini mediante documenti
non sempre facili da reperire e rifiutandosi – fino all’intervento della Corte
Suprema – di accettarne altri di uso comune.” È stato più chiaro a tutti, a questo
punto, come è stata ottenuta la vittoria alle elezioni del West Bengal: “Le
opposizioni hanno accusato la Commissione di aver inquinato i risultati elettorali
– come quello che per la prima volta ha visto il Bjp di Modi trionfare in West Bengal
– escludendo milioni di cittadini musulmani e appartenenti ai ceti popolari”.
Contro
tutto questo, contro la “più popolosa democrazia del pianeta”, come continua a
chiamarla il quotidiano dei padroni, dalla quale però deve ammettere con una
certa riluttanza che sono emerse dinamiche “affatto democratiche”, si sono
riversati nelle strade di New Delhi i manifestanti, “in parte attivisti di
partito, in parte sostenitori del movimento giovanile di protesta Cockroach
Janta Party”, i giovani che hanno fatto dimettere il ministro dell’istruzione,
che sono stati fermati dalla polizia che si è barricata nel centro della città “prima
di poter raggiungere l’edificio del centro di New Delhi. Nonostante questo sono
riusciti a far fare un salto di qualità alle proteste iniziate lo scorso fine
settimana, costringendo sulle difensive
una coalizione di governo abituata a ignorare le manifestazioni di dissenso”.
Dentro
la crisi generale, queste manifestazioni di milioni di persone, soprattutto di
giovani e di quello che chiamano il ceto medio, tutti colpiti dalla
disoccupazione e dall’inflazione e quindi sempre più impoverito, stanno colpendo
duramente il regime corrotto fascista e repressivo hindutva di Modi,
completamente delegittimato agli occhi del proletariato e delle masse popolari
perché sempre più al servizio dell’imperialismo e dei ricchi e che devono
continuare a lottare per abbatterlo.

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