Il governo, attraverso le Dogane, vuole impedire la trasparenza dei traffici di armi (uso bellico e "dual use") al Porto di Ravenna. Il governo considera il Porto di interesse militare pertanto nega qualsiasi notizia sui traffici di armi.
Il governo con i decreti sicurezza intende colpire le legittime proteste: per il reato di blocco stradale ci sono 32 denunce in occasione dello sciopero-manifestazione al Porto di novembre scorso, denunce che devono essere ritirate!
Il governo viola la l. 185/90 su esport/import/transito di armi verso paesi in guerra, Israele ha commesso un genocidio eppure l'invio e il transito di armi da parte dell'Italia non è mai cessato.
Il governo continua a violare l'art. 11 della Costituzione e le norme di diritto internazionale
La "sicurezza" del Porto di Ravenna è affidata ad Israele. Via Israele dal Porto di Ravenna!
Contro la complicità di governo, Regione e Comune con Israele!
Come Slai Cobas sindacato di classe-Ravenna saremo in piazza per denunciare le complicità con Israele genocida da parte di governo, istituzioni locali, e dei padroni del Porto e per rivendicare l'obiettivo della rottura di qualunque rapporto con Israele.
Il genocidio sta continuando, l'annessione della Cisgiordania va avanti giorno per giorno con la violenza dei coloni razzisti suprematisti, il governo italiano è complice di Netanyhau e vuole impedire le manifestazioni a fianco della Palestina con la legge 1004/legge bavaglio, fascista, liberticida, il governo ha fatto condannare alcuni attivisti palestinesi rinchiusi nelle carceri italiane. Mobilitiamoci per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi!
Di seguito il comunicato stampa del Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna e il volantone che diffonderemo per la mobilitazione del 10 ottobre a Bologna
L'8 ottobre, dalle ore 18, in piazza del Popolo a Ravenna, si terrà un presidio contro il traffico di armi dal porto di Ravenna e per la trasparenza.
Il presidio sarà in concomitanza con l'udienza conclusiva del Consiglio di Stato, a Roma, che deciderà sulla vertenza “Dogane di Ravenna vs Linda Maggiori”.
La giornalista, assistita dall'avvocato Andrea Maestri, e le associazioni che intervengono al suo fianco (ad adiuvandum) — USB, Unione Sindacale di Base, The Weapon WATCH - Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei, Cred e altri giuristi — dopo l'udienza parteciperanno alla conferenza stampa alla Camera dei deputati (sala stampa), a Roma, dalle ore 19.
Saranno presenti anche la deputata 5S Stefania Ascari, che ha seguito la vicenda da tempo, e i senatori Marco
Croatti e Antonio Ferrara.Durante il presidio a Ravenna sarà trasmessa la conferenza stampa in diretta streaming.
Come Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna da oltre un anno monitoriamo, denunciamo e chiediamo di fermare ogni traffico di armi e dual use verso Israele e ogni tipo di merci verso le colonie israeliane in Cisgiordania. Finora tutto è continuato come prima: passano armi (magari non esplosive) e dual use verso Elbit System (grande azienda militare in Israele), ma anche nitrato di ammonio (precursore di esplosivo) e macchinari agricoli verso colonie illegali.
In che modo la modifica del Codice Sapir, avvenuta a maggio ha impedito tutto questo? E quando potremo leggere questo codice etico che nel sito Sapir è ancora aggiornato al settembre 2023?
Abbiamo letto l'intervista su Ravenna e Dintorni sia al sindaco Barattoni sia ad Aldo Pagani, quest' ultimo definito come esperto di geopolitica e uomo vicino al PD, e non ci è piaciuta l'allusione, nemmeno troppo velata, che possano esserci “influenze straniere” dietro le nostre lotte, in questa “guerra ibrida” (data per assodata).
Noi ribadiamo che siamo per i diritti di tutti i popoli oppressi e contro ogni guerra imperialista e ripudiamo questo stato di “guerra mondiale a pezzi e ibrida”, usato per giustificare la progressiva e veloce erosione della democrazia.
Infine, una parola sulla Regione Emilia-Romagna e sul Comune di Ravenna.
Al netto delle loro buone intenzioni, e delle belle parole, i fatti stanno a zero.
Non solo non si sono costituiti ad adiuvandum quando erano perfettamente abilitati a farlo, lasciandoci soli in questa lotta impari, ma, dopo un mese, le dogane nazionali non hanno ancora risposto alla loro lettera.
Siamo curiosi di capire quali saranno i prossimi passi.
La logica del Comune sembra essere: “O c’è trasparenza su tutti i porti o è meglio stare tutti al buio, sennò si crea uno svantaggio commerciale per il porto di Ravenna”. A noi questa sembra solo una scusa per procrastinare e allontanare la responsabilità. Noi, però, non demordiamo.
Se il Consiglio di Stato deciderà di oscurare ogni dato, avallando la tesi che siamo in una guerra permanente e che la democrazia è ridotta, allora noi andremo fino alla CEDU (Corte europea dei diritti dell'uomo).
Il 30 ottobre intanto ci uniremo allo sciopero internazionale dei portuali contro le guerre e faremo una grande manifestazione a Ravenna.
Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna
Breve sintesi della vertenza legale
La vicenda nasce nel 2025, quando vengono scoperti alcuni traffici di armi verso Israele passanti dal porto di Ravenna.
A gennaio 2026, la giornalista Linda Maggiori fa un accesso generalizzato agli atti alle Dogane per avere dati aggregati sulle armi in export e in transito dal porto di Ravenna e sulle relative destinazioni.
Le Dogane oppongono un diniego per motivi di sicurezza nazionale.
Assistita dall'avvocato Andrea Maestri, la giornalista fa ricorso al TAR.
A inizio luglio 2026, il TAR accoglie parzialmente il ricorso: si devono divulgare i dati aggregati sulle armi, ma si possono celare le destinazioni.
Le Dogane si oppongono di nuovo e si rifiutano di svelare anche i dati sul traffico di armi; assistite dall'Avvocatura dello Stato, si appellano al Consiglio di Stato per non divulgare nulla, motivando che il porto di Ravenna ha una “rilevanza militare nel contesto di una guerra mondiale ibrida e a pezzi che coinvolge anche l’Italia”.
8 ottobre: udienza finale presso Consiglio di stato a Roma.
il volantone che diffonderemo in preparazione del 10 ottobre





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