lunedì 5 ottobre 2026

pc 5 ottobre - Il Brasile conferma. il riformismo serve la reazione e la socialdemocrazia non sara mai una diga del fascio imperialismo, in epoca di Trump

Stralci di un commento di Nigrizia - nei prossimi giorni il commento dei compagni brasiliani e infine quello nostro con un occhio alle posizioni dei filo Lula nel campo dell'opposizione alternativa in Italia - Comunque bisognerà aspettare i dati dell'astensionismo e dei risultati finali al ballottaggio. 

Il 25 ottobre il ballottaggio presidenziale tra il figlio dell’ex capo di Stato (47%) e il presidente uscente Lula (45%)
Flávio Bolsonaro in vantaggio al primo turno
Il Partito liberale avanza anche al Congresso e nei governatorati statali, con un vero e proprio plebiscito per la famiglia dell’ex presidente. Il terzo governo Lula non è riuscito a mobilitare l’ampio fronte democratico che nel 2022 aveva riunito forze politiche diverse

Flávio Bolsonaro e Luiz Inácio Lula da Silva

“Un’ondata di destra ha spazzato il Brasile”, titolano alcuni giornali. I risultati delle elezioni del 4 ottobre hanno effettivamente sorpreso: i sondaggi della vigilia davano il candidato del Partito dei lavoratori (PT), il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, con un leggero vantaggio rispetto al candidato del Partito liberale (PL), Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, oggi detenuto e ineleggibile. Al contrario, il primo turno si è chiuso con Flávio al 47,03% e Lula al 45,16% dei voti validi.

Dal 1989, ogni volta che le elezioni presidenziali brasiliane sono arrivate al secondo turno, il candidato che aveva vinto il primo si è poi imposto anche al ballottaggio. È dunque un precedente significativo, anche se non una previsione.

Il secondo turno si terrà il 25 ottobre e gli altri candidati, tutti molto distanti dai primi due, sembrano in gran parte più vicini al campo conservatore; la federazione União Brasil-PP ha già segnalato la propria disponibilità a sostenere Flávio.

La destra avanza anche al Congresso e nei governi statali

Ma l’altra grande partita di queste elezioni riguardava il Congresso e i governi degli Stati. Anche qui

l’avanzata della destra è evidente. Il PL, che nella legislatura uscente era già il maggiore partito alla Camera con 99 deputati eletti nel 2022, salirà a 121 seggi. Al Senato il risultato è ancora più significativo: il PL sarà il primo partito con 28 senatori, mentre la destra nel suo insieme avrà una maggioranza della Camera alta.

Anche tra i governatori la destra ha ottenuto risultati importanti. Tarcísio de Freitas, ex ministro di Jair Bolsonaro, è stato rieletto a São Paulo con il 62,65% dei voti; in Minas Gerais si è imposto al primo turno il senatore bolsonarista Cleitinho Azevedo, con il 55,40%. Nel potente Stato di Rio de Janeiro, invece, Douglas Ruas (PL, sotto inchiesta per appropriazione indebita, riciclaggio di denaro e criminalità organizzata) ha ottenuto una larga maggioranza e potrà essere il prossimo governatore.

Una famiglia al potere

Il voto è stato anche un vero e proprio plebiscito sulla famiglia Bolsonaro. Sono stati eletti al Congresso Michelle Bolsonaro, moglie di Jair, al Senato per il Distretto Federale; Carlos Bolsonaro, altro figlio dell’ex presidente, al Senato per Santa Catarina; Jair Renan Bolsonaro alla Camera per Santa Catarina e Renato Bolsonaro, fratello di Jair, alla Camera per São Paulo.

Flávio, intanto, porta il cognome di famiglia al ballottaggio presidenziale.

La disfatta del PT

Quest’ultimo, per decenni la forza politica più organizzata della sinistra brasiliana, non è riuscito a generare una figura alternativa a Lula e ha puntato sull’autorità storica del suo leader. La politica tende così a personalizzarsi sempre più attorno a figure simboliche, mentre si indebolisce il confronto sui programmi, sulle proposte e sulle visioni di lungo periodo per il paese.

L’onda di destra che ha attraversato il Brasile, insieme alla radicalizzazione di posizioni sempre più vicine all’estrema destra, spesso intrecciate anche con ambienti e movimenti religiosi, conferma inoltre una tendenza che si sta manifestando in diversi paesi del continente, come mostrano i più o meno recenti risultati elettorali in Argentina, Cile, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, El Salvador e in altre repubbliche dell’America centrale.

Come spiegare questo risultato

Malgrado il governo Lula possa presentare indicatori positivi sul piano dell’occupazione, del reddito e dell’economia, questi risultati non sono stati percepiti da una parte consistente della popolazione. L’alto costo della vita e soprattutto il forte indebitamento delle famiglie hanno invece alimentato una sensazione di insicurezza economica.

Ma forse, più delle sole ragioni economiche, ha prevalso nella società brasiliana un sentimento di sfiducia e di rabbia nei confronti della politica e delle istituzioni. Lo scandalo del Banco Master, uno dei più importanti casi finanziari degli ultimi anni, ha contribuito ad alimentare questa percezione.

Il caso coinvolge esponenti di diversi schieramenti, con indagini anche su Flávio e Eduardo Bolsonaro. Il bolsonarismo ha però utilizzato lo scandalo per spostare l’attenzione soprattutto sui rapporti tra il presidente di questa banca e alcuni ministri (giudici) del Tribunale Supremo, trasformandolo in un ulteriore terreno di attacco al Tribunale e al governo Lula.

In molti casi, dunque, più che un voto di opzione politica si è trattato di un voto contro. La polarizzazione tra antipetismo e antibolsonarismo resta fortissima: Lula e Flávio sono stati anche i due candidati con i più alti livelli di rifiuto nei sondaggi, rispettivamente intorno al 45-46%.

Le ultime settimane di campagna sono state particolarmente aggressive. La politica dello spettacolo è sempre più legata all’“economia dell’attenzione”: la necessità di catturare consenso e seguito, soprattutto attraverso i social network, con posizioni semplificate e capaci di suscitare emozioni immediate.

È simbolico che i due deputati federali più votati siano stati Nikolas Ferreira e Lucas Pavanato, entrambi del PL, con oltre tre milioni di voti ciascuno. È lo stile di una politica costruita sul confronto, sulla provocazione e sulla spettacolarizzazione mediatica.

Il terzo governo Lula ha ottenuto risultati positivi in diversi ambiti, ma non è riuscito a mobilitare pienamente la più ampia fronte democratica che nel 2022 aveva riunito forze politiche diverse, il cosiddetto campo largo, coinvolgendo anche settori liberali e moderati.

Quella coalizione aveva contribuito alla vittoria elettorale e aveva favorito anche una maggiore subordinazione delle forze armate al potere civile. Nel 2026, invece, la mobilitazione non ha raggiunto con la stessa forza la società civile e il centro politico sensibile tanto alla democrazia quanto alla stabilità economica e istituzionale.

Un altro elemento è stata l’influenza degli Stati Uniti. Nei mesi precedenti, Donald Trump ha assunto un ruolo sempre più diretto nella politica brasiliana, con incontri e fotografie accanto agli esponenti della famiglia Bolsonaro, dichiarazioni e pressioni sul governo Lula, fino alle minacce e all’imposizione di pesanti dazi sui prodotti brasiliani. Il sostegno a Bolsonaro si è così trasformato anche in una leva di pressione politica internazionale.

Cosa ci può attendere

Il Brasile rimane un paese profondamente diviso. Più che una festa della democrazia, questa campagna ha evidenziato una società attraversata da forti conflitti politici, culturali e istituzionali, le cui conseguenze potranno farsi sentire a lungo.

Un tema immediato sarà la possibile revisione del trattamento politico e giudiziario dei fatti dell’8 gennaio 2023, quando il bolsonarismo tentò di contestare con la forza il risultato delle elezioni del 2022.

Con la nuova forza del PL e del campo bolsonarista in Congresso, potrebbe riemergere la richiesta di un’amnistia per Jair Bolsonaro e per altri responsabili dei fatti, aumentando ulteriormente lo scontro tra Parlamento e governo, da una parte, e Supremo Tribunal Federal dall’altra.

La nuova composizione del Senato potrebbe inoltre rilanciare i tentativi di impeachment contro alcuni ministri del Tribunale Supremo.

Un altro rischio riguarda un possibile allineamento della politica estera e dell’economia brasiliana al trumpismo, anche alla luce del ruolo svolto da Eduardo Bolsonaro negli Stati Uniti e delle pressioni esercitate dall’amministrazione Trump.

Lo scenario più preoccupante riguarda infine la garanzia dei diritti umani e il possibile smantellamento delle politiche socioambientali, come già avvenuto durante il governo di Jair Bolsonaro.

Sarebbe particolarmente grave per le comunità indigene e afrodiscendenti, per la protezione dei biomi e per la lotta al disboscamento, proprio mentre il ministero dell’Ambiente guidato da Marina Silva porta avanti una politica di contrasto alla crisi climatica.

Lo scenario parlamentare è dunque già delineato; il ballottaggio per la presidenza della Repubblica e per alcuni governi statali, il 25 ottobre, completerà il quadro di un Brasile che sta cambiando profondamente, con dinamiche politiche e culturali destinate ad avere ripercussioni ben oltre i suoi confini.

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