Gli interventi dei rappresentanti dei padroni, come quello di Gozzi di Federacciai in occasione del convegno “Quale Europa di fronte alle sfide globali?”, sono molto interessanti perché rivelano la loro posizione sulla politica e l’economia, ultimamente in modo sempre più chiaro: quali sono le necessità dei padroni delle industrie, in particolare dell’acciaio, a chi si rivolgono affinché si risolvano i loro problemi e cioè quelli di continuare a fare profitti a valanga.
Ricordiamo che la Federacciai raccoglie circa 130 aziende
che rappresentano oltre il 95% della produzione nazionale di acciaio, e che tra
queste ci sono le più importanti, dall’ex Ilva di Taranto/Acciaierie d'Italia
S.p.A. in A.S., alla Marcegaglia, e poi Arvedi, ABS, Acciai Speciali Terni… E
proprio per la questione più importante, l’Ex Ilva, Gozzi è stato incaricato di
guidare la cordata italiana per trattarne l’eventuale acquisizione.
In questo intervento al convegno, secondo quanto riporta il Sole 24 Ore del 7 ottobre, Gozzi parte addirittura dalla perdita di posti di lavoro “nell’industria dell’Europa occidentale in dieci anni … dai 4 ai 6 milioni”!!! Certo, dice Gozzi: “Il calo occupazionale è stato in parte compensato dalla crescita nei Paesi dell’Est e nei servizi.” E cioè, detto chiaramente, le aziende in questi dieci anni hanno trasferito la produzione nei Paesi dell’Est sfruttando la classe operaia a basso costo. In realtà è una tendenza che dura da decenni. Per cui se qualcuno pensava che questa affermazione di Gozzi potesse significare un interessamento agli operai che perdono il lavoro sbaglia. Nemmeno per sogno, e d’altronde non è previsto dal capitalismo-imperialismo. Quello dei licenziamenti definiti “perdita di posti di lavoro” è un dato “tecnico” solo per mettere in mostra l’ampiezza dei dati che colpiscono i settori dell’industria di base, come li chiama Gozzi: “I settori più colpiti naturalmente sono i settori manifatturieri di base: il siderurgico, la chimica, il cemento, il vetro, la carta”. Per difendere questi settori, che correttamente si definiscono grande industria e non manifattura, Gozzi fa appello alla “sovranità economica” che deve essere messa in campo dall’Europa.
E proprio contro l’Europa si scaglia quando fa l’elenco
delle “forze che hanno schiacciato l’industria” e, cioè: “Un mercatismo
estremo”, “un estremismo ambientalista” e una “finanziarizzazione estrema che
si è unita anche al tema ambientale”, con la “speculazione finanziaria sugli
Ets”. Addirittura l’industria sarebbe stata schiacciata! È tutto “estremo”
nella testa del padrone!
Il “mercatismo” sarebbe l’attuale sistema
capitalista-imperialista dentro cui sguazza lo stesso Gozzi, e di che si
lamenta? L’“estremismo ambientalista” e una “finanziarizzazione estrema che si
è unita anche al tema ambientale”, è invece l’accusa specifica alla
“iperregolamentazione” europea che sarebbe troppo rigida, come quella sulle
emissioni inquinanti di CO2. Tutte queste misure sull’ambiente hanno davvero
scocciato secondo i padroni della grande industria e non permettono di
competere a livello internazionale, se a queste poi si aggiungono il costo dell’energia e quello delle materie prime critiche allora
cominciano a piangere come agnellini.
E in questo ipocrito e piagnucoloso elenco di doglianze non
poteva mancare il tormentone di ogni padrone, la Cina! “Proprio sulla Cina si
concentra l’allarme” dice il quotidiano dei padroni,, perché “Orami esportano prodotti anche di alta
qualità tecnologica e lo fanno a prezzi mediamente inferiori dei concorrenti
europei tra il 30 il 50 per cento, con
una strategia commerciale molto aggressiva”. Gozzi sembra cadere dal pero! Sono
oramai decenni che la Cina socialimperialista fa questo e altro, ma la risposta
il vecchio Gozzi la conosce benissimo ed è sempre la stessa: il
capitalismo-imperialismo è proprio questo! I monopoli, la concorrenza sfrenata
con la lotta per la “conquista” dei mercati e alla fine la guerra!
Gozzi è in buona compagnia in questa ininterrotta cantilena
- lo accompagna egregiamente il presidente di Confindustria, Orsini – e tutti e
due che in queste vesti rappresentano il settore della borghesia industriale di
questo Paese, chiedono sia al governo italiano, un giorno sì e l’altro pure, e
alla Commissione europea di aiutarli in questa concorrenza mondiale.
Gozzi perciò chiede “misure sofisticate che partono dalla mappatura
delle dipendenze strategiche per cercare di diminuirle”. Con l’obiettivo di “guadagnare
tempo per ricostruire le filiere logistiche e produttive europee.” Quindi,
l’Europa ci deve dare soldi e tempo per metterci al passo con la Cina!
Se questo desiderio rimane pura illusione, è da tempo,
però, che il governo italiano è sensibilissimo alle richieste dei padroni,
tanto che versa nelle loro casse in vari modi, secondo una semplice ricerca su internet,
“nell'arco dell'ultimo decennio (2016-2025) l'Italia ha concesso
complessivamente 502,1 miliardi di euro”
che vanno aggiunti agli oltre 100 miliardi dalle Regioni. E nonostante questa valanga di soldi non
riescono a competere? No, hanno preferito continuare a fare profitti - sfruttando
i bassi salari - tenendoseli belli stretti perché nella sostanza non li hanno
reinvestiti.
E nonostante questi miliardi di aiuti piangono miseria! E gente
che non vuole spendere nemmeno un soldo di tasca propria (si fa per dire, visto
che i profitti provengono tutti dallo sfruttamento della classe operaia!)
dovrebbe fare la cordata per l’ex Ilva?
E alla fine di tutta questa miserabile messa in scena non
poteva mancare la vecchia minaccia che con le parole di Gozzi suona così: per “evitare che l’industria percepisca una non convenienza nell’Europa, bisogna cambiare
pagina radicalmente e questo comporta una battaglia culturale che fino ad oggi
non è stata fatta”. Con le nostre parole suona così: se non fate quello che
diciamo portiamo nel nostre industrie altrove, delocalizziamo, si sarebbe detto
in altri tempi.
Ma la minaccia gira di fatto a vuoto, visto che la guerra
economico-commerciale attualmente in corso a livello mondiale non dà nessuna
possibilità, se non a qualche settore molto, ma molto, di nicchia, di competere,
e d’altronde come si vede in Italia i padroni hanno attualmente il loro
paradiso: il governo dà i soldi, i sindacati confederali, a cominciare dalla
Cgil, fanno finta di non vedere questo colossale travaso dalla classe operaia
alle tasche dei padroni e non pensano
nemmeno lontanamente di mobilitare gli operai per mettere in pericolo i loro
profitti (quelli “normali” non quelli “extra”).
Ma in realtà questa insistente minaccia, e la richiesta di creare e difendere la sovranità economica
implica qualcosa di più. Implica che non solo devono cambiare le leggi per
permettere ancora di più ai padroni di sfruttare liberissimamente la classe
operaia di tutti i paesi imperialisti europei, abbassandone i salari per
competere nella vendita delle merci in tutto il mondo, ma implica anche il
fatto che solo armandosi da ogni punto di vista è possibile la difesa ad ogni
costo degli industriali. E sono proprio questi gli argomenti, compresi gli 800
miliardi già stanziati, all’ordine del giorno all’interno delle varie
istituzioni europee.
Che significa tutto questo per le operaie e gli operai? Dove
finiscono queste chiacchiere dei padroni? In cassa integrazione infinita
(quando va bene), licenziamenti e in ogni caso salari bassi! e ancora morti e feriti sul lavoro... Devono oppure no,
gli operai ribaltare questa situazione sempre più insopportabile?
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