venerdì 11 febbraio 2011

pc quotidiano 11 febbraio - al processo Thyssen provocazione dei carabinieri


LA MATTINA DELL'11 FEBBRAIO, DURANTE L'UDIENZA DEL PROCESSO THYSSEN, MENTRE I COMPAGNI DEL CCP-PROLETARI COMUNISTI APPENDEVANO LO STRISCIONE DELLA RETE PER LA SICUREZZA SUI POSTI DI LAVORO, I CARABINIERI DI INSTANZA AL TRIBUNALE HANNO TENTATO DI STRAPPARE LO STRISCIONE DELLA RETE POSTO A FIANCO DI QUELLO RAFFIGURANTE I 7 OPERAI MORTI SULLA LINEA 5 DELLA THYSSEN.
I COMPAGNI PRESENTI E IL PADRE DI UNO DEGLI OPERAI MORTI, HANNO REAGITO CON DETERMINAZIONE E SI SONO RIFIUTATI DI RIMUOVERE GLI STRISCIONI E DI FORNIRE LE LORO GENERALITA'. UN BRIGADIERE HA TENTATO DI PORTARE UN COMPAGNO ALL'INTERNO DEL TRIBUNALE MA I COMPAGNI PRESENTI LO HANNO FATTO DESISTERE DAL SUO INTENTO.
LA PROVOCAZIONE DEI CARABINIERI NON E' QUINDI RIUSCITA E GLI STRISCIONI SONO RIMASTI APPESI ALLA CANCELLATA DEL TRIBUNALE.
I CARABINIERI HANNO DICHIARATO DI AVERE SEGUITO LE DISPOSIZIONI DEL TRIBUNALE CHE VIETEREBBERO L'AFFISSIONE ALLA CANCELLATA E CHE QUINDI AVREBBERO SOLTANTO ESEGUITO GLI ORDINI DELLA PROCURA. MA, AL DI LA DI PRESUNTE O RELI DISPOSIZIONI DEL TRIBUNALE, RIMANE IL FATTO CHE DI FRONTE ALLA STRAGE DI SETTE OPERAI, LA PROPAGANDA E LA CONTROINFORMAZIONE SMUOVE LE COSCENZE E DISTURBA CHI VORREBBE CHE TUTTO RIMANESSE BLINDATO NELLE AULE DEL TRIBUNALE AL FINE DI FARE CALARE L'ATTENZIONE ATTORNO AD UNA STRAGE DI OPERAI CAUSATA DAI PADRONI ASSETATI DI PROFITTO! E' NECESSARIO NON CEDERE AI TENTATIVI INTIMIDATORI DI CHI VORREBBE CHE TUTTO SI INSABBIASSE SENZA CHE LE MASSE POPOLARI SAPPIANO E PRENDANO POSIZIONE!
RINGRAZIAMO I PARFENTI DEI SETTE EROI DELLA THYSSEN CHE HANNO ASSUNTO CON DETERMINAZIONE LA DIFESA DEI COMPAGNI E IL DIRITTO DI INFORMARE E CONTROIFORMARE SULLA QUESTIONE DELLE VITTIME DEL LAVORO!


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pc quotidiano 11 febbraio - Organizzazione politica Forza Nuova: anche la Cassazione conferma la sua natura fascista e nazista

Riportiamo l’articolo del sole 24 ore di oggi sulla sentenza, aggiungendo alcuni passi della sentenza stessa.

Ricordiamo che il Comune di Milano, nel novembre dell’anno scorso, ha affittato un locale a questa organizzazione nel centro città; anche in tante altre città questa organizzazione fascista apre sedi… i sindaci e gli amministratori di queste città, che spesso si riempiono la bocca di legalità, non possono non sapere e di fatto sostengono l’esistenza di questa organizzazione illegale; i sindaci e gli amministratori non possono non conoscere la Costituzione Italiana che tra le Disposizioni transitorie e finali al punto XII, recita, “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.”

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Il Sole24ore 11 febbraio 2011

DIFFAMAZIONE

Forza Nuova si può definire razzista e fascista

Corte di cassazione - Sezione V - Sentenza 28 ottobre 2010-10 febbraio 2011 n. 4938

Dire che i valori di Forza nuova sono la violenza, il razzismo e l'antisemitismo si può.

La Corte di cassazione conferma l'assoluzione, dal reato di diffamazione, del giornalista del Corriere della sera Paolo Brogi e del direttore responsabile Paolo Mieli, querelati dal segretario di Forza Nuova Roberto Fiore. A scatenare le ire di Fiore era stato un articolo in cui la formazione di estrema destra veniva definita, dall'allora vice presidente della provincia di Roma Nando Simeone, portatrice di valori come la "xenofobia, il razzismo, la violenza e l'antisemitismo". Nell'articolo incriminato - scritto in occasione del corteo di Forza Nuova a piazza Mazzini a Roma - Simeone dichiarava non tollerabile che "a organizzazioni chiaramente fasciste" fossero concessi spazi politici e di espressione. Espressioni legittime secondo la cassazione che rientrano in un legittimo esercizio del diritto di critica politica. Altrettanto lecito, per gli ermellini, il comportamento del giornalista che, esercitando il suo diritto di cronaca, le ha riportate. I giudici ricordano, infatti, di aver riconosciuto l'esimente del diritto di critica storica e politica quando la stessa associazione era stata bollata come "neofascista e neonazista". Definizioni - conclude il collegio - che alla luce dei dati storici e dell'assetto normativo vigente durante il ventennio fascista , in particolare delle leggi razziali, non possono essere considerate lontane dalla verità.

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“… alla luce dei dati storici e dell’assetto normativo vigente durante il ventennio fascista, segnatamene delle leggi razziali – r.d.n. 1728 del 1938 e relative leggi di attuazione – la qualità di fascista non può essere depurata dalla qualità di razzista e ritenersi incontaminata dall’accostamento al nazismo, il che fornisce base di verità alle espressioni di critica […]. E, sempre in dimensione storica, qualifiche di xenofobia, razzismo, violenza ed antisemitismo attengono a principi o valori (o disvalori, a seconda della diversa angolazione prospettica), intimamente connaturati e strutturalmente coessenziali alla ideologia razzista e fascista.”

pc quotidiano 11 febbraio - "I tagli che non fanno rumore", ovvero la politica del governo contro le masse popolari

Riportiamo un articolo dal sito LaVoce.it, perché chiarisce, con l’apporto di dati, anche se dal punto di vista di “economisti” che si pretendono tecnici e neutrali, diversi punti della politica del governo e della cosiddetta opposizione, della posizione dei sindacati confederali, a partire dal titolo: i tagli ai servizi sociali che non fanno rumore; ma anche il voto “bipartisan” sulla guerra, le leggi antipopolari già approvate, e le accuse dei pentiti di mafia fatte in questi giorni a Berlusconi indicato come mandante degli attentati del ’93… neanche questi “fanno rumore” nella confusione creata attorno al “caso” Berlusconi…


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I TAGLI CHE NON FANNO RUMORE

di Sergio Pasquinelli 10.02.2011

I servizi sociali sono stati pesantemente penalizzati dai tagli di spesa. Ma nessuno ne parla. Persino sull'azzeramento del Fondo per la non autosufficienza, le reazioni sono state modeste anche da parte di sindacati, associazioni del terzo settore e comuni. Il governo punta a disimpegnarsi dal welfare dei servizi, mentre mantiene salda la gestione del welfare monetario, un insieme di misure poco efficienti, che assorbono gran parte della spesa sociale. Urgente una riforma complessiva della spesa e dei servizi sociali.

I servizi sociali sono stati pesantemente penalizzati dai tagli di spesa. Come fare a rispondere a bisogni crescenti con risorse che diminuiscono? È una domanda divenuta centrale per Regioni ed enti locali, soprattutto dove è netto il contrasto tra riduzioni in corso e bisogni in aumento, come nel caso degli anziani non autosufficienti.

IL SILENZIO DI TUTTI

Colpisce il silenzio che regna intorno a questi tagli. Rispetto ad altri ambiti di policy e anche ad altri paesi, la comunicazione pubblica sul welfare dei servizi è molto carente e frammentaria. Quello dei tagli di spesa sembra essere un tema troppo tecnico per essere affrontato dai media nazionali. Oppure talmente delicato da rinviare a questioni più generali da trattare in chiave politica. E ideologica. Non c'è stato un vero dibattito sui tagli possibili: in quale modo esercitarli, chi preservare dalle scelte più difficili, che cosa mantenere e che cosa sacrificare.

Persino ex post, sull’azzeramento del Fondo per la non autosufficienza, 400 milioni di euro che vengono a mancare da quest’anno, le reazioni sono state a dir poco modeste da parte di sindacati, associazioni del terzo settore e soprattutto rappresentanza dei comuni. Sono loro infatti che più di tutti pagheranno il taglio, perché prevalenti beneficiari di un fondo a destinazione sociale, che l’anno scorso ha rappresentato un quarto della loro spesa sociale per la terza età. (1)

I TAGLI

L’unico “successo” si è registrato per il non profit, con i fondi in parte ripristinati sul 5 per mille. Per il resto il panorama è desolante. A partire dal Fondo nazionale per le politiche sociali, un po’ il padre di tutti i fondi per il sociale, nato tre anni prima della legge 328/00 e quest’anno ridotto a 275 milioni di euro: erano più del triplo solo tre anni fa. E che dire del Fondo per la famiglia, passato dai 185 milioni dell’anno scorso a 51? Avrebbe dovuto dare le gambe al lungo elenco di propositi emerso nella Conferenza nazionale di Milano dell’8-10 novembre 2010: ora sappiamo che quelle intenzioni rimarranno in larga misura tali.

Principali fondi statali a carattere sociale (milioni di euro)

2008

2009

2010

2011

Fondo nazionale politiche sociali

929,3

583,9

453,3

275

Fondo politiche per la famiglia

346,5

186

185,3

52,5

Fondo per la non autosufficienza

300

400

400

0

Fondo per le politiche giovanili

137,4

79,8

94,1

32,9

Fondo servizi per l’infanzia-Piano Nidi

100

100

0

0

Fondo sociale per l’affitto

205,6

161,1

143,8

33,5

Fondo per il servizio civile

299,6

171,4

170,3

113

Fonte: A. Misiani, Finanziaria 2011: fine delle politiche sociali? e legge di stabilità 2011.

Cresce poi il numero dei fondi letteralmente svuotati: dopo il Piano straordinario per i nidi è toccato al Fondo per la non autosufficienza. Altri, come quello per gli affitti, sono ridotti a una cifra simbolica: giovani coppie e famiglie in crisi potranno sperare quasi soltanto negli aiuti che Regioni e comuni, in ordine molto sparso, hanno deciso di mantenere. Mentre le riduzioni sul servizio civile rischiano di mortificare un’esperienza il cui valore è riconosciuto a livello europeo. Nel complesso, se nel 2008 per i principali fondi sociali lo stanziamento superava i due miliardi di euro, quest’anno siamo a meno di un quarto (vedi tabella).
E le prestazioni monetarie? I tagli colpiscono la rete dei servizi, il livello territoriale. Prestazioni gestite a livello nazionale, preponderanti in termini di spesa, non sono state minimamente sfiorate da alcuna ipotesi di riforma. Valga per tutti l’esempio dell’indennità di accompagnamento: una misura granitica per cui verranno spesi quest’anno tredici miliardi di euro. Tutti i servizi sociali dei comuni italiani costano la metà di questa sola misura: 6,6 miliardi nel 2008 secondo l’Istat.

Il messaggio che il governo manda è esplicito: ci disimpegniamo dal welfare dei servizi, mentre manteniamo salda la gestione del welfare monetario, quello che riguarda i vari assegni familiari, per l’assistenza e l’invalidità. Un insieme di misure ingessate, poco efficienti e perequative, che assorbono i quattro quinti della nostra spesa sociale.

COSA (NON) SI FA PER LA NON AUTOSUFFICIENZA

La forbice tra domanda di aiuti e risorse disponibili si allarga particolarmente per i non autosufficienti. Per loro oggi l’offerta di assistenza poggia essenzialmente su due colonne portanti.

Da una parte, la rete dei servizi domiciliari, residenziali e intermedi, che Regioni ed enti locali governano e producono. Per mantenere e sviluppare questa rete, ancora sotto-dotata rispetto a molti paesi europei, le Regioni dovranno sempre più attingere risorse dalla sanità e dal socio-sanitario, che presentano disponibilità ben maggiori del sociale. (2) Con il rischio di “sanitarizzare” l’assistenza, di spostarla verso le situazioni più gravi e di ridurne i contenuti più propriamente sociali, di accompagnamento, promozionali, preventivi, ambientali, di comunità.

Dall’altra, un’erogazione monetaria nata trent’anni fa e da allora mai migliorata, l’indennità di accompagnamento, insensibile alle condizioni economiche di chi la percepisce e priva di alcun vincolo di utilizzo, quindi votata a essere la fonte primaria del welfare fai-da-te, quello del mercato sommerso delle assistenti familiari.

Serve una vera ristrutturazione della spesa sociale: per riformare le erogazioni monetarie nazionali di tipo sociale, superandone i crescenti limiti; per rafforzare un sistema dei servizi penalizzato in Italia a favore dei trasferimenti economici; per qualificare in modo non episodico il lavoro privato di cura. Non c’è bisogno della bacchetta magica, serve una visione di sistema, l’intenzione di cambiare e la capacità di scegliere.

(1) Sui servizi per gli anziani cfr. Network Non Autosufficienza (a cura di), L’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia. Secondo Rapporto, Maggioli Editore, 2010.

(2) I Fondi regionali per la non autosufficienza già oggi attingono risorse dalla sanità. L’Emilia Romagna per esempio ha stanziato 487 milioni di euro per il 2010 di cui 307 provengono dal Fondo sanitario regionale.

pc quotidiano 11 febbraio - MFPR: 13, QUALE MOBILITAZIONE ALTERNATIVA

Alcuni appelli, prese di posizione che si pongono come alternativi all’appello “Se non ora quando?”, spostano il problema su un altro terreno, quello della libertà sessuale, della prostituzione, quando la questione è Berlusconi, la sua cacciata, la lotta contro questo sistema fascista, sessista, razzista.
Questo lo fa anche il principale appello che sta circolando nella lista “sommosse”, intitolato “Indecorose e libere”,
D’altra parte sulla questione degli scandali sessuali e prostituzione, si portano avanti posizioni ambigue; facendo di tutt'erba un fascio, non facendo una denuncia di classe anche in questo campo. Si contrappone una “sessualità libera e consapevole” alla mercificazione e al moralismo; si mette sullo stesso piano la ”sessualità” delle escort della corte di Berlusconi con l'oppressione sessuale della maggioranza delle donne. Certo, tutto è frutto di questo sistema sociale di sfruttamento e oppressione e le donne ne sono colpite comunque al doppio, sia come “angelo del focolare” sia come “donne oggetto”. Ma tra le donne c'è chi, e sono la maggioranza, vuole rovesciare questo sistema sociale, e chi, invece, lo vuole per sè, ne fa parte integrante o ci vuole entrare a goderne tutti i benefici, soldi e potere. Questo fa eccome la differenza!
Le donne in carriera o aspiranti carrieriste che si fanno ora ministre, ora sante, ora escort offendono le donne; quando riescono a entrare nel sistema si fanno propagandiste di stupidi e velenosi modelli, si fanno sostenitrici di un sistema che noi vogliamo combattere e distruggere.
Non ci interessano le Ruby di turno, noi siamo con le tante donne immigrate o povere che invece vengono perseguitate dal potere, da governo, dallo Stato con campagne reazionarie, sessiste e razziste – ultima la scandalosa sentenza contro Joy che ha mandato assolto l'Ispettore di polizia stupratore.
Le donne non sono uguali: sono borghesi, medio/piccolo borghesi e proletarie; sono di destra, di centro, di sinistra; il sesso senza la classe ci frega. Che dovremmo dire delle Marcegaglie, delle Gelmini?
Di quale “autodeterminazione” si parla? Essa non può essere una coperta che copre tutto, nascondendo le differenze di classe.
L'appello “Indecorose e libere” in questo senso non si pone affatto come alternativo alla mobilitazione intorno all'appello “Se non ora quando?”. Siamo passate dalla giustissima cacciata delle donne parlamentari, governative del 24 novembre 2007 a non dire una parola sull'appello contro il fatto che il 13 scendono in piazza in nome della dignità delle donne chi nel parlamento, nelle istituzioni, nei vertici sindacali, è compartecipe del peggioramento quotidiano alle condizioni delle donne e quindi alla nostra dignità.
Si fa appello a scendere in piazza non per scatenare la ribellione delle donne contro il moderno medioevo di Berlusconi e del suo sistema, ma per “costruire un nuovo immaginario che affermi di nuovo la vera libertà delle donne” (conclusione del volantino). Cioè si propaganda il fumo, all'arrosto, ci penseremo...

Proprio per queste ragioni riteniamo che l'unico movimento necessario alle donne è un movimento che chiamiamo femminista proletario rivoluzionario, che intrecci le ragioni di classe a quelle di sesso, che unisca la maggioranza delle donne nella lotta oggi, per la cacciata di Berlusconi, contro il fascismo padronale, contro lo Stato di polizia e violentatore, ma che abbia come fine la rivoluzione, perchè solo la rivoluzione e una rivoluzione nella rivoluzione portata avanti dalle donne, è in grado di cambiare tutto questo, compreso gli uomini e le donne che la fanno.

Se vogliamo costruire un altro movimento delle donne, prendiamo nelle nostre mani tutte insieme lo “sciopero delle donne”, tappa necessaria del nostro percorso di liberazione/rivoluzione.
Anche in questo vi è, e con questo pratichiamo, l'autodeterminazione del movimento femminista dalle mobilitazioni estemporanee (che per chi le promuove hanno come quadro solo le elezioni).

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
mfpr@libero.it

11.2.11

pc quotidiano 11 febbraio - Berlusconi va rimosso..se non lo rimuovono va rovesciato con una rivolta sociale e politica

Uno dei due editoriali del primo numero della nuova serie del giornale mensile 'Proletari comunisti' chiede la rimozione immediata di Berlusconi e il suo governo ad opera delle stesse istituzioni democratiche borghesi, se sono quelle che dicono di essere, data l'evidenza illegittima e illegale della suo gestione del governo e del suo porsi fuori e contro le stesse leggi, come le inchieste della Magistratura e la montagna di fatti stanno lì a dimostrare.
Non è un problema di - come dice la opposizione parlamentare - 'andiamo alle elezioni', perchè è un argomento del tutto speculare a quello sostenuto da Berlusconi, 'non me ne vado perchè sono stato votato dal popolo'.
Berlusconi opera in dispregio delle leggi e delle istituzioni, le usa a suo vantaggio e piacere e da esse deve essere innanzitutto rimosso.

Ma questo non avviene.. e questo rende l'azione di Berlusconi di tipo fascista e le istituzioni non in grado come sempre di fermare il fascismo che avanza e qui che trova legittimità l'azione diretta dei proletari e delle masse popolari di ribellarsi e imporre con la mobilitazione di massa fino all'esercizio della forza le dimissioni-rimozioni di Berlusconi
Non c'è quindi altra strada a questa e questa va percorsa con tutte energie disponibili, possibili, necessarie.

Proletari comunisti
11 febbraio 2011

pc quotidiano 11 febbraio - Egitto: la sfida dello "zio" Mubarak fa infuriare le masse


Centinaia di migliaia di manifestanti pro-democrazia si prevede inizino a marciare per le strade del Cairo e in altre città egiziane venerdì, in quello che potrebbe diventare la più grande - e alcuni temono la più violenta - delle proteste finora, dato che i propositi dei manifestanti per la cacciata del presidente Hosni Mubarak sono stati frustrati giovedì.

In un discorso alla nazione attraverso la tv di 17 minuti, Mubarak ha detto alla folla in festa, che si aspettava la fine dei suoi 30 anni di governo autoritario, di aver trasferito una parte di questa autorità al vicepresidente Omar Suleiman, ma che rimane aggrappato al potere fino a settembre, quando termina il suo mandato attuale.

Mubarak ha detto che egli vigilerà sull’"uscita" dalla crisi attuale, e che "realizzerà le richieste espresse dai giovani e dai cittadini ... senza compromettere la costituzione in modo da garantire la stabilità della nostra società".

Prima ancora di aver finito il suo discorso contro gli umori della folla, deludente, i manifestanti accampati nella Tahrir Square , l'epicentro della rivoluzione dell'Egitto, hanno gridato "asino, vattene!"

Jacky Rowland, corrispondente di Al Jazeera dal Cairo, ha detto che i manifestanti, prematuramente euforici, che avevano pensato di "avere un appuntamento con la storia" con la cacciata di Mubarak, hanno promesso di tornare venerdì per quella che viene annunciata come la più grande protesta mai vista.

I manifestanti avevano organizzato in precedenza il "venerdì dei martiri" per commemorare i 300 o più che sono stati uccisi durante le proteste pro-democrazia, che ora sono entrate nella loro terza settimana.

'Un Nuovo Fronte'

Migliaia di manifestanti si sono trasferiti durante la notte al palazzo presidenziale, obbiettivo sensibile, nel tradizionale quartiere di Heliopolis al Cairo centrale.

"Questo segna un nuovo fronte nella nostra lotta contro questo regime illegittimo," ha scritto un manifestante nel sito di microblogging Twitter. "Ora che Mubarak si è rifiutato di andarsene, ringraziando, ne pagherà il prezzo."

Oltre a occupare Tahrir Square, le proteste pro-democrazia hanno già bloccato l'accesso al palazzo del parlamento, vicino alla piazza.

Migliaia di manifestanti stavano anche circondando l'edificio della radio e della televisione al Cairo, che vedono come portavoce del regime di Mubarak.

I lavoratori si sono uniti alle proteste nei giorni scorsi, paralizzando il trasporto e industria in modo efficace e infliggendo un colpo più netto al regime di Mubarak.

Indignati per sfida di Mubarak, molti più lavoratori si sono impegnati a unirsi alle proteste programmate per venerdì. I dimostranti pro-democrazia non sono stati convinti dall’appello di Suleiman giovedi a tornare al loro posto di lavoro e alle case.

Pensato per calmare le tensioni e proiettare un'immagine da vecchio zio, il discorso di Mubarak non ha placato i timori degli egiziani e di gran parte della comunità internazionale. Gli Stati Uniti e la Ue hanno detto che l'annuncio di trasferire alcune competenze a Suleiman, il vice-presidente, è gravemente insufficiente e arriva tardi rispetto alle vere riforme richieste dal popolo.

Mohamed El Baradei, figura leader dell'opposizione, ha detto che l'Egitto "esploderà" a causa della sfida di Mubarak.

Il discorso ha inaugurato una nuova era di incertezza in Egitto, con alcuni analisti che temono violenze diffuse visto che le tensioni hanno raggiunto il culmine.

-da al jazeera-

giovedì 10 febbraio 2011

pc quotidiano 10 febbraio - La lotta delle donne palestinesi nelle gabbie d’Israele

La lotta delle donne palestinesi nelle gabbie d’Israele

35 donne palestinesi detenute da Israele hanno iniziato l’ 8.02.2011
lo sciopero della fame come forma di protesta contro la reclusione.

Non si tratta del primo momento di lotta che documentiamo attraverso
questo blog infatti, nell’aprile scorso, “la settimana del prigioniero
politico” era stata inaugarata dall’inizio di uno sciopero della fame
compatto e deciso nelle carceri israeliane.

Le condizioni disumane di detenzione, la privazione dei diritti
basilari,
la negazione dell’assistenza sanitaria e gli assalti fisici all’interno
delle celle spingono le prigioniere, già da due giorni, a proseguiro lo
sciopero della fame con le seguenti rivendicazioni: la possibilità di
ricevere e effettuare telefonate e quella di ricevere visite, la
possibilità di ricevere effetti personali come libri e calze e la
garanzia dell’assistenza sanitaria.
Non sono rari i casi in cui le proteste nelle carceri vengono
pesantemente represse, è necessario quindi far sentire la nostra
solidarietà e amplificare la voce delle donne e degli uomini,
palestinesi e non, costretti/e nelle gabbie. Seguiranno aggiornamenti.

La solidarietà è un’arma, libertà per tutti e tutte.
Stop all’occupazione, Palestina libera!
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pc quotidiano 10 febbraio - 1° Marzo: basta morte di immigrati sul lavoro!

1° Marzo: basta morte di immigrati sul lavoro!

La Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro fa appello a portare, nello
sciopero e nelle mobilitazioni del 1 Marzo, la lotta per la difesa della
vita dei lavoratori immigrati.

Una battaglia necessaria, da costruire assieme ai lavoratori immigrati e
alle loro associazioni, ai comitati, al movimento antirazzista, per lanciare
una campagna nazionale e una manifestazione nazionale che dia visibilità
alle ragioni di chi si batte contro le morti sul lavoro dei nuovi schiavi
del profitto.

La lunga marcia dei diritti dei lavoratori immigrati sta avanzando nel
nostro paese, dalle rivolte di Rosarno, di via Padova a Milano, dalle
proteste sulle gru, contro il supersfruttamento, le leggi razziste a partire
dal pacchetto sicurezza, contro la bossi-fini, la repressione, la
sanatoria-truffa, la crisi economica che li trasforma in clandestini.

Ma la questione delle morti sul lavoro dei nostri fratelli immigrati ancora
non ha avuto una sua specifica mobilitazione, eppure è molto alto il tributo
di sangue dei proletari immigrati.

A Paderno Dugnano, a Ravenna come a Roma, la mobilitazione della Rete
nazionale per la sicurezza sul lavoro ha portato la necessità di intervenire
su questi temi, a partire dalla necessità di rendere giustizia agli operai
immigrati morti e a non lasciare sole le loro famiglie.

La rivolta dei popoli di Algeria, Tunisia, Marocco ha ridato dignità agli
sfruttati ed oppressi dai regimi-fantoccio al servizio degli interessi dei
padroni imperialisti. Queste rivolte ancora in corso dimostrano che solo con
la ribellione di massa è possibile riprendere nelle proprie mani la propria
vita, una vita che prima valeva meno di niente e che li ha portati ad
emigrare e chi è sopravvissuto nelle nuove tratte degli schiavi ha dovuto
subire supersfruttamento, morte, cie, polizia e razzismo di stato.



Lavoratori immigrati, con lo sciopero del 1 Marzo non avete bisogno di
dimostrare quanto profitto create in questo paese ma farlo diventare
giornata di lotta per affermare i vostri diritti di esseri umani, e tra
questi il diritto alla vita nei luoghi di lavoro.

E' ora di dire assieme che non siete più disposti ad essere merce per il
profitto dei padroni.



Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro

pc quotidiano 10 febbraio - *Italia in guerra contro i migranti con i radar d’Israele*

Ricevo e rigiro

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*Italia in guerra contro i migranti con i radar d’Israele*



di *Antonio Mazzeo*





Potenti radar a microonde prodotti in Israele stanno per essere installati
all’interno di parchi e riserve naturali del sud Italia per contrastare gli
sbarchi dei migranti. La nuova *Rete di sensori radar di profondità per la
sorveglianza costiera* sarà integrata al sistema di comando, controllo,
comunicazioni, computer ed informazioni (C4I) della Guardia di finanza.
Grazie alle risorse del “*Fondo europeo per le frontiere esterne*”,
programma quadro 2007-08 contro i flussi migratori, *il Comando generale
della forza armata ha acquistato cinque sofisticati EL/M-2226 ACSR
(**Advanced
Coastal Surveillance Radar**) realizzati da Elta Systems, società
controllata dalla Israel Aerospace Industries Ltd. (IAI)*. I radar sono
appositamente progettati per l’individuazione di imbarcazioni veloci di
piccole dimensioni. “Le immagini ad alta risoluzione captate dal sistema –
informano i manager dell’industria bellica israeliana – vengono utilizzate
per prevenire l’immigrazione e la pesca illegale, il traffico di droga, gli
attacchi terroristici e il contrabbando; per realizzare missioni di ricerca
e salvataggio; per individuare target aerei, navali, sottomarini e segnali
emessi da antenne radar”.

L’EL/M-2226 ha una portata di oltre 50 chilometri e, posto a livello del
mare, è in grado di scoprire uno scafo veloce a 10 miglia o un gommone a 7.
“Il duplice esame ottico e all’infrarosso degli obiettivi sospetti scoperti
dal radar ne consentono la distinzione in leciti o illeciti”, si legge sulle
brochure di Elta Systems. “Il sistema è in grado di mantenere sottocontrollo
oltre cento bersagli contemporaneamente; il riconoscimento dei gommoni
impiegati nell’immigrazione clandestina avviene con l’analisi, per ogni
natante avvistato, della velocità, rotta, provenienza, dimensioni,
riconoscimento del numero di persone a bordo. Opera 24 ore al giorno, 365
giorni all’anno, anche in condizioni climatiche particolarmente avverse, in
network con altri tipi di sensori installati su imbarcazioni navali, aerei
ed elicotteri”.

La società israeliana fornisce pure qualche dato sulle caratteristiche
tecniche dell’ultima generazione di strumenti anti-immigrati. *“L’EL/M-2226
fa parte della famiglia di trasmettitori **Linear Frequency Modulated
Continuous Wave** (LFMCW) in X-band (dagli 8 ai 12.5 GHz di frequenza)”,
quelli che operano cioè emettendo microonde, le onde molto corte comprese
tra i 300MHz e i 300 GHz, estremamente pericolose per l’uomo, la fauna e la
flora.* “L’angolo di esposizione azimutale è di 1.5°, mentre quello in
altezza è di 3.5°”, aggiunge Elta Systems. “Il sistema è stato sviluppato
nella configurazione a corto, medio e lungo raggio e incorpora un’antenna
fissa, un trasmettitore radio, un ricevitore, un processore del segnale ed
un’unità di controllo e gestione informatica. Il network dei diversi
impianti radar può essere facilmente controllato da un unico Centro di
comando/VTMS remoto. *L’EL/M-2226 è stato installato lungo la costa
israeliana ed integrato alla rete difensiva marittima che verrà potenziata
con altre cinque potenti stazioni radar. La marina militare israeliana ha
utilizzato questo sistema nel gennaio 2002 per individuare nel mar Rosso
l’imbarcazione palestinese **Kareen A** che trasportava armi”. Adesso è il
turno dell’Italia contro i migranti e i profughi in fuga dai conflitti
africani e mediorientali. *

Anche se* il Comando generale della Guardia di finanza mantiene il riserbo
sulle località prescelte per installare i cinque radar a microonde,* tre di
esse sono note. Si tratta di *Gagliano del Capo (Lecce)*, *Siracusa* e dell’
*isola di Sant’Antioco in Sardegna*. Nel Salento l’impianto sorgerà in *un
terreno di 300 mq ubicato tra le località “Sciuranti” e “Salanare”,
all’interno del perimetro del** *parco naturale Otranto – *Santa Maria di
Leuca* – Bosco di Tricase. In Sicilia, il radar sarà installato a *Capo
Murro di Porco* presso la stazione di sollevamento fognario del Comune di
Siracusa, zona sottoposta a vincolo paesaggistico ed archeologico e
prospiciente l’oasi marina protetta del Plemmirio, istituita nel 2005. Il
terzo impianto sarà creato invece all’interno dell’ex stazione radio
militare di Sant’Antioco di proprietà della Regione Sardegna, in località
Capo Sperone – Su *Monti de su Semaforu*. Si tratta di una splendida area
costiera ricadente nel parco di “Carbonia ed Isole Sulcitane”, dove sono
presenti pure fabbricati particolarmente significativi dal punto di vista
storico-culturale ed architettonico.

In tutti e tre i luoghi, le antenne radar saranno montate in cima a tralicci
alti 36 metri; saranno realizzate estese piattaforme in calcestruzzo,
shelter e cabine destinate a contenere gli apparati di trasmissione. *I
lavori sono stati appaltati **il** 22 ottobre 2010 alla “Almaviva SpA” di
Roma, principale** gruppo italiano di consulenza e servizi IT (**Information
& Communication Technology**)** per la pubblica amministrazione, gli enti di
previdenza, le banche, ecc.. Per complessivi 5.461.700 euro*, Almaviva
assicurerà l’installazione e la manutenzione dei cinque impianti radar e la
formazione “attraverso quattro corsi” del personale della Guardia di
finanza. L’appalto è stato concesso dal Comando generale della Gdf senza
l’indizione e la previa pubblicazione di un bando di gara nella Gazzetta
ufficiale dell’Unione europea, con la motivazione che “i lavori e i servizi
possono essere forniti unicamente da una determinata fornitrice, la Almaviva
SpA , che possiede le prescrizioni di natura tecnica e i diritti esclusivi
dei materiali”.

Con un fatturato annuo di 865 milioni di euro, la società romana è
particolarmente attiva nel settore della difesa e della sicurezza.* Oltre
alla Guardia di finanza, tra i suoi *clienti compaiono la NATO , lo Stato
Maggiore della difesa, l’Aeronautica militare, la Marina militare, l’Arma
dei Carabinieri e il Dipartimento di pubblica sicurezza. “Collaboriamo con
le forze di polizia nella gestione della sicurezza in mare, dei confini
territoriali e degli aeroporti e nella protezione di infrastrutture
sensibili”, spiegano i manager di Almaviva. “Sviluppiamo sistemi di comando,
controllo e comunicazioni, di videosorveglianza territoriale e
messaggistica, applicazioni per la logistica e il personale, tecnologie e
soluzioni biometriche per l’identificazione. Abbiamo messo a punto *sistemi
C4I, strategici e tattici,** *per la gestione di operazioni terrestri, aeree
e navali, l’integrazione dei servizi di sorveglianza radar ed elettro-ottici
e delle informazioni provenienti da varie tipologie di sensori dislocati su
piattaforme fisse o mobili”.

Almaviva è uno degli attori privati chiave nel campo delle politiche
“sicuritarie” e di contrasto all’immigrazione. Oltre ad aver collaborato con
il governo nella realizzazione del “permesso di soggiorno elettronico”, la
società partecipa ai progetti previsti dal *programma operativo nazionale
(PON) “Sicurezza per lo sviluppo - Obiettivo Convergenza 2007-2013”*,
finalizzato ad “aumentare le condizioni di sicurezza e legalità in Sicilia,
Calabria, Campania e Puglia”. Il 21 aprile 2010, in associazione temporanea
con Unisys SpA e Secom Srl, Almaviva si è aggiudicata la gara indetta dalla
Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere per la
realizzazione *di un “sistema di raccolta informazioni, analisi e relativo
monitoraggio finalizzato al coordinamento delle attività di contrasto
all’immigrazione clandestina attraverso il Mediterraneo allargato e le
frontiere terrestri* (SATM)”.

La società ha assicurato infine l’aggiornamento tecnologico e i software per
il funzionamento di quattro sistemi di sorveglianza costiera M.C.S.S.
(*Mobile
Coastal Surveillance System*). Si tratta delle configurazione mobile del
radar israeliano EL/M-2226 ACSR, che la Guardia di finanza ha dislocato in
Calabria e Sicilia a partire dell’estate 2008, grazie ai fondi strutturali
europei previsti dal* *“Programma Operativo di Sicurezza per lo sviluppo del
Mezzogiorno di Italia – QCS 200/2006”. “Il complesso M.C.S.S., interamente
allestito dalla società israeliana IAI-Elta Electronics Industries Ltd di
Ashdod, si compone di quattro elementi: il radar di scoperta, il sistema di
riconoscimento optronico, lo shelter ed il veicolo di trasporto prodotto da
Iveco”, spiega il Comando della Gdf. “Per il loro impiego occorrono tre
operatori: l’addetto alla scoperta e riconoscimento, l’addetto alle
telecomunicazioni ed il conduttore del mezzo. Nello shelter destinato al
Corpo sono installati gli apparati radio necessari ad assicurare i
collegamenti con le sale operative, i mezzi terrestri e navali e i velivoli
di trasporto radar. Il sistema è sicuro: ha superato le prove di
radioprotezione e rientra nei parametri stabiliti in ordine alle emissioni
di onde elettromagnetiche”. Non la pensano così i residenti del comune di
Montallegro, in provincia di Agrigento. Dopo la collocazione del radar
mobile nella fascia costiera compresa tra Bovo Marina ed Eraclea Minoa, si
registrerebbero con frequenza guasti inspiegabili ad impianti elettrici,
sistemi d’allarme ed elettrodomestici.

pc quotidiano 10 febbraio - fuori i fascisti da palermo

Venerdi 11 febbraio l’organizzazione neofascista Casapound ha indetto la presentazione del libro “Nessun dolore” di Domenico Tullio, con la presenza dell’autore nonché militante dell’organizzazione stessa e del presidente di Casapound Gianluca Iannone.
La presentazione del libro avverrà niente poco di meno che alla Mondadori di Via Ruggero Settimo.

Riteniamo una grave provocazione il fatto che venga data la possibilità, dai responsabili della nota libreria, a tali individui di propagandare “ideali” quali il razzismo, il sessismo e l’omofobia.
Casapound è un’ organizzazione dichiaratamente neofascista che con un’immagine artificiosamente “nuova” e “moderna” inneggia al ventennio fascista e al duce, rievocando quel periodo storico che ha visto il nostro paese teatro di violenze e attacchi contro i lavoratori i giovani e le donne da parte del regime fascista che ha ridotto l’Italia in macerie svendendola all’invasore nazista.

Riteniamo vergognoso che la Mondadori dia spazio ad “iniziative” del genere promosse da questi individui che da nord a sud “fanno notizia” per il loro impegno nell’attacco a disabili, omosessuali, agli studenti che lottano contro la riforma Gelmini, da buoni servi del potere quali sono.

Non permetteremo che tali loschi figuri agiscano indisturbati organizzando la presentazione di un libro auto propagandistico.
La nostra città ha dimostrato in più di un’occasione la capacità di ricacciare nelle fogne tali individui che riescono ad agire solo protetti dalla polizia.

Invitiamo tutti i sinceri antifascisti venerdi 11 febbraio alle ore 16 davanti la Mondadori al sit-in antifascista indetto da tutte le realtà e organizzazioni antifasciste della città, per esprimere il loro dissenso e sdegno.


Red Block
Palermo 09/02/2011

pc quotidiano 10 gennaio - IL FARAONE... E IL 13

"UNA VOLTA CHIESERO AL FARAONE: COME HAI POTUTO DIVENTARE COSÌ POTENTE? LA SUA RISPOSTA FU: NESSUNO MI HA FERMATO".

Il Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario non aderisce alla mobilitazione nazionale indetta per il 13 febbraio dall'appello “Se non ora quando?”.
Appoggiamo naturalmente tutte le donne che scenderanno in piazza contro Berlusconi, il suo governo e il modello sociale, culturale putrefatto fascista, maschilista che questi rappresenta e che ha nell'attacco alla dignità delle donne uno dei pilastri principali. Ma non pensiamo che le posizioni espresse dall'appello, le donne che lo promuovono e lo rappresentano, le forze politiche che l'appoggiano, rappresentino realmente questa battaglia della maggioranza delle donne e del movimento femminista.
Che “Se non ora quando?” lo rivolgano a sé stesse, al loro ceto sociale e ceto politico di riferimento tutto interno a questo sistema, al parlamento, che oggi scendano in piazza è il minimo che potessero fare e lo fanno tra l'altro con un grande ritardo. Ma appunto, è il “minimo”, quasi un “dovere”. Dove stavano finora?
La condizione di vita della maggioranza delle donne proletarie è attaccata quotidianamente da anni, in termini di possibilità lavorativa, precarietà, discriminazioni vecchie e nuove, di ritorno agli anni '50 come peso dei servizi sociali, si mettono in discussione diritti, conquiste, si ricacciano le donne nella famiglia in cui avvengono la maggioranza delle violenze sessuali e degli assassini di donne, si nega alle ragazze un futuro, si reprimono e perseguono le immigrate e la maggiorparte delle prostitute (quelle che non sono chiamate “escort”), si crea un humus che rende “normale” l'offesa quotidiana e in tutti i modi alla dignità delle donne, ecc. ecc.
Ora, non possono le promotrici del 13 farsi interpreti anche della denuncia del contesto generale dell'attacco alle donne quando esso è portato avanti da un sistema sociale, da governi – non solo Berlusconi, ma anche quelli di centrosinistra - di cui buona parte di queste donne sono parte e condividono e che vogliono rendere solo “più civile, più ricca e accogliente la società”. Ora sono indignate perchè Berlusconi ha “superare la soglia della decenza”, ma quando questa soglia era già superata per la maggioranza delle donne, le lavoratrici, le studentesse, noi, le componenti più coerenti del movimento femminista ci siamo trovate sole nella lotta contro tutto questo; abbiamo e continuiamo a lottare contro tutti gli aspetti: dalle violenze sessuali, alla lotta, con le operaie Fiat contro lo schiavismo di Marchionne, alla lotta con Joy e contro i poliziotti stupratori e pure assolti, ecc.
Anche rispetto a Berlusconi, a queste promotrici, ai loro partiti di riferimento o di cui fanno parte a livello anche dirigenziale, in primis il PD, ai rappresentanti della stampa/Tv che hanno 'campato', quasi compiaciuti, a parlare di Berlusconi, alle esponenti sindacali, come la Camusso, che non hanno fatto finora neanche una iniziativa di lotta generale delle donne nonostante gli attacchi doppi per le lavoratrici, vorremmo ricordare un detto egiziano: “Una volta chiesero al Faraone: come hai potuto diventare così potente? La sua risposta fu: Nessuno mi ha fermato”.
Si potrebbe dire:meglio tardi che mai. Ma anche ora queste donne e i partiti di centrosinistra che stanno in parlamento e potrebbero rimuovere Berlusconi non lo fanno e chiedono ancora che sia lui a “dimettersi”
Noi del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario abbiamo sin dal primo momento, e in particolare dalla fase aperta con la lettera di Veronica Lario segnalato il salto di qualità moderno fascista, sessista che il sistema capitalista attraverso il governo Berlusconi realizzava. La concezione di Berlusconi e della sua corte, anche femminile, sulle donne, la considerazione del loro ruolo nella società, sono di fatto una cartina di tornasole, la punta di un iceberg dell'ideologia e del grado di inciviltà di un sistema che non potendo più nascondere e mentire, ormai le rivendica pubblicamente come fatti legittimi, normali.
E' evidente che separando la lotta contro Berlusconi dalla necessaria lotta delle donne contro tutto questo, senza affrontare l'attacco sistemico alle condizioni di vita, dignità delle donne, la manifestazione del 13 risulta essere caratterizzata da una mera opposizione al modello Berlusconi, tutta all'interno della dialettica parlamentare, elettorale e mass mediatica.
Noi siamo interne espressione di un altro movimento. E oggi riteniamo che Berlusconi deve essere cacciato con una rivolta, in primis delle donne e che la forma con cui le donne possono portare avanti questa battaglia sia quella che noi chiamiamo “sciopero delle donne”. Perchè è con lo sciopero totale delle donne che è possibile un protagonismo di lotta delle donne più sfruttate e oppresse, delle ragazze ribelli, perchè unendo la battaglia di classe alla battaglia di genere dappertutto, anche dentro la classe, è possibile non essere strumenti di politiche parlamentari/elettorali, e porre la necessità del cambiamento radicale di questo sistema da moderno medioevo che continuerà a produrre i 'Berlusconi'.
Come abbiamo detto lanciato nello sciopero del 28 gennaio, ORGANIZZIAMO PER L'8 MARZO LO SCIOPERO DELLE DONNE!
Questo messaggio lo rivolgiamo anche alla parte più radicale delle donne in piazza perchè si guardi oltre il 13 febbraio.

10.2.2011 - Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
mfpr@libero.it – tel 3475301704

pc quotidiano 10 febbraio - bergamo operaie in lotta

"lavoriamo per la Triumph da 10/20/30anni e abbiamo sempre considerato un dovere dare il massimo per l'azienda. Negli anni, spesso con grande fatica, siamo sempre riusciti a mantenerci al passo con i cambiamenti che, come è naturale che sia, si sono verificati nel tempo. ci è stato chiesto di essere sempre più flessibili e noi abbiamo acconsentito (...)
Col blocco del turn over ci hanno sovraccaricato di lavoro in maniera spesso
insostenibile, tanto che prendere qualche giorno di ferie (o malattia) è diventato un tormento per gli arretrati che si accumulano e che poi servono mesi per recuperare (.) ma nonostante quanto abbiamo fatto e facciamo, la situazione ha continuato a peggiorare e malgrado il nostro impegno ì tagli di personale si sono susseguiti fino ad oggi. Abbiamo accettato tutto, non perché speravamo in un riconoscimento particolare, volevamo solo mantenere il nostro lavoro e di contro la risposta è stata ancora un'ulteriore riduzione di personale. Tra l'altro con la chiusura del magazzino Italia per parecchi uffici il lavoro anziché diminuire è aumentato. Inoltre, da 2 anni, senza nemmeno motivarlo, hanno abolito il premio produzione e da quest'anno i premi fedeltà per i 10 e 25 anni di anzianità. Ci considerano vecchi, obsoleti e insufficientemente scolarizzati, quindi, ci chiedono di togliere il disturbo e lo fanno con l'arroganza di chi crede che non abbiamo una
dignità.." - (dalla testimonianza di una lavoratrice)

COSA SUCCEDE ALLA TRIUMPH?

E' difficile credere a quanto afferma l'azienda, ovvero, che 19 impiegate/i, garantiti da un contratto a tempo indeterminato, senza motivo apparente, sarebbero disposti a licenziarsi andando ad aggiungersi alle migliaia di disoccupati bergamaschi alla disperata ricerca di un impiego che non c'è.(Vedi ultimi "ricollocamenti" dei 56 addetti del magazzino italiano!)

Noi non crediamo ci sia alcun volontario al licenziamento ma piuttosto che questa "scelta" sia il risultato di una campagna di vero e proprio terrorismo psicologico che l'azienda da mesi ha messo in atto al fine di indurre quante più persone a dare le dimissioni.

La Triumph non è un aziendina in difficoltà, ma una multinazionale con fatturati miliardari che, a livello globale, sta usando la cosiddetta crisi per fare ancora più profitti, continuando a produrre lo stesso, o addirittura di più, con meno personale.Tra l'altro, in questo caso specifico, spacciando l'indennità di mobilità
come una sorta di "incentivo" al licenziamento, quando invece questo ammortizzatore sociale, pagato in gran parte dai contribuenti italiani, spetta per legge per i licenziamenti collettivi.

Sappiamo che di lavoro alla Triumph di Trescore ce n'è per tutti i lavoratori attualmente impiegati e che se si applicassero condizioni di lavoro accettabili si dovrebbe addirittura assumere altro personale.
Crediamo quindi che nessuna lavoratrice sia in esubero e che la sede di lavoro debba rimanere a Trescore.
Per questo nelle scorse settimane abbiamo scritto al direttore del personale (e alla Direzione Provinciale del Lavoro) chiedendo un incontro per chiarimenti su questi temi.
Ma il fatto che può dare una svolta a questa situazione è l'organizzazione e la mobilitazione delle lavoratrici con un sindacato non compromesso con l'azienda, contro l'arroganza dei piani aziendali, per difendere il lavoro, la dignità e vendere cara la pelle.

PERCHE' SOLO LA LOTTA PAGA!

SLAI COBAS per il sindacato di classe
Sede legale e nazionale: Taranto v. Rintone, 22 tel/fax 099/4792086 -
347/5301704 cobasta@libero.it
Sede provinciale: Bergamo - c/o slai cobas sc bg C.P. 4 - 24044 Dalmine Cell
335/5244902
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pc quotidiano 10 febbraio - Egitto "Chiuso fino alla caduta del regime", scioperano gli operai e il governo Suleiman si prepara alla repressione


Scendono in campo gli operai che vengono super sfruttati nelle fabbriche nelle mani del capitale straniero, Italia, Germania, Francia per circa 50 euro al mese…

Stralci da Al Jazeera 10 febbraio 2011

I sindacati dei lavoratori egiziani hanno indetto uno sciopero nazionale, aggiungendo slancio alle manifestazioni pro-democrazia del Cairo e in altre città.

I corrispondenti di Al Jazeera, dall'Egitto, hanno detto che circa 20.000 operai non sono andati al lavoro mercoledì.

Shirine Tadros di Al Jazeera, dal Cairo, ha detto che alcuni lavoratori "non hanno una richiesta politica".

"Dicevano che vogliono salari migliori, vogliono porre fine alla disparità di retribuzione, e vogliono il 15 per cento di aumento della retribuzione che è stato loro promesso dallo Stato."

Tuttavia, Tadros ha anche detto che alcuni lavoratori dicevano a Hosni Mubarak, il presidente egiziano, di dimettersi.

L'azione di sciopero è arrivata quando le manifestazioni pubbliche che chiedono a Mubarak di lasciare senza indugio il potere sono entrate nel loro 16 ° giorno.

I manifestanti determinati continuano a radunarsi a piazza Tahrir (Liberazione) del Cairo, e in altre città in tutto il paese. Dicono che le proteste non finiranno fino a quando Mubarak, che è stato al timone del Paese dal 1981, non andrà via.

I manifestanti con le coperte sono radunati al di fuori del palazzo del parlamento al Cairo mercoledì, senza alcuna intenzione di muoversi... I manifestanti hanno messo un cartello che recita: "Chiuso fino alla caduta del regime".

Il governo sembra essere sotto pressione da parte delle grandi potenze e dai sostenitori pro-democrazia, ha riferito dalla città Stefanie Dekker di Al Jazeera.

Ha detto che la gente in piazza Tahrir è arrabbiata per una visita di Tamer Hosni, una famosa stella pop araba, la mattina di mercoledì.

Hosni precedentemente aveva reso dichiarazioni per dire ai manifestanti di lasciare la piazza, dicendo che Mubarak aveva offerto loro concessioni. "I suoi commenti non sono andati proprio giù", ha detto il nostro corrispondente. La folla ha reagito con rabbia e sono dovuti intervenire i militari per tenerla lontani da lui.

"La gente qui mostra grande sensibilità" ha detto Dekker di Al Jazeera.

Le proteste sono continuate

Un altro corrispondente di Al Jazeera, dal Cairo, ha detto che c'è anche un elemento di rinnovata attenzione internazionale per le manifestazioni, con gli egiziani provenienti dall'estero che tornano per unirsi al campo pro-democrazia.

Vi è anche una campagna su Internet con l'obiettivo di mobilitare migliaia di espatriati a ritornare e sostenere l'insurrezione...

I manifestanti sono "più incoraggiati e più determinati di giorno in giorno", ha detto Ahmad Salah, un attivista egiziano, "Questo è un movimento in crescita, non diminuisce."

Nel resto del paese, quattro manifestanti sono morti e circa 100 feriti in scontri con la polizia. Nella provincia occidentale di Wadi al-Jadid, hanno avuto inizio manifestazioni anti-Mubarak lunedi notte, causando diversi feriti gravi portati in ospedale.

Questi sono stati segnalati per essere i primi scontri gravi nella provincia dal 28 gennaio, "Day of Rage" il giorno della rabbia.

Un medico che ha curato alcuni dei feriti negli scontri ha detto che si è trattato di quattro persone, ognuna della quali era stata colpita al petto.

Concessioni inferiori

Il messaggio di Mubarak è stato finora, che non lascerà fino al termine del suo mandato che scade a settembre.

Come gesto di buona volontà, però, 34 prigionieri politici, compresi i membri del gruppo di opposizione al bando, Fratelli musulmani, sono stati rilasciati negli ultimi due giorni.

Dekker, il nostro corrispondente, ha riferito che ci sono ancora un numero imprecisato di dispersi, tra cui attivisti che si pensa possano essere stati arrestati durante i recenti disordini, mentre Human Rights Watch ha riferito che il bilancio dei morti ha raggiunto 302 dal 28 gennaio.

Il ministero della Sanità egiziano ha negato le cifre, tuttavia, dicendo che le statistiche ufficiali sarebbero state rilasciate a breve.

"Egli (Suleiman) sta minacciando di imporre la legge marziale, il che significa che tutti coloro che sono in piazza saranno distrutti. Ma che cosa farà con il resto dei 70 milioni di egiziani che ci seguiranno dopo?".

Samir Abdul-Rahman, portavoce di una coalizione dei cinque principali gruppi di giovani dietro le proteste di piazza Tahrir.

Omar Suleiman, il vice presidente egiziano, ha avvertito martedì che il suo governo "non può sopportare continue proteste" per un lungo periodo di tempo, dicendo che la crisi deve essere chiusa al più presto possibile.

Suleiman ha detto che non ci sarà "nessuna fine del regime" e nessuna partenza immediata per Mubarak,così ha riferito l'agenzia di stampa di Stato MENA da una riunione tra il vice-presidente e giornali indipendenti.

A un certo punto della tavola rotonda, ha avvertito che l'alternativa al dialogo "è che avviene un colpo di Stato, il che significherebbe incalcolabili e frettolosi passi, compreso un mucchio di irrazionalità".

Quando viene pressato dai redattori di spiegare il commento, ha detto che non voleva dire un colpo di stato militare, ma che "una forza che non è preparato per governare" potrebbe rovesciare le istituzioni statali, ha detto Amr Khafagi, redattore capo del quotidiano di proprietà privata Shorouk, che ha partecipato al briefing.

La risposta alle dichiarazioni di Suleiman è stata triste.

"Lui sta minacciando di imporre la legge marziale, il che significa che tutti in piazza saranno distrutti", ha detto Abdul-Rahman Samir, portavoce di una coalizione dei cinque principali gruppi di giovani che sostengono le proteste in piazza Tahrir.

"Ma che cosa farebbe con il resto dei 70 milioni di egiziani che ci seguiranno più tardi".

In precedenza, martedì, Suleiman aveva detto che un piano era in atto per il trasferimento pacifico del potere, che comprendeva la formazione di tre commissioni – una per proporre modifiche costituzionali, un’altra per controllare l'attuazione delle modifiche e una terza per indagare sugli scontri violenti del 2 febbraio.

mercoledì 9 febbraio 2011

pc quotidiano 9 febbraio - Operai dei cantieri navale Palermo e Trapani: licenziamenti e cassa integrazione

Come si vede da queste informazioni, ogni attesa degli operai per passare a forme di protesta più incisive non ha fatto che aggravare la situazione; le proposte per lavorare comunque ci sono, come dicono tutti, la ristrutturazione dei bacini (e quella di tutto il cantiere), mettendo tutto davvero in sicurezza, ma anche la trasformazione delle vecchie navi in circolazione adeguandole agli standard di sicurezza internazionali come il doppio scafo. Così, invece, stando appresso ai sindacati confederali, che hanno creato questa situazione insieme alla direzione della Fincantieri, non si fa altro che avvicinarsi ad una lenta chiusura elemosinando ammortizzatori sociali.

Ricordiamo a chi fa finta di dimenticare, innanzi tutto i sindacalisti, che Salvatore Cianciolo, responsabile della task-force regionale per l'occupazione, è da anni “responsabile”, lo era anche sotto il governo mafioso di Cuffaro, e problemi di lavoro non ne ha risolto mai.

Proprio perché la cantieristica navale in generale risente della crisi economica mondiale, come dimostra il tentativo di licenziamento degli operai del cantiere navale di Trapani, non appartenente alla Fincantieri, che aspettano tre mensilità, è necessario rendersi conto di ciò che sta succedendo con uno scatto d’orgoglio da parte degli operai che prendano nelle proprie mani la direzione della lotta!

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Fincantieri: continua lo sciopero, a rischio il 60% del personale

08/02/2011

TRAPANI - Fallita la proposta del prefetto di Trapani, Marisa Magno, di avviare le procedure di cassa integrazione per gli operai del Cantiere navale. È stata, infatti, respinta dalla società che intende ridurre il personale del 60%, procedendo, quindi, a licenziamenti. Lo sciopero dei settanta lavoratori, intanto, prosegue ad oltranza.

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Una cinquantina di operai dei cantieri navali aderenti a Fiom, Fim e Uilm protesta da questa mattina sotto la direzione di Fincantieri, davanti allo stabilimento di Palermo. La manifestazione, spontanea, è stata indetta in seguito alle risposte fornite ieri dai vertici di Fincantieri sulla possibilità di nuove commesse per lo stabilimento palermitano. (Ansa, 8 febbraio)

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dal giornale di sicilia

Fincantieri non lascia Palermo

08/02/2011

Vertice a Palazzo d'Orleans tra Regione, sindacati e dirigenti aziendali,Ma resta incertezza sulle nuove commesse di lavoro

PALERMO. Fincantieri conferma il mantenimento della missione produttiva nello stabilimento di Palermo, ma sulle nuove commesse di lavoro è ancora buio. È quanto emerge dalla riunione tecnica di ieri a Palazzo d'Orleans, sede della Presidenza della Regione siciliana, tra i dirigenti nazionali di Fincantieri, l'assessore regionale alle Infrastrutture, Piercarmelo Russo, i dirigenti dell'assessorato regionale alle Attività produttive e i sindacati Fim, Fiom e Uilm.

Nel suo intervento, il responsabile delle risorse umane di Fincantieri, Andrea Paolo Colombo, ha detto che «per la cantieristica la situazione, a livello europeo, è difficile. La società in questo momento non è in grado di assumere impegni a breve termine. Domani (oggi, ndr) discuteremo di cassa integrazione per Monfalcone e Marghera, lo stabilimento di Ancona è fermo e tra poco lo sarà anche Castellamare di Stabia. A Palermo confermiamo il mantenimento delle tre gambe produttive (costruzioni, riparazioni e trasformazioni), ma possiamo ragionare solo sul lungo termine».


Sicuramente non è quello che i sindacati volevano sentire, anche se sul versante che riguarda la costruzione dei bacini di carenaggio ci sono novità. Per accelerare i lavori, già finanziati dalla Regione, di ristrutturazione delle infrastrutture da 52 e 19 mila tonnellate, l'assessore Russo, ha proposto due strade: «Abbiamo suggerito all'assessorato alle Attività produttive la strada dell'avviso di preinformazione, infatti, è possibile rendere da subito noto a tutti che si vogliono bandire questi appalti e si può procedere all'acquisizione delle domande in appena ventidue giorni. Inoltre - ha aggiunto Russo - suggeriamo di optare per un appalto integrato che comprenda non solo i lavori ma anche la progettazione esecutiva, in modo che l'impresa aggiudicatrice non possa chiedere varianti o modifiche: attualmente i tempi sono stimati in 310 giorni ma in tal modo, i tempi della gara potranno essere ridotti di circa 50/100 giorni». 
Di norma, per la progettazione definitiva e la conferenza di servizi ci vogliono 120 giorni; 190 per la gara d'appalto e 60 giorni per la progettazione esecutiva, mentre per i lavori si parla di una forbice tra 300 e 500 giorni. «Ci aspettavamo un impegno maggiore per il futuro dello stabilimento sul fronte delle commesse - dice Nino Clemente della Fim - anche se ci rassicura la scelta dell'azienda di non abbandonare il sito di Palermo».
Il segretario provinciale della Uilm, Silvio Vicari, è intervenuto durante la riunione ricordando «che la cassa integrazione per gli operai dei Cantieri di Palermo scade a ottobre, per cui visto i tempi di ristrutturazione dei bacini si proporrà il problema di nuovi ammortizzatori sociali». Francesco Piastra della Fiom ha aggiunto che «senza ulteriori carichi di lavoro ad aprile i lavoratori in cig saranno 470, mentre nell'indotto non c'è copertura sociale».
All'incontro era presente anche il responsabile della task-force regionale per l'occupazione, Salvatore Cianciolo, che ha proposto a Colombo di verificare eventuali aiuti al reddito per i lavoratori.

pc quotidiano 9 febbraio - bommartini..uno sciopero riuscito



07-02-2011 Pienamente riuscito lo sciopero deciso dal Cobas FAO dei lavoratori della Bommartini, durato 24 ore. Ottenute alcune delle richieste più immediate, la Confindustria ripropone incredibili autodafé sui diritti sindacali, ma anticipa l'incontro previsto, a mercoledì 9.

pc quotidiano 9 febbraio - Bergamo: Inchiesta ultrà: 104 indagati. L'accusa "atti di guerriglia"

salto di qualità nella criminalizzaione degli ultras: usate per la prima volta intercettazioni telefoniche, confino con l'obbligo di dimora fuori dalla provincia di bergamo per il leader della curva....secondo il pm il daspo non serve a niente.....

Inchiesta su ultras Atalanta: indagato assessore regionale “Era ideologo tifoseria”
A Daniele Belotti viene contestato il reato di concorso esterno in associazione a delinquere. Dopo due anni di inchiesta, all'alba di oggi è scatto il blitz. Sequestrati mazze, coltelli e armi varie utilizzate durante gli scontri. Il gruppo indagato è accusato dell'assalto al ministro dell'Interno
L’assessore al Territorio della Regione Lombardia Daniele Belotti è indagato dalla procura di Bergamo nell’ambito di un’inchiesta sul tifo atalantino organizzato: al politico leghista è contestato il concorso esterno in associazione a delinquere per presunti legami con la frangia più violenta della curva nerazzurra. Secondo gli investigatori sarebbe nientemeno che l’ideologo della tifoseria. Una posizione imbarazzante, visto che il gruppo di ultras finito nel mirino è accusato anche di aver organizzato l’assalto al ministro dell’Interno (e compagno di partito) Roberto Maroni nell’agosto scorso, per protestare contro la tessera del tifoso. Un episodio da cui, per la verità, lo stesso Belotti s’era immediatamente dissociato. “Il mio ruolo di mediatore tra le istituzioni e la tifoseria è noto da almeno vent’anni – ha spiegato Belotti -. Di certo non possono attribuirmi atti violenti, ai quali non ho mai partecipato. La mia è sempre stata un’opera di mediazione, in cui ho sempre messo la faccia”.

E’ una vera bufera quella che si è abbattuta stamattina su Bergamo: 35 perquisizioni effettuate, 104 indagati in totale. Sei di questi, tutti noti ultrà, hanno un’imputazione pesantissima, mai contestata prima ai violenti del pallone: associazione a delinquere. Secondo i magistrati il gruppo pianificava gli scontri allo stadio, coordinandosi con telefonate intercettate dagli investigatori. “Se domani va male sarà violenza”, è una delle frasi captate. L’attività di ascolto avrebbe permesso di scongiurare un assalto prima di Atalanta-Napoli del 6 gennaio 2010.

In alcune di queste conversazioni sarebbe incappato anche il Belotti. Per questi sei personaggi la pm Carmen Pugliese aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, ma il gip ha detto no. Il leader della tifoseria, Claudio Galimberti, 37 anni, se l’è così cavata con un divieto di dimora a Bergamo, altri due ultras di spicco, di 25 e 26 anni, si dovranno sottoporre all’obbligo di firma in caserma. Per tutti gli altri, i reati vanno dalla rissa all’adunata sediziosa, dai danneggiamenti alle lesioni personali.

Il blitz, dopo due anni di indagini, è scattato stanotte alle tre: ottanta agenti hanno perquisito le case dei tifosi, trovando mazze, bastoni, lanciarazzi e passamontagna. Un arsenale che serviva a ingaggiare battaglia con le forze dell’ordine e le fazioni avversarie. Episodi iniziati prima di Atalanta-Catania di due anni fa, e proseguiti con gli scontri in occasione di una sfida con l’Inter.

Ma nella lista c’è anche un sit in minaccioso nel gennaio 2010 davanti alla Questura, poi una dura contestazione davanti al centro sportivo atalantino a Zingonia. A tirare le fila sempre gli stessi personaggi, spesso consolati e giustificati dagli stessi giocatori e dirigenti atalantini. Dopo Atalanta-Catania, in base alle intercettazioni, quattro calciatori si sarebbero recati a far visita a due ultras agli arresti domiciliari, portando in dono anche maglie da gioco.

“Abbiamo aperto una finestra su un panorama inquietante – ha spiegato la pm Pugliese – . Una situazione che era sotto gli occhi di tutti ma che non si voleva evidentemente vedere. Il gip non ha condiviso l’accusa di associazione a delinquere, ma noi la porteremo avanti. Vedremo al processo”. Pesante il giudizio morale su calciatori e dirigenti, anche se su di loro non pende nessuna accusa: “Abbiamo riscontrato un asservimento di alcuni protagonisti del calcio verso questi signori – ha infierito la pm – Anziché stigmatizzare le violenze chiedevano scusa per la sconfitta”.

di Paolo Grasso il fatto quotidiano

martedì 8 febbraio 2011

pc quotidiano 8 febbraio - nelle file del sindacato sale la protesta contro la linea revisionista del gruppo dirigente del PCNU maoista


I media nepalesi riportano la rottura della Confederazione sindacale generale - All Trade Union Nepal (ANTUF) di domenica.

In disaccordo con la linea seguita dalla dirigenza del sindacato e del PCN-U (m), una frazione significativa diretta dal vice presidente della ANTUF, compagno Gajgain Badri, con il sostegno del compagno Kiran, ha convocato la V Convenzione Nazionale. Durante la stessa è stato accusato l'attuale presidente del sindacato, vicino alle posizioni di Pushpa Kamal Dahal, [Prachanda] Shalik Ram Jammkattel di essere corrotto, di aver venduto gli operai e di gestire la federazione sindacale in modo personalistico.

Un comunicato stampa emesso dalla frazione diretta dal compagno Bajgain ha accusato la leadership del partito, tra cui il presidente Pushpa Kamal Dahal, di esitazione nell’agire contro Jammkattel. "Aspettiamo da più di un anno, ma il Partito non ha preso alcuna decisione per porre fine al monopolio della fazione di Jamkattel", dice la nota.

Si afferma anche "di aver costituito la nuova organizzazione per la salvaguardia dei diritti dei lavoratori”, chiamando la fazione di Jamkattel "nemica" dei lavoratori. Il processo avrebbe avuto inizio alcune settimane fa a Lalitpur.

Il malessere all’interno dei quadri del partito e dell’EPL per la situazione politica sta portando a rotture negli organismi controllati dalla destra.

pc quotidiano 8 febbraio - è giusto e sacrosanto bloccare i treni con le scorie radioattive

VALSUSA proteste treno scorie nucleari 2 arresti
stanotte presidi e tentativo di bloccare il treno di scorie nucleari proveniente da vercelli, che in gran segreto cercava di raggiungere la francia. il treno partito ale 2 doveva passare per torino e la valsusa. non è chiaro se, a causa delle proteste, il treno sia passato o sia tornato indietro. il convoglio era precedutto da un treno apripista pieno di sbirri. 30 identificati e tre fermi, uno rilasciato. gli altri due compagni, noti per il loro impegno su diversi fronti tra cui il nucleare, non si sa ancora se verrannbno rilasciati o verrà confermato il fermo.


Il fantasma delle scorie si aggira per l’Europa
Umberto Mazzantini

LIVORNO. La Rete nazionale antinucleare (Rna) denuncia sulla sua pagina di Facebook: «Treno radioattivo: questa notte al presidio di Chiusa san Michele ore 3,50. Violenta repressione delle forze dell'ordine sui manifestanti. Violenta e inaudita carica e caccia all'uomo a Chiusa San Michele ore 3,50....30 persone a presidiare sul marciapiede il passaggio del treno radioattivo..poi partono le cariche, violente inaudite, pestaggi di gente già fermata, poi perquisizioni corporali, insulti, foto....questo il bilancio del presidio per il treno ...radioattivo, presidio che non intendeva bloccare ma richiamare l'attenzione sul passaggio delle scorie radioattive per il Piemonte in zone densamente popolate come la valle di Susa» e annuncia «In mattinata arriveranno altre informazioni e foto.

Rna e "Sortir du nucléaire" avevano rivelato che ieri sarebbe partito dall'Italia un convoglio carico di scorie nucleari che oggi transiterà anche sui binari Rer, la rete di trasporti che serve Parigi e periferia, il treno dei pendolari dell'hinterland di Parigi.

Si tratta di 13 tonnellate di combustibili esausti, scorie altamente radioattive, di Garigliano, la centrale nucleare da 150 MW chiusa definitivamente nel 1982, 5 anni prima del referendum che mise fine a quel nucleare che oggi si vorrebbe far rinascere in Italia. 31 anni più tardi il fantasma atomico di Garigliano percorre con le sue scorie l'Europa, in una sorta di gioco dell'oca nucleare, alla ricerca di impossibili soluzioni.

Il treno nucleare è partito intorno alle 2 di stanotte da Vercelli per Torino da dove si è diretto verso Colegno, preceduto di 10 minuti da un altro treno che "apre la via". Gli attivisti lo aspettavano vicino alla frontiera italo-francese. Le Donne No Tav il 6 febbraio avevano indetto un presidio alla stazione di Condove Chiusa San Michele a partire dalle 24,00. «L'obbiettivo è non lasciar passare in silenzio questo ennesimo trasporto di materiale pericolosissimo senza opportune misure di sicurezza ( ricordiamo che il protocollo di legge prevede che la popolazione venga avvisata per tempo e venga predisposto un piano di sicurezza ) Sembra poi che sta volta si tratti di un trasporto di scorie liquide ancor più pericolose delle barre solide di uranio. Ci troviamo lì e poi ci confrontiamo insieme sulle possibilità e le intenzioni praticabili nella notte. L'invito è di portare bevande calde legna per il fuoco calze di lana e spirito di resistenza Chi non potesse rimanere lì dalle 24,00 alle 5,00 (ora presumibile del passaggio del treno) può anche arrivare alle 3 del mattino per rinforzare la presenza dei primi arrivati. Speriamo che sia un primo momento che serva a richiamare l'attenzione su un problema, il nucleare, per nulla risolto, anzi. Facciamoli muovere stanotte i nostri amici per ricordargli sempre che qui .. Sarà dura...». Probabilmente le Donne No Tav non si aspettavano i manganelli e le cariche .

«Mentre i ministri francesi ed italiani dell'energia tentano con tutti i mezzi di integrare l'energia nucleare fra gli obiettivi dell'Unione Europea spacciandola per energia pulita - dicono le due reti no-nuke - il passaggio di un convoglio di rifiuti radioattivi dall'Italia alla Francia si prepara in segreto. Tre giorni dopo il passaggio di un convoglio di rifiuti radioattivi belgi, le popolazioni europee sono di nuovo esposte al rischio nucleare a causa di Areva ed i loro governi.

Ieri un treno che trasporta un container di combustibile nucleare italiano esaurito altamente radioattivo, prodotto dal vecchio reattore del Garigliano, ha lasciato il sito di stoccaggio di Avogadro, in Piemonte, per raggiungere il terminal ferroviario di Valognes (Manche), in Francia. Il percorso delle scorie del vecchio nucleare italiano attraversa il Piemonte e in Francia Savoie, Ain, Saône-et-Loire, Côte-d'Or, Yonne, Seine-et-Marne, Essone, Val-de-Marne, Yvelines, Eure, Calvados e la Manche. il Calvados e la Manche. Nella région parisienne le scorie italiane percorreranno la Rer per poi essere scaricate su camion e raggiungere l'impianto di Aeva di La Hague per essere "trattate". Ma non è finita: in una data ancora sconosciuta ripartiranno per l'Italia, dove non esiste alcun impianto definitivo per accoglierle.

La stessa Autorité de sureté nucléaire franxcese (Asn) il 18 novembre 2007 esprimeva serie riserve sulla legalità di questo tipo di trasporto radioattivo: «In occasione del primo trasporto di combustibili usati italiani verso l'impianto di La Hague in vista del loro trattamento, l'Asn ricorda pubblicamente le sue riserve sull'accordo intergovernativo che inquadra questa operazione. (...) L'Asn considera che I tempi in questo accordo, che prevedono la ricezione dei combustibili tra il 2007 e il 2015 e il ritorno in Italia dei rifiuti prodotti dal ritrattamento tra il 2020 e il 2025, non siano tecnicamente giustificati».

"Sortir du nucléaire" sostiene che «Non solo il trattamento presso l'impianto di La Hague non diminuisce la radioattività delle scorie ma aumenta il loro volume. Dunque questo trasporto di scorie molto radioattive è insensato: espone le popolazioni, solo per fare funzionare l'impianto Areva a La Hague. Mentre il governo italiano vuole rilanciare il nucleare, contro la volontà della maggioranza della popolazione, che ha voluto abbandonare il nucleare grazie al referendum del 1987, le autorità italiane mandano questi rifiuti estremamente radioattivi lontano dal loro territorio, sperando così ritardare e mascherare il problema dell'impossibile gestione delle scorie nucleari».

Rna in un comunicato emesso prima degli scontri con la polizia di questa notte scriveva: «Ci associamo alla Rete "Sortir du nucléaire" per denunciare questo episodio doppiamente vergognoso, perché presenta dei rischi ambientali e pericoli per la popolazione e perché il tutto è stato omertosamente tenuto sotto silenzio da tutti i responsabili e da quanti ne erano conoscenza. La Rete "Sortir du nucléaire" e la Rete Nazionale Antinucleare fanno appello per una mobilitazione lungo il tragitto e ricordano che il nucleare non è né pulito né sicuro. Non esiste nessuna soluzione per gestire i rifiuti nucleari e la Francia non è la pattumiera nucleare dell'Europa! Una sola soluzione: smettere di produrne e soprattutto non rilanciare la "macchina"!».

comunicato no-tav

Nella notte tra domenica e lunedì era previsto il trasporto di scorie
nucleari
>verso la Francia attraverso la Val di Susa. Alle 4.00 di lunedì un presidio
di
>protesta presso la stazione di Condove Chiusa San Michele è stato
violentemente
>caricato dall'ingente spiegamento delle forze dell'ordine. Alcuni feriti, 27
>fermati (che saranno denunciati) e 2 arresti sono il risultato dell'operato
>della questura.
>Il treno delle scorie era composto di due convogli di cui uno è tornato
>indietro.
>
>Alcune decine di persone hanno messo in crisi l'imponente e costoso
>dispositivo organizzato per il trasporto di materiale radioattivo altamente
>pericoloso.
>
>A quanto ci risulta il trasporto di scorie di ieri non è stato segnalato
dalle
>autorità preposte alla popolazione, cosa che riteniamo gravissima. Chiediamo
>pertanto alle amministrazioni di farsi carico di verificare il motivo per
cui
>non sono state attuate tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza
>degli abitanti dei territori coinvolti al passaggio delle scorie.
>
>La scelta energetica non è una partita di scacchi ma una cosa molto seria.
>Oggi, a 40 anni dal reattore sperimentale di Saluggia, ne paghiamo le
>conseguenze. Pericolosità dei trasporti per il riprocessamento delle scorie
e
>costi incredibili sulle bollette dell'energia elettrica.
>
>Come movimento No Tav da sempre seguiamo con attenzione la questione
nucleare.
>Pensiamo che il presidio di ieri sia stato importante e giusto per iniziare
un
>nuovo percorso di lotta e informazione su questo tema.
>
>Siamo vicini e solidali con le persone arrestate, denunciate e ferite.
>
>Il movimento No TAV in assemblea al presidio Picapera, lunedì 7 febbraio
2011,
>ore 23
>

pc quotidiano 8 febbraio - indegna criminalizzazzione del lancio del fumogeno contro Bonanni

La 'stampa' busjarda di martedì 8 febbraio esulta: il pennivendolo Nicolò Zancan informa che Rubina Affronte, la ragazza che l'8 settembre scorso è accusata di aver lanciato un fumogeno al sindacalista venduto Raffaele Bonanni durante un dibattito alla festa del sedicente partito e democratico, rischia la condanna a sei mesi con la condizionale per i reati di 'danneggiamento, tentate lesioni ed accensione di oggetti pericolosi'.
Si tratta di un grave atto di criminalizzazione di un'azione più che legittima, volta solo a non far parlare uno degli attuali portavoce importanti dei padroni.
Non solo è legittimo, ma è assolutamente doveroso impedire ai finti difensori dei diritti dei lavoratori di continuare a fare da cassa di risonanza alle parole del padrone di turno.
Bonanni, Angeletti, e tutti gli altri tromboni venduti che fanno del sostegno al fascismo padronale e governativo la loro azione quotidiana non devono poter parlare liberamente in nessun posto: l'esercizio della libertà di parola deve essere loro impedito con ogni mezzo necessario, come legittimo uso e difesa della democrazia dei lavoratori

Torino, 08 febbraio 2011
Stefano Ghio - portavoce Slai Cobas per il sindacato di classe Torino

pc quotidiano 8 febbraio - come prosegue la mobilitazione pro-egitto al presidio permenente di Milano .. luci e ombre

Il presidio permanente di fatto è semipermanente, questo si traduce in autorizzazione per tutta la settimana tranne il martedì e giovedì, dalle 14 alle 20 il tutto in 20 metri quadri. Alcune novità sono: una cintura di sicurezza costituita
da blindati di polizia e carabinieri che di fatto assediano il
presidio, da un lato per prevenire la possibilità che si sfoci in
corteo e dall’altro per non dare visibilità al presidio. A questo si
aggiunge la presenza di una ventina e più di digos che ogni tanto
chiama a se, principalmente, giovani egiziani che dopo discussioni
misti a sorrisi, rientrano nel presidio e si ri-attivizzano; altra
novità è costituita da un servizio d’ordine, una decina di armadi
egiziani, che con modi “gentili” invitano italiani e immigrati a non
“ostruire” il passaggio sul marciapiede. Questo insieme di cose fa si
che all’interno del presidio ciò che era stato isolato e, in alcune
occasioni buttato fuori dai cortei, cerchi di prenderne la direzione.
Queste posizioni tendono a far afflosciare il presidio lanciando
slogan, traduzione non letterale ma di contenuto, cercano di supportare
il “nuovo” governo di transizione, posizioni subito aggredite e zittite
da slogan che anziché dire “Mubarak via via” dicono “Mubarak
impiccato”: Questo lo comprendiamo facendocelo spiegare e tradurre da
alcune ragazze con le quali si è interloquito nei giorni scorsi (il
presidio, altra novità, si declina solo in arabo). Per cui sabato 12 vi
saranno varie manifestazioni a Milano, Roma, Napoli, Palermo e altre
città, che lanciano l’appello per una manifestazione nazionale che solo
strumentalmente utilizza la rivolta dei popoli arabi.
Il nostro ruolo
nel presidio e sul territorio: nel presidio oltre a cercare di capire i
cambiamenti, siamo intervenuti col servizio d’ordine egiziano,
spiegandogli che non c’era nessuna necessità che non si ostruisse il
marciapiede, perché di fatto non si ostruiva un bel niente, e con
esempi che hanno messo in luce il ruolo illegale della polizia diretta
dal governo Berlusconi (abbiamo fatto l’esempio anche di quanto
successo ad Arcore), abbiamo spiegato che italiani ed egiziani hanno lo
stesso problema (questa discussione ha attirato altri immigrati) e di
fatto hanno desistito dal loro operato di controllori. Sul territorio
oltre a continuare nell’affissione di manifesti di solidarietà con la rivolta,
abbiamo pensato di procedere anche con degli striscioni e di fare delle locandine con poche parole d’ordine con traduzione in arabo...

circolo proletari comunisti Milano