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martedì 14 aprile 2015

pc 14 aprile - i Comunisti e le masse - Pillole comuniste 1

I comunisti non devono  cessare mai di occuparsi delle masse, devono mantenere sempre legami con i più sfruttati e i più poveri, per organizzare la lotta, per elevarne la coscienza, per abituarli e addestrarli a lottare in prima persona, prendere nelle proprie mani la lotta, conoscere il potere avversario  e abituarli a trattare con esso!

da Pillole comuniste 1 - 24/05/2013

IERI A PALERMO!

venerdì 27 febbraio 2015

pc 27 febbraio - Precari e lotta di classe

Poc'anzi, rileggendo un post del nostro blog sindacale "Slai Cobas per il Sindacato di Classe", datato 3 novembre 2014 mi è venuta in mente una Pillola comunista e da questa inizio:

Nella lotta di classe c'è sempre un'altra opportunità; finchè la società è divisa in classi, finchè vigono le leggi del capitale, la lotta che si è fermata o ha perso può sempre riprendere e vincere. (pillole comuniste 2 del 8 novembre 2013)

L'articolo del quale parlavo, riguarda la lotta dei precari Coop Sociali che a dire il vero non ha conosciuto una vera e propria sconfitta e per certi versi non si è mai fermata ma il lavoro devono conquistarselo mese dopo mese e alcuni lavoratori sono "stanchi" di questa lotta continua che non lascia loro nemmeno più il tempo di respirare . . . Leggere questa pillola può dargli solo l'energia di continuare a credere nella lotta di classe, perchè quella non si ferma mai ed è l'unica che paga!

Ma ecco l'articolo tale e quale l'ho prelevato dal blog:

Palermo, 3 novembre 2014

E' in corso una nuova e forte protesta dei precari Coop Sociali, assistenti ai disabili nelle scuole superiori di Palermo e provincia, a Palazzo Comitini (sono testimone oculare in quanto ho fotografato alcuni pezzi della manifestazione) e insieme ai precari anche i genitori con i loro figli disabili.



Precari, genitori e ragazzi continueranno a protestare fino a quando la situazione non si sbloccherà e non saranno le minacce della Digos, di denunciarli, a fermarli perchè la protesta dei precari è più che legittima contro chi mette in campo invece la piena illegalità, la Regione Sicilia con la giunta "Crocetta" e la provincia commissariata.
Da oggi il servizio di assistenza è stato di nuovo vergognosamente sospeso con una grave violazione del diritto allo studio degli studenti disabili e un nuovo attacco alla condizione lavorativa di centinaia di operatori.

giovedì 12 gennaio 2012

PC 12 GENNAIO - OPERAI FINCANTIERI A PALERMO DI NUOVO IN PIAZZA

report di un compagno di proletari comunisti presente al corteo.

Dopo l'incontro deludente tra sindacati, azienda e ministro dello sviluppo Passera lo scorso Martedi a Roma, gli operai Fincantieri dello Stabilimento di Palermo tornano in piazza a centinaia dando vita ad un corteo dai cancelli del cantiere navale fino alla Prefettura.
Sostanzialmente il ministro a nome del governo, ha confermato il pieno appoggio al piano industriale Fincantieri che prevede oltre un migliaio di esuberi di cui 140 nel capoluogo siciliano, con ricadute su centinaia di operai dell'indotto.
Questa mobilitazione segue a 20 giorni di scioperi e cortei selvaggi che la scorsa settimana hanno paralizzato la città costringendo il prefetto a "supplicare" gli operai di smetterla di creare disagio e convocando le parti in prefettura nella giornata di ieri.
il corteo ha attraversato l'arteria principale della città, via Libertà scandendo slogan quali " Il cantiere non si tocca, lo difenderemo con la lotta" e "lavoro,lavoro,lavoro".
Al fianco degli operai in lotta anche una delegazione di studenti universitari molti dei quali appartenenti al Collettivo Universitario Autonomo.
Presenti anche le solite delegazioni di partiti della sinistra ex parlamentare elettoralista che dopo latitanze prolungate ai cancelli delle fabbriche fanno capolino a cortei tipicamente sindacali e "tradizionli" come questo, per non parlare anche della comparsa di un paio di militanti e dirigenti locali di Sel con l'evidente intento di diffondere false promesse in vista delle imminenti elezioni locali.
Giunti davanti il palazzo della prefettura un delegato sindacale ha denunciato a gran voce il piano industriale Fincantieri che in nome della produttività prevede la chiusura degli stabilimenti di Genova, Castellamare di Stabia e Palermo ma anche le politiche del nuovo governo dei padroni Monti che al di là della facciata si è dimostrato subito per quello che è: un governo prettamente politico che è andato subito all'attacco della classe operaia e lavoratrice in particolare con la messa in discussione dell'art 18 dello statuto dei lavoratori, aumento di tasse e accise, altro che governo tecnico!
Tutti gli operai hanno gridato in coro "l'articolo 18 non si tocca, lo difenderemo con la lotta!"
Non è mancata anche questa volta la denuncia e gli epiteti all' "amato" sindaco di Palermo Diego Cammarata, noto a tutti per la sua assenza permanente e da qualche mese anche a livello nazionale per gli scandali di corruzione e favoritismi.
l'incontro è durato circa 8 ore mentre sotto gli operai presidiavano l'ingresso respingendo con forza e determinazione provocazioni da parte di digos e sbirri che più volte hanno preteso che gli operai sciogliessero momentaneamente il presidio per il passaggio di auto blu.

il risultato del tavolo di ieri, che ha scongiurato momentaneamente il licenziamento di 140 lavoratori dello stabilimento, è dovuto in parte alle proteste spontanee e cortei selvaggi dei giorni scorsi da parte degli operai fincantieri che ancora una volta davanti alla possibilità del licenziamento scavalcano le dirigenze sindacali e impongono una linea di protesta più radicale, cosa che ad esempio fino all'ultimo giorno non è avvenuta a Termini Imerese con il risultato che tutti conosciamo.

In secondo luogo tale risultato è dovuto alla presa di posizione netta della Regione Sicilia che dopo aver investito oltre 56 milioni di euro nello stabilimento per la ristrutturazione dei bacini, non ha accettato che tale piano industriale si esegue con i tempi e modi previsti da Fincantieri.

Bono così come Marchionne, con un piano industriale del genere intende imporre un fascismo padronale in barba ai diritti fondamentali dei lavoratori, scavalcando le "regole" e attaccando il sindacato in quanto tale. Altra analogia fra i due padroni che si nota chiaramente in questo caso, è quella di incamerare fondi pubblici per poi chiudere gli stabilimenti appellandosi alla "scarsa produttività", quindi invece di investire i soldi come dovrebbe essere logico negli stabilimenti, la azienda li intasca sicuramente non destinandoli al miglioramento della "produttività" intesa come capitale fisso, dato che contrariamente a quanto spesso dicono i padroni che fanno questo tipo di operazioni, il "capitale umano", gli operai sono molto specializzati e professionali, lo dimostra il fatto che per decenni Fiat e Fincantieri hanno lavorato in questi stabilimenti facendo enormi profitti.

Raccogliendo i malumori di alcuni operai abbiamo ribadito che a tale livello dello scontro tra fascismo padronale e classe operaia non basta più la lotta sindacale basata sulla concertazione-sfilata- concertazione, ancor più in una fase in cui il moderno fascismo incarnato da Monti attacca anche il concetto di "concertazione tra le parti" ed in senso "tecnico" prosegue per la sua strada, bensì serve innanzitutto l'organizzazione operaia al di fuori dei sindacati confederali e "ufficiali" perchè le uniche vittorie che si possono ottenere su questo terreno, come dimostrano anche i recenti avvenimenti dell'ultimo anno nel gruppo fincantieri, si hanno solo grazie alla fuoriuscita dagli argini della lotta operaia che avviene "guarda caso" sempre in contrapposizione alle dirigenze sindacali.
In questo senso più volte è stato fatto l'invito a partecipare alla manifestazione del giorno 27 a Roma al primo sciopero generale contro il governo Monti con l'obiettivo di assediare i palazzi del potere contrariamente a quanto successo lo scorso 21 Ottobre dove a fronte degli attacchi padronali una Fiom talmente inadeguata ha confinato operai venuti da tutto il paese a piazza del popolo.

giovedì 20 gennaio 2011

pc quotidiano 20 Gennaio. Verso l'udienza del 24 Gennaio a Roma. Tutti gli studenti liberi subito!

Un mese e sei giorni sono passati dalla grande manifestazione del 14 dicembre a roma, una grande giornata di mobilitazione dove migliaia di studenti appoggiati da centinaia tra lavoratori, aquilani, abitanti di Terzigno, immigrati e tanti altri ancora si sono opposti ad un governo corrotto che sta ancora in piedi grazie ad un’infame compravendita di voti.
L’indignazione di massa quel giorno è stata sanzionata con la repressione di centinaia di sbirri in assetto antisommossa che stavano li a difendere i palazzi del potere.
Tanto si è detto sulla grande battaglia del 14 dicembre, il “partito di governo” com’era prevedibile ha etichettato ancora una volta gli studenti come “terroristi”, “violenti facinorosi” e “black block”.
L’opposizione di palazzo come pd,idv, sel, rifondazione, i sindacati come la cigil che chiameremo “partito della conciliazione”, non hanno esitato ad additare le pratiche radicali degli studenti e a giudicare cosa “va bene” e cosa “non va bene” circa la mobilitazione degli studenti.
Fino al giorno prima il movimento studentesco andava bene se si limitava a proteste simboliche come l’occupazione dei principali monumenti storici del paese, quando invece gli stessi studenti hanno finalmente risposto a settimane di cariche e sgomberi in maniera organizzata soverchiando le forze dell’ordine spinti dalla loro rabbia allora diventano violenti e black block…
Basta vedere le immagini e i filmati del 14 dicembre e tutto questo teorema crolla come un castello di carta: altro che pochi facinorosi, erano in centinaia a piazza del popolo a respingere il tentativo di carica delle forze dell’ordine mettendole in fuga, in migliaia hanno assediato i palazzi del potere provando l’assalto dell’ennesima e improponibile zona rossa.
Sicuramente tale risultato è stato possibile innanzitutto perché il movimento studentesco non è caduto nella retorica di divisione tra buoni e cattivi, secondariamente questo movimento a differenza dell’onda del 2008 è stato realmente autonomo da quel “partito della conciliazione” di cui parlavamo sopra e anzi ha rigettato i vari traffichini politici dei movimenti come i partiti della sinistra parlamentare ed ex parlamentare nonché la cigil della camusso.
In poche parole il “partito della conciliazione” ,anche le sue frange ritenute più vicine al movimento come la fiom, non ha avuto modo di annacquare il movimento e le sue pratiche.
Un altro fatto ormai accertato è che i 23 arrestati sono stati presi a caso nel corso dei rastrellamenti della polizia. Verso di loro si è scatenato un clima da caccia alle streghe, emblematica la reazione del ministro La Russa al programma televisivo “Anno Zero” dove non ha fatto altro che svelare la sua natura fascista e cosa ancora più emblematica dell’accanimento verso qualsiasi forma di opposizione sociale, la richiesta di Alemanno, per fortuna respinta, di costituzione di parte civile del Comune di Roma contro gli arrestati.
Ciò che è emerso dal 14 dicembre è che quando gli studenti si auto-organizzano lasciando fuori il “partito della conciliazione”, sono inarrestabili e riescono anche a mettere in rotta le forze repressive organizzate dello stato che se la danno a gambe.
Dopo un mese e sei giorni ci sono studenti ancora agli arresti domiciliari aspettando il processo che è stato rinviato a giorno 24, a loro va tutta la nostra solidarietà che concretamente dovrebbe significare di non retrocedere di un passo da quello che siamo riusciti ad ottenere con la mobilitazione, con le occupazioni di scuole,facoltà,monumenti e intere città, imponendo al potere la nostra volontà di manifestare quando e dove volevamo senza comunicare niente a nessuna questura d’Italia, organizzando didattiche alternative durante le occupazioni e così via.
Adesso è il momento di sostenere gli operai metalmeccanici per lo sciopero generale del 28 febbraio indetto dalla fiom dopo tante esitazioni. Uno sciopero generale richiesto a gran voce dagli studenti che ancora la cgil della camusso non ha voluto proclamare perché “ancora non ci sono le condizioni”… di fronte al ricatto padronale di Marchionne contro la classe operaia e i lavoratori in generale pensiamo che al contrario ci siano le condizioni anzi…
Per questo il 28 scenderemo a fianco degli operai contro il governo che colpisce lavoratori e studenti, chiedendo inoltre agli operai di stare al fianco degli studenti, i quali fin’ora hanno fatto bene da soli ma che sicuramente sarebbe interesse strategico di entrambi unirsi contro il governo per spazzarlo via.

lunedì 29 novembre 2010

pc quotidiano 29 novembre - L'Aquila, blitz degli universitari nella zona rossa Lezione simbolica tra le macerie contro la Gelmini

L'AQUILA. Arriva nella zona rossa dell'Aquila, la parte della città ancora inagibile a causa del terremoto del 6 aprile 2009, la protesta degli studenti contro il Ddl Gelmini. Dopo aver partecipato a un sit-in in piazza Duomo, una delle poche aree agibili del centro, molti studenti della Facoltà di Lettere che hanno deciso di varcare le transenne e tornare a fare simbolicamente una lezione all'aperto davanti a Palazzo Camponeschi, uno degli edifici più lesionati. Intanto partono le occupazioni: prima fra tutte quella della facoltà di Scienze a Coppito.

La protesta nella facoltà pericolante. Davanti l'ingresso della vecchia Facoltà gli studenti hanno esposto lo stesso striscione "Contro la riforma salviamo l'Univaq" che due giorni fa era stato esposto sul tetto della sede provvisoria nel polo industriale di Bazzano, zona ovest della città, mentre alcuni giovani, hanno sfidato il rischio di entrare in una struttura pericolante per salire al piano superiore dell'edificio e appendere anche altri striscioni con scritto "L'Aquila monumento studentesco al Ddl" e "Università pericolante". "È questo il nostro modo", spiegano, "per dire anche dall'Aquila che questa riforma provocherà la morte del nostro sistema universitario". Alla mobilitazione, che al momento non ha registrato incidenti, sono intervenuti anche presidi di Facoltà, prorettori universitari e ricercatori.

Occupata la facoltà di Scienze. Contemporaneamente continuano le assemblee in tutte le Facoltà dell'Aquila. La prima facoltà ad essere occupata è quella di Scienza. "Questa facoltà decide all'unanimità di occupare la facoltà di Scienze, resteremo in assemblea permanente in attesa delle decisioni da Roma sul Ddl Gelmini", così, Megafono alla mano, un rappresentante degli studenti ha annunciato la decisione da parte degli studenti di Scienze di occupare la facoltà, nucleo centrale del polo didattico di Coppito. La decisione è stata votata nel corso di un'assemblea organizzativa che si è svolta nell'atrio della facoltà, alla presenza di almeno 200 studenti.

giovedì 2 settembre 2010

pc quotidiano 2 settembre - bergamo: nazi-leghisti in azione

Non va per il sottile il presidente della Provincia Ettore Pirovano, in chiusura della Bèrghem Fest di Alzano, per dire la sua sulla questione degli immigrati irregolari. «Vedo troppi straccioni per le strade che chiedono la carità – ha detto rivolgendosi ai militanti – gente che sicuramente in tasca non ha il permesso di soggiorno, da caricarli sui pullman e, poi, sui charter». Quindi ha concluso invitando i sindaci della Lega ad «utilizzare le leggi, che ormai ci sono, che li mettono in grado di tutelare i propri cittadini».
Noi pensiamo che questa politica xenofoba e razzista che la lega nord propaganda a piene mani serve solo a gettare fumo negli occhi sulle reali condizioni di progressivo impoverimento che la maggioranza della popolazione, e in particolare i lavoratori, che a bergamo e nel resto del paese sono costretti a subire a causa di una crisi generata dalla fame di profitto di padroni e padroncini.
Basta vedere alcuni dati dal 2002 al 2009 in provincia l'indebitamento delle famiglie è cresciuto del 106, 6%, con una media di debiti per ogni famiglia di 20 mila euro, che il 61% dei richiedenti aiuto alla caritas è italiano, con un aumento del 66% rispetto all'anno precedente, che nella ex ricca valle seriana si parla di nuovi poveri, di cui molti italiani, gente che si apposta la sera fuori dai supermercati per togliere il cibo dai cassonetti , prodotti scaduti o frutta sciupata, per prepararsi la cena, che ci sono lavoratori disperati per le strade con tanto di cartello in cerca di un lavoro disperatamente o altri che si sono tolti la vita dandosi fuoco, che la disoccupazione sale in particolare tra i giovani dal 8,5% al 11,6% a cui si aggiunge una situazione già da tempo di senza futuro, con unico punto di aggregazione i centri commerciali o la fuga nell'eroina.
Ma chi semina odio e divisione non potrà che raccogliere tempesta e giusta ribellione contro un sistema capitalista violento che garantisce la sicurezza di vivere solo ad una piccola minoranza e relega la maggioranza alla sopravvivenza e al degrado sociale, pensando di salvarsi l'anima con la repressione e la caccia agli immigrati.
Come compagni e operai non possiamo lasciare che l'unica presa di posizione, seppur dignitosa dal suo punto di vista, arrivi da un prete di strada che aiuta i poveri tutti i giorni alla stazione di bergamo portando cibo e vestiti e che giustamente parla di parole gravi ed irresponsabili verso l'uomo e la società e dice che non basta più l'indignazione, secondo noi infatti occore l'azione e l'organizzazione delle risposte collettive per unire i proletari immigrati e non, a partire da casi importanti ed emblematici , che la giunta fascio-leghista e il sindaco di bergamo hanno già individuato come punti in cui ristabilire "ordine e sicurezza" per la borghesia cittadina, con polizia e ordinaze varie e con tanto di campagna mediatica come: via Quarenghi o la zona del mercato della Malpensata, per non parlare della situazione del quartiere di Zingonia ancora oggi sotto il ricatto dell'acqua e con la prospettiva di abbattere i palazzi "degradati" per lasciar posto a nuove infrastrutture a favore di speculatori e costruttori (come il neo predidente dell'atalanta Percassi).
Anche in questo ultimo caso ricordiamo le parole "d'avanguardia" del presidente della provincia ettore Pirovano: "i ghetti come Zingonia si abbattono", a cui seguirono le prese di posizione del partito democratico invitando ad esportare anche in altre aree critiche della città questo stesso modello di intervento.

giovedì 22 luglio 2010

speciale fiat 5 - 1 - il dominio e il sabotaggio

Per comprendere la natura dello scontro in atto alla Fiat è sempre necessario guardare all'essenziale. Il piano Marchionne costituisce un salto di qualità non tanto e non solo nel mirabolante tentativo di reggere alla concorrenza mondiale nella crisi – questo è comune a tutti i grandi gruppi automobilistici, questa feroce concorrenza domanda condizioni di lavoro ed estorsione di pluslavoro massimizzato, domanda che si utilizzino tutte le condizioni ambientali e sociali nei diversi paesi del mondo e domanda che sindacati e governi sostengano gli sforzi produttivi dei padron; questo avviene sotto tutte le latitudini, sotto tutti i governi e con tutti i tipi di sindacato – ma sul piano più generale.
'La Repubblica' chiarisce nell'inserto economico del 19 luglio, che la scelta di Pomigliano è una sorta di scelta obbligata e niente affatto dipendente dalla volontà del nuovo padreterno della Fiat: “La Fiat se vuole avere una posizione importante in Europa non la può avere dalla Polonia o dalla Serbia, l'Italia resta e deve restare un suo importante mercato e base produttiva... non può più esserlo con l'organizzazione produttiva attuale costosa e frammentata, la soluzione è chiudere alcuni fabbriche (vedi Termini Imerese – ndr), oppure saturarle mettendole in grado di assorbire tutta la nuova crescita. E' la scelta fatta con Fabbrica Italia che però ora deve essere incrementata e soprattutto funzionale”.
Il salto di qualità del piano Marchionne, quindi, non sta tanto nel piano stesso quanto nel metodo sistemico con cui vuole imporre questo piano, in sintonia col governo come “comitato d'affari” e lo “Stato moderno rappresentativo” in trasformazione lungo la tendenza da regime di moderno fascismo. E' il fascismo padronale, quindi, l'aspetto chiave di questo piano che ne rappresenta il salto di qualità.

Di conseguenza i licenziamenti repressivi in corso sono effetto e sostanza di questo piano. Si tratta di licenziamenti politici non tanto per l'appartenenza politica dei licenziati – in questo, non sono una riedizione degli anni '50 o di Valletta – ma perchè rispecchiano l'elemento politico, sistemico, statuale del salto di qualità.
Lo stupore con cui i licenziamenti sono stati accolti, che sanzionano comportamenti abbastanza ordinari e normali che normalmente o non venivano sanzionati o venivano al massimo sanzionati con provvedimenti blandi dettati dalle normative, questo stupore stupore nasce dall'incomprensione del salto di qualità.
Non è certamente una critica ai delegati e operai licenziati, quanto un'esperienza diretta che gli operai Fiat stanno facendo attraverso la quale la classe prende coscienza della natura dello scontro in atto e, speriamo, che si attrezza per rispondere.
In questo quadro, la definizione esatta di come vengono visti le cosiddette “infrazioni” commesse dagli operai e che ne hanno prodotto i licenziamenti è quella della Marcegaglia che parla di: “iniziative di sabotaggio”.
Giustamente gli operai colpiti dai provvedimenti reagiscono indignati a questa accusa. E lo fa per tutti il segr. nazionale della Fiom, Landini che dal palco della manifestazione di Melfi del 16 luglio, dice che forse ci sono gli estremi per la querela per la Marcegaglia.
Ma questa dialettica non deve far oscurare la sostanza, perchè non riconoscere la sostanza non ci dà la giusta visione di ciò che sta avvenendo e neanche di come combatterlo.
Gli operai anche spontaneamente hanno reagito un po' diversamente dall'indignazione querelante di Landini; nella stessa manifestazione è stato detto: “noi sabotatori? Siete voi che state sabotando i diritti dei lavoratori, lo Statuto dei lavoratori, la stessa Costituzione”.
Questa denuncia è giusta e sacrosanta, ma anche qui è insufficiente. Quello che la Fiat sta facendo, i padroni vogliono fare, il governo e lo Stato vogliono sostenere, è la riformulazione del dominio, secondo il salto di qualità, che considera inaccettabili i comportamenti ordinari della lotta sindacale. Ma se questo è il loro punto di vista è del tutto evidente che effettivamente se si oppone al piano Fiat il sindacalismo di classe e se non si accetta il quadro entro cui esso si colloca, si tratta di un effettivo “sabotaggio” da cui certo non ritrarsi, ma anzi rendere sistematico, organizzato, massificato in fabbrica, rispetto al comando di fabbrica e al piano della sua organizzazione del lavoro e a tutti gli anelli contenuti nell'accordo Fiat, e fuori dalla fabbrica rispetto al ruolo che vi svolge il governo, lo Stato e tutto l'insieme del sistema di dominio al servizio del capitale.

speciale fiat 5 - 2 - lotta alla fiat - un risveglio anche intellettuale

Con un certo cinismo che non ci appartiene ma che in questo caso usiamo perchè è utile alla situazione, dovremmo dire: meno male che Marchionne c'è!
Il suo piano e lo scontro di classe che esso ha innescato rappresentano un salutare risveglio della lotta operaia, nelle sue caratteristiche pure e dure di scontro tra padroni e operai sul piano sindacale, e tra padroni, Stato, sistema e classe sul piano generale.
Un effetto non secondario e interessante è anche il risveglio intellettuale.
Non parliamo di risveglio della ”sinistra”, perchè francamente è l'aspetto meno rilevante della situazione, quanto proprio degli intellettuali che tornano a ragionare di fabbrica e di conflitto di classe, che sentono la necessità di schierarsi e di contribuire anche in questa forma alla lotta stessa.
Noi pensiamo che questo sia utile, necessario e in qualche maniera indispensabile...
Marco Revelli su Il Manifesto spiega bene dal nostro punto di vista questo problema, ed è importante che lui dica ad un certo punto: “Devo fare outing anch'io. Un paio d'anni fa avevo pensato che ci fosse una discontinuità rispetto alla tradizione Fiat. Avevo detto che per l'attraversamento del territorio si era passati dagli scarponi chiodati alle scarpette tecnologiche da footing. Abbiamo scambiato aspetti di natura estetica con la questione sostanziale: la natura dell'industria ai tempi della globalizzazione”.
Forte forse di questo outing, Marco Revelli poi affonda la critica, descrizione, denuncia su Marchionne e il suo piano: “Siamo al ritorno in grande stile della persecuzione sindacale... oggi l'attacco è più subdolo e torbido rispetto a quello degli anni '50, si punta all'affermazione del primato del lavoro servile... siamo uomini e non servi, questo dice il 40% degli operai di Pomigliano... Gli operai di Pomigliano hanno dimostrato a tutti che la condizione servile non è necessariamente un destino... ci sono aspetti morali e simbolici che possono esprimere una potenzialità enorme, a Pomigliano è stato dimostrato che c'è chi è disposto a fare il servo e chi no. Questo riguarda tutti noi, i giornalisti, il mondo intellettuale, i professori universitari.
Per questo dire un No forte oggi è fondamentale”...

Si, di questo si tratta! Certo Rovelli parla di operai ma pensa alla Fiom. Questo in un certo senso rappresenta quel limite di conoscenza, quella mentalità e abitudine da ceto politico, che anche quando vedono il processo non riescono a vederlo oltre i contenitori ufficiali e apparenti di esso.
Ma questo non è solo un problema suo, ma un problema nostro. L'autonomia operaia o si organizza e si fa alternativa agente dentro il conflitto apparente oppure interrompere il circuito vizioso di cui anche Revelli è complice e vittima, non è realmente possibile.
Ma in questo, la radicalità di Marchionne è un grande aiuto.

speciale fiat 5 - 3 - il clima a pomigliano

A Pomigliano il clima è in qualche maniera surreale. C'è un apparenza: gli operai rientrano al lavoro per tre giorni per la produzione dell'Alfa 152, all'interno della fabbrica da mesi campeggia il numero 302 a fissare i giorni senza infortuni nello stabilimento, dove, senza alcuna ironia, nessun operaio ha potuto fare questi 302 giorni, dato che siamo da tempo a ritmi di lavoro di tre giorni al mese o poco più. Cioè la fabbrica attuale è la fabbrica apparente, la fabbrica che ancora non c'è, è la fabbrica reale.
Si vedono già molte facce nuove, ingegneri e tecnici Fiat arrivati da Torino per programmare la ristrutturazione, in vista della nuova Panda; la prossima settimana le tre ditte vincitrice dell'appalto cominciano a montare le impalcature dei lavori; ed è atteso a Pomigliano il professore giapponese, Yamashina, o un suo uomo di fiducia, in qualità di esperti, autori del nuovo piano di organizzazione del lavoro, il Wcm, già in uso a Mirafiori e a Melfi, che ora evolve a Ergo Uas.
Cioè si prepara la produzione futura della Panda, quella della pausa diminuita che significa 600 secondi per 8,3 operazioni in più a turno, che fa scattare una produzione in più di 25 auto al giorno. Un sistema che prevede dei parametri e delle “medaglie”. Pomigliano parte dall'obiettivo minimo, la medaglia di bronzo, per arrivare a quella di oro.
Intanto, però, agli operai reali, di ora, vengono negati anche i quattro soldi del premio di risultato; quindi già lavorano con minori salari. La questione è così evidente che i sindacati firmatari dell'accordo sono fortemente preoccupati perchè Marchionne non si comporta neanche come loro si aspettano, o come lui stesso si atteggia, da monarca illuminato,invece non dà neanche la mancia, mostrando dietro la prosopopea dell'uomo della provvidenza, un meschino 'rapinatore' che fa i conti come l'ultimo bottegaio sulla pelle degli operai

A Napoli in questo momento tutti vanno a fare il loro convegno nazionale. Dopo quello della Fismic che ha anticipato l'idea della Newco, si è tenuto quello dell'ultimo arrivato tra i ventriloqui del padrone, il neo segretario nazionale della Uilm Palombella che ha aggiunto un argomento, quello che l'importante è che gli impianti siano in marcia, perchè senza gli impianti in marcia il sindacato non ha nessun potere contrattuale. Miracolo dell'ipocrisia! Se quegli impianti andranno in marcia, sarà solo a condizione che gli operai e il sindacato, quello vero quello che ci dovrebbe essere, non abbia alcun potere contrattuale.

speciale fiat 5 - 4 - un piano che minaccia la salute

Nella denuncia del piano Marchionne, dell'azione della Fiat a Melfi per quando riguarda le condizioni operaie, giustamente si sta evidenziando l'elemento di attacco frontale alla salute e alla sicurezza dei lavoratori.
Alla Fiat Sata “il continuo aumento dei ritmi di lavoro nel reparto montaggio ha provocato nel corso degli anni agli operai tendiniti, ernie al disco, protusioni e dolori muscolo articolari.”.
Ebbene, proprio questo è quello che è avvenuto nei giorni precedenti il licenziamento dei delegati e dell'operaio in sciopero alla Fiat Sata. E' questo aumento dei carichi di lavoro che ha originato gli scioperi. E non è casuale che uno dei due delegati licenziati è un delegato RLS che aveva anche come propria funzione un sostanziale doppio motivo per mettersi alla testa di questo sciopero.
Allo stabilimento di Piedimonte San Germano, il rappresentante della Fmlu/Cub dopo aver denunciato evidenti situazioni di pericolo per la sicurezza dei lavoratori nel reparto finizioni esposti a rischio dei fumi di scarico delle vetture in movimento nel fabbricato 0, è stato immediatamente allontanato in altro reparto.

E' evidente, quindi, che questo piano ha e avrà pesantissimi effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori. Il sistema produttivo e di organizzazione del lavoro che si vuole impiantare e imporre è nocivo e invalidante.
L'Ergo Uas e una maggiore applicazione del Wcm sono l'evoluzione del Tmc2. Con questi sistemi di produzione gli operai sono ridotti ad appendice delle macchine e - come dicono anche analisti, sociologhi, giornalisti -“robottizzati”.
Ma si tratta di operai in carne ed ossa, le cui carni e le cui ossa vengono vilipese e spezzate dal regime di sfruttamento che si impone.

speciale fiat 5 - 5 -quando il gioco si fa duro...

...i duri cominciano a giocare. Quando la lotta si fa dura, i duri dovrebbero cominciare a lottare.

La tendenza e la richiesta spontanea che viene dagli operai o dalla fetta più cosciente, combattiva di essi è proprio questa. E' questo “orgoglio operaio” che spiega il massiccio No di Pomigliano, la catena di scioperi che si è sviluppata alla Fiat Sata prima, durante e dopo i licenziamenti repressivi sull'aumento dei ritmi, la lotta che si è sviluppata alla Fiat Mirafiori sul premio di risultato, l'adesione, molto maggiore degli iscritti Fiom che si è registrata nello sciopero di tutto il gruppo del 16 luglio, e anche il fatto che operai e rappresentanti sindacali di altri stabilimenti siano andati a sostenere il No di Pomigliano arrivando a pagarlo con il licenziamento, come è il caso di Musacchio dello Slai cobas della Fiat di Termoli.
In tutta sincerità non pensiamo che, nonostante le parole siano spesso quelle giuste, sia questa la reazione e l'atteggiamento che stanno, invece, assumendo i dirigenti sindacali, e non solo quelli della Fiom. Sia rispetto al dopo referendum di Pomigliano, sia dopo i licenziamenti a Mirafiori e alla Sata, sia anche dopo il licenziamento dell'operaio Slai cobas della Fiat di Termoli, la scelta principale che viene fatta è quella del ricorso legale. Naturalmente è giusto e sacrosanto, bisogna battersi perchè esso sia sostenuto e vincente. Ma francamente non pensiamo che questo piano e questi licenziamenti si possano contrastare nelle aule dei Tribunali. Noi pensiamo che il salto di qualità domandi un salto di qualità nell'azione di risposta.
Di questo purtroppo sono ben consapevoli i padroni. La Fiat nell'attuare i licenziamenti e in un certo senso nell'attuare il piano Marchionne, ipotesi Newco, ecc., sta in un certo senso blindando anche legalmente l'operazione. Questa operazione è nello stesso tempo volgare e brutale nella sostanza, ma mirata e in un certo senso sofisticata nella forma.
Tanto è vero che sia Bonanni, cisl, che Angeletti e Palombella, uil, con molta tranquillità rispondono che dato che in Italia esiste il licenziamento per “giusta causa”, i giudici verificheranno se c'è la “giusta causa” e decideranno, non c'è quindi da agitarsi in maniera particolare.
E come si sa i ricorsi giudiziari questo sono, una copertura della brutalità delle leggi del padrone e del capitale sotto l'apparenza di una forma, di una legge, di uno Stato, di un giudice al di sopra delle parti.
Proprio per queste ragioni noi pensiamo che in questo caso e in questa fase non sia il ricorso giudiziario l'arma determinante.

pc quotidiano 22 luglio - La guerra dell'acqua a Taranto

Da alcuni mesi l’Acquedotto Pugliese (AQP, azienda pubblica di proprietà all’83% della Regione Puglia del governatore Vendola) ha scatenato contro i cittadini delle case popolari del quartier paolo VI di Taranto un’autentica “guerra dell’acqua”.
Questa la tattica.
Prima una squadra di guastatori attaccano, scortati da forze di polizia, gli edifici morosi, chiudendo le valvole.
Poi il diktat: pagare subito il 5% dell’arretrato dovuto ( a volte di un arretrato di decenni, fino a 200.000 euro!), e l’impegno a pagare il resto dell’arretrato in al massimo 5 anni, con lo sconto degli interessi (ma che buoni!) e di un ulteriore 4%.
Entrano a questo punto in gioco sedicenti “rappresentanti” che “mediano” e chiudono accordi che soddisfano in toto le richieste di AQP.
Così ai malcapitati rappresentati – per la maggior parte disoccupati, precari, pensionati minimi, nel migliore dei casi famiglie di lavoratori monoreddito – tocca pagare diverse migliaia di da pagare subito, per il rispristino del servizio, e rate anche di 90 euro mensili solo per il rientro dalla morosità, cui va aggiunto il consumo corrente, per un totale anche di 400 euro a bolletta (ogni tre mesi) per 5 anni!
Alcuni degli inquilini assetati si svenano per soddisfare e per un paio di mesi riescono a soddisfare queste condizioni capestro, poi si ritorna alla situazione di partenza.
Tutti gli altri o si arrangiano e riescono in qualche modo a ripristinare il collegamento alla rete idrica, o restano all’asciutto in una città tra le più calde e in un quartiere dove non c’è neanche una fontanella!
“La nostra è un’iniziativa per ripristinare la legalità”, gongola sulla stampa locale Salinaro, dirigente dell’AQP “abbiamo constatato che alcune famiglie, cui in passato era già stata sospesa l’erogazione per morosità, si erano abusivamente allacciate alla rete, e questo è un reato, che è stao posto all’attenzione di carabinieri e autorità giudiziaria”.
Secondo Salinaro, e i tanti benpensanti santoni del “rispetto delle regole”, garantirsi comunque il diritto a un bene fondamentale per la vita come l’acqua sarebbe reato.
Invece negare questo bene, minacciare la salute di centinaia di uomini e donne, anziani malati e bambini, solo perché non possono pagare è una “iniziativa per ripristinare la legalità”.
Viene in mente l’eterno dilemma: chi è più criminale chi rapina una banca, o chi ne fonda una?
Se questa è la guerra che combatte l’AQP, anche i proletari delle case popolari di Paolo VI hanno iniziato a combattere alla loro maniera.
Il primo passo è stato comprendere che lotta non è tra chi ieri ha pagato e oggi ha diritto all’acqua e chi è moroso e oggi deve mettersi in regola, altrimenti ci rimettono tutti, come dice l’AQP.
Ma, piuttosto, tra chi vede minacciato l’accesso a un bene vitale, e chi glielo nega per profitto.
Non poter pagare le bollette, non avere un lavoro, è diretta conseguenza di un sistema fondato su sfruttamento e profitto, non un torto dei più povero da far scontare a tutti, hanno detto nelle assemblee, i disoccupati e lavoratori del nostro sindacato che vivono un quelle case.
Il secondo passo è stato iniziare ad autorganizzarsi, allargare l’unità a sempre più condomini liberandosi di tanti finti amici che in loro nome avevano firmato o sostenevano accordi irrispettabili per molti e ingiusti per tutti.
Si è così iniziato a lottare.
Grazie alla rete di solidarietà tra i diversi condomini, nuovi tentativi di distacco di altri edifici sono stati bloccati dagli inquilini organizzati.
Si è iniziata una campagna di denuncia e controinformazione. rompendo il silenzio e portando alla luce come la che la scellerata “campagna per la legalità” di AQP era in realtà un crimine contro la salute di tutti.
Dei primi risultati si sono ottenuti.
Oltre al blocco sul campo dei nuovi tentativi di distacco, il Sindaco, che fino a ieri era rimasto passivo, quasi arbitro neutrale nella guerra tra AQP e morosi, portato allo scoperto dalla nostra denuncia, ei p riscoperto autorità garante della salute pubblica e ha emesso un’ordinanza con cui impone all’AQP di sospendere per 25 i distacchi dalla rete e di ripristinare l’erogazione negli edifici in cui è stata sospesa.
Un primo risultato, ma non ancora abbastanza.
Occorre ora lottare perché l’ordinanza sia effettivamente e immediatamente rispettata, perché agli edifici distaccati l’acqua ritorni subito.
Occorre che si apra subito un tavolo per imporre una trattativa generale per tutti i morosi uniti nello slai cobas, per raggiungere soluzione con rate sostenibili e garanzia del Comune si sostenere e accollarsi il debito di tutti quelli che non sono in condizione di pagare.
Occorre affermare con la lotta il diritto alla salute e all’acqua e a tariffe eque sostenibili per tutti, anche con forme di salario sociale, deve prevalere sulla “legalità” di AQP e le sue esigenze di cassa e bilancio.
Per tutto questo la lotta è appena iniziata e continuerà ancora.

Slai cobas per il sondacato di classe

pc quotidiano 22 luglio - anche alla Fincantieri Marghera soprusi antioperai

dal volantino dello slai cobas per il sindacato di classe venezia


....Il 1° luglio 2010 al tribunale di Venezia un ufficiale di polizia giudiziaria ha testimoniato della invalidità e nullità di fogli preformati in bianco che alcune ditte di Fincantieri cercano di usare per negare somme dovute a lavoratori in processi da noi intentati. Attualmente abbiamo chiuso alcune vertenze e ne abbiamo in piedi 40 !
Il licenziamento inaudito e senza alcuna concreta motivazione operato dalla Rocx, nei confronti di Rahman, un giovane saldatore che ha un contratto a tempo determinato scadente tra un anno, è un "SEGNALE" che si vuole imporre, stupidamente, per negare la presenza del ns.Sindacato in alcune aziende che sono tuttora sotto il mirino di gravi denunce testimonianze e prove prodotte contro chi considera gli operai una fonte di guadagno ben oltre il lecito !

MA NON SOLO QUESTO: la "cessazione" del lavoro" decisa per CTI nei confronti di otto lavoratori, (tra cui Luigi Shpati, che sta conducendo una battaglia contro i silenzi osceni e le censure ad una realtà di rischio per la vita dei lavoratori, in Tribunale a Venezia), è stata presentata come un atto inevitabile determinato dalla riduzione del lavoro in Fincantieri, mentre questa ditta, avrebbe dovuto proporre la Cassa Integrazione a rotazione e non per coloro che vengono "scelti" dai titolari !

GIUSEPPE BONO AMMINISTRATORE DELLA FINCANTIERI IN OCCASIONE DEL BATTESIMO DELLA Nieuw Amsterdam PROMETTE LA RIDUZIONE DEL PERSONALE, LA RSU TACE ! (LA Nuova Venezia del 6 luglio: CASSA INTEGRAZIONE NEL 2011)

I giochi si stanno preparando tra padroni e padroncini con le liste di chi resta e chi no ! Le organizzazioni sindacali che si ritengono di classe, devono reagire !

Si deve affrontare invece la questione di cosa continua a succedere qua dentro ! Il lavoro sottopagato, le aziende che negano diritti sindacali e reprimono e cercano di far le scarpe ai lavoratori. SOLO UNENDOTI AL CO.BAS. PUOI DIFENDERTI ! ...

pc quotidiano 22 luglio - Viareggio risposta alla stampa dei padroni

Fatti e … fatti


L’11 luglio sulla cronaca de “La Nazione” è apparso un corsivo (“Le parole e i fatti”). Dallo scritto l’articolista mostra di non conoscere i fatti.
I familiari delle vittime ed i Comitati sorti dopo la strage di Viareggio hanno tenuto ben sei (6 !) riunioni in Comune con l’Amministrazione comunale (sigg. Spadaccini e Vassalle) per organizzare il 29 giugno.
Tra i veri problemi discussi e decisi vi è stato quello degli interventi. Abbiamo concordato che l’unico rappresentante istituzionale a prendere la parola fosse il Sindaco, in rappresentanza della città. Quella sera nessun altro politico avrebbe dovuto parlare. Politici ed amministratori esercitano il proprio diritto di espressione ogni giorno grazie al fatto che per loro giornali, televisioni, radio sono sempre a disposizione.
Allora non si capisce perché l’articolista si sia tanto indispettito per questa decisione condivisa. L’anomalia sta nel fatto che i politici avrebbero voluto parlare anche il 29 giugno. E quando non gli è permesso si risentono pure … Non hanno capito che il 29 giugno non era la ‘serata’ per loro.
Inoltre, se ad un anno dal disastro ancora non ci sono stati i dovuti e necessari finanziamenti per la ricostruzione, vuol dire che governanti, politici ed amministratori non sono stati all’altezza della situazione così grave e drammatica. Dopo un anno gli abitanti di via Ponchielli non sono ancora rientrati nelle proprie abitazioni …
Se a distanza di un anno i politici promettono, si impegnano … significa che ancora non hanno capito cosa sia accaduto il 29 giugno. Magari non avessero capito solo questo. Il fatto è che tanto altro non capiscono e “tanto altro” (sistemi, cricche, malaffari, corruzioni, logge, P3) capiscono troppo bene da far rimpiangere la “tangentopoli” di 18 anni fa. Questa è la triste realtà che anche i giornalisti dovrebbero denunciare se vogliono sentirsi più vicini al paese reale (dei cittadini) e meno a quello di chi della politica ha fatto la sua professione e le sue fortune, a spese e a danno della collettività.
Tra l’altro, se quanto avvenuto il 29 giugno non è dovuto a fatalità, ma a precise e determinate responsabilità, con quale alchimia è possibile far credere che i politici non ne hanno ?
I processi di liberalizzazione, privatizzazione, deregolamentazione, sostenuti ed approvati dai politici in questi anni, sono la causa fondante dei numerosi incidenti avvenuti in ferrovia anche dopo il 29 giugno.
Anche dopo la strage del 29 giugno Ministro ed Amministratore delle ferrovie hanno continuato a non far niente (!) per la sicurezza. Tra l’altro, se fossero state persone consapevoli dell’accaduto e sensibili verso le vittime, avrebbero chiesto ufficialmente le proprie scuse e rassegnato le dimissioni.
Invece Moretti e Matteoli, a poche ore dalla strage, si sono dichiarati estranei da ogni (loro) responsabilità e, da allora, si sono sempre sostenuti a vicenda.
Delle offensive esternazioni di Moretti siamo a conoscenza, dei ‘fatti’ di Matteoli pure: ha difeso a spada tratta Moretti, che (povero figliuolo) era sotto stress e si è dichiarato favorevole alla sua riconferma di A.D. delle ferrovie per aver svolto bene il suo lavoro.
A Viareggio sono state raccolte 10.000 firme perché Moretti non fosse riconfermato, firme consegnate proprio a Matteoli, che tra l’altro si è permesso di offendere una seconda volta le vittime scrivendo che il Comitato dei familiari, che non gradiva la presenza sua e di Moretti il 29 giugno, era un gruppo ancorché minoritario.

Luglio 2010 Assemblea 29 giugno Associazione “Il mondo che vorrei”

pc quotidiano 22 luglio - sciopero e manifestazione contro il licenziamento alla fiat termoli

TERMOLI: VENERDI’ 8 ORE DI SCIOPERO INDETTO DALLO SLAI COBAS ALLA FIAT
POWERTRAIN, SABATO MANIFESTAZIONE E CORTEO A TERMOLI

Contro i licenziamenti politici, il ‘piano Marchionne’, il taglio dei diritti e dei salari e per il ripristino in Fiat della democrazia sindacale e di libere elezioni:

VENERDI’ 8 ORE DI SCIOPERO PER OGNI TURNO DI LAVORO INDETTO DALLO SLAI COBAS
ALLA FIAT POWERTRAIN DI TERMOLI

SABATO MANIFESTAZIONE E CORTEO A TERMOLI

Il licenziamento-politico stile ‘Valletta’ di Giovanni Musacchio, operaio della Fiat Powertrain di Termoli e del coordinamento provinciale di Campobasso dello Slai cobas conferma la matrice eversiva della strategia aziendale che punta alla controriforma dei diritti dei lavoratori e di quelli sindacali all’interno delle fabbriche del gruppo e dell’indotto.
Con questo licenziamento, che segue gli analoghi e precedenti licenziamenti intimidatori di Melfi e Mirafiori nonché la collaterale e altrettanto grave provocazione della Fiat di non corrispondere ai lavoratori il ‘premio di risultato’ a fine mese (questo mentre raddoppia gli stipendi di Marchionne, Montezemolo e distribuisce lauti dividendi agli azionisti), l’azienda ha voluto strumentalmente colpire la solidarietà tra i lavoratori e gli scioperi di questi giorni nelle fabbriche Fiat contro la pretesa trasformazione autoritaria del rapporto di lavoro. Pretesa già sconfitta con il referendum dello scorso 22 giugno a Pomigliano d’Arco dove oltre il 40% dei lavoratori, con lo Slai cobas, hanno rispedito al mittente il ‘piano Marchionne’. Non a caso nelle motivazioni di quest’ultimo licenziamento la
Fiat contesta specificamente a Giovanni la sua partecipazione alla manifestazione-presidio del fronte del ‘NO’ indetta dai sindacati di base davanti alla Fiat di Pomigliano proprio lo scorso 22 giugno.

Venerdì prossimo sciopero anche alla Fiat di Pomigliano dove lo Slai cobas, per ‘massimizzare’ la protesta e non dividere i lavoratori con iniziative sindacali spezzettate, ha scelto tatticamente di far coincidere l’indizione di due ore di sciopero con quelle indette dalla Fiom. La protesta contro i licenziamenti di rappresaglia antisindacale messi in atto dalla Fiat a Termoli, Melfi e Mirafiori non è disgiunta da quella per il pagamento del premio di risultato ai lavoratori del gruppo, e da quelle già in atto contro i reparti-confino (come quello di Nola) ripristinati da Marchionne in Fiat nonché per il rinnovo delle RSU - ormai decadute da oltre un anno alla Fiat Pomigliano - con i sindacati confederali (tutti) che da un anno sequestrano il diritto dei lavoratori a votare ed eleggere i propri sindacati.
Alla manifestazione di sabato prossimo a Termoli (partenza corteo: Piazza Donatori di Sangue, ore 17.00 - conclusione e comizi in Piazza Vittorio Veneto) parteciperà una folta delegazione dei lavoratori della Fiat di Pomigliano: pullman dello slai cobas partiranno da Pomigliano e Napoli.
Alla manifestazione di Termoli sono invitate tutte quelle forze sindacali, sociali e politiche che intendono concretamente contrastare la pericolosa deriva autoritaria in atto, dalle fabbriche Fiat all’industria, dal pubblico impiego all’intera società.

SLAI COBAS / COORDINAMENTO NAZIONALE -

pc quotidiano 22 luglio - la lotta dei precari della scuola non si ferma..

presidio il 15 luglio davanti a Montecitorio, indetto dal Coordinamento precari scuola.

Una delegazione è stata ricevuta dal presidente della Commissione cultura, on. Valentina Aprea. In questa audizione sono state affrontate da un lato, le condizioni generali della scuola all'indomani della prima applicazione della L. 133, dall'altro, la questione del reclutamento del personale della scuola con riferimento anche al decreto salva precari.
Aprea ha sostenuto che: i tagli sono necessari a causa della crisi, ma...
tutti sanno che la Finanziaria 2008 è stata varata prima che la crisi si "materializzasse" !
Aprea ha sostenuto che la scuola ha bisogno di essere riformata e che bisogna intervenire sugli sprechi degli anni passati, ma...
tutti sanno che, annualmente, migliaia di euro sono destinati a finanziare le scuole private e che, questo governo, in piena crisi, è riuscito a reintrodurre i finanziamenti alle private, esclusi dalla finanziaria, mentre manteneva in toto i tagli alla scuola pubblica!

Aprea dice che le graduatorie sarebbero la cusa della precarietà nella
scuola, ma...
tutti sanno che la precarietà è causata dalle mancate immissioni
in ruolo.... inoltre Aprea ha tenuto a precisare che, comunque, la tendenza è verso gli albi regionali e concorsi banditi per singole scuole o reti di scuole.

Nel report dell'audizione fatto dal coordinamento precari scuola si dice: "Nonostante un atteggiamento meno aggressivo e
determinato rispetto all'anno scorso, frutto evidentemente degli effetti
palesi e innegabili dei tagli sulla scuola, le posizioni sono e restano
assai distanti, senza possibilità di mediazione alcuna rispetto agli scenari
prossimi. Abbiamo quindi ribadito la nostra ferma determinazione a
proseguire la lotta e anzi a svilupparla da settembre in avanti."

Noi crediamo che, sì, l'atteggiamento meno aggressivo e determinato dell' on
Aprea sia dovuto all'evidenza dei disastri che sta subendo la scuola
pubblica, ma è anche frutto di una lotta determinata, autorganizzata dal
basso che non si è mai fermata e, anzi, ha avuto dei salti di qualità.
Condividiamo l'opinione per cui non c'è possibilità di mediazioni con questo
governo, per cui, la parola d'ordine deve essere chiaramente contro questo
governo dei licenziamenti di massa, della distruzione della scuola pubblica,
del peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro

pc quotidiano 22 luglio - Ma quale calo degli infortuni! La verità dell'Inail e quella dei lavoratori

I dati Inail sugli infortuni e le morti sul lavoro del 2009 parlano di una diminuzione rispetto all'anno precedente (-6,3 per gli infortuni mortali e -9,7 per gli infortuni sul lavoro nell'anno 2009) e di un aumento delle malattie professionali. Tutti i mezzi di informazione non hanno fatto altro che dare spazio alla notizia del "calo" del numero dei morti sul lavoro mentre nessun risalto è stato dato sulle cause, e cioè non hanno aggiunto che incidono su quei dati la disoccupazione di massa, i tagli allo straordinario e la cassaintegrazione, i rapporti di lavoro precari e in nero. Una notizia "di parte" (padronale) nella giornata in cui si è compiuta l'ennesima strage di operai: ben 7 sono morti sul lavoro e i giornali danno risalto alle dichiarazioni di padroni di Confindustria, ministri di questo governo soddisfatti del calo del numero degli infortuni!
Cosa dice l'Inail: "sono 790.000 gli infortuni sul lavoro avvenuti nel 2009, per un calo del 9,7% rispetto al 2008 (85mila in meno). I casi mortali sono stati 1.050, per una flessione del 6,3% (70 decessi in meno)".
Numeri che confortano i padroni non certo i lavoratori che vivono un'altra realtà, quella dello sfruttamento quotidiano e della mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il ministro Sacconi è soddisfatto che "non siamo il peggior paese al mondo, come a volte si dice con un'enfasi che non aiuta". E cosa invece aiuta, signor ministro, i dati di parte dell'Inail?
Il presidente dell'Inail Sartori: "È cambiata la cultura della sicurezza". Ma, forse, la verità è che sta cambiando, più precisamente, il ruolo dell'Inail voluto da questo governo. In linea con i tagli ai controlli ispettivi e alla prevenzione, con il peggioramento del Testo Unico sulla sicurezza, con l'azzeramento dei diritti nel Collegato Lavoro e nell'attacco allo Statuto dei lavoratori.
Sulla questione delle malattie professionali in continuo aumento, in un Convegno nazionale organizzato dalla Rete per la sicurezza sul lavoro a Ravenna il 13 marzo, Vito Totire di Medicina Democratica e dell' Associazione Esposti Amianto era intervenuto rispetto al ruolo dell'Inail. Riportiamo dal suo intervento pubblicato nel n° 3 del Bollettino della Rete: "la sinistra in Italia, i lavoratori, come s’immaginano il futuro dell’Inail? La presidenza Inail oggi è stata consegnata definitivamente alla Lega Nord. Il suo presidente afferma pomposamente, nella sua relazione su carta patinata, che tutti i governi di questi ultimi 15/20 anni hanno lavorato per potenziare l’istituto.
Un ente che per finalità e per mestiere punta alla negazione dell’eziologia professionale delle malattie, che punta anche a negare la componente professionale nelle dinamiche infortunistiche, allora se sull’Inail non facciamo un programma che dice: riformare l’Inail, togliere definitivamente all’Inail tutte le competenze che riguardano la valutazione del nesso di causalità tra esposizione e causa professionale altrimenti saremo nel campo della mancata prevenzione, ma anche del mancato risarcimento del danno. I tumori professionali stimati dagli epidemiologi in Italia sono attorno ai 15 mila. L’Inail ne riconosce un migliaio! Certo che non è tutta colpa dell’INAIL, c’è tutta una gravissima situazione di sottostima, di sottosegnalazione dell’apparato sanitario, dei medici. Ma l’INAIL comunque fa la sua parte con un’attività sistematica di respingimento di tutta una serie di denuncie di malattie professionali, con aree nel paese di estrema gravità. Pensiamo al sud, dall’Enichem di Manfredonia all’Ilva di Taranto, dove l’Inail non risponde a casi di morte per tumore neanche dopo un anno e mezzo!
Noi vediamo l’INAIL come ente pubblico che mantenga il suo ruolo di raccolta delle quote assicurative per i datori di lavoro, togliergli le competenze riguardo formazione/informazione, passare la valutazione decisionale del nesso causale tra esposizione e la malattia e tra esposizione al rischio infortunistico all’AUSL. così per i lavoratori sarà più facile ottenere il riconoscimento del danno
subito".
La lotta dal basso per la salute e la sicurezza sul lavoro non ha nessun motivo per fermarsi.
La Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro rilancerà la sua attività con un convegno per quest'autunno.

rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamortesullavoro@gmail.com

mercoledì 21 luglio 2010

pc quotidiano 21 luglio - licenziamento operaio slai cobas allla fiat termoli

la solidarietà militante di proletari comunisti

comunicato slai cobas

Dopo i licenziamenti in vari stabilimenti Fiat è arrivato il turno di
Termoli e guarda caso il trenino di Marchionne fa sosta alla stazione
del sindacato Slai-Cobas .
Questa volta a essere colpito è un nostro giovane attivista sindacale,
Giovanni Musacchio, membro del coordinamento provinciale di
CAMPOBASSO.
Passano gli anni ma la musica non cambia anzi peggiora con la regia di
governo e confindustria che vogliono sempre più azzerare i diritti
fondamentali dei lavoratori in nome del profitto e del mercato.
Non gli è andata proprio giù la pillola del no di Pomigliano, come se
non sapevamo che avrebbero allargato la flessibilità selvaggia in
tutti i posti di lavoro !
Il potere dell’informazione spesso cambia la versione dei fatti a uso
e piacimento dei padroni com’è stato fatto a livello nazionale.
Vergognoso è coinvolgere la vita privata dei lavoratori e distorcere
la figura modello di un operaio nonché padre di famiglia
responsabile che ha assolto entrambi i ruoli con dignità e
correttezza nella speranza di realizzare un futuro più equo e
migliore .
Pertanto invitiamo tutti i lavoratori a partecipare attivamente agli scioperi
e le manifestazioni di protesta che si terranno nei prossimi giorni.
Insieme a Giovanni continueremo a percorrere la strada …….
Termoli,
21 Luglio 2010

lunedì 19 luglio 2010

pc quotidiano 19 luglio Tenaris Dalmine: confermata la condanna dei dirigenti per omicidio colposo di cui all'art. 589 c.p.

in relazione alle norme sulla sicurezza interna relativa alla morte di un giovane operaio.

Con l'udienza del 15 luglio 2010 la Corte d'Appello di Brescia, salvo la riduzione di qualche mese della pena inflitta all'imputata Elena Guidi (legale rappresentante della ditta appaltatrice proprietaria del camion), ha confermato per il resto la sentenza n. 1695 resa in data 25.06.2008 nel procedimento n. 11392/2004 - n. 1156/2006 dal Tribunale di Bergamo. La Corte d'Appello ha rigettato le richieste degli avvocati della Tenaris Dalmine volte ad escludere il sindacato Slai Cobas quale parte civile nel predetto processo, confermando la piena legittimazione dello stesso sindacato e la conseguente condanna a suo favore al risarcimento del danno.

Il fatto: il 2 ottobre 2004 muore Pier Paolo Testa operaio di 21 anni, ma non si è trattato di un incidente stradale come subito aveva precisato la Tenaris Dalmine.
Infatti nel processo che si è concluso il 25 giugno 2008 con la condanna a un anno di reclusione per Stefano Ferrari, all’epoca del fatto responsabile della sicurezza per la Tenaris Dalmine “Tutte le testimonianze, dagli operai ai tecnici dell’Asl, hanno confermato tutte le circostanze che evidenziano una responsabilità della Tenaris Dalmine nel non aver organizzato, in modo adeguato e conforme alle normative sulla circolazione stradale, la movimentazione di operai a piedi e in bicicletta all’interno dello stabilimento. Anche i tecnici Asl hanno confermato che dopo il presunto “incidente” l’azienda ha messo in atto delle modifiche per adeguare la situazione alle norme imposte dall’Asl e ha adeguato il piano di sicurezza alle imposizioni Asl.”
Tutto era partito da un’esposto del Cobas Dalmine a seguito dell’infortunio mortale che raccoglieva segnalazione di operai sulle situazioni di rischio sulla viabilità interna allo stabilimento e che in seguito, unico sindacato in fabbrica, si costituiva parte civile nel processo anche se il lavoratore non era iscritto al Cobas. L’ammissione di parte civile oltre ad essere la prima a Bergamo assumeva anche una rilevanza politica vista l'opposizione di tutta la difesa e nonostante la rinuncia alla parte civile dei familiari a seguito del risarcimento dell’azienda e della ditta appaltatrice.
Infatti: il Tribunale infatti accoglie l’analisi in diritto svolta dalla difesa del sindacato la quale ha inteso rintracciare nell’art. 9 Stat. Lav. la disposizione legittimante l’avvenuta costituzione di parte civile.
L’art. 9 Stat. Lav., in questo senso, prevede un diritto di controllo, riconosciuto a mezzo di rappresentanze sindacali nell’interesse dei lavoratori, dell’adozione di misure preventive degli infortuni e delle malattie professionali, diritto che non è limitato dalla sussistenza di un rischio protetto dal sistema dell’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali (ex DPR 30 giugno 1965 n. 1124), ma è ad ampio raggio in quanto raccordabile sia con l’art. 2087 c.c., che pone a carico del datore di lavoro il cd. obbligo di sicurezza, ossia il generale obbligo di adottare nell’esercizio dell’impresa ogni misura idonea a tutelare l’integrità fisica (oltre che la personalità morale) del lavoratore, sia con le specifiche garanzie costituzionali poste dall’art. 41 co. 2 Cost, che prescrive che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con la dignità umana, e dall’art. 32 Cost., che tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo.
Il contenuto del diritto riconosciuto dall’art. 9 S.L. è costituito dalla facoltà di accedere e di ispezionare ogni luogo dell’azienda ove potenzialmente vi sia una fonte di rischio per i lavoratori addetti; di contestare al datore di lavoro l’eventuale mancata adozione delle misure preventive e di richiederne ed ottenerne l’approntamento, anche sollecitando l’intervento dell’organo pubblico preposto alla vigilanza dell’igiene e della salute in azienda; di presenziare all’eventuale ispezione disposta dall’autorità pubblica di vigilanza; di ricevere le informazioni necessarie per esercitare il controllo sull’ambiente di lavoro.

Inoltre grazie a questa linea sindacale di classe si è impedito che, come spesso avviene, si scaricasse sull’autista del camion la responsabilità di quanto accaduto, come avevano tentato di fare le difese del RSPP della Tenaris Dalmine e della ditta appaltatrice che sostenevano che lo stesso non avesse rispettato i piani di viabilità interna….dimenticandosi che il camionista doveva stare ai ritmi imposti dalla produzione record della Tenaris, dovendo andare a svuotare i cassoni degli sfridi che negli ultimi anni erano aumentati in proporzione ai profitti di padron Rocca.

pc quotidiano 19 luglio Ancora su Viareggio

"A Viareggio non è accaduto un incidente. C’è stata una strage con dei colpevoli e finché avrò respiro il mio impegno sarà quello di pretendere giustizia”- lo ha detto Daniela Rombi, presidente de “Il Mondo che vorrei”, una delle associazioni delle vittime viareggine.
La verità è sotto agli occhi di tutti, meno che davanti allo stato, alle sue istituzioni, ai suoi magistrati, al suo governo.
Questa strage è stata causata dai tagli alle FS, dal personale alle manutenzioni, dal sistema di appalti/subappalti, dalla privatizzazione delle ferrovie. Eppure il processo ancora non c'è. Eppure i vertici delle ferrovie, con in testa Moretti, sono stati riconfermati al loro posto e difesi da questo governo. Alla verità delle masse questo Stato risponde con l'arroganza e la prepotenza, e allarga sempre più il divario con i settori popolari.
A conferma che quello nelle ferrovie è un sistema altamente corrotto è l'inchiesta di Napoli che ha portato all'arresto di 5 persone e alla denuncia dell'esistenza dell'ennesima "cricca" che si spartiva i profitti degli appalti truccati, composta da alti dirigenti di Trenitalia, imprenditori, politici, arcivescovo di Napoli compreso, un "sistema criminale molto ben strutturato e, ancora tutt'oggi, operativo" lo definiscono i pm, "al di là di parecchio del codice penale", come ammettono i padroni intercettati nelle conversazioni.
E la corruzione riguarda essenzialmente la sicurezza dei lavoratori e delle persone, "danni collaterali" per chi cerca solo il profitto.
Possibile che il sistema sia corrotto solo a Napoli?
Intanto i 32 morti di Viareggio, a distanza di un anno, non hanno ricevuto ancora giustizia dai tribunali, anzi, la "giustizia" di classe, quella dei padroni, è lì pronta ad insabbiare tutto con la prescrizione del reato.
Non solo. Dopo il disastro evitato nei pressi della stazione di Grosseto, il 22 dicembre scorso, fra Gavorrano e Giuncarico, è stato smantellato il presidio addetto ai controlli di verifica dei treni merci. La "sensibilità" dei vertici delle ferrovie è assimilabile a quella di criminali incalliti.
Contro la giustizia negata a Viareggio si stanno battendo i comitati popolari autorganizzati sorti in seguito alla strage, dall'Assemblea 29 giugno, a "il mondo cher vorrei", ai famigliari delle vittime, ai ferrovieri. Uno striscione appeso vicino a via Ponchielli ha risposto all'arroganza dell' AD delle ferrovie : "cavaliere del capitale, per Viareggio un criminale. Moretti dimettiti". E ai rappresentanti di questo governo che lo protegge è stato detto di starsene a casa.
Anche Viareggio dimostra che la lotta per la salute e sicurezza è possibile condurla solo con la mobilitazione di massa, non c'è altra strada. Solo con la mobilitazione permanente si è potuto contrastare realmente i responsabili di una strage per mancanza di sicurezza nei controlli e nelle manutenzioni da parte dei vertici delle ferrovie, raccogliere oltre 10mila firme per le dimissioni di Mauro Moretti nel suo ruolo di AD di FS, preparare una controinchiesta sul rischio-amianto provocato dall'incendio. E portare 10 mila persone in corteo, ad un anno dalla strage, unendo a sè anche alcuni comitati che si battono contro la giustizia negata..
“La manifestazione per la commemorazione del primo anniversario della strage di Viareggio è stata una vera e propria partecipazione di popolo, un’ottima risposta sia per i familiari delle vittime che per continuare la battaglia per ottenere giustizia, verità e sicurezza”, ha detto Riccardo Antonini, dell' Assemblea 29 Giugno. “Si è appena chiuso un anno di straordinaria attività – afferma -, durante il quale abbiamo fatto di tutto, sia per far approvare la legge Viareggio prima dell’anniversario che per accorciare i tempi processuali – che rischiano di essere lunghissimi – e per far sì che una tragedia simile non accada mai più”.
Senza la mobilitazione permanente questa battaglia non sarebbe arrivata a tanto. E' un'altra tappa nazionale dopo quelle organizzate dalla Rete per la sicurezza sul lavoro a Torino, nell'anniversario della strage degli operai Thyssen, a Taranto contro l'Ilva-fabbrica di morte, e poi ancora a Torino per il processo Eternit. Unire le energie su questi eventi emblematici, altra pratica rispetto le parole a vuoto di istituzioni e confederali.
Ora si stanno costruendo legami con i comitati dei famigliari delle vittime di altre stragi, dalla casa dello studente de L'Aquila alla Moby Prince alla scuola di S. Giuliano, per preparare un convegno a settembre.
Noi della Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro c'eravamo al corteo di giugno con una delegazione perchè Viareggio è un'altro di quei luoghi-simbolo dove una stage di cittadini, di lavoratori, rende in maniera ancora più evidente che ci sono delle precise responsabilità, tutte ascrivibili ad un sistema di produzione che ha il suo centro nel profitto padronale. Chi non c'era delle nostre fila ha sbagliato e ha dimenticato le ragioni per cui abbiamo deciso di cominciare questa battaglia. Ma abbiamo tracciato questo sentiero e andremo avanti con un'assemblea nazionale per quest'autunno puntanto ad aggregare nuove energie. Con unità e radicalità.

Rete per la sicurezza sul lavoro